Novembre 7th, 2014 Riccardo Fucile
L’ARTICOLO DI SALLUSTI: “DAL PATTO DEL NAZARENO AL PATTO DELL’EBETINO”
Per Grillo, Matteo Renzi è «un ebetino», da ebete, cioè persona insulsa che agisce senza senso. 
Ormai è un refrain: ogni volta che il leader del Cinquestelle parla del premier lo definisce così: l’ebetino. Simpatico, no? Non sappiamo se e quanto il premier se la sia presa, certo l’offesa non è stata tale da impedire quello che potremmo chiamare il «patto dell’ebetino» (senza senso), primo accordo politico tra il Pd e i Cinquestelle. Ieri infatti Renzi e Grillo si sono accordati per far eleggere insieme i loro rappresentanti per Csm e Consulta, tagliando fuori Forza Italia.
È la prova generale per una nuova legge elettorale firmata dai due che sostituisca quella concordata tra il premier e Berlusconi? Può essere.
Dal patto del Nazareno a quello dell’ebetino.
Normale? Non tanto, ma del resto in questa politica di normale c’è davvero poco.
Vediamo. Abbiamo un Parlamento composto da signori non scelti dai cittadini ed eletto con una legge dichiarata incostituzionale; tale Parlamento di abusivi ha rieletto un presidente della Repubblica a tempo, violando due volte lo spirito dell’articolo 85 della Costituzione («Il presidente della Repubblica resta in carica 7 anni»); in tale Parlamento si è formata una maggioranza figlia del tradimento della volontà degli elettori di centrodestra (la scissione di Alfano); tale maggioranza truffaldina ha eletto coi voti di cittadini di destra un presidente del Consiglio di sinistra, Renzi; tale Renzi è a sua volta un abusivo, non essendo mai stato eletto; tale Renzi, inoltre, dice di avere in mano la maggioranza del Paese, ma non controlla neppure il gruppo parlamentare del suo partito, al punto di dover porre la fiducia ad ogni votazione; parte di tale partito, il Pd, sulle riforme ha chiesto aiuto a Silvio Berlusconi dopo averlo cacciato dal Senato solo un anno fa quando votò in modo retroattivo, e perciò illegale, la sua decadenza; tale signore, Berlusconi, dovrebbe contribuire a salvare la patria in condizione di libertà vigilata e limitata sia politicamente sia fisicamente inseguito a una sentenza politica. E, dulcis in fundo, Renzi tratta con i grillini dopo aver fatto fuori Bersani perchè voleva governare con Grillo.
Parafrasando una famosa canzone di Angelo Branduardi sulla triste fine del topolino alla fiera dell’Est, e per riassumere, la situazione italiana è questa: «Alla fiera dell’Italia sperando in due soldi un partito mio padre votò: e venne Grillo, che incantò Renzi, che si mangiò Letta, che si comprò Alfano, che tradì Berlusconi, che fu tradito da Napolitano, che un Parlamento abusivo votò».
E poi ci chiediamo perchè il Paese non riparte.
Alessandro Sallusti
(da “il Giornale“)
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Novembre 7th, 2014 Riccardo Fucile
A VILLANOVA DI ALBENGA LA PROTESTA DEI LAVORATORI “ESTERNALIZZATI”
La Piaggio Aerospace è una “storia da raccontare”, era un’azienda che sembra “cotta, finita” ma “è ripartita, la gente di Piaggio non ha mai avuto paura del futuro”.
Lo afferma il premier Matteo Renzi all’inaugurazione della Piaggio Aerospace a Villanova d’Albenga, ricordando come il 2006 fu “un anno magico, quando la situazione sembra finita, cotta” ma poi, “anche per la capacità dei lavoratori di insistere”, l’azienda è ripartita e oggi “è un’azienda all’avanguardia.
Il premier è atterrato alla Piaggio Aerospace nell’aeroporto di Villanova d’Albenga a bordo di un Falcon 900, iniziando subito dopo la visita allo stabilimento della Piaggio Aerospace.
Ad accoglierlo il presidente della Regione, Claudio Burlando. Insieme a Renzi per la visita, anche la ministra della Difesa Roberta Pinotti e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti.
Il premier non ha quindi avuto alcun contatto con il gruppo di lavoratori in attesa fuori dai cancelli: sono dipendenti dell’azienda cui è stato chiesto di licenziarsi per essere esternalizzati a fine mese, per essere trasferiti dopo un periodo di cassa straordinaria di 4-5 mesi presso la Laer che sta per creare qui un nuovo sito dove saranno realizzate alcune lavorazioni.
I lavoratori, che fanno parte del comitato ‘No esternalizzazione – Tutti in Piaggio’ rappresentano i circa 200 lavoratori che si trovano in questa condizione, che determinerà tra l’altro la perdita dei diritti finora acquisiti, e che lavorano negli impianti di Finale Ligure e Genova.
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Novembre 7th, 2014 Riccardo Fucile
“QUELLO PENSA SOLO AL POTERE, DEL PAESE NON GLIENE FREGA NIENTE”: BERLUSCONI CI HA MESSO UN PO’ A CAPIRLO
Per la prima volta, il linguaggio diventa spigoloso. Quando Berlusconi rientra a Grazioli dal colloquio a
palazzo Chigi, consegna ai suoi parole sincere: “Questo mi vuole fregare”.
Dove “questo” è Matteo Renzi. Anzi, quel Matteo Renzi che per mesi è stato presente nei ragionamenti del Cavaliere sempre in positivo.
Come un “modello”, una sorta di “erede”, affine nel linguaggio, nei modi, nel decisionismo.
Ora qualcosa si è rotto.
