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CAMPANIA, LA RESA DEL PD: RENZI AMMAINA LA QUESTIONE MORALE

Marzo 2nd, 2015 Riccardo Fucile

LA POLITICA RESTA FERMA AL PASSATO, LA ROTTAMAZIONE E’ UNA PATACCA

Ha vinto Vincenzo De Luca, l’intramontabile sindaco-ras di Salerno. Secondo è Andrea Cozzolino, l’impenitente delfino di Bassolino. Perde Roberto Saviano, guru della sinistra legalista, che aveva incitato i militanti del Pd al boicottaggio delle primarie: l’affluenza alle urne è stata invece forte, oltre quota 150 mila.
Certamente un successo, anche se non si sa quanto drogato: un collaboratore del Corriere del Mezzogiorno è riuscito ieri a votare in quattro seggi del salernitano con lo stesso certificato.
Ma, nonostante l’afflusso ai seggi, non ha molto da festeggiare neanche Matteo Renzi. Il segretario del Pd deve aver tirato ieri sera un sospiro di sollievo: si temeva il bis del 2011, quando per i brogli furono annullate le primarie a Napoli, e invece almeno finora le contestazioni sono poche, perfino meno che in Liguria, forse anche grazie alla spasmodica attenzione dei media.
Eppure il Pd che si è imposto in Campania non è il suo annunciato, ha piuttosto il volto del passato, è dominato come sempre dai signori delle tessere e delle clientele, e quel che è peggio si è dimostrato impermeabile ad ogni tentativo di rottamazione.
Il Pd di Roma ha dovuto ammainare la bandiera della questione morale, consentendo a De Luca di gareggiare nonostante una condanna penale per abuso di ufficio, che gli costerà  l’immediata sospensione dall’incarico da parte del prefetto in caso di elezione a governatore della Campania, a norma della legge Severino.
Di più: il sindaco di Salerno è stato dichiarato decaduto da un tribunale perchè si è ostinatamente rifiutato per un anno di ottemperare alla legge che gli imponeva di dimettersi dopo essere stato nominato viceministro del governo Letta.
La vittoria di De Luca è insomma il risultato più imbarazzante per la segreteria Renzi: non sarà  facile per il premier fare la campagna elettorale in Campania accanto a lui, contro il centrodestra di Caldoro.
Cozzolino, secondo arrivato, è stato invece il braccio destro di Bassolino nell’ultima Giunta regionale, quella che fu travolta dallo scandalo dei rifiuti: non esattamente l’immagine che il premier vuole dare del suo nuovo partito della nazione.
Mentre si è dovuto ritirare Gennaro Migliore, l’ homo novus lanciato in campo da Renzi nella speranza che con lui si riuscissero ad evitare le primarie, che alla fine si è trovato solo nella gabbia dei leoni ed è scappato.
Perfino Gino Nicolais, lo scienziato presidente del Cnr, è stato brutalmente messo da parte, tant’era la voglia delle correnti di contarsi nell’ordalia delle primarie.
Forse è giunto il momento di riflettere sul senso di gare così fatte, puri duelli personalistici, in cui lo scambio di favori e di promesse prevale sul confronto politico, senza neanche il tempo di una campagna elettorale degna di questo nome (rinviate per quattro volte, le primarie sono state confermate appena quattro giorni prima del voto), aperte all’inquinamento di pacchetti di voti provenienti da altri partiti (un eurodeputato si è dimesso dal Pd accusando i candidati di aver stretto patti con la destra dei cosentiniani; un altro deputato ha accusato l’Udc salernitana di aver fatto votare i suoi).
Più che il rapporto con l’elettorato, conta la mobilitazione delle truppe sul territorio. In competizioni così è davvero difficile che vinca il migliore.
Il massimo che si può sperare è che non vinca il peggiore.

Antonio Polito
(da “il Corriere della Sera”)

