Marzo 19th, 2015 Riccardo Fucile
SI PENSA AL RIMPASTO: SOLITA IPOTESI CANTONE O MORETTI… QUAGLIARELLO VA AGLI AFFARI REGIONALI
“Maurizio, o ti dimetti oppure il Parlamento ti sfiducia”. Il messaggio era stato recapitato già ieri, ma
oggi, nell’incontro a Palazzo Chigi, Matteo Renzi ha proprio posto il suo aut aut al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, finito nella bufera per l’inchiesta sul sistema di corruzione intorno a Expo ed Tav.
La novità è che lì, davanti al premier, nemmeno Angelino Alfano difende Lupi: non più. La strada è segnata.
Lupi ha tempo fino all’informativa di domani mattina alle 11 alla Camera: il premier e i suoi si aspettano che maturi il passo indietro prima di parlare in aula.
E infatti Lupi lo annuncia in serata a Porta a Porta, la ‘terza Camera’: “Mi dimetto domani dopo l’informativa in aula”. E lì nello studio di Bruno Vespa racconta che dopo il “lungo colloquio” di oggi con Renzi, “abbiamo telefonato al presidente della Repubblica ed ho comunicato loro che, dopo l’informativa che ho fortemente voluto domani in Parlamento, rassegnerò le mie dimissioni”.
Ma Lupi insiste, sapendo bene di smentire Renzi o almeno i retroscena che il premier ha lasciato trapelare: “Non mi ha mai chiesto di dimettermi, lo faccio per salvaguardare la mia famiglia: attaccate me ma lasciate stare mio figlio…”.
E’ una coda velenosa, perchè c’è tanto tanto veleno dietro il gesto di Lupi, veleno nei confronti di Renzi che lo ha messo alla porta senza nemmeno chiederlo in forma pubblica.
Anzi: l’informativa di domani alla Camera si terrà mentre il premier è lontano, a Bruxelles per il Consiglio Europeo: non sarà lì in aula a metterci la faccia, dicono furiosi da Ncd.
Furiosi per aver perso un ministero pesantissimo, come quello delle Infrastrutture. E perchè in procinto di guadagnarne uno leggerissimo, come gli Affari Regionali.
Perchè a Palazzo Chigi matura la sostituzione di Lupi.
Alle Infrastrutture potrebbe arrivare Raffaele Cantone. O in subordine Mauro Moretti, ex ad di Fs, messo a capo di Finmeccanica da Renzi l’anno scorso: gira anche il suo nome per il dopo-Lupi.
E’ questo il piano di Renzi che è stato esposto agli interlocutori di Ncd, Lupi e Alfano, oggi a Palazzo Chigi.
Al Nuovo Centrodestra, nello specifico a Gaetano Quagliariello, verrebbe assegnato il dicastero degli Affari Regionali, vacante ormai da quasi due mesi, dalle dimissioni di Maria Carmela Lanzetta il 30 gennaio scorso.
Invece la Struttura di missione del ministero delle Infrastrutture, finita nel mirino dell’inchiesta giudiziaria, passerebbe alle dipendenze di Palazzo Chigi, il vecchio piano di Renzi fallito per l’opposizione di Lupi, come si evince dalle intercettazioni.
Cantone, il presidente dell’autorità anti-corruzione, sarebbe la carta che Renzi vuole giocare per recuperare il credito perduto in questi giorni di maretta mediatica intorno a Lupi, descritto nell’inchiesta come il ministro che faceva da garanzia politica agli affari del ‘Sistema’ capitanato da Ercole Incalza, ex capo struttura al ministero, e l’imprenditore Stefano Perotti.
Cantone, l’ex pm anti-Camorra che Renzi ha preso con sè a Palazzo Chigi già nei primi mesi di governo, cancellerebbe l’onta di un ministro che, secondo quanto trapela dalle intercettazioni, avrebbe usato il suo status per trovare lavoro al figlio, giovane ingegnere.
Ma per la sostituzione di Lupi gira anche il nome di Mauro Moretti, amministratore delegato di Finmeccanica che Renzi avrebbe voluto alle Infrastrutture dall’inizio dell’avventura di governo.
Si vedrà . Perchè se è finita la telenovela su Lupi, è appena iniziata quella sul rimpasto. Lo stesso Lupi mette in chiaro a Porta a Porta che la questione non è chiusa: “Credo che sia interesse di Matteo Renzi non indebolire la coalizione, non dare l’impressione e la ragione politica di indebolire questo governo che non è un monocolore del Pd. Con Matteo Renzi ci siamo dati appuntamento per domani quando rientrerà dal Consiglio Europeo per discutere con me ed Angelino Alfano su come non fermare l’azione del governo”.
Il boccone è indigesto e Ncd non vuole ingoiare subito. E’ chiaro.
Tanto più che quello del rimpasto potrebbe essere un affare da sbrigare solo dopo le amministrative, dunque a giugno.
