Luglio 14th, 2015 Riccardo Fucile
LA CONFERENZA STAMPA DEL SENATORE AVEVA SUSCITATO LE LAMENTELE DI DIVERSI OSPITI
“Giovanardi è un ospite non gradito” questa è la motivazione con cui l’albergo Majestic Miramonti
di Cortina ha rifiutato di ospitare la conferenza in cui il senatore avrebbe dovuto presentare il suo nuovo libro “Balle”.
La direzione a quanto pare ha reagito alle lamentele di alcuni ospiti che erano rimasti infastiditi dopo aver visto i manifesti affissi all’interno dell’hotel che pubblicizzavano la presentazione.
La notizia è stata più tardi confermata dallo stesso Giovanardi, che cita la mail di Rosanna Raffaelli Ghedina, l’organizzatrice dell’incontro:
“Poichè ci sono state delle spiacevoli proteste da parte di alcuni clienti del Majestic Miramonti, l’organizzazione delle manifestazioni, con molto rammarico e disagio, si scusa con lei, che sicuramente non merita tale riprovevole comportamento, ma è costretta (!) ad annullare la presentazione del suo libro già concordata. Io mi impegno nel verificare se è possibile spostarci in altra sede per la presentazione dello stesso e mi premuro avvisare il suo editore che ci legge in copia. Con molte scuse, la saluto e ringrazio della comprensione”
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 14th, 2015 Riccardo Fucile
BARRICATE IN AULA E SFRUTTAMENTO DELLA DECONTRIBUZIONE DIETRO LE QUINTE
Il Movimento 5 Stelle assume 25 dipendenti alla Camera avvalendosi del Jobs Act.
È quanto emerge dal bilancio con consuntivo di Montecitorio del 2014, atteso in Aula la prossima settimana per il voto dei deputati.
Nel bilancio si legge che il gruppo M5s, per parte sua, certifica 30 dipendenti, di cui 29 assunti a tempo indeterminato.
Si legge: “Si rileva altresì che il Gruppo ha provveduto a trasformare n. 25 contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, per effetto dell’applicazione della Riforma del Lavoro intervenuta.
I grillini in aula hanno fatto le barricate contro l’approvazione della riforma del lavoro che, tra le altre misure, ha eliminato l’articolo 18.
I grillini, insieme ai leghisti, occuparono i banchi del governo: in Senato ci fu bagarre e volarono libri all’indirizzo di Pietro Grasso, presidente di Palazzo Madama.
Il Partito democratico ha colto la palla al balzo per attaccare in massa il Movimento 5 Stelle dato che, dice la vicesegretaria Debora Serracchiani, “M5S ha capito che JobsAct funziona e lo usa assumendo 25 dipendenti alla Camera. Meglio tardi che mai”.
Per Alessia Morani “è bene ricordare le scene deliranti in Parlamento contro la legge!”.
Il bilancio 2014, cresce il debito PD.
Poco meno della metà dei fondi erogati dalla Camera ai gruppi parlamentari vanno al Pd, che a Montecitorio conta 306 deputati su 630.
Nel bilancio con consuntivo del 2014, pubblicato insieme al bilancio 2015 sul sito della Camera e dalla prossima settimana all’esame e al voto dei deputati in aula, emerge che al 31 dicembre 2014 risultano erogati ai gruppi 32 milioni.
Di questi 32 milioni, 14 milioni e 250mila sono stati versati nelle casse del gruppo Pd (a fronte dei meno di 12 milioni dell’anno precedente), 4 milioni e 400 mila al M5S (mezzo milione in più rispetto il 2013 per i suoi 91 seggi), 3 milioni e 400 mila euro a Forza Italia (300mila in meno dell’anno prima).
Un milione e mezzo è stato versato al nuovo gruppo di Area Popolare (34 deputati), nato dalla fusione di quelli Ncd e Ndc.
E praticamente la stessa cifra assegnata a Sel (100 mila euro in più del 2013) per i suoi 25 deputati.
Mentre Scelta Civica, che come Sel conta 25 seggi, ha ottenuto 1 milione e 300 mila euro nel 2014, mentre nel 2013 ne aveva ricevuti un milione e 800mila.
Alla Lega, infine (17 i deputati di Salvini a Montecitorio) è arrivato poco meno di un milione: 996mila euro, quasi 200 mila in più del 2013.
