Novembre 12th, 2014 Riccardo Fucile
LA SOFFIATA DI UNA FONTE: L’ESPLOSIVO NASCOSTO IN PIU’ LUOGHI
L’allerta è tornata altissima attorno al pubblico ministero Nino Di Matteo, il magistrato del pool “trattativa”
che il capo di Cosa nostra Totò Riina vuole morto. Una fonte ritenuta dagli inquirenti «molto attendibile» ha svelato che da mesi le famiglie mafiose palermitane stanno raccogliendo esplosivo per un attentato a Di Matteo.
La fonte ha spiegato pure che un carico di tritolo sarebbe già nascosto in diversi punti di Palermo.
Di più non si sa, la fonte è protetta da un rigido segreto investigativo. Però, proprio in questi giorni, anche l’ultimo pentito di mafia, Antonino Zarcone, ha parlato di un progetto di attentato nei confronti di Nino Di Matteo: «Era coinvolta pure la mia cosca, quella di Bagheria», ha spiegato.
La nuova emergenza sicurezza è stata subito comunicata dal procuratore reggente di Palermo, Leonardo Agueci, al Viminale.
E ieri mattina, nella stanza del procuratore generale Roberto Scarpinato sono arrivati da Roma gli “specialisti” delle teste di cuoio, i Gis dei carabinieri e i Nocs della polizia, per partecipare a un vertice con i magistrati e con i responsabili delle forze dell’ordine.
Oggetto dell’incontro, il potenziamento del piano di sicurezza attorno al pubblico ministero che Riina citava durante le sue passeggiate all’ora d’aria, non immaginando di essere intercettato. «E allora organizziamola questa cosa… Facciamola grossa e non ne parliamo più».
Questo diceva il padrino di Corleone al boss pugliese Alberto Lorusso: una telecamera della Dia ha ripreso Riina mentre esce la mano sinistra dal cappotto e mima il gesto di fare in fretta. «Perchè questo Di Matteo non se ne va, gli hanno rinforzato la scorta, e allora se fosse possibile ucciderlo, un’esecuzione come a quel tempo a Palermo».
Al palazzo di giustizia nessuno vuole commentare l’ultima allerta.
Il clima è teso. I controlli sono stati rafforzati anche attorno agli altri magistrati del processo per la trattativa “Statomafia”, il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i sostituti Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia.
Controlli intensificati pure attorno al palazzo di giustizia: resta un mistero l’incursione nella stanza di Scarpinato, a fine agosto, qualcuno ha lasciato una lettera di minacce sulla scrivania del procuratore generale
Adesso, le attenzioni investigative sono tutte concentrate sulle parole della fonte.
E sulle rivelazioni del pentito Zarcone, che da venti giorni parla con i pm di Palermo degli ultimi segreti di Cosa nostra. Zarcone era uno dei capi della famiglia di Bagheria, due anni fa era spesso a tavola con i padrini più in vista di Palermo.
Alcuni filmati dei carabinieri del Reparto Operativo ritraggono i boss mentre escono da “Ma che bontà ”, uno dei locali in della città . Nessuno ha mai saputo di cosa si discuteva a tavola.
Salvo Palazzolo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 12th, 2014 Riccardo Fucile
L’ASTENSIONE “SOCIALE” DURERà€ 24 ORE…. IN PIAZZA CO.CO.PRO. E COLLABORATORI… NESSUN POLITICO PARTECIPERà€
Far incrociare le braccia a coloro che, per contratto e reddito, in genere non possono farlo.
È la scommessa dell’altro sciopero, quello “sociale” convocato da mesi per il 14 novembre e che si snoderà nella stessa giornata in cui la Fiom terrà il suo sciopero generale per il nord del paese con corteo a Milano.
Per presentarsi, i promotori — una costellazione di centri sociali e sindacati di base — hanno utilizzato delle figure-tipo: “Anna, consulente del lavoro di 36 anni con una figlia di 5”, oppure Omar, “35 anni e da 12 cuoco presso una catena di ristoranti con contratto part-time”. O, ancora, Marta, “co.co.pro e progettista” resa famosa dal video trasmesso in Rete — finora ha ottenuto 18 mila visualizzazioni — e in cui Marta, “28 anni, precaria” risponde a “Matteo”, cioè Renzi, dicendo che la sua riforma del lavoro può buttarla nel cestino.
I settori che si vogliono coinvolgere rappresentano figure lavorative nuove — l’editing editoriale, il giornalismo freelance ormai fuori dalle redazioni, la ricerca di qualità — ma anche lavoratori più tradizionali come i precari della pubblica amministrazione o quelli della scuola.
Accomunati dal fatto di guadagnare anche meno di mille euro al mese.
La sfida dello “sciopero sociale” punta a sottrarre al premier e alla sua “narrazione” quei settori del lavoro precario che non si riconoscono nei sindacati tradizionali ma che fanno fatica anche a riconoscersi nel messaggio renziano.
Perchè hanno scoperto che la precarietà non è una fase transitoria della loro vita ma una condizione permanente.
