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FAME DA LUPI: DA CL FINO ALL’EXPO’, UNA CARRIERA DA PREDESTINATO

Maggio 12th, 2014 Riccardo Fucile

È IL SIGNORE DEI LAVORI PUBBLICI, DAI TEMPI DELL’ASSESSORATO A MILANO

Mentre i magistrati indagavano sui lavori dell’Expo Maurizio Lupi, 54 anni, potente ministro delle infrastrutture ciellino, nonostante tutto non avrebbe potuto accorgersi di nulla.
Neppure dei legami della cosiddetta “cupola” degli appalti Expo con Carlo Chiriaco — ex dirigente dell’Asl di Pavia già  condannato a 13 anni in primo grado — considerato dai pm referente della ‘ndrangheta nella sanità  lombarda.
Non poteva certo accorgersene, Maurizio Lupi, di questa nuova Tangentopoli che ha portato alla grande retata dei giorni scorsi , risollevando agli onori delle cronache vecchie conoscenze come il democristiano Gianstefano Frigerio e il comunista Primo Greganti, coinvolti nella Mani pulite dei ruggenti e indimenticabili anni ’90.
È bene chiarire che Lupi non è indagato.
Nelle carte della maxi-retata è citato diverse volte, tirato in ballo in alcune conversazioni, d’altra parte è il ministro delle infrastrutture e di appalti si parla.
I protagonisti come potrebbero non accennare al ministro che più tocca le loro sensibilità ?
Ad esempio rivelano una predilezione di Lupi per yacht di trenta metri, il ristorante più “in” di Alghero, champagne e aragoste.
Così, mentre conversano sul ministro e sul suo “padre” politico Roberto Formigoni, si percepisce l’invidia di tal Cattozzo, collaboratore di Frigerio: “Ma proprio ricchezza sfrenata… proprio vistosa… arriva con questo yacht che sembra una nave… poi attorniato di belle donne… cioè io ci posso andare da… lui no… io sono un libero cittadino”.
Lupi non può accorgersi di nulla, mentre l’Expo 2015 affonda nella corruzione, nonostante un curriculum e un’esperienza nel settore ormai incontestabile.
Poche ore dopo la maxi-retata sale lui al Colle, per tranquillizzare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
“Caro presidente, sono incidenti di percorso, l’Expo non è a rischio, i lavori vanno avanti”. E ora Renzi è costretto a chiedere all’Autorità  anti-corruzione di Raffaele Cantone di seguire questi benedetti lavori
Grande esperienza nel settore dicevamo, un talento compreso già  a suo tempo dall’allora sindaco di Milano Gabriele Albertini che lo vuole nella sua giunta: assessore con deleghe, pensate un po’, allo sviluppo del territorio, arredo urbano ed edilizia privata. Era il 1997.
Incappò in un’inchiesta, finì in un faldone, ma fu prosciolto con formula piena perchè “il fatto non sussiste”.
Il fatto che non sussisteva era la concessione alla Compagnia delle opere di un appalto per una cascina.
Vecchi ricordi di un passato lontano per un enfant prodige che ne ha fatta di strada e che recentemente ha piazzato l’ex presidente della Compagnia delle opere, Raffaello Vignali, a guidare la tesoreria del suo nuovo partito, Ncd.
Ma il grande salto lo compie nel 2001.
Per Comunione e liberazione è già  uno dei punti di riferimento più importanti in Forza Italia quando viene eletto deputato.
Subito presidente di una commissione.
Indovinate quale? Ovvio, ambiente, territorio e lavori pubblici. È così bravo nel settore questo Lupi che Berlusconi crea un dipartimento nazionale “lavori pubblici” di Forza Italia e affida proprio a lui le chiavi della baracca.
Poi c’è l’affetto, il sentimento. Amore ricambiato con Silvio Berlusconi, al punto che nel 2011 scrive, insieme a Formigoni, un appello per chiedere agli italiani tutti di sospendere ogni giudizio morale su Berlusconi indagato per il bunga bunga.
Passi per la concussione ma il reato di prostituzione minorile per un cattolico devoto, praticante e militante in Cl, dev’esser stato difficile da mandare giù.
Eppure Lupi è stato pronto sempre ad immolarsi per Silvio, anche davanti alle trascendentali telecamere di Porta a porta, anche davanti alle accuse più penose.
Poi è successo quel che è successo, il Popolo delle libertà  si è spaccato e Lupi mentre il capo del governo cambiava, con Letta freddato da Renzi, rimaneva al suo posto, inamovibile al Ministero delle Infrastrutture, evidentemente giudicato talmente esperto da non poterne fare a meno anche da Renzi.
Passato nella nuova avventura di Ncd con Angelino Alfano rimane comunque il più berlusconiano dei governativi, apostolo delle larghissime intese, ha fatto della trasversalità  la sua seconda religione tra intergruppi parlamentari fondati con Enrico Letta e convegni di Italianieuropei con baci e abbracci a Massimo D’Alema.