Nel frattempo Renzi assumerebbe l’interim delle Infrastrutture ed essere lui da solo a tagliare il nastro all’inaugurazione dell’Expo 2015.
In effetti, l’immagine di Lupi che taglia il nastro dell’esposizione il primo maggio è quella che più ha disturbato i sogni del premier in questi giorni: figuraccia internazionale.
C’è da dire che nei giorni scorsi, era stata presa in considerazione anche l’ipotesi dello spacchettamento del ministero di Lupi: Trasporti, da assegnare ad un esponente del Pd (Moretti?), e Infrastrutture, che sarebbero rimaste a Ncd.
Ma è stata sufficiente la graticola mediatica di questi giorni, sulla quale sono finiti Lupi e di conseguenza il premier e il governo, per capire che questo non poteva essere un piano sufficiente per la ‘rinascita’ dell’esecutivo del cambiamento.
Dunque, l’ipotesi dello scorporo ha perso quota, almeno dal punto di vista del premier. Ed è risalita l’ipotesi Cantone, la carta mediatica più vincente per chiudere la più brutta settimana del governo Renzi.
Dopo l’incontro con Lupi e Alfano, il presidente del Consiglio parte per il consiglio europeo di Bruxelles fiducioso che l’affaire si risolverà , con il passo indietro di Lupi. Del resto, è stato il Partito Democratico a insistere affinchè l’informativa del ministro si tenesse domani: un modo per accelerare i tempi e metterlo alle strette, pur senza una presa di posizione pubblica di Renzi sul caso.
Il presidente del Consiglio continua a tacere sull’argomento, parla e detta ‘aut aut’ solo nei colloqui privati, come stamane direttamente con Lupi a Palazzo Chigi.
Per non rischiare di aprire una crisi di governo con Ncd, dicono i suoi.
Tanto che con Lupi e Alfano, Renzi avrebbe usato l’argomento ‘minoranza Pd’.
Della serie: non posso garantire in aula, non tengo il partito sulla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni. Gianni Cuperlo stamane è stato chiaro: “Lupi lasci”. E stavolta, indirettamente, è venuto in aiuto al premier. Chi l’avrebbe mai detto?
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 19th, 2015 Riccardo Fucile
“SUL ROLEX FORSE HO SBAGLIATO, NON ME LA SONO SENTITA DI DIRE A MIO FIGLIO DI RESTITUIRLO”
“Domani al termine dell’informativa” alla Camera, “rassegnerò le dimissioni”.
Lo ha detto il ministro Maurizio Lupi durante la registrazione di Porta a Porta.
“Per me la politica non è un mestiere ma passione. È poter servire il proprio Stato. Non ho perso nè l’onore nè la passione”, ha aggiunto Lupi.
Lupi ha spiegato: “Credo che forse un mio gesto – che non vuol dire ritirarmi alla politica, perchè non c’è bisogno di una poltrona per fare politica – questa mia decisione rafforzerà l’azione del governo”.
L’esponente dell’Ncd ha definito le dimissioni “la decisione migliore” anche perchè siccome “ho fatto insieme a Renzi una legge che si chiama Sblocca Italia” non “è possibile continuare il proprio mestiere” se ci sono delle ombre.
“Ho voluto fortemente l’informativa in Parlamento – ha continuato il ministro – perchè voglio rispondere alle doverose e legittime domande che i gruppi parlamentari e i giornalisti si sono posti da quando è scoppiato lo scandalo” dei grandi appalti.
Lupi ha continuato: “Renzi mi ha detto: “io non ti ho mai chiesto nè chiederò le tue dimissioni perchè non posso chiederle, dico che è una tua decisione”.
Lo ripeto: nè il segretario del Pd, nè il presidente del Consiglio mi hanno chiesto le dimissioni”.
Il ministro ha affermato: “Devo ringraziare anche il mio partito. Tutto il mio partito mi ha detto che non devo dimettermi perchè non c’è ragione”.
“Quando ti vedi tirato in ballo – ha aggiunto -, pur avendo valutato i magistrati che non ho alcuna responsabilità , vedi tirato in ballo tuo figlio, gli amici… Ma perchè tirare in ballo la mia famiglia? Non me la sono sentita di dire a mio figlio di restituire il Rolex. Forse ho sbagliato. Non so. Ma con Perotti ci conosciamo da una vita”. L’esponente dell’Ncd ha detto: “Franco Cavallo è un mio carissimo amico e rimane un mio carissimo amico, se ha sbagliato pagherà “.
“La decisione di Maurizio Lupi è un gesto politico da apprezzare. Un atteggiamento ragionevole e serio che dimostra la sua attenzione per le istituzioni. Avanti insieme per procedere senza esitazione a cambiare l’Italia e a renderla più giusta e competitiva”. È questo il commento di Lorenzo Guerini, vicesegretario Pd.
