Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile
MALUMORE TRA GLI ELETTI: “È IL SOLITO SHOW, NON CI HA DATO RISPOSTE”
Il Trentino? Mah, lui è tutto contento. Dice che è un risultato straordinario: ‘Perfino la ‘ndrangheta ha avuto paura del Sudtiroler Volks Partei. E noi, in un posto dove mi chiamano Krillo, abbiamo preso un consigliere’”.
Sguardi perplessi, a palazzo Madama. Devono ancora riprendersi dallo shock dell’arrivo a sorpresa di Beppe Grillo.
E poi non contraddirlo mentre reagisce festeggiando al crollo elettorale in Trentino Alto Adige (5,7 per cento a Trento contro il 20,7 delle politiche; 2,5 per cento a Bolzano contro l’8,3 di febbraio).
Ma in questa giornata di “conforto”, come la chiama il leader, non c’è spazio per le lamentazioni.
Si rimettono in fila le cose. Si racconta qualche favola.
Si guarda avanti, “oltre”, come lo slogan del V-day del 1 dicembre.
La capogruppo e gli “allenamenti” interrotti sul Colle
Sono passate da poco le 15 quando bussano alla porta della capogruppo al Senato Paola Taverna. Lei è dentro, con il suo assistente, ad “allenarsi” sul discorso contro il Capo dello Stato, prossimo alla messa in stato d’accusa da parte dei Cinque Stelle.
“Esci, c’è qui Beppe”. “Ma che me state a pija…?”, risponde la verace capogruppo. Invece è già lì, al secondo piano, a dare un’occhiata agli uffici parlamentari del Movimento.
Sta già parlando a ruota libera. E messo il bollino sulla materia di studio della Taverna: “Ci ho parlato due volte con questo signore qua: ha quasi 90 anni ed è da 60 anni in politica, è una persona furba e molto scaltra. Il rapporto con me ormai è compromesso. L’impeachment non passerà mai, ma è un atto dovuto”. Il premier Enrico Letta, più tardi, parlerà di attacco “assurdo”, Grillo replica: “Se vuole, mi denunci”.
L’ascensore, la Finocchiaro e la statua di Mazzin
Ha deciso di venire a Roma solo ieri mattina. Una telefonata al capo della comunicazione Claudio Messora e stop: massimo riserbo, non vuole il caos.
È così che riesce a ritagliarsi una mezz’ora quasi senza assedio: prende l’ascensore, incontra Anna Finocchiaro.
Scherza: “Dobbiamo fare una legge per cancellare il Pd”. Lei sta al gioco: “Figuriamoci, non siamo riusciti noi a fare una legge per cancellare il M5S!”.
Passeggiata nel Transatlantico, carrellata sulle statue lungo il corridoio. C’è anche quella di Giuseppe Mazzini. Grillo lo compatisce: “Vede tutti i giorni Giovanardi, avrà voglia di buttarsi giù”. Giro in Aula, poi sale al terzo piano per la riunione con i senatori.
Telefonate, monologhi, corse e gambe a penzoloni
La corsa per arrivare all’appuntamento tanto atteso è frenetica.
Fuggi fuggi dalle commissioni, riunioni annullate, fughe in auto: Maurizio Buccarella sta rientrando da Lecce, la notizia gli arriva quando è all’altezza di Cassino.
Accelera più che può, vuole arrivare in tempo per spiegargli cos’è quell’emendamento per l’abolizione del reato di clandestinità che ha firmato (e fatto approvare).
Niente da fare. I colleghi lo anticipano, spiegano a Beppe che la prossima volta, anzichè scomunicarlo via blog, sarebbe meglio facesse una telefonata.
Lui — seduto su un banco dell’aula della commissione, colletto sbottonato e gambe a penzoloni — replica: “Ma sì, era una cosa tra amici..”. “Insomma”, rispondono in coro. Buccarella alla fine arriva, ma il tempo per parlare da solo con lui, Grillo non ce l’ha.
Ci riproverà oggi, in una pausa della visita in programma alla Camera.
Ma in conferenza stampa, ieri, il leader ha già chiarito che “la mia opinione personale è che il reato di immigrazione clandestina debba rimanere”.
Perchè “quando si fanno battaglie per i diritti di alcuni, si rischia di calpestare quelli degli altri”.
Illustra la piattaforma (pardon, “l’applicazione”) con cui gli attivisti d’ora in poi potranno partecipare alla formazione delle proposte di legge.