Giampiero Calap�
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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GREGANTI E LA LOBBY DELLE COOPERATIVE ROSSE

Maggio 12th, 2014 Riccardo Fucile

“COSI’ CI PRENDIAMO UNA COSA DA 67 MILIONI”…SPUNTANO I NOMI DI SALA, E DEGLI EX MINISTRI CANCELLIERI E TRIGILIA

“Per vincere quell’appalto serve il quadro completo. Così siamo a posto», diceva al telefono la banda dell’Expo.
Volevano dire che bisognava mettere insieme «i compagni» e i «compagni neri», le cooperative rosse e quell’Enrico Maltauro, l’imprenditore che pagava tangenti.
Nell’inchiesta sulla nuova tangentopoli milanese non c’è soltanto la rete di Gianstefano Frigerio e i suoi amici di Forza Italia.
Parallela corre quella di Primo Greganti, a partire da quel Claudio Levorato, potentissimo numero uno di Manutencoop. Ed è proprio grazie al compagno G che la banda di Frigerio arriva ai «sindaci comunisti», contatta o almeno così racconta di fare i vertici del Pd, riesce a intervenire persino sul commissario unico dell’Expo Giuseppe Sala per far nominare un «amico» nella commissione aggiudicatrice.
IL CONTATTO CON SALA
Il 17 maggio del 2013 la “cupola” è in fibrillazione. «Sta uscendo una cosa da 67 milioni… – dice Sergio Cattozzo (il braccio destro del ex senatore Pdl Luigi Grillo) a Frigerio – è la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori per l’architettura dei servizi». Per mettere le mani sull’affare, e intascare così una tangente dell’0,80 per cento del valore complessivo, serve qualcuno nella sede dove prendono le decisioni.
Il Professore ha già  un piano: «Bisogna parlare con Primo (Greganti, ndr) perchè il comune è di sinistra… Sala (ndr Giuseppe, il commissario unico) è un uomo di sinistra, non di Pisapia, Sala è più legato alla gente che Primo conosce, cioè Boeri e quelli lì, al Pd».
Greganti si muove e, annota la Procura nella richiesta di arresto, riesce a inserire un suo uomo di fiducia nella commissione. È la sua quinta colonna segreta, lo mette al corrente delle offerte, ne condiziona l’esito. Ma come ha fatto?
La risposta sta in un’intercettazione telefonica, datata 29 ottobre. Cattozzo si lascia sfuggire che Greganti, per mettere un suo uomo dentro, è andato da Sala: «Primo, per il commissario, è andato lì eh…».
Un’espressione «di univoca interpretazione », scrivono i magistrati, perchè «era stato appena sottolineato il ruolo di Sala all’interno di Expo Spa e le sue vicinanze con gli ambienti politici notoriamente accomunati a Primo Greganti»
GLI UOMINI DEL COMPAGNO G
La galassia dei contatti di Greganti, vera o millantata che sia, funziona. Produce effetti. «Devo scendere a Roma, a parlare con gli amici miei», comunica più volte ai suoi sodali, senza specificare nomi e ruoli. Un’accortezza, forse imparata negli anni di Tangentopoli, che però gli altri non hanno.
