Dicembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
LA VIOLENZA AL POTERE: “TEPPISTI, CHISSA’ COSA SUCCEDERA’ ANCORA”…LA POLIZIA ERA PRESENTE, MA NON HA AVUTO ORDINE DI INTERVENIRE
Meno di un centinaio di manifestanti hanno provocato la chiusura delle aziende della zona industriale di Molfetta: il centro commerciale Mongolfiera, Decathlon e l’outlet Fashion town.
Da Exprivia, società di information technology, arriva una testimonianza diretta dell’accaduto.
“Eravamo all’Ipercoop in pausa pranzo – racconta un dipendente della società di servizi tecnologici – e abbiamo assistito alle minacce di questi ‘teppisti’ ai negozianti. Non più di quaranta persone, con alcuni ragazzi al massimo ventenni, hanno costretto i lavoratori a lasciare la struttura. Poi siamo tornati in Exprivia e sono arrivati anche nelle nostre palazzine”
In pochi minuti la situazione è degenerata. “Hanno cominciato ad urlare e inveire – continua il testimone – prima fuori dall’azienda, poi dentro, battendo i pugni contro i vetri e violando la proprietà privata.
All’inizio sembrava che la situzione si potesse risolvere, dopo che avevano parlato con i nostri responsabili, poi invece ci hanno intimato di uscire.
Abbiamo temuto che potessero danneggiare i computer e i nostri strumenti di lavoro e così abbiamo obbedito, mentre la polizia assisteva alla scena”.
Per impedire che qualcuno potesse continuare a lavorare “hanno staccato la corrente elettrica alle palazzine, dove erano centinaia di persone. Ci chiediamo, a questo punto, cosa succederà domani?”, dice temendo per nuove irruzioni.
Anche al call center della Network Contact il momento è delicato. “Stavamo raggiungendo gli uffici – dice un lavoratore – e già abbiamo intuito qualcosa dalle code allo svincolo per arrivare alla zona industriale. Chi avrebbe dovuto iniziare il turno pomeridiano non è potuto entrare e chi era a lavoro da stamattina è stato fatto uscire, compresi i dirigenti. Ci hanno costretto a chiudere i cancelli”.
La situazione in serata è più tranquilla, ma chi lavora nella zona pensa che altri manifestanti stanno arrivando per, di fatto, battere palmo a palmo tutta l’area produttiva di Molfetta.
Il sindaco Paola Natalicchio, fuori città per impegni personali, ha affidato a Facebook un commento nel primo pomeriggio: “L’Amministrazione sta vigilando sul generoso lavoro di vigili e carabinieri. Intanto a chi ha scelto di protestare dico: rispetto il vostro disagio e le vostre idee ma ogni atto di violenza e intimidazione, come quello accaduto stamattina a un’anziana signora, troverà sempre la mia e la nostra più convinta dissociazione”.
E si è rivolta agli studenti che hanno partecipato alle manifestazioni con una lettera aperta. “Perchè non prendete le distanze, subito, da chi lascia che la violenza si infiltri tra le vostre speranzose battaglie? Perchè non protestate a mani alzate, con la forza delle vostre parole e delle vostre idee, contro chi vuole barattare a basso prezzo le rivendicazioni pacifiche e nonviolente con una rivolta facinorosa in cui ogni richiesta si perde e ogni giusta rivendicazione si trasforma in ingiusta prepotenza? (…) Mi fido di voi”.
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
L’IGNORANZA AL POTERE: E’ ACCADUTO IERI ALLA UBIK, FREQUENTATO LUOGO DI DISCUSSIONE E INCONTRO AL CENTRO DELLA CITTA’
E’ una manciata di secondi, il tempo di un battibecco, uno delle migliaia nel corso della protesta dei
forconi.
Però fa correre i brividi lungo la schiena e riporta a roghi che hanno aperto stagioni oscure della storia.
Accade alle 17 di martedì in corso Italia, nel centro di Savona.
Un gruppo di forconi passa di corsa diretto verso piazza Sisto IV dove si trova il Comune.
Si ritrovano all’altezza della libreria Ubik, che per tutto il ponente ligure non è solo una libreria ma centro di dibattito, discussione, riflessione e protesta, ma protesta intelligente, documentata, pacifica.
La gestisce con entusiasmo Stefano Milano. Alle casse ci sono tre giovani librai. Racconta uno di loro, Giacomo Checcucci: “Un gruppetto di loro si è fermato sulla soglia. Ci hanno urlato “Chiudete la libreria, bruciamo i libri”. I
o e i miei colleghi gli abbiamo risposto a tono urlando “Ma andate a studiare”.
Uno di loro è entrato anche all’interno, ha urlato ancora qualche frase e poi sono andati via”.
La notizia dell’accaduto pubblicata su Facebook ha suscitato profonda indignazione. Una foto di un rogo tristemente celebre, quello del 1933 ad opera dei nazisti, ha stimolato un dibattito e la condanna di un’ignoranza che, strumentalizzata dai capibastone, può diventare strumento di distruzione di massa dei cervelli.
