Luglio 3rd, 2015 Riccardo Fucile
“L’ESPERIENZA DEL GOVERNO RENZI E’ ARRIVATA AL CAPOLINEA”
Diego Della Valle volta le spalle a Matteo Renzi. 
Il patron di Tod’s, che a settembre lancerà il progetto “Noi Italiani”, suona il time out per l’esecutivo: «Mi dispiace ammetterlo – accusa – ma credo che questa sia un’esperienza governativa arrivata un po’ alla fine».
L’imprenditore chiama in causa anche il Capo dello Stato: «Credo – osserva – che il Presidente della Repubblica debba prendere atto che c’è un governo non votato dal popolo e in assoluto affanno, ma non si può andare a votare ora».
«Non si può andare avanti con un governo che non può fare le cose per mille motivi – va avanti l’imprenditore marchigiano a margine del “Milano Fashion Global Summit 2015” – oggi ci vuole un governo di persone che sappiano fare le cose essenziali che servono e che ci porti al 2018, quando andremo finalmente a votare le persone che ci scegliamo».
E ancora: «C’è bisogno di gente competente con dei curricula validi, non mettiamo amici e amici degli amici».
Un affondo a cui replica il vicepresidente dell’assemblea Pd, il renziano Matteo Ricci: «A Diego Della Valle vorrei dire che l’esperienza finita è quella dei suoi amici, i “salvatori tecnici” di cui l’Italia non ha bisogno. Abbiamo bisogno di una politica coraggiosa, non di piccoli partitini dello “zero virgola” nè di “salvatori tecnici”».
E tra gli imprenditori delusi dall’esecutivo Renzi c’è anche Pier Silvio Berlusconi, il secondogenito del Cavaliere.
«L’anno scorso dissi di tifare per la fretta del governo Renzi – ricorda l’amministratore di Mediaset – ora sembra che le tanto annunciate riforme economiche abbiano accusato un forte rallentamento».
Il figlio del Cavaliere però non chiude del tutto la porta all’esecutivo: «Da italiano e imprenditore tifo per il mio Paese: credo e spero che il governo trovi al più presto la strada delle riforme».
L’asse a sostegno di una linea di dialogo con Renzi subisce tuttavia uno scossone perchè Pier Silvio, insieme a Fedele Confalonieri, ha sempre rappresentato la parte della famiglia e delle aziende più propensa a riallacciare il dialogo con il presidente del Consiglio.
E la linea, a detta dei fedelissimi del leader azzurro, sembra sia stata concordata in famiglia alla vigilia, tra l’altro, della ripresa del cammino in Senato delle riforme costituzionali.
Oggi a Palazzo Madama sarà incardinato l’iter del disegno di legge e l’atteggiamento che terrà una parte di Forza Italia (verdiniani in testa) potrebbe essere determinante.
La bacchetta del vicepresidente di Mediaset però non sembra preoccupare i renziani. L’ordine di scuderia ufficiale è quello di non replicare alle critiche ma, a sentire alcuni di loro, la presa di posizione del figlio di Berlusconi può avere come effetto immediato quello di ricompattare il Pd, in particolare a Palazzo Madama, dove la minoranza Dem può influire in termini numerici sulle riforme.
Mariolina Sesto
(da “il Sole 24Ore“)
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Luglio 3rd, 2015 Riccardo Fucile
DOPO L’EFFETTO DELLE INCHIESTE GIUDIZIARIE, L’INTENZIONE DI VOTO DEI ROMANI… ASTENSIONE AL 50%
Nella Capitale si sente l’effetto delle inchieste giudiziarie.
Se a Roma si votasse oggi, il Movimento Cinque Stelle si presenterebbe al ballottaggio da primo partito con un distacco notevole (6%) sul Pd.
E’ il risultato di un sondaggio di Tecnè per Porta a Porta.
Secondo la rilevazione, gli scandali di Mafia Capitale e i primi due anni di amministrazione Marino hanno prodotto un vistoso calo del Partito democratico in città .
I Cinque Stelle raccoglierebbero ad oggi il 32 per cento dei voti, davanti al Pd (26).
La terza forza, ma a distanza di 15 punti, sarebbe Forza Italia che non supererebbe l’11 per cento.
La Lega nella Capitale si fermerebbe al 4.
Fratelli d’Italia sarebbe invece il secondo partito nell’area di centrodestra (7%).
Sia Sel sia Area Popolare raggiungerebbero il 4 per cento.