Ma su come finirà la faccenda di quell’emendamento (approvato per acclamazione da tutti i senatori) non dice una parola.
Tanto che i senatori scuotono la testa: “È il solito show, non ha detto niente di più di quello che ci aspettavamo”.
La raccolta fondi per doppiare San Giovanni
Prima di andare in albergo a riposare, si concede ai giornalisti. Un “comizio stampa”, più che una conferenza. Un fiume in piena per quasi due ore.
Dice che qualche “defaillance” c’è stata, accusa i partiti che “ci hanno messo nell’angolo”.
Si prepara all’appuntamento del mese prossimo: 1 dicembre, Genova, terzo V-day. “La raccolta (fondi, ndr) sta andando bene — dice — tutto quello che è in più lo mettiamo per le europee. Dobbiamo fare il botto lì. La piazza è enorme, il doppio di San Giovanni in lunghezza. Non c’è nessun tipo di lamentela, però bisogna stare uniti, bisogna che ci attiviamo tutti”. Sarà la prima prova di forza. Poi ci sono le elezioni. “Se perdiamo — confessa — io non ho più voglia di continuare. Vuol dire che non siamo adatti a questo Paese”.
Paolo Zanca
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Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile
“ORA IN PIAZZA CONTRO LA DECADENZA”
«Ci riconosciamo nella leadership di Silvio Berlusconi». Ha tutto il sapore di un outing inatteso. E
della retromarcia, rispetto allo strappo del 2 ottobre.
Il vicepremier Angelino Alfano si lancia in un attestato di fedeltà al leader, lo fa nell’anticipazione dell’ultimo libro di Vespa: «I sottoscritti consiglieri nazionali si riconoscono nella leadership di Silvio Berlusconi, ovviamente a cominciare da me. Questo sarebbe il primo rigo di ogni documento che io dovessi sottoscrivere» afferma. Per poi smentire la raccolta di firme in sostegno dell’ala governativa: «Non è vero che circola un documento degli “innovatori” da far sottoscrivere per il prossimo consiglio nazionale».
E il ministro Maurizio Lupi a confermare: «Nessuno di noi ha mai messo in discussione la leadership del presidente Berlusconi, lui è votato ancora da milioni di italiani».
Un uno-due che per qualche ora getta nello sconforto gli alfaniani, da Cicchitto a Formigoni a Sacconi e tutti coloro che sono già al lavoro per i gruppi autonomi. L’indiscrezione alimentata dagli avversari “lealisti” è che proprio la raccolta di firme non stia riscuotendo successo.
Cosa è successo dunque? I ministri Pdl sono compatti, si sono visti e sentiti a più riprese in giornata.
Alfano ha spiegato a tutti che il suo è stato un atto «di rispetto» nei confronti di Berlusconi, col quale dovrebbe rivedersi oggi o al più domani, al rientro del leader a Roma.
Occorreva fermare l’escalation che stava precipitando il partito verso la scissione.
Ha voluto solo chiarire che non è in atto una contrapposizione tra lui e il Cavaliere, la cui leadership è riconosciuta, che il nome di Forza Italia va bene.
E ancora, intende rilanciare il progetto primarie e far sapere che lui e gli “innovatori” non parteciperanno a operazioni neocentriste con Casini e altri. In soldoni, comunque, per ora non scatta la scissione.
Silvio Berlusconi osserva con distacco. Ha trascorso la giornata ad Arcore, consueto pranzo con i figli dopo la riunione coi vertici delle aziende e i direttori di giornali e tv. Il presunto «ritorno del figliol prodigo» raccontano che non lo abbia scaldato più di tanto.
«Resta lo sfregio del 2 ottobre, ormai non mi bastano più le parole, occorrono i fatti – sarebbe stato il commento con gli interlocutori, tra i quali alcuni falchi ospitati a cena – Attendo Angelino e i ministri alla prova del voto di decadenza ».
Aspetta le dimissioni un minuto dopo l’apertura di una crisi. Tutto il resto non conta. Di più, sta pianificando con Verdini e Santanchè una grande manifestazione di piazza per il giorno in cui il Senato voterà la sua espulsione dal Parlamento.
Ma ieri è stato anche il giorno delle sortite delle figlie Marina e Barbara.
