Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
LA RETE DELLE ALLEANZE TRASVERSALI: A INDEBOLIRE IL GOVERNATORE USCENTE POTREBBERO ESSERE I FITTIANI E LA LEGA
Se il Partito democratico ha il suo candidato tra i tormenti, il centrodestra per le elezioni Regionali in
Campania è nel caos.
Da una parte c’è il neovincitore delle primarie Vincenzo De Luca, dall’altra in campo più che mai c’è Stefano Caldoro.
Il governatore uscente, berlusconiano ma non ostile al governo, ha infatti già inaugurato l’inizio della campagna elettorale con lo slogan, “Caldoro presidente, marchio etico regionale”.
Ma niente nell’area moderata è ancora deciso e, soprattutto, scontato.
Il partito di Angelino Alfano (Ncd) lega la sorte delle alleanze in Campania a quello che succederà all’assemblea nazionale della Liga Veneta quando si troveranno per la prima volta l’uno di fronte all’altro Luca Zaia, Flavio Tosi e il commissario ad acta Giampaolo Dozzo.
L’aut aut posto da Matteo Salvini al Ncd potrebbe compromettere gli equilibri campani che al momento vedono il partito compatto su Caldoro.
“Se noi”, fanno sapere fonti Ncd, “andassimo in Campania con il Pd a quel punto potremmo pensare di fonderci con i democratici e fare una operazione simile a quella di Scelta Civica”.
Uno scenario che rimanda alla divisioni che si sono consumate nelle precedenti settimane fra l’area del Ncd più dialogante con il Pd (Cicchitto, Lorenzin, Quagliariello), e quindi con il governo, e un’altra area — guidata da Nunzia De Girolamo — che ha sempre immaginato di tornare fra le braccia di Silvio Berlusconi.
In casa Forza Italia la maggioranza del partito conferma fedeltà alla ricandidatura di Stefano Caldoro.
Mara Carfagna, coordinatrice provinciale di Fi a Salerno, spara a zero sul candidato democratico.
“Andrà in scena — mette a verbale — la sfida tra il buon governo, l’equilibrio, la serietà , il rigore amministrativo da un lato e il populismo, la propaganda e l’approssimazione amministrativa dall’altro. La scelta è tra il futuro e il passato, fra modello istituzionale rigoroso e sciatteria, tra poltronisti e innovatori”.
Un duro attacco che esclude qualsiasi sostegno allo sceriffo di Salerno.
Raffaele Fitto, enfant prodige di casa Forza Italia ma in pessimi rapporti con l’inquilino di Villa San Martino al punto da minacciare in più occasioni liste indipendenti per le regionali della prossima primavera, esclude cataclismi per la corsa a Palazzo Santa Lucia.
Il gruppo dell’europarlamentare dovrebbe confluire nella coalizione che sosterrà il governatore uscente, Stefano Caldoro.
Ma i suoi riferimenti in regione, su tutti la senatrice salernitani Eva Longo, non sono affatto convinti che finirà così.
“Il quadro politico”, spiega a ilfattoquotidiano.it Longo, “non è ancora definito. Tutto è possibile”. Del resto, il programma dell’ex primo cittadino di Salerno affascina sotto alcuni aspetti anche la galassia fittiana.
Ma l’ala del ribelle di Forza Italia aspetterà fino a lunedì prossimo prima di presentare una lista elettorale in tutta la regione.
Liste che invece ha già presentato Vincenzo D’Anna, eletto nel Pdl e oggi nel Gal, vicino all’ex coordinatore Nicola Cosentino, che sosterrà senza se e senza ma Vincenzo De Luca.
I fittiani e D’Anna indeboliscono così l’uscente Caldoro e complicano ancora di più un quadro già intricato di suo.
Che di certo non si ferma qui. Perchè alla fine anche Salvini potrebbe decidere di scendere in campo e presentare anche lui un candidato.
Un modo come un altro, riferiscono bene informati, per pesare la lista “Noi Salvini” in una regione meridionale, come la Campania.
E quindi per preparare la strategia di sfondamento nazionale che sta caratterizzando la sua segreteria.