Per Debora Serracchiani “il ministro Lupi ha dimostrato sensibilità istituzionale e cognizione dell’opportunità politica”.
“La decisione del ministro Maurizio Lupi è da uomo delle istituzioni perbene e onesto. In lui l’uomo e il politico coincidono per correttezza e linearità . Gli siamo stati accanto e gli saremmo stati a fianco qualunque scelta avesse deciso di fare”.
Così il ministro dell’Interno Angelino Alfano, commentando le annunciate dimissioni di Maurizio Lupi.
Il suo gesto – prosegue il leader di Ncd – è la più alta testimonianza di distanza da logiche di potere. Lupi non si dimette da politico. Farà politica, se possibile, con più forza e determinazione. Insieme a noi. Come sempre”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 19th, 2015 Riccardo Fucile
“VIENE MIO FIGLIO DA TE”… NUOVE INTERCETTAZIONI DELL’INCHIESTA GRANDI OPERE
Il ministro Maurizio Lupi telefona a Ercole Incalza e gli chiede “se è disponibile a ricevere in ufficio al
ministero a Roma, nello stesso pomeriggio, il figlio Luca, per avere ‘consulenze e suggerimenti'”.
Secondo gli investigatori, il riferimento è a un lavoro per il figlio del ministro. “Quando vuoi”, è la risposta di Incalza.
Poche ore dopo, Luca Lupi è nell’ufficio di Incalza.
Sono le 13.33 dell’8 gennaio 2014.
“Ascolta – dice Lupi – se fra un quarto d’ora ti mando questo che è venuto da Milano a Roma a far due chiacchiere? Nel senso di avere consulenze e suggerimenti eccetera. Viene mio figlio Luca, no, quando vuoi, dimmi a che ora te lo faccio venire in modo che…”.
Incalza, viene ricostruito, dà la sua disponibilità per ricevere Luca Lupi nello stesso pomeriggio: “Quando vuoi, ma figurati! Nessun problema! O adesso o alle cinque, quando finisce il Tesoro, no?”.
Lupi preferisce che il figlio parli con Incalza subito: “No, allora conviene che venga adesso, così…”.
Alle 14.29, annotano gli investigatori, Incalza chiama Stefano Perotti e gli chiede quando può essere a Roma.
Perotti risponde: “Posso arrivare venerdì se vuoi”.
Incalza, continua l’annotazione, “si rivolge a una persona che è nel suo ufficio (Luca Lupi) e gli chiede se gli va bene fissare l’incontro con Stefano Perotti per venerdì 10 gennaio”.
Poi Perotti chiede: “Chi è questo?” e Incalza gli fa capire che è Luca Lupi. “Il figlio di Maurizio!”.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 19th, 2015 Riccardo Fucile
DOMANI L’INFORMATIVA ALLE CAMERE IN UN CLIMA DI INCERTEZZA
Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha incontrato il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il segretario di Ncd Angelino Alfano.
Al centro l’inchiesta di Firenze nelle cui carte viene citato anche Lupi. È prevista invece per venerdì alle 11 l’informativa del ministro alla Camera.
Dell’informativa che domani Lupi farà a Montecitorio si sarebbe parlato anche nel vertice di Palazzo Chigi.
In quella occasione, si ragiona nella maggioranza, il ministro potrebbe spiegare la situazione e difendersi e poi anche annunciare le dimissioni.
E un pressing in tal senso sarebbe in corso, anche se – spiegano le medesime fonti- il ministro delle Infrastrutture non avrebbe ancora deciso sul da farsi, starebbe riflettendo.
Intanto Gianni Cuperlo, della minoranza Pd, intervenendo all’Aria che Tira (La7), ha detto: “Io penso che sarebbe un fatto positivo se il Ministro, venendo in Parlamento come ha detto e chiarendo tutti questi aspetti, prendesse atto che la mappa degli eventi che lo coinvolgono è tale che…”.
Le parole di Cuperlo confermano quanto riportato da Repubblica sul clima all’interno del Pd per il caso legato al ministro delle Infrastrutture. Lo stesso Renzi non ha intenzione di difendere il ministro in aula: “La scelta sta a lui: o se ne va da solo oppure il governo non si schiera e si rimette all’aula”, avrebbe detto il premier ai suoi fedelissimi confernando l’intenzione di non intervenire direttamente sulla questione. Il governo non darà indicazioni di voto, ma le parole di Cuperlo lasciano intravedere una posizione compatta all’interno del partito.
La mozione di sfiducia presentata da Sel e M5S nei confronti di Lupi si discuterà alla Camera martedì 24 marzo alle 16.
È quanto si apprende dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio.
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Marzo 19th, 2015 Riccardo Fucile
LUPI DOVREBBE DIMETTERSI PRIMA DELL’INFORMATIVA IN PARLAMENTO
Maurizio Lupi dovrebbe dimettersi domani mattina. 