La primogenita intervenuta in mattinata per smentire ancora la sua discesa in campo. «Non ho mai avuto e non ho alcuna intenzione di impegnarmi in politica. Per la politica ho grande rispetto – afferma la presidente Fininvest – ma amo moltissimo il mio lavoro e le aziende nelle quali sono impegnata da ormai oltre vent’anni. Questo è il mio passato e il mio presente, e questo sarà anche il mio futuro».
Smentita dovuta, spiegano per evitare di indebolire ulteriormente la leadership del padre aprendo il “dopo Berlusconi” proprio alla vigilia della decadenza.
Ma c’è anche l’esigenza ad Arcore di capire quando realmente si andrà alle urne.
Con un’intervista all’Huffington Post Italia si fa sentire, eccome, anche Barbara.
Per negare anche lei un impegno in politica, ma soprattutto per affondare sul partito.
E sembra sentir parlare il padre: «Ci sono tanti che hanno finto di sposare le sue idee, ma che in realtà agivano per interesse personale. Per le poltrone e per il potere. Il loro interesse privato, unito a una palese inadeguatezza, oggi si manifesta in una totale assenza di contenuti politici. Mio padre non si cospargerà la testa di cenere per dare a qualcuno la soddisfazione dello spettacolo che sostituisce la ghigliottina».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile
SE ZELLER NON CI RIPENSA, DECISIVO IL VOTO DELLA LANZILLOTTA… IN AZIONE I “PERSUASORI” DI ENTRAMBI GLI SCHIERAMENTI
L’ora “x” sul voto segreto o palese per la decadenza di Berlusconi scatta oggi.
Alle 15 si terrà la giunta per il Regolamento del Senato.
Mentre da palazzo Grazioli arriva la conferma che Berlusconi ha deciso di presentare comunque il ricorso in Cassazione contro l’interdizione dai pubblici uffici di due anni decisa dalla Corte di appello di Milano, sono in corso frenetiche trattative tra Pd e Pdl per strappare il sì decisivo sul tipo di voto.
Ovviamente il passo del Cavaliere significa che ha rinunciato all’idea di fare una battaglia per bloccare la decadenza e premere per mandare avanti l’interdizione, aprendo uno scontro durissimo con il Pd.
A questo punto il voto sulla legge Severino dovrebbe tenersi non oltre il 17 novembre, quando al Senato si aprirà la finestra della legge di stabilità .
Ma stiamo a oggi, alla querelle tra scrutinio palese o segreto.
Il Pd si batte per il primo con M5S e Sel, il Pdl con la Lega e Gal è per il secondo. Così voterebbe anche l’altoatesino Karl Zeller che però oggi vedrà il capogruppo Pd Luigi Zanda.
Ancora ieri sera Zeller, che fa i conti con una casella di posta intasata di messaggi pro voto palese, come quella della Svp di Bolzano («Non mi era mai capitato, sono stupefatto»), diceva: «Io non voglio certo aiutare Berlusconi, e voterò per la decadenza, ma voglio anche rispettare le regole».
Zanda, carte alla mano, potrebbe convincerlo che ci sono gli elementi tecnici per schierarsi sul palese.
Ovviamente Zanda vedrà anche Lanzillotta, contesa con Zeller tra i due schieramenti.
Sul 6 a 6, se Zeller conferma la sua scelta, resta decisivo il parere della montiana Linda Lanzillota, che sarebbe intenzionata a schierarsi con il fronte del voto palese. Ufficialmente ieri sera continuava a dichiarare che deciderà solo oggi, dopo aver ascoltato le relazioni del Pd Francesco Russo e della Pdl lealista Anna Maria Bernini. Ma il tam tam di palazzo Madama, dopo contatti incrociati all’interno del suo gruppo, la dà pronta a schierarsi col Pd, il suo ex partito in cui era confluita in arrivo alla Margherita.
Ma non è detto che oggi, alla fine, si riesca effettivamente a votare.
E su questo rischia di innestarsi l’ennesima lite Pd-Pdl.
Succede che in mattina l’aula di palazzo Madama vota su un decreto legge in materia di pubblica amministrazione.
I lavori potrebbero anche slittare al pomeriggio.
A quel punto la giunta per il Regolamento si ritroverebbe stretta in una sola ora, tra le 15 e le 16.
Tempi troppo stretti per le due relazioni, il dibattito, il voto.
Il Pd è già pronto ad andare avanti domani, il Pdl all’opposto è per i soliti tempi lunghi.