Con tutti i rischi connessi se tramutasse in un flop
Giuseppe Alberto Falci
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
LE POSIZIONI DI FORZA NUOVA E DEL FRONTE NAZIONALE
«Ci sono vasti ambienti su posizioni nazionalistiche e patriottiche che non si riconoscono nel progetto politico di Salvini — spiega Roberto Fiore, leader e fondatore di Forza Nuova — Il suo è un programma liberale, con la flat tax al 15% per tutti, pieno di contraddizioni. Anche sui diritti sociali non si riescono a capire le idee del segretario della Lega: da una parte è tra i fautori per i diritti sociali alle coppie di fatto, dall’altro è contro l’ideologia gender».
Bocciato senza appello Salvini «è inaffidabile, in Veneto governa con Ncd, vuole espandersi al Sud ma annuncia un referendum per far diventare la Lombardia una regione a statuto speciale», Fiore mira a creare un nuovo movimento: «Stiamo lavorando per raccogliere quegli ambienti di destra che non si riconoscono nella Lega. L’assenza dei romani in piazza del Popolo è stata evidente, non puoi dire certi slogan per 25 anni ed essere credibile. A breve nascerà un soggetto politico dall’alleanza tra Forza Nuova e sezioni del Msi, come quella di Prati di Alfredo Iorio. Entro un mese ci sarà la prima importante iniziativa che faremo insieme».
Una posizione molto diversa rispetto a quella presa da CasaPound, altro movimento di estrema destra che con la Lega ha stretto un patto di acciaio, risultando decisiva per l’elezione di Borghezio al Parlamento Europeo.
«CasaPound ha rinunciato al suo posizionamento anti-sistema e ci è entrata, è diventata Sovranità (associazione politico culturale che sostiene Salvini ndr ) e Sovranità fa parte della Lega Nord. Lo dico senza malizia e senza polemica. Per noi è un fatto positivo perchè ci lasciano uno spazio, quello nazional-popolare, che siamo pronti a raccogliere».
Anche Adriano Tilgher, leader del Fronte sociale nazionale, stronca Salvini «sostenerlo e corrergli dietro è un errore politico perchè non ha nessun progetto» ma esprime un giudizio negativo sul nuovo soggetto che vuole proporre Fiore: «È necessario capire un concetto di fondo: non c’è alcun motivo per riunire l’estrema destra, non serve a nulla, serve invece un grande progetto alternativo per il popolo italiano, perchè con la storia della crisi, fasulla e creata ad arte, stanno svendendo il nostro Paese».
(da “il Tempo“)
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
LA LEADER DEL FRONT NATIONAL SU “FRANCE INFO” PRENDE LE DISTANZE DOPO LA MANIFESTAZIONE DELLA LEGA A ROMA
“Non conosco Casapound e non ho rapporti con loro”. 
Marine Le Pen ha dovuto giustificare la sua partecipazione alla manifestazione della Lega Nord in piazza del Popolo sabato 28 febbraio.
L’eurodeputata e leader del Front National ha infatti mandato un video in cui diceva di sostenere l’iniziativa del Carroccio.
Il messaggio è stato ripreso dal quotidiano online francese Mediapart.fr che ha ricordato come sul palco insieme a Salvini ci fosse anche Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound.
“Ho apportato il mio sostegno alla Lega”, si è giustificata Le Pen su ai microfoni della radio francese “France Info”, “e non c’erano accordi nè con Pegida nè con gli esuberanti di Alba Dorata”.
Marine Le Pen da tempo in Francia sta cercando di accreditarsi come forza politica di destra, ma non estremista.
Per questo a suscitare la polemica è stata proprio la presenza di movimenti come Alba Dorata, Casapound e il movimento tedesco anti islam, Pegida, durante il comizio del Carroccio.
“Quando c’è una manifestazione con migliaia di persone è normale che sia presente qualche elemento folcloristico, ma non può essere in alcun modo imputata qualsiasi responsabilità agli organizzatori”.
In realtà Casapound non solo era presente, ma è anche stata invitata sul palco a parlare poco dopo i leader di Fratelli d’Italia e Lega Nord.
Ma forse nessuno aveva avvisato Marine.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI VERONA STASERA DECIDE, SALVINI TEME PER LE REGIONALI
“Incazzato ma lucido”. Così si autodefinisce Flavio Tosi, il segretario della Liga Veneta esautorato dal commissariamento deciso lunedì dal consiglio federale della Lega, dopo il faccia a faccia con Matteo Salvini, deciso a ricucire lo strappo e a evitare che il sindaco di Verona dica addio al partito.
