Marzo 15th, 2015 Riccardo Fucile
IN OLTRE DUEMILA PER APPOGGIARE IL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA SCHITTULLI
La colonna sonora è l’inno di Forza Italia. La musica parte appena Raffaele Fitto fa il suo ingresso in
sala.
“Forza Italia – recita il testo della canzone e ripete l’eurodeputato pugliese – siamo tantissimi”.
Ed è effettivamente un bagno di folla. Sono in migliaia a occupare lo spazio 7 della Fiera del Levante.
Posti a sedere finiti, i militanti rimangono in piedi.
“Ci sono parlamentari, consiglieri regionali e sindaci – osserva Fitto – c’è il popolo di Forza Italia qui”.
L’ex ministro attraversa tutta la sala per arrivare al palco tra selfie, strette di mano e al grido “Fitto, Fitto, Fitto”.
Sventolano anche la bandiere di Forza Italia ma lo sfondo del maxischeremo è dedicato ai “Ricostruttori di Forza Italia”.
La delusione per la convention dei Ricostruttori di ieri a Torino è superata.
“Mi aspettavo questa accoglienza calorosa a Bari” dice Fitto. Al suo fianco c’è il candidato presidente di centrodestra Francesco Schittulli.
“Due convention a distanza di una settimana e ne faremo ancora altre” commenta l’oncologo che corre per la presidenza della Regione Puglia.
In sala ci sono i parlamentari Luigi D’Ambrosio Lettieri, Antonio Distaso, Rocco Palese, Nuccio Altieri, “tutti i 15 ricostruttori” fa notare Altieri tranne “Savino, Amoruso e Bruno”.
C’è anche Francesco Paolo Sisto che aveva partecipato domenica scorsa anche all’appuntamento organizzato dal commissario pugliese di Forza Italia, Luigi Vitali a cui era intervenuto telefonicamente Silvio Berlusconi
“Il popolo di centrodestra c’è – dice Sisto – non avere unità è una follia. Notoriamente sto provando a fare una mediazione ma è difficile, c’è molto da lavorare”.
Di sicuro i numeri, almeno quelli della convention, sono a favore di Fitto.
In sala, secondo la questura, sono oltre duemila. La prova di forza lanciata dall’ex ministro nei confronti del commissario Vitali è più che vinta dai Ricostruttori.
“NO ALTRE LISTE, SIAMO FORZA ITALIA”
Dal palco intanto parla Fitto. “Noi non vogliamo dividere, vogliamo esserci, vogliamo evitare che qualcuno possa agitare cartellini rossi senza motivazione, perchè per vincere le elezioni bisogna includere non escludere. E per includere ci si confronta, non si mette fuori nessuno solo perchè ha un’idea diversa e con coerenza dice ciò che pensa. E le preferenze contano alle regionali”.
“Non c’è un problema di altre liste e – sottolinea l’euro deputato – questa è la prima manifestazione regionale di Forza Italia”.
LA TELEFONATA DI FITTO A BERLUSCONI
E su Berlusconi. “Non c’è uno scontro con Berlusconi da parte mia, l’ho sentito giorni fa per sottolineare positivamente una notizia che l’ha riguardato, quella dell’assoluzione. Che fa felici tutti coloro i quali hanno condiviso tanti anni di battaglia anche su questo tema. Se ci saranno le condizioni, io mi auguro di sì, si potrà ragionare e discutere sulle questioni che io ho detto”.
Non è escluso dunque che i due si incontrino.
“Ci sono tre questioni – prosegue Fitto – sulle quali bisogna avere delle posizioni chiare. La linea politica alternativa al governo Renzi, i contenuti dai quali ripartite, e un modello organizzativo che, così come è, non va. Non lo dico io è nei fatti”.
“Nel rapporto interno al partito è meglio avere la forza e il coraggio di dire qualche verità scomoda piuttosto che qualche bugia comoda che non serve a nessuno”.
L’INTERVENTO DI SCHITTULLI
“Senza Fitto in Puglia non si vince – spiega agli elettori dal palco Schittulli – mio padre diceva a ragione che tutti sono importanti e nessuno è indispensabile, ma in questo caso devo non vale: Fitto qui è indispensabile per vincere. Il mio ruolo è per l’unità del centro-destra perchè se siamo uniti siamo forti”.
I MARà’ E L’INNO DI MAMELI
All’appuntamento elettorale non mancano l’inno di Mameli e il pensiero ai due marà³ pugliesi trattenuti in India.
Sul maxi schermo poi va in onda un video con il pantheon: da Alcide De Gasperi a Oriana Fallaci. Viene proiettata anche la famosa risata tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy alla domanda in conferenza stampa su Berlusconi.
Il popolo azzurro applaude.
Francesca Russi
(da “La Repubblica”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Marzo 15th, 2015 Riccardo Fucile
LA “COALIZIONE SOCIALE” VARATA DAL SEGRETARIO FIOM PRENDE FORMA ,GIà€ IN PIAZZA IL 28… AD APRILE È PREVISTA ANCHE UNA “LEOPOLDA” ROSSA
Cosa sarà davvero la “coalizione sociale” di Maurizio Landini si capirà un po’ alla volta.
Quello che è chiaro da ieri, giorno in cui il segretario della Fiom ha riunito alcune decine di associazioni, strutture sociali, singole persone in una sede Fiom assediata dai giornalisti, è che la Coalizione è stata avviata e che ha un avversario molto preciso: il governo Renzi e le politiche europee di cui è portatore.
