Ottobre 27th, 2013 Riccardo Fucile
SU BERLUSCONI: “E’ STATO TRADITO DAL PARTITO COME ME”
Umberto Bossi si prepara a riprendersi la segreteria federale della Lega Nord. 
Ai cronisti che gli chiedevano se si sarebbe ricandidato al prossimo congresso del Carroccio, ha risposto: “Penso di sì. In giro c’è una montagna di gente che si è spaventata nel vedere quello che è accaduto. Le espulsioni e il sospetto che la Lega possa finire mi spingono a tornare per sistemare le cose”.
Il nuovo leader del partito sarà scelto dalle primarie del movimento e poi nominato ufficialmente dal congresso federale che si terrà a Torino il 15 dicembre.
L’attuale segretario Roberto Maroni ha annunciato l’intenzione di non volersi ricandidare per lasciare spazio a “giovani rampanti”.
Per evidenti ragioni anagrafiche, il governatore della Lombardia non pensava certo a un ritorno del suo predecessore, ma guardava nella direzione di Matteo Salvini e Flavio Tosi.
Il Senatur potrebbe quindi competere nell’ascesa alla segreteria con il sindaco di Verona, ormai diventato uno dei suoi maggiori oppositori interni.
Ma non parla di solo del suo partito Umberto Bossi, durante la cerimonia di intitolazione di una piazza di Lazzate (Monza e Brianza) a un ex sindaco leghista. “Forza Italia? La sola parola Italia mi fa venire l’orticaria”, ha risposto a chi gli ha chiesto un commento sulla rinascita del partito di Berlusconi.
E sul Cavaliere ha aggiunto: ”Tutti dicono che decadrà ma, anche se decade, Berlusconi ha i voti e li può indirizzare. Anche lui è stato tradito dal suo partito perchè il sistema si è comprato gli uomini chiave del suo partito ed è capitato più o meno anche a me così”.
Il senatur è intervenuto anche su una possibile discesa in campo di Marina Berlusconi: ”Basta lui a far politica, non c’è bisogno della figlia. Lascerei perdere i figli… perchè uccidono”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 27th, 2013 Riccardo Fucile
“IL METODO BOFFO? COME L’OLIO DI RICINO E LE PURGHE”…”SPERO CHE MATTEO RENZI ARCHIVI LE IDEOLOGIE DI SINISTRA”
“Matteo Renzi ha ben chiaro che alcuni cascami ideologici che ci sono nella sinistra vanno archiviati. Ci riuscirà ? Speriamo”.
Sono queste le parole di Gianfranco Fini, ex presidente della Camera, tornato in televisione ospite del programma di Lucia Annunziata “In mezzora”.
“Anche il centrodestra – aggiunto – ha bisogno di uomini e donne nuove”.
“Non do consigli ad Alfano, ne capisco il travaglio” ma, spiega Fini “fino a quando potrà dirsi ‘diversamente berlusconiano? Si è visto che Berlusconi si rapporta in un certo modo con i suoi: o stai con lui o contro di lui”.
“Il governo Letta – dice Fini – deve continuare perchè è l’unico possibile, perchè affondare il governo Letta significa affondare l’Italia. Deve continuare fino al 2015 con il percorso scritto”.
Alla richiesta di quale sia la sua collocazione, Fini ha risposto: “Nel centro destra con una dimensione europea ed un profilo riformatore”.
“Non è importante – aggiunge – essere al governo è essenziale avere una cultura di governo”.
“Risultato elettorale di Fli disastroso”.
“Il risultato elettorale è stato un clamoroso insuccesso di Fli e ho sempre detto che non esistono uomini per tutte le stagioni”, dice Fini.
E annuncia che non si candiderà per le europee. “Sarei ipocrita se dicessi che sono lieto di non essere in Parlamento”, ma la politica è anche “la polis”.
Reato di clandestinità .
“Il reato di immigrazione clandestina non c’entra nulla con la Bossi-Fini. E’ stato introdotto nel 2009”.