Certo, sarebbe un risultato in cui il primo partito sarebbe di gran lunga quello del non voto: l’astensione è infatti data al 50 per cento.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 3rd, 2015 Riccardo Fucile
INDAGATO ANCHE DIANA, ICONA ANTIMAFIA ED EX SENATORE PDS
C’è anche l’icona anticamorra Lorenzo Diana, ex senatore del Pds e amico di Roberto Saviano
nonchè unico politico citato in positivo nel libro Gomorra, tra gli indagati dell’inchiesta della Dda di Napoli sul presunto patto tra Cpl Concordia e clan dei Casalesi per la metanizzazione dell’agro aversano.
Diana risulta indagato per concorso esterno in associazione camorristica, per corruzione (già prescritta) e per abuso d’ufficio in due distinte ordinanze.
Solo in una di queste il Gip ha disposto per lui una misura cautelare lieve, e solo per reati contro la pubblica amministrazione: il divieto di dimora in Campania.
“Non ho letto ancora il provvedimento e cosa mi si addebita. Mi sembra di essere tra un sogno e Scherzi a parte“, ha commentato Diana a caldo.
All’alba i carabinieri del Noe agli ordini del capitano Sergio De Caprio hanno eseguito otto misure cautelari tra carcere e domiciliari.
In manette ex dirigenti della coop rossa modenese (tra i quali l’ex presidente Roberto Casari, già finito in carcere nell’inchiesta sulla metanizzazione di Ischia), subappaltatori e imprenditori della metanizzazione compiuta nei comuni tra Casal di Principe, Casapesenna e limitrofi, il bacino Caserta 30.
Secondo i pm Cesare Sirignano, Catello Maresca e Maurizio Giordano e il pm della Dna Francesco Curcio, Diana avrebbe avuto un ruolo attivo nel patto tra l’impresa e la camorra, ottenendone un tornaconto in termini di rafforzamento dell’influenza politica sul territorio.
Però l’ex senatore, attualmente presidente del Centro Agroalimentare di Volla-Napoli (Caan) — su nomina del sindaco di Napoli Luigi de Magistris — non è tra gli arrestati. Diana è stato invece raggiunto da un provvedimento di divieto di dimora in Campania, per un presunto scambio di favori compiuto in qualità di presidente del Caan.
Una circostanza scoperta dagli inquirenti attraverso alcune recenti intercettazioni telefoniche, disposte nei giorni in cui Cpl Concordia è finita nel ciclone dell’inchiesta sugli appalti di Ischia e nelle carte delle indagini comparvero le tracce delle vecchie frequentazioni tra Casari e Diana.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 3rd, 2015 Riccardo Fucile
ACCUSATO DI AVER SCARICATO DA FB IMMAGINI DI EX COMPAGNE DI SCUOLA, ANDREA BALZAROTTI A PROCESSO… CAPOGRUPPO A CORBETTA, VOLONTARIO IN PARROCCHIA E MEMBRO DELLA CONFRATERNITA DEL ROSARIO
E’ il tipico ‘bravo ragazzo’: 26 anni, laureato in Storia, volontario in parrocchia, guida turistica al museo del Santuario dei miracoli, membro della Confraternita del rosario e, dal 2011, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale a Corbetta, in provincia di Milano.
Poi succede quello che non ti aspetti, quello a cui nessuno vuole credere: il giovane Andrea Balzarotti è accusato di aver preso da Facebook le foto di diciassette ragazze, di aver fatto una sorta di collage e di averlo pubblicato su un sito hard.
Avrebbe pure aggiunto la dicitura “sexy ragazze italiane”.
I fatti risalgono al 2013 e per due lunghi anni non è trapelato nulla.
Ora però si è aperto il processo penale a Milano. Se da un lato le parti offese, di età compresa fra i 26 e i 27 anni, sono state risarcite e non si costituiranno parti civili, dall’altro resta un’ipotesi di reato che attiene alla privacy, per la quale la Procura procederà d’ufficio.
Tutto comincia con una denuncia alla Polizia postale, i cui uomini sono specializzati in reati informatici.
Il capogruppo di Forza Italia viene così identificato come responsabile di quelle fotografie ‘rubate’ e buttate in rete, perchè il pc incriminato è suo.
Ma nella piccola Corbetta, cittadina di 18mila abitanti, tutti o quasi difendono l’uomo di fiducia del parroco.
Il sindaco leghista, Antonio Balzarotti, scomoda la Costituzione e la presunzione di innocenza e, richiesto di un commento sull’opportunità delle dimissioni dell’imputato da consigliere comunale, aggiunge: “Nessuno può andare contro la volontà del popolo. E in assenza di una condanna definitiva, non sarò certo io a chiedergli di dimettersi”.
Pure le opposizioni si mostrano tiepide.
