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BOSSI: “ALLA LUNGA LE CONTRADDIZIONI DI SALVINI EMERGONO”

Novembre 25th, 2015 Riccardo Fucile

“L’ALLEANZA CON MARINE LE PEN MOTIVATA SOLO DAL CERCARE DI PRENDERE VOTI”… “SONO CONTRARIO ALL’IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA, MA NON SIGNIFICA CHE TUTTI GLI ISLAMICI SONO BASTARDI”

“Chi confonde i terroristi con la maggior parte dei musulmani è uno stronzo”. Ancora: “Mai il Front National avrebbe potuto usare l’espressione ‘bastardi islamici’”. Sembrava impossibile, ma agli esponenti del partito di Marine Le Pen i toni duri e le generalizzazioni usate dalla Lega Nord prima e dopo la strage di Parigi contro gli islamici, non piacciono proprio.
A cominciare dalle dichiarazioni di Matteo Salvini e Gianluca Pini. Lo ha detto chiaro e tondo, a Martina Castigliani, Wallerand de Saint-Juste, capolista del Fn alle prossime elezioni nella regione parigina: “Abbiamo una responsabilità  e non possiamo pronunciare quelle parole, nemmeno di fronte a degli assassini”.
Comunque, ha aggiunto, “siamo due partiti diversi e ognuno fa la sua campagna nel suo Paese”. Un attacco e una presa di distanze trascurati dai vertici del Carroccio, ma che non sono passati inosservati agli occhi di Umberto Bossi.
Onorevole, cosa ne pensa della parole di Wallerand de Saint-Juste?
Ha ragione quando dice che siamo due partiti diversi e che viviamo in due realtà  diverse.
Un titolo come quello di Libero, “bastardi islamici”, lo avrebbe mai pubblicato?
No. Sono contrario all’immigrazione incondizionata, ma questo, come ho già  detto, non significa che tutti gli islamici siano dei bastardi.
Torniamo al rapporto fra il Carroccio e il Front National. L’idillio si è già  rotto?
Quella di sposare la posizione di Marine Le Pen è stata una decisione presa da Salvini durante la campagna per le elezioni Europee 2014 per raccogliere il maggior numero di voti possibili. E per portare più parlamentari leghisti in Europa.   Ma si sapeva che sarebbe stata una scelta momentanea e non duratura.
Sta forse criticando il suo segretario?
Salvini ha fissato un obiettivo e lo ha raggiunto, ma alla lunga le contraddizioni emergono.

Giorgio Velardi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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“PUTIN? BULLO, NE USCIRA’ DANNEGGIATO”, “UN’IMBOSCATA PREPARATA DA TEMPO”