Fini poi aggiunge: “E’ ininfluente. Personalmente non lo trovo infamante e lo manterrei, ma non incide di una virgola” su coloro che arrivano disperatamente nel canale di Sicilia.
“Uomini e donne – spiega l’ex presidente della Camera – che scappano non per cercare un lavoro, ma da guerre, epidemie e fame”. Io lancio un appello all’Ue, che è “una specie di fantasma”: “diritto d’asilo per ragione umanitaria. Poi i 27 paesi dell’Unione” si fanno carico di ospitarli.
(da “Huffington post”)
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Ottobre 27th, 2013 Riccardo Fucile
ALFANO CONTA LE TRUPPE, SONO 23 I SENATORI PRONTI ALLO STRAPPO, MA L’INCUBO DI UN SECONDO “CHE FAI, MI CACCI?” LO TERRORIZZA
Il segnale arriva da ministro delle riforme Gaetano Quagliariello, colomba della prima ora, che in
un’intervista a Sky Tg24 dice: “Il fatto che membri dell’ufficio di presidenza, come Alfano, non siano stati presenti ieri non è un caso: indica una distanza nel metodo e nella linea politica”.
Il day after dell’ufficio di presidenza in cui Silvio Berlusconi ha sospeso le cariche, a partire da quella del segretario Angelino Alfano, e ha rilanciato Forza Italia si apre all’insegna della conta.
“Il nodo di fondo – prosegue il ministro – è uno ed è quello del governo: alcuni pensano che debba andare avanti perchè una crisi sarebbe devastante. Altri, invece, pensano che questo governo non stia facendo i bisogni del Paese”.
E questo, sottolinea, “non è un punto di secondo ordine, ma centrale”.
Ma proprio qui, afferma Quagliariello, si trova una contraddizione “nel documento votato ieri” dall’ufficio di presidenza del Pdl: “da un lato si dice che il governo deve andare avanti, dall’altro si dice che la giustizia può diventare dirimente” in caso di voto per la decadenza di Berlusconi.
Intanto Alfano è indeciso sul da farsi.
Per ora rinuncia allo strappo, anche se ha avuto la rassicurazione che a Palazzo Madama lo seguirebbero 23 senatori.
Dalla sua cerchia ristretta trapela che sta vivendo il momento con grande tensione, quasi prigioniero del dilemma, se rompere o restare dentro.
Alfano conosce troppo bene le regole della casa per dimenticare il “trattamento” che Berlusconi riserva ai traditori.
Ma i suoi lo spingono al grande gesto: “Angelino non puoi farti trattare così – gli ripetono in continuazione i ministri a lui vicino – è una questione di dignità .
Però il vicepremier teme di fare la fine di Gianfranco Fini.
Davanti a lui aleggia il “fantasma” della sorte che è toccata all’ex presidente della Camera. E il ricordo di quando Fini sfidò a viso aperto il Cavaliere con la celebre frase: “Che fai, mi cacci?”.
Ad agitare il sonno di Alfano ci sono poi i sondaggi sul risultato di un suo eventuale partito alle prossime elezioni Europee: sotto il 4 per cento.
Parole apparentemente distensive arrivano dai ministri Nunzia De Girolamo e Maurizio Lupi, che puntano a prendere tempo e ad arrivare al consiglio nazionale, che dovrebbe sancire ufficialmente la rimessa in campo di Forza Italia.
“Noi pensiamo – dice la De Girolamo – che Berlusconi sia il leader del nostro partito, non l’abbiamo mai messo in discussione: è il numero uno e resta il numero uno. È in discussione tutto ciò che viene dopo il numero uno”.
E poi le parole che segnalano la conta in atto: “Ovviamente l’8 dicembre – aggiunge – discuteremo su chi veramente vuole bene a Silvio Berlusconi, come vuole bene a Silvio Berlusconi e come proteggerlo in una fase come questa, così complessa per la sua vita politica e personale. E chi, invece, lo tira solo per la giacca”.
