Maggio 14th, 2013 Riccardo Fucile
“SU DI ME SOLO BUGIE, NON SAPEVO CHE RUBY FOSSE MINORENNE E POI DIMOSTRAVA 28 ANNI”
«Io sapevo che Ruby era minorenne? Balle. E sai chi lo dice che sono balle? Non io. Ma
Berlusconi, Mora e la stessa Ruby. Basta, sono stufo. La verità è che dovrei rifiutarmi di rispondere a domande su questa storia».
Emilio Fede, 81 anni, nato a Barcellona Pozzo di Gotto, è in macchina con il suo fidato autista. Sta arrivando nel suo appartamento di Milano 2.
Cinquanta metri dal Residence Olgettina, per intenderci. «Ma non ci sono mai stato. Mai».
La requisitoria del pm Ilda Boccassini sul caso Ruby, l’ex direttore del Tg4 l’ha seguita in diretta su Sky eventi. Commento: «Si vede che mi ha tanto in simpatia che non vuole abbandonarmi….».
A parte le battute, secondo l’accusa lei non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne. E che, in base al suo rapporto di fedeltà , è difficile immaginare che non lo avesse detto a Silvio Berlusconi.
«E invece io non lo sapevo che non avesse più di 18 anni. La prima volta in cui l’ho incontrata ho chiesto: chi è? Chi l’ha portata? E lei: ma come, non si ricorda di me? Ho partecipato al concorso a Letojanni… E allora mi sono ricordato vagamente che era tra le ragazze dell’evento di cui ero in una giuria in Sicilia. Tutto qui. Io ricordo che ne dimostrava 28, di anni. Era corpulenta, alta… Cosa dovevo pensare? Che Berlusconi chissà quali progetti sessuali avesse? Non era una ragazza che potesse interessarmi».
La pm Boccassini ritiene che la sua difesa sia «risibile» e che le sue dichiarazioni siano «ridicole».
«La mia difesa è lineare: io Ruby non l’ho mai sentita, parlano i tabulati telefonici. Piuttosto, bisognerebbe chiedersi perchè sono stato tirato dentro questa storia. Perchè sono stato sputtanato come un complice di fatti sessuali… Io, giornalista di fama con una famiglia perbene. A che cosa mi sarebbe servito tutto questo? Se fosse vero, oggi sarei stato direttore di Mediaset. E non sarei andato via senza una lira di buonuscita».
Lei è stato sostituito al Tg4…
«Già , e mi manca molto il mio tg. Mi è stato tolto cortesemente di mano, al fine di migliorarlo, evidentemente… Ho un contratto ancora per 3 anni, i benefit. Ma per 20 anni ho avuto lo stesso stipendio. Faccio a tutti una domanda: se fossi stato complice di Berlusconi, lui avrebbe consentito che mi togliessero la direzione del Tg4? O di non candidarmi più al Senato, dove sarei stato straeletto? Rispondetemi».
Risponda lei.
«La risposta è: no. E comunque meritavo molto di più. La vera amarezza? Che anche stasera (ieri sera, ndr ) solo il Tg4 ha citato il mio nome. Mah. L’unica spiegazione è che per la mia professionalità ero diventato imbarazzante. Tirarmi dentro faceva notizia. Dava fastidio la mia notorietà . La mia amicizia sincera verso Silvio rompeva i c…».
E oggi, vi vedete ancora con lui?
«No, non mi invita più. E mi sento solo. Ma al di là di Silvio, per tutti gli altri cito Spadolini: la riconoscenza è solo attesa di nuovi favori. Ho imparato, tardi, la lezione. Oggi tutti quelli che dicevano di non poter vivere senza di me, che non potevano cenare se non c’ero io, silenzio totale. Gente che ho aiutato moltissimo. Da quando non sono più direttore del Tg4, spariti. Tranne qualcuno. Altro che processo. Questa è la cosa che più mi fa soffrire».
Angela Frenda
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Maggio 14th, 2013 Riccardo Fucile
“RINUNCI AI PRIVILEGI COME FECE MIO PADRE CHE SI DIMISE DAL PARLAMENTO EUROPEO PER FARSI ARRESTARE”
Silvio Berlusconi colpisce a freddo. Con l’ufficialità di una nota che si presume meditata.
«Le figlie di Tortora, la compagna, Pannella hanno perso una buona occasione per stare zitti e non fare brutta figura».
Colpevoli, secondo il Cavaliere, di aver respinto il suo incauto parallelo con il conduttore televisivo.
Quando risponde al telefono, Silvia Tortora ha la voce calma.
Riflette qualche secondo sullo schiaffo. Trattiene solo un attimo il respiro.
«Mi può richiamare? Ho le zucchine sul fuoco e devo stendere i panni».
È la voglia di normalità sfregiata. Ma il nuovo affronto alla memoria pesa troppo. Così la figlia di Tortora parla, scegliendo con cura le parole: Berlusconi rinunci ai «privilegi parlamentari» e «affronti tutte le sue vicende giudiziarie da cittadino normale».
