Agosto 29th, 2015 Riccardo Fucile
CONTRO IL FANTASMA BALLOTTAGGIO, L’INTESA POSSIBILE
Schiacciati a destra dalla Lega di Matteo Salvini, tentati a sinistra da un’alleanza organica con il Partito democratico di Matteo Renzi.
Una metamorfosi di fatto già avviata dall’esperienza di governo e il cui completamento potrebbe rivelarsi, per il Nuovo Centrodestra, l’unica scialuppa per evitare l’annegamento negli sbarramenti dell’Italicum, la nuova legge elettorale, alle prossime politiche.
L’ultimo indizio sulla rotta intrapresa dal movimento guidato da Angelino Alfano lo aveva messo nero su bianco, sulle colonne del Corriere della Sera, l’ex ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo sbattendosi dietro la porta del Ncd: “Mi ero illusa che onorasse il nome che porta, Nuovo Centrodestra. E invece stanno lavorando per aggregarsi al centrosinistra”.
Profetizzando, nel suo addio al partito, che “Angelino Alfano e il Nuovo Centrodestra, se si votasse domattina, si candiderebbero con Matteo Renzi”.
Da una parte l’esperienza — per ora modesta e destinata all’estinzione — dei moderati ex berlusconiani potrebbe salvarsi e vivere ancora in Parlamento.
Dall’altra il Pd si assicurerebbe un grappolo di voti utili in caso di un eventuale ballottaggio alle Politiche.
La svolta a sinistra. Cicchitto: “Nessuna trattativa”
Un sospetto che, nelle ultime ore, ha preso sempre più consistenza. Fino ad assumere i contorni di una vera e propria trattativa tra Area Popolare, la componente parlamentare formata da Ncd e Udc, e il Pd per assicurarsi una “quota” di salvataggio nel listone dei democratici alle elezioni politiche, quando saranno.
Al Nazareno sarebbero disposti a concedere 15 seggi sicuri, i centristi punterebbero ad ottenerne almeno 20.
Una zattera sulla quale potrebbero imbarcarsi gli stessi Alfano e Casini, l’attuale ministro della Salute, Beatrice Lorenzin (vicinissima a Renzi), quello dell’Ambiente Gian Luca Galletti, Lorenzo Cesa, Dorina Bianchi (il suo nome circolava nei mesi scorsi tra i papabili per un ingresso nel governo) e Rosanna Scopelliti.
Ma anche gli ex socialisti, come Sergio Pizzolante e Fabrizio Cicchitto che, sentito da ilfattoquotidiano.it, precisa: “A me non risulta che ci sia in corso una trattativa per l’attribuzione di una ventina di parlamentari al Nuovo Centrodestra”.
Ma, riguardo alle prospettive politiche del suo partito, rilancia: “Allo stato attuale è impossibile un’alleanza con Salvini e Berlusconi mentre con il Pd è possibile fare alleanze sulla base di programmi condivisi”.
“Non esiste nessuna trattativa” insiste Cicchitto parlando con il Garantista.
“La ragione di questo bombardamento — aggiunge — che è arrivata fino a dare una non-notizia anzi una autentica bugia come quella secondo la quale Alfano e Casini starebbero trattando con Renzi l’elezione nelle liste del Pd nelle future elezioni di circa 15/20 parlamentari (dei quali sono stati dati anche i nomi con l’evidente obiettivo di indispettire gli altri 45) è quella di provocare una sorta di ammutinamento, specie nel gruppo al Senato, facendo mancare dei voti determinanti per la riforma costituzionale”.
Nessuna confluenza di Ncd nel Pd, quindi, per la quale Cicchitto non vede le condizioni ma “la possibilità di continuare la collaborazione, soprattutto creando un aggregatore di forze centriste che abbiano forza contrattuale con il Partito democratico”.
Il primo passo, come suggeriva Pizzolante su Fatto, sarebbe quello di “cancellare tutte le sigle di Area Popolare (Ncd e Udc, ndr) per dare vita ad un nuovo partito moderato e liberale alleato del Pd renziano”.