“Noi non accetteremo il terreno che ci è imposto da altri”, ha precisato il leader sindacale nelle conclusioni.
“Vogliono decidere come siamo vestiti, quali mutande portiamo, che calzini indossiamo. È il modo migliore per evitare che nasca la coalizione sociale”.
Il riferimento è al Corriere della Sera che ha parlato di un “progetto Podemos”, un modo per alludere “a un perimetro ristretto e poi depotenziarlo”.
Lo stesso atteggiamento assunto da Matteo Renzi quando ha parlato di un Landini “sconfitto che si butta in politica”.
La strada del “partito”, però, è esclusa: “Chi ha in mente questa soluzione può anche andarsene”, dice all’inizio della sua introduzione.
E, non si sa se, folgorati dalla frase, i primi a lasciare la sala saranno proprio i due senatori ex M5S, Maria Mussini e Maurizio Romani, ospiti inaspettati e che abbandoneranno i lavori dopo circa mezz’ora.
Di partiti non si vede traccia. Non c’è Sel nè il Prc.
Sarà presente Alfonso Gianni, già stretto collaboratore di Fausto Bertinotti e poi sottosegretario nel governo Prodi, oggi attivo nell’Altra Europa con Tsipras.
Ma è una presenza individuale. Il grosso dei partecipanti compone una rete di associazioni più o meno grandi, più o meno radicali.
C’è Libera con Gabriella Stramaccioni anche se la struttura, come spiegato ieri al Fatto da don Luigi Ciotti non farà parte in quanto tale della Coalizione.
Ma non è un caso che la sua campagna “100 giorni per un reddito di dignità ” sia tra le prime misure proposte ieri.
Avrebbe dovuto intervenire da Milano via streaming Cecilia Strada, ma un guasto ha impedito il collegamento.
L’Arci è rappresentata da Filippo Miraglia che mette a disposizione i suoi circoli per pratiche mutualistiche; c’è Sandra Bonsanti di Libertà e Giustizia, Legambiente, il Forum per l’acqua pubblica, ma anche i centri sociali che hanno dato vita allo Strike Meeting, quelli del nord-est, gli studenti della Rete della conoscenza e dell’Udu, la Flc-Cgil, i Comitati “Per una buona scuola”, l’associazione di avvocati free lance e i parafarmacisti, la fabbrica recuperata Rimaflow che sta organizzando una Casa del Mututo soccorso.
Nessuna “costituente di un nuovo partito” e nemmeno una iniziativa in cui “cinque decidono il progetto” spiega Landini.
La Coalizione potrebbe divenire una “associazione di associazioni” ma anche uno spazio in cui dare spazio a singoli e personalità .
Del resto, tra le figure finora coinvolte da Landini ci sono nomi come Stefano Rodotà , Gustavo Zagrebelsky, don Luigi Ciotti, Gino Strada, Sergio Cofferati.
L’importante è che ci sia “un programma condiviso tra soggetti diversi” e “un’azione collettiva” contro le politiche di austerità in Europa e in Italia, da radicare sui territori. Offrire di nuovo “il diritto alla coalizione” a chi lavora ma anche a chi, ad esempio , difende l’ambiente.
Il problema del rapporto con la politica è però presente.
In diversi invitano a non contrapporsi alla sinistra esistente, in particolare le strutture più legate a Sel.
Landini chiude dicendo che non c’è contrapposizione con i partiti ma la politica che propone è quella basata su un mix di “programma e iniziative: avremo successo se avremo consenso”.
Il progetto non sarà semplice anche perchè, al momento, poggia sulle spalle della sola Fiom dove, però, sono convinti che “ne valga la pena”.
Qualche segnale positivo è giunto dalla Cgil, ieri assente, ma con alcune strutture che hanno aderito alla manifestazione del 28 marzo lanciata dalla Fiom: sono la Cgil dell’Emilia Romagna, la Flc, il sindacato di scuola e università , e la Fisac-Cgil del Lazio. E il rapporto con la Cgil resta decisivo.
“Anche il sindacato ha bisogno di rinnovarsi” ripete il segretario Fiom e non è un mistero che questa sua iniziativa sia rivolta a offrire una via d’uscita dalla sconfitta subita sul Jobs Act e alle difficoltà che il sindacato sta vivendo.
Quello del 28 marzo sarà un appuntamento rilevante. Landini precisa che la Coalizione non deve cercare la prova della piazza a tutti i costi, non ora, e l’appuntamento, “Unions”, è stato già indetto dalla Fiom.
Lo scontro con Renzi, sarà evidente, come dimostra il nuovo attacco mosso ieri al premier e al Pd: “Nel silenzio si distruggono i diritti”.
Prima del 28, la coalizione si farà europea partecipando al Blockupy di Francoforte contro la Bce.
Il 21 marzo ci sarà invece la giornata per ricordare le vittime di tutte le mafie, promossa da Libera a Bologna.
Ma il primo vero appuntamento nazionale, una sorta di “Leopolda sociale” si svolgerà a metà aprile presso un albergo confiscato alle mafie nei pressi di Roma.
Sarà una grande assemblea con tavoli tematici e l’occasione, quindi, per mettere a punto programma e iniziative future.
Poi, propone Landini alla costituenda Coalizione, ci sarà il 25 aprile a Milano e il 2 giugno a Bologna, in difesa della Costituzione .
