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PD OFFRE 15 SEGGI AD ALFANO PER INGLOBARE NCD IN VISTA DELLE ELEZIONI

Agosto 29th, 2015 Riccardo Fucile

CONTRO IL FANTASMA BALLOTTAGGIO, L’INTESA POSSIBILE

Schiacciati a destra dalla Lega di Matteo Salvini, tentati a sinistra da un’alleanza organica con il Partito democratico di Matteo Renzi.
Una metamorfosi di fatto già  avviata dall’esperienza di governo e il cui completamento potrebbe rivelarsi, per il Nuovo Centrodestra, l’unica scialuppa per evitare l’annegamento negli sbarramenti dell’Italicum, la nuova legge elettorale, alle prossime politiche.
L’ultimo indizio sulla rotta intrapresa dal movimento guidato da Angelino Alfano lo aveva messo nero su bianco, sulle colonne del Corriere della Sera, l’ex ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo sbattendosi dietro la porta del Ncd: “Mi ero illusa che onorasse il nome che porta, Nuovo Centrodestra. E invece stanno lavorando per aggregarsi al centrosinistra”.
Profetizzando, nel suo addio al partito, che “Angelino Alfano e il Nuovo Centrodestra, se si votasse domattina, si candiderebbero con Matteo Renzi”.
Da una parte l’esperienza — per ora modesta e destinata all’estinzione — dei moderati ex berlusconiani potrebbe salvarsi e vivere ancora in Parlamento.
Dall’altra il Pd si assicurerebbe un grappolo di voti utili in caso di un eventuale ballottaggio alle Politiche.
La svolta a sinistra. Cicchitto: “Nessuna trattativa”
Un sospetto che, nelle ultime ore, ha preso sempre più consistenza. Fino ad assumere i contorni di una vera e propria trattativa tra Area Popolare, la componente parlamentare formata da Ncd e Udc, e il Pd per assicurarsi una “quota” di salvataggio nel listone dei democratici alle elezioni politiche, quando saranno.
Al Nazareno sarebbero disposti a concedere 15 seggi sicuri, i centristi punterebbero ad ottenerne almeno 20.
Una zattera sulla quale potrebbero imbarcarsi gli stessi Alfano e Casini, l’attuale ministro della Salute, Beatrice Lorenzin (vicinissima a Renzi), quello dell’Ambiente Gian Luca Galletti, Lorenzo Cesa, Dorina Bianchi (il suo nome circolava nei mesi scorsi tra i papabili per un ingresso nel governo) e Rosanna Scopelliti.
Ma anche gli ex socialisti, come Sergio Pizzolante e Fabrizio Cicchitto che, sentito da ilfattoquotidiano.it, precisa: “A me non risulta che ci sia in corso una trattativa per l’attribuzione di una ventina di parlamentari al Nuovo Centrodestra”.
Ma, riguardo alle prospettive politiche del suo partito, rilancia: “Allo stato attuale è impossibile un’alleanza con Salvini e Berlusconi mentre con il Pd è possibile fare alleanze sulla base di programmi condivisi”.
“Non esiste nessuna trattativa” insiste Cicchitto parlando con il Garantista.
“La ragione di questo bombardamento — aggiunge — che è arrivata fino a dare una non-notizia anzi una autentica bugia come quella secondo la quale Alfano e Casini starebbero trattando con Renzi l’elezione nelle liste del Pd nelle future elezioni di circa 15/20 parlamentari (dei quali sono stati dati anche i nomi con l’evidente obiettivo di indispettire gli altri 45) è quella di provocare una sorta di ammutinamento, specie nel gruppo al Senato, facendo mancare dei voti determinanti per la riforma costituzionale”.
Nessuna confluenza di Ncd nel Pd, quindi, per la quale Cicchitto non vede le condizioni ma “la possibilità  di continuare la collaborazione, soprattutto creando un aggregatore di forze centriste che abbiano forza contrattuale con il Partito democratico”.
Il primo passo, come suggeriva Pizzolante su Fatto, sarebbe quello di “cancellare tutte le sigle di Area Popolare (Ncd e Udc, ndr) per dare vita ad un nuovo partito moderato e liberale alleato del Pd renziano”.
Anche perchè entrare nel centrosinistra con il nome di Nuovo Centrodestra sarebbe una forzatura lessicale prima ancora che politica.
Ncd, Napoli contro Milano
Indizi, per adesso, che si sommano, tanto per citarne qualcun altro, alle esternazioni del sottosegretario alla Difesa e coordinatore del Ncd in Campania, Gioacchino Alfano: “Noi siamo già  alleati del Pd a livello nazionale. E personalmente mi sento più a mio agio con questo Pd che con Salvini – spiegava al Corriere del Mezzogiorno — Nel Pd sta prevalendo una mentalità  pragmatica, risolutrice, moderata e non ideologica. Io, da sottosegretario alla Difesa, ricevo dal Partito democratico una fattiva e costante collaborazione”.
