Marzo 13th, 2015 Riccardo Fucile
ACCETTATO IL RICORSO DEI LEGALI DOPO 7 ORE
Un altro colpo di scena nella lunga vicenda di Cesare Battisti, anzi doppio. 
L’ex terrorista rosso condannato all’ergastolo in Italia è stato arrestato ieri dalla polizia federale brasiliana in seguito all’annullamento del suo permesso di soggiorno in Brasile.
Il fermo sembrava preludere all’espulsione in Francia o Messico, sue ultime residenze prima di entrare in Brasile.
E invece dopo 7 ore è stato liberato, in seguito all’accoglimento del ricorso dei suoi legali.
“Il caso è stato risolto con celerità e giustizia è stata fatta”, ha detto l’avvocato di Battisti, che ha anche annunciato un’azione legale contro la giudice federale che aveva decretato l’espulsione del suo assistito: “Non compete ad un giudice di primo grado decidere sulla sua espulsione”, ha detto Tamasauskas.
L’ex militante dei Pac era stato arrestato ieri pomeriggio dalla polizia federale nella sua casa di Embu das Artes, nello stato di San Paolo.
Al momento dell’arresto era in compagnia della moglie e della figlia. Battisti non aveva opposto resistenza e non era stato ammanettato.
Il 3 marzo scorso la giudice federale Adverci Rates aveva decretato l’espulsione dell’ex militante dei Proletari armati per il comunismo (Pac), condannato all’ergastolo in Italia per quattro omicidi, negando il rinnovo del permesso di soggiorno per essere entrato in Brasile con documenti falsi.
Il giorno dopo il ministro della Giustizia Andrea Orlando aveva annunciato che il governo era pronto a presentare una nuova istanza di estradizione.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 13th, 2015 Riccardo Fucile
COSI’ SCEGLIE I DIRIGENTI DEGLI OSPEDALI… SEQUESTRATO UN DOCUMENTO NELL’INCHIESTA SU EXPO’ CON LA SPARTIZIONE DELLE POLTRONE DELLA SANITA’
I magistrati che indagano sugli appalti dell’Expo e della sanità lombarda hanno sequestrato la lista segreta della «lottizzazione» politica dei grandi ospedali della regione, con la mappa della spartizione delle poltrone di vertice tra la Lega, Cl e Forza Italia.
Lo rivela L’Espresso nel numero in edicola.
I documenti sono stati scoperti dalla sezione di polizia giudiziaria della Procura di Milano durante una perquisizione di un dirigente sanitario di area leghista.
Nella lista compaiono i nomi di tutti i direttori generali delle 15 Asl e dei 30 ospedali pubblici più importanti della Lombardia, che guadagnano 15 mila euro lordi al mese. Accanto a ogni nome, c’è la sigla di un partito: 20 hanno la targa della Lega, altri 24 del Pdl, solo uno viene collegato al Pd, ma è stato rimosso.
In un secondo elenco, sequestrato allo stesso manager leghista, i direttori degli ospedali lombardi vengono collegati direttamente ai loro presunti protettori politici: come «fedelissimi di Salvini», ad esempio, vengono etichettati una decina di dirigenti della sanità regionale, tra cui spicca il responsabile della ricchissima Asl di Milano.
I carabinieri hanno sequestrato la mappa della spartizione della sanità regionale, con le pagelle di fedeltà dei vari manager. Ecco chi ha “piazzato” più fedelissimi nei posti di potere. E il segretario del Carroccio pesa più del governatore Roberto Maroni
Al governatore lombardo Roberto Maroni la lista attribuisce invece una presunta quota personale di sei direttori generali.
Negli stessi documenti compaiono anche annotazioni scritte a penna sulla maggiore o minore «disponibilità » del manager pubblico verso il partito, sintetizzate in giudizi come «fedelissimo», «bravo», «cane sciolto» o «pessimo», con l’indicazione dei politici in grado di «allinearli» alla Lega.
Queste carte riservate sulla spartizione politica delle nomine sanitarie sono state compilate probabilmente nel 2013, prima degli arresti per le tangenti dell’Expo, partendo da atti interni della Regione Lombardia.
Dei 45 direttori generali citati nella lista sequestrata, 38 sono tuttora in carica, compreso un nutrito gruppo di indagati e in qualche caso già condannati.
