Marzo 4th, 2015 Riccardo Fucile
SCONTRO IN CONSIGLIO DEI MINISTRI TRA IL PREMIER E LA TITOLARE DELLA SCUOLA: “IL DECRETO PER LE STABILIZZAZIONI NON LO VOGLIO, È ROBA DA VETERO-SINISTRA”
Lui è nero, lei non s’è ancora rassegnata alla figuraccia a cui è stata costretta. 
Sono Matteo Renzi e Stefania Giannini al termine dello psicodramma decreto sì, decreto no, disegno di legge sì o no: alla fine niente, nè l’uno nè l’altro, le solite “linee guida” e del resto se ne riparla martedì prossimo per dare il tempo ai ministri di “studiare il testo che gli abbiamo consegnato”.
Sono quasi le 21 quando il premier scende in sala stampa a palazzo Chigi e fa il suo breve show sulla riforma della scuola: scuro il vestito, scuro il volto, tesi i nervi quando lascia irritualmente la sala e neanche guarda la ministro dell’Istruzione che tenta di stringergli un braccio con uno dei sorrisi più larghi e finti mai visti in un palazzo istituzionale.
Giannini, però, non è remissiva come sembra e lo scontro in atto tra i due è visibile a chi voglia scorgerlo.
Dice Renzi che anche se bisognerà aspettare martedì 10 marzo per l’approvazione, non ci sono problemi: “Non c’è alcun rischio che slittino le assunzioni dei precari. Quale sarà lo strumento legislativo dipende dalla situazione politica e dai caratteri di necessità e urgenza”.
E ancora: “Sento discussioni surreali: se facciamo da soli siamo ‘dittatorelli’, se facciamo i decreti siamo antidemocratici, se facciamo i ddl non siamo abbastanza spediti, siamo in ritardo. Troviamo pace”.
Poi un passaggio un po’ da bar: “Su questa cosa ci abbiamo messo un miliardino”. Infine grande rispetto per le Camere, le stesse istituzioni che ha schiaffeggiato a più riprese in questo anno di governo: “Noi facciamo una proposta al Parlamento: in un tempo non biblico può legiferare senza bisogno di un decreto. La palla passa al Parlamento, i tempi sono sufficienti”.
E qui c’è un bel pezzo del problema: con un normale ddl sarà difficile arrivare all’approvazione in tempo utile per far entrare in ruolo i docenti precari a settembre, cosa a cui il ministro Giannini sembra tenere parecchio.
Quando è il suo turno, Renzi è già tornato nel suo ufficio, cosa che fa abbastanza raramente finchè le telecamere sono accese: “Lo strumento legislativo lo sceglieremo martedì – scandisce lei con la solita voce calma — Decideremo con chiarezza contenuti e veicolo legislativo. Per noi le assunzioni sono una priorità e un’urgenza, quindi sarà uno strumento che consenta di ottenere questo risultato”.
Qui la titolare della Scuola allude al decreto — sponsorizzato anche da moltissimi deputati Pd — almeno per stabilizzare qualche migliaio di precari, ma non c’è verso: a Ballarò, su Raitre, giusto pochi minuti dopo, ammette che lo strumento sarà probabilmente un ddl delega e che sarà il Parlamento a doversi mettere una mano sulla coscienza approvandolo in tempi record se non vuole prendersi la responsabilità di ritardare le stabilizzazioni.
Sul decreto, insomma, si vedrà : Renzi non lo vuole e d’altronde assumere 150mila persone a settembre con tempi già stretti non è così urgente come imporre alle Banche Popolari una riforma che dovrà avvenire fra un anno e mezzo.
Questione di priorità : un ddl delega va alle Camere che lo approvano nel tempo che credono, poi il governo scrive i decreti delegati e li rimanda in Parlamento che ha almeno 30 giorni per esaminarli.
Con tanti saluti alle assunzioni di settembre.
Lo strumento legislativo però, sorprendentemente, non è l’unico terreno di scontro tra premier e ministro: anche sui numeri delle stabilizzazioni si litiga ed è sempre la conferenza stampa a dare conferma alle indiscrezioni.
I soldi stanziati non corrispondono nemmeno da lontano alle promesse renziane di 150mila assunzioni.
Il premier s’è ben guardato dall’entrare nei dettagli, ma la ministro ha dovuto rispondere a una domanda precisa.
