Agosto 4th, 2015 Riccardo Fucile
INDICATO DAL M5S PER IL CDA DELLA RAI… SU CAMPO DELL’ORTO: “IL GIORNALISMO DA OROSCOPO NON MI PIACE”
Giura che non se l’aspettava. “Ho pensato a uno scherzo di Grillo. Tra noi liguri si fanno certe cose”. 
E invece, è tutto vero. Il M5s ha fatto il suo nome, Carlo Freccero, per il Consiglio di amministrazione della Rai. Quella Rai lottizzata tante volte criticata.
“Ma io vado avanti per cavoli miei, eh. Io non sono teleguidato da nessuno”.
E ora che sta per tornare in quell’azienda che conosce benissimo e a cui è legato da un rapporto di amore e odio, si descrive contemporaneamente “stupito”, “lusingato” e “preoccupato”.
“Devo capire molte cose, ancora. Per esempio -spiega- ora stavo tenendo una riunione sul Roma Fiction Fest. A qualche impegno dovrò rinunciare”.
Ma davvero ha appreso la notizia dal blog come tutti i gli altri?
Soltanto ieri mi ha chiamato Roberto Fico per chiedermi di mandargli il curriculum. E basta. Io non sono del M5s, anzi con loro mi sono anche apertamente scontrato per l’alleanza con Farage.
Ma il suo nome circolava in questi giorni…
In realtà , avevo ricevuto un’altra proposta.
E da chi?
Da Nicola Fratoianni di Sel. Ma loro hanno un solo voto e io pensavo semplicemente di dover fare testimonianza.
E invece è arrivata la candidatura del Movimento.
Devo dire chapeau dal punto di vista della comunicazione. Hanno giocato la loro carta per primi e l’hanno pescata anche da un mazzo che non era il loro. Io mi aspettavo più che altro che la proposta venisse dalla sinistra Pd.
Ma ora le tocca essere consigliere di amministrazione in quella Rai lottizzata che ha sempre criticato.
Doppiamente lottizzato, visto che c’era anche la richiesta di Sel. Scherzo, io non mi sento per nulla lottizzato. Vado avanti sulla strada che ritengo giusta. E comunque Grillo ha dimostrato che si può scavalcare la Gasparri, bisogna dargliene atto.
Come immagina il suo ruolo nel Cda?
Devo ancora capire molte cose, per esempio che margini di manovra avrò. Io però voglio una Rai aperta a tutti e la mia parola d’ordine è: no alle censure.
Che ne pensa della probabile nomina di Campo Dall’Orto come direttore generale?
Il giornalismo da oroscopo non mi piace. Quando presenterà un piano vedremo.
Ma certe scelte le fanno capire cosa sarà la Rai di Renzi?
Io temo che non cambierà molto. E comunque Renzi non mi sembra più in forma come una volta sulla comunicazione. Vedremo, io sarò inflessibile.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 4th, 2015 Riccardo Fucile
E’ GIA’ INDAGATO PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA
Due ammissioni e un profondo imbarazzo.
L’ex senatore anticamorra Lorenzo Diana, l’unico politico citato da Roberto Saviano in Gomorra con toni elogiativi, impigliato in accuse di concorso esterno in associazione camorristica e di abuso d’ufficio in due distinti filoni di un’inchiesta della Dda di Napoli nata scavando sui rapporti tra Cpl Concordia e clan dei Casalesi, ammette di aver chiesto e ottenuto grazie all’intercessione di un avvocato un certificato fasullo per il figlio che ne attestasse prestazioni da dirigente sportivo mai svolte.
E ammette di aver provato a chiedere questa ‘cortesia’ a Luigi Cuomo, presidente della Nuova Quarto Calcio, la squadra sottratta al clan Polverino e consegnata a un’associazione antiracket, un’esperienza partita tra buoni auspici e sostegno unanime e purtroppo finita pochi giorni fa sotto un crac che ne ha impedito l’iscrizione al campionato di promozione.
Cuomo però disse no. Circostanze che emergono in tutte le sue sfumature, dal deposito dell’interrogatorio di garanzia reso il 10 luglio davanti al Gip di Napoli Federica Colucci alla presenza del pm Cesare Sirignano.
Diana, assistito dall’avvocato Francesco Picca, si giustifica così: “Non ho difficoltà , con tutto il disagio, a riconoscere che si tratta di certificazione che attesta una collaborazione non prestata, non effettuata. Sotto la manifestazione di un desiderio della passione di un figliolo che vive quindici anni lontano da me, a Milano, Londra, Amburgo, Francoforte, Hong Kong, Roma ultimamente… La certificazione aveva meramente la funzione per l’ammissione a un corso che non dà nè sbocchi lavorativi, nè promozioni di curriculum…. Ma non aveva alcuna rilevanza, e poi se posso intendo subito precisare una cosa, ma qui lo intendo fare con tutto lo sdegno possibile e immaginabile, non c’è, non c’è e non c’è alcuna connessione tra la certificazione presentatami attraverso l’avvocato Manolo Iengo e l’affidamento di incarichi (al Centro Agroalimentare di Volla presieduto da Diana, ndr)”.