Perchè più si allunga in giunta, più slitta in avanti il voto in aula. Per certo si sa che il presidente del Senato e della giunta per il Regolamento Pietro Grasso sarebbe intenzionato a chiudere la discussione sul regolamento in tempi stretti.
A questo punto la sfida è a colpi di carte e di precedenti giuridici.
L’interrogativo è semplice: il voto sulla decadenza riguarda la persona o l’istituzione? Il costituzionalista Valerio Onida non ha dubbi: voto palese perchè in discussione non c’è la “persona” di Berlusconi, ma la sua causa di ineleggibilità che riguarda la regolare composizione dell’assemblea.
Onida aggiunge però che «non si devono cambiare le regole per questo caso», visto che il Senato ha precedenti sul voto segreto.
La modifica del regolamento però è già stata accantonata, in ballo c’è solo un’interpretazione autentica.
La Pdl Bernini non ha dubbi, voto segreto perchè riguarda una persona. Cambiare le regole adesso significherebbe solo una manovra contro Berlusconi.
Il pd Russo, all’opposto, vede un voto sulla composizione dell’organo, che prescinde del tutto dalla persona.
Dal ’93 a oggi, cioè dal voto palese sull’autorizzazione a procedere per Andreotti (da lui però condivisa, mentre Berlusconi sarebbe per il segreto), Russo documenta «un progressivo restringimento dell’area dello scrutinio riservato che porta la Camera a decidere che su questa materia si vota in chiaro».
Anche al Senato, sulle dimissioni, l’orientamento è identico.
Un fatto è certo: se la giunta vota, sulla decisione non si potrà più tornare indietro. Anche se il diretto interessato, Berlusconi, dovesse cambiare idea.
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile
PER LA SERIE NON C’E’ LIMITE AL PEGGIO…E POI CI CHIEDIAMO IL MOTIVO DEL DISCREDITO DELLA NOSTRA CLASSE POLITICA ALL’ESTERO
Fuorionda di Mariano Rabino, deputato piemontese di Scelta Civica, a Tgcom24. 
La gaffe, ripresa da “Striscia la notizia” (Canale5), immortala il parlamentare mentre, assieme all’esponente Pd Ernesto Carbone, attende il collegamento con Paolo Liguori.
E a un certo punto racconta un aneddoto: “Una signora mi ha chiesto: ‘Perchè quando vai a Roma poi non vuoi tornare più a casa?’.
Io le ho risposto: ‘Non per i privilegi, ma per due cose: la gnocca e il tempo’.
Guarda, io in cinque anni a Torino in consiglio regionale” — continua — “quando ero nel Pd, non ho visto la gnocca che ho visto qui a Roma in sei mesi“
Ora i suoi elettori saranno contenti di aver contribuito a far sì che il loro parlamentare potesse rifarsi la vista con le bellezze della capitale.
Vista la nebbia che c’è sovente a Torino (il clima è un altro fattore “sensibile” al deputato) forse le bellezze piemontesi non riusciva a vederle bene.
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Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile
NELL’INCHIESTA FIORENTINA SUL TAV E’ INDAGATO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Ieri pomeriggio Maurizio Lupi, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ha incontrato amministratori locali e associazioni del territorio alessandrino coinvolti nella realizzazione del Terzo Valico.
I lavori per la costruzione del passante ferroviario, che collegherà Genova con Tortona, hanno un costo stimato superiore ai 6 miliardi di euro.
Le previsioni di spesa sono però destinate ad aumentare per la messa in sicurezza dei cantieri.
Infatti è alto il rischio di incontrare vene amiantifere nello scavo dei 39 Km di tunnel previsti, questo renderà necessari costosi interventi per non disperdere le polveri nocive in scavi e trasporti.
Lupi conferma l’importanza dell’opera non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa. Proprio per questo, assicura il ministro, i 6-8 miliardi necessari non verranno calcolati da Bruxelles nella possibile infrazione del patto di stabilità .
Intanto a capo della struttura ministeriale che seguirà i lavori siede Ercole Incalza, ingegnere da decenni impegnato nell’alta velocità .
Incalza da gennaio è indagato per associazione a delinquere nell’inchiesta fiorentina sul Tav
Cosimo Caridi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile
BONUS IRPEF LIMITATO AI REDDITI BASSI
Tassa sulla casa e cuneo fiscale si cambia. 
