Aprile 13th, 2013 Riccardo Fucile
IL DESTINO E’ SEGNATO DA TEMPO, BOSSI ASPETTA SOLO I SOLDI
“La scissione? Non ci penso neanche”. Umberto Bossi smentisce non solo la nascita ma persino la
volontà di dare vita a una nuova Lega Nord, un contenitore politico che ospiti i tanti cacciati dalle scope di Roberto Maroni e i militanti di fedele ortodossia bossiana che non si riconoscono nel nuovo corso pdlizzato del Carroccio maronita. Eppure non solo gli atti sono pronti da tempo, come già scritto la settimana scorsa da Il Fatto, ma sono stati anche firmati e depositati da un notaio a Varese, lo stesso di fiducia a cui la famiglia Bossi si rivolse anche per la compravendita della cascina agricola dei figli Roberto e Renzo.
L’ex senatore Giuseppe Leoni prima e lo stesso Bossi hanno però smentito.
Il motivo lo spiega un altro fedelissimo del Senatùr, cacciato dal movimento, ed ex consigliere del Capo nella gestione economica di via Bellerio.
E il problema è uno: i soldi.
“Il percorso è avviato da tempo — confida — ma prima di presentarlo ufficialmente dobbiamo avere la certezza di una cassa per partire”.
Come? “Umberto non a caso a Pontida e dopo ha ricordato che la Lega è arrivata qui mica grazie a chi la guida ora ma all’opera sua e di altri. Quindi parte dei fondi potrebbero spettare a chi eventualmente darà vita a una scissione”.
Che la storia del Carroccio possa finire tra carte bollate e avvocati sembra essere una facile previsione.
Pontida è passata, Maroni non ha fermato le epurazioni dei bossiani doc come Marco Reguzzoni ma anzi annuncia di voler andare avanti.
E Bossi ha detto di essere pronto ad andarsene.
Il nuovo partito a quanto pare non deve ancora essere ufficializzato.
Ma in via Bellerio la coda fuori dall’ufficio di Bossi si allunga.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
Commento del ns. direttore
Ricordate il sassofonista Maroni, accompagnato dalla “cappella Votiva”, quando accusava Bossi di perseverare nell’alleanza con Berlusconi senza tenere conto del volere della base che del Cavaliere non voleva più saperne?
Bossi è stato sconfitto anche sulla base di questa istanza, ma che fa poi Maroni, una volta conquistata la ambita poltrona da segretario?
Si allea caso strano proprio con Berlusconi, garantendo al Cavaliere decine di deputati al Nord che altrimenti non avrebbe mai preso.
In cambio Berlusconi si vende anche la Lombardia, dopo Piemonte e Veneto, e l’avvocato della Avon sale al Pirellone.
Ma se non si fosse alleato, Maroni avrebbe corso un altro pericolo: Berlusconi era pronto a finanziare la scissione di Bossi e per Bobo sarebbe stato il requiem.
Sarebbe interessante, per spiegare l’attendismo di Bossi, conoscere un altro piccolo dettaglio che emerge dal commento di un militante maroniano oggi su “Repubblica”: “Bossi non se ne andrà mai finchè la Lega spende centinaia di migliaia di euro l’anno per mantenere lui e la sua famiglia”.
Insomma, i soldi muovono anche la Padagna, non solo il mondo.
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Aprile 13th, 2013 Riccardo Fucile
“E ADESSO CHE FACCIO?” CHIEDE ALLA BASE GRILLINA… MOLTI RISPONDONO: “NIENTE RICEVUTE, NIENTE RIMBORSO”
Molti hanno già sottolineato che la capogruppo trimestrale Cinquestelle alla Camera, Roberta Lombardi, non è proprio un monumento alla simpatia.
Il suo modo di fare accentratore ha generato più di una critica all’interno del Movimento, anche se il guru Casaleggio l’ha ripresa per il motivo opposto: “parli troppo con i deputati”.
La sua mail inviata ai parlamentari “Casaleggio mi ha cazziata perchè parlo troppo con voi” e passata da qualcuno di loro alla stampa ha alimentato lazzi e frizzi verso di lei anche in rete.