Svicolando: “Non voglio ripetere cifre che per noi sono chiare: ha senso che alla fine compaiano sul dettato di legge”. Modi un po’ evasivi per essere solo un rinvio tecnico.
Nel pomeriggio, infatti, fonti di governo avevano sostenuto che Renzi aveva bloccato tutto — anche l’ipotesi di un decreto solo per le assunzioni — con una motivazione abbastanza sorprendente: “Non mi piace l’assumificio. Fare un decreto solo per le assunzioni sarebbe come recitare liturgie da vetero-sinistra, vetero-sindacalismo”.
L’assumificio l’aveva proposto lui, ma tant’è.
Parlamentari di maggioranza, comunque, sostengono che un bel pezzo del problema siano pure le coperture: tra assunzioni, formazione, soldi ai presidi e per gli indennizzi dei docenti non assunti nonostante avessero lavorato per oltre 36 mesi la coperta del “miliardino” potrebbe essere troppo corta.
Saranno nel testo finale, invece, le detrazioni fiscali per chi iscrive i figli alle scuole private care ad Angelino Alfano e allo stesso ministro Giannini: saranno alcune decine di milioni per dare il segnale che c’è stato “un cambio culturale importante”.
Cioè che il “senza oneri per lo Stato” scritto nella Costituzione non vale davvero più.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 4th, 2015 Riccardo Fucile
LO SFOGO SUL WEB DEI DOCENTI ILLUSI DA RENZI
“La storia del merito se la devono mangiare. Merito, merito, merito. Lo sentiamo ripetere tutti i giorni, da persone che hanno meno titoli di noi”.
La voce di Danilo Corradi, insegnante precario di 37 anni, vibra di frustrazione. “Matteo Renzi ha una formazione inferiore alla mia. Quando parla di scuola, parla di qualcosa che non conosce. Mi piacerebbe discuterne con lui: lo sfido a duello. Siamo ancora in attesa che il meritevole presidente del Consiglio azzecchi il decreto a cui sta lavorando da mesi”.
Danilo è uno dell’esercito dei 150 mila. Per la precisione, 148 mila e 100: sono i docenti della “buona scuola”, quelli che a settembre avrebbero dovuto festeggiare l’assunzione dopo anni in bilico, a contare le ore di supplenze e i punti in graduatoria. Uno dei primissimi annunci di Matteo Renzi.
Non sarà così, probabilmente. Le carriere e le vite dei 150 mila resteranno ferme, lasciate a mollo un altro anno ancora.
Quando arriva la notizia della marcia indietro di Renzi, gli insegnanti si sfogano sul forum del sito OrizzonteScuola: “La riforma più veloce del secolo… morta il giorno prima di partire” (scrive l’utente dlepora), “Dilettanti allo sbaraglio. Spettacolo penoso” (80ila), “Pagliacciata senza fine. Un disegno di legge non potrà mai garantire le assunzioni a settembre, e con queste possiamo seppellire la buona scuola, quello che ne era rimasto” (uforobot), “Prendiamo atto che la tanto rinomata riforma epocale che eliminerà il precariato NON ESISTE” (jeppo17).
I messaggi di questo tenore sono decine.
Per Danilo Corradi il problema è a monte.
La riforma è fallimentare: “Se Renzi fosse andato avanti con il decreto, avrebbe rischiato un disastro anche peggiore. Secondo le bozze, il governo avrebbe fatto assumere circa 100 mila precari. Gli altri sarebbero rimasti fuori. Con l’abolizione delle graduatorie ad esaurimento e l’obbligo di rifare il concorso nazionale, praticamente, avrebbero dovuto ricominciare tutto da capo. Il decreto sarebbe affogato in tribunale, tra i ricorsi”.
Così, in compenso, rimane ancora tutto fermo.
Le storie personali di chi ha investito la propria vita sull’insegnamento sono segnate dalle recriminazioni.
“A 37 anni – raccomta Danilo – -ho sulle spalle 6 anni di Filosofia, laureato con lode. Ci ho messo un po’ di più, ma mi sono pagato l’università coi lavoretti. Poi due anni di scuola di specializzazione. Poi — mentre iniziavo le prime supplenze nelle scuole private (perchè per le pubbliche serviva più anzianità ) — ho vinto una borsa per un dottorato in Storia Contemporanea. Uno dei quattro anni di ricerca l’ho fatto alla New York University, visto che ci accusano di non sapere l’inglese”.