Il governo, dopo il vertice di ieri tra il premier Letta, Alfano e il ministro dell’Economia Saccomanni, ha deciso di mutare rotta
La prima modifica, che avverrà in Parlamento, secondo quanto riferiscono fonti di Palazzo Chigi, dovrebbe riguardare la nuova Tasi, la tassa sulla casa che dal prossimo anno sostituirà l’Imu: è ormai certo che benchè l’aliquota della Tasi sia più bassa dell’Imu, la mancanza di detrazioni fa pesare di più la nuova tassa.
Di conseguenza l’intervento che sta studiando il governo, è quello di reintrodurre le detrazioni
Le ipotesi sul campo, secondo fonti dell’esecutivo, sono due.
La prima prevede di introdurre, sul modello dell’Imu, una detrazione uguale per tutti a livello nazionale.
Naturalmente l’aliquota e il gettito medio della Tasi sono più bassi dell’Imu e dunque non è possibile reintrodurre una detrazione di 200 euro che mangerebbe di fatto il gettito medio valutato, nell’ipotesi di aliquota base all’1 per mille, in 79 euro aumentabile fino a 198 euro.
Si tratterebbe così di limitare la detrazione intorno ai 100 euro (costerebbe 2 miliardi): la perdita di risorse per i Comuni sarebbe temperata dalla possibilità per i sindaci di portare l’aliquota massima al 4 mille (la vecchia aliquota base dell’Imu) per avere più margini di manovrabilità dove le finanze sono in difficoltà .
La seconda ipotesi sarebbe quella di una mini detrazione di 50 euro (costo 1 miliardo) che lascerebbe ai Comuni i margini di manovrabilità per reperire risorse elevando l’aliquota fino al 2,5 per mille.
In questo caso moltissimi Comuni si avvicinerebbero al tetto massimo.
In campo anche una terza ipotesi di fonte parlamentare: l’introduzione di una detrazione, legata all’Isee (la denuncia dei redditi popolare che comprende reddito, patrimonio mobiliare e immobiliare) e che potrebbe essere calibrata per favorire solo i redditi più bassi.
C’è poi la variabile figli: la vecchia Imu, tassa di possesso, oltre ai 200 euro base, prevedeva 50 euro per ciascun figlio a carico sotto i 26 anni.
Oggi tuttavia, con la Tasi, la natura della tassa è cambiata ed è finalizzata ai servizi generali offerti dal comune.
Una detrazione legata al numero dei componenti della famiglia, seppure giusta sul piano sociale, premierebbe le famiglie numerose che, in linea teorica, sono quelle che «consumano» più servizi. Dunque la discussione è aperta.
L’altra questione è il cuneo, gli ormai famosi 14 euro al mese per un reddito di 15 mila euro annui, assai contestata e oggetto di polemiche.
Fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere ieri, dopo il vertice, che la platea si potrà ridefinire ferme le risorse a 1,5 miliardi.
L’idea è quella di concentrare le risorse destinate all’aumento delle detrazioni Irpef sui lavoratori dipendenti sulla metà della platea inizialmente prevista oppure di agire attraverso le detrazioni per i figli, una sorta di “quoziente familiare”.
Nella ipotesi di riduzione della platea sarebbero interessati circa 7,8 milioni di lavoratori invece di 15,9 milioni.
In questo modo l’ effetto, pur non crescendo di molto, sarebbe indirizzato esclusivamente su coloro che guadagnano fino a 20-22 mila euro lordi annui, le fasce più basse dei redditi, invece di essere spalmato fino a 55 mila euro. In questo modo il reddito di 15 mila euro arriverebbe sopra i 200 euro (invece di 172) e quello di 20 mila raggiungerebbe i 176 (invece di 151).
In sostanza i 600 milioni che sarebbero dovuti andare a finanziare il bonus per i redditi sopra i 20-22 mila euro, verrebbero riversati sulle fasce più deboli.
Roberto Petrini
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile
IL SINDACO NON DEVE SOLO PIACERE, DEVE CONVINCERE… RENZI AFFINA SOLO SLOGAN E GIOCHI DI PAROLE, UN PROGRAMMA CONCRETO NON ESISTE
Ormai l’abbiamo capito: Matteo Renzi è giovane, brillante, ambizioso, vincente (anche per mancanza di concorrenza) e dunque piace a tutti, soprattutto ai giornali. Ma non è soltanto un argomento da sondaggio o una fonte di ispirazione per le imitazioni di Maurizio Crozza.