Stamane però l’appello lasciato su Twitter ha i toni drammatici: “Ieri sera mi hanno rubato il portafoglio che “conteneva anche ricevute di spese da rendicontare per circa 250 euro”.
Di qui l’appello: “E adesso che faccio?”.
Tra le risposte, più di qualcuna è un secco: “Niente ricevute, niente rimborso”.
Altre, più scherzose, invitano la Lombardi a stare più attenta perchè probabilmente “te l’hanno rubato in Parlamento”.
Per i più pazienti la speranza che i due mesi che devono ancora trascorrere prima della sua scadenza dalla carica passino presto.
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Aprile 13th, 2013 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA LEGA VENETA FINISCE IN RISSA TRA AMBULANZE E CARABINIERI…. I BOSSIANI PROTESTANO CONTRO I “TRADITORI” MARONI E TOSI
Raffica di espulsioni decise dal Consiglio nazionale della Liga Veneta riunito a Noventa Padovana: 35 i
provvedimenti varati dal parlamentino veneto, che riguardano altrettanti bossiani, fra cui nomi di spicco come l’ex parlamentare Paola Goisis, il consigliere regionale Giovanni Furlanetto e molti dirigenti veneziani.
Tensione per tutta la mattinata, fino al punto che l’ex segretario veneziano Pizzolato (fra gli epurati) e il deputato veronese Bragantini si sono messi le mani addosso.
Il veneziano finisce a terra, denuncia e arrivano i carabinieri.
Portato via in ambulanza.
Tosi è stato costretto a lasciare la riunione scortato dai carabinieri.
Al termine della riunione il presidente della Regione Luca Zaia ha confermato le 35 espulsioni fra cui quella di Furlanetto.
“Io non ho diritto di voto – ha detto Zaia – altrimenti avrei votato contro”.
ll segretario veneto Flavio Tosi è stato accompagnato fino all’auto dai carabinieri intervenuti dopo le forti tensioni: Tosi si è allontanato tra gli insulti di un centinaio di “ribelli”.
La protesta inizia in mattinata.
In 150 bossiani hanno manifestato fin dal mattino in silenzio, con cerotto alla bocca e la sciarpa verde con il simbolo del Carroccio al collo, il proprio dissenso contro l’ipotesi di “purghe” che il Consiglio Nazionale Veneto della Lega doveva discutere nell’assemblea di Noventa Padovana.
I leghisti, quelli più vicini a Umberto Bossi, con l’ex parlamentare Paola Goisis in primis, si sono dati appuntamento davanti alla sede del Consiglio Nazionale.
Il silenzio che si erano imposti è stato però rotto con l’arrivo del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che nei giorni scorsi ha sempre suggerito una linea morbida, acclamato a gran voce e indicato dai manifestanti come loro guida. «Vogliamo la lista Zaia, sei il migliore» è stato il coro quasi unanime.
Desiderio svanito sul nascere dallo stesso Zaia che ha sottolineato ai giornalisti il desiderio di un esito positivo della vicenda.
«Penso – ha sottolineato – che questo non sia da evidenziare. Magari se fossi da un’altra parte mi avrebbero accolto con gli spintoni».
«Spero che questa situazione – ha detto – si risolva nella maniera migliore, facendo uscire una Lega compatta. I provvedimenti disciplinari non risolvono questo problema».
Zaia partecipa alla riunione ma senza diritto di voto.
Se Zaia è stato ricevuto quasi con una standing ovation, il segretario nazionale Flavio Tosi al suo arrivo è stato accolto da gelidi sguardi e da un fischio e da un solo buuuh, sfuggito per errore dai “ribelli” che avevano deciso di fare una protesta costruttiva e silenziosa.
Il Consiglio nazionale è a stragrande maggioranza tosiana, essendo la risultanza dell’ultimo congresso regionale (nazionale nel gergo leghista) vinto dal sindaco di Verona.
