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L’ENI E’ OSTAGGIO DI PUTIN E IL CONTO LO SPEDISCE AI CONSUMATORI

Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile

LA CRISI ABBATTE LA DOMANDA DI GAS E FA SCENDERE I PREZZI, MA L’ENI E’ VINCOLATO AI CONTRATTI FIRMATI CON MOSCA DA BERLUSCONI

Da macchina da soldi a ricettacolo di perdite operative e svalutazioni.
È l’evoluzione del business gas di Eni.
Colpa dei grandi contratti di importazione dai Paesi produttori come Russia e Algeria.
Il crollo della domanda dovuto alla crisi ha lasciato Eni alle prese con penali e obblighi pluriennali di acquisto per cifre da capogiro.
Ed è forte la tentazione di passare il conto al “parco buoi” dei consumatori.
Nel 2012 la divisione Gas&Power di Eni ha registrato una perdita operativa di 3,2 miliardi, in gran parte dovuta a svalutazioni di asset nella vendita per circa 2,5 miliardi. La revisione dei valori degli attivi è dovuta al contesto di mercato: negli ultimi quattro anni i consumi italiani sono crollati, tornando sotto i livelli del 2003.
In Europa le cose non sono andate meglio.
Oltre alla crisi hanno pesato l’aumento di produzione elettrica da rinnovabili e carbone, che ha tolto spazio al gas, e un parallelo incremento dell’offerta di gas via nave, effetto indiretto del boom dello shale gas negli Usa.
Una tempesta perfetta per Eni e gli altri grandi fornitori di gas, che si sono trovati a competere per una domanda asfittica mentre i prezzi sui mercati a breve (spot) crollavano per la molta offerta.
Qui entrano in gioco i contratti: costruiti su impegni di importazione pluriennali, contengono clausole dette take or pay (“prendi o paga”) che obbligano a ritirare ogni anno un quantitativo minimo di gas o a pagarlo comunque, salvo ritirarlo in seguito.
Il tutto a prezzi che seguono l’andamento del petrolio e per questo sono oggi fuori mercato rispetto ai più bassi prezzi spot.
Risultato: secondo l’ultimo report 20-F dell’Eni alla Sec americana, da quando con la crisi i consumi hanno iniziato a calare Eni ha prepagato gas non ritirato per 2,37 miliardi. Per il prossimo quadriennio 2013-16 la società  prevede di onorare i suoi obblighi, grazie a rinegoziazioni dei contratti.
Intanto però sul gruppo gravano impegni colossali: per i prossimi anni ritiri minimi per 15-18 miliardi di euro l’anno, per un totale di oltre 247 miliardi da qui alla scadenza dei contratti.
Come limitare i danni?
Secondo il piano industriale Eni il fattore decisivo sarà  la rinegoziazione coi fornitori, per avvicinare i prezzi a quelli dei mercati spot e allentare un po’ gli obblighi di ritiro.
Ma c’è una strada più semplice: traslare almeno parte del fardello sull’ultimo anello della catena, il consumatore.
Nell’energia una via per socializzare una perdita è quella amministrativa.
E un possibile strumento lo ha indicato l’ad di Eni Paolo Scaroni lo scorso autunno: poichè i contratti take or pay garantiscono all’Italia forniture sicure ma attualmente fanno perdere soldi, ha detto durante un’audizione al Senato, chi paga le bollette dovrebbe contribuire a mantenerli in vita, pagando di più.
L’accoglienza per la proposta di Scaroni non è stata calorosa.
Perchè pagare di più proprio quando l’attuale abbondanza di offerta renderebbe possibili forti risparmi?
In un primo momento l’Autorità  aveva in parte accolto la richiesta, ipotizzando un “premio sicurezza” in bolletta da circa 800 milioni all’anno per i soli titolari di contratti take or pay (Eni, Enel, Edison e pochi altri).
Poi ha corretto il tiro annunciando che da ottobre, quando i consumatori inizieranno a pagare prezzi interamente legati ai mercati a breve con un risparmio atteso del 6-7%, un bonus tariffario per i big ci sarà , ma ridimensionato.
Da qualche tempo iniziano finalmente a vedersi alcune concrete occasioni di risparmio per chi abbandona i prezzi regolati per quelli liberi.
Tuttavia dietro ad alcune proposte possono nascondersi brutte sorprese. Si pensi alle offerte a prezzo fisso, pubblicizzate come assicurazioni contro aumenti futuri.
Ha senso per il consumatore bloccare il prezzo oggi quando, come abbiamo visto, le bollette si avviano a scendere almeno da qui a fine anno?
Sarebbe poi folle congelarlo a un livello superiore all’attuale. Che è invece proprio ciò che fanno molte proposte.
Basta fare un giro sul Trovaofferte sul sito dell’Autorità : alcune formule “fisse”, quelle con sottoscrizione online, danno risparmi apprezzabili.
Altre però, spesso proprio quelle più pubblicizzate, bloccano il prezzo a un livello uguale o anche molto superiore al regolato.
Un cliente tipo che sottoscriva oggi un’offerta Eni3 o Eni Fixa spenderebbe, a seconda della residenza, 40-60 euro in più all’anno rispetto al prezzo regolato, neutralizzando per intero il calo del 4% deciso dall’Autorità  ad aprile e autoescludendosi da quelli futuri. Con Enel “Energia Sicura” il maggior esborso sale addirittura a 90 euro e arriva fino a 150 euro con “A Tutto Gas” di Sorgenia.
Molte campagne promozionali sul prezzo fisso sono partite lo scorso autunno, quando alle imprese era già  nota l’intenzione dell’Autorità  di riformare i prezzi.
Meno certo però è che lo sapessero o lo sappiano tuttora i consumatori.
Interpellata sull’argomento Eni ha sottolineato attraverso un portavoce che “oltre alle offerte bloccate, che consentono comunque di fissare i prezzi per 2 o 3 anni a seconda dell’offerta per scommettere su un risparmio nel tempo, dà  anche la possibilità  di un risparmio immediato, con prezzi inferiori rispetto a quelli fissati dall’Aeeg, come per esempio le offerte Young, Link e Free”.