Il sindaco di Firenze non deve più solo piacere, deve convincere.
Perchè, come minimo, è destinato a guidare il Pd, cioè il primo partito italiano.
E se non farà troppi errori, ha ottime possibilità di essere il prossimo presidente del Consiglio.
Eppure , finora, non è sembrato abbastanza consapevole di ciò che questo comporta. Continua ad affinare slogan e giochi di parole (cambiare verso al Pd per cambiare verso all’Italia per cambiare verso all’Europa) invece che programmi: a un Paese privato di futuro dalla recessione e dall’insipienza delle sue èlite offre una speranza effimera, fondata sulla persuasione retorica invece che su idee forti e su una chiara lista di priorità .
Il primo punto del suo programma è dare 100 euro al mese a chi ne guadagna meno di 2.000.
Ma come pagare una simile spesa, tra i 10 e i 20 miliardi all’anno? Renzi e i suoi consiglieri assicurano che, una volta arrivati loro a Palazzo Chigi, riusciranno a fare ciò in cui hanno fallito i governi degli ultimi 30 anni: ridurre la spesa pubblica eliminando gli sprechi e tagliando gli incentivi alle imprese. In bocca al lupo.
Alla fine si scopre sempre che servono i voti di quelli che vivono di sprechi e che le imprese sussidiate aiutano a pagare le campagne elettorali.
Nel programma per il congresso Renzi celebra pensionati, insegnanti, operai e statali ma alle convention si accompagna al finanziere Davide Serra che licenzierebbe i dipendenti pubblici a migliaia e invita a rimettere in discussione le pensioni di chi non ha pagato abbastanza contributi.
Come trovare una sintesi? Ci penso io, assicura il sindaco d’Italia, riuscendo a promettere al contempo troppo e troppo poco.
Troppo per essere davvero credibile e troppo poco per farci vedere nelle sue ricette occupazione, imprese, prospettive.
Rischia di non offrire abbastanza, insomma, per giustificare l’abbandono del professionismo della sopravvivenza quotidiana di cui Enrico Letta si è dimostrato il massimo interprete.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile
NE UCCIDE PIU’ LA SALIVA CHE LA SPADA
Al posto di Renzi, nel leggere le cronache turibolanti dei giornaloni sulla sua meravigliosa
persona, i suoi programmi palingenetici, il suo “fluido” magico e la sua “erotica sociale” che ingravida le donne con la sola forza del pensiero, faremmo i debiti scongiuri.
I cimiteri della politica sono pieni di leader, o pseudotali, osannati e issati sugli altari della stampa al primo afrore di vittoria e poi cestinati senza pietà con la stessa frettolosa disinvoltura. B., D’Alema, Veltroni, Casini, Fini, Monti e perfino Letta nipote.
E, prima, tanti altri salvatori della patria che non han salvato nulla, nè la patria nè se stessi.
Il salto sul carro del vincitore, la sola disciplina olimpica in cui eccelle l’intellighenzia italiota, è vecchio come lo stivale.
Ma di solito porta una sfiga boia.
Pare trascorso un secolo da quando, due anni fa, l’uomo della Provvidenza era Monti, avvolto nel sobrio loden cantato dalla stampa come un vello d’oro.
“Il cappotto in loden è la vera divisa dei maschi della borghesia milanese di stampo e tradizione calvinista; quella da ottimi studi anche all’estero, solidi matrimoni, volontariato e parche vacanze in montagna o nelle belle case sui tanto piovosi laghi” (La Stampa).
“Monti è un signore con la tazza di the a Saigon” e un giorno “a Bruxelles ballò un valzer con Emma Bonino”, ma “in maniera sobria” (Repubblica ).
“Sobria” pure la moglie Elsa: “Elegante, riservata, altruista: non servono altre parole. Nè lei stessa gradirebbe un’aggettivazione eccessiva per descriverla. La sua sobrietà non lo sopporterebbe” (Style, mensile del Corriere ).
Sobrio persino il cane (non Empy, ma il suo “golden retriever” prematuramente scomparso). Sobri i mezzi di locomozione: “La signora Monti è arrivata da Milano con un sobrio Frecciarossa” (Chi by Alfonso Signorini, uso a leccare ben altre famiglie: ma certe lingue, una volta messe in moto, non riesci più a fermarle).