L’incontro, descritto come “interlocutorio” da Tosi, è avvenuto a poche ore dall’attesissimo consiglio “nazionale” della Liga veneta che si terrà questa sera a Padova.
Lì Tosi annuncerà le sue decisioni. “‘Non lo so.. può succedere di tutto stasera ragiono con il Consiglio della Liga Veneta e vediamo, la situazione è inaspettata”, spiega ai cronisti.
Se la via sarà quella della rottura, il segretario della Liga veneta potrebbe anche scendere in campo sfidando il governatore Luca Zaia, ricandidato alle prossime regionali per unanime decisione del consiglio federale.
E il primo atto che lascerebbe presagire un divorzio è la nascita, ieri, di un nuovo gruppo nel consiglio regionale del Veneto, formato da due fedelissimi del sindaco di Verona: Luca Baggio e Matteo Toscani.
“Il commissariamente? Immotivato e inaudito”
“Si è trattato”, ha spiegato Tosi all’uscita del ristorante dove hanno pranzato, “di un’incontro interlocutorio perchè resta il fatto che il commissariamento di lunedì ha lasciato il segno“.
Un provvedimento che, come ha ribadito anche a Radio 2, “riteniamo assolutamente immotivato, non sta nè in cielo nè in terra”.
La definisce “una cosa inaudita e mai accaduta che la Liga Veneta venga commissariata ad hoc per elezioni”.
E può darsi che Salvini, che prima è sembrato chiudere nei confronti del sindaco e poi l’ha incontrato, “si sia reso conto che la forzatura di lunedì poteva avere degli strascichi”.
Salvini ora vorrebbe evitare la rottura.
Il leader del Carroccio dice di essere convinto che “Flavio Tosi possa essere una risorsa per il futuro della Lega, se rimarrà ”
L’improvviso cambiamento è dovuto al fatto che teme per le regionali anche se ostenta sicurezza.
In realtà se è vero che Zaia attualmente è dato al 45% contro il 30% della Moretti, non si possono certo prevedere le ripercussioni di una lista con Tosi candidato governatore con l’appoggio della Liga Veneta e l’inserimento di esponenti di Forza Italia.
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE: E TUTTI FANNO FINTA DI ESSERE SODDISFATTI
Ieri a Kiev a riconoscere i diritti del popolo ucraino, oggi a parlare con chi li ha bombardati, stamane a
deporre una corona di fiori sul luogo dell’agguato a Nemtsov, poi a colloquio con chi molti osservatori internazionali ritengono il mandante dell’omicidio.
La linea della politica estera italiana è sempre quella dell’ambiguità e Renzi si allinea alle consuetudini.
Tre ore è durato l’incontro tra Matteo Renzi e Vladimir Putin a Mosca.
Colloqui “in una atmosfera di amicizia e costruttiva, molti utili e tempestivi vista la situazione internazionale”, li ha definiti il presidente russo.
La crisi in Ucraina e la sempre più difficile situazione in Libia, i principali argomenti toccati dai due leader. “Penso, spero, credo che dopo Minsk tutto sia più semplice — ha detto il presidente del Consiglio — noi lavoreremo perchè nella direzione indicata nei protocolli di Minsk l’Europa, l’Italia possano essere punto di riferimento per uscire dalla crisi”.
“Nelle prossime settimane e mesi sarà fondamentale lavorare insieme — ha detto ancora Renzi — l’Italia è disponibile a fornire tutto il proprio impegno e supporto in Europa anche indicando alcuni modelli, perchè non sfugge che una parte fondamentale sarà la riforma dell’autonomia in Ucraina e noi abbiamo un esperimento in Trentino molto interessante” (che c’entri il Trentino lo sa solo lui…)
“Il rigoroso rispetto degli accordi di Minsk apre la strada a una soluzione complessiva del conflitto in Ucraina, a un dialogo diretto fra Kiev e le milizie dell’est dell’Ucraina”, ha risposto il presidente della Federazione russa.