Rifondazione Comunista parla di “vicenda che merita dei chiarimenti”, mentre il Pd chiosa: “Conosciamo Andrea. Tutto ciò ci sembra surreale e assurdo”.
Di tenore diverso la dichiarazione di Monica Maronati, che come Balzarotti siede sui banchi di Forza Italia: “Se ha sbagliato, chieda scusa. Se no, lo invito a fare chiarezza, perchè circolano troppe informazioni contraddittorie”.
Bisogna andare in casa Nuovo Centrodestra, con Marco Ballarini, per registrare gli unici commenti declinati al femminile: “Se i fatti che vengono attribuiti a Balzarotti sono veri, la nostra solidarietà va alle ragazze offese”.
Già , le diciassette ragazze. Sono tutte ex studentesse del liceo Salvatore Quasimodo di Magenta, come del resto il capogruppo di Forza Italia. Il quale ne conosceva alcune personalmente e altre soltanto di vista.
Qualcuno arriva a dubitare che Balzarotti sia stato capace di quella bravata, ipotizzando che stia in realtà ‘coprendo’ il vero autore o la vera autrice.
“C’è un procedimento penale in corso, nell’ambito del quale si accerteranno le responsabilità ”, spiega Nicoletta Collalto, legale di fiducia del giovane politico. Aggiungendo: “Alla prima udienza le ragazze non si sono costituite parti civili e questo perchè la trattativa fra loro e il mio cliente è già stata chiusa. Non voglio sminuire la vicenda di cui stiamo parlando, pur facendo notare che si tratta di una circostanza (la pubblicazione delle foto sul sito hard, ndr) durata solo qualche ora”.
Il fatto che le ex studentesse, per rinunciare alla causa, abbiamo ricevuto un risarcimento (che sarebbe di 1.300 euro a testa più il pagamento delle spese legali, ipotesi sulla quale Collalto dice di non poter “nè confermare nè smentire”) non sarebbe per Balzarotti un’ammissione di colpevolezza.
Il suo avvocato chiarisce infatti di aver “semplicemente utilizzato gli strumenti di legge”.
Ersilio Mattioni
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 3rd, 2015 Riccardo Fucile
TSIPRAS E VAROUFAKIS PROVANO A DISINNESCARE LA CONSULTAZIONE
La Grecia è divisa sul referendum di domenica, con il quale dovrà decidere se respingere o
accettare le proposte dei creditori internazionali.
Secondo un sondaggio commissionato da Bloomberg, il 43% dei greci ha intenzione di votare no, mentre il 42,5% pensa di scegliere il sì.
La rilevazione è stata condotta su 1.042 persone da University of Macedonia Research Institute of Applied Social and Economic Studies, con un margine di errore del 3%.
Il sostegno al no è calato dallo scorso sabato, quando era al 52%, mentre quello al sì è cresciuto dal 26,5% precedente.
Il sondaggio mostra anche che l’81% dei greci ritiene che restare nell’euro dia al Paese le migliori prospettive per il futuro, cifra anch’essa in aumento da sabato scorso.
Il Paese è diviso, lo sa anche il ministro delle finanze greche Yanis Varoufakis, lo sa anche il premier Alexis Tsipras.
E ora i due provano a disinnescare le possibili ricadute dell’esito della consultazione, sia nel caso di vittoria del sì tanto in quello di vittoria del no.
Fermo restando che è attesa in giornata la pronuncia del Consiglio di Stato, che deve decidere sulla compatibilità della chiamata alle urne con i dettami costituzionali greci. La sentenza è attesa entro la prima serata e in teoria potrebbe bloccare il referendum.
“Un accordo è in vista” anche con la vittoria del No al referendum ed “è più o meno fatto”, ha detto secondo Bloomberg, Varoufakis alla radio irlandese secondo cui “la Grecia resterà nell’euro”.
Secondo Varoufakis il voto no porterà a un accordo che includerà “la ristrutturazione del debito”.
“Il giorno dopo il referendum sarò a Bruxelles e un accordo sarà firmato”, ha detto ieri sera il premier greco Alexis Tsipras in un’intervista alla tv Antenna, assicurando che la firma di un’intesa arriverà entro 48 ore dal voto.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
TOTI HA MENTITO AL CORRIERE DELLA SERA IL 12 MAGGIO 2013?… SE FOSSE CONFERMATA LA VERSIONE DI RISSO, PUO’ UN BUGIARDO GOVERNARE LA LIGURIA?… CONSIGLIERE POLITICO O ORGANIZZATORE DI INTERVISTE PILOTATE?