Al telefono Frigerio spiega come Greganti «fosse convinto che si potesse ancora correre su Nucci (ndr, ex ad di Sogin non riconfermato) perchè Pierluigi Bersani ha detto “sono d’accordissimo” ».
L’ex segretario del Pd ha smentito definendole «pura illazione». Il compagno G prova poi ad avvicinare il nuovo ad di Sogin (Riccardo Casale) che pare essere «persona molto vicina a Enrico Letta e a Claudio Burlando», governatore della Liguria, quota Pd, e «questo va bene – dice Cattozzo – perchè Primo ha un ottimo rapporto con il nostro qua di Genova».
Il 26 settembre 2013 Cattozzo chiama Giovanni Battista Raggi, attuale tesoriere del Pd in Liguria: «Se senti Burlando, digli che Greganti lo vuole vedere abbastanza urgentemente».
Lo ascoltano, il compagno G. Trova uditori disponibili anche nei vertici del Partito democratico. Nella sua rete di contatti ci sono Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento europeo, e Giancarlo Quagliotti, area torinese del partito.
Mentre Frigerio – che dice di conoscere Maltauro grazie all’ex ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri – sostiene di dover scendere a Roma per parlare con Lorenzo Guerini, il vicesegretario del Pd.
LEVORATO E MANUTENCOOP
L’uomo forte delle coop è invece Claudio Levorato, 65 anni, presidente della Manutencoop di Bologna, un colosso da 15mila dipendenti.
Nel giro di pochi mesi ha scampato due volte il carcere: a Milano e a Brindisi dove ora è stato chiesto il rinvio giudizio per un appalto da otto milioni promesso alla sua società  da consiglieri regionali del Pd in cambio di assunzioni.
Il numero 1 di Manutencoop è in ottimi rapporti con Greganti e viene messo in contatto con Frigerio e Maltauro per entrare nell’affare della Cittadella della Salute.
«Volevo vederla per questo, tra poco comincia la fase delicata degli esami, dei progetti e così via» gli dice Frigerio. «Ed è importante che io da parte mia e lei da parte sua facciamo ogni sforzo di collegamento per portare a casa un risultato pieno».
Levorato sembra aver capito: «Si lavora per questo, non si lavora per stare a guardare gli altri» gli risponde. Ma è chiara la «volontà  di Frigerio – dice la Procura – di mantenere saldo anche lo stretto legame con gli ambienti delle Cooperative e con Levorato in particolare al fine di sfruttare tutte le alleanze e gli appoggi di ogni parte politica».
Provano infatti a costruire un futuro per Antonio Rognoni, dg di Infrastrutture Lombarde: tanto che il 13 novembre Maltauro e Cattozzo sono a Roma e incontrano Alfonso Celotto, capo di gabinetto del ministro della Coesione Territoriale Carlo Trigilia, per sponsorizzarlo.
Levorato e Frigerio parlano anche della realizzazione del nuovo ospedale di Maglie, un project financing da 165 milioni di euro del quale il “professore” dice di aver «parlato con Fitto » (ndr, Raffaele).
Roba che potrebbe interessare all’amico Maltauro.

