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IL DOPPIO VOLTO DELLA LEGA, GARANTISTA A GIORNI ALTERNI

Gennaio 11th, 2012 Riccardo Fucile

IL VOTO A FAVORE DELL’ARRESTO DI COSENTINO CI HA REGALATO UNO SPACCATO DI COME E’ INTESA IN ITALIA LA QUESTIONE MORALE

Dunque: in nome appunto della questione morale, la Lega Nord ha votato a favore dell’arresto del deputato del Pdl Nicola Cosentino, che la Lega stessa aveva fino a pochi mesi fa più volte salvato dall’arresto medesimo in nome della battaglia contro il moralismo giustizialista.
Sempre due giorni fa, nella Lega che votava a favore dell’arresto di Cosentino si discuteva dell’un po’ imbarazzante caso del suo segretario amministrativo Francesco Belsito.
Costui è un signore di cui fino all’altro giorno si sapevano solo due cose: che portava le focacce liguri alle riunioni di via Bellerio e che aveva millantato due lauree mai conseguite.
Niente di male, nemmeno i falsi titoli di studio, visto che Belsito milita in un partito guidato da un ex finto medico, quindi tutto torna.
Ora però si è scoperto che Belsito ha preso svariati milioni di euro dalle casse del partito e li ha investiti non in Padania, bensì in Tanzania, a Cipro e in Norvegia.
Passi per la Norvegia e forse anche per Cipro: ma la Tanzania i militanti proprio non la mandano giù.
E così nel partito è scoppiata una rivolta.
Tuttavia non è neppure l’investimento all’estero a colpire.
Colpisce piuttosto l’atteggiamento dei vertici leghisti.
Nello stesso giorno – ripetiamo – in cui la Lega vota per l’arresto di Cosentino, i suoi dirigenti tacciono o fanno spallucce per il caso-Belsito.
Intervistato dalla Rai, Roberto Castelli (che è stato ministro della Giustizia) ha risposto testualmente così: «Sono problemi interni al partito, non capisco che cosa ve ne debba fregare a voi».
Ora, a parte la sintassi padana, andrebbe sottolineato che i soldi investiti in Tanzania vengono dai rimborsi elettorali (che la Lega ha incassato per 140 milioni solo negli ultimi dieci anni, ringraziando Roma ladrona) e quindi sono denaro pubblico; così come un personaggio pubblico è Belsito, sottosegretario di un ministero fino a due mesi fa.
Al di là  dei casi specifici, quel che emerge è il ripetersi di un vecchio vizio: la questione morale viene agitata solo quando e se fa comodo.
La Lega delle origini applaudiva le inchieste di Di Pietro perchè le spianavano la strada. Poi s’è alleata a Berlusconi e allora guai a dar retta a quei giacobini dei magistrati: era pronta perfino a difendere i parlamentari del Sud accusati di mafia o camorra.
Adesso è tornata all’opposizione e vuole riapparire limpida e pura ai propri elettori, così dice di sì all’arresto di Cosentino; però della Tanzania non si capisce bene che cosa ce ne debba fregare a noi.
La grande assente non è solo la coerenza: è anche la buona fede.
Non è – sia chiaro – solo la Lega a comportarsi così.
Parliamo della Lega perchè alla Lega si riferiscono le vicende di ieri: ma sono in molti a prendere posizione sulle inchieste e sugli scandali solo in funzione di un calcolo di parte.
Infatti è caduta anche qualsiasi oggettività  nella valutazione dei fatti, e ogni cosa è grave o lieve a seconda di quel che conviene: nei giorni scorsi gli stessi che hanno difeso i milionari nullatenenti di Cortina si sono scandalizzati per un cotechino a Palazzo Chigi, per giunta pagato dalla sciura Elsa.
Insomma siamo un Paese di garantisti o giustizialisti a corrente alternata, a seconda di come butta.

Michele Brambilla
(da “La Stampa”)

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MINISTRO RICCARDI: “PROLUNGARE A UN ANNO IL PERIODO DI RICERCA LAVORO PER GLI IMMIGRATI”

Gennaio 11th, 2012 Riccardo Fucile

SECONDO IL GOVERNO, 350.000 STRANIERI STANNO PER DIVENTARE IRREGOLARI A CAUSA DELLA CRISI… OCCORRE RIVEDERE LE NORME SULLA LORO PERMANENZA IN ITALIA E SUL PERMESSO DI SOGGIORNO