La lettera dell’ex compagno di Ruby, il genovese Luca Risso, non è soltanto un atto di accusa contro l’ex premier Silvio Berlusconi, reo di aver elargito 7 milioni per indurre Karima a non testimoniare e a proposito della quale scrive a Berlusconi: “Lei, per non far testimoniare Ruby a dicembre, ci chiese di andare via e tornare dop il 10 gennaio. Così, dopo aver visto Maria Rosaria Rossi — la parlamentare di Forza Italia indagata per falsa testimonianza – che ci diede i soldi per andare via, partimmo per il Messico e io fui costretto a vendere anche l’ultimo locale che gestivo (al signor Belsito, all’epoca segretario della Lega Nord, che mi ha pagato con un assegno a vuoto!)”.
Ma contiene un risvolto che mette nei guai anche il nuovo governatore della Liguria, Giovanni Toti, all’epoca direttore dell’informazione Mediaset su Retequattro e Studio Aperto.
Risso parla anche di incontri faccia faccia ad Arcore con l’ex premier, parla di come abbia partecipato a limitare lo scandalo Ruby, organizzando “a casa sua dove, con il dottor Toti e il senatore Messina, le proposi un’intervista a effetto con Ruby, che poi registrammo su Rete 4″.
Quindi si sarebbe trattato in tutta evidenza di un’intervista concordata, affinchè, in cambio di denaro, Ruby scagionasse Berlusconi da ogni responsabilità circa il loro rapporto.
In realtà l’intervista andò poi in onda attraverso uno speciale su Canale 5.
Vediamo come ricostruisce la vicenda il Corriere della Sera del 12 maggio 2013. con un pezzo dal titolo “Processo Ruby, così è nato lo speciale di Canale 5”.
“È un Silvio Berlusconi molto pacato ma fermo, quello che si vedrà stasera su Canale 5 alle
21.10 nello speciale «La guerra dei vent’anni: Ruby, ultimo atto» durante l’intervista rilasciata a Giovanni Toti, direttore di Studio Aperto e del Tg4. La Corrazzata Mediaset gioca la carta dell’approfondimento giornalistico in prima serata per parlare delle tante vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi (la «guerra dei vent’anni») e della vicenda Ruby Rubacuori ovvero Karima El Mahroug
C’è chi parla di «militarizzazione» del canale. Tesi smentita da Giovanni Toti, direttore di Studio Aperto e del Tg4, coordinatore del progetto: «In realtà tutto è avvenuto in modo molto semplice. Io avevo chiesto e ottenuto un’intervista al presidente Berlusconi e nello stesso tempo la collega Stefania Cavallaro era riuscita a parlare con Ruby. Avevamo, insomma, raggiunto i due protagonisti della vicenda.
Ma è stata una decisione presa dall’alto o da voi? «Abbiamo interpellato Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri ponendo il problema se non fosse il caso di immaginare un programma speciale tutti insieme. La risposta è stata: se pensate che il prodotto sia buono, se ci credete, possiamo anche puntarci e proporlo in prima serata. È andata così».
Che sia andata proprio così non pare più, dopo la lettera di Risso in cui si rivela che l’intervista venne concordata a tavolino, altro che “casualità ” nell’aver “raggiunto i due protagonisti della vicenda”.
E se da giornalista Toti risponde solo alla sua etica personale, da presidente della Regione Liguria avere un presidente che si fosse piegato a interessi di parte per organizzare un finto scoop non sarebbe certo un bel biglietto da visita.
All’estero un politico bugiardo non avrebbe cittadinanza, qua dovrebbe forse governare con gli eredi di chi ha pagato un locale con un assegno a vuoto?
Attendiamo gli sviluppi del processo per conoscere la verità : fermo restando che in caso i fatti fossero confermati, Toti non è degno di rappresentare i liguri.
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
DA STIGLITZ A KRUGMAN: “IL RIGORE HA GIA’ FALLITO”
Poco più di 48 ore e il futuro della Grecia e dell’Europa arriveranno a una svolta storica. Il referendum convocato dal primo ministro greco Alexis Tsipras per sottoporre ai propri cittadini il piano di proposte messo a punto dai creditori si è presto trasformato in una consultazione più ampia.
Un voto per dire per dire no, queste almeno le intenzioni del governo ellenico, a una ricetta che negli ultimi anni ha finito per mettere la Grecia in ginocchio, con il Pil caduto del 25% dall’inizio della crisi: quella dell’austerity.
L’edizione Usa di Huffington Post ha raccolto alcune tra le voci più critiche, tra gli economisti, che si sono espresse contro questa impostazione, che avrebbe contribuito ad aggravare, anzichè risolvere, le difficoltà del Paese.