Come pure, sempre dal territorio, segnali nella stessa direzione erano arrivati, qualche mese fa, dal segretario regionale del Pd in Sicilia, Fausto Raciti: “Al momento non c’è alleanza tra Pd e Ncd se non nelle elezioni amministrative”, argomentava dalle colonne di Repubblica Palermo, “Vogliamo pensare però che Ncd possa costituire un pezzo di Area popolare, tenendo conto che il governo nazionale oggi è sostenuto da forze più ampie di quanto siano quelle che sostengono il governo regionale”.
Una strada, quella dell’alleanza con il Pd, che non tutti dentro il Ncd sembrano però condividere.
Alessandro Colucci, coordinatore degli alfaniani in Lombardia, assicura all’agenzia Askanews: “Posso confermare che in prospettiva delle prossime elezioni amministrative, nè per Milano nè per altre città , ci sono alleanze con la sinistra”.
“Una posizione coerente con la scelta assunta nell’ultima tornata elettorale, dove il nostro partito si è presentato come chiara alternativa alla sinistra aderendo a coalizioni, come in Liguria o a Venezia, o scegliendo di correre in completa autonomia, come in Veneto”.
Nè Renzi nè Salvini
Divergenze certificate anche da altri autorevoli esponenti nazionali del partito di Alfano. Come il senatore Giuseppe Esposito: “C’è un po’ di confusione, l’ho già  definita una schizofrenia dicotomica, con affermazioni divergenti dalla Lombardia alla Campania, come quelle di Colucci e Gioacchino Alfano”, spiega a ilfattoquotidiano.it, “Non possiamo fare la politica del doppio forno”.
Politica, peraltro, già  sperimentata in passato con scarsa fortuna proprio dall’Udc, oggi alle prese con il nodo della sopravvivenza non solo politica ma anche economica: le casse dei centristi sono in rosso per quasi due milioni di euro.
“Chi l’ha fatto in passato è stato punito dagli elettori — ricorda del resto ancora Esposito — La dirigenza nazionale deve prendere in considerazione questo aspetto. Con il Pd abbiamo fatto un accordo non di carattere elettorale, ma per fare le riforme. Per il futuro posso dire che non andrò mai con il centrodestra di Salvini. Io immagino un soggetto moderato unitario che possa sfidare Salvini e Renzi”.
Insomma, una voce critica rispetto alla linea imboccata dal partito, che non sarebbe isolata nelle stanze del Ncd.
E nel Partito democratico? Cauto, ma al tempo stesso possibilista, il renziano Ernesto Carbone. “Per quanto riguarda le alleanze alle Amministrative passerà  almeno un anno. Il rapporto con Ncd nella maggioranza sono buoni, le cose stanno andando bene — spiega il componente della segreteria Pd — C’è la consapevolezza di alcune diversità , ma in politica si possono colmare. Non so dire cosa succederà  in futuro. Se c’è la condivisione di un progetto politico non c’è alcuna preclusione”.
Sinistra Pd in allarme
Un’apertura che non piace affatto alla sinistra Pd. “L’idea di costruire, per le prossime politiche, un’alleanza organica con un pezzo del centrodestra, da Alfano a Sacconi, da Cicchitto a Verdini, è la traduzione che Renzi è tentato di dare del progetto del partito della nazione”, argomenta il bersaniano Alfredo D’Attorre sentito da ilfattoquotidiano.it, “Una linea politicamente ed elettoralmente perdente, che non solo non ha il consenso della base del Pd, ma rischia di imbarcare pezzi di ceto politico del centrodestra senza effettivi benefici in termini di voti reali, come hanno dimostrato le ultime elezioni amministrative”.
Il rischio, insomma, è quello di “mettere in fuga una parte dell’elettorato di centrosinistra senza sfondare a destra, snaturando il ruolo del Partito democratico che dovrebbe essere quello di motore del centrosinistra”.
D’Attorre è categorico: “Siamo ad un bivio politico di fondo sul quale credo sia necessario che prima o poi i nostri iscritti e militanti siano chiamati a pronunciarsi. Anche perchè si andrebbe in sostanza verso una sorta di nuova Margherita, che però guarderebbe a destra più che a sinistra. Un Pd che renda organica un’alleanza con pezzi del centrodestra, sia nelle scelte politiche che programmatiche, è un Pd destinato al tracollo elettorale. Una strada che rischia di farci precipitare sotto il 20 per cento”.