Sei, più due, più quattro, più altri quattro di insegnamento precario. In tutto sono sedici anni di formazione qualificata. E il lavoro stabile in una scuola resta un miraggio.
“Sono riuscito a comprare una piccola casa grazie ai risparmi della mia compagna e al prestito di un amico, le banche non mi concedevano un mutuo. E sono fortunato. Mio padre era un operaio dell’Olivetti, da bambino mi diceva che se avessi studiato duramente, sarebbe andato tutto bene. Abbiamo 37 e 35 anni. Per mettere su famiglia aspettiamo ancora la stabilità . Se facessimo un figlio — sorride amaro — avremmo un bonus per iscriverlo a una scuola privata”.
Renzi sta tradendo. “Tra gli insegnanti c’è un sentimento che bolle. Nonostante lo scetticismo, ci abbiamo creduto. Ti dicono che forse ti assumono, dopo tanti anni. Ci speri. Se adesso il governo torna indietro, vedranno la rabbia. La rabbia accumulata. L’hanno solleticata con le promesse”.
Tommaso Rodano
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 4th, 2015 Riccardo Fucile
LA COPERTURA DI UN MILIARDO VIENE RIDOTTA A 680 MILIONI… LO STRUMENTO DELLA DELEGA RIMANDA ANCHE LA POSSIBILITà€ CHE SI FACCIA PER IL 2015
Più che la ministra Giannini, a essere traditi da Matteo Renzi sono i precari della scuola che avevano
creduto ai suoi annunci.
Le slide su “la buona scuola” sono ancora lì, sul sito dedicato.
Nel 2015 si sarebbe dovuto procedere a 148.100 assunzioni quasi tutte tratte dalle Graduatorie a esaurimento, le liste infernali dei precari storici. Renzi aveva indicato chiaramente anche i fondi stanziati: un miliardo.
E poi, era chiaro a tutti che, visti i tempi per procedere alle assunzioni, sarebbe stato necessario un decreto.
Tra definizione dei fabbisogni, calcoli delle figure docenti, coordinamento tra scuole, provveditorati e ministero, possono passare dei mesi.
L’anno scorso, l’atto di indirizzo del Miur per il fabbisogno della scuola fu redatto a gennaio.
Come sia possibile che un disegno di legge che, bene che vada, sarà approvato a maggio, possa essere efficace per il mese di agosto, quando serviranno i decreti di assunzione, è un mistero.
La bozza entrata ieri in Consiglio dei ministri, e illustrata in conferenza stampa da Stefania Giannini, non mantiene le promesse, dunque, soprattutto sul piano finanziario.
Nel testo su “la buona scuola”, infatti, si stanziava un miliardo per le nuove assunzioni mentre nella bozza si parla solo di 680 milioni e invece dei tre miliardi per gli anni successivi si stanziano circa 2,4 miliardi.
Ci sono molti posti in meno rispetto ai 148 mila annunciati.
La frase chiave del testo è quella relativa all’organico (riferito all’autonomia degli istituti comprensivi) “in misura corrispondente al fabbisogno stabilito dagli ordinamenti vigenti tenuto conto della valorizzazione e del potenziamento dell’offerta formativa”.
Tale offerta si riferisce a linee guida che riguardano l’insegnamento della musica, dell’inglese dell’educazione fisica, ma anche dell’intreccio tra arte, ambiente, enogastronomia e i territori.
Una scuola, nelle intenzioni, più legata al “made in Italy” e alla sua valorizzazione, più intrecciata con le aziende (si prevedono sportelli per l’occupabilità direttamente negli istituti).
La crescita della docenza servirà a potenziare questa offerta che però, per come è immaginata, non sarà molto rilevante anche perchè avverrà nel rispetto dell’ordinamento vigente e quindi dei tagli già fatti finora.
Lo stanziamento dei 680 milioni per il 2015, riduce di molto le previsioni di assunzione.
La ministra Giannini non ha voluto dare numeri rinviando al testo che sarà licenziato il 10 marzo. Ma facendo un semplice conto matematico non si tratterà di più di 100 mila assunzioni.