Qualcuno in passato già lo fece, ricorda: «Mio padre».
Il nuovo, azzardato confronto di Berlusconi con il conduttore tv vittima di un clamoroso abbaglio giudiziario arriva a mezzogiorno di ieri.
Ha la veste di una precisazione, ma la sostanza resta tutta: «Non mi sono paragonato a Tortora. Ho solo ricordato, con commozione e con rispetto, un suo pensiero che può essere il pensiero di tutti coloro che stanno per essere sottoposti al giudizio di un giudice».
Le parole selezionate da Silvia Tortora vanno dritte al cuore del problema: «Mi si rimprovera di aver perso l’occasione di stare zitta. Ne prendo atto — dice al telefono — e invito il Presidente Berlusconi a non perdere l’occasione di rinunciare ai privilegi parlamentari e a quelli derivanti dall’essere titolare di fatto di emittenti televisive». Poi la sfida: «Affronti quindi tutte le sue vicende giudiziarie da cittadino normale, così come fece mio padre, che si dimise da europarlamentare ».
Per la famiglia Tortora sono giorni intensi e complicati.
Gaia, l’altra figlia — pure lei giornalista- stavolta preferisce non commentare e si affida a Twitter: «Caro Presidente, mi ero rivolta a lei con rispetto. E non replicherò oltre ». Il suo direttore Enrico Mentana, invece, qualcosa da dire ce l’ha.
E anche parecchio ruvida: «Difficile dire ai familiari che hanno perso un’occasione per stare zitti. Forse — sostiene durante il Tg — è un’accusa che andrebbe rimbalzata al mittente».
Un altro tirato in ballo dal Cavaliere è Marco Pannella.
Il leader radicale, che portò a Bruxelles Tortora da eurodeputato, si rivolge direttamente a Berlusconi e ricorda: «Non ha mai fatto grandi sacrifici per Tortora, anche se all’epoca eravamo alleati. Non può dimenticare che si dimise da parlamentare europeo per affrontare il processo ed essere eventualmente arrestato».
E se dal Pd qualche voce si alza per contestare il parallelo scelto da Berlusconi, dal quartier generale berlusconiano tocca a Niccolò Ghedini scavare la trincea in difesa dell’ex premier.
Fuori dal Palazzo di Giustizia di Milano, al termine della requisitoria di Ilda Boccassini nel processo Ruby, l’avvocato sostiene che Berlusconi «non si è voluto equiparare a Tortora».
Il suo, è la tesi, è stato «un riferimento sempre attuale sul sentimento che chiunque sotto processo sentesu di sè».
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
FINITA L’ASSEMBLEA CON UNA DECISIONE DA VECCHIA DC: “QUELLO CHE NON VIENE SPESO VERRA’ RESTITUITO, CI AFFIDIAMO AL BUON SENSO”…”NON CI SARANNO SCONTRINI, MA MACROAREEE”…”CI TERREMO QUELLO CHE SERVIRA’ PER LE NOSTRE FAMIGLIE”
‘Quello che non viene speso, verrà restituito. Lo abbiamo deciso tutti insieme”. 
Così Vito Crimi e Roberta Lombardi, capigruppo dell’M5S al Senato e alla Camera, al termine dell’assemblea dei parlamentari 5 Stelle.
“Non c’è stata alcuna votazione” (altrimenti si spaccavano n.d.r.) hanno precisato i due capigruppo al termine di una lunga riunione che si è protratta fino a tarda sera dopo le ultime tensioni e l’anatema del leader.
“Ci affidiamo al buon senso delle persone” hanno precisato Crimi e Lombardi spiegando che i rimborsi dei parlamentari dell’M5S saranno “organizzati in macroaree” ed in base “ad uno schema su Excel. Non aspettatevi di vedere gli scontrini ma metteremo delle aree in questo schema” hanno concluso.
Alcuni parlamentari hanno invece spiegato che potrà essere rimborsato “tutto quello che sarà necessario per la vita a Roma e per le nostre famiglie e che tutto il resto sarà restituito”.
Una soluzione che sembra riappacificare gli animi dopo l’ultima — netta — critica di Grillo e che porta Lombardi a dire: “Siamo tutti in White list”
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
VISTO CHE I PROVENTI MILIONARI DEL SUO BLOG, ORGANO UFFICIALE DI CINQUESTELLE, DOVREBBERO ESSERE DESTINATI AL MOVIMENTO
“Chi vuole tenersi i soldi se li terrà .. Vuole fare carriera? Si mette fuori da solo”. Beppe Grillo ripete nuovamente il suo pensiero sulla questione della diaria dei parlamentari del Movimento 5 Stelle.
La querelle era nata dopo un “sondaggio” interno agli eletti sulla restituzione su base volontaria dei rimborsi previsti per legge. Il leader M5S sull’argomento non fa passi indietro, ma punta il dito contro i media: “Ci fanno la battaglia sulla diaria perchè uno o due hanno protestato. Ma ci sono ragazzi bravissimi, e invece vanno a cercare due-tre cento euro di chi ha detto non ce la faccio”.