Anche perchè entrare nel centrosinistra con il nome di Nuovo Centrodestra sarebbe una forzatura lessicale prima ancora che politica.
Ncd, Napoli contro Milano
Indizi, per adesso, che si sommano, tanto per citarne qualcun altro, alle esternazioni del sottosegretario alla Difesa e coordinatore del Ncd in Campania, Gioacchino Alfano: “Noi siamo già alleati del Pd a livello nazionale. E personalmente mi sento più a mio agio con questo Pd che con Salvini – spiegava al Corriere del Mezzogiorno — Nel Pd sta prevalendo una mentalità pragmatica, risolutrice, moderata e non ideologica. Io, da sottosegretario alla Difesa, ricevo dal Partito democratico una fattiva e costante collaborazione”.
Come pure, sempre dal territorio, segnali nella stessa direzione erano arrivati, qualche mese fa, dal segretario regionale del Pd in Sicilia, Fausto Raciti: “Al momento non c’è alleanza tra Pd e Ncd se non nelle elezioni amministrative”, argomentava dalle colonne di Repubblica Palermo, “Vogliamo pensare però che Ncd possa costituire un pezzo di Area popolare, tenendo conto che il governo nazionale oggi è sostenuto da forze più ampie di quanto siano quelle che sostengono il governo regionale”.
Una strada, quella dell’alleanza con il Pd, che non tutti dentro il Ncd sembrano però condividere.
Alessandro Colucci, coordinatore degli alfaniani in Lombardia, assicura all’agenzia Askanews: “Posso confermare che in prospettiva delle prossime elezioni amministrative, nè per Milano nè per altre città , ci sono alleanze con la sinistra”.
“Una posizione coerente con la scelta assunta nell’ultima tornata elettorale, dove il nostro partito si è presentato come chiara alternativa alla sinistra aderendo a coalizioni, come in Liguria o a Venezia, o scegliendo di correre in completa autonomia, come in Veneto”.
Nè Renzi nè Salvini
Divergenze certificate anche da altri autorevoli esponenti nazionali del partito di Alfano. Come il senatore Giuseppe Esposito: “C’è un po’ di confusione, l’ho già definita una schizofrenia dicotomica, con affermazioni divergenti dalla Lombardia alla Campania, come quelle di Colucci e Gioacchino Alfano”, spiega a ilfattoquotidiano.it, “Non possiamo fare la politica del doppio forno”.
Politica, peraltro, già sperimentata in passato con scarsa fortuna proprio dall’Udc, oggi alle prese con il nodo della sopravvivenza non solo politica ma anche economica: le casse dei centristi sono in rosso per quasi due milioni di euro.
“Chi l’ha fatto in passato è stato punito dagli elettori — ricorda del resto ancora Esposito — La dirigenza nazionale deve prendere in considerazione questo aspetto. Con il Pd abbiamo fatto un accordo non di carattere elettorale, ma per fare le riforme. Per il futuro posso dire che non andrò mai con il centrodestra di Salvini. Io immagino un soggetto moderato unitario che possa sfidare Salvini e Renzi”.
Insomma, una voce critica rispetto alla linea imboccata dal partito, che non sarebbe isolata nelle stanze del Ncd.
E nel Partito democratico? Cauto, ma al tempo stesso possibilista, il renziano Ernesto Carbone. “Per quanto riguarda le alleanze alle Amministrative passerà almeno un anno. Il rapporto con Ncd nella maggioranza sono buoni, le cose stanno andando bene — spiega il componente della segreteria Pd — C’è la consapevolezza di alcune diversità , ma in politica si possono colmare. Non so dire cosa succederà in futuro. Se c’è la condivisione di un progetto politico non c’è alcuna preclusione”.