È quello che si aspettano tutti, a Palazzo Chigi e ai vertici del Pd. Ma il condizionale è d’obbligo, vista la resistenza dimostrata dal ministro in questi giorni.
Lupi ieri finisce di rispondere al question time a Montecitorio. E se ne va. Quasi contemporaneamente, Matteo Renzi entra in Aula, di soppiatto, evitando i giornalisti e neanche lo incontra.
“Ho l’appoggio del governo”, ha detto. Ma l’evidenza plastica dei rapporti tra i due dice tutt’altro. Renzi vuole che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti se ne vada. Lui non molla. Non ancora.
Il premier non può chiedergli in maniera pubblica e diretta di dimettersi. Rischia la crisi di governo. Ma glielo dice e glielo fa dire: “Se vai avanti non ti copro”.
Di più: “Guarda che se non te ne vai prima della mozione, ti faccio sfiduciare dal Parlamento”. L’altro mantiene la sua posizione.
Pubblicamente: “Non ho fatto niente di male”. E soprattutto: “Riferirò in Parlamento”. Perchè “è doveroso da parte mia”, come spiega anche ai colleghi di partito. Però, ora il punto non è più il “se” ma il “quando” Lupi cederà .
E’ in corso una prova di forza tra il presidente del consiglio e il ministro. Molto dipende da cosa c’è nelle carte e quando uscirà .
E infatti, la giornata vira nel tardo pomeriggio: “Adesso pure i viaggi della moglie. Non è sostenibile”, spiegano a fine giornata i renziani di peso.
E l’intervento in Aula si velocizza: dovrebbe essere calendarizzato per domani. Per turbo-Renzi è già passato troppo tempo, di fronte all’opinione pubblica.
Ma sono le immagini a raccontare meglio la giornata di ieri.
Quelle della mattinata a Milano, alla Fiera Made Expo con Lupi fischiato dalla folla. “Non ho mai fatto pressioni per chiedere l’assunzione di mio figlio”.
In mattinata, invece, Renzi fa un’informativa in Senato in vista del Consiglio europeo. Elegantissimo, versione presidente del Consiglio, non dice neanche una parola sulla questione Incalza.
Passa qualche ora e la scena si sposta a Montecitorio. Lupi è sui banchi del governo. Accanto a lui c’è Alfano. Per il resto, sono praticamente vuoti. Nessun ministro di peso. Vuoti anche i banchi dei deputati Pd. Il ministro è già abbandonato.
Le interrogazioni sono tutte variazioni sul tema dell’indagine che ha portato all’arresto di Incalza e al coinvolgimento delle strutture del ministero.
Con una domanda esplicita: “Si dimette?”. Momenti di tensione all’inizio.
Dopo le domande di Liuzzi dei Cinque Stelle, Lupi chiarisce la sua posizione: “Rispetto alle legittime richieste di chiarimenti, puntuali e doverosi, come si è visto anche nell’interrogazione, da parte di tutti i gruppi parlamentari, ritengo assolutamente doveroso, indispensabile e urgente che questo avvenga quanto prima in Parlamento”.
I Cinque Stelle scandiscono “dimissioni”, lui fa un gesto del tipo “non ci penso proprio”. Quelli insistono. Giachetti espelle Sibilla. E il resto più o meno è prassi.
Poi arriva Renzi. Accanto a lui si siede Maria Elena Boschi.
I banchi del Pd si riempiono. Lupi se ne va, Alfano resta.
In effetti è esattamente quello che potrebbe accadere. Ieri il ministro dell’Interno pubblicamente ha difeso il collega di partito.
Ma in privato le posizioni sono già cambiate. Anche lui ha iniziato il lavorio ai fianchi.
“Maurizio non puoi rimanere in quel posto senza la fiducia del presidente del Consiglio”, gli vanno dicendo i colleghi di partito.
Che nel frattempo trattano con i vertici del Pd: in ballo ci sono posti di Sottosegretari e quelli vacanti dei giudici della Consulta.
Il ministero no: per un po’, almeno l’interim dovrebbe essere assunto da Luca Lotti o Graziano Delrio.
Sembra solo questione di tempo. Poco tempo.
Wanda Marra
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 19th, 2015 Riccardo Fucile
A FIANCO DEL POPOLO TUNISINO
Pour ceux qui en doutaient, les pays du Maghreb ne sont pas une menace!
Ils sont confrontès aux màªmes drames et aux màªmes questionnements que notre vieille France.
Nous sommes tous dans le màªme bateau et c’est seulement ensemble que nous ferons triompher le camp qui aime, tout simplement, la vie.
Mon cÅ“ur saigne aujourd’hui, et je ne suis pas le seul, pour cette Tunisie à qui on ne semble pas pardonner ses èclatants succès dèmocratiques.