Giuliano Foschini e Fabio Tonacci
(da “La Repubblica”)

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INTERVISTA A GHERARDO COLOMBO: “COME AI TEMPI DI MANI PULITE: COLPA DELLE LEGGI AD PERSONAM

Maggio 12th, 2014 Riccardo Fucile

OCCORRONO STRUMENTI E MEZZI PER PORRE UN FRENO ALLA CORRUZIONE: INTERVENTI LEGISLATIVI IN TAL SENSO NON SE NE VEDONO

Tutto «come vent’anni fa». I magistrati hanno raccolto «una serie quasi infinita di prove», ma le leggi ad personam e la prescrizione hanno falcidiato i processi.
L’ex pm di Milano Gherardo Colombo è convinto che la svolta «non arriverà  in tempi brevi». Un primo passo è sicuramente quello di «allontanare dal suo ufficio chi sbaglia la prima volta».
Quanto alla politica, anche della sinistra, il giudizio è netto: «Non vedo da tempo interventi utili a prevenire la corruzione »
Tangentopoli Due, Dell’Utri condannato, Scajola arrestato. Che succede in Italia?
«Tenuta ferma la presunzione di innocenza fino al giudizio definitivo, non c’è bisogno di queste notizie per avere la forte impressione che non sia cambiato molto dai tempi di Mani pulite. Forse sono diverse le modalità  e, al momento, pare che non si riscontri quel coinvolgimento dei partiti politici che si era verificato allora. Ma l’impressione è che esista comunque una corruzione particolarmente diffusa nel nostro Paese».
Il sottosegretario Del Rio dice che bisogna cambiare l’etica pubblica. Come se fosse facile, visto che in Italia pare che il Dna dell’onestà  sia carente. Siamo condannati a veder riprodotti all’infinito questi comportamenti?
«È una questione che non riguarda solo l’etica pubblica, ma anche quella privata, perchè quando si verifica un fatto di corruzione, oltre a una parte pubblica, è sempre coinvolto un soggetto privato, impresa o persona fisica che sia. A livello di vertice, la corruzione può essere un fenomeno costante solo se esiste una pratica diffusa in qualsiasi altro livello della società . Se non si promuovono cambiamenti che riguardano il rispetto delle regole per tutti, è difficile, se non impossibile, marginalizzare la corruzione anche ai livelli più alti».
Nella famosa intervista che dette a D’Avanzo 20 anni fa lei indicava nella politica e nel patto della Bicamerale una responsabilità  determinante. Oggi la colpa su chi ricade?
«Non credo sia importante stabilire di chi sia la colpa, quanto cercare le cause. E allora mi chiedo: quali modelli di comportamento sono stati promossi in questi anni? Quali punti di riferimento sono stati indicati? Considero un equivoco pensare che un problema così generalizzato si possa risolvere a livello giudiziario, attraverso le inchieste, i processi e le sentenze. Proprio l’esito delle indagini degli anni Novanta costituisce un riscontro inconfutabile. La raccolta di una serie quasi infinita di prove, attraverso le quali venivano individuate le responsabilità  di un gran numero di persone, non ha quasi avuto seguito a livello giudiziario ».
Non è troppo pessimista?
«I processi spesso si sono conclusi per prescrizione o per assoluzioni dipendenti da incisive modifiche della legislazione processuale e sostanziale, che hanno ridotto l’efficacia probatoria di alcune emergenze, hanno accorciato i termini di prescrizione e hanno ridimensionato reati come il falso in bilancio. Tutto ciò non ha impedito che la corruzione continuasse a mantenere livelli molto elevati. Da tempo sono convinto che incidere sulla corruzione sia necessario intervenire soprattutto a livello educativo e preventivo».
Non le viene il dubbio che così, tra 50 anni, ci troveremo con gli stessi fatti criminali?
«Se consideriamo che il fenomeno è così esteso, di certo la soluzione non potrà  intervenire in tempi particolarmente brevi. Essa potrà  essere tanto più rapida, quanto più l’educazione e la prevenzione saranno agite in modo tempestivo, organico e profondo».
Com’è possibile che nel mercato degli appalti trattino e facciano mediazioni personaggi come Frigerio e Greganti?
«In tanti casi persone ritenute responsabili di corruzione o che avevano patteggiato per questi reati sono state lasciate a svolgere le stesse funzioni. La questione coinvolge la responsabilità  di chi ha il compito di applicare la legge e di fare scelte di gestione, e cioè scelte politiche».
Governo Prodi nel 2006, governo Renzi nel 2014. Le leggi di Berlusconi sono sempre in vigore. Non c’è una responsabilità  della sinistra nell’ostacolare la riconquista della legalità ?
«Da tempo, non ho visto interventi legislativi che cercassero di incrementare effettivamente, al di là  delle parole, una maggiore capacità  di intervento sia a livello educativo che a livello preventivo».
Cantone, un ex pm, è il nuovo commissario anti-corruzione e Renzi l’ha appena coinvolto da Renzi per Expo. I suoi consigli?
«Non credo di potergliene dare su come gestire il suo ufficio, ma è necessario che gli vengano dati gli strumenti e i mezzi per poter svolgere un’efficace attività  di controllo in posizione assolutamente indipendente».

Liana Milella
(da “La Repubblica“)

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SEQUESTRATO L’ARCHIVIO SEGRETO DI SCAJOLA: MIGLIAIA DI FASCICOLI SU POLITICI E FAVORI

Maggio 12th, 2014 Riccardo Fucile

PER I PM IL POLITICO E’ “SOCIALMENTE PERICOLOSO”… MOVIMENTI BANCARI PER MILIONI DI EURO DA PARTE DELLA MOGLIE DI MATACENA