Pressato dal pm, Diana non è chiarissimo.
Diana: Avevo contattato Gigi Cuomo che conosco ma dopo averlo incontrato convenimmo che non c’era condizione e non curai più quella richiesta.
Pm: Che significa non c’erano le condizioni?
Diana: Che non era…, in quel momento pensavamo che ci fosse…
Pm: Chi è Gigi Cuomo, che forse non tutti lo sanno?
Diana: Gigi Cuomo è Presidente nazionale di S.o.s. Impresa, con cui ho condiviso anni e anni di impegno, siamo amici fortemente, persona al di sopra di ogni sospetto, che ha fatto battaglie dentro Pianura contro il racket, e che ha avuto nella funzione se ricordo bene di dirigente della nuova Quarto Calcio, società sequestrata a un clan locale.
Pm: Quindi lei ha chiesto a Cuomo, se ho ben capito, la medesima attestazione falsa fatta.
Diana: Sì
Pm: Amministrata giudiziariamente, sottoposta a sequestro giudiziario?
Diana: Sì, come collaborazione.
Pm: Questo sempre perchè lei è uno spirito di legalità . Come le ha risposto?
Diana: Siccome in quel momento quando si ipotizzava che potessero essere i tempi di una certa collaborazione a svolgersi che era di un mese quella richiesta, quando poi c’era da attestare che era già avvenuto, con Gigi Cuomo io per primo dissi: capisco che non è fattibile, lasciamo stare.
Pm: Cioè si è rifiutato?
Diana: Non ci fu rifiuto, dicendo: se è una collaborazione da farsi…
Pm: Collaborazione di che cosa?
Diana: Collaborazione esterna, perchè essendo in questo caso una possibile collaborazione, se è da farsi la facciamo, se è da attestare…
Pm: Se è legittima sì se è falsa no.
Diana: Sì sì.
Pm: Si è rifiutato?
Diana: Diciamo sì.
Pm : No diciamo…
Diana: Sì sì
L’interrogatorio del sostituto procuratore era iniziato tra scintille e tensioni. Diana aveva appena spiegato al Gip di aver scelto Iengo come consulente legale del Caan di Volla perchè è uno “con la schiena dritta” che si presta ad azioni anche rischiose.
Pm: Allora la prima domanda che le faccio, visto che lei è un uomo di legge, di legalità , lei definisce un avvocato con una schiena dritta che le Procura un certificato falso? Per avere l’idea di che cosa significa per lei avere la schiena dritta, altrimenti abbiamo due diciture diverse.
Diana: Dottore comprendo la domanda (…) nel senso che io l’ho conosciuto in quella vicenda di denuncia di personaggi rischiosi e l’ho definita schiena dritta in quella occasione, ora rispetto alla certificazione io per primo ho detto: sento tutto il disagio di aver chiesto e ottenuto la certificazione per una collaborazione…
Pm: Ma io non sto parlando di quello, io sto parlando se lei definisce un Avvocato con la schiena dritta uno che si presta a procurare un certificato falso?
Diana: In questa no. Se vale per me che non mi sento in questo caso di potere andare a schiena dritta, figuriamoci se può valere…
Pm: Quindi abbiamo lo stesso concetto, diamo lo stesso significato di una persona con la schiena dritta?
Diana: Sì.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 4th, 2015 Riccardo Fucile
TRA COIFFEUR, GRATTA E VINCI E SPESE DAL FRUTTIVENDOLO A CARICO DEI CONTRIBUENTI
Comunque vada la vicenda penale, i “sacchetti della spesa” dei consiglieri è uno strumento utile in
mano ai cittadini per meglio conoscere i loro rappresentanti nelle istituzioni.
Raccontano manie e passioni, e spiegano meglio delle biografie ufficiali come si relazionano i consiglieri con i soldi pubblici, ma anche con il sentimento della vergogna.
Molti di loro, ad esempio, hanno utilizzato i finanziamenti per acquistare Gratta e Vinci o biglietti della Lotteria: Luigi Morgillo e Franco Rocca del Pdl, Marco Limoncini dell’Udc e Matteo Rossi di Sel.
A parte l’umana curiosità di sapere se, in caso di vittoria, abbiano o avrebbero spartito le vincite con i cittadini liguri, dato che quei soldi erano nostri, la frequenza delle giocate non consente nessuna scusa ai capigruppo controllori del tipo “sono documenti sfuggiti”.
Chissà poi se Matteo Rossi la sua vincita l’avrebbe data almeno in parte in beneficenza. Di sicuro, ha chiesto il rimborso di 90 euro donati, a ridosso del natale 2010 (siam tutti più buoni), con un bollettino postale «all’associazione solidarietà sostegno popolo Sahrawi».
Come direbbe Enrique Balbontin, solidali con i soldi degli altri.
In ogni caso, sempre meglio ripagare la beneficenza dei vizi.