Antonio Pitoni e Stefano Iannaccone
(da “il Fatto Quotidiano”)

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DA FRATTINI SUGLI SCI AL SUB MARINO: QUANDO LA VACANZA DEL POLITICO SI TRAMUTA IN AUTOGOL

Agosto 29th, 2015 Riccardo Fucile

DA FORMIGONI A FINI, DA LUSI A FIORITO: UN MARE DI POLEMICHE

Ignazio Marino ha un degno predecessore, e non Gianni Alemanno alla guida di Roma ma Franco Frattini alla compilazione cartoline.
Chi scorderà  mai le stupefacenti giornate del ministro degli Esteri berlusconiano trattenuto alle Maldive da impegni di diporto mentre Georgia e Russia si contendevano l’Ossezia oliando i cannoni?
Era l’agosto del 2008 e l’Europa allarmata riunì d’urgenza i ministri competenti e dalla Farnesina partì, per mancanza del titolare, il sottosegretario Enzo Scotti.
Dagli atolli dell’Oceano Indiano, Frattini commentava soddisfatto «l’importanza dell’adozione di un documento equilibrato» eccetera, e reagiva con beato distacco ai sarcasmi dei colleghi: «Le moderne tecnologie», diceva, consentono oggigiorno di lavorare anche da lontani arcipelaghi, difatti «ho contribuito in modo decisivo» alla stesura della deliberazione.
Le moderne tecnologie lo aiutarono di nuovo in occasione dell’operazione Piombo Fuso, l’invasione e il bombardamento della striscia di Gaza da parte d’Israele: Frattini, in tutta da sci e con la pomata sul naso rosso, espresse tutta la sua istituzionale preoccupazione al Tg1 da uno chalet di montagna.
La grande domanda, ora, è come Marino conti di rimediare alla foto pubblicata sul Tempo, lui con la maschera subacquea che fa snorkeling.
Nè l’istantanea nè le moderne tecnologie frattiniane giovano a quella dotazione decisiva del politico che è il consenso.
Eppure è in vacanza — come al rogito e al ristorante — che i nostri leader continuano a sferrarsi martellate laddove fa molto male.
Il fuoriclasse assoluto è stato Gianfranco Fini, per un periodo infilò una prodezza all’anno, un’estate fece immersione nella zona protetta e vietata di Giannutri, l’estate dopo venne fotografato mentre riemergeva dai flutti con molluschi e stelle marine, intoccabili, e lui si difese per mezzo portavoce dicendo che poi li aveva «ributtati in acqua» (dev’essere una strategia, come quando ammise d’essersi fatto una canna, «ma non ho aspirato»).
Il capolavoro è però del capodanno 2012 trascorso alle fatidiche Maldive.
Per via della crisi se ne fece una polemica anche dozzinale, ma Fini ci cascò in pieno: la compagna, Elisabetta Tulliani, spiegò che il viaggio era l’eccezionale festeggiamento dei 60 anni dell’amato: «Non capita tutti i giorni di compierli».
In due ore saltò fuori che la coppia era stata alle Maldive pure il capodanno precedente, quando Fini di anni ne aveva compiuti 59 (e in effetti si tratta di un altro evento abbastanza unico nella vita di un uomo).
Quanti danni abbiano procurato le villeggiature a Roberto Formigoni lo sanno tutti, non soltanto per le mete (i mari del sud) e i mezzi (gli yacht) e i prezzi (o esigui o nulli), ma pure per le avvilenti immagini dell’ex governatore in slippino aderente e marsupio che finivano sui giornali ogni mattina.
Questa è la politica, altrimenti si sarebbe parlato di più degli 80 mila euro che, con molto impegno e qualche difficoltà , l’allora tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, spese in sette giorni alle Bahamas.
Un altro eroe dei nostri tempi, Franco Fiorito, si era limitato a 29 mila in Sardegna, mentre i consiglieri regionali lucani spacciavano per missioni le fuitine con le amanti, per il vantaggio di non scucire un soldo. Invece — e giustamente — ci si occupa più del viaggio del premier Matteo Renzi a Courmayeur con volo di Stato, o del soggiorno gratuito offerto al sottosegretario del governo Monti, Carlo Malinconico, all’hotel il Pellicano all’Argentario.
E se i giornalisti stavano fuori dal Pirellone ad aspettare Nicole Minetti, e poi saltava fuori che lei se n’era andata a Los Angeles, ci si faceva una risata.
E quella risata è precisamente il problema di Marino.

(da “La Stampa”)

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TEDESCHI CHE NON PAGANO AL CASELLO: TUTTI FURBETTI O MANCANZA DI COMUNICAZIONE?”

