Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
“VOGLIAMO UNA QUOTA DEI SEGGI PD”… SI PARLA DI 15-25 POSTI GARANTITI, MA GLI ESCLUSI DIVENTANO UNA MINA VAGANTE
Al momento di annunciare la sua uscita da Ncd, due giorni fa, Nunzia De Girolamo l’ha detto apertamente: “Se si votasse domani, Alfano si candiderebbe nel centrosinistra”.
Sembrava quasi una boutade dell’ex ministro in procinto di tornare in Forza Italia.
E invece la trattativa è in corso, da settimane. Con tanto di incontri. E sarebbe anche a buon punto.
Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini, infatti, si sarebbero visti almeno tre volte con Matteo Renzi per discutere quanti posti il Pd è disposto a lasciare alla Camera a esponenti di Area popolare in caso di elezioni.
Quindici, al momento, sono i seggi che il premier è disposto a cedere all’interno del listone democratico.
Posti sicuri in cui rientrerebbero gli stessi Alfano e Casini, Lorenzin, Quagliariello, Galletti, Cesa, Gioacchino Alfano, Dorina Bianchi, Castiglione e Rosanna Scopelliti (molto stimata dal premier).
Più pochi altri, tutti della corrente governativa.
Come gli ex socialisti Cicchitto e Pizzolante, che però vorrebbero “cancellare tutte le sigle di Area popolare per dare vita a un nuovo partito moderato e liberale alleato del Pd renziano”, spiega Pizzolante.
“L’unica strada è l’alleanza con Renzi, il resto sarebbe da irresponsabili”, dice Cicchitto.
Tornando alla trattativa, Alfano è convinto di strappare almeno dieci posti in più nel listone di quello che potrebbe diventare il “partito della nazione”.
Ma i sussurri di questi incontri hanno fatto esplodere il malcontento degli esclusi (69 sono i parlamentari di Ap), che non ci stanno a essere tagliati fuori.
Così molti di loro stanno tornando a guardare Berlusconi come ancora di salvezza. Chi non c’è, infatti, minaccia scintille: non solo di andarsene ma, soprattutto, di non votare più le riforme del governo in Senato. Questa è la vera arma a loro disposizione. E, se così fosse, per Renzi sarebbero guai.
Nell’Ncd, del resto, ,da tempo i rapporti tra filo renziani e gli altri sono ai minimi termini.
Renato Schifani, per esempio, che abbia o no incontrato l’ex Cavaliere in Sardegna, ormai gioca una partita a sè, con lo sguardo rivolto ad Arcore.
Tanto da rompere anche con chi veniva considerato a lui vicino. Come la senatrice palermitana Simona Vicari.
Che, come il resto della truppa siciliana, è entrata a pieno titolo tra i filorenziani.
Si dice addirittura che Vicari non gli risponda nemmeno più al telefono.
E comunque, nonostante sia il capogruppo, Schifani da tempo non controlla più i suoi senatori.
Gianluca Roselli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
I REVISORI DEI CONTI: “IN DUBBIO LA SOPRAVVIVENZA DEL PARTITO”
Conti in profondo rosso, l’Udc rischia di scomparire. 
Il partito del presidente della Commissione Esteri del Senato Pierferdinando Casini è sull’orlo del baratro.
Ne dà conto Paolo Bracalini sul Giornale, che riporta quanto ha scritto la società di revisione dei conti dell’Udc, la Moore Stephens: “Tale circostanza indica l’esistenza di una incertezza rilevante che può far sorgere dubbi significativi sulla continuità aziendale del Partito”.
La “circostanza” sarebbe il buco nel bilancio del partito da due milioni.
Scrive il Giornale:
Non solo si è prosciugato il rubinetto dei contributi statali, da più di 4,6 milioni nel 2013 a 31mila euro, spiccioli.
Ma il partito di Casini sembra aver perso anche l’appoggio dei munifici amici che lo avevano sponsorizzato negli anni precedenti.
Le «contribuzioni liberali» per Casini and company nell’ultimo anno si sono drasticamente ridotte, dal milione mezzo di euro dell’anno prima (tra donazioni di persone fisiche e aziende) ai miseri 57mila euro del 2014, più o meno i soldi versati dagli stessi eletti dell’Udc tra Parlamento e consigli regionali.
Non arriva più il solito assegno a sei cifre da Francesco Gaetano Caltagirone, suocero di Casini e storico finanziatore dell’Udc.
Si dice che il costruttore abbia altri passioni politiche al momento (simpatie renziane, e poi Alfio Marchini per il Campidoglio).