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SALERNO BATTE NAPOLI, IL CONDANNATO DE LUCA VINCE LE PRIMARIE

Marzo 2nd, 2015 Riccardo Fucile

MA RESTA IL NODO ELEGGIBILITA’… FA IL PIENO NELLA SUA SALERNO, MA CONQUISTA ANCHE ALCUNI QUARTIERI DI NAPOLI

Vincenzo De Luca ha vinto le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato alla presidenza della Regione.
De Luca ha raccolto il 52% dei consensi davanti ad Andrea Cozzolino (Pd), fermo al 44%, e al socialista Marco Di Lello (4%).
La zampata del vecchio leone di Salerno si materializza poco prima delle 23, quando i dati reali di Napoli città  appaiono molto diversi dalle previsioni: Vincenzo De Luca fuori casa va benissimo, espugna quartieri centrali come Chiaia e il Vomero, periferie come Pianura, altri quartieri come Fuorigrotta e San Lorenzo.
“Sarà  una rivoluzione democratica, è stata una sfida eroica” queste le sue prime parole da vincitore.
E’ la presa di Napoli la vera chiave di volta di una vittoria inattesa, quasi impossibile, visto che dopo il ritiro di Gennaro Migliore molti supporter dell’ex Sel si erano ricollocati su Cozzolino.
L’europarlamentare è partito favorito, anche per l’handicap giudiziario del rivale, quella condanna per abuso d’ufficio che aveva spinto molti, ai piani altissimo del Nazareno a Roma, a chiedergli un passo indietro da queste primarie.
Lui però ha sempre detto i suoi orgogliosi no, a Lotti, a Guerini, e poi anche allo stesso Renzi.
Più che un passo indietro, De Luca aveva risposto con una serie di insulti contro il Pd, un “disgustoso circo equestre”, per via dei numerosi rinvii delle primarie, da metà  dicembre fino al primo marzo.
Così tanti da far pensare, per primo allo stesso De Luca, che il gruppone di dirigenti che fino all’ultimo ha cercato di annullare le primarie volesse fermare sostanzialmente lui.
Il candidato condannato, imbarazzante, e probabilmente incompatibile con la carica di governatore, secondo le linee guida della legge Severino.
E invece lui ha tirato dritto. Napoli la chiave della sua vittoria, dove Cozzolino non ha bissato il boom delle europee.
A Salerno e provincia stravince il sindaco, così anche ad Avellino. A Caserta testa a testa mentre Benevento è per Cozzolino.
Sono i numeri che fanno capire come ha tirato il vento: su 160mila votanti, 50mila solo in provincia di Salerno, solo 65mila a Napoli.
Se si considera che Napoli è tre volte più popolosa, si capisce il peso del feudo di De Luca. Ma non è solo questo: sono i quartieri di Napoli espugnati da De Luca a far impallidire, in tarda serata, i volti dei supporter di Cozzolino a due passi dall’Università .
De Luca, invece, poco dopo le 23 è andato alle federazione Pd della sua città , per abbracciare i suoi sostenitori.
Poco dopo è partito per Napoli, dove era atteso alla sede del Pd regionale,a pochi passi da piazza del Plebiscito. Dove è arrivato a mezzanotte da solo.
Ora per il Pd si apre un problema grande come una casa.
Nonostante i ricorsi, De Luca è decaduto da sindaco per la condanna in primo grado per abuso d’ufficio.
Alle regionali è candidabile, ma se dovesse vincere sarebbe immediatamente sospeso per via della legge Severino. E’ l’esito che il Nazareno voleva evitare.
Ora pende sulla testa del Pd una campagna per le regionali ancora più in salita.
Certo, le folli primarie campane, dopo mesi di panico, alla fine sono andate molto meglio del previsto, nonostante le fosche previsioni di Saviano. Ma la strada per vicnere la regione è ancora lunghissima.

(da “Huffingtonpost“)

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PRIMARIE PD, VINCE DE LUCA CON OLTRE IL 60%, LA FARSA CONTINUA

Marzo 2nd, 2015 Riccardo Fucile

CONDANNATO IN PRIMO GRADO E DICHIARATO DECADUTO DALLA LEGGE SEVERINO, ANCHE SE BATTERA’ CALDORO, NON POTRA’ FARE IL GOVERNATORE, SALVO CHE IL PD CON FACCIA UNA NORMA AD PERSONAM

Vincenzo De Luca è in netto vantaggio su Andrea Cozzolino e ha staccato Marco Di Lello.
I dati ufficiosi lo danno a oltre il 60% delle preferenze a due-terzi delle schede scrutinate. Significativo anche il solo risultato che si sta profilando a Napoli e provincia, con De Luca avanti con il 55% su Cozzolino fermo al 41%.
L’ex sindaco ha raggiunto la sede regionale del Pd a Napoli dove è stato accolto dai suoi sostenitori.
«Sei il presidente, sei il nostro presidente», tra applausi e abbracci, amici, simpatizzanti e amministratori che sono scesi in campo al suo fianco c’è una folla nella sede democrat. Accompagnato dai figli, Piero e Roberto, De Luca è stato applaudito anche da tanti cittadini salernitani prima della partenza.
«È stata una sfida eroica, sarà  una rivoluzione democratica. È stato un voto libero – ha detto a Napoli – si apre una fase di unità  e concretezza dei programmi. Non sarà  una passeggiata, ma sono fiducioso».
Il tutto in una cornice sorprendente viste le premesse, perchè ha visto andare al voto oltre 160 mila persone, sempe secondo il Pd.
Sulle primarie era intervenuto lo scrittore Saviano he aveva sostenuto:”I candidati sono espressione della politica del passato. Queste elezioni saranno determinate da voti di scambio. Pacchetti di voti sono pronti ad andare a uno o all’altro candidato in cambio di assessorati. In più saranno determinanti gli accordi con Cosentino”.
Secondo lo scrittore “le primarie Pd avrebbero dovuto essere strumento di apertura e partecipazione, ma così non è stato (vedi il caso Liguria). Sino a quando non esisteranno leggi in grado di governarle, saranno solo scorciatoie per gruppi di potere”.
E aveva concluso: “Non legittimiamole, non andate a votare”.