Gionata Picchio
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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NEL PD GIA’ SI LITIGA SU POLTRONE E CONGRESSO: E’ GIA’ UN CASO LA POSSIBILE RICANDIDATURA DI EPIFANI

Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile

ROSY BINDA HA LASCIATO INTENDERE CHE LA PARTITA E’ ANCORA APERTA… NAPOLITANO INCORAGGIA IL NEOSEGRETARIO

La prima a far capire quale sia la posta in gioco ora e che solo di tregua armata si tratta, è una senza peli sulla lingua come Rosy Bindi, che dal palco dice di vedere sulle agenzie che «già  lanciano i nomi del coordinamento che affiancherà  il segretario. Ma con me non ne ha parlato e spero che ancora non ne abbia parlato con nessuno…». Come a far intendere che se l’accordo c’è stato è perchè a circondare il nuovo reggente dovranno essere tutte «le dodici tribù», come le chiama da giorni la Bindi.
Ma che Epifani resti solo un reggente buono a far da arbitro passivo fino alla resa dei conti congressuale è solo una pia illusione: tanto per cominciare, appena eletto, Epifani ha ricevuto una telefonata di Giorgio Napolitano che si è complimentato con lui e lo ha invitato al Quirinale per un incontro domani sera.
Il capo dello Stato, preoccupato per la frammentazione e lo sfilacciamento della principale forza che sostiene il governo, ha incoraggiato il neo-segretario a lavorare per la tenuta del Pd e per cercare di uscire da questa fase di divisioni.
E si può star certi che Epifani intenda assolvere tale compito con il massimo dell’energia: chi gli ha parlato si è fatto l’idea che intenda ricandidarsi eccome; lo stesso Letta gli dà  un assist formidabile quando dice dal palco che «è una buona notizia l’elezione di Guglielmo a segretario e io non aggiungo aggettivi…».
E che a vincere questa partita sia l’asse governativo di Letta-Bersani-Franceschini lo ammettono in molti nei capannelli dei delegati dell’assemblea alla Fiera di Roma. Senza voler essere citato, uno dei sottosegretari di uno dei ministeri più di peso, che pure non fa capo a nessuna di quelle parrocchie, nota che «tutti qui fanno i conti senza l’oste, chi gli assicura che a ottobre Epifani si ritiri senza colpo ferire?».
Ecco, come ovvio nel Pd già  si litiga guardando avanti, si profilano scenari e si discetta su chi vince e chi perde.
I più guardinghi sono i «giovani turchi» già  lanciati nel sostenere Cuperlo.
Ma anche se i tifosi dalemiani di Cuperlo intendono quel passaggio del documento che convoca il congresso sul segretario «garante» come la specifica limitazione ad una semplice «reggenza», non c’è nessun vincolo in tal senso che possa essere imposto al nuovo leader.
«Noi Epifani lo interpretiamo come reggente – dice Matteo Orfini – se poi invece si vuole candidare a ottobre nessuno può impedirglielo, certo se vuole correre per perdere si accomodi…».
Battuta che la dice lunga sul clima di «astio malcelato», come lo descrive uno dei big in sala, «tra gli ex Ds, con Bersani e D’Alema che se ne vanno senza neanche salutarsi».
Con i veltroniani in ordine sparso, tra chi fa sapere di aver messo la sua sigla sotto la candidatura di Epifani e chi lamenta che «la stessa maggioranza responsabile della sconfitta elettorale, si ricandida a fare la maggioranza del partito».
Ma se tutti danno per scontato che Epifani si candidi e che a quel punto saranno dolori, perchè da qui a ottobre «chi lo dice che Renzi non possa decidere di appoggiarlo?», si domanda Marina Sereni.
Il nodo è se si arriverà  a separare la carica di segretario da quella di candidato premier cambiando lo statuto; in ballo c’è anche l’altra modifica per eliminare l’elezione del segretario con le primarie, questioni che richiedono un grande accordo tra le parti, perchè andrebbero votate con una maggioranza di due terzi in un’altra assemblea entro un mese.
Se tutto restasse così, non si può neanche escludere che Renzi scenda in campo. Altrimenti, una candidatura che potrebbe esser sostenuta da renziani e veltroniani, è quella di Chiamparino.
Per ora si discute sulla segreteria: forse snella, con pochi incarichi, comunicazione, enti locali e organizzazione; per quest’ultima è in predicato il braccio destro di Renzi, Luca Lotti, ma anche se i «turchi» chiedono un ricambio completo, già  si parla di una conferma di Stefano Ditraglia, portavoce di Bersani.
E la gestione collegiale sarebbe garantita da un coordinamento con i membri di tutte le correnti.

Carlo Bertini

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