Ad esempio, il solito Morgillo, con i soldi dei liguri ci si comprava le sigarette imitato dal compagno di partito Gino Garibaldi.
Quest’ultimo ha inserito anche i 18 euro spesi dall’«acconciatore Nico e Pina» di Chiavari, che vantano pettinature per le partecipanti a Miss Italia e Miss Muretto. Anche il look conta per chi, in campagna elettorale, si presentava come: «Profondamente onesto, generoso e gentile».
Quale sia la valenza istituzionale della sforbiciata resta un mistero.
Ma d’altra parte la stessa domanda si può porre per lo scontrino da 2 euro e 17 centesimi presentato da un anonimo consigliere del Pdl ma rendicontato senza incertezze dall’attuale capogruppo di Fratelli d’Italia, Matteo Rosso.
L’elenco della procura rivela altre caratteristiche dei consiglieri. Conosciamoli meglio.
Giacomo Conti della Federazione della Sinistra, chiede rimborsi per spese su Itunes e hardware Apple.
Ezio Armando Capurro, di Noi per Burlando, ama i profumi che si fa rimborsare oltre ad acquisti in negozi di antiquariato.
Raffaella Della Bianca, ex Pdl, ottiene il rimborso dei 6 euro spesi sul traghetto veloce la Suprema il 5 agosto del 2011, e un mese dopo dei 17 euro della pasticceria Filigheddu (celebre per la sua crostata fragolosa) di Santa Teresa di Gallura. Ferie o impegni istituzionali, si chiede la finanza?
Quanto a Franco Rocca, ex Pdl, potrete forse nutrire dei dubbi sulle sue qualità politiche ma non sulla raffinatezza dei suoi gusti musicali: infatti, cari liguri, il 18 gennaio del 2012 gli avete regalato 19,90 euro per un cd con i greatest hit di Adriano Celentano. Rocca poi dovrà spiegare anche quei 262 euro di park spesi in pochi mesi a Zoagli, il paesino in cui abita.
Tra gli altri misteri, le finalità istituzionali degli acquisti effettuati all’Ikea da Alessandro Benzi della Federazione della Sinitra e da Alessio Saso del Pdl, che ha per altro già rimborsato alla Regione parte di spese contestate come quella per le Terme di Valdieri.
Anche altri hanno già seguito la stessa strada. Ma naturalmente, per tutti, l’illuminazione è arrivata dopo l’avviso di garanzia.
Tra le altre sorprese i 7 euro e 74 centesimi rendicontati senza batter ciglio da Miceli per lo scontrino del fruttivendolo di via Fieschi.
I generi alimentari sono un must delle spese pazze.
Aldo Siri, consigliere e capogruppo della Lista Biasotti riesce a rendicontare tre maxi spese fatte all’Ipercoop lo stesso giorno, il 15 aprile del 2011.
Ma, forse temendo un embargo all’Italia, il giorno prima, lui o l’altro consigliere della lista, Lorenzo Pellerano (la documentazione non lo chiarisce), ne avevano fatto altre due, sempre all’Ipercoop.
Ma anche lo shopping sembra possedere un suo cotè istituzionale, se è vero che all’outlet di Serravalle hanno speso soldi pubblici ancora Siri, Saso, Rocca e Rixi.
Marco Preve
(da “La Repubblica”)
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Agosto 4th, 2015 Riccardo Fucile
TRE SOTTO PROCESSO PER PECULATO IN REGIONE LIGURIA: DUE LEGHISTI E UN FRATELLI D’ITALIA… SE ENTRO UN ANNO E MEZZO FOSSERO CONDANNATI SAREBBERO SOSPESI PER LA LEGGE SEVERINO E LA GIUNTA PERDEREBBE LA MAGGIORANZA
Una mina vagante, che potrebbe complicare la strada al neo presidente Giovanni Toti e alla sua giunta di centrodestra.
La Procura ha chiesto il processo per venticinque politici nell’inchiesta sulle spese pazze in Regione fra il 2010 e il 2012, nella legislatura in cui governatore era Claudio Burlando alla testa d’una maggioranza di centrosinistra.
E però nel lungo elenco di nomi che rischiano a breve di finire a giudizio, firmato dal sostituto procuratore Francesco Pinto, ci sono tre consiglieri ri-eletti dopo le elezioni del maggio scorso: Edoardo Rixi e Francesco Bruzzone della Lega Nord, Matteo Rosso di Fratelli d’Italia.
Il primo, golden boy del Carroccio, è stato nominato assessore allo Sviluppo economico; il secondo è il nuovo presidente del consiglio regionale. 
Rosso, medico, ha rastrellato 3713 voti nel partito di Giorgia Meloni ed è uno dei consiglieri più ascoltati dal neo assessore alla Sanità , la leghista Sonia Viale.
Incombe su di loro la legge Severino, che su questo aspetto parla chiaro.
La conseguenza di una condanna anche di primo grado per peculato, è infatti la sospensione dalla carica: a quel punto, sempre ragionando in linea teorica, o ci si dimette o la maggioranza perde pezzi. Toti si dice tranquillo: «Sono già stati giudicati e assolti dagli elettori».