A mezzogiorno riunione ancora in corso, è uscito l’assessore regionale Marino Finozzi ed è stato insultato da un drappello di bossiani che resiste davanti alla porta.
Dal Lago: “Chi usa violenza ha sempre torto”.
«Ha sempre torto chi usa la violenza, un sistema che non è mai entrato nella storia della Lega». Lo ha detto l’ex parlamentare del Carroccio Manuela Dal Lago, candidata sindaco alla prossime amministrative di Vicenza, commentando gli scontri tra leghisti a Padova.
«C’è anche da dire però – ha proseguito Dal Lago – che chi va avanti a espulsioni, invece di trovare punti di convergenza in un partito diviso, sbaglia».
Secondo l’esponente del carroccio «è necessario ricucire e riappianare gli animi»
(da “il Mattino” di Padova)
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Aprile 13th, 2013 Riccardo Fucile
METTERE IN CIRCOLO I 40 MILIARDI DI PAGAMENTI DELLA P.A. ALLE IMPRESE NON SARA’ FACILE… LE CRITICHE DI RETE IMPRESE ITALIA
Il decreto governativo per i pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese si avvia a diventare una sorta di tela di Penelope.
Già la sua gestazione è stata tutt’altro che facile e adesso il nuovo test è rappresentato da un cammino parlamentare con un discreto tasso di imprevedibilità .
I primi a chiedere che il decreto fosse emendato dalle Camere sono stati quelli di Rete Imprese Italia che ne hanno sottolineato da subito alcune incongruenze e farraginosità , chiedendo implicitamente di introdurre nel test una clausola di salvaguardia.
Ovvero se l’iter previsto dai ministeri competenti incontrasse degli intoppi scatterebbe la possibilità di compensare debiti/crediti oltre la soglia dei 700 mila euro previsti dal decreto. Nelle prime ore post decreto Rete Imprese Italia era rimasta quasi isolata, via via però i dubbi avanzati dal portavoce Carlo Sangalli sono stati condivisi anche dalla Confindustria e dall’Alleanza delle Cooperative.
Nel complesso gioco dei giudizi ad incastro nessuno però aveva valutato con attenzione la posizione del Pdl.
È vero che sin dalle prime battute il portavoce Daniele Capezzone aveva cominciato a prendere le distanze dal decreto ma gli atti successivi sono stati più espliciti.
I maliziosi possono arguirne che il centrodestra si sente già ingaggiato in campagna elettorale per rimontare nei confronti del suo elettorato tradizionale (i Piccoli) che nell’ultima tornata li ha traditi.
Come che sia, il Pdl ha garantito alle associazioni d’impresa il massimo di appoggio per modificare in Parlamento il decreto Grilli.
«Così com’è il provvedimento ha i contorni di una beffa – ha dichiarato ancora Capezzone dopo l’incontro con la delegazione della Confindustria – promette ma non può mantenere. Siamo impegnati ad un’azione emendativa profondissima». Più chiari di così si muore.
Dal canto suo il Pd ha mostrato comprensione nei confronti dei rilievi avanzati da Rete Imprese Italia, anche se si è complessivamente tenuto su una linea più prudente rispetto al Pdl.
Il Pd pensa di poter formare ancora un governo a sua guida e quindi sta più attento nel formulare promesse.
Ma anche Giuliano Poletti, presidente della Lega Coop, ieri ha ribadito che le imprese si aspettano «procedure di erogazione certe, obbligatorie e veloci» e ha anche sostenuto la necessità di poter compensare debiti e obblighi fiscali.
Un punto comunque il Pd lo ha portato a casa con la designazione a relatore del decreto a Montecitorio di Giovanni Legnini, parlamentare apprezzato dai Piccoli
Cosa accadrà , dunque, è difficile dirlo.
Le imprese stanno limando le proposte con l’intento di non compromettere l’iter del decreto ma puntando a migliorarlo sensibilmente.
Anche perchè, secondo un calcolo della Cna, il testo «nasconde» un appesantimento degli oneri burocratici e amministrativi sulle imprese e i cittadini quantificabile in 10 miliardi di euro.