Dello stesso avviso Lupi: “Non vogliamo la scissione – dice al Corriere della sera – al consiglio nazionale ci confronteremo”.
Parole distensive solo in apparenza – dicevamo – dato che, in vista del consiglio nazionale dell’Immacolata sono iniziate a partire le telefonate degli alfaniani sul territorio, tra i leader locali del partito, per vedere se ci sono i numeri per sfidare i lealisti.
I conti però non tornano, e i numeri sono bassi. Difficile trovare una maggioranza che al consiglio, oltre che a votare un documento politico, voti di fatto contro Berlusconi. Il no secco al ritorno di Forza Italia arriva invece dai pasdaran come Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni, che andrebbero subito alla scissione.
L’ex presidente della Regione Lombardia dice, in un’intervista alla Stampa: “Lo scioglimento del Pdl può essere deciso soltanto dal Consiglio nazionale. Quella di ieri è solo una proposta, non ha valore esecutivo. Alfano resta regolarmente in carica, almeno fino all’8 dicembre. Continua ad avere il potere di firma e qualunque suo atto sarà valido”.
Ma la certezza che si arrivi a un confronto l’8 dicembre è assai labile.
Difatti i punti dolenti su cui il Cavaliere potrebbe rompere prima col governo sono due: la legge di stabilità sui ci sono numerose critiche.
E naturalmente la decadenza. Berlusconi è stato chiaro dicendo che non vede come si potrebbe rimanere alleati con i propri carnefici.
Insomma, la conta è partita. Ed è partito anche, tra lealisti e alfaniani, il gioco del cerino.
Almeno fino al giorno dell’Immacolata. Poco più di un mese.
(da “Huffington post”)
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Ottobre 27th, 2013 Riccardo Fucile
UN ROSSO DI OLTRE 2 MILIONI DI EURO L’ANNO…SI PENSA ALLA RIDUZIONE DEGLI STIPENDI DEI REDATTORI, AI PREPENSIONAMENTI O A UNA COOPERATIVA DI GIORNALISTI
Le vie del berlusconismo sono infinite. Il Pdl naviga in acque agitate e, paradossalmente, ne beneficia il giornale storico della destra: il Secolo d’Italia.
Visto che le sorti politiche di Silvio Berlusconi restano incerte, tutte le anime di destra fuori e dentro il Popolo delle Libertà si organizzano per trovare un posto al sole, in attesa delle prossime elezioni.
E quale mezzo migliore di un quotidiano per coltivare elettori?
Ecco perchè, molto probabilmente, le numerose correnti politiche presenti nella Fondazione An (che pubblica il giornale diretto da Marcello De Angelis) hanno deciso di salvare il giornale romano.
Salvare o almeno tentare di salvare, perchè per far quadrare i conti si sta pensando a uno stato di crisi che porti alla riduzione degli stipendi dei redattori oppure ai prepensionamenti o ancora si vorrebbe creare una cooperativa di giornalisti.
Solo negli ultimi due anni, il rosso è stato di 2,2 milioni di euro (nel 2011) e di altri 2,1 milioni (nel 2012).
Perdite che hanno portato alla decisione di abbandonare la carta stampata e proseguire le pubblicazioni solo su internet da gennaio.
All’interno della Fondazione coabitano, tra gli altri, gli ex di Alleanza Nazionale confluiti nel Pdl, gli ex solidali di Gianfranco Fini, Fratelli d’Italia e i politici più vicini a Gianni Alemanno.
Non è stato immediato mettere tutti d’accordo, tanto è vero che il cda della Fondazione è andato più volte deserto e non veniva mai deciso quante risorse destinare al quotidiano.
Il risultato è stato che a metà ottobre la redazione ha denunciato il mancato pagamento degli stipendi di settembre, anche se i problemi sono iniziati ben prima.