Il segretario Udc Lorenzo Cesa non si scompone più di tanto: “Tutti i partiti sono destinati a fallire. Senza i contributi dello Stato, ormai, nessuno riesce più a tenersi in piedi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
LA STOCCATA DELL’EX SINDACO ALL’ATTUALE PRIMO CITTADINO DI ROMA
“Quello che è avvenuto se lo sono fatti da soli. Se fosse stato preparato un programma il Campidoglio avrebbe dettato l’agenda. Ora è evidente che lo Stato deve dare una mano robusta: manutenzione di base, organizzazione, sicurezza, trasporti”.
Lo dice a Repubblica l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli sottolineando che i commissari del governo ci vogliono, così come il sindaco Marino non dovrebbe restare negli Usa nelle ore in cui il governo prende una decisione politica su Roma.
“Quando ero sindaco andavo ad Anzio e a Sabaudia, a un’ora di auto di distanza perchè purtroppo i problemi di Roma sono tanti: non posso credere che Marino non torni per il consiglio dei ministri che deve prendere una decisione politica su Roma, non solo sui soldi ma anche sulla attribuzione dei compiti”.
Sul piano per il Giubileo, Rutelli spiega che “la città non doveva aspettare che il Vaticano, o il governo, le indicassero cosa fare”; “avendo pochi mesi mi sono sempre permesso di suggerire che occorre concentrarsi su manutenzione e legalità .
“Ma il progetto andava fatto a fine marzo: ora rischiamo grossi guai”. “Ci vuole un programma realistico per non rischiare che il Giubileo inizi con i cantieri aperti e i lavori non ancora ultimati”. Sulla polemica innescata dal funerale dei Casamonica, l’ex sindaco precisa che “a Roma la criminalità organizzata c’è sempre stata, come in quasi tutte le grandi città del mondo”, tuttavia “ora occorre l’incisività dell’azione dell’ amministrazione comunale e la reazione civica”.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
IL DATO SI RIFERISCE A QUELL REGOLARI CHE HANNO OTTENUTO IL “NATIONAL INSURANCE NUMBER”, INDISPENSABILE PER LAVORARE… PER IL MINISTRO INGLESE SONO “CIFRE DELUDENTI”
La Gran Bretagna è diventata la “terra promessa” degli italiani che decidono di lasciare il Belpaese. 
Con la sua economia cresciuta del 2,6% su base annua, rappresenta sempre più il sogno di chi sceglie di partire.
Per la prima volta quest’anno gli italiani sono al secondo posto tra gli stranieri in arrivo, con un incremento del 37%.
I connazionali arrivati a Londra e dintorni in cerca di lavoro tra il 2014 ed il 2015 sono stati 57.600 contro i 42.000 dei 12 mesi precedenti.
La notizia è pubblicata dal quotidiano conservatore Daily Telegraph, che anticipa i dati di quanti si sono registrati ufficialmente ed hanno ottenuto il ‘National Insurance number’ (l’equivalente del nostro codice fiscale) indispensabile per poter lavorare.
Il saldo migratorio nel Regno Unito ha raggiunto, come rileva l’Istituto di Statistica, “il massimo storico” su dodici mesi (da marzo 2014 a marzo 2015), pari a 329mila persone, superando il precedente record di 320mila raggiunto tra giugno 2004 e giugno 2005.
Tra marzo 2014 e marzo 2015, 636mila persone sono entrate legalmente nel Regno Unito, mentre ne sono partite 307.000.
Queste cifre sono “molto deludenti”, ha commentato James Brokenshire, Segretario di Stato all’immigrazione. Cinque anni fa il governo conservatore di David Cameron aveva promesso di limitare la crescita netta di immigrati regolari a qualche migliaio l’anno.
La Gran Bretagna – già intervenuta con durezza sugli immigrati di Calais – prepara misure sempre più severe nei confronti degli immigrati irregolari.
Secondo il Times, il governo privatizzerà il servizio di espulsione e rimpatrio (“Escorting and Travel Service”) di quanti saranno sorpresi a non avere i titoli necessari per restare.
Secondo il quotidiano britannico, l’appalto delle espulsioni durerà 5 anni.
Londra prevede di spendere solo quest’anno 500 milioni di sterline (682 di euro) per riportare a casa le migliaia di richiedenti asilo, ai quali la domanda è stata respinta, e i clandestini ‘tout court’.
La somma include 200 milioni che saranno spesi in biglietti aerei.
Tra quanti saranno rimandati al paese d’origine, gli stranieri detenuti che hanno terminato di scontare le pene cui sono stati condannati e i lavoratori i cui visti sono scaduti.
(da “la Repubblica”)
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