Seicentomila permessi di soggiorno sono scaduti; tra 250 mila e 350 mila stranieri rischiano di diventare irregolari.
Perciò “si deve prolungare il periodo di ricerca di un nuovo lavoro, ora di sei mesi, almeno a un anno. Lo valuterò con il ministro dell’Interno”.
Così il ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi, durante un’audizione alla Camera.
Riccardi – che cita cifre della Caritas – osserva: “Mettiamo che una parte di queste persone siano tornate nel loro paese – spiega – un enorme numero di persone rischia comunque di finire nel circuito dell’irregolarità “.
“In questa situazione – aggiunge – i lavoratori stranieri possono perdere il posto di lavoro, ma come permanere nel paese per trovare una nuova occupazione se è scaduto il permesso di sei mesi?”.
Di qui l’impegno a rivedere le regole, insieme al Viminale. “E’ necessario evitare – ha detto ancora Riccardi – che l’attuale congiuntura possa frustrare un percorso di integrazione. Diversamente si verificherebbe, da parte del Paese, la perdita di lavoratori in qualche misura integrati.
Identico impegno comune con il Viminale anche sul fronte della tassa sul permesso di soggiorno: Riccardi ammette che è in corso un lavoro sulla “graduazione dei costi per trovare una equilibrata soluzione”.
Proprio quella revisione contro cui la Lega, nei giorni scorsi, si è scagliata furiosamente.
Riccardi ha parlato anche della necessità  di rivedere la legge sulla cittadinanza, partendo da quella per i minori nati in Italia.
“Il governo – ha precisato – non può che appoggiare ciò che maturerà  in ambito parlamentare”, ma l’opinione del ministro, per la concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia, è nota.
“Essi costituiscono il 7,5% della popolazione scolastica e complessivamente gli stranieri oscillano tra il 7,2% e l’8% della popolazione nazionale. E’ necessaria un’azione decisa per valorizzare il percorso d’integrazione svolto finora dai cittadini stranieri nel nostro paese da tanti anni che possono ormai definirsi migranti di seconda generazione. Deve prevalere una sorte di ‘ius culturae’ – ha aggiunto – perchè questi giovani sono cresciuti immersi nella cultura italiana; nelle aule scolastiche vi sono numerosi bambini stranieri che effettivamente non solo parlano l’italiano, ma anche il dialetto”.
Il ministro ha annunciato, in questo senso, l’istituzione nell’ambito del suo dicastero di una commissione che studi “i numerosi e interessanti” disegni di legge presentati in ambito parlamentare dai diversi gruppi politici.

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CIAMPI: “VALE SEMPRE LA PENA IMPEGNARSI, RAGAZZI NON MOLLATE”

Gennaio 11th, 2012 Riccardo Fucile

ESCE IL LIBRO “A UN GIOVANE ITALIANO” DELL’EX PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA…”NOVANT’ANNI SONO MOLTI PER CONTINUARE A NUTRIRE FIDUCIA, EPPURE NON POSSO DIRMI PESSIMISTA”

Esce oggi da Rizzoli il libro che il Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha scritto in forma di lettera “A un giovane italiano” (pagine 154, euro 14).
Ne anticipiamo qui uno stralcio dalle parte finale, «Conclusioni di un “impolitico”».

Buone intenzioni, esortazioni virtuose, richiami ai valori, ne hai già  sentiti esprimere molti; fatti, ne hai visti seguire molto pochi: diciamoci la verità , non è forse questo il pensiero che ti sta attraversando la mente? Non so darti torto.
Non ti biasimo se obietti che un presente così difficile e un futuro così incerto ti fanno inclinare alla rinuncia e al ripiegamento in te stesso, piuttosto che all’impegno fattivo, a prove di forte volontà .
Non mi sentirei di deplorare in te anche la tentazione di «rovesciare il tavolo».
Comprendo le tue obiezioni, ma ti dico di no; sono strade senza uscita.
No, giovane amico, vale sempre la pena di impegnarsi.
E non solo in progetti ambiziosi in cui si investono le risorse migliori e in cui si ripongono le aspettative più elevate; ciascuno persegue gli obiettivi che più si confanno alle sue inclinazioni, ai suoi mezzi, alle sue possibilità .
C’è di più: dell’impegno e della volontà  non potrai fare a meno se punti a costruire qualcosa di solido, nella famiglia come nel lavoro, come nella vita associativa e di relazione; se vorrai, insieme con la tua realizzazione personale, concorrere a migliorare la condizione della comunità  alla quale senti di appartenere per storia, per cultura, per legami e affetti, per interessi economici e sociali.
Non c’è retorica in quanto ti sto dicendo; c’è, al contrario, la convinzione profonda che è connaturata all’uomo l’aspirazione a progredire, a crescere umanamente, attraverso la conoscenza di sè e della realtà  che lo circonda; a sperimentarsi nella realtà , a misurarsi con essa per prendere coscienza delle proprie possibilità  e dei propri limiti e agire di conseguenza.
Possiamo, allora, anche sentirci stanchi, sfiduciati, delusi — è inevitabile che ciò accada e per i motivi più diversi, personali e sociali — ma non possiamo, non dobbiamo rimanere indietro mentre altri si muovono; ci condanneremmo a rimanere staccati, isolati, vittime della nostra indolenza, della nostra rinuncia.
Novant’anni sono molti; tanti da aver visto, e in molti casi vissuto, vicende terribili così come eventi grandiosi. Ho visto molte miserie e altrettante grandezze; quanto al saldo, non saprei dire se alla fine prevalga il segno più o il segno meno.
Quello che mi sento di dire, molto semplicemente e altrettanto sinceramente, è che «ne è valsa la pena».
Oggi, posso affermare che, soprattutto, ho visto l’uomo, con la sua intelligenza e il suo coraggio di osare, spostare sempre più avanti le frontiere della conoscenza: conquiste scientifiche, progressi tecnologici che hanno recato benefici enormi all’umanità ; basti pensare alle tante malattie debellate definitivamente.
Ho visto l’uomo, con il suo insopprimibile bisogno di libertà , avere la meglio su dittatori e regimi ritenuti imbattibili.
Non ignoro i momenti in cui l’uomo, toccando abissi per i quali non mi è mai riuscito di trovare parole adeguate, ha negato la sua stessa umanità . Sento che qui si impongono memoria e silenzio.
Giovane amico, spero di essere riuscito a trasmetterti il sentimento di fiducia con cui ho guardato e affrontato l’esistenza: le vicende quotidiane come le prospettive di più lungo periodo, anche nei momenti bui. […]
Novant’anni sono molti anche per continuare a nutrire fiducia; eppure, nonostante tutto, non posso dirmi pessimista.
Non sto cercando, però, di indurti, giovane amico, a coltivare un ottimismo consolatorio, quel sentimento dolciastro e quasi mai sincero.
Desidero invitarti ad aguzzare lo sguardo, lo sguardo acuto dell’intelletto e del cuore, affinchè tu non perda di vista il segno di quella strada che tu stesso dovrai provvedere a tracciare, senza superbia, ma senza troppi timori.
Come diceva Seneca nelle sue Lettere a Lucilio: «Continua nei tuoi progressi e capirai che sono meno da temere proprio quelle cose che fanno più paura».