Lo scorso agosto, per esempio, la capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Giorgia Meloni, ha lanciato l’allarme “messa in liquidazione” per il giornale fondato nel 1952. Ma gli stipendi hanno saltato qualche mensilità fin dal settembre 2012.
E dire che la Fondazione An custodisce il patrimonio della destra italiana costituito da risorse liquide, investimenti e proprietà immobiliari.
Tanto che la crisi del Secolo d’Italia non ha impedito, a luglio, di approvare un bando che ha messo a disposizione 1 milione di euro per progetti e proposte a tutela e promozione del patrimonio politico, storico e sociale della destra italiana.
Secolo d’Italia escluso, ovviamente.
Adesso, al di là che il Secolo chieda o meno lo stato di crisi, dalla redazione uscirà comunque uno degli ex onorevoli che, a fine carriera politica, sono tornati a lavorare (da casa e senza vincoli editoriali) al giornale.
Si tratta di Gennaro Malgieri, che percepisce un importante stipendio da ex direttore dello stesso quotidiano e si avvicina all’età pensionabile.
In redazione resiste però un nutrito gruppo di ex, da Mario Landolfi a Italo Bocchino e Silvano Moffa.
Camillo Dimitri
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Ottobre 27th, 2013 Riccardo Fucile
LA PITONESSA HA APPENA VENDUTO UN PACCHETTO DI AZIONI DELLA SOCIETA’ DELL’EX MARITO CANIO MAZZARRO… TITOLI STRAPAGATI E CEDUTI A UN PREZZO INFERIORE DEL MERCATO
Daniela Santanchè ha problemi di Borsa. Nel senso di listino, mercato azionario. 
La pasionaria berlusconiana, in arte “la pitonessa”, si è infilata in un tunnel di affari sballati.
Titoli comprati e poi venduti a stretto giro di posta. Una girandola di cui è difficile afferrare il senso a meno che l’intraprendente Santanchè, che ama vantare il suo curriculum da business woman tutta d’un pezzo, non abbia perso d’improvviso la capacità di far di conto, di calcolare perdite e guadagni.
Oppure, ma è solo un’ipotesi, può essere che la parlamentare Pdl abbia deciso di darsi alla beneficenza a favore di qualche ignota controparte
Tre giorni fa, per dire, è passato di mano in Borsa il 5,5 per cento di Bioera, piccola azienda specializzata nei prodotti bio, cosmetici e non.
A vendere è proprio lei, la Santanchè, che incassa circa 740 mila euro.
Le azioni vengono scambiate a 37 centesimi ciascuna. Quel giorno, però, la quotazione di Bioera ha sfiorato i 40 centesimi.
Poco male, si dirà , lo sconto serve da incentivo all’acquirente di un pacchetto azionario di una certa consistenza.
A ben guardare, però, si scopre che la pitonessa aveva comprato quelle stesse azioni solo cinque mesi prima.
E l’acquisto era stato concluso a un prezzo ben superiore: 0,45 euro.
Particolare importante: quel giorno, era il 24 maggio, i titoli Bioera quotavano intorno ai 23 centesimi.
Dunque l’imprenditrice con targa Pdl ha strapagato un pacchetto di titoli che poi ha rivenduto nel giro di poche settimane a un prezzo inferiore.
Sorprendente, a dir poco.
Va detto che Bioera assomiglia molto a un affare di famiglia, o quasi.
La società è controllata da Giovanni Canio Mazzaro, l’ex marito della Santanchè che possiede la maggioranza del capitale.
A maggio la pitonessa berlusconiana aveva comprato una quota del 15 per cento circa risolvendo una lunga disputa legale che opponeva Mazzaro al fondo First Capital. Quest’ultimo è uscito di scena girando le sue azioni alla nuova entrata.
Tempo un paio di mesi e Mazzaro ha restituito il favore rilevando, tramite Bioera, il 40 per cento di Visibilia, la concessionaria di pubblicità fondata, gestita e controllata dalla Santanchè
Che c’entrano i prodotti biologici con gli spot? Mistero.