Agosto 29th, 2015 Riccardo Fucile

INCHIESTA DI QUATTRORUOTE SUI MANCATI PAGAMENTI AUTOSTRADALI: 2,4 MILIONI DI PASSAGGI GRATIS

Anche i tedeschi fanno i portoghesi al casello.
Anzi no, alle Autostrade italiane fanno i furbi e provano a far pagare due volte lo stesso pedaggio.
Leggendo sia i giornali italiani e che quelli tedeschi su un tema tornato di attualità  nei giorni scorsi, in scia a un’inchiesta di Quattroruote sui mancati pagamenti al casello tricolore, emergono due visioni completamente diverse del problema che ad Autostrade per l’Italia tra il 2010 e il 2014 è costato 2,4 milioni di passaggi gratis, quasi un quarto dei quali “scroccati” da automobilisti tedeschi.
Non a caso la principale concessionaria della Penisola che fa capo alla famiglia Benetton, per risolvere il problema oltre ad aver attivato il recupero crediti, nei mesi scorsi è arrivata al punto da scomodare l’ambasciata italiana a Berlino per chiedere un intervento diplomatico e ottenere i suoi soldi.
E quest’ultima ha seguito il caso “in stretto raccordo con il nostro ministero dei Trasporti”.
Forse però una maggiore internazionalizzazione delle comunicazioni aiuterebbe a ridurre il problema.
“Sono questi i problemi della società  autostradale italiana?”, si è per esempio chiesto Hans Schmidt, uno dei tanti automobilisti tedeschi che nei mesi scorsi ha ricevuto dalla società  di recupero crediti Nivi Credit di Firenze la richiesta di versamento di un pedaggio di 5,38 euro. Lui era convinto di aver già  pagato al casello tanto da aver subito pensato a una nuova truffa italiota e da scrivere immediatamente una lettera al giornale della sua città , Gera.
“Suppongo che l’importo mancante sia stato prelevato dalla mia carta di credito, poichè il casello si è aperto”, spiega respingendo ogni intenzione fraudolenta e sottolineando di non saper leggere l’italiano.
“Quando è capitato un problema, ho chiamato col pulsante il personale”, aggiunge spiegando di averlo fatto soprattutto perchè, in parecchi caselli automatici nonostante egli abbia pigiato il bottone non è uscita alcuna ricevuta.
Quindi la domanda maliziosa: “Forse questi problemi interni delle società  autostradali italiane sono creati con intenzione, se dopo 17 settimane vengono spedite lettere come queste?”. Accompagnata dalla ferma decisione di non pagare i 5,38 euro se non realmente dovuti.
Di lettere del genere è sommerso l’Automobil Club tedesco che ha dovuto spiegare agli associati, già  poco avvezzi al pagamento del pedaggio che in Germania non esiste, una possibile fonte del problema.
Se per un qualunque motivo al casello automatico il pagamento con la carta non viene accettato, può succedere che la barriera si apra comunque e l’operatore intervenuto o la stessa macchinetta rilasci uno scontrino.
Dove c’è scritto come e dove versare il dovuto entro 15 giorni. Ma in italiano.
E così può capitare che l’automobilista non si renda neanche conto di non aver pagato.
Del resto lo ricorda anche Quattroruote citando le più collaudate tecniche di elusione, che sono “fondalmentalmente due: l’accodamento (rischioso) a un altro veicolo che transita su una pista Telepass, approfittando della sbarra alzata, e l’accampamento di pretesti nelle corsie dov’è previsto il pagamento manuale (mancanza di denaro, carte di credito o bancomat smagnetizzati e via dicendo).
In questo caso viene emesso un ticket di mancato pagamento da utilizzare per saldare il dovuto su internet o in un Punto blu, cosa che poi, nel 75% dei casi, non avviene”.
Forse anche perchè la comunicazione non è chiara.
Certo, l’equivoco non vale per tutti, come dimostra il caso della vettura alla quale sono stati addebitati oltre 900 pedaggi non pagati, ma il dubbio è d’obbligo.

M. Eccheli e G. Scacciavillani
(da “il Fatto Quotidiano”)

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PRODI IRONIZZA SU RENZI: “LE TASSE NON SI TAGLIANO SU TWITTER”

Agosto 29th, 2015 Riccardo Fucile

“UN TEMPO SI FACEVANO ANALISI POLITICHE SERIE, OGGI SI PROMETTONO MENO TASSE PER VINCERE”