“È sorprendente che la troika abbia rifiutato di assumersi la responsabilità per questo o ammesso quanto siano state pessime le sue previsioni e i modelli da essa adottati”, ha spiegato al World Post il premio Nobel Jospeh Stiglitz. “Ma è ancora più sorprendente che i leader europei non abbiano ancora capito la lezione. La troika sta ancora chiedendo che che la Grecia realizzi un avanzo primario di bilancio (al netto degli interessi) del 3,5% del PIL entro il 2018”.
Per il docente di Harvard Ken Rogoff, che invece dell’austerity è quasi considerato uno dei massimi sostenitori, imporre ulteriori misure in questo senso alla Grecia sarebbe inutile se è il governo in prima istanza a non essere determinato a volerle implementare. “Perchè le riforme abbiano effetto, il governo greco e il suo elettorato devono prima di tutto crederci”, ha scritto per Project syndacate. Rogoff ha sottolineato come non tutte i programmi di riforme strutturali sono sbagliati, ma nel caso della Grecia potrebbero non essere la migliore risposta.
“In un mondo ideale, offrire un aiuto finanziario in cambio di riforme potrebbe aiutare chi vuole trasformare il Paese in uno stato europeo moderno. Ma vista la difficoltà che la Grecia ha incontrato sinora nel fare i cambiamenti necessari per raggiungere l’obiettivo fissato – ha spiegato – potrebbe essere giunta l’ora di rivedere del tutto questo tipo di approccio alla crisi. Invece di un programma che garantisce dei prestiti ai paesi, potrebbe avere più senso elargire aiuti umanitari indipendentemente dal fatto che la Grecia rimanga o meno un membro dell’Eurozona”.
Altri economisti hanno sottolineato come la Grecia sia rimasta intrappolata in un circolo vizioso per via del proprio debito. Le risorse prestate alla Grecia sono servite per rimborsare i creditori privati, piuttosto che il governo greco.
“Il salvataggio messo in atto per il settore bancario è stato decisamente qualcosa di più di un normale salvataggio di istituzioni finanziarie di Paesi dell’Europa continentale che erano eccessivamente esposte con la Grecia”, ha spiegato Vicky Price consigliere e analista per il Centre for Economics and Business Research al World Post. “Il punto è che quel debito è stato scaricato in gran parte sui greci”.
Molti analisti hanno invece rilevato come il leader di Syriza Alexis Tsipras sia stato eletto proprio per combattere le proposte dei creditori e di questo gli stessi avrebbero dovuto tenere conto.
“La Troika ha utilizzato una sorta di metodo Corelone alla rovescia – ha scritto il premio Nobel Paul Krugman — hanno fatto a Tsipras un’offerta che non poteva accettare”.
Per questo — ha continuato Krugman, “l’ultimatum era, in effetti, una mossa per sostituire il governo greco. E anche se non si è dei sostenitori di Syriza, questo dovrebbe essere inquietante per chiunque creda negli ideale europei.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
LA SAGA INFINITA; ORA LA FIGLIA CERCA DI ELIMINARE LA CARICA DI PRESIDENTE ONORARIO
Le Pen contro Le Pen : nella battaglia tra la figlia e il padre, il patriarca Jean-Marie ha appena vinto
un primo round.
Oggi pomeriggio il tribunale di Nanterre, alle porte di Parigi, ha annullato la decisione presa dall’ufficio esecutivo del Front National lo scorso 4 maggio, che aveva sottratto al suo fondatore non solo la carica di presidente onorario ma anche la tessera della formazione politica.
Basandosi su alcuni problemi di forma (praticamente dei cavilli), la giustizia francese ha stabilito che Jean-Marie Le Pen «dovrà recuperare tutti i diritti inerenti alla sua qualità di aderente e possibilmente l’incarico di presidente onorario».
Quest’ultimo punto significa, in soldoni, poter ritornare nel suo ufficio, nella sede del partito, che lui stesso fondò nel lontano 1972.
E soprattutto rimettere le mani su tutti i vantaggi connessi a quel ruolo, compreso l’auto di ordinanza con chauffeur e la carta di credito.
Il partito, comunque, ha subito fatto appello contro la decisione del tribunale.
Non solo: hanno minimizzato, ricordando che ormai, all’interno dell’Fn, è stata innescata la procedura per eliminare del tutto quella posizione di presidente onorario.
Saranno gli aderenti al Front, che fanno parte del congresso, a deciderlo (hanno già ricevuto il bollettino con il quale votare e devono rinviarlo entro il 10 di luglio).