Tra i temi al centro del colloquio al Cremlino, “il dossier libico, che per noi è una vera e propria emergenza — ha sottolineato il premier — abbiamo condiviso le preoccupazioni dei nostri Paesi per il terrorismo e il fondamentalismo in Libia, occorre una risposta incisiva e il ruolo della Russia può essere decisivo”. “La situazione è peggiorata in Libia e la Russia è per una soluzione pacifica e appoggia gli sforzi dell’Onu“, ha detto Putin.
“Spero nell’aiuto della Russia nel Consiglio di sicurezza dell’Onu anche alla luce dei legami storici tra il vostro Paese e l’Egitto. Può essere molto importante”, aveva detto in precedenza il premier in un’intervista alla Tass.
“Il nostro dialogo politico resta molto attivo e lavoriamo insieme in molti settori”, ha detto il leader del Cremlino all’inizio del vertice.
Nell’incontro si è parlato anche dell’astronauta italiana Samantha Cristoforetti, che ha ricevuto gli elogi di Putin: “Rappresenta degnamente la repubblica italiana, le donne italiane, ce ne sono tante” come lei. Renzi ha poi sottolineato che si tratta della prima donna italiana nello spazio ma che “ci sono tante donne a tutti i livelli del potere, nella maggioranza dei settori, tra cui Federica Mogherini“.
“Lei ha avuto occasione di parlarle quando era ministro degli esteri, prima che diventasse capo della diplomazia europea”, ha poi ricordato il premier al presidente russo.
Ha fatto bene a ricordaglielo, visto che conta poco e magari Putin non si ricordava nemmeno che esistesse.
Tra i punti toccati nell’incontro, Expo 2015. “Ci aspettiamo una buona presenza dei suoi concittadini a partire dall’Expo a cui la Russia ha dato un contributo importante”, ha detto Renzi, annunciando che Vladimir Putin sarà ospite all’esposizione universale il 10 giugno.
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
CONCORSO IN ESTORSIONE ANCHE AL PERSONAL TRAINER E A DUE DONNE… FOTO A LUCI ROSSE TRUCCATE DELL’EX CAPO DELL’INFORMAZIONE MEDIASET, MA ANCHE UN VIDEO TAROCCO CON CONFALONIERI
Concorso in tentata estorsione.
Per Emilio Fede, ex direttore del Tg4 ed ex fedelissimo di Silvio Berlusconi, gli avvisi di conclusione indagine non finiscono mai.
L’ultima notifica al giornalista, condannato per l’affaire Ruby in appello, è arrivata da parte del pm di Milano, Silvia Perrucci, per quello “scandalo a luci rosse” che lo scorso ottobre aveva fatto finire Fede nel registro degli indagati.
Come riporta La Stampa oltre al giornalista la Procura contesta lo stesso reato al suo ex personal trainer, Gaetano Ferri, ex pugile con precedenti, e due donne Maria Madeo e Michela Faioni.
Cuore dell’indagine foto a “luci rosse” truccate di Mauro Crippa, capo dell’informazione di Mediaset, ma anche il tentativo di preparare un video con Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, e alcune minorenni.
Ma l’estorsione, secondo l’ipotesi dell’accusa, sarebbe stata diretta a far versare a Silvio Berlusconi 5 milioni di euro, poi diventati 2, coinvolgendo anche la figlia maggiore dell’ex Cavaliere, Marina, per evitare rivelazioni sul caso Ruby.
Il denaro sarebbe poi dovuto finire su conti in Svizzera.
Gli scatti e le immagini erano saltate fuori il 28 marzo 2012, nel giorno del rocambolesco licenziamento di Fede, per poi sparire fino a quando non sono riapparse fuori durante una perquisizione a casa di Ferri, nel frattempo invischiato in una vicenda di file audio che riguardavano i rapporti tra Ruby e Berlusconi finita nel mirino della Procura di Monza.
Il nuovo tentativo di estorsione emerge dalle conversazioni registrate da Ferri con il giornalista e sequestrati dagli inquirenti monzesi che poi per competenza li hanno inviati ai colleghi milanesi. In quei colloqui Fede parlava di Dell’Utri e della mafia e illustrava la possibilità di scucire denaro al leader di Forza Italia per non rivelare l’esistenza di scatti compromettenti di Crippa e del filmato mai realizzato di Confalonieri.
Il tentativo di ricatto nei confronti dell’ex premier abortì perchè Ferri cercò di contattare il bersaglio.