Infine, il radicamento territoriale. La proposta è di organizzare Coalizioni sociali a livello di base: si cita l’esempio del Fondo di solidarietà creato a Pomigliano ma anche Milano dove la festa della Fiom presso la fabbrica recuperata Rimaflow potrebbe divenire una festa della Coalizione sociale.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 15th, 2015 Riccardo Fucile
RENZI E IL TRAGICO CONFRONTO TRA LE PAROLE E I FATTI
L’altra notte Renzi ha fatto un brutto sogno: gli è apparso un giovanotto che diceva di chiamarsi Matteo
e pareva proprio il suo gemello.
Solo un filo più magro e giovanile. E ce l’aveva con lui. Insomma, un incubo. Renzi1: “A che punto è la rottamazione del vecchio?”.
Renzi2: “A buon punto. Ti mostro una slide con le linee guida:si governa con Alfano e Lupi, si fa un patto con Berlusconi e, se quello ti sguscia via, Verdini resta una certezza”.
Renzi1: “Verdini chi? L’unico politico più imputato di B.?”.
Renzi2: “Ovvìa, non venirmi a fare il giustizialista. Ha 5 processi ma nessuna condanna: e la presunzione d’innocenza?”.
Renzi1: “Ma che cazzo c’entra? Mica devi sbatterlo in galera. Non devi fare accordi per non legittimarlo come politico. Non eri tu che chiedevi le dimissioni di Cancellieri e Alfano, neppure indagati, dal governo Letta?”.
Renzi2: “Appunto, mica dal mio. Basta strapotere delle toghe, ricordiamoci Tortora! Manca solo che io disturbi Alfano e Verdini: e poi la riforma costituzionale chi me la vota?”.
Renzi1: “Ah, stai riformando la Costituzione? Hai chiesto agli elettori se sono d’accordo?”.
Renzi2: “Non c’è stato tempo. Ora però mi mando un tweet così mi ricordo di chiederglielo, appena ho un attimo”.
Renzi1: “Scusa, non devi chiederlo adesso: dovevi inserirlo nel programma elettorale”.
Renzi2: “Ehm… ecco… io non ho mai avuto un programma elettorale, a parte quello per il sindaco di Firenze. Piste ciclabili, tramvia, stadio, asili nido: una figata pazzesca”.
Renzi1: “Sì, ma io parlavo delle elezioni per governare”.
Renzi2: “Quelle mi mancano. Però sto cambiando la legge elettorale. Si chiama Italicum”.
Renzi1: “Meno male, almeno quella: ‘Basta col Parlamento dei nominati, i cittadini devono scegliere e poi giudicare i propri rappresentanti, non importa se col Mattarellum, col maggioritario a doppio turno o col proporzionale!’. Ricordi?”. Renzi2: “Acqua passata. Poi Silvio ha voluto il Senato nominato dalle regioni e la Camera con due terzi di capilista bloccati”.
Renzi1: “Silvio chi, scusa?”.
Renzi2: “Il Berlusca, e chi se no? È tanto simpatico. Peccato che ora abbia cambiato idea e dica che non vota più con noi”.
Renzi1: “Meglio! Così ora puoi restituire la parola ai cittadini”.
Renzi2: “Occhè m’hai preso per grullo? Poi mi tocca candidare pure quelli della minoranza: se le liste le faccio io, li asfalto”.
Renzi1:“Cioè: il patto è morto e tu continui a rispettarlo?”.
Renzi2: “Ma certo, babbeo! Conviene pure a me nominarmi i parlamentari, mica solo a lui!”
Renzi1: “Non capisco. E la lotta alla casta, come va? ‘Niente più sprechi in scorte e voli di Stato! La nostra scorta è la gente!’”.
Renzi2:“Vabbè, son cose che si dicono. Poi sali sul treno Roma-Firenze e incontri subito qualche elettore che ti rompe i coglioni perchè non hai mantenuto le promesse. E ti tocca rispondere. Non sai quant’è comodo l’aereo di Stato, ma anche l’elicottero”. Renzi1: “Però basta poltrone a vita: ‘Due mandati e a casa!’”.
Renzi2: “Se sei dell’opposizione, o ti chiami D’Alema, basta pure un mandato. Ma per i nostri è diverso”.
Renzi1: “Ma almeno i Crisafulli, i De Luca, gli Oliverio, i Chiamparino, i Fassino che son lì dagli anni 70 li hai rottamati?”.
Renzi2: “E perchè? Stanno con me. Crisafulli, se accetta, sarà il nuovo sindaco di Enna. De Luca è sindaco per la quarta volta di Salerno, purtroppo decaduto, ma ora spero lo eleggano presidente della Campania. Oliverio è il nuovo governatore della Calabria, Chiamparino del Piemonte e Fassino è sindaco di Torino”.
Renzi1: “Però massima trasparenza sui finanziatori del Pd, giusto?”.
Renzi2: “Ma dove vivi? C’è la privacy, sacra e inviolabile”.
Renzi1: “Però il bipolarismo non si tocca, no?”.
Renzi2: “Seee, bravo tu! E se poi perdo le elezioni? Dai retta a me, molto meglio una nuova Dc che galleggia al centro e non si muove di lì, un bidone aspira-tutto che acchiappa di qua e di là . Pensa che ad Agrigento sto sperimentando le primarie del Pd con Forza Italia. Fico, eh? Mi sono inventato pure l’avversario ideale, si chiama Matteo pure lui: lo faccio invitare in tutte le tv così la gente vede che troglodita è, e piuttosto vota me. Tanto la destra la faccio io”.
Renzi1: “Ma noi non siamo la sinistra?”.