Nel “cerchio attorno al magico” (copyright Maria Rosaria Rossi) l’impressione è che, dopo mesi di sonno, il Cavaliere si sia svegliato.
E cominci a vedere Renzi come un “avversario”, certo non comunista, non ideologico, non trinariciuto, ma pur sempre un avversario cinico e senza scrupoli.
Come da mesi ripete Francesca Pascale, che in un’intervista al Fatto attribuì al premier quella “cattiveria” che, a suo giudizio, Silvio non ha. Ora Berlusconi non si fida.
E questo è l’aspetto cruciale, prima ancora dei punti di disaccordo su questo o quell’aspetto della legge elettorale, siano le soglie, il premio di maggioranza o le liste.
L’incrinatura del rapporto umano, la sensazione che quello che è stato visto come un alleato sia diventato una minaccia. E occorre ricordare, agli amanti del genere, che tutte le più grandi rotture politiche di Berlusconi iniziano con un’incrinatura dei rapporti umani. Accadde con Fini, con Monti, con Alfano.
Quando l’ex premier si ritiene fregato passa da una atteggiamento quasi troppo accomodante a un atteggiamento che, col tempo, diventa quasi troppo aggressivo.
Ed è la seconda frase consegnata ai suoi assai illuminante: “Ho avuto la sensazione che del paese non gliene importa nulla”.
Nel senso che per Berlusconi il tratto dominante del premier, in questa fase, è un disegno di potere.
Un disegno che si articola in tre tappe: ricerca di un incidente parlamentare, voto, elezione del nuovo capo dello Stato grazie a una legge elettorale che gli dà la maggioranza assoluta.
Un disegno che significa una cosa semplice, nella testa del Cavaliere: finchè gli è servito — il suo ragionamento (per far fuori Letta, per andare a palazzo Chigi e tenere a bada i suoi) mi ha usato, ora, ottenuta la legge elettorale, scarica anche me.
Dunque, occorre prendere tempo, per tenere margine negoziale e stare nella trattativa sul prossimo capo dello Stato.
Proprio per prendere tempo, con la scusa della bomba d’acqua che si è abbattuta su Roma è stata rinviata la riunione pomeridiana di tutti i parlamentari azzurri. Se ne riparla la prossima settimana.
Il che significa che slitterà anche il prossimo faccia a faccia con Matteo, visto che Silvio si era congedato dicendo: “Sento i miei e ti faccio sapere”.
Anche perchè a palazzo Grazioli sono convinti che “Matteo sta bluffando” ma non ha una maggioranza alternativa al Nazareno per fare la legge elettorale.
La vera alternativa, dice Berlusconi, è che Renzi punti al voto con il Consultellum, alternativa che non sarebbe una sciagura vista con gli occhi dell’ex premier.
C’è un altro particolare indicativo del cambio di clima. Ed è il “come” l’ex premier ha gestito la “prova di forza” a palazzo Chigi.
Ha voluto fare l’incontro nonostante una parte dei suoi gli consigliassero di non andare perchè “non voglio dare l’impressione di uno che fugge”. E ha voluto manifestare in faccia a Renzi le sue perplessità sulla legge elettorale.
Non solo. Ha portato con sè i fautori dell’accordo subito con Renzi, ovvero Denis Verdini e Gianni Letta. Fino all’ingresso i due non hanno fatto altro che ripetere: “Mi raccomando, Silvio, dì le cose che abbiamo messo a punto, una rottura sarebbe fatale”.
Entrato, Berlusconi — senza tanti convenevoli, senza parlare di Milan o di figli — ha recitato una spartito opposto a quello preparato.
Andando di testa sua.
Di amori nelle ultime 48 ore ne sono finiti tanti, da quello con Renzi, a quello con Verdini.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 7th, 2014 Riccardo Fucile
MOSCOVICI : “STA ESAGERANDO CON LA CREATIVITA, OCCORRE RISPETTARE LE REGOLE”
“Bisogna rispettare le regole, non possiamo esagerare con la creatività , ma usare la flessibilità nel Patto”. Così il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici risponde a chi gli chiede un’opinione sulla proposta di Renzi di scorporare gli investimenti dal calcolo del deficit. Una netta chiusura a cui si aggiunge quella del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem: “Non possiamo cambiare le regole durante il gioco, possiamo solo usare la flessibilità esistente nel Patto, il suo rispetto è cruciale per l’Eurozona”.
Insomma, una porta chiusa in faccia senza tanti infingimenti per il premier italiano che aveva appena rilanciato uno dei suoi cavalli di battaglia.
Ma le ostilità da Bruxelles per il capo del governo italiano non finiscono qui.
La Commissione infatti s’è presa più tempo per valutare le leggi di stabilità dei singoli paesi, ricordando che il fatto che nessuna bozza di bilancio sia stata respinta al primo esame della Commissione “non vuol dire che tutti i Paesi rispettino le indicazioni del Consiglio Ue”.
Un messaggio che sembra diretto soprattutto a Italia e Francia.
In particolare, “la Commissione europea dovrà presentare i propri esami entro la fine di novembre, mentre un Eurogruppo dedicato alle bozze di bilancio si terrà entro la fine dell’anno”. Lo ha detto Dijsselbloem, al termine della riunione dei ministri delle Finanze dei Paesi dell’eurozona.
Al momento un Eurogruppo straordinario era fissato il 21 novembre e l’esecutivo Ue avrebbe dovuto presentare le proprie valutazioni il 12 di questo mese.
L’Eurogruppo, ha continuato Dijsselbloem, “si terrà più tardi quest’anno” e per la Commissione “ci sarà un rinvio per consentirle di finalizzare i propri pareri”.
(da “Huffingtonpost“)
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