Qualche timore c’è anche per il gran numero di delibere attuative (Il Sole 24 Ore ha parlato di ben 36), che interessano livelli diversi dell’amministrazione.
Mettere in circolo i 40 miliardi stanziati non sarà dunque una passeggiata e durante il percorso ci saranno stop, accelerazioni e inevitabili conflitti.
Dario Di Vico
(da “il Corriere della Sera“)
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Aprile 13th, 2013 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI FIRENZE E’ LA SPERANZA DI UN NEW DEAL, UN NUOVO INIZIO CHE PIACE SIA AL POLITICO CHE ALL’IMPRENDITORE
Pier Ferdinando ha guardato Matteo come “l’anticristo” per molto tempo: troppo cattolico, bipartisan
e sorridente per non essere una sua copia ringiovanita.
Una rottamazione indiretta che ha scatenato la crisi, sommata alla sconfitta politica. Non c’è stata partita questa volta, figuriamoci la prossima.
A meno di non giocare nella stessa squadra.
Archiviata la liaison con Monti, che ha cannibalizzato l’Udc, ora ci sono da recuperare gli amministratori locali più giovani (alcuni governano già con il Pd) per riprovare a dare linfa, e consensi, allo scudo crociato.
O per marciare uniti alla truppa renziana in cambio di una nuova legittimazione personale e magari un futuro incarico.
Certo, il sogno sarebbe una bella scissione di Matteo dal partito d’origine, ma anche in caso contrario bisogna aprire uno spiraglio.
Un’idea che dicono non dispiacere affatto a Francesco Gaetano Caltagirone. Che avrebbe già scelto il suo cavallo vincente, Matteo da Firenze.
Il Messaggero, giornale di proprietà , lo marca a uomo.
L’imprenditore sa di trovare un valido interlocutore: Renzi è l’anti “ammucchiata” a sinistra, un moderato che guarda con più interesse ai voti di Berlusconi che a quelli di Vendola.
All’attivo anche un amico comune, Davide Serra, che di economia e finanza se ne intende.
Quelle che Caltagirone spera di veder ripartire, grazie a una politica più spregiudicata di Renzi una volta insediato a Palazzo Chigi.
Del resto le cose a Roma non si sono messe bene.
Ignazio Marino, il candidato sindaco di centrosinistra, è quello più lontano dai sogni dell’imprenditore, che puntava su David Sassoli.
Il mercato immobiliare della Capitale è fermo e le case in-vendute sono tassate dall’Imu.
Dilagano le occupazioni dei nuovi palazzi, vero incubo dei costruttori, come ricordato da un editoriale ieri in prima pagina sul Messaggero.
Se a vincere poi fosse il grillino, gli uomini forti dell’edilizia sarebbero le prime vittime del nuovo sistema.
Non resta che sperare in una novità : all’orizzonte c’è solo Matteo.
Caterina Perniconi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 13th, 2013 Riccardo Fucile
IL POLITILOGO OLANDESE KROUWEL SPIEGA COME IL PARALLELO SIA POCO FONDATO…IN OLANDA E’ COMPOSTO DA 63 MEMBRI A VITA
A Roma si riempiono la bocca con il «modello olandese»: i saggi voluti e nominati da Giorgio Napolitano sarebbero la riproduzione di un sistema che già esiste nei Paesi Bassi, utile soprattutto nella tremenda crisi politica vissuta dagli olandesi nel 2010, quando alle elezioni un nuovo movimento populista (ma anche razzista) come il Partito delle Libertà di Geert Wilders ottenne 24 seggi in Parlamento, contro i 31 dei democristiani e 30 per i laburisti.
Una situazione bloccata (ricorda qualcosa?)
Sì, i saggi come in Olanda. Ma ne siamo proprio sicuri?
Andre Krouwel, professore alla Vrije Universiteit di Amsterdam, politologo fra i più apprezzati nel suo Paese, scuote la testa.
E trova il parallelo più che azzardato.