E infatti Bioera per completare l’acquisizione ha dovuto cambiare il proprio statuto allargando l’oggetto sociale.
Fosse solo questo, il problema. Bioera viaggia in perdita.
Nei primi sei mesi di quest’anno ha perso un milione su 24 di ricavi.
E anche Visibilia che ha chiuso il 2012 in stentato pareggio (rosso di 30 mila euro) ha dovuto ricorrere alla cassa integrazione per i dipendenti.
Moglie e marito separati nella vita ma uniti nelle perdite.
Vittorio Malagutti
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Ottobre 26th, 2013 Riccardo Fucile
SPINTONATO DA UNA DONNA MISTERIOSA IN CENTRO A ROMA, POI LA FUGA IN AUTO
Location: piazza di Fontanella Borghese, pieno centro di Roma.
Ore 17: il vicepresidente del Senato e autorevole esponente de Pdl, Maurizio Gasparri, attualmente nè falco nè colomba , ma “pontiere” nel senso di coloro che stanno a metà del guado in attesa di vedere chi vince, si aggira con il telefonino all’orecchio.
La cronaca non ci dice con chi era al cellulare: se qualche rapace o qualche colombofilo.
All’improvvivo si profila l’attentatrice: si avvicina al senatore e lo spintona gridando “Mi fate schifo, ve ne dovete andare via tutti».
Gasparri riesce a evitare eroicamente la caduta, barcolla ma non molla.
I resoconti dicono che alla scena hanno assistito alcuni passanti e i militari di guardia alla sede della delegazione spagnola che sono intervenuti.
Non è specificato a difesa di chi dei due.
Sul posto arriva anche la polizia, ma dell’attentatrice nessuna traccia.
Si sarebbe allontanata e nessuno l’ha vista bene per poter sperare di portare a una ipotesi di identificazione.
Pare certo che parlasse italiano, quindi è da escludere l’ipotesi di un attentato internazionale ordito da Al Qaeda.
Gasparri a quel punto salta su un’auto e si dilegua: non sia mai che il gesto della donna diventi contagioso.
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Ottobre 26th, 2013 Riccardo Fucile
COLLEZIONE PRESENZE NEI TALK SHOW POLITICI CON UN RITMO INSOSTENIBILE PER CHIUNQUE ALTRO… ANCHE PERCHE’ IN PARLAMENTO NON CI VA MAI
Accendi la tv, qualsiasi canale, e lei c’è. 
Accendi la radio e lei parla.
Apri il giornale e c’è una sua intervista.
La sovraesposizione mediatica di Daniela Santanchè non è una novità delle ultime ore ma, con la diatriba tra falchi e colombe che sta lacerando il Pdl, la situazione ha raggiunto dei livelli difficilmente sostenibili.
Prendiamo un giorno qualunque della vita della pitonessa, giovedì 24 ottobre. L’onorevole Santanchè si deve alzare presto: prima delle otto deve presenziare al programma mattutino di La7, ‘Omnibus’.
Obiettivo del suo intervento: difendere Silvio Berlusconi dall’accusa di aver comprato il voto di De Gregorio.
Dall’altra parte dello schermo sono in 183mila ad ascoltarla, uno dei risultati peggiori dell’anno per la trasmissione.
Passano poche ore ed è il momento di un’intervista radiofonica alla Zanzara, su Radio24, in cui è il copione prevede di difendere come sempre Berlusconi, ma stavolta dall’ex moglie Veronica Lario: “Io preferisco pagare gli uomini e non essere pagata. Per me le donne devono lavorare e permettersi il lusso di essere come gli uomini e pagare gli alimenti”.
Che cosa questo abbia a che fare con il suo lavoro di parlamentare non è dato saperlo.
La giornata vola velocemente verso la fine ed è il momento di tornare su La7, stavolta ospite di Lilli Gruber e del programma Otto e Mezzo.
Il format vede la Santanchè all’attacco della legge di stabilità , del Pd e di Rosy Bindi per la nomina all’antimafia.