A questo punto Fede minacciò Ferri via sms. E quest’ultimo è accusato a sua volta di aver ottenuto dal giornalista 700mila euro in cambio del silenzio per non svelare il complotto.
Quello ai danni di Crippa — le false foto — sarebbero dovute servire all’ex direttore per ottenere un accordo con Mediaset: 800mila euro subito, 700mila per tre anni, autista e segretaria.
Ma poi Fede ci ha ripensato, ha impugnato l’accordo e al giudice del Lavoro chiede di essere risarcito dal gruppo per 10 milioni di euro.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
PENNACCHI: “ERAVATE IN POCHI IN PIAZZA DEL POPOLO”…SCANZI: “SALVINI IL NUOVO? MA SE FA POLITICA DA 22 ANNI E NON HA MAI LAVORATO”
Scontro incandescente tra Andrea Scanzi e l’ex direttore de La Padania, Aurora Lussana, a Otto e
mezzo, su La7.
Il tema focale è la Lega e la manifestazione romana con Casapound, movimento elogiato dalla Lussana.
Scanzi analizza il cosmo leghista, definendolo un accrocchio bizzarro ed elencandone i fallimenti. E su Salvini osserva: “E’ un furbacchione, fa politica da 22 anni, non ha mai lavorato in vita sua, è uno dei politici più vecchi della Seconda Repubblica. La Lega non ha niente di nuovo ed è uno dei massimi responsabili del disastro del centrodestra”.
Gli animi si scaldano quando lo scrittore Antonio Pennacchi e Scanzi sottolineano che la piazza leghista a Roma era popolata da pochissime persone.
Insorge la Lussana, che accusa i suoi interlocutori di essere “indignati di professione” e affetti dal “conformismo dei professionisti dell’antirazzismo”.
E spiega: “Un anti-immigrazionista non è un razzista, ma non vuole che i popoli vengano sradicati dalla loro terra e non vuole assoggettarli a logiche neo-colonialiste e turbo-capitaliste”. “Ah, quindi affondiamo gli immigrati per il bene loro“, replica Pennacchi.
“I vostri” — controbatte la Lussana — “sono solo strumenti per tentare di abbattere a livello antropologico e disumanizzare un progetto politico“.
“Non sono io a doppiare Buonanno quando va in tv” — replica Scanzi — “non ce l’ho io nel mio partito gente come Borghezio o Gentilini o Calderoli. La storia della Lega è una storia di xenofobi.
‘La feccia della società ‘ sono parole inaccettabili per cui in un Paese normale vai subito dritto in galera“.
L’ex direttore de La Padania replica: “Allora denuncia Buonanno. Intanto a Piazzapulita ha preso un botto di applausi“.
“Ah, beh, vantiamocene” — afferma Scanzi — “Inseguiamo l’applauso e cavalchiamo il peggio di questo Paese. Sei un genio, Lussana“
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
LA ASL CHE AFFIDA IL CORSO ANTI-CORRUZIONE A UN CONDANNATO PER ABUSO D’UFFICIO
Una delle regole auree del giornalismo è che fa notizia l’uomo che morde il cane, non il cane che morde l’uomo.
Se però tutti i cani smettono di mordere gli uomini e tutti gli uomini iniziano a mordere i cani, la regola va ribaltata.
Leggete questa piccola notizia di provincia e ditemi voi se non è venuto il momento di pensarci seriamente.
L’Asl di Prato organizza un corso anti-corruzione per i suoi 150 dipendenti e affida le cinque lezioni a S. S., ex direttore generale dell’Asl di Pistoia, appena condannato dalla Corte dei Conti a restituire all’Erario 60 mila euro per consulenze esterne inutili e anzi dannose per le finanze pubbliche, e perciò pure indagato dalla Procura per abuso d’ufficio.
Alcuni dipendenti-studenti della Cgil protestano con una lettera in cui contestano anche la nomina di S. S. nell’“organismo indipendente di valutazione del personale”: “Che esempio dà la nostra Asl?”.