Visto il predominio attuale di Marine Le Pen sul Front National il risultato di quel voto è dato come scontato, sfavorevole a Jean-Marie.
Che, però, potrebbe inventare altri ricorsi ed espedienti. È chiaro che il vecchio Le Pen non si dà per vinto.
(da “Il Corriere della Sera”)
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
STORIE DI CORROTTI, CLAN E INQUINATORI NE RAPPORTO DI LEGAMBIENTE
Finalmente gli ecocriminali saranno costretti a pagare.
Dopo 21 anni di battaglie, la legge n. 68 del 22 maggio 2015, ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel Codice Penale.
Questa edizione 2015 del rapporto Ecomafia, realizzato col contributo di Cobat, ed edito dalla casa editrice Marotta e Cafiero, non può che aprirsi quindi con un grido di gioia e con la speranza che questo 2015 sia uno spartiacque, l’anno in cui le ecomafie e l’ecocriminalità cominceranno ad essere contrastati con gli strumenti repressivi adeguati.
Intanto, il 2014 si è chiuso con un bilancio davvero pesante: 29.293 reati accertati, circa 80 al giorno, poco meno di 4 ogni ora, per un fatturato criminale che è cresciuto di 7 miliardi rispetto all’anno precedente raggiungendo la ragguardevole cifra di 22 miliardi, cui ha contribuito in maniera eclatante il settore dell’agroalimentare, con un fatturato che ha superato i 4,3 miliardi di euro.
Cresce l’incidenza criminale nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Puglia, Sicilia, Campania e Calabria), dove si è registrato più della metà del numero complessivo di infrazioni (ben 14.736), con 12.732 denunce, 71 arresti e 5.127 sequestri.
Si registra un calo dei reati in Campania (-21% circa), dovuto forse ai tanti riflettori accesi di recente sulla regione, e un aumento degli illeciti in Puglia, col 15,4% dei reati accertati (4.499), 4.159 denunce e 5 arresti.
Numeri dovuti al capillare lavoro di monitoraggio e controllo svolto in tutta la regione dalle forze dell’ordine (in particolare da Carabinieri, Guardia di finanza e Corpo forestale dello Stato), coordinate operativamente da diversi anni grazie a un Accordo quadro promosso e finanziato dalla Regione Puglia.
Crescono i reati nel ciclo dei rifiuti (+ 26%) e le inchieste sul traffico organizzato di rifiuti (art.260 Dlgs 152/2006), che arrivano addirittura a 35.
Aumentano anche gli illeciti nel ciclo del cemento: 5.750 reati (+4,3%), realizzati soprattutto in Campania e poi in Calabria, Puglia e Lazio.
Numeri e storie di corrotti, clan e inquinatori, sono state illustrate oggi a Roma da Legambiente per la presentazione del rapporto Ecomafia 2015, alla presenza diRossella Muroni, direttrice nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Alessandro Bratti, presidente della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Donatela Ferranti, presidente della Commissione giustizia della Camera, Salvatore Micillo, copromotore della legge sugli ecoreati, Andrea Orlando, Ministro della Giustizia, Serena Pellegrino, copromotrice della legge sugli ecoreati, Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera e copromotore della legge sugli ecoreati,Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia.
Durante la presentazione è stato letto anche messaggio di saluto inviato dal Presidente della RepubblicaSergio Mattarella, che sottolinea: “ricostruire un equilibrio tra territorio e società , tra sviluppo e cultura, tra ambiente e diritto della persona è anzitutto la grande impresa civica a cui ciascuno di noi è chiamato con responsabilità . Il rispetto dell’ambiente è essenziale per la coesione sociale e per la ripresa del Paese”.
“Quella del 2015 è una data straordinaria — ha dichiarato la direttrice nazionale di Legambiente Rossella Muroni -, l’anno della legge che introduce finalmente nel codice penale uno specifico Titolo dedicato ai delitti contro l’ambiente, che punisce chi vuole fare profitti a danno della salute collettiva e degli ecosistemi. Uno strumento fondamentale per combattere anche quella zona grigia, dove impera la corruzione che è diventata il principale nemico dell’ambiente a causa delle troppe amministrazioni colluse, degli appalti pilotati, degli amministratori disonesti e della gestione delle emergenze che consentono di aggirare regole e appalti trasparenti. La corruzione può servire per ottenere un determinato provvedimento o più semplicemente per far voltare dall’altra parte l’occhio vigile del funzionario, l’ultimo e traballante anello di una lunga catena di legalità . C’è bisogno allora dell’applicazione della legge sugli ecoreati — ha concluso Rossella Muroni —, ma anche di un complessivo cambio di passo, verso un paradigma economico più giusto e in grado di sollecitare nuova fiducia, partecipazione e trasparenza, perchè non ci si rassegni a pensare al malaffare come a un male senza rimedi”.