Tesi assai originale: se Totò Riina venisse votato dagli elettori e portato in Regione sarebbe solo per questo innocente?
O non sarebbero piuttosto collusi o imbecilli i suoi elettori?
Difficile prevedere con certezza i tempi del processo, sebbene non sia azzardato ipotizzare un giudizio di primo grado entro il prossimo anno e mezzo.
Richieste di rimborso di ogni tipo
A spulciare le spese «impresentabili», per centinaia di migliaia di euro, c’è da ubriacarsi in 125 pagine zeppe di nomi di ristoranti e negozi assortiti.
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Agosto 4th, 2015 Riccardo Fucile
OCCORRE PUNTARE SU SPORT, NATURA E PICCOLI BORGHI
Quanti italiani sanno che in Basilicata, nel Parco nazionale dell’Appenino Lucano, nidificano ben due degli uccelli più rari che si possano ammirare in Europa, la cicogna nera e il capovaccaio, un piccolo avvoltoio capace di scagliare pietre per aprire le uova di cui vuole nutrirsi?
E quanti che a Città della Pieve, in Umbria, basta spingere il portone di legno della cattedrale per ammirare una serie di affreschi e tavole che all’estero farebbe la fortuna dei musei di qualsiasi metropoli, compresa una Madonna in Gloria dipinta nel 1514 da Pietro Vannucci detto il Perugino, maestro del celebre Raffaello?
Dicono i primi numeri dell’estate che quest’anno, dopo un periodo difficile, il turismo italiano sta tornando a respirare.
Nei due aeroporti di Milano, la città dell’Expo, in maggio e in giugno i passeggeri dei voli internazionali sono cresciuti del 6,3 per cento rispetto a un anno fa.
In tutta la penisola gli albergatori segnalano un aumento degli stranieri, mentre sembra essere in atto un vero boom per quei privati che affittano appartamenti su siti tipo Airbnb, ma anche per agriturismi, bed&breakfast, campeggi, fenomeni difficili da catturare nelle statistiche ufficiali.
Eppure, se si allarga lo sguardo a quel che sta accadendo nel mondo, basta poco per rendersi conto che le sconfinate meraviglie naturali e artistiche d’Italia non riescono a generare una ricchezza all’altezza delle loro possibilità .
Ha ricordato di recente Romano Prodi che la Sicilia, con le sue memorie storiche di inestimabile valore, ha meno di un decimo dei turisti delle isole Baleari, che al di fuori della stagione estiva non possono offrire più di tanto.
Se si fa eccezione per i Musei Vaticani, tra i venti musei più visitati al mondo non figura nessuno italiano, mentre ce ne sono ben due di Taiwan, il National Palace Museum di Taipei (tredicesimo) e il National Museum of Natural Science di Taichung (diciottesimo), la terza città per numero di abitanti dell’isola
Un’analisi su 30 mila giudizi postati sul sito rivela i gusti dei viaggiatori che visitano le due capitali.
Nei ristoranti è pizza contro vino, negli alberghi famiglia contro romanticismo. Ma, tra un “delizioso” e uno “squisito”, molti parlano spesso di “rapina”
E ancora: nelle classifiche del turismo internazionale, ormai da tempo l’Italia sta perdendo posizioni.
Se si considerano gli arrivi annui, i 48 milioni ottenuti nel 2014 la collocano ben sotto non soltanto la Francia, prima assoluta con 83 milioni, ma anche la Spagna, che di arrivi ne ha contati 64 milioni.
L’ufficio statistico europeo Eurostat compila una graduatoria dei Paesi che ogni anno registrano più pernottamenti da parte dei turisti internazionali. In questo caso, con 184 milioni di pernottamenti annui, l’Italia viene surclassata dalla Spagna, che arriva a 252 milioni, anche se riesce a superare la Francia (ferma a 131 milioni), che primeggia tra le destinazioni da week end ma fatica a catturare i vacanzieri per periodi più lunghi.
È facile intuire perchè l’Italia stia perdendo quote di mercato in un settore che sta vivendo una fase esplosiva com’è il turismo.
Man mano che diventano più raggiungibili luoghi fino a poco fa troppo lontani, la concorrenza cresce e l’Europa fatica a tenere il passo.
Il confronto con la Francia, che resta però leader di mercato, può dunque essere utile per comprendere quali siano stati gli errori commessi.
Lo scorso maggio, per festeggiare i vent’anni di vita della sua azienda, il tycoon cinese Li Jinyuan ha deciso di finanziare un viaggio premio di quattro giorni per i suoi 6.400 dipendenti. Parigi e l’intera Rèpublique hanno raccolto la sfida: solo nella Ville Lumière sono stati coinvolti 140 alberghi e a fare gli onori di casa si è presentato il ministro degli Esteri in persona, Laurent Fabius.
Le ferrovie francesi hanno messo a disposizione i treni ad alta velocità per trasportare gli ospiti a Nizza; alla fine si calcola che l’operazione abbia fruttato all’economia transalpina più di 13 milioni di euro.