La Tunisie montre la voie depuis des annèes, de ce que doit àªtre une renaissance dèmocratique dans un pays arabe moderne.
Manifestement, les fanatiques veulent faire payer dans le sang tout rayon d’espoir.
Je n’ai pas encore lu cette phrase aujourd’hui, mais je n’en ai pas d’autre en tàªte.
JE SUIS TUNISIEN.
Joann Sfar
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Marzo 19th, 2015 Riccardo Fucile
LA COOP “LA CASCINA” LE PAGA UN VOLO AEREO…. PER IL LAVORO AL FIGLIO DEL MINISTRO PRONTO A SCENDERE IN CAMPO DE ECCHER (CHE AVEVA UN PROBLEMA PER UN’INTERDITTIVA ANTIMAFIA)
Un biglietto aereo pagato alla moglie del ministro dalla cooperativa La Cascina. E poi la telefonata di
Stefano Perotti che si mette a disposizione del figlio per trovargli lavoro.
E una seconda opportunità di lavoro grazie a Claudio De Eccher.
Queste le novità più imbarazzanti per il ministro Lupi emerse dalle carte depositate ieri. “Emerge che, in un primo momento — scrivono i pm — lo stesso Cavallo, in relazione alla ricerca di una soluzione lavorativa in favore di Lupi Luca, si attiva presso l’imprenditore (De) Eccher Claudio, con il quale lo stesso Ministro Lupi è in rapporti confidenziali”.
Non un imprenditore a caso: De Eccher è il costruttore la cui azienda era stata stoppata nel 2014 da un’interdittiva antimafia del Prefetto (poi annullata dal TAR e Consiglio di Stato) e che chiedeva a Cavallo una mano per farsela annullare così: “a questo punto te lo chiedo in modo molto …come dire? Deciso: bisogna che tu ne parli e che ne parliate anche con il Ministero degli Interni”.
A rendere difficile la nuova difesa di Lupi di fronte al Parlamento prevista per domani è il capitolo della richiesta di arresto dedicato ai rapporti istituzionali di Francesco Cavallo, detto anche Frank.
“Cavallo è indicato da Giulio Burchi (ex presidente di Italferr proveniente dal mondo della sinistra , Ndr) — scrivono i pm di Firenze — come “l’uomo di Lupi” in una conversazione risulta in effetti in stretti rapporti con il ministro delle Infrastrutture Lupi Maurizio e con i componenti della segreteria del ministro, identificati in Bonaduce Nicola, Forlani Emmanuele e Lezzi Marco”.
Cavallo era considerato ‘l’uomo di Lupi’ perchè si occupava anche di reperire fondi per le cene di finanziamento di Lupi e poi doni per il ministro e il suo staff. Cavallo ha un ruolo anche nelle manovre che precedono l’assunzione del figlio del ministro presso lo studio MOR, cioè lo studio del cognato di Stefano Perotti.
Tutto accade l’otto gennaio del 2014.
Secondo i pm “dalle conversazioni intercettate emerge che l’interessamento di Stefano Perotti veniva attivato da Ercole Incalza, il quale a sua volta aveva incontrato Luca Lupi su richiesta del ministro Maurizio Lupi”.
Poi proseguono i pm “Perotti informava di ciò Cavallo e quest’ultimo, lo stesso giorno 8 gennaio, contattava (alle 16 e 42) Luca Lupi per “organizzare un po’ di cose” ; pochi istanti dopo era Perotti a contattare Luca Lupi, con il quale intratteneva il seguente dialogo”. Ecco il dialogo tra il titolare di un grande studio e il giovane neolaureato.
È utile leggerlo per capire tra i due chi è a servizio dell’altro: PEROTTI:… ciao Luca! LUPI Luca:… ciao Stefano P:… come stai? L:… bene bene bene P:… allora … ti volevo dire… io adesso sono a Bressanone ma se ti fai una chiacchierata con Franco … così lui ti racconta tutto … e mi dici quello che devo fare L:… va bene … va bene… no .. perchè oggi ero lì da .. dal …. (Incalza l’innominabile, Luca Lupi è giovane ma sveglio, Ndr) P:… sì … dall’uomo (ecco come si dice Incalza al telefono tra uomini di mondo, ‘l’uomo’, Ndr) L:… di … mi ha detto di … gli volevo chiedere un pò di cose … ho fatto un pò di domande, allora sono venute fuori un paio di cose anche ad altre .. ‘parliamone anche con Stefano’ … quindi .. allora ti abbiam chiamato… però… sì sì va bene… vedo Franco domani P:… bene… così evito di (inc) L:… sì sì sì sì … assolutamente assolutamente non ti preoccupare… grazie mille, grazie mille P:… un abbraccio, ciao bello L:… ciao ciao
Cavallo è il ‘problem solver’ di Lupi.