Renzi2: “Uffa, ancora queste categorie novecentesche. Ma in che mondo vivi? Non vedi come sono moderni e progressisti Marchionne e Squinzi? Lo Statuto dei lavoratori è un ferro vecchio ideologico. La formula della ripresa è: più licenzi, più assumi. Aritmetica pura. Ora che mi ci fai pensare, devo annunciare le linee guida del Jobs Act-2: i licenziamenti, da facoltativi, diventano obbligatori. Una sferzata di ottimismo”.
Renzi1: “Ma non eri tu che dicevi ‘basta annunci?’”.
Renzi2: “Sì, ma non sai la fatica di scrivere una legge, e poi i decreti attuativi, due palle. Specie se hai una vigilessa all’ufficio legislativo. Molto meglio annunciare: rapidità e ricreazione”.
Renzi1: “Non ti riconosco più. Mi fai paura. Ma allora perchè sei andato al governo?”. Renzi2: “O grullo, non l’hai ancora capito? Mica possiamo lasciare che si divertano sempre gli altri e star lì a guardare? Si fa un po’ per uno, finchè dura. Dai, smetti codesto broncetto da gufo e vieni giù a Palazzo Chigi: ci si ammazza dalle risate con la Maria Elena, la Marianna, il Lotti. La gente si beve tutto, e i giornali di più. Pensa, ora credono che riformo la Rai per mandar via i partiti, ahah. Meglio che andare in ottovolante”.
Renzi1: “Non ho parole”.
Renzi2: “Fa niente, #matteostaisereno ahah: qui di parole se n’ha da buttar via, te ne presto qualcuna io”.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Renzi | Commenta »
Marzo 15th, 2015 Riccardo Fucile
CALA SOLO QUELLA PER IL PERSONALE, SALGONO I CONSUMI INTERMEDI…E’ BOOM PER LA SPESA PENSIONISTICA
Nonostante l’allungamento dell’età lavorativa imposto dalla riforma Fornero, il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, la centralizzazione degli acquisti, i tagli ai Ministeri, alle Regioni, agli Enti locali e alla sanità , la nostra spesa pubblica continua ad aumentare.
Come ricostruisce la Cgia, tra il 2010 e il 2014, le uscite di parte corrente al netto degli interessi sul debito pubblico (costituite dalle spese per il personale, dai consumi intermedi, dalle prestazioni sociali) sono salite di 27,4 miliardi di euro.
Anche in rapporto al Pil, le uscite correnti risultano in deciso aumento: se all’inizio di questo decennio l’incidenza era pari al 41,4 per cento, l’anno scorso la stessa ha toccato il 42,8 per cento.
Nel 2014 la macchina pubblica è “costata” agli italiani 692,4 miliardi di euro.
Di segno opposto, invece, l’andamento delle principali spese in conto capitale, vale a dire gli investimenti.
Se nel 2010 il valore ammontava a 64,7 miliardi di euro, nel 2014 è sceso a quota 49,2 miliardi: in questi 5 anni la caduta degli investimenti è stata spaventosa: – 23,9 per cento, pari a una riduzione in termini assoluti di 15,4 miliardi di euro.
“Pur riconoscendo che gli effetti della crisi hanno contribuito a espandere alcune voci di spesa – dichiara il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi – la tanto sbandierata spending review, purtroppo, non ha ancora sortito gli effetti sperati. Questa situazione, ovviamente, pregiudica in maniera determinante l’obbiettivo primario che il Governo deve perseguire per riagganciare la ripresa, vale a dire il taglio delle tasse. Senza una drastica e strutturale sforbiciata alla spesa pubblica improduttiva, è impensabile ridurre il carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese.
Per questo, l’Esecutivo deve riprendere in mano il lavoro lasciato a metà dall’ex commissario Cottarelli e portarlo a compimento. Altrimenti, il rischio che dal 2016 scattino le clausole di salvaguardia, con il conseguente aumento dell’Iva, è sempre più concreto”.
Analizzando le cinque grandi componenti della spesa, si vede che a seguito della riduzione delle unità di lavoro e del blocco dei rinnovi contrattuali dei dipendenti della Pa introdotto nel 2010 dal Governo Berlusconi, in questi ultimi 5 anni la “Spesa per il personale” è diminuita del 5 per cento: in termini assoluti il “risparmio” per le casse pubbliche è stato di 8,7 miliardi di euro.
Nonostante la centralizzazione degli acquisti dei beni e dei servizi avviata da qualche anno, i “Consumi intermedi” – che includono anche le spese di manutenzione ordinaria, le spese energetiche, quelle di esercizio dei mezzi di trasporto, la ricerca/sviluppo e la formazione del personale acquistata all’esterno – sono saliti del 3,4 per cento. In valore assoluto l’aumento ha sfiorato i 3 miliardi di euro.
Oltre agli stipendi, l’altra voce che compone la spesa corrente ad aver registrato una variazione negativa è stata quella relativa a “Le prestazioni sociali in natura acquistate” ovvero gli acquisti dei medicinali, dei farmaci, l’assistenza medica.
La contrazione è stata pari a 2,5 miliardi di euro (-5,5 per cento).
Sottolineando che l’80 per cento circa della “Spesa per le prestazioni sociali in denaro” è assorbita dalle pensioni, le uscite per il welfare hanno registrato una vera e propria impennata: l’incremento ha sfiorato il 10 per cento, mentre in termini assoluti l’aggravio è stato di ben 29,6 miliardi di euro.
Nonostante gli effetti prodotti dalla riforma Fornero, a condizionare in maniera determinante questa espansione ha contribuito soprattutto la spesa pensionistica e, in misura più contenuta, i provvedimenti a sostegno al reddito erogati a famiglie e lavoratori che in questi ultimi anni si sono trovati in difficoltà .