Non vuole criticare il governo, perchè chi ha quella responsabilità  “deve essere lasciato in pace”.
Ma Romano Prodi qualche stilettata nei confronti di Matteo Renzi non se la risparmia. Anche nella placida cornice di Capalbio, dove ieri ha tenuto una lectio magistralis sull’Europa.
A partire dal grande tema d’autunno: il taglio delle tasse.
“Dopo Reagan e la Thatcher, chi parla di tasse perde le elezioni. E su questo non c’è più nessuna distinzione tra destra, centro e sinistra. Ecco che si promettono meno tasse, meno tasse e si favorisce l’irrazionalità … a furia di promettere tutto a tutti chi promette di più vince. E comunque sulle tasse un tempo si facevano analisi politiche serie per valutare tra l’altro dove destinare le imposte, sulla sanità  o sul welfare. Oggi si c’è una cosa che ti impedisce l’analisi è Twitter”.
Non cita mai il premier, ma il riferimento al social network più amato all’ex rottamatore è evidente.
E un altro sassolino dalla scarpa se lo toglie sollecitato sull’analisi che Renzi ha svolto davanti la platea del Meeting di Rimini, secondo cui l’Italia ha vissuto vent’anni di stallo tra i tifosi del berlusconismo e quelli dell’antiberlusconismo.
Vent’anni nei quali il Professore ha guidato il centrosinistra, oltre a sedere per due volte sulla poltrona di Palazzo Chigi. “Lui parla di vent’anni di stallo? Allora ‘l s’è sbajè…” chiosa caustico Prodi.
Su quest’ultimo argomento replica più diffusamente quell’Arturo Parisi che di Prodi è stato consigliere e braccio destro.
“Ad affossarci furono le divisioni interne, non il consenso degli elettori”, spiega in un’intervista concessa a L’Unità .
“La memoria – spiega replicando alle parole del premier, fa spesso brutti scherzi. Riconduce al prima cose che vengono dopo, trasformando spesso gli effetti in cause. Però capisco che parlando ai ciellini, che sono stati colonna portante del berlusconismo, era forte la tentazione di alleggerire le loro responsabilità …”.

(da “Huffingtonpost”)

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PROFUGHI OSPITATI A CASA DEI TEDESCHI: ACCOLTI DA COMUNI CITTADINI

Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile

ANCHE IN ITALIA QUESTI EPISODI DI SOLIDARIETA’ SONO IN CRESCITA

Se il motto della Lega di Matteo Salvini è “Aiutiamoli a casa loro”, da qualche tempo, in Germania, il refrain con cui gestire l’arrivo dei profughi dalla Siria potrebbe essere, osando una forzatura, aiutiamoli a casa nostra, laddove per ‘casa nostra’ non si intende il suolo patrio, ma proprio la casa, quella vera con camere, bagno e cucina.
Ad aprire le porte delle abitazioni privati agli stranieri in arrivo in Germania e Austria è stato, dalla fine del 2014, il sito Flà¼chtlinge Willkommen (Benvenuto rifugiato) che si occupa di mettere in contatto i profughi appena arrivati in Germania e Austria con persone disposte ad ospitarli in casa, a seconda della città  e della disponibilità  di spazio.
Il sito tedesco, come se fosse un Air B&B per rifugiati, in buona sostanza funziona così: ci si iscrive, si indica la propria disponibilità , la città  in cui si risiede e il numero massimo di profughi che si intende ospitare.
Non appena all’associazione arriva un caso compatibile con le caratteristiche dell’ospite volontario, i contatti vengono incrociati e chi cerca una casa può trovare un tetto per un periodo variabile (da poche settimane ad alcuni mesi) e chi invece ospita riesce a ottenere un piccolo guadagno (circa 300 euro al mese) a titolo di rimborso spese.
Questa cifra viene provvista o dallo Stato (nei lander che prevedono questo tipo di sussidio) o dal sito stesso con un sistema di crowdfunding.
I profughi accolti arrivano da paesi come Afghanistan, Bangladesh, Niger, Iraq, Iran, Pakistan, Senegal e Siria e, gli ospitanti sono di ogni tipo, tra i 21 e i 65 anni, coppie, single, studenti o professionisti.
Ad oggi, sul sito si sono registrati in poco più di 800, tra tedeschi e austriaci, e in 107 casi   disponibilità  e richiesta si sono incrociati con successo.
Numeri che se da un lato, possono sembrare dissonanti con i recenti disordini anti profughi scatenatisi per esempio a Heidenau, in Sassonia, con due notti di guerriglia urbana, o Nauen, in Brandeburgo, con l’incendio (probabilmente doloso e di matrice neonazi) di un centro di accoglienza , per altri versi, sembrano invece coerente con le recenti decisioni di Angela Merkel, intenzionata a prendere di petto la questione profughi e di mandare in soffitta, almeno per un po’ i vincoli della carta di Dublino che imporrebbe di respingere nel paese di sbarco gli immigrati che premono sui confini tedeschi.
La questione non è da poco se si pensa che, secondo i dati del Ministero per l’Immigrazione tedesco, dall’inizio del 2015 sono arrivate 600mila richieste di asilo e si ritiene che da oggi a fine anno se ne aggiungeranno altre 800mila.
Un fenomeno imponente che si somma ai 10,9   immigrati già  presenti sul territorio tedesco e che fanno della Germania il secondo Paese per percentuale di immigrati al mondo dopo gli Stati Uniti.
Un fronte, quello degli arrivi, che ora, senza la protezione della Carta di Dublino rischia di diventare troppo esteso per le strutture di accoglienza pubbliche e che rende   plausibile   la via dell’accoglienza domiciliare.
Anche in Italia non sono mancati di recente episodi in cui comuni cittadini hanno aperto le porte di casa loro a stranieri e profughi e senza che intervenisse a teutonica organizzazione di un sito, ma solo con il passa parola e gli appelli di volonterosi sindaci, parroci e vescovi.
Se pochi giorni fa ha fatto rumore il caso di Treviso, dove un insegnante, Antonio Silvio Calò, ha accolto in casa un gruppo di sei profughi, meno clamore, invece, si è alzato attorno alla scelta di un’anziana di Padova, Mara Gambato, 90 anni, che, scossa dalle immagini degli sbarchi a Lampedusa, ha traslocato in una appartamento per mettere a disposizione di un gruppo di profughi la sua villetta.
Azioni concrete che si sono accompagnate a contestati appelli pubblici.
Luciano Pacomio, vescovo di Mondovì, a febbraio ha esortato i cittadini a aprire le loro case ai rifugiati e, ad aprile, il prefetto di Venezia Domenico Cuttaia si è rivolto ai privati “per sistemare, provvisoriamente, gli immigrati in arrivo dalla Sicilia”.