Marco Preve
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Dicembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
L’INDAGINE DELLA PROCURA DI MONZA SULLA “SANGALLI”, SOCIETA’ CHE OPERA IN TUTTA ITALIA NEL SETTORE RACCOLTA RIFIUTI….IN MANETTE IL SINDACO DI PIOLTELLO (PD) E IL VICESINDACO DI FROSINONE (FRATELLI D’ITALIA)
Appalti per oltre 260 milioni, da ottenere con il pagamento di tangenti a politici locali e funzionari pubblici che, in cambio, si sarebbero adoperati direttamente e indirettamente per manipolare le procedure delle gare d’appalto.
È questa la ricostruzione della procura di Monza nell’ambito dell’inchiesta che ha portato la Guardia di Finanza ad eseguire gli arresti di 26 persone, 12 dei quali ai domiciliari.
Al centro dell’indagine c’è la “Sangalli Giancarlo”, società attiva in tutta Italia nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti e dei servizi ambientali: il titolare è finito ai domiciliari mentre i due figli in carcere.
Tra gli appalti finiti nel mirino degli inquirenti quelli per la raccolta dei rifiuti dei comuni di Monza, di Andria, di Canosa, di Frosinone (non ancora assegnato) e per la pulizia di spurghi, manutenzione tombini assegnati tra il 2002 e il 2012 alla metropolitana milanese.
L’inchiesta, coordinata dai pm di Monza, Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo, nasce da quella chiamata Briantenopea che lo scorso marzo aveva portato a 37 arresti, tra cui l’ex assessore comunale di Monza, Giovanni Antonicelli e Giuseppe Esposito, detto Peppe O’Curt, ritenuto legato alla criminalità organizzata.
Le misure cautelari sono state firmate dal gip Claudio Tranquillo.
Le accuse contestate ai 41 indagati, tra i quali oltre al sindaco di Pioltello (Milano) e tre assessori, ci sono funzionari comunali e provinciali e anche diversi imprenditori, sono corruzione, turbativa d’asta, truffa aggravata ai danni di un ente pubblico ed emissione di fatture false.
Tra gli arrestati anche il vicesindaco di Frosinone Fulvio De Santis.
Gli oltre 200 finanzieri sono impegnati nell’operazione denominata ‘Clean city’ anche in numerose filiali di banche e conservatorie immobiliari per sequestrare conti correnti, titoli ed immobili, per un valore di circa 14 milioni di euro.
Sono finiti, tra gli altri, in carcere un assessore del Comune pugliese di Andria, Francesco Lotito, due funzionari del servizio idrico integrato di Metropolitana Milanese, Riccardo Zanella e Vincenzo Dodaro (in pensione), e la dirigente del settore ambiente del Comune di Monza, Gabriella Di Giuseppe.
Il gip Claudio Tranquillo ha invece disposto i domiciliari per 12 persone tra cui l’ex assessore monzese Giovanni Antonicelli (già finito in carcere lo scorso marzo e poi rimesso in libertà ) e l’ex presidente di Brianzacque Oronzo Raho.
È disposto invece l’obbligo di dimora, tra gli altri, per l’ex presidente e l’ex direttore generale dell’Amsa di Milano Sergio Galimberti e Salvatore Cappello e per l’attuale consigliere in Provincia di Monza e Brianza nonchè ex presidente della Commissione Ambiente della passata amministrazione comunale monzese, Daniele Massimo Petrucci.
Le accuse contestate a vario titolo nelle 316 pagine di ordinanza di custodia cautelare sono corruzione, turbativa d’asta pubblica, truffa aggravata ai danni di ente pubblico ed emissione di fatture false.
Le Fiamme Gialle hanno acquisito documentazione negli uffici dei Comuni di Monza, Pioltello e Peschiera Borromeo (Milano), di Andria, di Frosinone e della Metropolitana Milanese.
In conferenza stampa il procuratore della Repubblica di Monza, Corrado Carnevali, ha voluto assicurare che, nonostante l’indagine, tutti i servizi ai cittadini monzesi sono garantiti, che l’attuale amministrazione comunale di Monza non è coinvolta e che sono comunque tutelati i posti di lavoro dei mille dipendenti della società Sangalli.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
“CHIEDO LA FIDUCIA PER UN NUOVO INIZIO, NON FARO’ PIOMBARE IL PAESE NEL CAOS, AVANTI CON LE RIFORME”… “FINANZAMENTO AI PARTITI E PROVINCE VIA SUBITO”
“Sono qui a chiedere la fiducia per un nuovo inizio”. “Ho la determinazione a lottare con tutto me
stesso per evitare di rigettare nel caos tutto il Paese proprio quando sta rialzandosi: l’Italia è pronta a ripartire e è nostro obbligo generazionale” aiutare a farla.