Lo sciopero si terrà il 14 novembre “e durerà 24 ore — spiega al Fatto Dario Di Nepi, del Laboratorio per lo sciopero di Roma, laureato con un master e precario del terzo settore — proprio per permettere a tutti di partecipare alla giornata nelle modalità possibili”.
Si comincia il 13 a mezzanotte quando gli attivisti dello sciopero si recheranno nei locali della movida per parlare con i lavoratori precari dei tanti locali che costellano il centro delle città romane, a partire da Roma.
Qui, venerdì mattina, si terrà il corteo cittadino con sciopero degli studenti e dei lavoratori che potranno partecipare.
Le iniziative però sono in tutta Italia.
A Venezia si terrà una “critical mass” in bicicletta, alle 15, per i luoghi del “vero degrado” di Mestre.
A Milano l’iniziativa è tutta dedicata al “no Expo” e alla contestazione della Fiera internazionale che si inaugura il prossimo primo maggio.
Le richieste possono essere riassunte nel “salario minimo intercategoriale a 10 euro l’ora” — oggi sono frequenti lavori da 6 euro l’ora ma anche a meno — un “reddito di base per precari, disoccupati e studenti” e “l’abolizione delle 46 diverse tipologie contrattuali” che costellano la precarietà per allargare “le tutele a tutti”.
“Siamo ancora una coalizione di attivisti sociali, non siamo ancora un movimento” ammette Dario che però, quando si tratta di indicare i riferimenti simbolici oltre a citare i mitici wobblies degli Stati Uniti di inizio ‘900 ricorre ai precari dei fast food che pochi mesi fa sono riusciti a scioperare non solo negli Usa, ma nel resto del mondo.
Il rapporto con la Fiom è d’obbligo e non solo perchè il 14 novembre la Fiom manifesterà a Milano.
I punti di contatto sono diversi e stasera con Maurizio Landini si terrà un confronto pubblico all’Università di Roma.
Chi non è compreso nella giornata del 14, al momento, è la politica dei partiti. Nessuna presenza, più o meno simbolica, delle varie sigle.
E questa è una novità .
Salvatore Cannavo’
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 12th, 2014 Riccardo Fucile
LA STRANA EVOLUZIONE DEL PROGRAMMA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE DI NAPOLI DELL’ASSOCIAZIONE DI FINI
Che a destra lo spirito di servizio sia merce rara è concetto assodato quasi alla pari con la constatazione che
tutti parlano di “meritocrazia” dopo aver ovviamente posto le condizioni per evitare di porla in essere.
Salvo poi lamentarsi della mancata selezione del ceto politico, delle cordate di notabili che impediscono il ricambio generazionale della classe dirigente, del mancato coinvolgimento della “mitica base” nella fase decisionale.
Discorsi sentiti mille volte.
Se i partiti tradizionali di destra, vera o presunta, sono ormai perfettamente strutturati in modo verticistico al servizio di un leader più o meno bolso dove si fa carriera sulla base del tasso di conformismo e alle conoscenze giuste, le premesse di una iniziativa come quella avanzata da Ganfranco Fini nella veste di allenatore e di scopritore di talenti della “destra che verrà ” contengono degli elementi nuovi: assemblee partecipate di base, confronto, individuazione di ciò che unisce, nessuna struttura “pesante”, nessun colonnello, ma ampio spazio a idee e uomini nuovi.
Una iniziativa che Fini ha saputo affrontare con una buona dose di autocritica e umiltà , si sia o meno d’accordo con questo tentativo.
Anche perchè, gli va dato atto, non glielo ha certo ordinato il medico di metterci la faccia.
Abituati a essere liberi e indipendenti nei giudizi, non possiamo quindi non restare stupiti che la seconda assemblea regionale di Liberadestra stia subendo una evoluzione sia grafica che sostanziale.
L’appuntamento di fine mese a Napoli, articolato su cinque relazioni tematiche “aperte” al contributo di tutti e “sintesi finale” di gruppi di lavoro, potevano rappresentare la giusta filosofia per un più ampio coinvolgimento “orizzontale”.
Peccato che nel primo manifesto che vedete qui a fianco non se ne facesse cenno, ma passi…
Ma che a stretto giro il primo testo venga sostituito da un secondo manifesto (in alto) dove si parla vagamente di relazioni programmatiche senza specificarne i temi, e che emerga improvvisa la inderogabile esigenza della presenza di un relatore introduttivo e di un moderatore che non hanno neanche partecipato alla fase di elaborazione delle tesi, ma che sono stati evidentemente assurti a tale ruolo da scelte di vertice, non depone a favore della coerenza e della affinità al progetto originario.
Questione di metodo, non di nomi.
Ma nel processo di rinnovamento della destra italiana è necessario non dimenticare che spesso il metodo errato è stato la premessa e la causa di scelte politiche locali nefaste.
Finito il tempo dei colonnelli, non pare il caso di aprire la fase dei caporali di giornata.
Se qualcuno ha bisogno di accreditarsi per poi spendersi una medaglietta al tavolo di trattative politiche locali faccia come Fini: ci metta personalmente la faccia.
Senza prestanomi e soprattutto “senza secondi Fini”.
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