Sinistra Pd in allarme
Un’apertura che non piace affatto alla sinistra Pd. “L’idea di costruire, per le prossime politiche, un’alleanza organica con un pezzo del centrodestra, da Alfano a Sacconi, da Cicchitto a Verdini, è la traduzione che Renzi è tentato di dare del progetto del partito della nazione”, argomenta il bersaniano Alfredo D’Attorre sentito da ilfattoquotidiano.it, “Una linea politicamente ed elettoralmente perdente, che non solo non ha il consenso della base del Pd, ma rischia di imbarcare pezzi di ceto politico del centrodestra senza effettivi benefici in termini di voti reali, come hanno dimostrato le ultime elezioni amministrative”.
Il rischio, insomma, è quello di “mettere in fuga una parte dell’elettorato di centrosinistra senza sfondare a destra, snaturando il ruolo del Partito democratico che dovrebbe essere quello di motore del centrosinistra”.
D’Attorre è categorico: “Siamo ad un bivio politico di fondo sul quale credo sia necessario che prima o poi i nostri iscritti e militanti siano chiamati a pronunciarsi. Anche perchè si andrebbe in sostanza verso una sorta di nuova Margherita, che però guarderebbe a destra più che a sinistra. Un Pd che renda organica un’alleanza con pezzi del centrodestra, sia nelle scelte politiche che programmatiche, è un Pd destinato al tracollo elettorale. Una strada che rischia di farci precipitare sotto il 20 per cento”.
Antonio Pitoni e Stefano Iannaccone
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 29th, 2015 Riccardo Fucile
DA FORMIGONI A FINI, DA LUSI A FIORITO: UN MARE DI POLEMICHE
Ignazio Marino ha un degno predecessore, e non Gianni Alemanno alla guida di Roma ma
Franco Frattini alla compilazione cartoline.
Chi scorderà mai le stupefacenti giornate del ministro degli Esteri berlusconiano trattenuto alle Maldive da impegni di diporto mentre Georgia e Russia si contendevano l’Ossezia oliando i cannoni?
Era l’agosto del 2008 e l’Europa allarmata riunì d’urgenza i ministri competenti e dalla Farnesina partì, per mancanza del titolare, il sottosegretario Enzo Scotti.
Dagli atolli dell’Oceano Indiano, Frattini commentava soddisfatto «l’importanza dell’adozione di un documento equilibrato» eccetera, e reagiva con beato distacco ai sarcasmi dei colleghi: «Le moderne tecnologie», diceva, consentono oggigiorno di lavorare anche da lontani arcipelaghi, difatti «ho contribuito in modo decisivo» alla stesura della deliberazione.
Le moderne tecnologie lo aiutarono di nuovo in occasione dell’operazione Piombo Fuso, l’invasione e il bombardamento della striscia di Gaza da parte d’Israele: Frattini, in tutta da sci e con la pomata sul naso rosso, espresse tutta la sua istituzionale preoccupazione al Tg1 da uno chalet di montagna.
La grande domanda, ora, è come Marino conti di rimediare alla foto pubblicata sul Tempo, lui con la maschera subacquea che fa snorkeling.
Nè l’istantanea nè le moderne tecnologie frattiniane giovano a quella dotazione decisiva del politico che è il consenso.
Eppure è in vacanza — come al rogito e al ristorante — che i nostri leader continuano a sferrarsi martellate laddove fa molto male.
Il fuoriclasse assoluto è stato Gianfranco Fini, per un periodo infilò una prodezza all’anno, un’estate fece immersione nella zona protetta e vietata di Giannutri, l’estate dopo venne fotografato mentre riemergeva dai flutti con molluschi e stelle marine, intoccabili, e lui si difese per mezzo portavoce dicendo che poi li aveva «ributtati in acqua» (dev’essere una strategia, come quando ammise d’essersi fatto una canna, «ma non ho aspirato»).
Il capolavoro è però del capodanno 2012 trascorso alle fatidiche Maldive.
Per via della crisi se ne fece una polemica anche dozzinale, ma Fini ci cascò in pieno: la compagna, Elisabetta Tulliani, spiegò che il viaggio era l’eccezionale festeggiamento dei 60 anni dell’amato: «Non capita tutti i giorni di compierli».