I colpi di fortuna capitano: anche a Savelletri di Fasano, in Puglia, lo scorso settembre sono arrivati 800 invitati per i tre giorni delle nozze della figlia del magnate indiano dell’acciaio Pramod Agarwal.
Ma il punto è un altro. Il governo francese cerca di darsi una strategia. Un anno fa ha varato un piano in 30 punti per rilanciare il turismo.
Tra le priorità , la costituzione di cinque poli di eccellenza (gastronomia ed enologia, montagna e sport, ecoturismo, turismo dell’artigianato e del lusso, turismo urbano e notturno); la realizzazione di un piano per estendere il wifi gratuito a tutti i luoghi più frequentati; la cancellazione dell’obbligo di presentare una prenotazione alberghiera al momento della domanda di un visto per un soggiorno di breve durata; l’estensione agli altri mercati emergenti dell’iniziativa “visti turistici in 48 ore”, già avviata in Cina.
Perchè è da Oriente che vengono e verranno sempre più i nuovi turisti.
La compagnia aerea francese Air France collega Parigi a cinque grandi città cinesi con un totale di 49 voli settimanali.
Significa che i viaggiatori possono raggiungere la Tour Eiffel da Pechino, Shanghai e Hong Kong, ma anche dalle meno note Wuhan e Guangzhou.
I voli di Alitalia da Roma? Zero, al momento: per il primo collegamento con Pechino è stato necessario aspettare il salvataggio da parte degli arabi di Etihad e arriverà a ottobre.
Anche se si guardano i voli Roma-Cina operati da altre compagnie, dalla Cathay Pacific alla Hainan Airlines, il divario resta ampio. In totale sono 23 alla settimana: meno della metà di quelli operati dagli scali parigini dalla sola Air France.
Risultato: l’Italia ha 300 mila ingressi cinesi l’anno, la Francia 1,8 milioni.
«La mancanza di collegamenti fa sì che molti cinesi intenzionati a venire in Europa atterrino a Parigi o a Francoforte, ed è da queste città che i tour operator organizzano i percorsi, tralasciando o concedendo poco tempo alla visita dell’Italia. È davvero un peccato, perchè i cinesi cercano soprattutto arte, shopping e cibo buono», spiega Angelo Rossini, analista di viaggi per la società Euromonitor International.
L’elenco delle lacune italiane, al confronto con la Francia, è vario e noto agli esperti. Dopo il referendum del 1993 che tolse al governo le competenze nel settore, molte regioni hanno perso anni senza concludere nulla.
L’Enit, l’agenzia nazionale del turismo, è stata a lungo commissariata e solo ora il governo di Matteo Renzi si è messo a pensare che futuro tentare di darle.
Tanti alberghi costruiti mezzo secolo fa sono arretrati da far paura, abituati come sono a vivere di rendita: «Ora è previsto un credito d’imposta per la ristrutturazione, solo che mancano ancora i decreti attuativi», dice Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi.
La rete ferroviaria ad alta velocità è ancora ridotta, e nei Comuni può accadere di tutto. L’autobus “389” che collega il centro di Palermo a Monreale, da poco divenuta con Cefalù un sito Unesco teso a preservare le meraviglie dell’arte arabo-normanna, è stato ripristinato solo nel settembre scorso, dopo tre anni di sospensione.
E ancora: la piazza Guglielmo II, che si apre davanti alla cattedrale, è stata un parcheggio fino al giugno 2014, quando il neo-eletto sindaco Pietro Capizzi ha deciso di pedonalizzarla, proprio per ottenere il riconoscimento Unesco.
Curare le magagne non sarà facile.
Dalla Francia, però, arriva un’altra lezione. E cioè che il flusso dei turisti è fatto in realtà da persone che cercano luoghi e cose diversi.
Per cui, racconta Alexandre Bezardin di Atout France, l’agenzia nazionale per lo sviluppo turistico, analizza i mercati internazionali, organizza parternship con gli operatori e studia campagne mirate.
In India ha lanciato un concorso a premi per conquistare il fiorente mercato dei matrimoni, mentre in Gran Bretagna sfrutta il marchio del Tour de France per spingere i visitatori a strutturare pacchetti ad hoc su tutto il territorio, con grande attenzione alla manna del momento, le vacanze “nature & outdoors”.
Da questo punto di vista, ci vuole poco per immaginare che il potenziale dell’Italia è enorme, anche con investimenti limitati.
Un esempio è quello dei parchi nazionali, che attirano sempre più turisti nonostante budget ridotti all’osso, un altro quello degli alberghi diffusi, uno dei pochi modi per salvare dall’oblio le piccole comunità .
A Santo Stefano di Sessanio, alle pendici del Gran Sasso, arrivano oggi più di diecimila visitatori l’anno, per metà stranieri, mentre prima del 2005, quando partì il progetto del suo ideatore, il milanese di origini svedesi Daniele Kihlgren, vi vivevano non più di venti persone.