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SCONTO PER I SENATORI IN TRATTORIA: PRANZO COMPLETO A 20 EURO

Gennaio 11th, 2012 Riccardo Fucile

DOPO I RINCARI, LA GRANDE FUGA DA PALAZZO MADAMA: “I SOLDI NON SI BUTTANO, A ROMA ABBIAMO FORTI SPESE”

È la “dura” vita dei senatori.
Avranno pure l’indennità  più alta d’Europa, ma è “crisi” anche per loro.
Ora che i prezzi al ristorante di Palazzo Madama sono quasi triplicati, hanno lanciato la caccia al risparmio a tavola. E hanno vinto la sfida.
Tre antipasti caldi e un primo a base di pesce, vino, acqua e caffè: tutto a 20 euro. 2012, fuga dal Senato.
La convenzione è stata stipulata con un ristorante a due passi da Piazza del Collegio romano.
Si chiama “Sapore di Mare”, almeno altri tre offrono sconti in zona.
Ma la singolare gara “bandita” dal senatore Valerio Carrara per conto dei colleghi, se l’è aggiudicata il locale in via del Piè di marmo.
Gli onorevoli esibiscono tesserino, et voilà , il pranzo a base di pesce a prezzo stracciato è garantito.
E presto, busseranno agli stessi locali anche i loro colleghi della Camera, dato che da ieri, alla ripresa dei lavori, i deputati si sono imbattuti negli aumenti nel loro ristorante: pranzo completo che tocca anche i 30 euro.
La mail è stata inviata dal senatore Carrara (eletto col Pdl ora nel gruppo di Coesione nazionale) alla casella di posta elettronica dei colleghi. “Cari, sperando di fare cosa gradita, mi sono permesso di richiedere ad alcuni ristoranti vicino al Senato delle convenzioni da tenere in considerazione in alternativa al nostro ristorante. Questa di seguito è molto interessante”.
E via col menù del locale prescelto. “Tre antipasti tra questi sotto elencati: involtino di melanzana con gamberi radicchio e basilico, pesce spada panato grigliato, dentice gratinato, bruschetta seppe e cicoria o bruschette verza e mazzancolle o bruschette con calamaretti, soutè di cozze”. Per proseguire: “Tre primi di questi elencati: risotto alla crema di scampi, orecchiette con ricciola pachino olive e basilico, paccheri allo scorfano, bambolotti alla pescatora, pennette pomodorino pachino gamberi pecorino e basilico”.
E infine: “Vino, acqua, caffè”.
Tutto, come precisa Carrara nell’oggetto della mail, “a 20 euro”.
Il senatore bergamasco con un passato dipietrista, è uomo spiccio, con trascorsi da dirigente d’azienda.
Spiega: “I soldi non li deve buttare via nessuno. Qui a Roma abbiamo già  certe spese. E pagare 50 euro per pranzare al Senato fa un certo effetto anche quando l’indennità  è alta. Abbiamo sondato una serie di ristoranti in zona che possano garantirci soprattutto un pranzo veloce. E certo anche economico, che non fa male”.
Elena, seduta alla cassa del “Sapore di Mare”, conferma: “Sì, da qualche settimana abbiamo avuto un incremento dei clienti a pranzo, i senatori prendono i nostri cinque antipasti caldi e il primo di pesce, col caffè, acqua e vino e pagano solo 20 euro. È una promozione. In questi giorni c’è stato un calo, speriamo sia stato solo perchè erano via per le feste”.
Francesco Pardi, Idv, racconta di altri arrangiatisi diversamente. “A me l’offerta della mail non interessa. Torno a pranzo a casa. Ma so di colleghi che per fuggire al caro prezzi del Senato vanno a mangiare al ristorante della Camera. Ma la protesta, dopo il primo pranzo post vacanze ad alto costo, ieri è scattata anche a Montecitorio.
“Non sapevo degli aumenti e ho pure offerto ai colleghi, ignaro. Spendevo meno fuori” dice Amedeo Laboccetta (Pdl).
E il democratico Gero Grassi: “Non vado più, è diventato un salasso, risotto alla pescatora, salmone con quattro patate lesse accanto, 20 euro”.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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INCONTRO MERKEL-MONTI: “GRANDE RISPETTO PER L’ITALIA”, “L’EUROPA NON TEMA PIU’ PER IL NOSTRO PAESE”