Scrivono i pm “dalle conversazioni telefoniche intercettate emergono molteplici contatti ed incontri, anche conviviali , nonchè l’organizzazione di una cena volta a reperire “fondi” nell’interesse del Ministro , la fornitura di abiti sartoriali in favore del Ministro Lupi, di suo figlio Luca e dei suoi segretari e l’acquisto di regali natalizi in favore dello stesso Ministro e del suo entourage”.
I pubblici ministeri nella richiesta di arresto per Cavallo sono quindi più netti del Gip nell’ordinanza. Per i pm, Cavallo ha fornito un abito sartoriale a Lupi in persona e gli ha fatto regali. Senza condizionale e senza incertezze.
Non solo: Cavallo ha organizzato una cena per reperire fondi a beneficio di Lupi. Sono soldi dichiarati alla Camera dei Deputati e a quanto ammontano?
Tutte domande alle quali il ministro Lupi dovrà rispondere davanti al Parlamento e all’opinione pubblica. Inoltre c’è la storia del viaggio della moglie del ministro a Bari.
“Nel gennaio 2014, il Ministro Lupi organizza un incontro politico in Bari (la convention del “NCD”), avvalendosi — scrivono i pm — a tal fine, di Menolascina Salvatore (consigliere della coop ciellina La Cascina Ndr); si comprende che, a margine di questo evento, il Menolascina organizza una cena ristretta con il Ministro Lupi (…) proprio in relazione a questo evento in Bari, Cavallo si attiva per procurare un biglietto aereo (tratta Milano-Bari) alla moglie del Ministro Lupi, Dalmiglio Emanuela; a tal fine si rivolge al solito Altieri Gaetano; il prezzo di questo biglietto è di 447,03 euro; la ricevuta del pagamento risulta intestata al Cavallo, cui viene trasmessa via mail dall’indirizzo di posta elettronica di Pietroletti Gabriella della cooperativa La Cascina (non è dato sapere se tale spesa sia stata rimborsata)”.
La storia del biglietto aereo pagato dalla Cascina va inserita in un contesto di rapporti finanziari di Cavallo con la cooperativa che lo pagava.
La Cascina è una cooperativa nata a Roma decenni fa e benedetta dal potere di Giulio Andreotti prima e di Gianni Letta poi.
Una dozzina di anni fa a Bari i suoi manager furono messi sotto inchiesta e la voce di Lupi fu intercettata al telefono mentre rivendicava la sua amicizia con il suo interlocutore, Dario Maniglia, un manager del gruppo Fiorita che nel 2013 è stato condannato.
Maniglia era legato alla Cascina, a Salvatore Menolascina e a Francesco Cavallo, non indagato ma citato negli atti. Lupi era amico di tutto il giro e diceva a beneficio degli investigatori al telefono: “Dario Maniglia è un mio amico fraterno. Non me ne frega un cazzo possono anche venire (gli inquirenti Ndr) a farmi una pompa”.
La Cascina, anche se non è indagato nessuno dei suoi manager, è la società capogruppo dell’ATI che gestisce il CARA, Centro Rifugiati di Mineo grazie a una gara da 98 milioni di euro, bollata come contraria ai principi della concorrenza da Raffaele Cantone.
I pm catanesi stanno indagando sull’altro peso massimo del Ncd, cioè il sottosegretario all’agricoltura Giuseppe Castiglione, proprio per il suo ruolo di soggetto attuatore della gara.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 19th, 2015 Riccardo Fucile
LA NUOVA TANGENTOPOLI: ALLE INFRASTUTTURE ORA C’E’ SIGNORINI
Paolo Emilio Signorini, l’uomo che oggi occupa le due poltrone più importanti del dicastero delle Infrastrutture, nel luglio del 2011 si faceva pagare le vacanze al mare in Toscana dal patron del Mose.
È nelle carte dell’inchiesta della procura di Venezia che si trova un pezzo pesante del passato di Signorini, nominato capo dipartimento nel maggio 2013 dal ministro Lupi e scelto poi nel gennaio di quest’anno quale successore di Ercole Incalza alla Struttura di missione per le Grandi Opere.
In pratica, è la persona cui sono affidati il presente e il futuro di tutti i grandi lavori pubblici d’Italia.
Due anni fa, parlava così al telefono con Giovanni Mazzacurati.
«Ingegnere sono Signorini… volevo soltanto dire che siamo arrivati, e tutto benissimo, la volevo ringraziare». «Ha trovato tutto, sì?», gli chiede l’allora presidente del Consorzio Venezia Nuova. «Tutto perfetto, abbiam già fatto mezza giornata di mare», risponde lui, informandosi poi sulla qualità dei ristoranti di Castagneto Carducci.