Nei bilanci depositati a Montecitorio non mancano osservazioni degne di nota.
Il gruppo Pd, ad esempio, chiude con un avanzo di esercizio di poco meno di 75 mila euro. Ma il suo indebitamento aumenta: poco meno di 2,5 milioni a fine 2014, a fronte del 1,6 milioni di 12 mesi prima.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 14th, 2015 Riccardo Fucile
IL GOVERNO DELLE CHIACCHIERE COLPISCE ANCORA
Il debito pubblico italiano è cresciuto di 83,3 miliardi, pari al 3,9%, dall’inizio dell’anno. 
Lo rende noto la Banca d’Italia nel supplemento al bollettino Statistico, sottolineando che a maggio 2015 il debito tocca un nuovo record storico a 2.218,2 miliardi di euro.
Il debito è cresciuto in un solo mese di 23,4 miliardi.
L’incremento del debito è stato superiore al fabbisogno del mese (4,3 miliardi) principalmente per l’aumento di 17,8 miliardi delle disponibilità liquide del tesoro (a fine maggio pari a 100,9 miliardi; 92,3 a maggio del 2014); complessivamente la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione, il deprezzamento dell’euro e l’emissione di titoli sopra la pari hanno accresciuto il debito per 1,3 miliardi.
Con riferimento ai sottosettori, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 22,9 miliardi, quello delle amministrazioni locali di 0,5 miliardi; il debito degli enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato.
Banca d’Italia rende noti anche i dati sulle entrate tributarie, che rimangono stabili a maggio.
Il gettito contabilizzato nel bilancio dello Stato è cresciuto dello 0,6% tra gennaio e maggio rispetto allo stesso periodo del 2014, attestandosi a 146,2 miliardi contro i 145,4 dello scorso anno.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 14th, 2015 Riccardo Fucile
ARRESTATI PIO DEL GUADIO, EX SINDACO DI CASERTA E ANGELO POLVERINO, EX CONS. REG., ENTRAMBI DEL PDL…ARRESTATO ANCHE L’EX UDEUR BARBATO CHE ORA HA APPOGGIATO DE LUCA
Un blitz contro camorristi, imprenditori e politici, legati gli uni agli altri da un pericoloso legame.
Nel mirino i lavori per la rete idrica casertana e finanziamenti illeciti ai partiti.
Tredici le ordinanze di custodia cautelare e c’è anche una richiesta di arresto nei confronti del deputato Fi-Pdl, Carlo Sarro, 55 anni.
E’ stata inviata alla Camera dei deputati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. L’accusa ipotizzata nei confronti del parlamentare è di corruzione aggravata dall’avere agevolato un’organizzazione camorristica.
L’inchiesta è coordinata dal pool anticamorra guidato dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dai Pm Maurizio Giordano, Catello Maresca, Cesare Sirignano e dall’attuale consigliere CSM Antonello Ardituro
Gli arrestati: Oltre a imprenditori e funzionari pubblici, nella misura cautelare firmata dal giudice Pilla ci sono anche nomi di politici e amministratori: oltre Sarro, ci sono anche l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, l’ex consigliere regionale Angelo Polverino, entrambi eletti con il Pdl, e l’ex parlamentare dell’Udeur Tommaso Barbato, candidato non eletto alle ultime elezioni regionali nella lista ‘Campania Libera’ in appoggio a Vincenzo De Luca.
Tommaso Barbato.
Barbato fu protagonista, a Palazzo Madama, dello sputo al collega Nuccio Cusumano. All’annuncio di Cusumano di votare la fiducia a Prodi contro l’indicazione del gruppo Udeur, il capogruppo Barbato prima gli fece le corna, poi gridò “traditore”, “pezzo di m…”, e dopo essersi lanciato verso di lui gli sputò contro per superare il muro dei senatori che lo avevano bloccato.
Per Barbato l’accusa è di associazione per delinquere avendo, secondo i pm, svolto un ruolo favorendo imprenditori del calibro di Luciano Licenza, Giuseppe Fontana, Francesco Martino, Vincenzo Pellegrino e Bartolomeo Piccolo offrendo loro appalti in regime di somma urgenza.
Carlo Sarro
Avvocato amministrativista di Piedimonte Matese (Caserta), è alla sua seconda legislatura ed è attualmente vicepresidente della commissione giustizia di montecitorio, oltre che membro della commissione antimafia..