Perchè, professor Krouwel, non è vero che la regina Beatrice nel 2010 come Giorgio Napolitano ricorse ai saggi per risolvere la crisi politica?
Le cose non stanno esattamente così. Il Presidente Napolitano ha nominato un gruppo di saggi nel pieno della crisi. Da noi i saggi (e non non li chiamiamo così) fanno parte di un’istituzione permanente, che esiste dal 1531, non da pochi giorni. E’ il Raad van State, il Consiglio di Stato.
Qual è la sua funzione?
E’ un organo consultivo che dà i pareri sugli argomenti più diversi, sia che vengano richiesti dal Governo, sia di propria volontà . Rappresenta l’ultima frontiera quando ci sono dei problemi. Il ruolo di Herman Tjeenk Willink, che nel 2010 era il presidente del Consiglio di Stato, fu in effetti allora molto importante. Sostenne la regina Beatrice (nella foto con il presidente Napolitano, ndr) nei tentativi a ripetizione effettuati per trovare una soluzione alla crisi.
Chi nomina i membri del Raad van State?
Prima ufficialmente era la Regina, ma in realtà dipendeva dal Governo. Dall’anno scorso la prerogativa è stata ufficialmente sottratta al monarca, è l’Esecutivo a decidere.
Che tipo di persone ne fanno parte? Sono appena dieci come nel caso di Napolitano?
No, assolutamente. Sono adesso 63 e vengono nominati a vita, non possono essere licenziati. Per un terzo si tratta di personaggi che provengono dal mondo della politica, spesso ex ministri. Poi, un altro terzo è costituito da rappresentanti dell’università . E il terzo rimanente da dirigenti sindacali e rappresentanti della società civile. E’ uno specchio del Paese, il più veritiero possibile. Non capisco come la stessa cosa possa essere fatta da una decina di persone. E poi, ripeto, stiamo parlando di un’istituzione secolare. Non siamo nel melodramma politico.
Cosa successe esattamente nel 2010?
Fino ad allora, nel bene o nel male, i Paesi Bassi avevano cercato di applicare nella loro democrazia parlamentare il «modello del polder», la terra sottratta al mare, una conquista che necessita la collaborazione di tutti. E’ il «consociativismo», la volontà di governare sempre con una maggioranza più ampia di quella necessaria per avere semplicemente il controllo di appena sopra il 50% del Parlamento. Si cerca di mettere insieme partiti politici anche diversi, ma d’accordo su alcune idee comuni. In certi casi, nel passato, si è arrivati a governare con una maggioranza di oltre il 70% o l’80%. Nel 2010, invece, non era possibile.
Iniziarono 127 lunghi giorni di crisi…
Si’, alla fine si formò un governo (con i democristiani e i liberali) che poteva contare appena sul 34% del totale dei deputati. Ma anche sull’appoggio esterno, su alcuni temi, del partito di Wilders. Ci vollero sette tentativi per arrivare a quel risultato.
E il ruolo della regina Beatrice quale fu?
Importante, assieme a Tjeenk Willink. Era lei che ufficialmente doveva affidare l’incarico. Non era scritto nella Costituzione, si trattava di prassi comune. Poi tale possibilità è stata sottratta al monarca, perchè in tanti avevano considerato che Beatrice avesse peccato di «abuso di potere». O che, comunque, fosse andata troppo lontano. Ora è il Parlamento ad affidare l’incarico per formare un Governo. Tutto sommato è diventato ancora più complicato.
L’anno scorso, dopo nuove elezioni, i Paesi Bassi sono di nuovo governati da un esecutivo che può contare sulla maggioranza in Parlamento. Stiamo ritornando lentamente al «modello Polder»?
Sì, tanto più che si tratta di un’alleanza fra laburisti e liberali. E’ come se in Italia si alleassero Bersani e Berlusconi. Forse è questo l’insegnamento che puo’ venire adesso dai Paesi Bassi all’Italia. Non andiamo a scomodare i saggi…
Non le va proprio giù questo parallelo fra Italia e Olanda?