Così il premier Enrico Letta ha esordito nel suo discorso.
Un intervento di 45 minuti in cui il premier ha nuovamente chiesto la fiducia al suo governo. Nella replica il premier è poi durissimo contro M5s: “Inaccettabile mettere alla gogna i giornalisti, questo – ha ribadito – è inaccettabile. Cosa dovrei fare io che ogni giorno leggo cose strampalate e ingiuste? Ma sono strampalate e ingiuste dal mio punto di vista”.”.
Ecco alcuni dei passaggi più importanti del discorso del premier
Attacco a Grillo
Nei primi passaggi del suo intervento Letta ha attaccato il leader del M5S Beppe Grillo. “Fanno pezzi democrazia rappresentativa,incitano insubordinazione”. E ha aggiunto “Questo parlamento repubblicano e le istituzioni esigono rispetto in periodi così amari”, spiega Letta, riferendosi indirettamente alle affermazioni di Grillo sulla vicenda dei ‘forconi’.
Del Cav non mi occupo
“Nella vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi non sono entrato e non ci entro neanche oggi” così Letta ha chiuso ogni polemica sulla questione giudiziaria del Cavaliere.
I quattro obiettivi per il 2014
Sul fronte riforme, sono quattro gli obiettivi che pone il Premier: per prima cosa la riduzione del numero dei parlamentari”, “quindi l’abolizione delle province”, “la fine del bicameralismo perfetto” e infine “una riforma del titolo V che metta ordine tra centro e poteri decentrati”.
No a leggi elettorali punitive
Bisogna andare “verso un meccanismo maggioritario”. Così il premier Enrico Letta, alla Camera, parlando di riforma elettorale. “Ora si deve facilitare la scelta dei cittadini e creare un legame tra elettori e eletti. Nessuno pensi a una legge punitiva verso altri: governo, maggioranza, il Parlamento tutto lavorino per dare pronta attuazione alla sentenza della Consutla e restituire la scelta ai cittadini”.
L’avvertimento a chi non ci sta
“Chi prova a far saltare il banco sulle Riforme ne dovrà rispondere ai cittadini”: Lo ha detto il premier Enrico Letta durante il discorso per la fiducia alla camera. Sulle riforme costituzionali “ci sarà una discussione aperta con tutte le forze di maggioranza” e si partirà dal lavoro del comitato dei saggi. Ma “chi farà saltare il banco ne risponderà ai cittadini che con referendum saranno comunque chiamati a valutare la riforma che ci farà scrollare di dosso l’immagine di un paese barocco”.
Via finanziamento pubblico partiti.
Fra i punti toccati dall’intervento a Montecitorio anche i costi della politica. “Troppo tempo è passato dalle proposte fatte dal governo sull’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e perciò confermo la volontà di completare definitivamente questo percorso entro l’anno con tutti gli strumenti a disposizione”, ha aggiunto il premier.
Lavoro.
C’era attesa sulla questione del lavoro. “Nel 2014 completeremo riforma degli ammortizzatori sociali, in un clima di dialogo sociale, andando verso un sistema che privilegi il lavoratore rispetto al posto di lavoro”, ha detto il premier. “Per la riduzione del costo del lavoro abbiamo cominciato con la legge di stabilità e qui alla Camera abbiamo deciso l’automatismo per cui i proventi della revisione della spesa e del ritorno dei capitali dall’estero vanno nella riduzione del costo del lavoro e lo inseriremo dopo il confronto con le parti sociali”, ha aggiunto.
Debito pubblico.
Nel suo lungo discorso Letta ha affrontato anche una serie di temi economici. “Il nostro debito pubblico è colossale e lo stiamo aggredendo. E’ importante perchè ce lo chiede l’Ue? Lo aggrediamo perchè ci costa troppo, nel rapporto tra debito e Pil paghiamo 90 miliardi di euro in interessi, soldi buttati”, ha sottolineato.
Senza Ue si torna Medioevo
“Vorrei – dice Letta riferendosi ai populismi anti Ue – tracciassimo una linea, di qua chi ama l’Europa e sa che senza l’Ue ripiombiano nel medioevo. Di là chi vuole bloccare l’europa e si scaglia contro i suoi limiti. La separazione è la più netta”. E poi aggiunte: “Chi vuole isolare l’Italia non voti la fiducia, chi cerca consenso con populismo non voti la fiducia al mio governo”.
Privatizzazione delle poste
“Studieremo con l’azienda e con i sindacati l’apertura del capitale di Poste e di altre aziende e la partecipazione dei lavoratori all’azionariato, permettendo loro una rappresentanza negli organi societari. E’ un’esperienza unica, un tentativo, ne parleremo insieme”
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Dicembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
IL MAGISTRATO HA GIUSTAMENTE RIFIUTATO DI MUOVERSI SU UN CARRO ARMATO LINCE … UN GRUPPO DI CITTADINI HA ORGANIZZATO UN SIT-IN DI SOLIDARIETA’ DAVANTI ALL’AULA BUNKER MILANESE
Dopo l’ultimo allarme legato alle nuove minacce lanciate dal boss Totò Riina il pm Nino Di Matteo ha deciso di non partecipare all’udienza sulla trattativa Stato-mafia che si svolge oggi a Milano nell’aula bunker di via Ucelli di Nemi.