Sarro, tra l’altro, era anche commissario del consorzio Ato 3, che gestisce dal punto di vista amministrativo il ciclo delle acque nella zona vesuviano – sarnese.
E’ accusato di turbativa d’asta aggravata, per una gara di appalto nell’area sarnese-vesuviana, per aver agevolato il clan Zagaria e aver favorito un’impresa di Lorenzo Piccolo.
Pio Del Gaudio
Avrebbe ricevuto un finanziamento illecito di circa 20mila euro, da parte di Giuseppe Fontana, imprenditore colluso col clan dei casalesi, per la campagna elettorale relativa alle elezioni per diventare sindaco di Caserta nelle elezioni del 2011, poi vinte.
In cambio Fontana avrebbe ottenuto la promessa di appalti.
Angelo Polverino
Già coinvolto in numerose inchieste sui condizionamenti camorristici nella sanità casertana, avrebbe ricevuto dall’imprenditore edile Giuseppe Fontana, anch’egli arrestato stamani, 30mila euro per le Regionali del 2010 (fu poi eletto).
L’operazione dei Carabinieri del Ros: è in corso nelle province di Caserta e Napoli. Sono 13 i provvedimenti cautelari nei confronti di esponenti e favoreggiatori del clan dei Casalesi – gruppo Zagaria.
Le accuse
Gli indagati sono accusati, tra l’altro, di associazione di tipo mafioso, corruzione, intestazione fittizia di beni, turbata liberta’ degli incanti e finanziamento illecito a partiti politici.
Nello stesso ambito, i militari stanno eseguendo un provvedimento di sequestro preventivo di conti correnti per un valore complessivo di undici milioni di euro circa. Dalle indagini, condotte dal Ros, e’ emerso che alcuni imprenditori locali avevano presentati una serie di false denunce, per patite estorsioni, contro il boss Michele Zagaria per ottenere una ‘rigenerazione’ degli impresari in odore di Camorra.
Le indagini, hanno anche svelato un diffuso sistema corruttivo all’interno degli Enti che gestiscono i servizi idrici della Regione Campania, l’elargizione di illeciti finanziamenti a esponenti politici locali.
I lavori per la rete idrica
Dalle indagini è emerso che una settantina di imprese, in gran parte legate alla camorra, per compiere riparazioni urgenti alla rete idrica si aggiudicavano i micro lotti di poche decine di migliaia di euro ciascuno, importi inferiori, cioè, al tetto che impone la certificazione antimafia. Le riparazioni, in realtà , non erano urgenti e in alcuni casi erano inesistenti.
I documenti del boss.
L’ordinanza si sofferma anche sulla cattura del boss Michele Zagaria, avvenuta il 7 dicembre del 2011 a Casapesenna.
In quell’operazione c’è un giallo: non c’è traccia infatti di una chiavetta usb con documenti importanti che il superlatitante avrebbe avuto con sè nel suo covo sotterraneo.
Secondo un’ipotesi investigativa Orlando Fontana avrebbe corrisposto 50mila euro a un ignoto pubblico ufficiale della squadra mobile di Napoli per entrare in possesso della pen drive trovata appunto nel covo dell’ex boss Michele Zagaria.
(da “La Repubblica“)
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Luglio 14th, 2015 Riccardo Fucile
DURO GIUDIZIO: “EVITATO IL PEGGIO, NON IL MALE”
È un giudizio severo, anche amaro, quello che Romano Prodi riserva all’accordo fra Grecia e
creditori. “Abbiamo evitato il peggio, ma non il male” scrive in un editoriale sul Messaggero l’ex presidente della Commissione Europea, che parla da un lato di “cattivo accordo per la Grecia”, vittima di una “strategia sbagliata” da parte di Alexis Tsipras, e dall’altro lato di “pessimo segnale per l’Europa”.
Secondo Prodi “la Grecia ha perso. Ma ancora di più ha perso l’Europa.
Ha perso la sua anima ed ha ipotecato il proprio futuro.
Ha perso la sua anima – prosegue l’ex premier – perchè è ormai esclusivamente dominata dagli interessi elettorali dei singoli Paesi, senza minimamente rendersi conto degli interessi generali. L’Europa ha perso perchè quando ci si mette su questa strada non vi è alternativa al comando del Paese più forte”.