Dal 2014, inoltre, tra le “Prestazioni sociali in denaro” è stato computato anche il bonus degli 80 euro (5,8 miliardi di euro).
Infatti, come ha avuto modo di ricordare il Ministero dell’Economia e delle Finanze qualche giorno fa, le statistiche non classificano il bonus degli 80 euro come un taglio fiscale, bensì come una misura di spesa sociale.
Le “Altre uscite correnti”, infine, sono anch’esse salite in misura importante: se in termini percentuali l’incremento è stato del 10,1 per cento, in valore assoluto questa voce è aumentata di 6 miliardi di euro.
Dalla Cgia ricordano che in questa voce sono comprese le spese residuali, quali gli ammortamenti e le imposte che versano le Pa.
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 15th, 2015 Riccardo Fucile
C’E’ DAVVERO NECESSITA’ DI UNA DESTRA OGGI IN ITALIA?
Sono passati più di vent’anni da quando, con la discesa in campo di Berluconi (1994) e l’abbandono del
fascismo da parte di Fini (1995), “essere di destra” ha cessato di essere un tratto inconfessabile.
In questi lunghi anni la destra è stata un po’ al governo, un po’ all’opposizione, ma la sua legittimità e il suo ruolo non sono mai stati veramente in discussione.
Oggi le cose stanno cambiando. Non perchè gli italiani stiano tornando a demonizzare la destra, ma perchè la destra, o meglio le forze politiche che pretendono di rappresentarla, stanno accuratamente distruggendo quel poco che in vent’anni erano riuscite a costruire.
Lo spettacolo è davvero penoso.
La Lega di Salvini ha dimenticato di botto le sue radici federaliste, liberiste e anti-centraliste, e si sta ridefinendo essenzialmente come forza anti-immigrati e anti-Europa.
In questo processo ha già perso un pezzo dell’elettorato veneto e un leader importante, come il sindaco di Verona Flavio Tosi.
Del partito di Alfano non è neppure il caso di parlare, tanto la sua immagine è schiacciata su quella del governo, di cui appare come una semplice e pallida ombra. Resterebbe Forza Italia, ma non è chiaro neppure quante siano le fazioni che se ne contendono le spoglie, dopo che il patto del Nazareno ha innescato la balcanizzazione del partito
Qualcuno ora ipotizza che, tornato libero (fine dell’affidamento ai servizi sociali) e resuscitato politicamente (assoluzione nel processo Rubi), Berlusconi possa rimettere insieme i cocci del suo partito, rilanciare Forza Italia, e da quella posizione tornare a svolgere il ruolo di federatore del centro-destra. Sarò ingenuo, ma mi sfugge completamente come una tale operazione possa andare in porto.
Contro la ricostituzione di uno schieramento di centro-destra, capace di contendere il governo a Renzi, militano ragioni minori ovvie, e ragioni maggiori forse meno ovvie. Fra le ragioni ovvie: le 6-7 fazioni in campo sono litigiose e avide di potere; Berlusconi non si farà da parte, ma ormai la sua presenza è un “valore sottratto” più che un valore aggiunto; il premio di maggioranza previsto dall’Italicum non va alla coalizione ma al partito (un’incredibile concessione di Berlusconi al Pd di Renzi).
Ci sono però anche ragioni più serie, ovvero più strutturali, per cui la ricostituzione di un’opposizione di destra credibile, competitiva con il “partito di Renzi”, appare oggi un’impresa disperata.
Le riassumerei con una domanda: c’è bisogno di una destra oggi in Italia?
Per certi versi sì, su terreni secondari come le politiche dell’immigrazione, o la lotta contro la criminalità , in cui è chiaro che il duo Renzi-Alfano non è in grado di intercettare il sentimento di tanti elettori, sconcertati dall’impotenza dello Stato di fronte al mancato rispetto delle regole.
Ma sulle cose fondamentali, sulle cose da cui dipende il futuro economico-sociale del Paese, forse non è una ricomposizione dello schieramento di destra quello che manca all’Italia.
È vero, quello di cui avremmo bisogno è una scossa al sistema, che faccia dimagrire lo Stato e ridia ossigeno ai produttori.
Il punto, però, è che, quando ha governato, la destra non è mai stata nè capace nè incline a fornire una tale scossa.
E quel poco (e spesso pasticciato) che Renzi sta facendo in questa direzione, è comunque di più di quello che la destra ha saputo fare quando era al comando.
Il dramma dell’Italia è che nè la destra nè la sinistra hanno una matrice liberale, ma la sua anomalia — ciò che rende, anche in questo, eccezionale il nostro straordinario paese — è che la destra, questo carrozzone che ora Berlusconi si accinge a rimettere in cammino, è ancora meno liberale della sinistra.
Detto più esplicitamente, e ancora più crudamente: nulla assicura che, se andasse al governo, l’ennesima ammucchiata guidata da Berlusconi non finirebbe, come in passato, di lasciarsi paralizzare dai contrasti interni.
Questo significa che Renzi va lasciato lavorare in pace, e che non c’è alcun bisogno di un’opposizione?
Tutt’altro, di un’opposizione c’è sicuramente bisogno.
Il mio dubbio è che l’opposizione che servirebbe oggi in Italia sia un’opposizione di destra.