Gennaio 11th, 2012 Riccardo Fucile

IL PREMIER ITALIANO CHIEDE IL RICONOSCIMENTO CHE L’ITALIA NON SIA PIU’ CONSIDERATA UN RISCHIO PER LA STABILITA’ EUROPEA

“Grande rispetto” per le riforme messe in campo dall’Italia è arrivato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, al termine del bilaterale con il premier Mario Monti.
”L’Italia ha fatto cose straordinarie”, ha sottolineato la Merkel che si è detta ”impressionata dalla velocità  con la quale sono partite le riforme” nel nostro Paese.
Riforme che, ha aggiunto Merkel, ”rafforzeranno l’Italia”.
“Noi abbiamo seguito con grande rispetto l’attuazione. Credo che il lavoro del governo italiano in questo modo viene onorato”.
Con Monti abbiamo avuto ”colloqui molto intensi e amichevoli ulla situazione dell’Unione europea” ha detto la cancelliera. “Il presidente del Consiglio italiano ha adottato la manovra nel giro di pochissimi giorni”.
Non “ricompense”, ma il “riconoscimento” che l’Italia non è più un “rischio” per la stabilità  dell’Europa.
È quanto chiede il premier Mario Monti all’Europa.
Il premier italiano ha ricordato la “maturità ” degli italiani nell’accettare i sacrifici, che “merita non ricompense da parte dell’Europa perchè queste misure sono state adottate nell’interesse dell’Italia, ma un riconoscimento da parte dell’Europa che non deve più temere l’Italia come possibile fonte di infezione per la zona euro, ma può contare su un’Italia pronta a fare appieno la sua parte nella conduzione della Ue verso la stabilità “.
La Germania è disponibile, se lo faranno anche gli altri Paesi, ad aumentare le risorse a disposizione del fondo salva stati, ha affermato la cancelliera tedesca, che ha aggiunto: “Ognuno deve fare la sua parte. Siamo una entità  unica nel mercato internazionale”.
“Insieme possiamo trovare la migliore soluzione”, ha rilanciati Mario Monti, sottolineando il ruolo fondamentale dell’Unione europea per superare la crisi. L’Europa – ha aggiunto – è una delle migliori costruzioni dell’Umanità  alla quale l’Italia ha partecipato.
“Non è che la Germania non abbia nulla da imparare dagli altri paesi Ue. Qui dobbiamo scambiare le nostre esperienze”. Lo ha detto il cancelliere Angela Merkel.
“La prossima settimana dovremmo arrivare ad un provvedimento molto ampio per le liberalizzazioni”, ha detto Monti, in conferenza stampa, aggiungendo di aver “illustrato alla cancelliera i risultati avanzati della nostra fase 2”.
Oltre alle liberalizzazioni, c’è la riforma del mercato del lavoro: “Lo scopo è quello di conseguire contenporaneamente più crescita e più equità “.
Già  al vertice europeo del 30 gennaio “Avremo fatto dei passi in avanti” sulle nuove regole di governance economica che i Paesi dell’area euro e dell’Ue intendono darsi, ha annunciato la cancelliera della Germania, al termine di un incontro a Berlino.
Inoltre “abbiamo parlato del fatto che il prossimo Consiglio europeo dovrà  anche occuparsi di come rafforzare la crescita economica e in questo modo la crescita dell’occupazione”.

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SORPRESA: I FONDI ESTERI LEGHISTI SONO IN MANO A PRIVATI: AFFIDAMENTO DIRETTO A PAOLO SCALA E STEFANO BONET

Gennaio 11th, 2012 Riccardo Fucile

GLI AMMINISTRATORI DELLA LEGA TENUTI ALL’OSCURO, ORA MARONI CHIEDE DI CONTROLLARE I BILANCI… OPERAZIONE GESTITA SOLO DA BELSITO E BOSSI, IN   VIA BELLERIO CRESCE LA TENSIONE