Roba che nemmeno i Cinegiornali Luce.
Poi arrivò Letta jr., fra odi, ditirambi e lecca-letta: “Questa è l’ultima spiaggia della Penisola: più in là c’è solo il mare in tempesta e un azzardo pericoloso. L’Italia ha voglia di novità . È primavera: bisogna cambiare aria nelle stanze e nel cervello. Letta è un uomo competente, calmo e relativamente giovane” (Severgnini, Corriere . “Non ha citato Kennedy — ‘la fiaccola è stata consegnata a una nuova generazione…’ — ma ha detto più o meno le stesse cose, Napolitano. Le ha dette mentre affidava l’incarico a un uomo di cui potrebbe essere il nonno… L’Italia, considerata gerontocratica, si colloca all’avanguardia in Europa. La rivincita dei figli degli anni 80.
A Palazzo Chigi arriva il ragazzo che amava il Drive In e gli U2” (Cazzullo, Corriere ). “Non c’è commento migliore al governo appena nato della foto che ritrae Napolitano mentre stringe le mani di Enrico Letta. Ed è difficile capire dove cominci la stretta del primo e finisca la presa del secondo, come padre e figlio sinergicamente s’affidano l’un l’altro prima delle navigazioni impegnative della vita” (Cusenza, Messaggero ).
“Un medico per l’Italia. Enrico Letta aveva promesso competenza, freschezza, nomi non divisivi. Il risultato corrisponde pienamente all’impegno” (Scalfari, Repubblica).
Ora tocca a Renzi: “Quello strano fluido della Leopolda: così il sindaco diventa fidanzato d’Italia”, “su un campione di 500 donne interpellate per sapere con chi ‘vivrebbero un’avventura’, Matteo batte tutti: come flirt ideale (26%), come amante per l’avventura di una notte (19%), come cavaliere di una serata di gala (20%), e anche come salvatore durante un incendio (28%).
Chi ha trascorso tre giorni a Matteolandia torna a casa convinto che questa specie di misterioso fluido di entusiasmo, di intensa e accesa passione per il leader vuol dire certamente qualcosa” (Repubblica ).
Tant’è che un lavoratore di call center confida, sempre a Repubblica : “Ho preso un aereo per un sindaco e mai per una donna”. Perchè, incensa il quotidiano, “i messaggi del corpo hanno di bello che pretendono attenzione a prescindere dalle idee”.
Del resto, il nipotino di Fonzie che fa? “Smantella totem e sfata tabù”, “in jeans e camicia bianca rovescia stereotipi e butta giù steccati”, mica cazzi.
Poi “apre il cantiere del nuovo Pd”, talmente nuovo che “su Berlusconi tace” e dice “dell’appello dei costituzionalisti non so che farmene” (ma bravo), “declina parole come speranza e dignità ”, perchè “la ‘rivoluzione della semplicità ‘ è già nel linguaggio, privo di incrostazioni retoriche”.
E via col “patto in quattro punti” (Corriere), anzi il “patto di Matteo con Letta e il Quirinale” (Repubblica ), senza scordare l’immancabile “agenda Renzi” (Corriere : do you remember Agenda Monti?).
Avanti così per qualche mese, poi avanti il prossimo (Marina?). Ne uccide più la saliva che la spada.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile
IL PERCHE’ DI UN NUOVO SINDACATO NON CONFORME
E’ stata inaugurata a Milano, in via Padova 304, la nuova sede del Sindacato Europeo dei Lavoratori, alla presenza di una folta rappresentanza di iscritti, di consulenti legali e del lavoro, psicologi e rappresentanti aziendali e del rappresentante per Milano, avv. Lo Verde. La inaugurazione è stata allietata da musica e cibi sud-americani, grazie alla grande partecipazione degli iscritti all’associazione “Para Todos” ( 800 iscritti) che supporta nella crescita e nell’avvio dell’azione sindacale a Milano.
Ospitiamo un intervento del segretario generale del Sindacato Europeo dei Lavoratori
Si sente da tempo la necessità di un nuovo sindacato: i lavoratori subiscono una crisi che colpisce sempre più il bilancio familiare, causando drammi sociali e umani spesso irreversibili. Tutti attendono una svolta, il famoso “cambiamento” tanto auspicato anche nella politica italiana.
Si votano (sempre meno) i propri rappresentanti e poi si finisce per criticarli.