Luciana Grosso
(da “L’Espresso”)

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NEL VIAGGIO DEI PROFUGHI LA TECNOLOGIA E LA RETE SONO FONDAMENTALI: SMARTPHONE, FACEBOOK E GOOGLE MAPS

Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile

CHI SI SCANDALIZZA PER IL POSSESSO DI CELLULARI DA PARTE DEI PROFUGHI NON CONOSCE IL PROBLEMA DI CHI DEVE SFUGGIRE DA UNA GUERRA

Le immagini dei richiedenti asilo che arrivano in Europa percorrendo migliaia di chilometri a piedi non devono confondere: i nuovi profughi hanno bisogno di Facebook e dello smartphone e non soltanto di acqua e cibo.
Tanto che la necessità  primaria al termine di una tappa è ricaricare il cellulare per poter connettersi con i social network e ricavare così informazioni da coloro che già  hanno passato quella frontiera, ma anche per scaricare mappe e indirizzi.
“Regola uno: caricare lo smartphone appena si può: per le mappe, le informazioni su Facebook, i prezzi, i treni…”, racconta Amir Hamza, 38 anni, pachistano laureato in medicina intervistato dall’inviato del Corriere della Sera nella tendopoli di Roszke, Ungheria, dove il flusso dei profughi è sempre più denso.
“Senza il mio smartphone non sarei mai arrivato fin qui a Belgrado, non potrei proseguire in Europa”, è la testimonianza di Osama Aljasem, 32 anni, insegnante di musica, intervistato dal New York Times.
Aljasem si tiene in contatto con 21 famigliari sparsi in cinque Paesi differenti tramite Whatsapp.
Come molti siriani, ha dovuto lasciare la propria password di Facebook al checkpoint della Siria quando è scappato; le autorità  di Damasco o l’Isis controllano in questo modo chi fugge, per stabilire se è amico o nemico.
Per questo motivo molti richiedenti asilo comperano un nuovo cellulare e una nuova scheda non appena arrivano in Turchia.
Scrive ancora il Corriere:
Con Facebook e Whatsapp si mandano aggiornamenti in tempo reale sulle rotte, dopo averli utilizzati prima della partenza per pianificare il viaggio. Sui social in lingua araba, nei gruppi di Facebook (“Come emigrare in Europa” conta 40mila membri) ci si scambiano informazioni, mentre i trafficanti cercano di postare le loro offerte last minute con tanto di “like” più o meno taroccati: “Sconto del 50% per i bambini sotto i 5 anni. Da Istanbul a Salonicco, dalla Turchia alla Grecia, 1900 a persona: passaggio in auto con due ore di camminata.
Ma, come sottolinea il New York Times, grazie agli smartphone con il Gps incorportato, i profughi stanno facendo a meno dei trafficanti poichè possono contare sulle informazioni ricavate nei gruppi di discussione sui social e dalle esperienze di chi è partito prima ed è già  arrivato: “Ora i trafficanti stanno perdendo quota perchè le persone vanno avanti da sole, grazie a Facebook”, dice Mohamad Haj Alì, 38 anni, volontario di una agenzia per lo sviluppo a Belgrado, la capitale della Serbia che sta diventando una delle tappe principali dei migranti.
Alì parla della enorme popolarità  di un gruppo Facebook denominato “Traffica te stesso in Europa senza trafficanti”. “I siriani non sono stupidi”, dice.