Ritengo che, facendo un confronto fra la nostra crisi del 2010 e la vostra oggi, la situazione italiana sia molto più problematica. In Italia il sistema tradizionale dei partiti è saltato nel 1994 ed è stato sostituito da un’instabile coalizione di centrodestra intorno a Berlusconi, da una fragile ricostruzione della sinistra e ora da una nuova formazione politica, riluttante a qualsiasi alleanza, come il movimento di Beppe Grillo. Nei Paesi Bassi il sistema tradizionale dei partiti politici ha invece la situazione ancora sotto controllo. Sono pure partiti economicamente più responsabili dei vostri. D’altra parte la situazione economica e della finanza pubblica in Olanda è molto migliore. E’ la realtà dei fatti.
Leonardo Martinelli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 13th, 2013 Riccardo Fucile
“SE NON CI FOSSE AVREMMO ANCORA PIU’ EMARGINAZIONE SOCIALE: LO STATO NON ARRIVA DOVE ARRIVA LA GENTE”
“In Italia la solidarietà esiste, il volontariato è vivo, è una ricchezza del nostro Paese e se non ci fosse
avremmo molta più emarginazione sociale di quella che c’è perchè lo Stato non arriva dove invece arriva il volontariato”.
Queste le parole di Laura Linda Sabbadini, direttore del dipartimento per le statistiche sociali e ambientali dell’Istat, intervenuta al Festival del volontariato in corso a Lucca. “Dai dati Istat — spiega Sabbadini — emerge che c’è un dieci per cento di cittadini italiani che è impegnato nel volontariato, si tratta di un elemento di solidarietà importante che è fondamentale per il benessere del paese, soprattutto se a questo dieci per cento si aggiungono le reti di solidarietà informali che avvengono all’interno delle singole famiglie”.
“Le persone che fanno volontariato, secondo le nostre ricerche — ha aggiunto Sabbadini — sono più soddisfatte della propria vita e questo dovrebbe spingere un numero sempre crescente di gente a impegnarsi nel mondo della solidarietà ”. “Permane comunque — ha concluso — un grande senso di sfiducia da parte del mondo del volontariato nei confronti della politica, dei partiti e delle istituzioni”.
Nel tardo pomeriggio di ieri è intervenuto anche Enzo Bianchi, religioso e scrittore che è stato fondatore della Comunità monastica di Bose, di cui è priore.
“La crisi è complessa — ha detto – Non è solo economica, ma anche culturale, morale, etica. A preoccuparmi non è la crisi in sè, ma le sue ricadute. Gli uomini hanno sempre le risorse per uscirne. Ma dobbiamo compiere un cammino di umanizzazione contro le barbarie. Bisogna infatti rinunciare alla logica del vivere ‘contro’ gli altri”.
(da “Redattore Sociale“)
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Aprile 13th, 2013 Riccardo Fucile
I NUMERI DEL DEF: SE SPARISCE L’IMU INTERVENTI TRIPLICATI
Dal 2015 saranno necessarie nuove manovre perchè l’Imu sulla prima casa è destinata a scadere così come l’aumento dei moltiplicatori con cui si calcola la rendita catastale.
E poi da conteggiare altri due miliardi all’anno in più dopo la bocciatura della Corte costituzionale a nuovi ticket sanitari.
Ma il prossimo governo, anche se il Def (Documento di economia e finanza) non lo dice, rischia di dover varare una manovra anche per quest’anno per coprire una serie di spese, dalla cassa integrazione alle missioni militari all’estero
La versione definitiva del Def approdato ieri in forma definitiva con centinaia di pagine e tabelle è decisamente meno rosea delle anticipazioni.
Nel testo si prospetta chiaramente il ricorso a nuovi interventi che variano di intensità a seconda che l’Imu venga confermata o venga abolita.
Nello specifico, per proseguire un calo tendenziale dell’indebitamento e per mantenere il pareggio di bilancio strutturale, si parla di manovre per 20 miliardi nel triennio 2015-2017 se l’attuale imposizione sulla casa viene confermata, se invece salta come molte forze politiche vanno sostenendo, le manovre schizzano a 60 miliardi.