Quel soggiorno – scrive il gip veneziano Alberto Scaramuzza – era un «presente», che Mazzacurati aveva concesso, mettendolo sul conto del Cvn, a Signorini e a tutta la sua famiglia. «È sempre stato un amico », spiega l’87enne (arrestato il 12 luglio 2013) alla sua segreteria che chiedeva lumi sul perchè di quella prenotazione di due stanze d’albergo.
Non era un “benefit” disinteressato. Signorini nel 2012 era capo Dipartimento al Cipe, la “borsa” interministeriale i cui cordoni si dovevano allargare per sbloccare i milioni di euro di fondi necessari per il Mose. Non solo.
Mazzacurati insisteva con Incalza per nominarlo nel 2013 al Magistrato delle Acque, l’ente che ha il compito di vigilare sul Mose e sulle autorizzazioni dell’opera. «Lui andrebbe benissimo », suggeriva al telefono.
Quest’ultima mossa, nonostante le pressioni e le amicizie a Roma, non gli riuscì
Signorini non è stato indagato a Venezia e non risulta indagato nemmeno a Firenze.
Eppure la sua carriera è annodata a doppio filo a quella di Incalza, arrestato lunedì scorso. Classe 1963, Signorini è arrivato al Mit nel 2006 come coordinatore nella Struttura di Missione. Si occupava delle istruttorie dei progetti delle Grandi Opere.
Poi nel 2008 viene spostato al Cipe, che quei progetti doveva approvare e finanziare. Qui diventa coordinatore del Nars, l’organismo tecnico di consulenza nei settori aeroportuale, marittimo, postale, ferroviario dove si trova di fronte ancora Incalza, che il ministero delle Infrastrutture inviava quale proprio rappresentante, nonostante il suo ruolo di direttore della Struttura suggerisse un potenziale conflitto di interessi
È Signorini – tra l’altro – che firma l’avviso pubblico di selezione del 28 ottobre 2013 per quel posto, remunerato con uno stipendio 136.000 euro all’anno.
Richiedeva esperienze lavorative decennali in posizioni simili, «delle quali – si legge in un interrogazione parlamentare – solo il candidato Incalza risultava essere in possesso». E così è stato nominato e rimasto in carica fino al 31 gennaio scorso.
Dopo aver faticato per tenere quella Struttura nell’orbita del Mit («i soldi li abbiamo difesi.. – si sente dire Incalza in un’intercettazione – ho dovuto parlare con Azzolino, Santini, Chiavaroli, Baretta… »), si impegna per pilotare la scelta del suo successore. «È bene che rimanga Signorini, io temo che la presidenza metterà qualcuno». E Signorini rimane
Per dire quanto sia stretto il legame tra i due, ancora il 6 febbraio, un mese e mezzo fa, Lupi chiedeva a Incalza, che in teoria non aveva più incarichi, di avvisare Signorini dell’assenza nella lista delle opere trasmesse al Cipe del progetto della SS106.
E il 25 febbraio è Antonio Bargone, ex sottosegretario ai Lavori Pubblici, a lamentarsi con Incalza perchè il suo pupillo «non è sollecito nel rispondere alle sue richieste».
Fabio Tonacci
(da “La Repubblica“)
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Marzo 19th, 2015 Riccardo Fucile
IL MANAGER PUBBLICO E L’UOMO D’AFFARI VOLEVANO L’EMENDAMENTO PER LA ORTE-MESTRE (10 MILIARDI)…. “CHIAMO LUPI”… “ALLA CAMERA QUEI TRE SONO NOSTRI”
“Abbiamo fatto un emendamento, ricordi? L’hanno reso inammissibile”, dice Ercole Incalza, il
controllore, all’amico Vito Bonsignore, il controllato. Sono allarmati.
“Adesso vedo di parlarne con Capezzone e Epifani, mi sto muovendo”, replica il controllato. Bisogna manovrare i lavori parlamentari.
Una storia esemplare di come si sfascia l’Italia.
La nuova autostrada Orte-Mestre è un affare da 10 miliardi di euro, almeno due dei quali pubblici.
Il promotore dell’ambizioso project-financing è Bonsignore, ex europarlamentare Udc, oggi vicino a Ncd, ma soprattutto potente uomo d’affari, indagato dalla Procura di Firenze per induzione indebita: avrebbe promesso a Incalza (arrestato lunedì scorso) la direzione lavori della nuova arteria per Stefano Perotti (arrestato anche lui) in cambio della promessa da parte del superburocrate del ministero delle Infrastrutture di “un favorevole iter delle procedure amministrative relative al finanziamento dell’opera”.
La fotografia del verminaio di Porta Pia dove non si capisce più chi è guardia e chi ladro, ma è chiaro solo che nessuno difende l’interesse pubblico, è affidata dai pm fiorentini alla ricostruzione di un giro di telefonate con cui si tenta di modificare nientemeno che il Codice degli appalti.