Renzi è già abbastanza di destra da lasciare ben poco spazio a un’opposizione dello stesso tipo. Pensate a quel che ha fatto o sta facendo sulla Costituzione, la legge elettorale, l’articolo 18, gli sgravi sul costo del lavoro, la riforma della magistratura (responsabilità civile dei giudici), la gerarchia nella scuola (potere di assunzione ai presidi).
Vi sembrano cose di sinistra? No, sono cose abbastanza di destra.
Tutta la destra che l’Italia può realisticamente concedersi sta già nell’agenda di Renzi. E infatti Renzi miete consensi anche nell’elettorato tradizionale della destra, fra i lavoratori autonomi, i professionisti, gli imprenditori
Il punto debole di Renzi, sul piano sociale, sono gli esclusi, gli outsider, le donne e i giovani cui ama rivolgersi ma per i quali sta facendo pochissimo.
Impegnato com’è a catturare il consenso di entrambe le basi sociali, quella tradizionale della sinistra (con gli 80 euro in busta paga) e quella tradizionale della destra (con il Jobs Act), Renzi sta scordando la Terza società , fatta di disoccupati, lavoratori in nero, donne e giovani “scoraggiati” che un lavoro non lo cercano più perchè hanno perso ogni speranza di trovarlo.
Sono 10 milioni di persone, cui pensano in pochi, e che non sembrano interessare nè la destra nè la sinistra, nè il governo nè l’opposizione, nè i populisti alla Grillo nè i nostalgici alla Landini e Cofferati.
Ecco perchè dico che ci vorrebbe una vera opposizione, ma nulla fa pensare che avremo il piacere di vederne presto una in campo.
Luca Ricolfi
(da “il Sole24ore”)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 15th, 2015 Riccardo Fucile
INFASTIDITO PER GLI ATTACCHI DI SALVINI E LA PIEGA POPULISTA DELLA LEGA, SILVIO NON ESCLUDE DI ALLEARSI CON IL SINDACO DI VERONA
Berlusconi si è proprio rotto di questo «goleador», i cui atteggiamenti iniziano a ricordargli quelli di Balotelli, la «mela marcia» che temeva potesse rovinare l’armonia nello spogliatoio rossonero.
E se da presidente del Milan ci mise del tempo prima di liberarsi del giocatore, da leader di Forza Italia sta esaurendo la pazienza verso il segretario del Carroccio, quella «testa matta» – è la sua definizione – che gioca per sè irridendo persino la squadra.
Non gli va giù il modo in cui Salvini lo tratta, insomma.
Così venerdì, dopo essersi sentito etichettare come un leader «del passato», ha deciso che era giunto il momento di reagire.
E quando ad Arcore, durante una riunione sulle Regionali, gli hanno chiesto se l’eventuale candidatura di Tosi in Veneto fosse un’opzione da scartare, ha risposto d’istinto: «No, no. Questo asso teniamolo nel mazzo…».
È da vedere se davvero Berlusconi romperà con il segretario della Lega per allearsi con il sindaco di Verona.
Sarebbe un evento clamoroso, non solo perchè con Zaia – che è stato suo ministro – ha un ottimo rapporto, mentre con Tosi ci sono vecchie storie tese.
Ma il problema è Salvini, la sua linea, gli atteggiamenti che proprio non gli piacciono. L’altro giorno, a pranzo con il presidente del Ppe Daul, ha fatto una tirata dopo che l’ospite gli aveva raccomandato l’unità del centrodestra alle prossime elezioni: «In Francia abbiamo perso praticamente dappertutto per questo problema».
«E io mi sto impegnando», ha replicato il leader di Forza Italia: «Io dico che dobbiamo andare tutti insieme, però Salvini…».
E giù una collezione di apprezzamenti: «Non mi piacciono i suoi toni arroganti, non mi piace il suo populismo, non mi piace la deriva estremista che ha fatto prendere alla Lega».
Pensava di applicare con l’uomo in felpa lo stesso metodo adottato con il ragazzo in maglietta, che trangugiò a Milanello nella speranza gli facesse gol.
Ma quella è la sua squadra, questo invece è un altro partito, con un altro capo, peraltro assai diverso da Bossi.
E allora, visto che Salvini continua a comportarsi come Balotelli, il presidente (di Forza Italia) ha deciso di dargli un avvertimento, strizzando l’occhio a Tosi.
Di lui gli hanno parlato a tavola alcuni fedelissimi, «in Veneto ha la Chiesa che lo sostiene».
Di lui ha letto venerdì una nota, nella quale il sindaco di Verona sosteneva che «se Berlusconi si candidasse alle primarie del centrodestra, le vincerebbe».
Un vero e proprio controcanto a Salvini, che poche ore prima aveva liquidato l’argomento: «Berlusconi non può essere più leader».
Quella dell’ex premier sarà una mossa tattica, presto lo si capirà , perchè l’idea di tenere «l’asso nel mazzo» potrebbe servire a provocare una reazione nella Lega.
Soprattutto in Zaia, che da candidato in Veneto è esposto per quanto sia favorito, e che avrebbe vinto senza far nemmeno campagna elettorale se solo avesse potuto ripresentarsi con la stessa squadra di governo regionale.
Non a caso Tosi, che promette di far danni nella Lega, si è espresso in quel modo verso Berlusconi.
In politica nulla è fatto gratis, e c’è un motivo quindi se il sindaco di Verona ripete che «bisogna riunificare il centrodestra», se anche Alfano prova a verificare le reali intenzioni del «dottore» e gli offre una sponda: «Quando Tosi sceglierà se candidarsi, valuteremo. Certo, se Forza Italia ci stesse, potremmo condividere una candidatura in Veneto».