Decine di raccoglitori catalogati per nome e per argomento.
Documenti riservati, veri e propri dossier che l’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola custodiva nei propri studi di Roma e Imperia oltre che a Villa Ninnina, la lussuosa dimora ligure a Diano Calderina.
È l’archivio messo sotto sequestro dagli investigatori della Dia per ordine dei pubblici ministeri di Reggio Calabria. Non è l’unico.
In una cantina della segretaria di Amedeo Matacena, Maria Grazia Fiordelisi, sono state trovate migliaia di carte che dovranno essere adesso analizzate. Materiale prezioso per l’inchiesta che ha portato in carcere Scajola e tutte le persone che negli ultimi mesi hanno protetto e agevolato – secondo l’accusa – la latitanza di Matacena, l’ex deputato di Forza Italia condannato a cinque anni di pena per complicità  con la ‘ndrangheta.
Le verifiche si concentrano poi sulle movimentazioni bancarie, per ricostruire i flussi finanziari che avrebbero consentito a Scajola e agli altri di mettere in sistema il «programma criminoso», come lo hanno definito i magistrati motivando la scelta di indagarli anche per concorso esterno in associazione mafiosa.
In particolare emergono alcuni trasferimenti di denaro, considerati sospetti, effettuati da Chiara Rizzo, la moglie dell’ex parlamentare riparato a Dubai.
Scajola «socialmente pericoloso»
Nella loro richiesta di cattura gli inquirenti – il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, il sostituto Giuseppe Lombardo e il pm nazionale antimafia Francesco Curcio – evidenziano come le risultanze investigative «costituiscono uno spaccato di drammatica portata, in grado di enfatizzare la gravità  “politica” del comportamento penalmente rilevante consumato da Scajola, il cui disvalore aumenta a dismisura proprio nel momento in cui lo si mette in correlazione al delitto di concorso esterno in associazione di tipo mafioso posto in essere da Matacena, da considerare la manifestazione socio-criminale più pericolosa per uno Stato di diritto che un ex parlamentare ed ex ministro dell’Interno dovrebbe avversare con tutte le sue forze e che, invece, consapevolmente sostiene, agevola, rafforza».
Al momento di sollecitare l’arresto preventivo chiedono che sia disposto il trasferimento in carcere per due motivi: «Da un lato l’obiettiva gravità  dei fatti reato e dall’altro la evidente pericolosità  sociale dei prevenuti, quali risultano dall’estremo allarme riconnesso a condotte delittuose poste in essere in modo programmato».
Tutto questo, aggiungono, «non solo è essenziale alla conservazione ed al rafforzamento della capacità  di intimidazione che deriva dal vincolo associativo che caratterizza l’organizzazione di tipo mafioso a favore della quale il contributo consapevole di Matacena è stato prestato, ma si pone come ineludibile passaggio al fine di evitare o, comunque, arginare l’espansione in ambiti imprenditoriali e politici delle consorterie criminali di tipo mafioso, potenzialmente in grado di condizionare in modo irreversibile tali ambiti decisionali ed operativi».
E concludono: «Tale giudizio negativo, che si riflette inevitabilmente in termini di concretezza e specificità  anche sulla valutazione del pericolo di reiterazione di analoghe condotte delittuose, risulta rafforzato dalla capacità  criminosa degli indagati».
Le carte riservate
Sono migliaia i documenti che Scajola conservava seguendo un metodo che gli investigatori definiscono «maniacale».
Riguardano politici, imprenditori, personaggi con i quali ha avuto a che fare nel corso della sua lunga e intensa attività .
Ma anche affari, viaggi, richieste di interventi, raccomandazioni. Qualche settimana fa, nell’ambito di un’inchiesta che riguarda il porto d’Imperia, i magistrati della Procura locale gli avevano sequestrato materiale riservato risalente all’epoca in cui era ministro dell’Interno. Comprese alcune relazioni su Marco Biagi. In quell’occasione si trattò di una ricerca mirata. Giovedì scorso, invece, gli inquirenti calabresi hanno deciso di portare via l’intero archivio, alla ricerca di ogni elemento utile a sostenere l’accusa più grave.
Non solo lì.
Quando sono arrivati nell’abitazione sanremese della segretaria di Matacena, Maria Grazia Fiordelisi, gli agenti della Dia hanno scoperto che la donna aveva la disponibilità  anche di una cantina.
E in esecuzione dell’ordine dei magistrati che prevedeva la verifica «delle pertinenze e dei locali annessi a tutti gli immobili», alla ricerca degli indizi necessari a «ricostruire la genesi e la natura dei rapporti tra i soggetti sottoposti a indagini», hanno deciso di controllarla.
Senza immaginare di poter trovare tanto materiale. Nello scantinato c’erano infatti – pure in questo caso classificati in faldoni – molti documenti relativi all’attività  dell’ex parlamentare condannato.
Movimenti per milioni di euro
Un intero capitolo della richiesta d’arresto è dedicato ai «riscontri economico-finanziari» che i pubblici ministeri ritengono di aver trovato all’ipotesi accusatoria.
Sono elencate decine di movimentazioni bancarie che ora gli indagati saranno chiamati a chiarire.
In particolare sui conti di Chiara Rizzo risultano trasferimenti di denaro di vari importi. Alcuni molto consistenti, come quello del 15 luglio 2009 per 952.000 euro; oppure quello da 270.000 euro effettuato nel 2010 attraverso la Compagnie Monegasque de Banque – Principato di Monaco, Paese nel quale la signora Matacena ha spostato la residenza.
Sotto osservazione è finito pure il patrimonio della madre del condannato, anch’essa indagata nell’inchiesta calabrese e ora agli arresti domiciliari, con particolare attenzione agli spostamenti di soldi tra l’Italia e l’estero.

Giovanni Bianconi e Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera“)

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