(da “Huffingtonpost”)

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INTERVISTA ALL’ECONOMISTA GIOVANNINI: “DAL JOBS ACT EFFETTO NULLO E UN GRAN CAOS SULLE CIFRE”

Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile

L’EX PRESIDENTE DELL’ISTAT: “IL MINISTERO NON HA SPIEGATO QUALE ERRORE HA COMMESSO”

Enrico Giovannini, economista, è stato presidente dell’Istat e poi ministro del Lavoro. Ha dedicato parte dei suoi studi proprio al rapporto informazione statistica e politica. Con lui proviamo a capire cosa possa esserci dietro l’errore commesso dal suo ex ministero nell’ultima comunicazione sui contratti di lavoro
Come spiega il pasticcio? Possibile che si tratti solo di un errore materiale?
«Non possiamo che credere a quello che ha detto il ministro e che dunque si sia trattato di un errore materiale. Evidentemente qualcuno ha sbagliato dei calcoli e quei dati sono usciti senza una verifica di qualità . Gli errori ci possono stare ed è per questo che tutti gli enti si dotano di procedure di controllo come previsto dalle linee guida sulla qualità  statistica che furono stabilite quando ero presidente dell’Istat »
In questo caso – c’è da supporre –non sono state rispettate. Cosa prevedono le linee guida?
«Per esempio che nel caso si commetta un errore si fornisca tempestivamente la rettifica spiegando le ragioni che hanno portato all’errore ».
Il ministero ha seguito questa procedura?
«Sul sito del ministero c’è solo il testo con i dati, ma non si evidenzia la rettifica e le sue ragioni”
Cioè non si spiegano le ragioni dell’errore?
«Non c’è nessun riferimento all’errore ».
E questo contribuisce a creare il caos informativo. Il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, ha parlato di confusione con Istat, Lavoro e Inps che forniscono in tempi diversi dati diversi. Lei è d’accordo con questo giudizio?
«La confusione c’è indubbiamente ed è in parte legata alla diversità  delle rilevazioni. Anche la stampa, però, deve essere più attenta al modo con cui diffonde le informazioni, magari ricordando ogni volta le specificità  di ogni fonte».
In questo caso, però, sono stati proprio alcuni giornali a smascherare l’errore del ministero.
«Solo alcuni giornali si sono accorti dell’errore. Non posso che rammaricarmi per la soppressione dei corsi sul data journalism che avevo introdotto quando ero presidente dell’Istat. Non a caso solo il 15% degli italiani giudica buona l’informazione statistica diffusa dai media e il 43% la giudica carente».
Quali sono le differenze tra i dati comunicati dall’Istat e quelli forniti dal Lavoro e dall’Inps?
«Intanto va detto che gli unici dati che fanno testo a livello internazionale sono quelli dell’Istat sulle forze lavoro. È una rilevazione campionaria basata su centinaia di migliaia di interviste effettuate durante l’anno. Riguarda tutti i settori e tutte le figure professionali e in parte copre anche il lavoro sommerso. Quelli del ministero del Lavoro sono dati amministrativi relativi alle comunicazioni obbligatorie da parte dei datori di lavoro. Si tratta in sostanza dei contratti di lavoro, non di “teste” perchè una stessa persona può stipulare nello stesso periodo più di un contratto. È un’indagine limitata al lavoro dipendente, esclusa la pubblica amministrazione e il lavoro domestico. Dunque è un sottoinsieme del campione Istat. Quelli dell’Inps hanno una copertura simile a quelli del Lavoro».
Come si può uscire da questo caos di numeri su un tema così sensibile com’è quello
del lavoro?

«L’Istat ha un ruolo fondamentale di coordinamento. E come ha già  annunciato il presidente Alleva credo sia estremamente urgente una sua iniziativa».
Guardando i numeri, cosa sta succedendo nel mercato del lavoro italiano?
«È molto semplice: il numero di occupati a giugno 2015 è identico a quello di giugno 2014, il numero dei disoccupati è cresciuto di 85 mila unità , e il numero degli inattivi è diminuito di 131 mila. Questo vuol dire che l’effetto complessivo delle misure adottate per il lavoro è stato finora nullo. Aggiungo che il numero di giovani occupati (860 mila, 80mila in meno di un anno fa) è al minimo storico».
È cambiata però la composizione dei contratti.
«Sì, c’è un forte spostamento dai contratti a termine al cosiddetto “contratto a tutele crescenti”, anche grazie ai generosi incentivi a favore delle imprese ».