Venti giorni per tirare fuori conti, spiegazioni e garanzie.
Il “Cerchio magico” leghista si trova per la prima volta in minoranza nella Lega.
E il gruppo di comando del Carroccio, composto da Umberto Bossi, la moglie Manuela Marrone, la lady di ferro Rosi Mauro e il segretario amministrativo Francesco Belsito, si è dovuto arrendere alle pressioni, dopo la bufera che si è sollevata in seguito alle rivelazioni de “il Secolo XIX” sui sette milioni di euro investiti all’estero dal partito.
La base, i funzionari intermedi, l’ala maroniana sono in rivolta: “vogliamo sapere tutto di questa operazione, vogliamo scandagliare a fondo ogni singolo euro, esaminare i bilanci”.
A sconvolgere i leghisti sono i destinatari dei bonifici firmati da Belsito tra Natale e capodanno.
Non solo dall’Italia sono partiti   4,5 milioni di euro per la Tanzania e 1,2 per Cipro (operazione di per sè curiosa, visti gli alti rendimenti dei banali titoli di Stato italiani), ma i beneficiari non sono neppure Fondi di investimento bancari o di Stato esteri.
Nel caso del Paese centroafricano il destinatario del maxi-bonifico è Stefano Bonet, uomo d’affari già  noto alle cronache giudiziarie e collegato alle imprese finanziarie dell’ex ministro Brancher.
Nel caso di Cipro a incassare 1,2 milioni è stata la società  di consulenza fiscale Kripsa, il cui titolare Paolo Scala è noto per alcune sue interviste sull’emozione di scappare dall’Italia per fare fortuna all’estero.
Scala è registrato dalle agenzie collegate all’Ice come avvocato e ha uno studio a Nicosia.
Ma la Kripsa ha base a Larnaca, pur non avendo un indirizzo, ma solo una casella postale.
La questione dei finanziamenti off-shore ha scosso il partito: nessuno sapeva dei bonifici, salvo Belsito e Bossi.
Ne erano all’oscuro anche i componenti del Comitato degli amministratori che per statuto dovrebbero valutare e autorizzare qualsiasi operazione finanziaria della Lega.   Nel comitato spiccano le figure di Roberto Castelli e Piergiorgio Stiffoni che hanno giurato a Calderoli (a suo dire ignaro dell’operazione) di non averne saputo mai nulla.   Tutto questo è bastato per convincere Maroni a chiedere un Comitato federale straordinario: i maroniani hanno il terrore che questi soldi possano sparire.
In questo contesto si inseriscono le insinuazioni   de l’Indipendenza.org,, quotidiano on line di area leghista, che da un lato sussurra come le operazioni possano essere state eterodirette da Berlusconi, tramite Brancher, dall’altro mette all’indice la Pontidafin, la società  finanziaria che gestisce il pagtrimonio della Lega e che di fatto è controllato dalla famiglia Bossi.
C’è chi ha chiesto la testa di Belsito, difeso a spada tratta da Bossi: “Non abbiamo tolto nulla ai territori, sono soldi destinati alle campagne elettorali”
Evidentemente la spiegazione non basta.

Giovanni Mari
(da “Il Secolo XIX”)

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SPRECHI IN CALABRIA: SPESE COPERTE DAGLI OMISSIS: UN CONSIGLIERE SU TRE NON HA MAI LAVORATO

Gennaio 11th, 2012 Riccardo Fucile

NEL LIBRO “CASTA CALABRA”: “LA POLITICA? SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE” LA DENUNCIA DI UNA MANCATA TRASPARENZA DEI CONTI PUBBLICI… LA REGIONE PAGA PER CONSIGLIERI E ASSESSORI IL DOPPIO DELL’EMILIA ROMAGNA