È prevista la deposizione del pentito Giovanni Brusca.
Il magistrato nelle ultime settimane è stato il bersaglio di minacce anonime e violentissime intimidazioni da parte del boss corleonese. Che addirittura ha detto a un detenuto: “Lo faremo in modo eclatante”.
Proprio per queste minacce era in forse la trasferta nel capoluogo della toga di Palermo. Un gruppo di cittadini ha organizzato un sit-in di solidarietà davanti all’aula bunker in cui si celebra il dibattimento. I manifestanti esibiscono lo striscione con scritto “Milano sta con Di Matteo“.
A rappresentare l’accusa in aula sono il procuratore di Palermo Francesco Messineo, l’aggiunto Vittorio Teresi e i pm Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia.
La Procura non ha ritenuto che ci fossero le condizioni di sicurezza per una trasferta a Milano del pm.
Il nuovo allarme risale a venerdì scorso, quando la Dia, che sta ascoltando ore di conversazioni registrate di Riina, capta una frase molto allarmante che riguarda proprio Di Matteo.
Le parole del boss fanno pensare che il progetto di attentato al magistrato sia giunto a una fase esecutiva. La notizia viene comunicata subito alle Procure di Palermo e Caltanissetta, che indaga sulle intimidazioni al pm.
Sabato i vertici degli uffici giudiziari nisseni e palermitani si riuniscono e decidono di rivolgersi al ministro dell’Interno Angelino Alfano che li riceve domenica.
Come prevede la legge in casi eccezionali, i magistrati consegnano al ministro le intercettazioni di Riina: il codice di procedura penale stabilisce infatti che l’autorità giudiziaria possa trasmettere copie di atti di procedimenti penali e informazioni Viminale ritenute indispensabili per la prevenzione di delitti per cui è obbligatorio l’arresto in flagranza.
Nella frase sentita venerdì Riina, che in un’altra conversazione aveva anche detto al boss della Sacra Corona Unita riferendosi a Di Matteo “tanto deve venire al processo”, non farebbe riferimenti specifici a Milano.
Ma la trasferta nel capoluogo lombardo era stata organizzata ed era nota da settimane, quindi ci sarebbe stato tutto il tempo di mettere in piedi eventuali atti intimidatori. Inoltre le condizioni di sicurezza dell’aula bunker non sono state ritenute ottimali.
Di Matteo è già sottoposto a protezione di “livello 1 eccezionale”.
Nell’ultimo Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica che si è svolto a Palermo alla presenza di Alfano, si è discusso anche di potenziare la vigilanza attraverso spostamenti in un Lince blindato e dotando la scorta del pm del bomb jammer, un dispositivo che neutralizza congegni usati per azionare esplosivi.
Ma il magistrato si è rifiutato di andare in giro a bordo di un carro armato: “No, non se parla. Non posso andare in giro per Palermo, in un centro abitato con un carro armato. Non chiedetemelo” avrebbe detto la toga — come riporta il Corriere della Sera — quando gli è stata mostrata la foto del Lince.
(da “il Fatto Quotidiano“)
Commento del ns. direttore
Prendiamo atto che lo Stato italiano non è in grado di trasferire in sicurezza un magistrato da Palermo a Milano, un bel messaggio per i collaboratori di giustizia e i testimoni in genere.
Salvo che non si aggiri, per non dare nell’occhio, su un carro armato anti esplosivi come fossimo in Afghanistan.
Qualcuno obietterà , che avreste fatto voi?
Semplice: avremmo condotto Riina in un ampio salone con dieci sgabelli e dieci cappi che pendono dal soffitto.
Sugli sgabelli in piedi avrebbe trovato i dieci familiari a lui più cari, senza distintizione di sesso ed età , con la corda al collo.
Poi ci saremmo rivolti a lui: “Totò, tra poco facciamo partire Di Matteo su un’auto scoperta da Piazza Politeama a Palermo per Milano. Qua hai un cellulare e due minuti di tempo: se hai qualche amico che vuole salutarlo digli pure che quando passa sono graditi gli applausi e i “viva Di Matteo”. Poi fino a che non arriva in tribunale a Milano stiamo tutti qua con i tuoi familiari, cosi li vedi bene in viso. Sperando che non sia per l’ultima volta. Gli sgabelli certe volte cedono…”
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Dicembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
DOPO I GIORNALISTI ALLA GOGNA, GRILLO VUOLE I POLITICI (QUINDI ANCHE LUI) AL PATIBOLO… BERLUSCONI SI TRAMUTA DA DIFENSORE DELL’ORDINE A EXTRAPARLAMENTARE
Si apre il terzo giorno della protesta dei Forconi e il prefetto di Torino ha ottenuto rinforzi per
contrastare manifestazioni – parole sue – «uniche nel loro genere perchè basate su azioni sporadiche e presidii improvvisi in diversi punti».