In due ore saltò fuori che la coppia era stata alle Maldive pure il capodanno precedente, quando Fini di anni ne aveva compiuti 59 (e in effetti si tratta di un altro evento abbastanza unico nella vita di un uomo).
Quanti danni abbiano procurato le villeggiature a Roberto Formigoni lo sanno tutti, non soltanto per le mete (i mari del sud) e i mezzi (gli yacht) e i prezzi (o esigui o nulli), ma pure per le avvilenti immagini dell’ex governatore in slippino aderente e marsupio che finivano sui giornali ogni mattina.
Questa è la politica, altrimenti si sarebbe parlato di più degli 80 mila euro che, con molto impegno e qualche difficoltà , l’allora tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, spese in sette giorni alle Bahamas.
Un altro eroe dei nostri tempi, Franco Fiorito, si era limitato a 29 mila in Sardegna, mentre i consiglieri regionali lucani spacciavano per missioni le fuitine con le amanti, per il vantaggio di non scucire un soldo. Invece — e giustamente — ci si occupa più del viaggio del premier Matteo Renzi a Courmayeur con volo di Stato, o del soggiorno gratuito offerto al sottosegretario del governo Monti, Carlo Malinconico, all’hotel il Pellicano all’Argentario.
E se i giornalisti stavano fuori dal Pirellone ad aspettare Nicole Minetti, e poi saltava fuori che lei se n’era andata a Los Angeles, ci si faceva una risata.
E quella risata è precisamente il problema di Marino.
(da “La Stampa”)
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Agosto 29th, 2015 Riccardo Fucile
INCHIESTA DI QUATTRORUOTE SUI MANCATI PAGAMENTI AUTOSTRADALI: 2,4 MILIONI DI PASSAGGI GRATIS
Anche i tedeschi fanno i portoghesi al casello.
Anzi no, alle Autostrade italiane fanno i furbi e provano a far pagare due volte lo stesso pedaggio.
Leggendo sia i giornali italiani e che quelli tedeschi su un tema tornato di attualità nei giorni scorsi, in scia a un’inchiesta di Quattroruote sui mancati pagamenti al casello tricolore, emergono due visioni completamente diverse del problema che ad Autostrade per l’Italia tra il 2010 e il 2014 è costato 2,4 milioni di passaggi gratis, quasi un quarto dei quali “scroccati” da automobilisti tedeschi.
Non a caso la principale concessionaria della Penisola che fa capo alla famiglia Benetton, per risolvere il problema oltre ad aver attivato il recupero crediti, nei mesi scorsi è arrivata al punto da scomodare l’ambasciata italiana a Berlino per chiedere un intervento diplomatico e ottenere i suoi soldi.
E quest’ultima ha seguito il caso “in stretto raccordo con il nostro ministero dei Trasporti”.
Forse però una maggiore internazionalizzazione delle comunicazioni aiuterebbe a ridurre il problema.
“Sono questi i problemi della società autostradale italiana?”, si è per esempio chiesto Hans Schmidt, uno dei tanti automobilisti tedeschi che nei mesi scorsi ha ricevuto dalla società di recupero crediti Nivi Credit di Firenze la richiesta di versamento di un pedaggio di 5,38 euro. Lui era convinto di aver già pagato al casello tanto da aver subito pensato a una nuova truffa italiota e da scrivere immediatamente una lettera al giornale della sua città , Gera.
“Suppongo che l’importo mancante sia stato prelevato dalla mia carta di credito, poichè il casello si è aperto”, spiega respingendo ogni intenzione fraudolenta e sottolineando di non saper leggere l’italiano.
“Quando è capitato un problema, ho chiamato col pulsante il personale”, aggiunge spiegando di averlo fatto soprattutto perchè, in parecchi caselli automatici nonostante egli abbia pigiato il bottone non è uscita alcuna ricevuta.