Di questo parla anche Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, che nell’intervista di Toni Mira contenuta nel rapporto afferma: “Gli appalti pubblici nel settore dell’ambiente sono tra quelli più esposti alla corruzione e alla criminalità organizzata”.
I dati in questo senso parlano da soli.Sono ben 233 le inchieste ecocriminali in cui la corruzione ha svolto un ruolo cruciale, concluse con l’arresto di 2.529 persone e la denuncia di 2.016, grazie al contributo di 64 procure di diciotto regioni.
La Lombardia è la prima regione dove il fenomeno corruttivo si è maggiormente diffuso con 31 indagini, seguita subito dopo dalla Sicilia con 28 inchieste, la Campania con 27, il Lazio con 26 e la Calabria con 22. Dal Mose di Venezia ad alcuni cantieri dell’Alta velocità , dai Grandi eventi alle ricostruzioni post terremoto, dalla gestione dei rifiuti all’enogastronomia e alle rinnovabili, il fenomeno è purtroppo nazionale.
Analizzando le tipologie di reato, Ecomafia 2015 evidenzia, come già detto, un boom di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti, che superano la soglia delle 7mila, per la precisione 7.244, quasi 20 al giorno.
Alto è stato anche il numero di inchieste di traffico organizzato di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/2006), ben 35 nel 2014, facendo salire il bilancio a 285 a partire dal 2002. Impressionante anche il quantitativo di rifiuti sequestrati in questo ultimo anno e mezzo: in appena 16 inchieste di questo tipo sono stati bloccati da provvedimenti giudiziari più di tre milioni di tonnellate di veleni.
I traffici di rifiuti corrono anche lungo le rotte internazionali dove a farla da padrone sono i materiali di scarto destinati illegalmente al riciclo o a un approssimativo recupero energetico: rottami di auto e veicoli soprattutto (38%) per il recupero dei materiali ferrosi, scarti di gomma e/o pneumatici (17,8%), e poi metalli, plastica, Raee e tessili.
Crescono anche i reati accertati nel settore del cemento, 5.750 (+ 4,3%), mentre la Campania si conferma regione con il più alto tasso di illegalità , seguita da Calabria, Puglia e Lazio.
A questi dati vanno aggiunte le stime sull’abusivismo edilizio elaborate dall’Istituto di ricerca Cresme Consulting, che nel 2014 sarebbe quantificabile in circa 18mila nuove costruzioni fuori legge, circa il 16% del nuovo costruito, con un giro d’affari che supera abbondantemente il miliardo di euro.
Nel 2014 il settore più redditizio per le organizzazioni criminali è stato quelloagroalimentare, il cui fatturato, tra sequestri e finanziamenti illeciti ha superato i 4,3 miliardi (l’anno prima era intorno ai 500 milioni) per 7.985 reati accertati.
Nel racket degli animali le forze dell’ordine hanno verbalizzato ben 7.846 reati tra bracconaggio, commercio illegale di specie protette, abigeato, allevamenti illegali, macellazioni in nero, pesca di frodo, combattimenti clandestini e maltrattamenti, con la denuncia di 7.201 persone, l’arresto di 11 e il sequestro di 2.479 tra animali vivi e morti. La Sicilia è la regione dove se ne sono contati di più.
Se cala poi il numero degli incendi aumenta però la superficie boschiva finita in fumo, che dai 4,7mila ettari del 2013 arriva ai 22,4 dello scorso anno, quasi 5 volte tanto.
Non mancano i reati ai danni di aree tutelate da vincoli paesaggistici e archeologiche, musei, biblioteche, archivi, mercati, fiere e altri luoghi a rischio. Nel 2014 sono stati 852 i furti d’opere d’arte accertati dalle forze dell’ordine.
Furti che hanno portato alla denuncia di 1.558 persone e all’arresto di 15. L’attività più ricorrente tra quelle legate all’archeomafia è quella della ricettazione. Come gli altri anni il Lazio si conferma la regione con il maggior numero di reati, seguita da Emilia Romagna, Campania e Toscana.
Il 2014 è stato un anno di lavoro intenso per le Forze dell’Ordine che hanno raggiunto risultati sorprendenti nella lotta all’ecomafia. Il Corpo forestale dello Stato, insieme ai corpi regionali, come gli scorsi anni ha portato alla luce il numero più alto di infrazioni, 14.135, più del 48% del totale (con 11.214 denunce, 74 arresti e 3.778 sequestri). Risultati che fanno apparire ancora più incomprensibile la decisione del Governo di smembrare questo Corpo per inglobarlo in un’altra forza di polizia.