Tra i 24 manager pubblici con la targa dell’allora Pdl c’è un’ulteriore divisione in due correnti, con sponsor politici diversi: Cl e Forza Italia.
A gestire questi ultimi, sempre secondo i documenti sequestrati al manager leghista, era Gianstefano Frigerio, l’ex parlamentare di Forza Italia, già pregiudicato di Tangentopoli, che è stato riarrestato nel maggio 2014 e poi condannato non solo per le corruzioni dell’Expo, ma anche con l’accusa di aver truccato appalti da decine di milioni di euro proprio nei grandi ospedali lombardi.
L’inchiesta sugli affari politici nella sanità è tuttora in corso.
Paolo Biondani
(da “L’Espresso”)
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Marzo 13th, 2015 Riccardo Fucile
PIU’ POTERE AI PRESIDI, SALTANO 60.000 ASSUNZIONI PROMESSE
E’ il punto che gli interessa di più di tutta la riforma, dicevano i suoi già prima del consiglio dei ministri
che ha varato il disegno di legge sulla ‘Buona scuola’.
In conferenza stampa Renzi dedica molto spazio alla nuova figura che ha forgiato per imprimere il ‘cambia verso’ alla scuola pubblica: il “preside allenatore”.
Il premier lo definisce così. E’ di fatto il ‘capo azienda’ di ogni istituto, colui che in nome dell’autonomia scolastica deciderà il destino di un bacino di centomila precari. Sarà lui a sceglierli da un apposito albo e ad assumerli sulla base dei curricula.
Il preside è il capo, struttura piramidale nella scuola. Come sulla Rai, dove pure arriverà il ‘capo azienda’ scelto dal governo.
Con tutte le polemiche e probabilmente gli abusi discrezionali che ne deriveranno.
E’ la solita svolta verticista del capocaseggiato mancato Renzi.
Lo fa con la riforma della scuola, lo fa con la riforma della Rai, tema sul quale il governo non ha ancora varato un disegno di legge ma ha solo iniziato la discussione. Ma comunque anche lì, secondo i piani illustrati da Renzi, ci sarà un consiglio di amministrazione nominato a maggioranza dal Parlamento, ma il capo azienda dovrà poter “decidere” senza essere “costretto a mediazioni su mediazioni”.
La svolta in senso verticale poi si concretizza anche con la riforma della pubblica amministrazione all’esame del Senato: il testo rafforza il potere decisionale di Palazzo Chigi sulle nomine nelle società controllate, sfilandole di fatto ai ministeri, soprattutto al Tesoro che al momento detiene il maggior numero di controllate pubbliche.
Decide tutto lui, potesse nominerebbe lui anche i bidelli.
Per via delle critiche, arrivate anche dal Colle, sull’abuso della decretazione d’urgenza, il presidente del Consiglio presenta un disegno di legge.
E sfida il Parlamento ad approvarlo entro le amministrative del 31 maggio (stasera il consiglio dei ministri ne ha deciso la data con un decreto).
I centomila entreranno all’interno di un albo dal quale verranno pescati dai presidi, in base alla disponibilità di cattedre nell’istituto e in base al curriculum, che verranno pubblicati online come i bilanci di ciascun istituto.
E non ci sarà automatismo nella graduatoria: sceglierà il preside. Che poi in teoria verrà giudicato dal ministero per il suo operato.
Con il rischio che il preside chiami qualche suo amico, diciamo il Carrai di turno.
C’è poi il capitolo stabilizzazione.
Le assunzioni non sono più le 148 mila promesse qualche mese fa, ma 100 mila.
I posti andranno a chi è nelle graduatorie a esaurimento, le Gae. «Poi varranno solo i concorsi».
Esclusi i 23 mila maestri della scuola materna: «Su questi dobbiamo prima chiarirci con i Comuni. Manteniamo l’impegno ma le inseriamo dentro un ragionamento più ampio».
Campa cavallo…
L’importante è che domani tutti parlino dei presidi, chi se ne frega di 60.000 docenti bidonati.
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Marzo 13th, 2015 Riccardo Fucile
IL CONSENSO DEL CARROCCIO NON ANDRA’ OLTRE: BACINO POTENZIALE E INTENZIONI DI VOTO COINCIDONO… CALA IL CONSENSO AL GOVERNO
Si schierano su tutto, ma dello scontro dentro la Lega Nord non gliene frega nulla.