Kihlgren ha replicato a Matera, e comprato vecchie case in altri nove borghi. Altre iniziative sono spuntate altrove, da Apricale nell’entroterra di Ventimiglia a Borgo di Castelvetere, un paesino abbandonato dopo il terremoto dell’Irpinia.
Naturalmente, anche in questo caso, le difficoltà burocratiche si sprecano. E i finanziamenti spesso latitano.
A volte però, la buona volontà di un drappello di persone può mettere in moto un circolo virtuoso.
Una dimostrazione è il progetto Vento, la ciclabile lungo il Po da Torino a Venezia, nato attorno a un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano, amanti della bicicletta.
Ora si è mosso il governo, che finanzierà la progettazione definitiva.
Lungo il grande fiume «un intero sistema di vita sta morendo, perchè non vi passa nessuno.
Il sindaco di Casalmaggiore, nel cremonese, mi ha detto che negli ultimi anni nel suo paese ha chiuso un negozio su tre», dice il professore-ciclista Paolo Pileri.
«Ma se riusciamo a rendere il percoso adatto alle famiglie, non solo agli appassionati, facendolo diventare continuo, piacevole, ben segnalato, qui possono arrivare 3-400 mila persone l’anno. Facendo rinascere tantissime attività ».
Incredibile a dirsi: il costo delle opere necessarie, stima ad occhio Pileri, potrebbe essere piuttosto contenuto, un’ottantina di milioni.
Emanuele Coen, Luca Piana, Stefano Vergine
(da “L’Espresso“)
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Agosto 4th, 2015 Riccardo Fucile
L’UNITA’ NARRA L’EPOPEA DELLA BOSCHI COME ALI’ IL CHIMICO FACEVA CON SADDAM
È un’infame calunnia che, come sostiene Massimo Mucchetti, la nuova Unità somigli alla Pravda di
Cernenko.
Il quale, persona seria, mai avrebbe permesso al giornale del Pcus di dedicare a una tal Boschi i due paginoni che l’Unità ha riservato alla ministra dei Rapporti col Premier, firmate dal direttore Erasmo D’Angelis e intitolate “In viaggio con la Boschi”.
Intanto, con Cernenko, la Boschi non avrebbe mai fatto la ministra, nè D’Angelis il direttore.
Eppoi su Cernenko la Pravda si permetteva sberleffi, sia pur subliminali (tipo quando degradò a raffreddore la sua malattia mortale), che mai l’Unità oserebbe su Renzi & C.
Molto più appropriato il parallelo coi dispacci ottimistici di Alì il Chimico, o il Comico, il fedelissimo di Saddam che lo dava sempre trionfatore, anche dopo la fuga da Baghdad.
Il viaggio di Erasmo il Comico appresso alla Boschi si apre con l’incolpevole Kafka: “I sentieri si costruiscono viaggiando”.
E le citazioni colte proseguono da Youth di Paolo Sorrentino, ovviamente ignaro di aver girato un film sui renziani, a Il gladiatore di Ridley Scott con Russell Crowe, che difficilmente leggono l’Unità dunque non si rischiano querele.
La parola più ricorrente è “migliaia”, variamente declinata: “migliaia di Feste dell’Unità ”, “migliaia di Comuni”, “decine di migliaia di visitatori”, “migliaia di visitatori” (abbondantis abbondandum!), “un abbonato ogni mille abitanti”, “Bergamo Città dei Mille” (di sopra e di sotto), “120 mila posti di lavoro in più”, “102 mila insegnanti in più, dunque 102 mila precari in meno”.
Anche i miliardi vanno via come il pane: “taglio di 50 miliardi di tasse”, già peraltro ridotte“per 11,6 miliardi a 10 milioni di italiani”, senza dimenticare i “4 miliardi per l’edilizia scolastica” che “ci sono” e basta, prendi e porta a casa.
Com’è il cielo quando arriva la Boschi? “Superstellato”.
Del resto le feste dell’Unità sono “le nightlife della politica locale da nord a sud”, mica cazzi.
E la nuova Unità ? “La vedi litigare col vento della sera”,e anche un po’con la lingua italiana: il direttore granturismo scrive“Aivoglia”: tutto attaccato, senz’acca (altra Grande Riforma approvata a nostra insaputa: quella della grammatica).
E la Boschi? È “la più gettonata dai circoli”, anche perchè Renzi latita e dopo vengono Lotti e Guerini. Tre colonne di piombo fuso per una domanda di puro giornalismo investigativo: Boschi o Maria Elena? “Qui semplicemente è ‘la Maria Elena’”. E tanto ci voleva.
Ma ministro o ministra?
“Va benissimo anche ministra, è importante anche nel nome l’attenzione ai diritti delle donne”.
E lì attacca un bottone su un’altra riformona oscurata dalla stampa gufa: “Abbiamo dato finalmente alle donne che decidono di avere figli la possibilità di lavorare senza dover rinviare l’essere mamme”: col 42,7 % di disoccupazione giovanile, hanno un sacco di tempo libero.