È chiaro che su al Nord non è in gioco (solo) una poltrona da governatore ma si sperimentano i futuri assetti di quello che fu il campo dei moderati.
E il ministro Lupi esorta Berlusconi a fare ciò che sempre ha fatto: «Dalla nascita del Pdl, all’idea del governo delle larghe intese, fino al patto del Nazareno, ha avuto sempre l’intuito per costruire progetti importanti, tranne poi interromperli. La storia gli offre ora un’altra possibilità , riproponendolo davanti a un bivio: può essere protagonista di un progetto nuovo o decidere di percorrere la strada segnata da Salvini».
In effetti, per una mano, Berlusconi può tenere il banco al tavolo del centrodestra.
E dal mazzo per il momento non ha ordinato di scartare Tosi: «No, no. Teniamolo».
Francesco Verderami
argomento: elezioni | Commenta »
Marzo 15th, 2015 Riccardo Fucile
“CON ZAIA IL VENETO NELLA SANITA’ E’ PASSATA DAL 2° AL 5° POSTO, VOGLIO RIPORTARLO IN TESTA”… E PUNTA SUL LAVORO E SUGLI AIUTI ALLE PICCOLE IMPRESE… IN 49 GIORNI HA VISITATO 286 COMUNI VENETI SU 579
“Sarò il sindaco del Veneto e sarò sempre tra la gente, in ascolto”. Così Alessandra Moretti questa sera
a Padova ha dato il via ufficiale alla campagna elettorale per le regionali, dove sarà in competizione con Luca Zaia e l’ormai ex leghista Flavio Tosi, oltre al pentastellato Jacopo Berti
Lavoro, imprese e sanità , sono i punti in testa al programma elettorale dell’esponente del Pd, uscita vincitrice dalle primarie del centrosinistra in Veneto.
Una Moretti che si è presentata battagliera davanti a oltre duemila simpatizzati nel ‘Centro Papa Luciani’ di Padova.
“Ho iniziato il mio tour in tutti i comuni del Veneto il 16 gennaio – ha ricordato – Eravamo già convinti che il centrosinistra a maggio avrebbe vinto le elezioni, e non sulle macerie del centrodestra, che allora era ancora compatto, con la Lega non divisa. Vogliamo una regione che torni protagonista e leader della ripresa economica, della politica nazionale ed europea”.
Più volte l’ex europarlamentare è tornata sulle questioni relative al lavoro.
“La domanda più drammatica – ha affermato – è quella del lavoro, su cui c’è una Regione che non ha saputo dare risposte e che ha lasciato soli i cittadini. Partiremo nei primi cento giorni del nostro mandato con un piano straordinario sul lavoro, per valorizzare il jobs act del governo Renzi declinandolo con le nostre specificità “. Fondamentale per Moretti sarà anche “riportare la sanità veneta a livelli di eccellenza, dopo il declassamento dal secondo al quinto posto nella classifica nazionale”.
Infine la candidata Dem ha promesso vere forme di sostegno all’impresa “che sappia vincere le nuove sfide della competizione internazionale, attraverso anche una Regione che deve saper semplificare e sburocratizzare, rilanciare il Veneto”.
Sui rumor di possibili trattative, tra lei e il candidato Flavio Tosi, Moretti ha risposto così ai cronisti: “sono dietrologie banali. Io penso a parlare ai veneti di proposte vere, concrete. Smettiamola con politica degli intrallazzi e degli inciuci, che non ha mai fatto parte del mio dna”.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: elezioni | Commenta »
Marzo 14th, 2015 Riccardo Fucile
LA NECESSITA’ DI COSTRUIRSI IN BREVE TEMPO UNA IDENTITA’ POLITICA: MA SALVINI ORA E’ MOLTO PREOCCUPATO
L’auditorium della fiera di Verona è pieno. Un migliaio di persone radunate in meno di due giorni.
Non male come prova muscolare quella con cui Flavio Tosi ha lanciato la propria candidatura.
Parte da qui, dalla sua città , la corsa solitaria del sindaco ribelle alla poltrona di governatore della Serenissima, al grido di “paroni a casa nostra”.
Una corsa contro il governatore uscente Luca Zaia e, soprattutto, contro la Lega di Matteo Salvini, reo di averlo messo alla porta “come nemmeno Renzi avrebbe mai fatto con la propria minoranza di partito”.
In platea ci sono i suoi fedelissimi, i tosiani convinti, tanti ex leghisti, gente a cui non sta piacendo il nuovo corso della Lega, troppo lontana dagli ideali di Miglio e del Bossi autentico.
Poi i soliti curiosi e anche qualche contestatore che viene subito isolato dalla sicurezza.
“Dopo 25 anni di storia nella Lega, la Lega diventa una famiglia, un mondo in cui hai i tuoi legami, gli affetti, sono pagine difficili da chiudere…”.
Esordisce così Flavio Tosi, con il fiatone e la voce rotta dall’emozione.
Ci tiene a chiarire bene da dove viene e quali sono i valori a cui non intende rinunciare: “Gli ideali non si cancellano — dice -. Restano e resteranno per sempre gli ideali della mia vita”.
Si professa politicamente libero (perchè qualcuno ha scelto così) e “da uomini liberi siamo qui per candidarci a governatore della Regione Veneto”.
Ripartendo da quegli ideali di autonomia, federalismo e liberismo che hanno contraddistinto l’agire politico del Carroccio e del Veneto.
Matteo Salvini intanto osserva da vicino. È lui, almeno nell’immediato, a dover rincorrere.