A guardarla sono oltre un milione e 700 mila persone: un bel numero, soprattutto se confrontato con la “colomba” Gaetano Quagliariello che il giorno prima, nella stessa trasmissione, si era fermato a poco più di un milione e 300mila ascoltatori.
I falchi vincono, almeno in televisione.
Arrivati a questo punto si potrebbe pensare che si tratta di un caso, di un giorno eccezionale per Daniela Santanchè, del “solito accanimento giornalistico”. Nient’affatto: la vita della Pitonessa prevede quasi esclusivamente interviste e comparsate, come testimoniano i numeri dell’osservatorio OccupyTv : dal 9 settembre ad oggi, Santanchè è stata ospite in dodici diverse occasioni, eguagliata solo dal collega Maurizio Gasparri.
Otto e mezzo, Omnibus, Porta a Porta, l’Arena, Virus, Quinta Colonna: non importa l’emittente o il conduttore, lei c’è sempre.
Ma fuori dal monitoraggio di OccupyTv ci sono anche le ospitate ai programmi notturni (Linea Notte su Rai 3) e le interviste a quotidiani e settimanali che non è possibile contare.
L’iper presenzialismo di Daniela non è purtroppo corrispondente al suo impegno in Parlamento, dove l’onorevole del centrodestra colleziona oltre l’85 percento di assenze durante le votazioni e non c’è praticamente mai durante i dibattiti che contano.
Intanto però imperversa in tv e da qui parte la nostra richiesta di aiuto: qualcuno salvi gli italiani dalla pitonessa.
Mauro Munafò
(da L’Espresso“)
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Ottobre 26th, 2013 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE LIGURE AVREBBE PRELEVATO IN DUE ANNI 189.000 EURO DAI FONDI PUBBLICI PER LE SPESE… TRADITO DAL FEDELISSIMO: “MONTELEONE PRESE QUEI SOLDI”
C’è una differenza netta che, a giudizio degli inquirenti, separa l’inchiesta sulle spese sospette dell’Udc da quella sugli altri partiti coinvolti finora: il problema in questo caso non sono i vini pregiati, le mutandine, la bigiotteria, le terme o il cibo per gatti acquistati con i soldi dei contribuenti.
Il punto è che i fondi sono proprio spariti, sono usciti dalle casse del partito senza pezze giustificative.
In particolare, nei due anni tra l’inizio del 2010 e la fine del 2011 il presidente del consiglio regionale Rosario Monteleone ha prelevato in contante, dai depositi del gruppo consiliare, 189mila euro, di cui ne ha giustificato circa la metà .
In media, spalmati su quell’arco temporale, una paghetta aggiuntiva allo stipendio niente male: 8mila euro al mese cash.
Ma nelle carte della Finanza c’è di più.
Nello stesso periodo in cui Monteleone incassa questi «rimborsi» assai poco spiegati, i suoi «principali conti personali», dove secondo le Fiamme Gialle finiscono gli emolumenti da consigliere regionale, hanno movimenti in uscita definiti «esigui», in ogni caso del tutto insufficienti a spiegare il tenore di vita del politico.
Ultimo elemento fondamentale: quando nel 2012 i partiti finiscono nella bufera, il numero uno dell’assemblea ligure da un lato riduce i prelievi dai conti del partito, dall’altro aumenta invece quelli dai depositi personali. Perchè, si chiedono i finanzieri?
Non c’è dubbio che nelle informative sulle “spese pazze” trasmesse dai militari al sostituto procuratore Francesco Pinto, quello della formazione centrista sia definito un caso «anomalo». Al centro degli accertamenti infatti non ci sono più acquisti stravaganti, per usare un eufemismo, scontrini che difficilmente possono essere considerati legate all’attività politica.
Qui la questione è un’altra: metà dei soldi fuoriusciti dai conti dell’Unione di Centro, e incassati in banconote sonanti da Monteleone, al momento paiono finiti un buco nero.