Il 53% delle persone intervistate da Lorien Consulting non riesce a avere un’opinione sulla rissa tra il segretario federale del Carroccio Matteo Salvini e il sindaco di Verona, defenestrato dal partito, Flavio Tosi: il tema è sentito quasi solo tra gli elettori della Lega, il 93% dei quali prende posizione (tra le varie opzioni proposte dall’istituto di sondaggi).
Sul campione totale (5oo persone) il 20% è del parere (tardivo) che Tosi dovesse rimanere dentro il partito e ricucire lo strappo, il 10% suggerisce di restare ma solo in cambio dell’annullamento del commissariamento della Liga Veneta e solo il 9 giudica buona la scelta di uscire dalla Lega e allearsi con l’area moderata di Ncd e Udc (come potrebbe accadere).
Ma il dato sulla Lega che salta all’occhio è un altro: se infatti le intenzioni di voto si confermano intorno al 14%, questa cifra si identifica con il cosiddetto “bacino potenziale“, cioè coloro che prendono anche solo in considerazione di votare il Carroccio.
Significa, più o meno, che non ci sono elettori in più da conquistare, almeno per ora. Che il consenso potrebbe essere al suo massimo.
Il governo e i partiti
Poi ci sono i dati sui partiti e sul governo che non registrano grosse novità .
Il giudizio sul governo torna a scendere, anche se di poco: da due mesi galleggia d’altronde tra il 45 e il 48 per cento.
L’ultimo dato è del 45% dopo il 46 della settimana scorsa. Tra i dati più generali invece continua la flessione dell’indice di fiducia nel futuro degli intervistati che ora torna sotto al 50 per cento.
Un calo cominciato intorno alla metà di gennaio: dal 53% si è passati al 51, poi al 50 e ora al 49.
Quanto alle forze politiche non ci sono scossoni.
Il Pd resta di gran lunga il primo partito (38,5%).
Seguono il Movimento Cinque Stelle (17,5), la Lega Nord che continua a essere il primo partito del centrodestra (14,5%), Forza Italia (12).
Sia la Lega che Fi perdono in una settimana mezzo punto percentuale.
Riuscirebbero, ad oggi, a superare la soglia di sbarramento necessaria all’ingresso in Parlamento l’Area popolare (Ncd più Udc) che arriva al 4,3 e Sel che resta al 4. Più in difficoltà Fratelli d’Italia (2,5%).
Lo zoccolo duro dei partiti: i casi di Pd, M5s e Lega
Suggerisce qualcosa anche un “esperimento” ulteriore che Lorien ha effettuato: cioè calcolare lo “zoccolo duro” di ciascun partito, vale a dire la quota di elettori che sicuramente voterebbero le forze politiche, ma anche il bacino potenziale, cioè coloro che prendono anche solo in considerazione questo o quel partito.
Gli elettori fedeli dei partiti più piccoli si riducono notevolmente rispetto alle intenzioni di voto per via del “richiamo” del voto utile.
Un esempio è Sel: il bacino potenziale arriva addirittura al 9% (che i partiti a sinistra del Pd non hanno mai preso), l’intenzione di voto vera e propria è al 4, ma i fedelissimi si fermano all’1,3% perchè un’alternativa valida è scegliere il Pd (sperando in proposte e decisioni “più di sinistra”).
Sono simili, in proporzione, i dati di Pd e M5s.
Mentre, infatti, tutti i partiti registrano un’intenzione di voto inferiore rispetto al bacino potenziale, in questi due casi succede il contrario. E sia democratici che grillini soffrono meno lo scarto con gli elettori fedeli (che sono comunque diversi milioni di voti effettivi).
In percentuale il Pd raccoglierebbe certamente il 16 per cento, mentre il M5s poggia su una base sicura dell’8%.
Infine si segnala il caso della Lega Nord: bacino potenziale e intenzioni di voto sono identici, il che potrebbe dire che il consenso del Carroccio sembra arrivato al massimo.
In realtà molto si gioca sull’ultimo dato significativo: il 29% degli intervistati non prende in considerazione nessun partito, il 48% non dà alcuna intenzione di voto e il 10% ha già deciso che sicuramente non si presenterà alle urne alle prossime elezioni.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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