Ma il direttore amministrativo dell’Asl pratese che ha organizzato i corsi e li ha affidati al condannato replica testualmente: “La scelta è ricaduta su S. S. per le sue indubbie capacità nella materia: non è un caso che tuttora collabori con Il Sole 24 Ore in qualità di esperto. Il fatto che sia stato condannato dalla Corte dei Conti perchè ha firmato una delibera su un incarico esterno per noi significa veramente poco. Io stesso firmo centinaia di quelle delibere, solo ieri ho messo 2-300 firme. Anche altri direttori generali toscani sono finiti nel mirino della Corte dei Conti e lo stesso presidente del Consiglio ha avuto problemi da sindaco di Firenze. Incappare in incidenti di percorso perchè si firma una delibera che poi si rivela sbagliata fra centinaia non mi sembra così scandaloso”.
Qual è la notizia?
Che un dirigente pubblico condannato per danno erariale e indagato per abuso tenga corsi anti-corruzione a dipendenti pubblici?
Che venga per questo — e per la sua collaborazione al giornale della Confindustria (nota culla di legalità ) — ritenuto “un esperto”?
Che una sentenza che lo dipinge come uno scialacquatore di denaro pubblico venga ritenuta da un collega una quisquilia, quasi un titolo di merito, perchè così fan tutti, compreso il premier?
Che alcuni discepoli si siano ribellati a cotanto maestro?
Oppure la notizia, semplicemente, non esiste perchè è così in tutta Italia?
In Sicilia, nel breve volgere di un mese, il consigliere comunale di Palermo Giuseppe Faraone, primo dei non eletti in Regione nella lista dell’antimafioso Rosario Crocetta e ultimamente passato alla Lega Nord, finisce in galera per estorsione mafiosa.
Il simbolo della Confindustria antimafia, Antonello Montante, viene indagato per mafia.
E il presidente della Camera di commercio e vicepresidente dell’aeroporto di Palermo, Roberto Helg, alfiere della battaglia anti-racket, viene arrestato mentre incassa una mazzetta di 100 mila euro e, quando lo acchiappano, dichiara sereno: “Ne avevo bisogno , ho la casa pignorata”.
In Calabria il neogovernatore Pd Mario Oliverio fa una giunta di quattro assessori, tutti indagati (uno anche per ‘ndrangheta).
In Veneto il governatore leghista Luca Zaia, appena ricandidato da Salvini a furor di popolo padano, nomina alla Commissione anti-corruzione regionale due dirigenti già finiti in manette, uno per turbativa d’asta e l’altro per peculato e malversazione.
In Campania il candidato del Pd a governatore è il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, che ha vinto le primarie col 52% (80 mila voti): purtroppo, avendo una condanna in primo grado per abuso d’ufficio, non potrà mai sedersi sulla poltrona più alta della Regione perchè per la legge Severino è già decaduto prim’ancora di essere eletto.
Ergo, corsa contro il tempo in Parlamento per modificare la Severino: fra una legge dello Stato e il consenso popolare — dicono i giuristi per caso — prevale il secondo.
E meno male che Riina e Provenzano negli anni 80 non pensarono di candidarsi a Corleone, sennò altro che 52%.
Tutto ciò avviene perchè gli italiani hanno la classe politica che si meritano, o perchè la classe politica, a furia di insistere, ha finalmente i cittadini che si merita?
Le classi dirigenti degli ultimi 30-40 anni hanno lavorato scientificamente per cancellare ogni traccia di cittadinanza, opinione pubblica e società civile, sostituendole con greggi sempre più belanti di disoccupati, analfabetizzati, disperati, pronti a tutto pur di strappare un posto nella società , o semplicemente un posto, punto: non più cittadini, ma sudditi adusi a chiedere in ginocchio come favore ciò che spetterebbe loro come diritto.
E ora che hanno ottenuto il loro scopo, mentre porgono l’anello da baciare ai propri clientes, fanno pure gli spiritosi con le primarie e le elezioni che non hanno più neppure bisogno di truccare:
“Che sarà mai una condanna, i cittadini mi hanno scelto, è il bello della democrazia”. Sì, la democrazia di Miseria e nobiltà , la farsa di Edoardo Scarpetta.
La democrazia di quelli che “a casa nostra nel caffellatte non ci mettiamo niente: nè il caffè, nè il latte”.
Quelli che “io non faccio il cascamorto: se casco, casco morto per la fame”.
Quelli che “l’ho detto io: sposatevi il cuoco! Cuoco: che bella parola, cuoco!”.
Quelli che “torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento”.
Quelli che “Vincenzo m’è padre a me”.