Peccato che a questi “che non ce la fanno” Grillo non abbia permesso di costituire un’eccezione, quindi inutile lamentarsi coi giornalisti.
Poi Grillo imita Silvio, il suo compagno di merenda: ”Contro di noi ci sono i poteri forti, la stampa, gli hacker, ci prendono le mail dei parlamentari: siamo in una guerra spietata. Adesso però basta, se vogliono i dossier li faremo anche noi. Vediamo chi sono i parenti di De Benedetti, facciamo i dossier sui giornalisti che fanno talk show sparando cose in diretta senza verificare prima. Useremo le stesse armi, basta prendere le botte: ora reagiamo. Se vogliono la guerra ce l’hanno. Alle prossime elezioni prendiamo il 30%: stiamo crescendo non scendendo”.
Peccato che gli ultimi sondaggi (vedi Emg) diano i grillini in caduta libera al 23,5%…
E anche se prendesse il 30% con chi lo fa il governo? Con Silvio e la Confindustria?
In contemporanea al comizio di Grillo è iniziata a Montecitorio l’assemblea plenaria dei parlamentari M5S chiamati ad affrontare il nodo diaria.
Dai deputati e senatori stellati si attende ora una parola chiara e soprattutto definitiva: restituire o meno la parte non spesa è la domanda a cui occorre dare risposta senza perdere altro tempo, “siamo già ai supplementari”, avrebbe fatto notare lo stesso Grillo ai suoi poco prima di lasciare Roma.
I mal di pancia, assicurano i dissidenti, sono legati soprattutto ai toni, all’attacco mediatico perpretato dallo stesso Grillo ai danni dei parlamentari stellati sul suo blog.
“Le regole sui rimborsi sono state cambiate in corsa — fa notare più d’uno — per meri fini elettorali, ma se Beppe ce lo avesse detto con chiarezza probabilmente nessuno avrebbe fatto storie. Il problema è che vogliono prenderci per i fondelli… ‘e accà nisciuno è fess’…”.
E tra chi non ci sta a restituire “il mal tolto”, qualcuno sostiene che la questione non andrebbe nemmeno messa ai voti.
“Grillo è stato chiaro — assicura un deputato col dente avvelenato — dice che spesso ci perdiamo in votazioni inutili è che questa sulla diaria è una questione da non mettere ai voti: è già scritta nel Codice di Comportamento. Mente sapendo di mentire. Ma se la linea è decisa è inutile votare, non prendiamoci in giro ulteriormente”.
A raccontarlo è un altro deputato, che spiega come il leader stellato, nell’incontro a Montecitorio, abbia in realtà riconosciuto come il Codice si presti a una doppia interpretazione. Proprio per questo, a detta di un fedelissimo della linea ‘rendiconta e restituisci’, la votazione sulla diaria si rende necessaria: “Bisogna scegliere se optare per una rendicontazione forfettizzata, pensando ad esempio a delle ‘macro aree’ con cui accorpare le spese omogenee per tipologia — puntualizza prima di prender parte alla riunione — oppure se ricorrere a una rendicontazione dettagliata”.
Nessun dubbio però per il fedelissimo: “Il non speso va restituito”.
La “faida” interna è sbarcata anche sul web.
L’intervista del deputato del M5S Adriano Zaccagnini, che all’Huffington Post confida il suo dissenso per la gestione del caso, è stata linkata da un simpatizzante con un commento più che esplicito: “Un altro da sbattere fuori….senza discutere …..”.
Il clima resta rovente e qualcuno comincia a chiedersi perchè Grillo non dia l’esempio devolvendo un paio di milioni di euro dei guadagni del suo blog alla causa Cinquestelle.
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
TRA LE DUE RUOTE QUOTA RECORD DI CHI VIAGGIA SENZA COPERTURA ASSICURATIVA… NON E’ IN REGOLA UN MEZZO SU 10
Su strade e autostrade d’Italia si aggirano oltre 4 milioni di mine vaganti: auto, moto,
camion e persino pullman turistici che circolano senza assicurazione.
Circa un mezzo su dieci.
Un fenomeno che con la crisi sta diventando colossale. E non più solo al Sud.
Con pericoli tanto per i senza polizza, che rischiano di finire economicamente dissanguati in caso di incidente, che per chi subisce il danno, costretto alle tortuose vie del risarcimento da parte del Fondo vittime della strada.
Nel 2005, prima della crisi, si potevano stimare meno di un milione e mezzo di veicoli privi di una qualche polizza: quel numero è quasi triplicato.
Colpa dei costi sempre più alti delle nostre Rca, tra le più care d’Europa e delle maggiori difficoltà economiche delle famiglie.