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I PEDOFILI ESULTANO: FUOCHI ARTIFICIALI A CAIVANO PER LA MORTE DI UN MAGISTRATO

Marzo 1st, 2015 Riccardo Fucile

IL PM BISCEGLIA MUORE IN UN INCIDENTE STRADALE E IN ALCUNI APPARTAMENTI DEL PARCO VERDE SI FA FESTA

I pedofili, detti anche “orchi”, provano qualcosa simile alla gioia, quando fanno del male alle piccole vittime e soprattutto quando capita qualcosa di brutto a chi ha “osato” mettere il naso in quella cloaca che è il loro mondo segreto.
A questa orribile regola di comportamento non sono sfuggiti gli orchi del Parco Verde, uno dei quali spedito in cella proprio dal pubblico ministero Federico Bisceglia per aver abusato dalla stessa figlia.
Poco dopo le nove, quando il sito internet de “il Mattino” ha pubblicato per primo la notizia della tragica morte del pubblico ministero, sono stati fatti esplodere alcune batterie di fuochi artificiali, seguiti da radio ad altissimo volume a trasmettere un “è schiattato” tratto dal riff di qualche macchietta dialettale di serie b.
Lo Stato assiste impotente a questa manifestazione vergognosa, la politica non ha nulla da dire, i destorsi che fanno passerelle nei campi rom o ambiscono ad affogare i profughi tacciono.
Forse perchè vale il “prima gli italiani”, intesi anche come pedofili ?
O i pedofili italiani appartengono a una categoria protetta della nuova destra xenofoba?
Noi diciamo prima la legalità , a qualsiasi costo.
I bambini non si toccano, bastardi.

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INDUSTRIALI, COSTRUTTORI E MOLTI INDAGATI: CHI HA FINANZIATO LA MORETTI PER LE EUROPEE