Quindi la domanda maliziosa: “Forse questi problemi interni delle società autostradali italiane sono creati con intenzione, se dopo 17 settimane vengono spedite lettere come queste?”. Accompagnata dalla ferma decisione di non pagare i 5,38 euro se non realmente dovuti.
Di lettere del genere è sommerso l’Automobil Club tedesco che ha dovuto spiegare agli associati, già poco avvezzi al pagamento del pedaggio che in Germania non esiste, una possibile fonte del problema.
Se per un qualunque motivo al casello automatico il pagamento con la carta non viene accettato, può succedere che la barriera si apra comunque e l’operatore intervenuto o la stessa macchinetta rilasci uno scontrino.
Dove c’è scritto come e dove versare il dovuto entro 15 giorni. Ma in italiano.
E così può capitare che l’automobilista non si renda neanche conto di non aver pagato.
Del resto lo ricorda anche Quattroruote citando le più collaudate tecniche di elusione, che sono “fondalmentalmente due: l’accodamento (rischioso) a un altro veicolo che transita su una pista Telepass, approfittando della sbarra alzata, e l’accampamento di pretesti nelle corsie dov’è previsto il pagamento manuale (mancanza di denaro, carte di credito o bancomat smagnetizzati e via dicendo).
In questo caso viene emesso un ticket di mancato pagamento da utilizzare per saldare il dovuto su internet o in un Punto blu, cosa che poi, nel 75% dei casi, non avviene”.
Forse anche perchè la comunicazione non è chiara.
Certo, l’equivoco non vale per tutti, come dimostra il caso della vettura alla quale sono stati addebitati oltre 900 pedaggi non pagati, ma il dubbio è d’obbligo.
M. Eccheli e G. Scacciavillani
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 29th, 2015 Riccardo Fucile
“UN TEMPO SI FACEVANO ANALISI POLITICHE SERIE, OGGI SI PROMETTONO MENO TASSE PER VINCERE”
Non vuole criticare il governo, perchè chi ha quella responsabilità “deve essere lasciato in pace”. 
Ma Romano Prodi qualche stilettata nei confronti di Matteo Renzi non se la risparmia. Anche nella placida cornice di Capalbio, dove ieri ha tenuto una lectio magistralis sull’Europa.
A partire dal grande tema d’autunno: il taglio delle tasse.
“Dopo Reagan e la Thatcher, chi parla di tasse perde le elezioni. E su questo non c’è più nessuna distinzione tra destra, centro e sinistra. Ecco che si promettono meno tasse, meno tasse e si favorisce l’irrazionalità … a furia di promettere tutto a tutti chi promette di più vince. E comunque sulle tasse un tempo si facevano analisi politiche serie per valutare tra l’altro dove destinare le imposte, sulla sanità o sul welfare. Oggi si c’è una cosa che ti impedisce l’analisi è Twitter”.
Non cita mai il premier, ma il riferimento al social network più amato all’ex rottamatore è evidente.
E un altro sassolino dalla scarpa se lo toglie sollecitato sull’analisi che Renzi ha svolto davanti la platea del Meeting di Rimini, secondo cui l’Italia ha vissuto vent’anni di stallo tra i tifosi del berlusconismo e quelli dell’antiberlusconismo.
Vent’anni nei quali il Professore ha guidato il centrosinistra, oltre a sedere per due volte sulla poltrona di Palazzo Chigi. “Lui parla di vent’anni di stallo? Allora ‘l s’è sbajè…” chiosa caustico Prodi.
Su quest’ultimo argomento replica più diffusamente quell’Arturo Parisi che di Prodi è stato consigliere e braccio destro.
“Ad affossarci furono le divisioni interne, non il consenso degli elettori”, spiega in un’intervista concessa a L’Unità .
“La memoria – spiega replicando alle parole del premier, fa spesso brutti scherzi. Riconduce al prima cose che vengono dopo, trasformando spesso gli effetti in cause. Però capisco che parlando ai ciellini, che sono stati colonna portante del berlusconismo, era forte la tentazione di alleggerire le loro responsabilità …”.
(da “Huffingtonpost”)
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