Un tassello importante s’è materializzato con le dichiarazioni del capogruppo in Regione Marco Limoncini, l’unico altro rappresentante che avesse accesso ai fondi alimentati con il finanziamento pubblico.
Limoncini è stato sentito mercoledì, il giorno prima dell’interrogatorio del collega di partito, e ha consegnato a chi indaga tutte le distinte dei prelievi in contanti eseguiti personalmente.
Al netto di quanto ritirato dal capogruppo, che sulle proprie spese ha presentato una vasta documentazione, rimangono 189mila euro.
Quelli che, atti alla mano, sono finiti nelle mani di Monteleone.
Prelevamenti elevati, anche di 11mila o 5mila euro a volta, ai quali vanno aggiunti altri 34mila euro “estratti” dai conti dell’ufficio di presidenza.
Marco Grasso e Matteo Indice
(da “il Secclo XIX”)
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Ottobre 26th, 2013 Riccardo Fucile
L’ANALISI DI ANNALISA TERRANOVA SU “SEGNAVIA”…PIU’ CHE CHIUDERE I CONTI CON I COLONNELLI PARE RIAPRIRLI… L’ESPERIENZA INNOVATIVA DI FLI LIQUIDATA, ADDIO DESTRA MODERNA, SI VA DOVE SOFFIA IL VENTO
Visto il libro di Gianfranco Fini. Sfogliato, più che altro. Ma qualcosa già si intuisce, più di qualcosa anzi. 
Innanzitutto sono importanti le conclusioni, là dove Fini fa esplicito riferimento ai tentativi in atto di rifondare la destra e propone un orizzonte problematico a questo schieramento di “reduci” che si rimette in cammino per incollare i cocci.
Guardare al futuro, fare i conti con il berlusconismo, superare le rozze contrapposizioni del passato, ragionare sulla partecipazione. Cose non nuove, del resto.
Colpisce il tono sbrigativo con il quale si assolve l’ex classe dirigente della destra il cui unico peccato non è stato certo solo quello di lasciarsi sedurre dal Cavaliere.
Non si risponde alla domanda di fondo: possono essere ancora quelli gli uomini adatti per rifondare la “cosa” di destra?
E che fine ha fatto la messa in discussione dell’etichetta di destra che pure timidamente Fini con Fli aveva intrapreso?
Il fatto che abbia scelto di sorvolare su questo fa comprendere che in realtà l’ex leader di An guarda con grande interesse ai movimenti in atto in quella che fu l’area della destra e che il mio sospetto che il libro servisse non a chiudere i conti con i colonnelli ma in realtà a riaprirli era assolutamente fondato.
La seconda cosa che colpisce è infatti l’esiguo spazio dato a Fli, che finisce con il coincidere solo con l’avventura dei parlamentari che lo seguirono nella scelta scissionista antiberlusconiana dopo la cacciata dal Pdl.
Il fatto di aver fatto coincidere Fli con il destino dei parlamentari finiani è stato il vero grande limite di quel progetto politico. Fini lo sa benissimo ma evita un ragionamento su questo aspetto.
Butta a mare, dunque, le ambizioni di quel progetto, comprese quelle venature “eretiche” che lo avevano reso interessante anche agli occhi di chi, già nelle file del Msi, contestava il recinto — soprattutto culturale — della destra e auspicava sintesi nuove all’altezza dei tempi.
Penso che questa scelta di Fini sia voluta e consapevole: non a caso nel libro evita accuratamente di citare tutti i nomi di coloro che più si sono spesi per dare al progetto finiano caratteristiche di avanguardia oltre la destra, i nomi, per essere più chiari, compromessi con il percorso rautiano o con quello della nuova destra.
E’ una scelta funzionale alla “pace” futura che si siglerà tra i reduci di cui parlavo all’inizio, i rifondatori di una casa comune che loro stessi, con diverse responsabilità , hanno contribuito a demolire, una casa che al tempo stesso non corrispondeva più — a mio avviso già dieci anni fa — alle reali necessità di un elettorato maturo e consapevole della caduta delle contrapposizioni novecentesche.