Marzo 1st, 2015 Riccardo Fucile

ZAIA FINANZIATO SOLO DAL PARTITO: MA LA CIFRA PRECISA NON LA DICE

“Chi è indagato, sotto processo o condannato, è preferibile che non finanzi la nostra campagna elettorale”.
L’ufficio stampa di Alessandra Moretti spiega questa improvvisa svolta al telefono, quando facciamo notare che, tra i finanziatori della campagna elettorale di appena nove mesi fa, quella per le Europee, c’è chi è sotto processo per un’evasione fiscale da 70 milioni, come l’attuale presidente della Fiera di Vicenza, Matteo Marzotto.
“È preferibile? ”, chiediamo. “Beh — ci rispondono — non possiamo certo impedire a qualcuno di fare donazioni, se lo ritiene opportuno”
In attesa di conoscere i finanziatori della campagna elettorale in corso, abbiamo letto l’elenco di quelli di appena nove mesi fa e, al di là  delle cifre, che non superano i 5 mila euro e si attestano spesso sui mille, è il parterre che si rivela davvero interessante.
“Dice davvero? — commenta quasi incredulo Alberto Altieri — È preferibile che questa volta non la finanzi perchè sono indagato? Mi dispiace, l’avrei fatto volentieri, vorrà  dire che farò un passo indietro, la sosterrò solo con il voto”.
Alberto Altieri si autodefinisce un “grande elettore” di Alessandra Moretti.
È un simpatico 72enne di Thiene, provincia di Vicenza, e con la sua voce flebile guida un impero che vanta 115 anni di storia e 28 milioni di fatturato l’anno: lo studio di progettazione Altieri.
Una società  — per comprenderne il livello – che figura tra i sostenitori della Fondazione Marcianum, guidata dal Gran Cancelliere nonchè Patriarca di Venezia, il cardinale Angelo Scola, presieduta dall’ex re del Mose Giovanni Mazzacurati e frequentata, in qualità  di consigliere, dall’ex “doge” nonchè ex ministro di Forza Italia Giancarlo Galan, oggi agli arresti domiciliari, e dall’ex sindaco del Pd Giorgio Orsoni, anch’egli indagato nell’inchiesta sul Mose.
In questo Veneto di ex, l’ex fidata segretaria di Galan, Claudia Minutillo, di Altieri disse a verbale: “Lo studio Altieri è ovunque”.
Il punto è che il “grande elettore” Altieri è indagato a Roma con l’accusa di truffa ai danni dello Stato: l’emergenza ambientale nella laguna di Grado e Marano — è la tesi del pm Alberto Galante – era stata inventata, tra il 2002 e il 2012, per incassare milioni dallo Stato e poi spartirli tra amministratori e imprenditori.
Nell’elenco dei 26 indagati figurano anche l’ex direttore generale del ministero dell’Ambiente, Gianfranco Mascazzini, e l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati.
Tra i grandi accusatori c’è Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani Costruzioni, il quale riferisce che la laguna di Grado e Marano era soltanto uno dei tanti commissariamenti, creati con “il malcelato fine di affidare prima la progettazione, e poi la realizzazione degli interventi, a soggetti di comodo, come Sogesid, Thesis e Studio Altieri”.
È vero che Altieri, per questa vicenda, era stato archiviato a Udine ma il 20 maggio, quando Moretti incassa il bonifico dei suoi mille euro, la storia era già  nota.
E di certo era noto che il fratello di Alberto Altieri, Vittorio, da poco scomparso, era il compagno di Lia Sartori, parlamentare europea di Forza Italia, di lì a poco arrestata dalla procura veneziana per lo scandalo Mose.
“Ma io ho finanziato la Moretti — tiene a precisare Alberto Altieri — e non Lia Sartori. Perchè i sentimenti — spiega — non c’entrano niente con le scelte politiche”.
Mille euro sono un’inezia, per una campagna elettorale, soprattutto per imprenditori del calibro di Altieri o Marzotto, ma quel che conta non è la cifra, bensì il sostegno, il cosiddetto endorsement.
Quando il piccolo grande finanziatore Matteo Marzotto bonifica i suoi mille euro per Moretti, è il 2 maggio 2014, ed è già  da tempo imputato a Milano per un’evasione fiscale da circa 70 milioni di euro, legata alla vendita del marchio Valentino.
Nel suo curriculum spicca la presidenza dell’Enit — lasciata nel 2011 — che gli fu conferita direttamente da Silvio Berlusconi.
Ed ecco il rendiconto delle europee del 25 maggio scorso: 64.531 euro, dei quali 21.531 ricevuti da persone fisiche, 30 mila da imprese, 11mila spesi di tasca propria da Alessandra Moretti.
La candidata Pd, 9 mesi fa, poteva vantare il sostegno dell’ex presidente della Fiera di Vicenza Roberto Ditri — con i soliti mille euro d’ordinanza — e quello della Unicomm (grande catena di ipermercati) del patron Marcello Cestaro, ex presidente del Calcio Padova, squadra sull’orlo del fallimento.
Avrà  pure finanziato la Moretti e il Pd, con i suoi tremila euro, ma a Cestaro le coop non stanno certo simpatiche: “Se la Coop — spiega a Il Giornale — decide di aprire un ipermercato a Bologna o Reggio Emilia, ci mette un niente. Noi abbiamo comprato un’area a Bassano nel 1990 e la prima signora col carrello è entrata nel 2012”.
Altri mille euro arrivano invece dalla Fiamm, che produce batterie, e vede il suo amministratore delegato, il 65enne Stefano Dolcetta, vicepresidente per la relazioni industriali di Confindustria.
La sua posizione sui contratti di lavoro è chiara: “È un errore modificare il Jobs Act sui licenziamenti collettivi”, ha dichiarato al Corriere della Sera, qualche giorno fa, ammonendo Renzi.
Questo è il profilo degli endorsement ricevuti dalla Moretti appena 9 mesi fa, incluso quello di Gianfranco Simonetto, cognato di Enrico Maltauro che, nell’inchiesta milanese sull’Expo, ha patteggiato una pena di 2 anni e 10 mesi.
La Maltauro è il colosso vicentino delle costruzioni, oggi presieduto da Simonetto, che non è indagato e a maggio scorso si attivò per la campagna elettorale della Moretti: “Ci fu solo una cena, organizzata a casa sua, alla presenza di alcuni amici — precisa l’ufficio stampa dell’azienda — ma senza alcun contributo”.
Infatti il nome di Simonetto non compare nell’elenco dei finanziatori della Moretti.
E nessun nome compare, invece, nell’elenco dei finanziatori, per l’ultima campagna elettorale del leghista Luca Zaia, attuale presidente del Veneto, quella delle regionali 2010.
Zaia ha dichiarato un sorprendente zero euro e zero centesimi.
“Le regionali del 2010 sono state finanziate dal partito — spiega il suo ufficio stampa — e non vogliamo contributi da privati: questa era e resta la nostra linea. Contribuirà  il partito per quanto necessario, e tutti i candidati della Lega, Zaia incluso, parteciperanno alle spese per il saldo finale”.
Ma quanto a spese, nel 2010, la Lega Nord per la campagna elettorale di Zaia? “Dovremmo contattare il commercialista, è sabato, è in corso la manifestazione a Roma… non possiamo darle una cifra precisa”.