Omissis. Omissis. Omissis. La risposta più sfacciata a chi si sgola sulla trasparenza nei conti pubblici è in certi bollettini ufficiali della Regione Calabria.
La quale, costretta per legge a rendere noto come usa i soldi, copre i nomi degli oscuri destinatari di qualche decreto di spesa con ancora più oscuri «omissis».
Lo denuncia un libro appena uscito.
S’intitola «Casta calabra. La politica? Sempre meglio che lavorare…» ed è firmato dal direttore del Corriere della Calabria Paolo Pollichieni e dai suoi giovani di punta, Eugenio Furia, Giampaolo Latella, Pablo Petrasso e Antonio Ricchio.
Un esempio? Eccolo all’articolo 2 del Decreto 3478 del 18 aprile 2011, col riconoscimento di un debito «in favore della società  omissis, in persona del presidente del cda, rappresentata dall’avv. omissis».
Un altro? Il decreto 3483, «liquidazione e pagamento della spesa a titolo di competenze di giudizio della somma complessiva di euro 251,64 in favore dell’avv. omissis». E via così.
Somme piccole, somme più grandi… I cittadini avrebbero il diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi? E vabbè…
«Prendete il più grande affare degli ultimi anni: la costruzione di quattro ospedali», raccontano gli autori, «Le strutture saranno realizzate nella Piana di Gioia Tauro, nella Sibaritide, a Vibo Valentia e a Catanzaro.
Il costo previsto per i lavori è di 480 milioni (…) e la Regione ne ha affidato la progettazione (e il compito di seguire l’iter realizzativo) a una società  in house della Regione Lombardia, “Infrastrutture lombarde”».
Sulla procedura, la Procura di Catanzaro ha aperto un’inchiesta.
Ma il punto non è questo. Il punto è racchiuso in poche righe della convenzione calabro-lombarda dedicate alla riservatezza.
Il passaggio prevede che la divulgazione di documenti che riguardano «l’espletamento della convenzione sia concordata tra le parti».
Dunque, accusano Pollichieni e i suoi cronisti, «i calabresi non potranno sapere nulla». E neppure, ovvio, i lombardi e gli altri italiani.
C’è di tutto, nel libro.
Per cominciare, la denuncia del degrado culturale: «L’indice di alfabetizzazione dei consiglieri regionali della prima legislatura era doppio rispetto a quello degli attuali». Non solo oggi su 50 «la metà  non ha la laurea» ma «ben 15 non hanno mai presentato alcun reddito da lavoro dipendente, non hanno mai conosciuto, neanche per un giorno, la dimensione del lavoro.
A questi si aggiungano due consiglieri regionali che hanno “lavorato” ma come calciatori in categorie dilettanti e semiprofessionistiche».
In compenso, sono cresciuti enormemente gli addetti stampa, assunti senza concorso a infornate successive dalla destra e dalla sinistra e di nuovo dalla destra ancora pochi giorni fa tra parenti, amici e compagni di partito, fino a diventare un battaglione: «A decine negli uffici della giunta regionale, a decine in quelle del Consiglio e via scendendo, passando per tutti gli enti subregionali fino all’ultima e più sperduta delle aziende ospedaliere».
Come stupirsi, poi, di certi bilanci?
L’Astronave («così si chiama il palazzo che ospita la massima assemblea elettiva calabrese») costa ogni anno 77,9 milioni di euro. Il doppio del «parlamentino» dell’Emilia-Romagna che pure ha una popolazione doppia.
Risultato: il Consiglio costa 38,7 euro a ogni cittadino calabrese, 8 euro a ogni emiliano. «Per gli stipendi di consiglieri regionali e assessori esterni, la Calabria mette da parte più di 23 milioni all’anno. L’Emilia Romagna meno di 13».
Quanto ai vitalizi, basti un esempio tra i tanti.
Quello del professor Domenico Cersosimo, chiamato nel novembre 2007 da Agazio Loiero a fare l’assessore alla Cultura e poi il vicepresidente.
Totale dell’impegno in giunta: 848 giorni su 1.798 di legislatura.
Per dargli la pensione, dice il libro, la Regione gli ha chiesto di versare contributi integrativi per 45 mila euro e dal 1 maggio 2011, a 59 anni, il docente riceve 3.600 euro lordi al mese.
Dodici mesi e mezzo e da metà  del prossimo maggio avrà  recuperato tutti i 45.000 euro versati.
Dopodichè, se vivrà  come un italiano medio (auguri vivissimi, ovvio) sfilerà  ai contribuenti fino al 2032, quando avrà  80 anni, 43.200 euro lordi l’anno per un totale di 864.000 euro: 19 volte i contributi versati.
E le spesucce?
«Nuovo gonfalone per la presidenza al posto del vecchio consunto: 3.500 euro più Iva»: 7 milioni di lire del vecchio conio, direbbe Paolo Bonolis, per un gonfalone.
Per non dire della stanza di Fabrizio Capua, voluto dal governatore pidiellino Giuseppe Scopelliti come assessore regionale «ai Programmi speciali dell’Unione Europea, alle Politiche euromediterranee, all’Internazionalizzazione, alla Cooperazione tra i popoli e alle Politiche per la pace»: «Scrivania, cassettiera su ruote, librerie, una poltrona in pelle nera per lui e due (sempre in pelle) per gli ospiti, un divano a due posti e un tavolino. Costo: 23 mila euro».
E poi i costi esorbitanti dell’aeroporto da cui decollano solo sei voli fissi al giorno ma i dipendenti hanno superminimi altissimi e la Sogas «paga 300 euro per svuotare ogni cassonetto alla società  “Eco-Mrf”».
E l’ufficio a Bruxelles infine soppresso ma per il quale, grazie a un contratto di 9 anni, la Regione continuerà  a pagare 300 mila euro l’anno di solo affitto fino al 2015.
E le società  miste con uomini della ‘ndrangheta. E le carriere di funzionari dal curriculum surreale: «Ottima conoscenza delle arti figurative e della storia artistica dei popoli.
Discreta conoscenza teorica e pratica della musica maturata da autodidatta attraverso la studio del pianoforte e della chitarra»
E poi ancora la vicenda scellerata e tragica, chiusa con un misterioso suicidio, di Orsola Fallara, che ai tempi in cui Scopelliti era sindaco di Reggio Calabria liquidò a se stessa 947.836 euro e ne distribuì a pioggia ad amici e parenti compreso l’uomo cui era legata, «l’ingegner Bruno Labate, per un importo complessivo di euro 842.740».
La storia più indimenticabile, però, è quella di un servizio dell’inglese Indepen dent del quale Giuseppe Scopelliti e il suo assessore al bilancio Giacomo Mancini jr., omonimo del nonno ma transitato a destra, menarono vanto con toni trionfalistici: «Uno dei maggiori quotidiani britannici, il The Independent , ha dedicato un reportage di due pagine all’operato del presidente Scopelliti e dell’assessore Mancini.
Il tabloid (le cui vendite superano le 250 mila copie) nella sua inchiesta su infrastrutture e turismo nella nostra Regione ha messo in evidenza “La strada per il successo intrapresa dalla Calabria”».
Peccato che, come avrebbe rivelato una delibera, si era trattato di «uno spazio pubblicitario/editoriale» pagato e realizzato con VoxMediaPartner, «società  esclusivista per la pubblicità  del quotidiano anglosassone in Italia».