La stima dei 4,4 milioni di veicoli senza assicurazione nel 2012 la fornisce l’incrocio dei dati Ania (l’associazione degli assicuratori) e con quelli dell’Aci sui veicoli immatricolati, conteggiando un 5 per cento in più di assicurazioni on line con sede all’estero, non monitorate dalla stessa Ania.
Certo, c’è anche chi rinvia l’assicurazione in attesa di tempi migliori e nel frattempo lascia l’auto in garage.
Ma, informano dall’Aci, sono percentuali che non cambiano il quadro della situazione. Altre rilevazioni lo confermano.
A Roma nell’ottobre scorso Comune, Polizia, Anci ed Ania hanno fatto le pulci alle auto che transitavano sotto le telecamere ai varchi dello Ztl nel centro storico: il 9% delle auto e il 15% dei motocicli erano senza assicurazione; il 2% di autobus e pullman risultavano senza copertura. Dati che proiettati su scala nazionale riportano a 4 milioni di mezzi senza polizza.
Anche i vigili del Radiomobile di Milano hanno fatto la loro indagine: ogni cinque auto fermate una non era assicurata. Il doppio rispetto a due anni fa, a dimostrazione che il fenomeno non è più solo circoscritto al Sud.
Certo, solo a Napoli in base ai controlli di vigili e polizia circolerebbero 800mila veicoli «fuorilegge».
Quasi un quarto dei mezzi pirata di tutta Italia.
Del resto, informa l’Ania, il vizietto di non assicurarsi è più diffuso dove maggiori sono le frodi assicurative: Campania, Puglia, Sicilia e Lazio.
«Una metà gira con la polizza scaduta perchè dimentica o non ce la fa a pagare», rivela l’agente di Milano Alessio Zago che ha collaborato all’indagine.
«Ma un’altra metà — aggiunge polemicamente – non passa dall’assicuratore perchè sa che le sanzioni sono inefficaci».
Colpa di una modifica dello scorso anno al codice della strada che prevede sempre il sequestro del veicolo non assicurato lasciandolo però in deposito al proprietario stesso. Alessio Galluzzi di pattuglia a Roma ammette: «I contrassegni falsi sono sempre di più e dalle condizioni delle auto che fermiamo senza polizza si capisce che molti non ce la fanno a pagare, anche se non manca qualche furbo in auto sportiva. Sicuramente tra gli immigrati che fermiamo quelli in regola con l’Rca però sono veramente pochi».
A gettare un po’ d’acqua sul fuoco ci prova il Direttore centrale dell’Ania, Vittorio Verdone.
«Il problema esiste — dichiara – ma in Italia l’obbligo assicurativo c’è solo per chi circola e quindi non possiamo conoscere l’esatta dimensione del fenomeno». «I prezzi delle polizze – aggiunge – non potranno più essere presi a pretesto da chi non paga, perchè sono calati negli ultimi sei mesi e a fine anno dovrebbero assestarsi intorno a un meno 5-6 per cento».
Poca cosa rispetto agli aumenti a doppia cifra degli ultimi anni, che secondo Verdone sono però dovuti soprattutto al record italiano di frodi assicurative e che «si potrebbero contenere già soltanto riducendo il termine di 2 anni per la denuncia del sinistro, che non consente di scovare chi fa il furbo».
Intanto però per chi non stacca l’assegno all’assicuratore sono in arrivo tempi duri.
Lo stesso direttore dell’Ania annuncia l’avvio «di controlli massicci che, con l’ausilio di Tutor, Telecamere Ztl e Autovelox e incrociando i dati assicurativi con quelli della motorizzazione civile, staneranno chi non è assicurato».
I furbetti dell’Rca sono avvisati.
Paolo Russo
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
PER AVERE I PRIMI STANZIAMENTI SERVIRONO DUE ANNI, POI FU FALCIDIATO DAI TAGLI DEL GOVERNO… LE INIZIATIVE FINANZIATE NON SONO MONITORATE
Un fondo per i giovani che non ha più fondi, gestito in modo caotico e opaco, che premia progetti a volte misteriosi e spesso non rendicontati.
E che in cinque anni ha visto scivolare via oltre 500 milioni di euro.
E’ il ramo secco dello Stato su cui Enrico Letta punta per legittimare ulteriormente il suo governo di larghe intese, con tanto di impegno pubblico a fare dell’occupazione giovanile la sua “ossessione”.
Le radici le ha proprio in ufficio, nella presidenza del Consiglio, titolare del “Fondo politiche giovanili”, una cassa di finanziamento falcidiata dai tagli e da cui più soggetti hanno attinto.
C’è, ad esempio, la Compagnia delle Opere che si fa finanziare un progetto, spende meno del previsto, e si tiene la differenza.
Ci sono le domande di partecipazione a un bando da un milione di euro che nessuno si è premurato neppure di aprire e restano lì, sigillate, a invecchiare come il vino.
Un museo che organizza master per under 30 ma ci mette le sue guide e ci realizza un cofanetto promozionale.
E poi c’è un sito, giovaneimpresa.it, che doveva diventare il punto di riferimento per tutte le iniziative pubbliche di sostegno all’imprenditorialità giovanile.