Antonio Massari
(da “il Fatto Quotidiano”)

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LE NAVI ITALIANE IN LIBIA PER DIFENDERE LE PIATTAFORME ENERGETICHE

Marzo 1st, 2015 Riccardo Fucile

TRE LE NAVI IMPEGNATE PER PROTEGGERE L’IMPIANTO DI SABRATHA

Se non è un piano di intervento militare gli assomiglia molto. Le manovre navali nel Mediterraneo svelate ieri vengono confermate dai vertici dell’esercito.
Le navi sono tre, potrebbero arrivare a quattro.
Formalmente parlano di operazioni di addestramento il generale Claudio Graziano, subentrato ieri come capo di Stato Maggiore della Difesa all’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, e Pierpaolo Ribuffo, comandante del Gruppo navale impegnato in «Mare Aperto», l’esercitazione che prende il via dopo lo stop di Mare Nostrum.
La coincidenza con la crisi libica è però troppo evidente per rimanere sullo sfondo.
Niente illusioni ammette il ministro della Difesa Roberta Pinotti, «il periodo che abbiamo di fronte non sarà  dei più facili».
Posizionamento strategico
Motivo per cui sia Graziano che Ribuffo ammettono come le attività  addestrative svolgano «certamente anche un ruolo di sicurezza, deterrenza» e di «dissuasione». Attività  che non escludono il dovere «di intervenire – precisa Binelli Mantelli – di fronte a violazioni del diritto internazionale».
La linea lungo la quale si muoveranno le navi è un posizionamento strategico a ridosso dalle acque internazionali.
Nessuno ormai nasconde il rischio che il caos in Libia possa inghiottire gli interessi italiani.
A partire dalla piattaforma offshore di Sabratha, a 80 chilometri dalle spiagge libiche.
È la struttura da difendere a ogni costo, con priorità  altissima: se venisse colpita staccherebbe il rifornimento al terminal di Mellitah, che triangola con il gasdotto dell’Eni Greenstream, collegato alla Sicilia.
Il personale posto a guardia potrebbe non bastare in caso di attacco, come è avvenuto a metà  febbraio ai giacimenti di Mesla e di el-Sarir, vicino a Tobruk.
Fortunatamente le attività  Eni sono in prevalenza concentrate nelle regioni occidentali, meno esposte per ora alla furia jihadista.
Precauzioni difensive
La situazione incontrollata suggerisce però precauzioni difensive definibili, appunto, «dissuasive».
D’altronde, che l’opzione militare non sia un tabù lo attestano le parole di Pinotti, per la quale nella risposta alle crisi internazionali «la componente militare deve sapersi combinare» con le vie diplomatiche, economiche e di intelligence.
E anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, pur sottolineando la contrarietà  a interventi esterni, avverte l’«urgenza di raggiungere risultati», per mettere al riparo l’Italia dalle mire terroristiche.
L’elenco dei target di difesa aerea e antisommergibile è ampio, ammettono dalla Difesa, il che spiega il coinvolgimento degli incursori del Comsubin partiti da La Spezia – vera e propria unità  di anti-terrorismo – di marò del San Marco e di elicotteri imbarcati ieri.
Un dispiegamento massiccio da impiegare in caso di necessità .
È in questo scenario che si collocano le ricostruzioni delle ultime ore sulla nave San Giorgio che nel cuore della notte carica forze speciali e mezzi a La Spezia, per poi dirigersi alla base di Augusta da dove assieme al cacciatorpediniere Duilio e alla fregata Bergamini salpati da Taranto punterà  a lambire le acque libiche.

Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)