La Maria Elena è puntualissima: “Arriva alle 21 precise. Tradizione rispettata al millimetro”.
E democraticissima: “Un’oretta e passa tra abbracci, baci, strette di mano, complimenti, selfie su selfie, proposte di assaggi di primi, secondi, contorni e dessert (tutti rifiutati, eccetto l’irresistibile bombolone alla crema)”, se no sai la fatica dei maestri ebanisti e piallatori di Chi e Sette per affettarle le caviglie come un cotechino. Eccola nello stand “Ruota della fortuna”, come il programma dove Matteo conobbe Mike & Silvio: lì “incontra il più fortunato di tutti”.
Chi, Renzi? No, per fortuna non è lui, se no è la volta che Agnese chiede a Veronica il numero di Cresto-Dina e dà un’intervista a Repubblica.
Il fortunatissimo è un elettore di B. venuto a “ringraziare di cuore uno del Governo”perchè a 50anni“ mi han fatto il contratto” e “grazie al Jobs Act sono salvo”.
Dopo i Figli della Lupa, i Figli del Jobs Act: “Quasi quasi — chiosa il direttore segugio — scoppiamo tutti in lacrime”: meglio conservarle per l’anno prossimo, quando magari lo licenziano senza giusta causa e torna a cercarla, se la trova ancora.
La Maria Elena non deve neppur camminare: levita, issata verso il cielo superstellato dal “gruppone delle mamme e dei babbi che fanno corona intorno”, senza contare la“scorta dei sindaci e amministratori dell’Empolese, dei segretari di circolo, amici e compagni”.
Poi “Fende altre onde, supera i complimenti e arriva ai camerieri”, compreso D’Angelis.
Mario Cioni, 90 anni, ex partigiano, “insegna la Costituzione ai ragazzi delle medie”, ma viene subito disperso con gli idranti, non sia mai che voglia insegnarla anche a lei.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 4th, 2015 Riccardo Fucile
SE IL MONARCA SAUDITA, INVECE DELLA COSTA AZZURRA, AVESSE SCELTO L’ITALIA PER LE SUE VACANZE
A distanza di secoli dalla gloriosa Rivoluzione il rapporto dei francesi con i re non sembra molto migliorato.
Appena il monarca saudita Salman è sbarcato in Costa Azzurra con i propri cari (mille persone del seguito) e ha chiesto di transennare una spiaggia pubblica che aveva avuto l’ardire di trovarsi nei pressi della sua villetta grande come il Molise, i cittadini e i politici locali sono insorti, raccogliendo in pochi giorni centocinquantamila firme che ieri lo hanno indotto a sloggiare.
Ho il sospetto che poche decine di chilometri più a Est le cose sarebbero andate diversamente.
L’idea che un miliardario si fosse impadronito di uno spazio pubblico non avrebbe indignato nessuno.
In Italia «pubblico» non significa «di tutti», ma «del primo che ci mette sopra le mani».
Lungi dal cacciare il prepotente, avremmo solo cercato il modo di approfittarne. Ristoranti improvvisati da diecimila euro a coperto sarebbero sorti nei pressi della villa per sfamare le truppe vacanziere saudite.
E il popolo estromesso dalla spiaggia sarebbe stato ben felice di andare in visita ai luoghi proibiti su appositi pedalò muniti di macchine spara-selfie.
Sarebbero sorti baracchini abusivi per vendere le magliette del re, i burqa delle favorite e il famoso panino Salman, un kebab scongelato ripieno di carne scaduta.
Il re, commosso, si sarebbe affacciato da un balcone della villa per lanciare petali di rosa e azioni della compagnia petrolifera di famiglia, e i giornali avrebbero sciolto inni alla sua simpatia democratica.
Del resto ciascun Paese ha le sue tradizioni: noi il balcone e i francesi la ghigliottina.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)
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Agosto 4th, 2015 Riccardo Fucile
NIENTE AUTO BLU, RISTORANTI DI LUSSO E VESTI COSTOSE… IL RACCONTO DEI COMMERCIANTI SPECIALIZZATI IN ARTICOLI PER PRELATI
«Io conosco bene il vescovo di Santo Domingo, lui in guardaroba ha delle mitrie pazzesche. Ma mi ha
detto che adesso si vergogna e quei copricapo sontuosi non li indossa più. È chiaro no? Se Francesco va in giro con una “casuletta” che costa come una camicia, 65-70 euro al massimo, è naturale che tutto, intorno a lui, si fa più sobrio. Vescovi e cardinali hanno paura che il Papa li sorprenda…».
Luciano Ghezzi da più di mezzo secolo ha il negozio in via dei Cestari, la strada famosa degli arredi sacri e della sartoria ecclesiastica accanto al Largo di Torre Argentina.
La Chiesa – dice – si rifà il look e adesso è tempo di saldi anche per loro, gli alti prelati: una casula bianca, una rossa, una verde e una viola (la casula è la veste liturgica colorata indossata dal celebrante) Ghezzi le vende in blocco a 140 euro.