Mlto delusi quindi, gli iscritti alle Gae, i circa 150 mila precari sbandierati finora, un terzo dei quali potrebbero rimanere senza speranza e con la prospettiva, scritta nel testo di legge, della soppressione delle stesse Gae.
Vengono tutelati, invece, i vincitori del concorso del 2012 rimasti finora senza cattedra e che saranno immessi in ruolo.
Dall’approvazione di questa legge, poi, il concorso sarà la norma per essere assunti, si svolgerà ogni tre anni e sarà su base regionale. Allo scadere dei tre anni, le graduatorie saranno cancellate e si ricomincia da capo.
Uno spazio è concesso anche alle Graduatorie di Istituto che copriranno posti eventualmente rimasti liberi.
Tutti i nuovi assunti dovranno fare apposita domanda tramite il sistema informativo gestito dal ministero dell’Istruzione. Il testo che è stato oggetto del dibattito di ieri prevede anche lo Statuto dello studente ma soprattutto integra il piano di riforma degli scatti stipendiali ai docenti.
Che saranno, per il 70%, legati al “merito”, come ha detto Giannini, cioè conseguenti ai Nuclei di valutazione istituiti nelle scuole anche se la definizione di questa partita è demandata al nuovo contratto nazionale.
Confermate le detrazioni per le scuole paritarie (4.000 euro a studente) viene inserita la possibilità di destinare il 5xmille agli istituti e lo school bonus, un credito di imposta del 65% per elargizioni liberali.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 4th, 2015 Riccardo Fucile
SPUNTI PER IL COPIONE DI UNA SCENEGGIATA NAPOLETANA
Nel 2012 un partito, il Pd, incalzato da un movimento, i 5Stelle, si batte come un sol uomo per approvare una legge, la Severino, che estende finalmente ai parlamentari le norme sulla sospensione, la decadenza e l’ineleggibilità già in vigore per gli amministratori locali arrestati e/o condannati per reati gravi.
Il partito degli arrestati e dei condannati, Pdl, tenta di opporsi ma non è aria e alla fine subisce.
La legge passa, ma con un codicillo: per sospendere gli amministratori locali basta la condanna in primo grado, per i parlamentari invece no.
C’è solo la decadenza e l’ineleggibilità dopo la condanna definitiva, per giunta sopra i 2 anni.
Sotto i 2 anni fa niente, anzi: averne, di pregiudicati.
Dopo vari amministratori locali semisconosciuti, il primo utilizzatore finale famoso della legge è il senatore B., 4 anni per frode: decaduto e ineleggibile. Tutto bene.
Il secondo è il sindaco De Magistris: 1 anno e 3 mesi per un abuso d’ufficio demenziale (tabulati telefonici di parlamentari usati senz’autorizzazione, peraltro prima che potesse sapere che erano di parlamentari e che richiedevano l’autorizzazione), per giunta commesso non da sindaco, ma da pm: il Pd gli intima giustamente di dimettersi, lui resiste, il prefetto lo sospende, il Tar e il Consiglio di Stato lo reintegrano.
Il terzo è il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca: ha più processi che capelli in testa, con una collezione di imputazioni da Guinness; uno finisce male con la condanna a 1 anno per un abuso d’ufficio commesso da sindaco.
Il Tribunale sposa la tesi del pm, secondo cui De Luca nominò il suo capo staff Di Lorenzo a project manager del “termovalorizzatore” di Salerno al posto di un altro: scelta “illegale,dannosa, inutile e illecita”, tantopiù che “Di Lorenzo non aveva neppure i titoli” e la spesa per stipendiarlo fu uno sperpero di denaro pubblico.
Solita trafila: il prefetto sospende De Luca, il Tar lo reintegra in via cautelare, in attesa della pronuncia della Consulta sulla Severino.
Stavolta, essendo De Luca del Pd e renziano, il Pd renziano non gli ordina di andarsene, come dovrebbe avendo voluto e votato la Severino.
Anzi tace e acconsente alla sua candidatura alle primarie per il governatore della Campania: carica da cui, se eletto, decadrebbe un secondo dopo essersi seduto in poltrona.
Ma un deputato suo fedelissimo, tal Fulvio Bonavitacola, ha già presentato una legge ad De Lucam per togliere dalle cause di decadenza un reato a caso.
Indovinate quale? L’abuso d’ufficio, of course.