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L’ADDIO DI MUJICA, IL PRESIDENTE POVERO AMATO DAL POPOLO

Marzo 1st, 2015 Riccardo Fucile

LASCIA IL PRESIDENTE, IN PASSATO AVEVA TRASCORSO 15 ANNI IN CARCERE PER AVER PARTECIPATO ALLA GUERRIGLIA TUPAMAROS

«Se avessi a disposizione altre due vite, le impiegherei entrambe per aiutarvi nella vostra lotta».
Parla commosso Josè Mujica ai suoi sostenitori in uno dei tanti incontri che hanno preceduto la cerimonia con la quale oggi consegnerà  la presidenza dell’Uruguay al medico Tabarè Và¡zquez, suo compagno di partito, che ritorna al potere dopo cinque anni. «Pepe», come lo chiamano i suoi, termina il suo mandato con una popolarità  molto alta e una stella in ascesa, che va ben oltre i confini del più piccolo Paese del Sudamerica.
Le battaglie storiche
Icona moderna del progressismo, alfiere di battaglie storiche come la legalizzazione dell’aborto, i matrimoni fra le persone dello stesso sesso e, soprattutto, la liberalizzazione della marijuana, una legge unica al mondo che entrerà  in vigore quest’anno dando allo Stato il controllo della vendita e distribuzione della canapa.
Molti leader continentali saranno oggi presenti a Montevideo per dimostrargli, ancora una volta, la stima e l’affetto che già  gli hanno espresso negli ultimi mesi in tutti i forum a cui hanno partecipato.
Così come fu Fidel Castro, Mujica è diventato un punto di riferimento per i governi di sinistra della regione.
Piace perchè alle parole ha aggiunto i fatti, con uno stile di vita particolarmente austero, da «presidente più povero del mondo».
«Non sono povero – ama ripetere – ma molto ricco, perchè la mia ricchezza non viene da cose materiali ma dall’esperienza e dalle battaglie che ho portato avanti».
Dal maggiolone blu alla scelta di continuare a vivere nella casa in campagna con i polli e le galline, fino alla decisione di destinare l’ottanta per cento dello stipendio per la costruzione di case popolari alla periferia di Montevideo, condomini dove oggi vivono centinaia di famiglie.
C’è chi sostiene che un fenomeno politico come il suo era fattibile solo in Uruguay, un Paese di appena tre milioni di abitanti, con l’indice di corruzione più basso del continente e una tradizione di Welfare State che risale ai primi del Novecento.
Ma è stato lui stesso a ricordare che quel sistema sociale era stato distrutto dai militari e poi dai governi conservatori.
Protagonista nel mondo
«Durante quasi 50 anni il mondo ci ha considerati una specie di Svizzera, poi siamo stati figli bastardi dell’impero britannico, infine ci siamo impoveriti, ricordando l’unica nostra gloria sportiva, il “Maracanazo” ai mondiali di calcio del 1950. Se oggi siamo risorti in questo mondo globalizzato è perchè abbiamo imparato dai nostri errori».
Profeta no global, con un linguaggio schietto e non accademico, Mujica non ha esitato a intervenire sulla scena internazionale.
Ha ricevuto i rifugiati della guerra in Siria e poi cinque ex prigionieri del carcere di Guantanamo, dopo essersi messo d’accordo, da ex guerrigliero tupamaro con il vicepresidente americano Biden, che ha voluto essere presente oggi a Montevideo.
Ancora in politica
Il suo futuro, ora, non è certo la pensione. È stato eletto senatore con record di voti e a maggio aiuterà  la moglie Lucia Topolanski, anche lei senatrice, nella corsa per la carica di sindaco di Montevideo.
Ha già  detto che non esclude di candidarsi per le presidenziali del 2019, quando avrà  85 anni.
Da qualche settimana, poi, è online il suo sito web personale (pepemujica.uy), attraverso il quale intende mantenere il dialogo con gli ammiratori sparsi per il mondo.
Nella home page, una sua foto in bianco e nero e due parole di ringraziamento facili da capire in tutte le lingue: «Gracias Pueblo!».

Emiliano Guanella
(da “La Stampa”)

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COSI’ HANNO DISTRUTTO IL BILANCIO DELLA LEGA: E VOGLIONO AMMINISTRARE L’ITALIA

Marzo 1st, 2015 Riccardo Fucile

MARONI IN SEI MESI MESI HA SPESO 5,9 MILIONI SU 6 IN CASSA IN NOLEGGI, SONDAGGI E SOCIETA’ DI COMUNICAZIONI… I 71 DIPENDENTI LICENZIATI: “E A NOI HANNO NEGATO UN MILIONE PER ATTIVARE I CONTRATTI DI SOLIDARIETA'”