Ma, in realtà , è divenuto l’emblema di come vanno le cose quando la politica mette il cappello sui giovani: è costato 350mila euro, attinti sempre dal fondo di cui sopra, ma è un relitto nella rete che totalizza 200 visitatori in dieci mesi, 20 al mese, meno di uno al giorno.
Tutto con il logo della Presidenza del Consiglio, quella che — in continuità tra centrosinistra e centrostra — ha formalmente elevato il tema dell’occupazione giovanile, issandolo come una bandiera sul tetto di Palazzo Chigi.
Enrico Letta era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio quando Romano Prodi, il 17 giugno del 2006, un mese dopo l’insediamento, istituiva il primo fondo.
Per due anni, però, rimase dormiente: i decreti attuativi arrivarono tardi, quando il governo dell’Unione si era già polverizzato.
Nel 2008 Berlusconi se li ritrovò predisposti e pensò bene di crearci attorno perfino una delega ad hoc, quella di Giorgia Meloni, rigorosamente senza portafoglio.
Tutti, sinistra e destra, a dire che l’importante è investire sui giovani.
Ma i numeri dicono il contrario, raccontano un’altra storia: i fondi per le politiche giovanili sono stati via via svuotati e tagliati negli anni fino a lasciare le briciole.
Molti programmi, in nome dei vincoli di spesa e dell’austerità , dovranno presto limitarsi a utilizzare i residui passivi delle gestioni precedenti, altri non riceveranno più un euro.
Nel complesso la “dote” giovani è calata di due terzi in quattro anni.
Il capitolo di missione dedicato allo sport e al servizio civile, ad esempio, è sceso da 173 a 71 milioni (nella nota di previsione del 2013 a 64) con un taglio del 60%.
Tanto che è appena stata depositata un’interrogazione per chiederne l’integrazione. Scorrendo poi le singole voci del bilancio della Presidenza si capisce meglio cosa intendesse Mario Monti quando un anno fa parlava di una “generazione perduta sulla quale mi chiedo se valga la pena investire”.
Già nella nota di bilancio 2011 si spiegava che sul “Fondo di credito ai giovani” (cap. 848) “non è possibile allocare alcuna nuova disponibilità ”.
Idem per il “Fondo di garanzia per l’acquisto prima casa” (cap. 893), istituito nel 2008, che tre anni dopo non sarà neppure finanziato.
Stesso destino per il “Fondo per le comunità giovanili” (cap.884).
La Corte dei Conti, a marzo, ha cercato di capire come sono stati spesi i soldi per il “Fondo per le politiche giovanili”.
I magistrati contabili rilevano alcune “criticità ” evidenti , sia in ordine ai progetti finanziati, sia alla loro successiva gestione e rendicontazione, perlopiù sparpagliate su diversi ministeri, enti locali e di diritto pubblico come Invitalia o l’Agenzia nazionale per i Giovani.
Il fondo, questo è certo, sta toccando il fondo: nel 2008 erano stati stanziati 150 milioni, che sono divenuti 100 l’anno successivo, poi 81 e infine 12 per il 2011. Insomma, l’investimento sui giovani anche per questo capitolo è decisamente in picchiata.
Le iniziative finanziate sono spesso opache e a volte del tutto “disallineate” agli scopi del finanziamento.
Alcuni esempi?
Un bando del 30 dicembre 2008 da 4,8 milioni ha finanziato un portale (www.giovaneimpresa.it) che alla fine della fase di test non ha superato i 200 accessi in 10 mesi ma è costato la bellezza di 350mila euro. “In seguito — scrivono i magistrati — si è fermato per la mancanza di ulteriori fonti di finanziamento, ed il portale è diventato, in sostanza, uno strumento ad uso della Comunicazione istituzionale del Ministro della Gioventù”.
Una scatola vuota “il cui quadro complessivo evidenzia una sostanziale incorenza anche per la falcidia che ha subito nel tempo il Fondo per le politiche giovanili, il cui stanziamento per il 2012 è limitato a 8 milioni di euro”.
Un altro bando sotto la lente è quello del 23 gennaio 2008 per la “legalità e crescita della cultura sportiva”.
Importo, 1 milione di euro.
L’amministrazione non ha mai trasmesso il decreto di approvazione dell’iniziativa alla Corte in quanto “irreperibile”, con buona pace della legalità in calce al bando. Si scoprirà che non era mai stato emanato.
Le domande di partecipazione erano però arrivate in plichi sigillati, numerate e catalogate.
Alla fine vengono ammessi 55 progetti, ma quelli che hanno ricevuto il finanziamento, a tempo scaduto, saranno solo due.
“Manca un reale monitoraggio”, infine sui cofinanziamenti per 19 milioni di euro gestiti in compartecipazione con sei regioni. “I progetti si concludono con una mera presa d’atto delle relazioni che ne indicano la conclusione”.