Gian Antonio Stella
(da “Il   Corriere della Sera“)

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COME DISTINGUERE I VERI RICCHI

Gennaio 10th, 2012 Riccardo Fucile

ANCHE CHI GUADAGNA 4.000 EURO AL MESE DICHIARANDO IL GIUSTO NON POTREBBE PERMETTERSI CERTI LUSSI…IN GRAN BRETAGNA PER SENTIRSI RICCHI OCCORRE UN REDDITO DI   ALMENO 230.000 DOLLARI

Le brutte parole cambiano: fino a ieri inseguivano facce nere, gialle, marron per non parlare dei rom che “sporcano” le periferie.
Ma la crisi sbriciola gli isterismi inventati da chi considera pericolose le nuove presenze innocenti.
Con l’acqua alla gola cerchiamo bersagli concreti: ecco che “ricchi” e “banchieri “ diventano nemici dei popoli dalla cinghia stretta.
Per non parlare di manager il cui stipendio moltiplica per 500 la paga degli operai. Inevitabile la coda dei protettori politici.
Giorno dopo giorno la rabbia accompagna chi va al lavoro con l’ansia di trovare uffici e fabbriche ancora in piedi.
Sconsolazione che avvilisce chi bussa alle casse di risparmio matrigne: nessuna comprensione per i piccoli senza fiato.
I giornali diffidano; le televisioni insinuano.
Spiano i privilegi di manager nascosti nei paradisi della vergogna. Pettegolezzi che affogano nel rancore.
E Cortina, Capri, Porto Rotondo, le Maldive, i 4 mila euro a notte nel Mamoulia di Marrakech, insomma, quei posti lì, gonfiano solo un dubbio: quante tasse sopportano per godersela così?
Spunta nei giornali della provincia la lettera di un ingegnere di Verona, quadro aziendale di rispetto, figlie all’università , Bologna e Milano: spiega come non sia semplice capire chi è ricco e chi non lo è.
A volte i numeri fanno confusione.
L’ingegnere informa del suo stipendio: 4.130 euro, tredici mensilità . Sogno irraggiungibile per il 99,23 per cento dei contribuenti.
Proprio così: l’ingegnere appartiene alla fascia dorata degli italiani che raggiungono i centomila lordi l’anno. Pochissimi: appena lo 0,77 di chi paga le tasse.
Per le statistiche ufficiali il resto d’Italia è quasi all’elemosina.
Invece l’ingegner 0,77 ha una vita senza problemi: Lancia di 4 anni fa, vacanze nella Puglia dai prezzi contadini.
Pesano le figlie fuori casa e infastidiscono insidie poco considerate.
Esempio, nessun ticket per visite e medicinali: fascia di stipendio superiore, pagano tutto. “Vorrei sapere come fanno gli altri ricchi a vivere come noi non riusciremo mai. Non parlo di autolusso, anche le borse griffate restano l’illusione delle mie tre donne incollate alle vetrine. Come comprarle se valgono un mese di stipendio di un professore di liceo”. Eppure se le vetrine si accendono vuol dire che le borse si vendono.
A chi?
Il problema dell’Italia Duemila è ormai l’assenza di una classe da considerarsi media per la capacità  economica che la tradizione un tempo monetizzava nella cultura immaginata come assicurazione per il futuro.
Gli anni sono cambiati, l’ex borghesia precipita nelle classi grigie: impoverisce sull’orlo dello svanimento.
Poveri e semi poveri, da una parte; ricchi e nababbi in maschera dall’altra.
Si discute (con ipocrisia) se il blitz di Cortina sia il colpo di testa di chissà  quale populista o l’abitudine civile dei paesi civili.
Ma è certo che il termometro fiscale comincia a prendere in considerazione le disuguaglianze dei furbetti ai quali si restituiscono i nomi dimenticati: fuorilegge è la parola giusta.
Nelle società  ordinate i parametri sono precisi anche se Robert Frank, Wall Street Journal, conclude che la decisione del ritenere una persona ricca resta soggettiva: ricco è chi accumula più denaro di quanto gli serva per vivere senza problemi.
D’accordo, ma cosa gli serve?
Risposte inglesi: 145 mila dollari in tasca sembrano insufficienti ai fortunati di Londra; per sentirsi realizzati non vogliono andar sotto ai 230 mila.
Nel nostro paese nessun parametro serio e le polemiche diventano stravaganti: con l’Europa che trema sono impegnate a stabilire quanti euro è necessario ufficialmente “non” guadagnare per cavalcare auto di lusso senza polizie ficcanaso che rompano le scatole durante le vacanze.

Maurizio Chierici
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ROMA PIU’ VIOLENTA DI NAPOLI: ALLA CAPITALE LA MAGLIA NERA PER L’USURA

Gennaio 10th, 2012 Riccardo Fucile

DAL RAPPORTO “LE MANI DELLA CRIMINALITA’ SULLE IMPRESE” EMERGE UNA CITTA’ MENO SICURA… NEL 2011 RAPINE AUMENTATE DELL’11%… OGNI GIORNO IN ITALIA 50 AZIENDE CHIUDONO A CAUSA DELLO STROZZINAGGIO