Tutto questo senza tener conto delle griglie imposte dal fiscal compact che ci impone di ridurre il debito pubblico di un ventesimo all’anno a partire dal 2015.
I rischi paventati a caldo l’altro giorno dal responsabile economico del Pd Stefano Fassina sono dunque confermati.
E ieri sia Fassina che Pierpaolo Baretta (relatore della finanziaria per il Pd) hanno prospettato la necessita di fare una manovra aggiuntiva già da quest’anno da 6 a 8 miliardi di euro per finanziare una serie di voci: l’ulteriore rinvio della Tares e dell’aumento Iva, la cassa integrazione in deroga, gli esodati, le missioni all’estero, i contratti di servizio con Anas, Poste, Ferrovie e il bonus del 55% per le ristrutturazioni green. «Un intervento che si può evitare – precisa Fassina – se il nuovo governo si deciderà ad andare a Bruxelles come hanno fatto altri Paesi per ottenere una revisione del percorso di rientro».
Il quadro sopra riportato si riferisce inoltre a stime di decrescita per il 2013 migliori (-1,3%) di quelle che circolano nelle analisi dei privati che ipotizzano una contrazione di 1,7-1,9 punti.
Così come la crescita del Pil negli anni successivi di 1,3-1,4 o le privatizzazioni per un punto di Pil all’anno sono in realtà previsioni rosee scritte sulla sabbia.
Nessuno sa come andrà l’economia italiana e quella europea in bilico tra interventi sviluppisti e grande rigore alla tedesca.
«Il cuore del problema italiano è come tornare a crescere – sostiene Mario Monti nella prefazione del Def – e il Paese non può aspettare che la tempesta passi deve agire subito per il 2014 deve essere una anno di trasformazione».
La sua visione resta ancorata al rigore del pareggio di bilancio.
L’impulso alla crescita deve essere trovato mediante riforme strutturali «accrescendo la produttività totale dei fattori del sistema» oppure ricorrendo a una «fiscalità più flessibile, innovativa, capace di dare incentivi agli investimenti nei settori che portano la crescita».
Non si nasconde, nelle pagine del Def, che il debito pubblico è cresciuto di dieci punti negli ultimi due anni arrivando al record storico di 130,4% rispetto al Pil.
Ma si immagina che la discesa inizi già dall’anno prossimo e sia più veloce del previsto per arrivare alla soglia del 117% entro la fine del 2017.
Così come si fa notare che i risparmi da un calo dello spread nei confronti del bund tedesco ammonteranno a 7,7 miliardi di euro nel 2015.
Lo scenario in cui versa l’Italia resta molto problematico.
Per il vicedirettore generale della Banca d’Italia Fabio Panetta «l’economia italiana sta attraversando la crisi più profonda dalla fine della Seconda guerra mondiale e rispetto al 2007 il prodotto interno è sceso di 7 punti percentuali, il numero di occupati di 600.000 unità ».
Panetta ha ricordato come «i cali di produzione più pesanti sono stati registrati dall’industria manifatturiera e dal settore delle costruzioni» mentre la produzione industriale è «oggi inferiore di quasi un quarto al livello precrisi».
Roberto Bagnoli
(da “il Corriere della Sera“)
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Aprile 12th, 2013 Riccardo Fucile
DA “BOIA CHI TROLLA” A “ESITO NON GRADITO A CASALEGGIO”, DA “VI HANNO ATTACCATO DALLA COREA DEL NORD?” A “SI RIVOTA, COSI’ RADDOPPIANO GLI UTILI?”
La prossima volta, “usate l’antivirus: costa poco”. 
Non appena Beppe Grillo annuncia sul suo blog che le “Quirinarie”, le votazioni online del MoVimento 5 Stelle per scegliere il candidato dei grillini alla Presidenza della Repubblica, sono state annullate “per un attacco hacker”, la rete si tinge di sarcasmo e battute velenose.
E nessuno perde l’occasione per sottolineare “l’impreparazione tecnologica” del portale dei Cinque Stelle.