Quelli che “Peppinie’, tu mi devi chiamare papà ”.
Quelli che “Don Vince’, basta che mi fate mangiare e io vi chiamo pure mamma”.
E non avevano ancora conosciuto Vincenzo De Luca.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
PD SPACCATO, CATTOLICI IN FESTA… 400 MILIONI ALLE PRIVATE MENTRE NELLE PUBBLICHE MANCA ANCHE LA CARTA IGIENICA
Se l’assunzione di una parte dei pre cari è ancora a rischio, le scuole pari ta rie e cat to li che quasi esul tano. 
Il governo Renzi ha con fer mato di volere inse rire nel dise gno di legge le detra zioni fiscali promesse dal sot to se gre ta rio all’Istruzione Toc ca fondi, con fer mate dal mini stro Gian nini, e riven di cate da 44 par la men tari del Pd insieme a quelli dell’Ncd.
Ma avreb bero voluto da Renzi un decreto legge, così da incas sare il bonus fino a 4 mila euro a fami glia e il 5 per mille subito.
Così non è stato e ieri Fami glia Cri stiana ha ini ziato a dubi tare del pro getto del governo: «Quello di Renzi è un bluff o è #lavol ta buona?».
Toc ca fondi ha ras si cu rato: «Il governo sta attuando una pic cola riforma cul tu rale e sta supe rando con il rea li smo un pre giu di zio per chè auto no mia e parità riguar dano la scuola nella sua tota lità , sta tale e non statale».
L’operazione ideo lo gica è vasta, tra sver sale e ben con ge gnata.
A riprova c’è l’appello pub bli cato da Avve nire fir mato da 37 par la men tari e due euro de pu tati di Forza Ita lia: «Ci uniamo alla let tera indi riz zata da 44 col le ghi depu tati — hanno scritto – per chie dere che nel ddl per la “buona scuola” trovi piena rea liz za zione la garan zia del diritto alla libertà di scelta edu ca tiva della fami glia».
A con fer mare l’avanzata del fronte che intende aumen tare le risorse pub bli che per i pri vati è sceso in campo l’ex mini stro dell’istruzione Luigi Ber lin guer: «È con l’autonomia che si afferma, in pra tica, il plu ra li smo edu ca tivo», ha detto.
Le destre sono schie rate con la Chiesa cat to lica.
Il Pd è spac cato come una mela.
È uno degli effetti pro dotti dall’approvazione della legge sulle pari ta rie del 2000 voluta dal centro-sinistra.
Un vul nus costi tu zio nale che da allora ha pro dotto nume rose pole mi che. Ieri la segre ta ria Cgil Susanna Camusso ha attac cato anche que sta deci sione del governo sulla scuola: «Siamo di nuovo di fronte ad annunci ripe tuti senza avere chiari gli obiet tivi, men tre si con ti nuano a con ce dere risorse alle scuole pari ta rie e pri vate che è esat ta mente l’opposto del det tato costi tu zio nale che garan ti sce il diritto allo stu dio e assume la respon sa bi lità pub blica della garan zia dell’istruzione».
Di «scon vol gi mento dei prin cipi e dei valori della Costi tu zione» parla anche la Flc Cgil, men tre il movi mento 5 Stelle attacca: «Gli sgravi fiscali per gli isti tuti pari tari, che coste ranno 400 milioni di euro ogni anno — sostiene Ric cardo Frac caro – sono uno schiaffo alle fami glie, agli stu denti e agli inse gnanti costretti a fare i conti con le enormi cri ti cità che minano il diritto allo stu dio».
La defi sca liz za zione fino a quat tro mila euro per alunno in favore delle scuole non sta tali vio lano inol tre l’articolo 33 della costi tu zione («senza oneri per lo Stato»).
«Le scuole pri vate pren dono già tanti soldi da Stato, Regioni e Comuni — ha detto a Radio Citta Fujiko Gio vanni Coc chi del coor di na mento per la legge popo lare sulla scuola Lip – Sarebbe una cosa impro po ni bile, soprat tutto se si trat tasse di soldi aggiun tivi. Sono già aumen tati i fondi alle pri vate quest’anno, è un ulte riore modo per favo rire il pri vato quando nella scuola pub blica manca anche la carta igienica».
Roberto Ciccarelli
(da “La Repubblica“)
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