Roberto Mania
(da “La Repubblica“)

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GRECIA, SYRIZA CROLLA NEI SONDAGGI, MA GLI ALTRI STANNO PEGGIO

Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile

SCENDE DAL 42,5% AL 23% MA RESTA IL PRIMO PARTITO.. CALANO ANCHE I CONSERVATORI DAL 27,8% AL 19,5%… FERMI ALBA DORATA E COMUNISTI

Syriza resta primo partito, ma crolla nei sondaggi.
Dopo le dimissioni di Alexis Tsipras da premier e il varo di un governo tecnico guidato dalla presidente della Corte suprema Vassilikì Thanou, un sondaggio dell’istituto ProRata pubblicato dal quotidiano greco Efimerida Ton Syntakton vede la sua formazione crollare dal 42,5% di luglio al 23%.
Uno scivolone notevole anche rispetto al 36,6% ottenuto alle elezioni di gennaio. Il nuovo dato è stato diffuso dal quotidiano Efymerida ton Syntakton, in vista delle elezioni che si terranno il 20 settembre.
Da 21 punti di vantaggio rispetto a Nuova Democrazia, Syriza è sceso a soli 3,5 punti in più.
Giovedì Greek Reporter aveva dato conto di un risultato ancora peggiore, che vedeva il partito di Tsipras avanti di appena 2 punti.
Tornando alla rilevazione di ProRata, i conservatori totalizzano il 19,5% delle intenzioni di voto, rispetto al 27,8% di gennaio e al 21,5% di luglio.
Al terzo posto resta l’estrema destra di Alba dorata, con il 6,5%.
Seguono i comunisti del Kke con il 5%, i socialdemocratici del Pasok con il 4% e i centristi di To Potami con il 4%.
Unità  popolare, nato dalla scissione dell’ala radicale di Syriza, conta il 3,5% delle intenzioni di voto. La Unione di centro, che finora non ha mai superato la soglia del 3%, ottiene proprio questa percentuale nei sondaggi.
In attesa delle elezioni, quindi per meno di un mese, il Paese sarà  comunque guidato dal governo ad interim guidato dalla presidente della Corte Suprema greca Thanou.
Nel frattempo l’istituto centrale di statistica ha rivisto al rialzo dallo 0,8 allo 0,9% il dato sulla crescita congiunturale del pil nel secondo trimestre.
Ma quel dato, molto influenzato dal calo dei prezzi e dagli acquisti di beni durevoli fatti per timore di eventuali prelievi forzosi sui conti in banca, ha come contraltare un’ulteriore scivolata dei depositi bancari.
A luglio, secondo Kathimerini, sono calati di 1,4 miliardi, nonostante il controllo sui capitali imposto dal governo a fine giugno. Prelevando 60 euro al giorno, limite massimo tuttora in vigore, è infatti comunque possibile ritirare fino a 1.800 euro al mese.
E molti cittadini, di fronte all’incertezza della situazione politica ed economica, preferiscono tenere il denaro in casa.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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MIGRANTI, IL NEW YORK TIMES CRITICA L’EUROPA: “HA FALLITO, ITALIA E GRECIA LASCIATE SOLE”

Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile

“L’AIUTO AI RIFUGIATI DEVE RIGUARDARE TUTTI I 28 PAESI”

L’Europa finora “ha fatto poco per aiutare Italia e Grecia, i Paesi dove approdano molti dei rifugiati” che fuggono dalle guerre in Medio Oriente.
La critica è del New York Times, che sottolinea come la Ue fino ad adesso abbia in generale “fallito” nel mettere a punto un sistema condiviso di quote, puntando il dito in particolare su Francia e Regno Unito fino a questo momento determinati nel fermare il flusso di disperati ai loro confini.
Il Nyt sottolinea quindi le parole della cancelliera tedesca Angela Merkel che si è detta profondamente scossa dalle notizie delle ultime ore, lanciando un appello ai partner europei perchè si accordino su un piano comune. “Ma abbiamo già  ascoltato queste dichiarazioni prima”, si afferma, auspicando comunque che stavolta il Vecchio Continente sia in grado di prendere le misure necessarie.
L’auspicio, dice il quotidiano, è che la tragica scoperta dei morti nel tir in Austria, “sciocchi quei Paesi europei che fino ad ora si sono rifiutati di intraprendere quelle azioni concertate”, sollecitate dalla cancelliera Angela Merkel, che “sono così palesemente necessarie”.
L’Italia e la Grecia “sono sopraffatte” mentre la Serbia e la Macedonia, che aspirano a diventare membri Ue faticano, a gestire la crisi, rimarca il Nyt, plaudendo alla proposta dell’Austria di creare un sistema di quote per tutti i 28 i Paesi membri, un porto sicuro per chi certa aiuto nel Vecchio Continente e intensificando la lotta contro i trafficanti.
“Queste misure – conclude il giornale – rappresentanto il modo di pensare ingegnoso e compassionevole di cui l’Europa ha bisogno”.

(da “Huffingtonpost”)

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