La Germania, quindi, che ha impresso la sua orma sull’accordo.
“L’Unione Europea ha anche ipotecato il proprio futuro” prosegue Prodi, secondo cui “dopo il caso greco diventerà sempre più difficile elaborare una politica comune fondata su un equilibrato compromesso fra gli interessi dei diversi stati. L’Europa era nata come una Unione di minoranze, nella quale ogni cittadino entrava con pari dignità e pari diritti”.
In cui la Commissione Europea “esercitava un ruolo di arbitrato e di componimento degli interessi” fra i diversi Paesi, grandi e piccoli, potenti e deboli.
“L’indebolimento francese e la possibile uscita della Gran Bretagna hanno cambiato la natura dell’Unione. È chiaro che la Germania ha assunto il ruolo di comando non solo per le debolezze altrui, ma anche per le proprie virtù”, ma nel caso greco non è riuscita a “trasformare la sua forza in una leadership capace di farsi carico degli interessi generali”.
È la crisi anche delle grandi famiglie politiche europee.
Del Partito Popolare Europeo, da cui non è arrivato “”nessun richiamo alle conseguenze delle politiche sulle persone più deboli”.
L’Unione Europea, conclude il Professore, “ha quindi protetto l’euro, ma lo ha fatto ipotecando il proprio futuro. Respiriamo pure perchè per ora l’euro è salvo, ma rendiamoci conto che, continuando così, si finisce male”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 14th, 2015 Riccardo Fucile
ERA SOTTO PROTEZIONE DAL 1993 PER I NUMEROSI INCARICHI POLITICI E LE MINACCE RICEVUTE… MA GIA’ DA UN ANNO LA SCORTA NON C’E’ PIU’
Niente più scorta, e da quasi ormai un anno, per Gianfranco Fini.
Il governo ritiene che l’ex presidente della Camera protagonista della “svolta di Fiuggi”, ma anche dello scontro con Silvio Berlusconi che pose una pietra tombale sulle sue aspirazioni a diventare il leader del centrodestra, non è più ormai da quasi un anno soggetto esposto a “concreti ed attuali indicatori di rischio”.
L’eliminazione di ogni forma di tutela nei confronti di Fini, sotto scorta dal 1993 prima da leader di An e poi come vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri e, infine, presidente della Camera dei deputati nella scorsa legislatura, viene spiegata in Senato dal viceministro all’Interno Filippo Bubbico con una breve e scarna risposta ad una interpellanza di Aldo Di Biagio, proveniente anche lui dalle file di Alleanza nazionale.
Che l’ex presidente della Camera fosse rimasto privo di guardie del corpo, d’altra parte, è cosa nota da circa un anno.
“Dal 1993 in poi — ricorda il rappresentante del Viminale — l’on. Gianfranco Fini è stato destinatario di misure di protezione ravvicinata, prorogate di volta in volta in relazione agli incarichi politici, governativi e istituzionali ricoperti ed alle numerose espressioni di minaccia di cui è stato destinatario nel corso della carriera politica. Nel tempo, il profilo di rischio della personalità si è affievolito comportando, di conseguenza, un adeguamento delle misure tutorie disposte in suo favore. In particolare, nel mese di giugno 2013 (a qualche settimana dalla fine della legislatura in cui presiedeva la Camera e dalla sua non rielezione in Parlamento) il prefetto dl Roma ha proposto una prima rimodulazione della misura tutoria da un secondo livello, “scorta su auto specializzata”, ad un terzo livello, “tutela su auto specializzata”.
Successivamente, nel gennaio 2014, il dispositivo è stato ulteriormente rimodulato ad un quarto livello, “tutela su auto non protetta“.
Infine, il 7 agosto 2014, sempre su proposta del prefetto di Roma, è stata disposta la revoca della stessa misura tutoria, espletata dall’Ispettorato di pubblica sicurezza Viminale, “attesa l’assenza di concreti ed attuali indicatori di rischio, direttamente riferibili al dottor Gianfranco Fini, confermati anche da ulteriori approfondimenti”.
Per cui, da allora Fini si muove, a Roma e fuori dalla capitale, con mezzi propri. Anche per recarsi alla Camera dei deputati, dove ancora per qualche anno ha a disposizione, in quanto ex presidente, un ufficio e del personale di segreteria.
Roberto Grazioli
(da “il Fatto Quotidiano“)
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