I diamanti di Belsito valevano 90mila euro. Per recuperarli e mostrarli a Pontida Roberto Maroni ne ha spesi più in avvocati.
Complessivamente allo studio del legale di fiducia Domenico Aiello la Lega ha versato 804mila euro per undici parcelle.
Quando l’attuale presidente della Lombardia è diventato segretario della Lega, i costi di via Bellerio hanno registrato un notevole aggravio.
Un dato: dal 31 gennaio 2013 da uno dei conti del partito in appena sei mesi sono usciti 5,9 milioni di euro. In cassa rimangono 100mila euro.
Si va dai soldi per un cambio gomme (450 euro) agli affitti, dai 50mila euro alla scuola Bosina (della moglie di Bossi) ai 20 di autonoleggi.
Prima il Nord (ora il Sud)
Non ci sono le mutande verdi di Roberto Cota nè le canottiere di Umberto Bossi, perchè ogni leader ha il proprio pallino.
E quello di Maroni sembra essere la comunicazione.
Basti dire che in appena tre mesi, da marzo a maggio 2013, dalle casse della Lega escono 414.500 euro solo per Google.
Le elezioni si erano appena concluse e Maroni era impegnato nel lancio della sua nuova Lega con lo slogan “Prima il Nord”. Iniziativa miseramente naufragata, considerato che il Carroccio ora punta al sud.
Maroni però ci credeva e anche Matteo Salvini. L’attuale segretario fu infatti incoronato leader al Lingotto di Torino durante il congresso che sancì la nascita di “Prima il Nord”.
Per il solo affitto del Lingotto per i due giorni dalle casse della Lega sono usciti 48mila euro.
Nulla rispetto alle iniziative volute da Maroni per la sua campagna elettorale.
Il 23 e 24 febbraio 2013 si vota per le Politiche e per le Regionali in Lombardia.
La sua è una vittoria quasi annunciata, grazie all’accordo raggiunto con Silvio Berlusconi con la benedizione ciellina, dopo numerose resistenze, di Roberto Formigoni.
Eppure Maroni non si sente troppo sicuro e investe in comunicazione i soldi della Lega. 150mila se ne vanno per “pulire internet”, compito affidato a una società  di “reputation manager”.
In appena tre giorni vengono poi distribuiti 250 mila euro, così: 125 mila alla società  Opportunity marketing per un “piano media Lega Nord” il 18 febbraio, il giorno successivo 52.550 al gruppo Fma come acconto per “Guerrilla pre evento elettorale” e 22mila a Mailclick per la campagna Lega Nord, mentre il 20 febbraio 53.449 euro vanno alla Manzoni: pubblicità .
A queste spese vanno aggiunte quelle dello staff, la Pubblica Comunicazione di Patrizia Carrarini, ora assunta in Regione con un contratto da 139 mila euro più 41 mila di premio risultato.
Per la sola campagna elettorale di Maroni la società  di Carrarini incassa 199 mila euro. In due mesi.
Poi ci sono i sondaggi. Il leader del Carroccio si affida a Swg a cui versa in sessanta giorni, 155 mila euro.
Infine gadget, hostess, marketing. Complessivamente per queste voci se ne vanno dalle casse della Lega altri 500 mila euro.
I documenti del Fatto Quotidiano
Fatture, contratti, ricevute di questi movimenti sono in possesso del Fatto Quotidiano. Tenendo in considerazione esclusivamente il conto corrente acceso presso la Sparkasse Cassa di Risparmio da Stefano Stefani, il segretario amministrativo che sostituì nel 2012 l’ex tesoriere Francesco Belsito, in uscita sono state registrate movimentazioni per 5,9 milioni di euro in appena sei mesi, quelli compresi tra il gennaio e il luglio 2013.
Piena era Maroni. Che si prende cura comunque anche del quotidiano La Padania. Nonostante i 60 milioni di euro ricevuti dallo Stato come finanziamenti all’editoria, il giornale del partito naviga in cattive acque.
Maroni sovvenziona con tre bonifici da 150mila euro la società  che lo edita, inoltre fa sottoscrivere al suo partito ben 20.613 abbonamenti per un costo complessivo a carico delle casse di via Bellerio di 773.193,63 euro.
Per essere esatti. Il foglio del Carroccio chiuderà  i battenti comunque, finendo nelle macerie che si ritrova a gestire Salvini.
Basti pensare che il Matteo cresciuto a Bossi e acqua del Po oltre a chiudere il quotidiano, la tv e la sede, ha licenziato tutti i dipendenti: 71 persone che, da accordi sindacali proposti, sarebbero stati salvati con uno stanziamento di appena un milione di euro da parte del partito.
Ma Salvini ha detto no, non ci sono soldi. I delegati Rsa, Francesco Bonora, Franco Quaglia e Roberto Marraccini, confermano. “La Lega ha negato quel milione di euro che avrebbe attivato i contratti di solidarietà  per tutto il 2015, niente da fare: negati”.
Obiettivo: azzerare il personale
L’idea di “azzerare il costo del personale” in realtà  era già  stata messa nero su bianco il 3 aprile 2013 dallo studio commercialisti Pallino interpellato all’epoca da Maroni per capire come gestire i fondi a disposizione e risparmiarne qualcuno anche in vista dell’annunciata riduzione dei contributi elettorali dallo Stato.
La relazione conclude con la previsione di “possibili tagli del 35% su tutti i costi”. Personale, parco auto (che ammontava a 1,7 milioni). Quattro paginette. La consulenza viene pagata il 30 giugno 25mila euro. Poi Maroni si affida alla Price Water House.
Quanto costano i noleggi
Ci sono poi le spese vive, la quotidianità .
Maroni e la sua portavoce storica, Isabella Votino, hanno un contratto di noleggio con conducente con la società  Blue Car Milano. E in auto vanno un po’ ovunque.
Ad aprile, ad esempio, per raggiungere il sacro prato di Pontida da dove sventola i noti diamanti di Belsito, fa un giro di appena 218 chilometri: Pontida-Milano-Varese-Pontida. Ma l’autista aspetta per sei ore.
A febbraio, mese delle elezioni, è tutto un viaggiare tra studi televisivi e case.
Prendi Maroni, prendi Votino, porta a Sky, aspettali a Sky. Riportali a la7. Poi Rai. Insomma, alla società  in pochi mesi vengono pagati servizi per oltre 20 mila euro. All’epoca, tesoriere era Stefano Stefani.
Contattato telefonicamente per avere delucidazioni in merito alle uscite di 5,9 milioni avvenute proprio l’anno successivo allo scandalo Belsito, spiega molto semplicemente: “L’amministrazione si limita a registrare le spese approvate dal federale”.
Stefani ha lasciato l’incarico dopo un anno.
Era tra i favorevoli a presentare la Lega parte civile nel processo contro Belsito. E lo è tuttora.
Iniziativa che Salvini ha invece ritirato.

Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A SANDRO BONDI: “ALLIBITO DALLE EPURAZIONI, FORZA ITALIA MAI COSI’ IN BASSO”

Marzo 1st, 2015 Riccardo Fucile

“COLPA DEL CERCHIO MAGICO, EMARGINATI TUTTI COLORO CHE RESISTONO A METODI INACCETTABILI”

Ha tagliato i ponti con il circo berlusconiano. Raramente a Roma e mai ad Arcore, solo un ostinato silenzio.
A un tratto, però, Sandro Bondi torna a farsi sentire. Quando è troppo, è troppo.
«In Piemonte hanno colpito due persone per bene senza alcun motivo. È una epurazione assurda, opera del cerchio magico che ruota attorno a Berlusconi», confida al sito “lo Spiffero”.
I malcapitati a cui si riferisce il senatore sono Valter Zanetta, coordinatore azzurro di Verbania, e il commissario torinese Ettore Puglisi.
Sono stati messi alla porta senza prevviso dal coordinatore regionale Gilberto Pichetto.
La colpa? Aver scelto di schierarsi con Raffaele Fitto.
Lontani i tempi in cui organizzava seminari politici nella splendida cornice di Gubbio, anche Bondi è rimasto vittima dalla brigata che gestisce l’agenda dell’ex Cavaliere.
Senatore Bondi, cosa succede?
«Mai avrei pensato che nel partito che ho contribuito a fondare si potesse arrivare a livelli tanto bassi».
Dopo tanto silenzio interviene per difendere i due dirigenti allontanati.
«Abitando in Piemonte, ho fatto solo una considerazione dopo quanto avvenuto ieri. In questo periodo stanno avvenendo cose molto gravi e difficili da comprendere».
L’input è arrivato dal cerchio magico. Hanno rimosso due fittiani, in un clima da resa dei conti.
«Io non faccio parte di nessuna corrente, ma constato da tempo che c’è una volontà  di emarginare tutti coloro che, per diversi motivi, non si adeguano a cose e metodi che sono inverosimili e inaccettabili».
Ha avuto modo nelle ultime settimane di sentire Berlusconi per manifestare questo malessere?
«Da tempo non lo sento».
Però è amareggiato.
«L’altro ieri un giornale mi ha nuovamente preso di mira scrivendo che io e Manuela (la senatrice Repetti, la compagna a cui è legatissimo e con cui trascorre il suo tempo lontano dalla politica) saremmo stati a capo di un gruppo a favore dell’Imu agricola».
Non è così?
«È una cosa assolutamente falsa e strumentale. E non credo che sia stata casuale»
Pensa al cerchio magico?
«Non so se il tentativo di screditarmi pubblicamente e altre cose che stanno avvenendo siano collegate e gestite dal cerchio magico. Io preferisco continuare a restare nel silenzio e, soprattutto, fuori dalla politica».
Di certo il pugno di ferro è benzina sul fuoco dello scontro intestino, come rileva immediatamente Raffaele Fitto.
«C’è ormai un vero e proprio allarme democratico nel nostro partito, le primarie sono più che mai necessarie e urgenti. Dopo quanto è accaduto in Puglia, ora si assiste ad assurde ritorsioni anche in Piemonte».
Pochi giorni fa, in effetti, l’intera classe dirigente pugliese di Forza Italia si è dimessa in seguito al commissariamento del coordinatore regionale fittiano.
Non è la prima volta che Bondi si lascia andare a uno sfogo.
«Questa storia è finita – confidò al Foglio nel novembre del 2013 – dietro Berlusconi non c’era niente. In questi anni non abbiamo costruito nulla di umanamente e politicamente solido o autentico. Finisce male».
Per lui, che ha amato il leader, il nuovo corso è causa di quotidiano tormento.
Fino alle epurazioni, l’ultimo sgarbo che fatica ad accettare: «Sono convinto che questa decisione sia stata imposta a Pichetto. Mai l’avrebbe presa di testa sua, come mai Berlusconi avrebbe agito in questo modo».
E allora di chi è la colpa? Per il senatore tutto conduce a Maria Rizzotti, chirurgo estetico e parlamentare arruolata dai centurioni di Arcore.
«È lei – ricorda – che fa da cinghia di trasmissione tra il cerchio magico e il partito in Piemonte».

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)

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