Una città storicamente abituata a convivere con forme radicali di conflitto ieri è parsa alla mercè di manifestanti che potevano interrompere a loro piacimento qualsiasi servizio pubblico e intimidire i commercianti.
Il tutto in un vuoto pneumatico, nel quale assenti la politica e le forze sociali, troppo lento nell’agire il ministro dell’Interno, il peso del confronto – persino psicologico – è stato caricato sui poliziotti.
Nessuno sottovaluta ampiezza e profondità del malessere che attraversa la società e che mette in difficoltà le frange più deboli del lavoro autonomo, come i camionisti con un solo Tir o gli ambulanti, ma si ha l’impressione che le loro rivendicazioni servano come foglia di fico ai veri capi della rivolta.
Sul campo è nato con il logo dei Forconi un attore sociale e politico trasversale, il cui retroterra non è chiaro e che ha aggregato di tutto, persino gli ultrà del calcio.
Un mondo politico costantemente alla ricerca di un copione da recitare non aspettava altro che strumentalizzare la protesta.
Beppe Grillo ha intravisto nella mobilitazione dei Forconi la possibilità di intestarsi «il disagio sociale» per saldarlo alla collaudata retorica anti-politica. Ne è scaturito un incredibile invito alla polizia a farsi da parte, a non difendere più uomini/luoghi delle istituzioni.
È la democrazia a 5 Stelle che prevede che l’avversario, se giornalista, debba essere messo alla gogna e se, politico, lasciato in balia della collera dei Forconi.
Anche Silvio Berlusconi non ha resistito alla tentazione di far sentire la sua voce intimando al governo di convocare subito gli autotrasportatori ribelli, che lui comunque vedrà già oggi in parallelo al discorso che il premier Enrico Letta terrà in Parlamento.
La vecchia tattica del Pci di contrapporre simbolicamente Paese legale e Paese reale deve aver conquistato il Cavaliere nella nuova modalità di politico extraparlamentare.
Blocchi stradali à la carte e proclami populisti lascerebbero il tempo che trovano se non fosse il contesto a renderli pericolosi.
La sensazione di vuoto avvertita a Torino rappresenta una metafora della nostra attuale condizione.
Siamo «tra color che son sospesi», chiediamo immediate e incisive riforme della politica e la Corte costituzionale ha messo in scacco chi dovrebbe votarle.
Vediamo che altri Paesi stanno uscendo dalla recessione e noi dobbiamo accontentarci che il Pil non viaggi più in negativo.
Forse è troppo facile indirizzare tutto ciò verso Palazzo Chigi, ma è la coincidenza temporale a imporlo.
Letta è atteso a Montecitorio per un passaggio politico che si presenta delicato.
Non prometta la luna, come fece nel discorso di insediamento, affronti i nodi che gli si sono parati davanti e dia le risposte che l’opinione pubblica attende.
Riempia il vuoto e avrà dato un contributo anche all’isolamento dei Forconi.
Dario Di Vico
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
GRILLO COME TOGNAZZI: “VOGLIAMO I COLONNELLI”… BERLUSCONI CERCA DI RIFARSI UNA VERGINITA’
Non era mai successo che il leader di una forza politica rappresentata in Parlamento chiamasse le forze dell’ordine a sostenere una rivolta, venendo meno al loro dovere di lealtà democratica.
C’è qualcosa di sinistro, un sapore cileno in questa visionaria pulsione insurrezionale. Una pulsione che sollecita i generali dei carabinieri, dell’esercito e della polizia, cui spetta il monopolio della forza, affinchè gli uomini in divisa si facciano promotori di una delegittimazione dello Stato.
Grillo vaneggia di miccia esplosiva e di Italia in fiamme, inseguendo l’estrema destra che si lascia facilmente riconoscere nel linguaggio dei volantini distribuiti ai blocchi stradali in cui si manifesta la disperazione degli ambulanti, dei camionisti, degli ultras da stadio.
A sua volta imitato dalla destra berlusconiana che spera di recuperare in piazza la verginità perduta in anni di malgoverno, fino alla mossa del Cavaliere pronto a incontrare i ribelli.
La spallata che Grillo già sognava giungesse dai cinque giorni di sciopero a oltranza degli autoferrotranvieri di Genova, dovrebbe trasformarsi in sollevazione per mandare a casa il Parlamento eletto a febbraio e, con lui, il governo e il presidente della Repubblica.
Tutti a casa, tutti corrotti, il popolo in piazza. Per iniziativa di chi?