Una scelta che ha accantonato la sfida più interessante che Fli poteva incarnare, e cioè di essere una destra oltre la destra.
Per questo, le conclusioni del libro di Fini mi sembrano in singolare sintonia con un certo “racconto” che si va facendo dell’avventura finiana, che sarebbe stata rovinata e deturpata da quelli che stavano con Fini da posizioni di sinistra e che intendevano guardare al di là della triade Dio-patria-famiglia.
Sarebbero stati loro, con le loro fughe in avanti, con le loro logiche incomprensibili per l’elettorato di destra, a rovinare tutto.
Insomma, come dice La Russa, tutta colpa di quelli che sembravano usciti da una sezione di Rifondazione.
Fini sa bene che non è così (e anche La Russa lo sa) ma, per convenienza, per pigrizia e perchè in fondo ognuno ha la sua storia, sposa con il suo silenzio questa “narrazione”.
Così tutto torna a posto: Fini, i colonnelli, l’elettorato di destra, i finiani non trasgressivi, i berlusconiani pentiti.
E quelli che rovinano sempre tutto andranno a fare guai altrove perchè, diciamolo chiaramente, la rifondazione della destra è un po’ noiosetta.
Futuro e libertà ha avuto almeno accenti di “eresia” – vedi l’esperimento di Latina – che rendevano l’avventura un po’ divertente.
Cancellati quelli, dell’avventura finiana resta ben poco da salvare.
Almeno per chi scrive.
Annalisa Terranova
(da “Segnavia”)
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Il commento del ns. direttore
Nessuno è immune da sbagli, ma sarebbe buona norma, quando hai trascinato le truppe in un dirupo, circondandoti, in occasioni distinte, di pretoriani senza nerbo (sulla presenza di “cervello politico” meglio non soffermarsi…) lasciar giudicare il proprio operato da terzi ( o, se qualcuno volesse usare una parola grossa, dalla Storia).
Se poi proprio non si può fare a meno di scrivere le memorie, sarebbe auspicabile iniziarle con una seria autocritica, magari chiedendo scusa a tanti militanti che hanno avuto il torto di credere in una destra “eretica”.
Quella destra nei confronti della quale peraltro, fino alla nascita di Fli, non si può dire che Fini abbia mai mostrato interesse e attenzione nel suo percorso politico.
Non eravamo tra coloro che si aspettavano chissà che rivelazioni dal “libro natalizio” di Fini, magari solo qualche verità .
Quelle che sono state alle origini del fallimento del progetto di Bastia Umbra, ad esempio.
Fini invece pare voler “imbalsamare” quella destra eretica della legalità , dei diritti civili, della trasversalità , della solidarietà che aveva suscitato l’interesse di milioni di italiani, nel suo personale museo delle cere.
Per ironia della sorte si potrebbe dire, ai suoi tardivi laudatori, che è andato “talmente oltre” da ritornare al punto di partenza.
E chi torna indietro ha la disgrazia di ritrovare pure i “colonnelli di strada” e magari anche quelli che si perdono nei viali (non solo del tramonto).
Se il progetto di Fli è fallito non è certo per i suoi contenuti, ma per il fatto che se le idee camminano con le gambe degli uomini, affidarlo a degli azzoppati, incapaci di tradurlo di coerente prassi politica, non è stata la scelta migliore.
E ipotizzare di mandare alle prossime Olimpiadi una staffetta di rottamati dalla artrosi e dai compromessi, bombati da ri-costituenti e da plastiche facciali, fratelli “sole”e sorelle “lunatiche”, per poi magare allearsi con chi è la negazione quotidiana dei valori di riferimento della destra, non ci pare proprio la soluzione dei problemi .
Una speranza la conserviamo: che Fini non segua l’esempio di Bruno Vespa e non ci proponga un libro natalizio ogni anno.
Meglio un biglietto di auguri.
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