Che passa per una quisquilia, un incidente professionale per pubblici amministratori, un’afflizioncella quasi obbligatoria.
Invece, dopo la riforma del 1996, è un delitto grave: quello di chi abusa della carica pubblica per danneggiare un nemico o favorire patrimonialmente un amico: e di solito nasconde un tornaconto, cioè una mazzetta.
Se la Severino, fatta apposta per tutelare la Pubblica amministrazione da chi ne approfitta per i suoi porci comodi, non includesse l’abuso d’ufficio, tanto varrebbe raderla al suolo.
Come se la Chiesa tollerasse i preti che bestemmiano e, nei ritagli di tempo, fanno le messe nere con l’ostia consacrata.
Ma, si sa: i reati degli amici sono sempre meno reati di quelli altrui.
De Luca punta il dito contro la disparità di trattamento fra parlamentari e amministratori locali: e avrebbe ragione, se non fosse che vuole abbassare l’asticella dei secondi al livello dei primi, non certo alzare quella dei primi al livello dei secondi. L’idea che un condannato non debba amministrare denaro pubblico non sfiora nessuno.
Renzi, per non saper nè leggere nè scrivere, fa sapere che il governo la Severino non la tocca. Però la Boschi aggiunge che, se vuole toccarla il Parlamento, chi è il governo per impedirglielo?
Ma che carina, ma che graziosa sensibilità istituzionale. Diciamolo pure: ma che sceneggiata.
Bersani invece, da bravo oppositore interno, la Severino la vuole cambiare senza se e senza ma: del resto chi era il segretario del Pd che fortissimamente la volle? Bersani. Un tempo si diceva: fatta la legge, trovato l’imbroglio.
Ora è l’inverso: fatto l’imbroglio, cambiata la legge.
Pare quasi che la colpa dell’inguacchio sia della legge e del Parlamento che non la cambia due anni dopo averla approvata all’unanimità , anzichè del Pd che non ha neppure la forza di escludere dalle proprie primarie — dove le regole le stabilisce il partito — un condannato in primo grado.
È lo stesso partito che, già sotto Renzi, aveva escluso dalle primarie in Sardegna Francesca Barracciu, “soltanto” indagata per peculato, salvo poi risarcirla con un sottosegretariato.
Ora, anzichè scegliere una volta per tutte fra il primato della legge (regola cardine dello Stato liberale di diritto) e il primato della politica (che non esiste), i presunti rottamatori pensavano di risolvere la cosa candidando contro il renziano De Luca il neorenziano Gennaro Migliore (che non voterebbero neppure i parenti stretti, infatti si ritira) e il bassoliniano Andrea Cozzolino.
Che, a furia di elettori cinesi, aveva già mandato in vacca le primarie per il Comune: meritava un’altra chance anche per la regione.
Ma è andata male: non basterebbe tutta l’Asia a scalfire il sistema De Luca. Comunque non tutte le primarie vengono per nuocere: quelle in Campania hanno definitivamente chiarito il significato di “rottamazione”.
Cittadini, siccome siamo democratici, la scelta spetta a voi: volete Barabba o Barabba?
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 4th, 2015 Riccardo Fucile
GIUSTO COMBATTERE UNA BATTAGLIA, MA ALLORA SI DEVE RINUNCIARE ALLO STERCO DEL DIAVOLO… FORZA SALVINI E BORGHEZIO, IN DUE SONO 22 ANNI CHE VI FATE MANTENERE DALL’ODIATA BCE, E’ ORA DI ESSERE COERENTI: RINUNCIATE ALLO STIPENDIO, COSI’ FANNO I VERI RIVOLUZIONARI
E’ sufficiente dare un’occhiata al cursus honorum di due insigni rivoluzionari per comprendere il significato
ideale di una battaglia.
Pensate, Mario Borghezio è dal 2001 che siede al parlamento europeo, Matteo Salvini dal 2004 al 2006 e dal 2009 ad oggi: insieme fanno 22 anni di presenza a Strasburgo e a Bruxelles, una vita.
Da 22 anni giustamente usufruiscono delle strutture messe a disposizione della Ue: rimborsi spese viaggi, rinborsi spese alloggio, rimborso spese vitto, segretarie a Bruxelles e altre nei propri collegi elettorali, rimborsi spese rappresentanza, rimborso spese convegni, rimborso spese telefoniche.