Nientemeno che dei Forconi, l’opaco movimento che ha avuto per epicentro la patria dell’economia illegale, la Sicilia, e che ora ha raggiunto il Nord Italia viaggiando sui Tir alla volta dei mercati generali ortofrutticoli dove regna il lavoro nero.
Li incontro davanti all’Upim di piazzale Loreto a Milano, con le bandiere tricolori e i cartelli «Vendesi. Letta liquida tutto». Chi siete? «Siamo l’Italia». No, dai, dimmelo. «Il popolo, il popolo che si ribella». Organizzato da chi? «Da Facebook». Ma ci sarà pure un coordinatore fra voi… «Prova con quello lì, barba e cappello nero…».
Mi si affollano intorno, parlano tutti insieme: «Abbiamo il frigorifero vuoto»…
«Ti sembra giusto che a 19 anni devo mantenere mia madre e che ieri hanno pure arrestato mia sorella per un fatto di cui è innocente?»… «Io sono imprenditore, la prima volta che vado in piazza, mi porto la bandiera dell’Italia»… «E io ho una piccola gioielleria… »… «A questo punto ribellarsi è un dovere…».
Siete i Forconi? «Macchè, tutte le sigle, Movimento Autonomo Trasportatori, Cobas Latte, Life, Azione Rurale Veneto, sono superate: noi siamo l’Italia».
Jacopo Danielli, finalmente un nome, cresta bionda e orecchino, si autodefinisce «anarchico ma con criterio» e distribuisce un manifesto personale in cui critica l’estrema destra che si camuffa dietro ai Forconi; ma intanto è qui anche lui e mi chiede di aiutarli.
A fare cosa? «Restiamo per strada finchè non se ne vanno a casa tutti e mille gli abusivi del Parlamento, non ce la facciamo più». Cosa avevate votato? «Cinque Stelle tutta la vita, ma tra di noi troverai anche chi ha votato altro, sì, anche i fascisti». Perchè proprio in piazzale Loreto? «E ce le chiedi? Intanto perchè qui è stato appeso a testa in giù il regime di prima, e poi perchè da qui si blocca tutta la tangenziale Est di Milano».
Ma siete in poche decine, c’è un sacco di polizia… «Vuoi vedere come fermiamo il traffico? Basta fare un giro ogni dieci minuti…». «E stasera andremo tutti davanti a Mediaset perchè la televisione tiene nascosta la protesta del popolo ».
Sarà per le bandiere appoggiate sulle spalle, sarà per i ragazzi rasati e vestiti di nero, sarà per quelle signore arrabbiate che distribuiscono il volantino de “L’Italia si ferma” all’uscita del mètro («Ci hanno accompagnato alla fame, hanno distrutto l’identità di un Paese, hanno annientato il futuro di intere generazioni… contro il Far-West della globalizzazione che ha sterminato il lavoro degli italiani… per riprenderci la sovranità popolare e monetaria »), fatto sta che l’atmosfera è quella dello stadio di San Siro la domenica pomeriggio.
Difatti parte il coro «Uno di noi, Gad Lerner uno di noi…», che mi convince a filarmela prima che mi organizzino un blocco stradale apposta.
Ci sono dei finanzieri in assetto antisommossa, ma il casco lo portano legato alla cintura.
Proprio lì di fianco, in viale Brianza, c’è un altro assembramento, sia pure più ridotto: davanti a una delle macellerie più rinomate e care di Milano ci vuole una fila di mezzora per comprare il fassone piemontese a 30 euro il chilo. Eccola qui la solita Italia dei ricchi e poveri, arrabbiata e spaccata in due.
Questa jacquerie che aspira a trasformarsi in sommossa generalizzata l’avevo sentita montare nei giorni precedenti perfino nei negozi di sperduti paesini del Monferrato. La fornaia che ha finito il pane alle 11 perchè i clienti fanno incetta in vista del blocco delle strade.
L’ortolano prudente che lo sa già : «Lunedì inutile andare alle 4 del mattino ai Mercati Generali di Torino, tanto saranno chiusi ». Un tam tam del malcontento che non ha bisogno di leader per diffondersi.
Poi la prima esplosione con gli scontri di piazza davanti alla Regione Piemonte, quella il cui presidente si faceva rimborsare anche le sigarette e i mutandoni.
Nell’assedio si ritrovano gli ambulanti di Porta Palazzo, gli autotrasportatori e gli ultras delle tifoserie già da tempo coalizzati oltre il colore delle maglie.
Li unisce una rete tessuta silenziosamente da Forza Nuova e da altre sigle dell’estrema destra. Bastava leggere lo striscione di solidarietà con i sampdoriani cui la polizia aveva impedito di raggiungere Milano, esposto dalla curva nerazzurra di San Siro domenica 1 dicembre.