Tra questi il progetto della Compagnia delle Opere da 710mila euro dal nome emblematico: “Potter — Progetto e occasione per tessere trame educative”.
I soldi servono a finanziare esperienze di lavoro e attività extrascolastiche.
La nota si chiude con un rilievo non da poco: tra le fonti di finanziamento e la spesa effettiva c’è uno scostamento significativo, ma la quota pubblica che doveva essere pari al 70% non è stata rimodulata sulla spesa effettiva e la restituzione della somma eccedente non è mai avvenuta. In pratica la Cdo ha messo a carico del pubblico quanto avrebbe dovuto finanziare in proprio.
Tanto pagano i giovani.
I 465mila euro messi a disposizione della Fondazione Centro Studi G.B. Vico per giovani imprenditori si scoprirà che sono andati a beneficio di un’altra categoria.
Con quei soldi la Fondazione pagherà l’instradamento a 47 potenziali guide turistiche per il proprio museo vichiano (oltre a un confanetto promozionale sul filosofo di cui porta il nome).
“Evidente che l’attività realizzata dal soggetto attuatore si focalizzano su tematice e azioni legate ai propri interessi che non ripondono a quelli del bando”.
Anche per l’età dei destinatari della formazione: il bando indicava una fascia d’età compresa tra i 15 e i 30 anni, delle 47 unità che hanno ricevuto formazione, 21 superano i 30 anni ed in alcuni casi i 50 “e comunque non si forniscono notizie circa gli ulteriori sviluppi sotto il profilo dell’inserimento lavorativo dei soggetti coinvolti nella formazione”.
Li chiamavano giovani.
E gli sottraevano il futuro.
Thomas Mackinson
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
IL DIBATTITO SULLA DIARIA ORMAI SFIORA LA FARSA
Discussioni, punti di vista e punti di incontro: un weekend frenetico per i Cinque Stelle
impegnati a sciogliere il nodo diaria, in attesa del vertice in seduta congiunta.
Questione risolta o quasi a Palazzo Madama: la consultazione tra i 53 senatori – fanno sapere fonti vicine al Movimento – non avrebbe visto «nessuna defezione», ossia tutti sarebbero pronti a rimettersi alle scelte della maggioranza.
Possibile, forse, qualche eccezione.
Anche alla Camera – dove il gruppo dei deputati favorevoli a trattenere la diaria senza rendicontarla sarebbe composto da 15-20 parlamentari – si lavora per trovare una via d’uscita, cercando di venire incontro ai problemi di tassazione (soprattutto Irpef) sollevati da alcuni di loro.
In tal senso, Roberta Lombardi avrebbe inviato venerdì una mail per sottolineare alcune questioni tecniche e avanzare delle proposte in merito.
Rimandato, invece, il «sondaggio» interno a Montecitorio.
«Cercheremo delle soluzioni insieme per venire incontro a chi ha delle situazioni particolari – spiega Lombardi -. Non vogliamo che nessuno ci rimetta: i nostri criteri sono sempre quelli di trasparenza e buonsenso. Quello del parlamentare è un lavoro, come tutti gli impieghi, oneroso e anche di responsabilità , che va giustamente retribuito»
Tra alcuni deputati e senatori sta prendendo piede anche l’ipotesi di creare una sorta di fondo – istituito mettendo mano a una parte della retribuzione personale – per venire incontro a coloro che hanno maggiori difficoltà (che andranno comunque dimostrate). Una sorta di colletta collettiva per uscire dall’impasse.
«Le discussioni in un gruppo sono fisiologiche – dice Vito Crimi, capogruppo al Senato -. Forse più che alla nostra diaria si dovrebbe prestare attenzione alle persone colpite indirettamente dalla crisi. Solo a Brescia ci sono 700 famiglie in sfratto per morosità incolpevole».
Perchè non ci pensi lui non è chiaro.
Intanto c’è chi prende posizione, come Elena Fattori. «Dichiaro che io personalmente restituirò allo Stato o a enti beneficiari che sceglieremo tutto quello che sarà richiesto restituire nelle forme decise, anche se diverse dallo Statuto firmato prima delle elezioni- scrive la senatrice in un post su Facebook -. Ma mi dissocio da qualunque azione di linciaggio collettivo, crociata, insulto gratuito, dileggio per chi deciderà o ha deciso diversamente».
E c’è chi annuncia pubblicamente i propri dati, specificando a quanto ammonta per ora la cifra restituita.
Si tratta delle due esponenti Cinque Stelle di Reggio Emilia Maria Edera Spadoni e Maria Mussini, che hanno già accantonato oltre 21 mila euro in due.
La senatrice elenca anche le spese sostenute voce per voce, dagli 11 euro al giorno per pasto ai 4 spesi per i trasporti.
Emanuele Buzzi
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
“ANDANDO AVANTI COSI’ IL MOVIMENTO SARA’ APERTO SOLO A CHI NON HA PROBLEMI ECONOMICI”
Anche i Cinquestelle a volte piangono (miseria).