Roma è sempre più violenta. Tra omicidi, estorsioni, regolamenti di conti, usure e rapine, la Capitale è diventata una città  sempre meno sicura, più violenta di Catania, Palermo, Napoli o Reggio Calabria, capoluoghi a forte radicamento mafioso.
Va a Roma, inoltre, il triste primato di capitale dell’usura.
A lanciare l’allarme è Sos Impresa e Confesercenti nel XIII rapporto ‘Le mani della criminalità  sulle imprese’.
La rapina del 4 gennaio nel quartiere di Tor Pignattara ha inaugurato il 2012 “confermando lo stato di emergenza sicurezza in cui versa Roma, da almeno cinque anni. La lunga scia di sangue dell’anno appena conclusosi ha contato 20 sparatorie e 30 omicidi. Più di quanti se ne siano verificati a Catania, Palermo, Napoli o Reggio Calabria”, denuncia il rapporto.
E a questi gesti eclatanti bisogna aggiungere il numero di altri reati, dall’omicidio alle lesioni, aumentati nel 2010 e nel 2011.
In particolare l’anno scorso le rapine a Roma sono aumentate dell’11% e “i principali obiettivi dei rapinatori sono diventati quegli esercizi commerciali che non possono contare su forme di controllo quali vigilanti o casseforti, o che non pagano il pizzo”. Dal rapporto, poi, emerge che “la violenza investe le periferie e le borgate, ma anche il centro storico e quartieri più ricchi come Prati, l’Eur e i Parioli.
“Sicuramente la lunga scia di sangue – rileva Sos Impresa – non può essere imputabile ad un’unica regia criminale. Probabilmente ci troviamo di fronte ad organizzazioni diverse che si contendono il ricco territorio della Capitale”.
A Roma, poi, “malgrado le rassicurazioni e le firme di patti di vario genere, l’ondata di conflitti a fuoco non accenna a smorzarsi e la paura cresce tra tutti gli strati sociali. A questo bisogna aggiungere la scarsità  di uomini e mezzi in dotazione delle forze dell’ordine”.
Infine, sul fronte dell’usura, il Lazio e la Capitale sono tra i più colpiti dal fenomeno. Secondo Sos Impresa sono circa 28mila (pari al 32%) il numero di commercianti del Lazio coinvolti in fatti usurai. Roma, in particolare, “è da decenni il luogo per eccellenza dell’usura”.
L’usura costringe alla chiusura 50 aziende al giorno e ha bruciato in un anno circa 130mila posti di lavoro, denuncia il rapporto che sottolinea come il fenomeno, ”alimentato dalla crisi economica”, assuma dimensioni sempre più preoccupanti: i commercianti vittime sono 200mila, ma le posizioni debitorie sono almeno il triplo, e il numero degli strozzini è lievitato da 25mila a oltre 40mila.
Sono 190mila le imprese che negli ultimi tre anni hanno chiuso i battenti per debiti o usura: l’indebitamento medio delle imprese ha raggiunto i 180mila euro, quasi raddoppiato nell’ultimo decennio, e continuano a crescere anche i fallimenti, che dopo il +26,6% del 2009 hanno raggiunto il +46% nel primo trimestre del 2010, con un trend che farà  superare largamente le 12mila chiusure.
In soffitta o quasi la figura del vecchio ‘cravattaro’ crescono gli usurai dalla faccia pulita, ”dalle società  di servizi e mediazione finanziaria a reti strutturate e professionalizzate, fino a soggetti legati a organizzazioni mafiose”.
Ed è proprio questo, denuncia il rapporto, il cambio di mentalità  più allarmante: ”Molti boss non considerano più spregevole tale attività , anzi il titolo di usuraio mafioso si inserisce compiutamente in quell’economia corsara, immensamente ricca e altrettanto spregiudicata, priva di regole e remore”.
La ‘Mafia spa’ muove un fatturato che si aggira intorno ai 140 miliardi di euro, con un utile che supera i 100 miliardi, al netto degli investimenti.
Una sorta di grande ‘holding economica’, insomma, sottolinea Confesercenti.
“Si parla di ‘Mafia spa’, come l’abbiamo ribattezzata nel 2006, per fare riferimento alla grandezza e alla potenza economica delle organizzazioni criminali – spiega Lino Busà , presidente di Sos Impresa – e quest’anno diamo un dato in più: 65 miliardi di liquidità  in possesso di questi clan. In un momento in cui non c’è liquidità  per nessuno, le mafie hanno grandi disponibilità . Risorse che vengono investite in continuazione, con una crescita enorme del patrimonio mafioso”.
Il solo ramo commerciale della criminalità  mafiosa sfiora i cento miliardi di euro, pari a circa il 7% del pil nazionale.
Una massa enorme di risorse che, ogni giorno, vengono trasferiti dai commercianti ai malavitosi. In Italia le imprese subiscono quasi un reato a minuto, per un totale di 1.300 reati al giorno.
“Il fenomeno è molto ampio, va al di là  del commercio. Abbraccia il mercato di produzione, a volte in modo quasi completo, come in alcune regioni del sud, ma anche in molti territori del settentrione. Solamente l’usura, che spesso viene considerata un ‘reato minore’, ha il controllo di duecentomila imprenditori italiani, osserva Marco Venturi, presidente di Confesercenti. La mafia oggi si fa impresa, agisce su più livelli e in modo trasversale rispetto alle componenti della società “.

(da “La Repubblica”)

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