La sera di lunedì scorso avevo incontrato la protesta dei Forconi nel centro di Genova, dov’era arrivata per estensione dopo i blocchi delle stazioni e degli snodi autostradali nel Ponente ligure. In basso presidiavano piazza della Vittoria, la stessa del V-day di Beppe Grillo.
Ma nel cuore della città , intanto, altri gruppetti sparpagliati di manifestanti senza alcun simbolo, giovani incappucciati, trasportavano le transenne dei cantieri vicini fino in piazza De Ferrari per ostruire l’accesso a via XX settembre. Veloci, silenziosi. Saranno quelli dei centri sociali? Di nuovo un contrasto plateale, nelle strade opulente dello shopping natalizio. L’arteria commerciale intasata dagli automobilisti malcapitati.
Qui e là i manifestanti senza nome, drappelli di polizia con l’ordine di lasciarli sfogare.
Ma lungo imarciapiedi, davanti alle vetrine del lusso, faceva impressione riconoscere a poche decine di metri l’uno dall’altro alcuni anziani ben vestiti (no, non erano rom) inginocchiati a chiedere l’elemosina.
Bisognerà prima o poi raccontarla questa Italia dei nuovi mendicanti, non più solo gli stranieri venditori di rose avvizzite. Il piccolo commercio andato a rotoli, l’economia del finto lavoro autonomo che non regge più e s’incrocia con l’esasperazione dei precari.
Grillo si offre come capopopolo, aspira a metterli tutti insieme.
Propone come catalizzatore del loro malcontento l’obiettivo di decapitare la classe politica dei nominati. Me lo ripetono con gentilezza i manifestanti di piazzale Loreto: «Avevi votato per Bersani e ti ritrovi il governo Letta, sei stato truffato anche tu. Unisciti a noi, siamo senza lavoro e senza soldi, non ci fermeremo finchè non li avremo mandati a casa». «Ieri eravamo alla Bicocca e siccome dal coordinamento nazionale non venivano indicazioni abbiamo deciso di testa nostra di venire qui in Loreto. Domani (oggi,ndr) bloccheremo un’altra zona. I politici devono capire che per loro è finita, non abbiamo niente da perdere».
Su via Doria, dietro al monumento dei partigiani trucidati, sfilano i trattori dei coltivatori diretti alla Regione Lombardia.
La destra in piazza coi tricolori non può dichiararlo, ma confida di godere della simpatia di ufficiali e poliziotti.
Quanto a Grillo, lui ci prova. O la va o la spacca.
Gad Lerner
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Dicembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
“SE LETTA OTTERRà€ LA FIDUCIA, FAREMO IL FINIMONDO”… VERTICE IN PREFETTURA PER INDIVIDUARE I MANIFESTANTI CHE MINACCIANO I COMMERCIANTI
Nel secondo giorno d’assedio, i forconi di Torino hanno stretto il palazzo del Consiglio regionale del Piemonte e obbligato i negozi a chiudere ancora una volta. Dopo i disordini di lunedì sotto la sede della giunta di Roberto Cota, con lanci di pietre e bombe carte, ieri mattina alcuni manifestanti si sono ritrovati sotto Palazzo Lascaris, dove a protestare c’erano anche alcuni metalmeccanici della Fiom.
Davanti al palazzo dei 43 consiglieri indagati per le “spese pazze” ci sono stati momenti di tensione tra i due gruppi, divisi da un cordone di polizia.
Da una parte i forconi intonavano l’inno nazionale, dall’altra le tute blu rispondevano con “Bella ciao”.
Per tutta la giornata il traffico è stato in tilt negli snodi principali della città per i blocchi stradali, i mercati rionali sono rimasti chiusi e molti supermercati avevano le serrande abbassate per prevenire inconvenienti, viste le proteste contro la grande distribuzione che non ha aderito allo sciopero.
In alcuni casi sono dovuti intervenire i carabinieri. Il negozio di Eataly in centro città è stato fatto chiudere due volte lunedì, perchè alcuni uomini dal volto coperto e armati di spranghe hanno minacciato la security.
A Nichelino un assicuratore è stato picchiato ed è stato ricoverato in ospedale. In alcune zone della città i negozianti hanno ricevuto avvertimenti affinchè tenessero chiusi i loro esercizi, oppure sono stati costretti a chiudere dai manifestanti di passaggio.
“Sono inacettabili le minacce a commercianti per far chiudere le attività commerciali”, ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano.
Proprio per far fronte alle minacce ieri pomeriggio il procuratore aggiunto Paolo Borgna insieme a due sostituti (Andrea Padalino e Antonio Rinaudo) hanno incontrato i vertici dell’Ascom per instaurare una collaborazione e invitare i commercianti a denunciare i soprusi. “Condividiamo in parte le ragioni della protesta — aveva dichiarato lunedì la presidente dell’Ascom provinciale, Maria Luisa Coppa — ma non violenza e minacce”.