La questione, molto pratica, della restituzione della diaria mensile, sta creando seri problemi di concordia dentro al movimento, partito compatto.
E in cui invece comincia a crescere una inattesa fronda anti Grillo, nemmeno troppo timida
I parlamentari dissidenti sostengono un semplice principio: chi riesce a fare economie sul budget a sua disposizione, grazie alle proprie scelte oculate – tipo prenotarsi una stanza in un hotel last minute o magari mangiare al sacco – deve potersi tenere i soldi che gli restano in tasca.
Il leader massimo invece vuole imporne la restituzione automatica e ha accusato i «ribelli» di volerci «fare sopra la cresta».
Un’insinuazione che ha lasciato qualche segno.
E il prologo lascia prevedere che l’assemblea odierna dei deputati stellati sarà quanto meno piuttosto vivace.
Mentre Grillo era impegnato a ribadire (ad un giornale cileno) che «In Italia c’è stato «un golpe dolce», che «il governo non durerà più di 6-8 mesi» e che «L’Italia è un Paese per vecchi, il suo presidente è il più longevo del mondo, è in Parlamento dagli anni Cinquanta, da prima dello Sputnik», su Facebook, l’onorevole Alessandro Furnari scriveva di sentirsi «amareggiato».
E dopo aver premesso che in tanti si sono offesi per il richiamo di Beppe («C’è delusione»), spiega meglio: «Alcuni di noi hanno semplicemente chiesto di ricevere gli stessi soldi degli altri colleghi, forfettariamente. Se gli altri 5 Stelle per mangiare e dormire spendono 3.500 euro al mese, chi è in difficoltà chiede semplicemente di poter fare maggiori sacrifici e di rinunciare ad andare in un albergo a 4 stelle per un B&B, oppure in un 2 stelle, ed utilizzare la differenza risparmiata per risolvere le varie difficoltà soggettive».
Tirando una mesta conclusione: «I prossimi eletti dovranno tenerne conto: da noi non possono entrare tutti, ma soltanto coloro che non hanno problemi economici».
Invece il capogruppo al Senato Vito Crimi a quanto pare non ha sentito aria di scontento tra i suoi, visto che ribadisce sereno: «Posso dire a nome dei 53 senatori che renderemo la parte non spesa, su questo non c’è dubbio».
Ricordando la propria ascesa sociale: prima del suo approdo in Senato lavorava come impiegato statale in Corte d’appello a Brescia e guadagnava 21 mila euro all’anno. «Adesso arrivano in un mese».
E già che c’è aggiunge anche che «MS5 è pronto a votare una legge sul conflitto di interessi, però non fornirà al governo Letta alcuna ciambella di salvataggio in caso di abbandono del Pdl».
Irrequieto invece Adriano Zaccagnini che, sempre su Fb ha contestato il capo sullo ius soli e sulla diaria: «Perchè non sappiamo nulla dello Statuto che ha sostituito il Non-Statuto?».
E ancora: «Houston, avete un problema. Avete notato che i fondi del tour non sono rendicontati bene?».
L’espulso Marino Mastrangeli, che in quanto tale ormai può dire ciò che vuole, sostiene invece che sulla questione dei soldi si andrà allo scontro.
E prevede addirittura la defezione di almeno cento deputati. «Non mi nascondo, sono stato io il primo a far vedere la mia busta paga e ho detto che secondo me sarebbe esplosa una piccola bomba, perchè non ero sicuro che loro volessero restituire questi soldi, come avevano demagogicamente detto. Alla fine farò quello che faranno i miei colleghi, però mi voglio divertire a vedere l’espulsione di altri cento parlamentari, ci sarà da ridere».
Giovanna Cavalli
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 13th, 2013 Riccardo Fucile
“AD ARCORE UN CONTESTO PROSTITUTIVO”… “NIPOTE DI MUBARAK? UNA BALLA COLOSSALE. E LO SAPEVANO ANCHE IN QUESTURA”
Ilda Boccassini, al termine della requisitoria del processo Ruby, ha chiesto sei anni di
reclusione per Silvio Berlusconi, imputato di concussione e prostituzione minorile nel processo Ruby.
Il pm ha inoltre chiesto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per l’ex premier neppure «meritevole» delle attenuanti generiche.
SENTENZA PREVISTA IL 24 GIUGNO
Per il rappresentante dell’accusa l’ex premier è responsabile dei due reati contestati. Pertanto la procura nell’illustrare la richiesta di pena ha spiegato che 5 anni riguardano il primo reato, aumentati a 6 per il secondo reato.
Tra le pene accessorie oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, il pm ha chiesto, tra l’altro, l’interdizione legale per 6 anni.
Ora la difesa di Berlusconi parlerà il 3 giugno mentre un’altra udienza, probabilmente per eventuali repliche e sentenza, è stata fissata per il 24 giugno.