I “padroni della rete” messi in ginocchio sul loro terreno.
“Vi hanno attaccato dalla Corea del Nord?”, “Cari grillini, c’è sempre qualcuno più nerd di voi”. E così via. Cinismo, satira. Ma anche sospetti: “Cosa è successo? Forse i risultati non erano graditi a Casaleggio?”.
Certo, le parole di Grillo e dello staff che coordina la votazione, sembrano non lasciare spazio a dubbi.
Si legge: “In presenza dell’ente di certificazione è stata riscontrata una intrusione esterna durante il voto e siamo riusciti a determinare le modalità con cui è avvenuto l’attacco”.
Quindi, la decisione di “annullare le votazioni di ieri”.
Ma le Quirinarie sono solo sospese.
Il programma dei vertici del MoVimento è di “ripeterle oggi”, dopo aver assicurato “nuovi livelli di sicurezza”.
Le scuse, sono d’obbligo: “Chiediamo di ripetere le votazioni. Grazie per la vostra pazienza”.
Ma non basta.
Troppo facile cogliere il MoVimento impreparato a gestire un “problema di sicurezza”.
I commenti sulla pagina Facebook del capo politico dei Cinque Stelle sono centinaia.
Tra chi si dice “fiducioso che le misure prese possano servire a garantire trasparenza” e chi non risparmia critiche.
“Giusto Grillo: si riclicca sul tuo blog e così tu avrai altri introiti”.
Ancora: “Aveva vinto qualcuno che non vi piaceva?”.
Poi, chi sostiene – scherzando – di conoscere l’identità degli hacker: “Sono sicuro che si tratti di una cospirazione targata Prodi-D’Alema”.
Non mancano le difese d’ufficio.
Con tanto di messaggi diretti agli utenti – accusati di moralismo fanatico – che postano critiche e battute: “Invidiosi che il vostro partito-padrone non vi lasci fare proposte? State solo rosicando: pagate le tasse, lavorate per mantenere i parassiti, godetevi i mezzi di distrazione e disinformazione di massa, faticate ad arrivare a fine mese, sopportate quotidianamente l’ingiustizia sociale e l’iniqua distribuzione della ricchezza, siate sottomessi, guai a provare a ribellarsi o alzare la voce”.
E la discussione sul blog di Grillo tocca anche metodi e modalità della votazione.
C’è chi suggerisce, anche nel nome della correttezza, di far conoscere i risultati in tempo reale. “In questo modo, eventuali anomalie sarebbero subito sotto gli occhi di tutti”.
Ancora: “A favore di chi è stato falsato il voto?”.
Poi, chi rilancia. Chiedendo una “ristrutturazione” al portale di Grillo: “Il disguido successo, che sia a causa di un hacker o a causa di un hard disk rotto, ha poca importanza. Ma questo dimostra che sia necessaria al più presto la piattaforma che tutti attendiamo”.
Poi, chi riflette sulla “portata politica” di questi incidenti.
“Questo ci allontana sempre di più dalla democrazia diretta. E’ successo per ogni passaggio importante: c’è sempre qualcuno che tira giù il sito o falsificherà i voti”.
Ancora: “Temevo sarebbe successo. Immaginatevi cosa sarebbe successo a livello nazionale o cosa succederà quando ci saranno in votazioni leggi su larga scala tipo i matrimoni gay o l’aborto o altri temi scottanti: già chiedere a una persona di 65/70 di votare una volta è complicato. Figuratevi farglielo rifare senza poi aver la certezza che il suo voto valga e che non sia stato manovrato da qualcuno”.
Infine Twitter.
Dove i post aumentano di minuto in minuto. “Annullate le quirinarie, aveva vinto Scilipoti”, “Beati i poveri di streaming perchè vedranno Casaleggio”, “Qualcuno ha sabotato Hal 9000”.
Ancora: “Altro che Quirinarie, queste sono Buffonarie”, “Quirinarie annullate? Sì, sembra che, addirittura, qualcuno avesse scelto con la propria testa”.
Carmine Saviano
(da “La Repubblica“)
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