Spicca anche il lavoro svolto dai vari nuclei della Guardia di finanza, che seguendo l’odore dei soldi sporchi è sempre più spesso sulla scia degli ecocriminali: con 3.027 reati accertati ha messo a segno più del 10% del totale nazionale, raggiungendo numeri alti anche per l’alto numero di denunce, 6.131, di sequestri, 3.027, e di arresti, 31.
I professionisti dell’ecomafia.
L’ecomafia cresce (324 i clan monitorati ad oggi), oltrepassa i confini nazionali, vede i suoi interessi economici aumentare e assume sempre più la forma di una vera e propria impresa al cui interno operano figure professionali precise e definite.
C’è il trafficante dei rifiuti che ha reso questa attività illegale un affare dove a guadagnarci sono tutti gli anelli della catena, dai trasportatori agli industriali, dai tecnici agli intermediari con le istituzioni e agli utilizzatori finali che sotterrano i rifiuti nelle cave dismesse o nei terreni agricoli.
C’è l’imprenditore edile che favorisce il controllo diretto delle famiglie mafiose sugli appalti più “succulenti”, contribuendo alla devastazione dei luoghi più belli dell’Italia. L’uomo del supermarket o cassiere dei boss è colui che, attraverso le casse dei supermercati, ricicla ingenti quantità di denaro per conto della mafia.
Da semplici prestanome a veri e propri tesorieri, questi imprenditori della grande distribuzione, negli ultimi vent’anni hanno fondato imperi economici in Sicilia, in Calabria e in Campania all’ombra dei clan.
Tra le figure chiave troviamo il politico locale, eletto grazie ai voti o al sostegno economico delle famiglie mafiose, che una volta in carica si deve sdebitare, prendendosi cura dei loro interessi. Spesso si tratta addirittura di politici “regolarmente” affiliati a un clan. Ma c’è anche il funzionario pubblico, meglio noto come “colletto bianco”, figura che svolge un ruolo fondamentale negli uffici delle pubbliche amministrazioni e degli enti, quando si tratta di rilasciare un permesso a costruire, un’autorizzazione, una licenza. Poi ci sono il tecnico, l’esperto e il consulente,figure coltivate in passato in seno alla famiglia mafiosa, oggi facilmente reclutabili sul mercato, spesso superprofessionisti utili per estendere il raggio dei propri business.
Una novità assoluta è rappresentata dallo sviluppatore, professionista legato agli affari illeciti della green economy, esperto conoscitore dei meccanismi di sviluppo delle rinnovabili. In ultimo, ma non meno importanti compaiono il truffatore agroalimentare che, ai danni della salute dei consumatori, etichetta e vende prodotti di scarsissima qualità , scaduti o addirittura nocivi, sotto false diciture; il contrabbandiere di cuccioli che si macchia dei reati di compravendita illegale, occupazione di suolo pubblico, accattonaggio, truffa e maltrattamento di animali; il mercante di archeomafia che, avvalendosi di squadre di cercatori, saccheggia i siti archeologici per rivendere anfore e statuette sul mercato nero degli appassionati del genere.
“Finalmente — ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza — i reati ambientali saranno adeguatamente puniti. L’approvazione del Ddl dopo 21 anni di attesa rappresenta sicuramente un salto di civiltà e una vittoria che avremmo voluto condividere con le tante realtà che fino ad oggi hanno dovuto fare i conti anche con la concorrenza sleale dell’imprenditoria criminale. Ma così non è stato. Confindustria, dopo aver fatto di tutto per insabbiare e snaturare la legge, ha reagito alla sua approvazione come ad un indegno attacco all’imprenditoria italiana, senza capire che solo una netta separazione tra economia sana ed economia illegale può rilanciare l’indubbio ruolo positivo dell’imprenditoria, e sprecando un’ottima occasione per valorizzare le imprese sane. Peccato: sarebbe stato un bel segnale per il futuro del Paese che oggi paga costi altissimi, in termini economici ma anche sanitari e sociali, per aver garantito finora l’impunità agli inquinatori. Infine oltre al ddl ecoreati, vogliamo ribadire che la buona politica e un sistema di controlli efficace sono il miglior antidoto per debellare le ecomafie, ecco perchè ci auspichiamo che nei prossimi mesi sia varata la legge di riforma del sistema delle agenzie ambientali, ancora ferma in Parlamento, e si metta mano alla Legge Obiettivo e alla nuova regolamentazione degli appalti”.
(da “Legambiente.it”)
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