Ruby «mente e nega di avere avuto rapporti sessuali» con Berlusconi, perchè ha avuto «un tornaconto personale» quantificato in cinque milioni di euro, ha spiegato il procuratore aggiunto di Milano in uno dei passaggi della requisitoria.
Secondo la Boccassini, «l’interesse» dell’ex premier per il rilascio della giovane marocchina dalla Questura nel maggio del 2010 si basava sul suo «timore» che «si potesse disvelare che quella minorenne avesse fatto sesso con lui» e ciò che «accadeva ad Arcore».
Poi un passaggi più politico: «Mi sono sentita smarrita per il fatto che rappresentanti delle Istituzioni abbiano invaso il Palazzo di Giustizia lo scorso 11 marzo», ha dichiarato il pm al termine della requisitoria facendo riferimento alla manifestazione dei parlamentari del Pdl avvenuta nel corso di un’udienza del medesimo processo.
“LA BALLA COLOSSALE”
Ruby nipote di Mubarak? «Fu una balla colossale», aveva affermato questa mattina la Boccassini in un passaggio della requisitoria. «Silvio Berlusconi temeva che Ruby, rimanendo in Questura, potesse disvelare di avere fatto sesso con il Presidente del Consiglio ad Arcore. Perchè sapeva che era minorenne: lo sapeva Emilio Fede, lo sapeva la Minetti, la De Coinceicao, la Pasquino, lo sapeva Mora».
Poco prima delle conclusioni, il pm aveva tirato i suoi colpi finali.
È un contesto «prostitutivo», di interessi economici, di arrembaggio per una particina in tivù, di mancanza di valori culturali, quello in cui arriva la minorenne Ruby Rubacuori il giorno in cui mette piede ad Arcore per la prima volta: 14 febbraio 2010. «Non ci sono dubbi» che Ruby «si prostituisse» nè che «avesse fatto sesso con l’imputato e ne aveva ricevuto benefici», ha affermato in aula Boccassini.
“IL SISTEMA PROSTITUTIVO”
Nell’introduzione della sua attesissima requisitoria il magistrato aveva ricordato che l’inasprimento delle leggi sulla prostituzione minorile furono volute proprio dal governo Berlusconi. Una premessa necessaria per spiegare anche perchè di questa vicenda si è occupata lei stessa, responsabile della Procura distrettuale antimafia, proprio grazie alle competenze attribuite da queste nuove leggi.
Quindi, il pm era passata ad illustrare la storia del processo e di Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori. «Il collega Sangermano vi ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio, che presso l’abitazione di Arcore del presidente del consiglio, le ragazze invitate facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per compiacere il piacere di silvio Berlusconi».
Un “piacere” che, nonostante l’assenza di inchieste, era noto già a tutti in quell’epoca, maggio 2010, quando Ruby venne fermata e portata in Questura. «Anche i funzionari della questura erano consapevoli del pericolo che poteva rappresentare l’emergere delle frequentazioni di una minorenne con l’allora Premier, che temeva lo scandalo».
FEDE, MINETTI E MORA
Ruby, aveva spiegato il pm, non ha una casa, vive di espedienti e si prostituisce: «E in questo contesto che arriva ad Arcore, ovvero in quel sistema prostitutivo organizzato per compiacere Silvio Berlusconi e organizzato da Fede, Minetti e Mora.
È quando Ruby il 14 febbraio 2010 arriva ad Arcore, queste tre persone ci sono.
E quando viene portata alla villa da Emilio Fede, il direttore del Tg4 è consapevole della sua minore età , avendo partecipato come presidente di giuria al concorso di bellezza svolto si appena qualche mese prima a Taormina».
«Possiamo veramente immaginare che in quel contesto una persona che ha quel rapporto di amicizia e fedeltà assoluta con il Premier non abbia avvertito il presidente che stava introducendo nella serata di Arcore anche una minorenne?».
Il pm era poi passata ad illustrare il reato di concussione, relativo alla “liberazione”di Ruby dalla questura la sera del 28 maggio 2010.
Dopo aver ripercorso le conversazioni della funzionaria in servizio Giorgia Iafrate con il pm dei minori Fiorillo e ricostruito minuziosamente le telefonate di Silvio Berlusconi al capo di Gabinetto della Questura Pietro Ostuni da mezzanotte in avanti (le chiamate, attraverso il cellulare del capo scorta furono almeno 7), ha definito una “scusa grossolana” aver definito Ruby “nipote di Mubarak”, meglio, «una balla colossale».
“TUTTI SAPEVANO”
«Ora mi sembra evidente di aver potuto dimostrare ogni oltre ragionevole dubbio che quella notte i vertici Questura di Milano, a seguito dell’interferenza del Presidente del consiglio rilasciarono la minore e la consegnarono a una prostituta tramite la Minetti». Tutti sapevano, ha detto Boccassini, che Karima era una minorenne, «lo dimostra il semplice fatto che subito ne venne chiesto l’affido e l’affido si può chiedere solo per i minori».
Paolo Colonnello
(da “La Stampa”)
argomento: Giustizia | Commenta »