Poche ore dopo in prefettura si è riunito il comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico: “Abbiamo chiesto rinforzi”, ha detto il prefetto di Torino, Paola Basilone, dopo l’incontro col questore Antonio Cufalo, il sindaco Piero Fassino, i primi cittadini dei comuni della cintura, il presidente della Provincia Antonio Saitta e il procuratore capo Giancarlo Caselli.
Lunedì era apparsa chiaramente la difficoltà delle forze dell’ordine nel contenere la violenza. “Non è stato sottovalutato nulla, perchè nessuno immaginava una cosa del genere” , ha affermato il prefetto, mentre il questore ha aggiunto che “non c’è stata nessuna sottovalutazione, i nostri uomini si sono trovati a bissare i turni cercando di contrastare una situazione complessa e improvvisa”.
Al termine della seconda giornata otto manifestanti sono stati denunciati, quattro per interruzione di pubblico servizio e altri quattro per violenza privata. Un manifestante è stato fermato dalla polizia e portato in questura dopo che aveva fatto esplodere una bomba carta vicino alla stazione Porta Nuova. E già tuonano nuove minacce: “Se Letta otterrà la fiducia, faremo il finimondo”.
Lo leggo dopo
Al terzo giorno della protesta dei “forconi”, la polizia cambia registro. All’alba di stamane, agenti in tenuta antisommossa hanno sgomerato il Caat di Grugliasco, cioè i mercati generali di Torino, per consentire a 300 camion di uscire con le derrate per negozi e supermercati.
Non ci sono stati tafferugli con i duecento manifestanti. Rimosso anche il blocco che i manifestanti avevano istituito sin da lunedì mattina in piazza Derna.
Ora i manifestanti si limitano a consegnare volantini ma senza impedire la circolazione. Blocchi confermati invece ad Avigliana e Santena.
Notizie quest’ultime che sembrano far presagire a un’altra giornata difficile in città , con proteste imprevedibili, dal centro alla periferia, capaci di paralizzare il traffico e la mobilità delle persone.
Ed è proprio questa una delle accuse più frequenti che ieri i sindaci, a cominciare da Piero Fassino, hanno sottolineato nel vertice del comitato di sicurezza pubblica con prefetto e questore convocato nel pomeriggio su richiesta proprio del sindaco di Torino. “Non si ottiene così il consenso della gente ma solo rabbia e indignazione” ha spiegato Fassino.
E proprio Fassino ha ricevuto due telefonate dal ministro dell’Interno Angelino Alfano che ha promesso nuovi rinforzi per polizia e carabinieri. Nel frattempo la procura ha aperto un fascicolo contro ignoti e venti manifestanti sono stati denunciati per interruzione di servizio pubblico.
Uno dei leader del movimento Andrea Zunino comunque conferma che non c’è alcuna intenzione di sospendere la protesta: “Andremo avanti a oltranza, ma in modo pacifico”. E quasi a conferma di questa linea anche oggi i quaranta mercati di Torino si presentano deserti.
La protesta continua.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
DUE CITTADINI ITALIANI HANNO PRESENTATO IN SERATA DENUNCIA ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA
La nota del denunciante Piercamillo Falasca:
“Insieme al cittadino Giovanni Susta (ispirati giuridicamente dal cittadino Luca de Vecchi), abbiamo denunciato il signor Beppe Grillo all’autorità giudiziaria, perchè proceda secondo l’articolo 266 del codice penale (“Istigazione di militari a disobbedire alle leggi”).
Per chi non lo sa: sul suo blog, Grillo ha pubblicato una lettera aperta ai vertici di esercito, carabinieri e polizia perchè non proteggano più i politici, non facciano scorte e non assicurino la sicurezza dei palazzi istituzionali. La misura è colma, i cialtroni come Grillo vanno fermati. Denunciatelo anche voi.”
Art. 266 Codice Penale. Istigazione di militari a disobbedire alle leggi.
Chiunque [c.p. 327] istiga i militari a disobbedire alle leggi [c.p. 415] o a violare il giuramento dato o i doveri della disciplina militare o altri doveri inerenti al proprio stato, ovvero fa a militari l’apologia di fatti contrari alle leggi, al giuramento, alla disciplina o ad altri doveri militari, è punito, per ciò solo, se il fatto non costituisce un più grave delitto, con la reclusione da uno a tre anni [c.p. 115, 265, 272].
La pena è della reclusione da due a cinque anni se il fatto è commesso pubblicamente [c.p. 265, 268, 269, 272, 302, 327, 654; c.p.m.p. 8, 9, 214].
Agli effetti della legge penale, il reato si considera avvenuto pubblicamente quando il fatto è commesso:
1. col mezzo della stampa, o con altro mezzo di propaganda (1);
2. in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone;
3. in una riunione che, per il luogo in cui è tenuta, o per il numero degli intervenuti, o per lo scopo od oggetto di essa, abbia carattere di riunione non privata [c.p. 7, n. 1]
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