Strutture che sono strettamente connesse alla attività di parlamentare, comunque la si pensi sulla validità e sulle finalità dell’euro e della troika, della Bce e dell’Europa dei mercanti.
Ma altra cosa è la vile moneta, lo sterco del diavolo che si percepisce come stipendio, ovvero la modica somma di 13.000 euro al mese, alias 156.000 euro l’anno, ovvero 1.248.000 eurini in otto anni per Salvini e 2.184.000 eurini per Borghezio, liquidazione finale a parte.
Poichè ci risulta difficile immaginare un leader ecologista a libro paga di inquinatori, un Fidel Castro stipendiato dagli americani, un Lenin pagato dallo Zar, un Mussolini finanziato da Stalin o viceversa, un guerrigliero della Jihad con i versamenti pensionistici versati dal Vaticano, sorge spontanea una domanda: chi ogni giorno ci ricorda le malefatte della Ue, chi non perde occasione per addossare ogni crimine alla Banca centrale europea, chi vuole uscire dall’euro, perchè poi se li mette in tasca, i suddetti eurini, e pure in maniera consistente?
Coerenza e stile da uomini “di destra”, duri e puri, come da recente certificazione allegata dei cognati italiani, non vorrebbe che si rinunciasse allo stipendio del nemico dichiarato?
O la rivoluzione contro la globalizzazione si ferma dinanzi all’italico “tengo famiglia”?
E non si trovi la scusa che uno di famiglia non ne ha, visto che l’altro ne ha almeno due.
I rivoluzionari non devono avere notoriamente altri interessi terreni, da uomini di profonde letture celtiche dovreste saperlo.
Quindi urge coerenza, condottieri padani: “Francia o Spagna purchè se magna” può valere per i degenerati italioti, non per chi è figlio del Po.
Rifiutate lo sterco del diavolo Ue, anzi restituite pure gli arretrati, in modo da poter marciare a testa alta al comando delle guardie padane.
Siete uomini di destra o caporali?
O forse il “basta euro” si deve intendere che ne mettete in tasca fin troppi?
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Marzo 4th, 2015 Riccardo Fucile
SONDAGGIO LORIEN, LA META’ DEGLI ITALIANI CI VEDE MEGLIO DEI GIORNALI COMPIACENTI: PER LORO SALVINI IN PIAZZA HA FATTO FLOP
Nonostante la grancassa dei media compiacenti, per la metà degli italiani intervistati da Lorien Consulting l’appuntamento di piazza del Popolo non è stato affatto un successo per Matteo Salvini.
Secondo il sondaggio dell’istituto solo il 18% condivide i contenuti della manifestazione, giusto la somma degli elettori di Lega e Fratelli d’Italia.
Ma è significativo che la manifestazione di Piazza del Popolo ha determinato appena un leggero aumento dello 0,5% della Lega, ma ha fatto perdere la stessa percentuale a Fratelli d’Italia, la cui base non ha gradito l’abbinamento, e addirittura l’1% a Forza Italia.
Alla fine con la Lega che va dal 14,5% al 15%, Forza Italia che scende dal 13,5% al 12,5% e Fratelli d’Italia che passa dal 3% al 2,5%, il centrodestra nel suo complesso perde l’ 1% secco.
E scende dal 31% al 30% nel suo insieme.
Non solo, fa aumentare pure il centrosinistra: torna a quota 39 per cento il Pd che incrementa il proprio bacino di voti dell’1 per cento.
Nel centrosinistra supererebbe la soglia di sbarramento solo Sel (4%, stabile), gli altri partiti di sinistra e i Verdi insieme raccoglierebbero oggi l’1,5%, mentre Scelta Civica non andrebbe oltre lo 0,5 per cento.
Totale della sinistra intorno al 45%
Il Movimento Cinque Stelle registra una lieve flessione: dal 18 al 17,5%.
Continua a salire la popolarità del governo dopo aver toccato il suo punto più basso a inizio febbraio (43%).
Ora il giudizio positivo sull’operato dell’esecutivo è espresso dal 46% degli intervistati, come a fine gennaio, anche se sono cifre che non hanno niente a che vedere con la “luna di miele” durata più o meno fino alla fine dell’estate scorsa.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: destra | Commenta »