Nella giornata di venerdì, in occasione della conferenza stampa seguita al consiglio federale è apparso molto nervoso.
Un’agitazione tradita dal movimento inquieto delle gambe e dallo sguardo perso nel vuoto. E come dargli torto.
Mentre Tosi a Verona arringa il suo popolo, lui è costretto a mettere le tende in Veneto. Due giorni al fianco di Luca Zaia, per recuperare il terreno perso e ribadire la bontà della proposta leghista: “Non mi interessano le beghe. Nessun rancore, a Tosi faccio i miei migliori auguri”, ripete come un mantra il segretario leghista.
Sa che la rottura con Tosi rappresenta il più grande azzardo della sua vita politica. Dopo settimane di successi e di crescita incontrastata si trova per la prima volta a fare i conti con un vero avversario.
Qualcuno in grado di tenergli testa e di rubargli quella visibilità di cui si è nutrito in maniera bulimica per mesi, collezionando un numero impressionante di apparizioni mediatiche.
Ora che la rottura è stata consumata e officiata, la lotta sarà tutta da giocare in campo aperto.
La partita di Salvini e Zaia sarà giocata tutta sulla concretezza dei risultati ottenuti “dal miglior governatore d’Italia”. Manca un mese e mezzo alle elezioni.
Quaranta giorni in cui Salvini dovrà riuscire a convincere i veneti della bontà della propria scelta.
Dall’altro lato Flavio Tosi dovrà invece riuscire a trovare dei temi forti e delle parole d’ordine credibili, in grado di marcare la distanza dalla proposta leghista.
Nel medio periodo non gli sarà sufficiente proporsi come il leghista “moderato e rispettoso”.
Non gli basterà criticare i modi e i toni rudi di Salvini. Se vorrà riuscire ad essere incisivo dovrà riuscire a rappresentare una vera alternativa anche nei contenuti.
Quale è oggi la proposta politica di Tosi? Una domanda a cui non è facile rispondere. Dal palco della sua kermesse veronese ha attaccato il leader del Carroccio perchè le sue proposte sono demagogiche:
“Non si può grattare la pancia alla gente andando dietro alla moda del grillismo”, bocciando in una sola mossa due dei capisaldi della proposta salviniana: la flat tax e l’idea di abbandonare la moneta unica, salvo poi ribadire nei fatti che “l’Euro ha fatto molti danni” e che “le tasse vanno abbassate, partendo però dal taglio della spesa pubblica”.
Rivendica l’autonomia del Veneto dalle decisioni lombarde e si propone con lo slogan “Flavio Tosi per l’Italia intera”.
Se per Salvini non sarà facile far digerire ai veneti la rottura con il sindaco scaligero (rottura che, nei fatti, è già costata alla Lega la guida della principale città amministrata dal centrodestra), Tosi dovrà riuscire in poche settimane a crearsi un’identità e ad imporla.
Chi si frega le mani è la candidata del Pd Alessandra Moretti che, da sfidante perdente, se ne sta comodamente seduta alla finestra ad osservare la baruffa nel pollaio del vicino.
E con l’innesto della variabile Tosi anche lei inizia a credere potersi giocare la partita.
Alessandro Madron
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: LegaNord | Commenta »
Marzo 14th, 2015 Riccardo Fucile
ALLA SUA CONVENTION APPENA UN CENTINAIO DI PARTECIPANTI: “COSI’ NON SI RICOSTRUISCE IL CENTRODESTRA”
È un flop l’ appuntamento organizzato a Torino dai Ricostruttori, la corrente di Forza Italia nata attorno
a Raffaele Fitto.
Si è data appuntamento all’ hotel Fortino ma gran parte della sala era vuota.
Fitto non ha nascosto l’ amarezza per l’assenza dei vertici piemontese di F.I: “Non è così che si può lavorare per ricostruire il centrodestra” ha detto all’ arrivo.
In sala solo un centinaio di persone, in un clima piuttosto dimesso .
Pochi i nomi di spicco del partito. Sul palco Daniele .Capezzone.
Al fianco di Fitto, Ettore Puglisi e Valter Zanetta di Verbania, i due esponenti di Forza Italia espulsi dal coordinatore regionale del Piemonte Gilberto Pichetto.
In sala Agostino Ghiglia e Il senatore Andrea Fluttero.
“Mi dispiace che qui a Torino siano state fatte scelte sbagliate come quella di non partecipare a questa iniziativa, non si risolve il problema di 9 milioni di elettori che ci hanno abbandonato mettendo fuori chi la pensa diversamente. Non partecipare è un errore, sarebbe stato meglio essere presenti anche per dire cose diverse in modo da aprire un confronto serio sulle prospettive future del partito e del centrodestra, ogni spunto può essere utile”.
Poi ha aggiunto “Forza Italia deve essere un partito di opposizione, alle politiche economiche di questo governo. Quello che non è stato fatto finora dovrà essere fatto nei prossimi mesi . Il futuro di Forza Italia non può che passare da un ritrovata e chiara linea politica è da un modello organizzativo che possa essere più coinvolgente. Così si rischia di lasciare spazio alla Lega, il rapporto con la Lega non può che essere competitivo all’ interno della medesima coalizione. Non possiamo elencare solo le cose che non vanno come fa la Lega ma fare proposte serie. Berlusconi ha due possibilità o chiudere la vicenda del partito negando il confronto interno. O, al contrario, partecipare al confronto creando una vera alternativa”.
argomento: Forza Italia | Commenta »