Nel pomeriggio di martedì 28 gennaio 2014 Daniele Capezzone e Guglielmo Epifani, presidenti delle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera, dichiarano inammissibili alcune centinaia di emendamenti al decreto legge “Destinazione Italia” del governo Letta.
Tra questi c’è quello scritto da Incalza e presentato da tre parlamentari Ncd, Alessandro Pagano, Nino Minardo e Maurizio Bernardo: serve ad agevolare il percorso della Orte-Mestre modificando l’articolo 175 del Codice degli appalti, che riguarda la cosiddetta “bancabilità ” del project- financing.
E qui ricordiamoci che stiamo parlando di miliardi di euro.
Un affare enorme, tanto che il piano di sostenibilità economico-finanziaria, approvato dal Cipe a novembre 2013 ma da allora fermo alla Corte dei conti, è per legge segretato.
La bocciatura dell’emendamento stranamente agita Incalza più di Bonsignore.
È il superburocrate a dare la notizia all’imprenditore. “Abbiamo fatto fare ricorso all’inammissibilità da… come tu sai… tre parlamentari… che sono Pagano, Minardo e Bernardo… ne conosci qualcuno di questi tre?”. Bonsignore: “Come no?! Pagano è uno dei nostri, anche Bernardo”.
Incalza, allora, incalza l’amico: “Sono tutti e tre di Ncd, puoi intervenire?.. no? … Si vota tra un’ora … un’ora e mezza… sto chiamando Lupi … tutti sto chiamando (…) basterebbe sentire… o Vignali che è il relatore.” Raffaello Vignali, uomo di Cl, è in quel momento tesoriere del neonato partito di Angelino Alfano, di cui Bonsignore è finanziatore.
E suggeritore: “Ah Vignali , e come no ?!… è un altro dei nostri … vabbè… vado io alla Camera adesso… vabbè”.
A questo punto Incalza chiama Antonio Bargone, ex proconsole dalemiano a Brindisi, sottosegretario ai Lavori pubblici nel governo Prodi che nel 1999 privatizzò la società Autostrade.
Adesso è manager autostradale (noblesse oblige) e presiede la Sat, che deve costruire la nuova Livorno-Civitavecchia. Incalza è disperato, come se la Orte-Mestre fosse sua: “Non si è mosso nessuno per ora… solo noi… vabbè… (…) Non so che cazzo può fare”.
Bargone lo rassicura: “Io mo’ vado alla Camera vediamo che succede.” Arrivano i nostri. Bargone è indagato con Bonsignore.
Nel frattempo Bonsignore ha parlato con Vignali, e riferisce a Incalza che il relatore si sente impotente, pare addirittura che alla Camera ci sia qualcuno che difende la legalità : “Proprio mi ha detto guarda… ‘gli uffici sono irremovibili sono spaventati dalla Presidenza della Repubblica per queste cose qui… hanno un orientamento molto rigido’”.
Ma niente paura. Se il Quirinale non vuole nuove norme fantasiose infilate come emendamenti in leggi che non c’entrano niente, Bonsignore vuole fortissimamente farlo lo stesso: “Vediamo quale può essere il veicolo dove lo mettiamo (…) Voi ne avete qualcuno in preparazione?”. Incalza è pronto come un autonoleggio: “E adesso vediamo… ce ne stanno otto, dieci, ce ne stanno no uno, dieci! Però se l’atteggiamento è questo mi preoccupa”.
Intanto Bonsignore lo rassicura: “Bernardo e Pagano si son presi il cazziatone… hanno lasciato Vignali da solo”.
Poi tocca anche a Vignali il cazziatone. Incalza spiega a Bonsignore che il relatore del “Destinazione Italia” gli ha raccontato un sacco di balle. Bonsignore si incazza: “Allora mi ha raccontato una palla… è scemo allora (…) ecco fammi una cortesia … perchè io domani (…) lo vado a beccare e gli faccio il culo… e infatti… è inutile allora… una persona inutile”. Pochi giorni dopo Vignali non sarà più tesoriere di Ncd.
Ma entra in scena un nuovo controllore, Alessandra Dal Verme, dirigente del ministero dell’Economia che si occupa del Cipe, il rubinetto da cui escono i miliardi per le grandi opere.
È un controllore gallonato, sindaco revisore di Poste Italiane e di Anas, mica poco.
Eccola al telefono con Incalza: “La questione è molto complicata … e non faranno fare altri emendamenti (…) o noi siamo in grado di riformulare quelli esistenti… allora… in quelli per Expo si può mettere Rho-Monza (…) perchè bene o male lo riformulo (…) però mandateli gli emendamenti (…) e quell’altro di Orte-Mestre… mandatemi questi due (…) che io provo a riformulare quelli esistenti … (inc.)”.
Con questo livello di rigore e trasparenza il sistema Incalza si preparava a spendere 10 miliardi di euro per la Orte-Mestre.
Giorgio Meletti e Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Giustizia | Commenta »