L’offerta campeggia in vetrina: Vaticano low cost.
Niente ristorante
Anche domenica Bergoglio, all’ Angelus in piazza San Pietro, è stato chiaro: «Gesù invita ad aprirsi ad una prospettiva che non è soltanto quella delle preoccupazioni quotidiane del mangiare, del vestire, del successo, della carriera. Gesù parla di un altro cibo, parla di un cibo che non è corruttibile, il cibo che rimane per la vita eterna…».
Già , sarà per questo – aggiunge Filippo Di Giacomo, 63 anni, prete-giornalista e fine conoscitore delle storie di Curia – che sempre meno cardinali si fanno vedere volentieri attovagliati nei ristoranti dove prima li andavano a fotografare i «paparazzi», tra Borgo Santo Spirito e via Traspontina.
Al mitico «L’Eau Vive» del Pantheon. Oppure ancora al «Velando» a Borgo Vittorio. Sembra finito il tempo dei banchetti: «Gli stessi parenti dei religiosi ormai si guardano bene dal fare loro regali di lusso, perchè sanno che il Papa non li apprezza…», sospira mogia Giovanna Salustri, da 70 anni in via dei Cestari, col suo negozio quasi di fronte a quello di Ghezzi.
Ed ecco allora, da lei, un’infilata di croci, anelli, corone, reliquiari e ostensori, calici, pissidi e incensieri, una nuvola d’oro che riempie di luce il negozio ma resta là invenduta. «Guardi le croci dei cardinali negli astucci, guardi che belle, sono in argento, tempestate di ametiste e lapislazzuli, costano ognuna dai 200 ai 500 euro, ma non le comprano più perchè Francesco non le vuole e non darebbe mai la sua benedizione a questi oggetti. Lui dice sempre: i soldi dateli ai poveri…».
Le vesti di terital
«E certo! – conferma Di Giacomo, allievo del cardinale Tarcisio Bertone alla Pontificia Uni versità Lateranense e compagno di studi dell’attuale Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin – Voi lo sapete, no?, che la croce pettorale di papa Francesco è una croce in argentone che lui pagò 56 euro alla Libreria Ancora di via della Conciliazione…».
Fine del Carnevale, inizio della Quaresima.
«La ricordate la storia – continua don Filippo – di quando fu eletto e il cerimoniere gli disse: Santità , adesso andiamo dal sarto. E lui ribattè: No, scusi, adesso andiamo dalla Madonna! E poi scelse la sua veste talare dal catalogo Serpone di Napoli. E il sarto di Roma rimase a bocca asciutta. Lui è fatto così, la sua tonaca è di terital e cotone e vale al massimo 120 euro, mica di seta e mohair come invece è quella dei cardinali. Che infatti costa molto di più: dai 600 agli 800 euro. La fascia di Francesco è bianca e di cotone, il suo prezzo è sì e no 80 euro e non ha nemmeno su inciso lo stemma araldico. Mica come quella rossa dei cardinali, che costa 10 volte di più!».
Al Papa non sfugge niente, dicono a Santa Marta, la residenza-seminario dove ha scelto di vivere. C’è chi giura di averlo visto seduto fuori dalla sua stanza, la 201, al secondo piano, col rosario in mano, alle quattro del pomeriggio.
Attento a cogliere i comportamenti dei «suoi preti».
Salotti e auto blu
Sobrietà , misura, rigore: per i 46 cardinali e gli 80 vescovi residenti a Roma, fuori e dentro le Mura, dal 13 marzo 2013, la sera della fumata bianca, la pacchia forse è finita? Macchè.
Secondo Sandra Carraro – moglie di Franco, l’ex presidente di Coni e Federcalcio, ex sindaco socialista di Roma e oggi senatore di Forza Italia – una delle regine dei salotti romani «i cardinali continuano come un tempo a frequentare le case dei nobili, ma sono cene che non finiscono sui giornali…».
Ecco, diciamo allora che usano solo un po’ più di discrezione, tra Villa Chiara e certe terrazze di via della Conciliazione, per evitar di finire sul sito Dagospia come capitava al cardinale Giovanbattista Re ai tempi del salotto di Maria Angiolillo.
Di certo, però, è finita «la manfrina delle auto blu», come la chiama Filippo Di Giacomo, quel minuetto che prima dell’avvento di Francesco iniziava tutte le mattine alle 7.45, quando almeno 40 macchine uscivano dal garage pontificio (che ne conta 70) per andare a prendere gli alti prelati diretti in ufficio: «Ce n’era uno che abitava al terzo piano del Sant’Uffizio ma aveva l’ufficio al piano terra, eppure pretendeva lo stesso di trovare una Bmw sotto casa. Bergoglio ovviamente l’ha cacciato».
Le due ammiraglie del parco-auto, una Bmw e una Mercedes, dei tempi di papa Ratzinger sono tornate in Germania «per riparazioni».
Francesco, come si sa, viaggia in Ford Focus. E oggi i cardinali vanno a piedi.
Fabrizio Caccia
(da “il Corriere della Sera”)
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