Il sindacato tradizionale finisce per essere un po’ lo specchio della politica italiana: ci si accorda alle spalle dei lavoratori, come in politica a quelle degli elettori, e invece di rappresentarne i diritti e le istanze, si fa dell’altro.
Perchè ci sono questi comportamenti sia nella politica che nel sindacato? Perchè in fondo “i rappresentanti” spesso sono come la loro base, con gli stessi difetti.
E’ il Belpaese dei mille compromessi, del “tirare a campare”, dell’attendere che qualche altro si muova, del “ ma chi te lo fa fare”, del “teniamo famiglia”.
Tutto va bene finchè non veniamo toccati in prima persona.
Allora ci scateniamo e gridiamo contro l’ingiustizia subita e un piccolo torto diviene una montagna.
Ci siamo, ci hanno abituati così.
Ma è finita la fase di fare sempre le vittime, è giunto il momento di rimboccarsi le maniche, fare squadra, essere onesti e pretendere quello che ci tocca, solo e soltanto quello.
Eravamo abituati a spendere e spandere, a indebitarci, ma ora non si può poù, è tempo di responsabilità ..
Perchè siamo vicini al fallimento, e non per colpa dell’Europa, ma perchè ci siamo scelti i governanti a nostra immagine e somiglianza: arraffoni, furbastri, cinici ed egoisti.
Cosa può fare un nuovo sindacato? Selezionare meglio la propria classe dirigente: onore al merito e grande capacità di ascolto.
Noi come sindacato non siamo quelli che firmano tutto ( Cgil,Cisl,Uil) o quelli che spaccano il mondo ( Cobas), vogliamo essere “l’opposizione intransigente e intelligente”.
Non è giusto dire sempre di sì oppure sempre no, bisogna entrare nel merito, chiedere diritti, ma far capire che ci vogliono anche i doveri.
A cosa serviremmo se fossimo uguali agli altri?
L’idea è di costituire dei “centri servizi” con varie realtà interne: sindacato, legali, psicologo, commercialista, finanziaria, ecc. per potere mantenere le sedi in autonomia dai datori di lavoro e dare quello che realmente serve: un servizio efficiente, trasparente e autonomo.
Partendo dalla difesa dei più deboli, chiedendo un piccolo contributo, ma garantendo la difesa senza “inciuci” e con equilibrio.
Una delle cose a cui teniamo è ricordare quanto dice l’art. 46 della Costituzione: “ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”.
Ci si può e ci deve accordare quando ci sono i presupposti, alla luce del sole, dividendo non solo i sacrifici ma anche gli utili.
Giuseppe Criseo
Segretario Generale-Sindacato Europeo dei Lavoratori
Il commento del nostro direttore
Come esiste il presunto “governo del fare” (che spesso si riduce al “fare chiacchiere” o promesse irrealizzabili) a destra da tempo va di moda lo sfogatoio dei teorici della dietrologia, dell’onanismo culturale, del criticare tutto e tutti per poter conservare l’alibi a non fare nulla.
Si è perso lo spirito di servizio per la comunità , spesso si sfiora l’incontinenza verbale e l’autoreferenzialità , ci si chiude in sette dove esistono più dirigenti che iscritti, bruciando potenzialità , cervelli e annicchilendo entusiasmi.
E ovviamente “chi fa qualcosa” diventa oggetto di critiche: non posso non ricordare che anche noi di destradipopolo siamo stati accusati persino di “mettere troppi post” nei gruppi di Fb.
Badate bene non da avversari, ma da presunti amici che, a causa dei nostri post, dovevano far scorrere troppo a lungo la pagina Fb per ritrovare il loro chiacchericcio del giorno prima.
E pensare che noi, facendoci un mazzo così 15 ore al giorno, siamo presenti in 182 gruppi, dal Pdl a Sel, tanto per capirci, facciamo circolare idee, progetti, immagine di una destra diversa.
Per questo abbiamo voluto far conoscere l’iniziativa dell’amico Giuseppe, perchè sia di esempio a “chi vuol fare” nella direzione giusta: quella dell’impegno sociale che “qualifica” la nostra identità senza etichette e medaglie.
Dove non conta la carica, ma il sacrificio e il senso della comunità .
E dove a chi lavora onestamente e rispetta i doveri del nostro Stato, possano essere garantiti i nostri stessi diritti, una stretta di mano e un sorriso.
Questa è la nostra destra al servizio dell’Italia.
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