Novembre 25th, 2015 Riccardo Fucile

LE OPINIONI DEL GENERALE CARLO JEAN E DEL DOCENTE ALLA LUISS GERMANO DOTTORI

Alta tensione tra Russia e Turchia dopo l’abbattimento del jet di Mosca che ha violato lo spazio aereo turco al confine con la Siria.
Sulle cause e le conseguenze di quello che da subito è apparso come un possibile casus belli hanno parlato a Ilfattoquotidiano.it il generale Carlo Jean, ex consigliere militare del Presidente della Repubblica ed esperto di geopolitica, e Germano Dottori, docente di Studi strategici all’Università  Luiss “Guido Carli” ed ex consulente del Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato.
Un aereo di un Paese che fa parte della Nato ha abbattuto un jet russo. Il clima è quello di guerra, nemmeno troppo fredda.
Jean: “In realtà , la Turchia aveva già  avvertito la Russia abbattendo un drone al confine turco-siriano sostenendo che fosse russo. Inoltre, aveva già  ripetuto più volte al Cremlino di smetterla di violare lo spazio aereo turco. Putin ha spesso questo atteggiamento un po’ da bullo, come nel Baltico, quando si accoda agli aerei di altri Paesi o quando sfiora le navi americane, ma questa volta non credo che potrà  andare oltre qualche dichiarazione forte, come quelle che ha già  rilasciato. Niente di più”.
Dottori: “Le modalità  dell’abbattimento lasciano pensare ad un’imboscata da parte della Turchia, preparata da tempo per dare un forte segnale politico contro gli attacchi dei russi che prendono di mira i ribelli turkmeni che si oppongono al governo di Bashar al-Assad. Che ci sia stato un agguato ce lo dice il tempo di violazione dello spazio aereo da parte del jet russo: nove secondi. Per fare prima quando bombardano i turkmeni, gli aerei di Mosca devono aver preso l’abitudine di ‘rettificare’ i confini tagliando un saliente turco nel territorio siriano. L’aviazione di Ankara se ne deve essere accorta e li ha aspettati lì”.
Cosa c’è, allora, dietro a questo atteggiamento provocatorio della Russia nei confronti della Turchia?
J: “La Turchia non ha visto di buon occhio la decisione del governo di Mosca di sostenere attivamente il regime di Bashar al-Assad. I russi sono arrivati in Siria e si sono messi a bombardare le fazioni ribelli. La Turchia, invece, vuole che il governo di Damasco cada definitivamente e questo ha creato tensioni tra i due Paesi. Se a questo si aggiungono gli sconfinamenti russi, ecco che Ankara ha colto l’occasione per lanciare un messaggio a Mosca. Alla prima occasione utile hanno abbattuto un loro mezzo che aveva di nuovo invaso lo spazio aereo turco”.
D: “Atteggiamento provocatorio? La Turchia è tra i sostenitori dichiarati di alcuni dei gruppi ribelli ostili ad Assad contro cui ora i russi sono scesi in campo. E l’atteggiamento di Ankara nei confronti dello Stato Islamico è quanto meno molto chiacchierato. Ankara e Mosca sono su posizioni opposte. La prima cerca ancora di estendere la sua influenza al Nord della Siria, mentre la seconda persegue il consolidamento del traballante regime di Damasco”.
E questo non può essere un casus belli?
J: “No. La Turchia intrattiene ottime relazioni economiche con la Russia, ma il suo popolo è fortemente nazionalista. L’aereo di Mosca ha violato lo spazio aereo in un’area particolare, oltre il confine subito a nord di Latakia, in una regione abitata per la stragrande maggioranza da turkmeni che sono sostenitori del governo di Ankara ma anche oppositori di quello di Damasco. Per questo la Russia ha sostenuto l’avanzata delle forze lealiste in questa zona del Paese e la Turchia, per il motivo opposto, non accetta invece alcuna interferenza di Mosca”.
D: “No, non credo. La Russia non ha in questo momento la forza di prendere decisioni che comporterebbero una reazione concordata degli alleati atlantici. Stava cercando di riavvicinarsi e ottenere la rimozione delle sanzioni. Farà  quindi buon viso a cattivo gioco, anche se cercherà  di criticare la politica regionale della Turchia. Continuerà  inoltre le sue operazioni in Siria, pur avendo incassato un duro colpo. La tensione tra i due Paesi rimarrà  alta e, sicuramente, se un aereo da guerra turco sorvolerà  lo spazio aereo siriano, la cortesia di oggi verrà  restituita. Ma niente di più”.
La politica estera di Barack Obama, in Medio Oriente e riguardo alla questione ucraina, ha tenuto fede alla sua strategia della “seconda linea”. Ha spesso mandato allo scontro governi o gruppi locali, senza mai intervenire direttamente. Questo ne è l’ennesimo esempio?
J: “Non m sembra. Credo piuttosto che sia una questione tra la Russia e la Turchia che, tra l’altro, avrà  pochi strascichi”.
D: “Direi proprio di sì. Ed occorre riconoscere che è un approccio che porta risultati. In questo caso, il probabile abbandono del progetto del Turkish Stream e l’ulteriore deterioramento della posizione russa nel Mar Nero. La Russia non può lamentarsi questa volta neppure di Washington, che ha persino ritirato i missili Patriot che aveva stanziato in Turchia dal 2013, obiettivamente incoraggiandola ad andare avanti”.
Quali le possibili conseguenze a medio-lungo termine?
J: “Direi nessuna. Putin rilascerà  qualche dichiarazione forte e poi raccoglierà  i resti del suo aereo senza poter fare molto di più. Sarà  una delle rarissime volte, in questi ultimi anni, in cui l’immagine del presidente russo ne uscirà  danneggiata. La Russia non sta attraversando un bel periodo dal punto di vista economico e non è certo in grado di ingaggiare uno scontro con le potenze della Nato, ne uscirebbe con le ossa rotte. Non assisteremo a una guerra tra Russia e Turchia, se è questo che vi preoccupa”.
D: “Io intravedo grandi vantaggi per gli Stati Uniti. In particolare, il Turkish Stream, il gasdotto che dalla Russia avrebbe dovuto attraversare il Mar Nero, raggiungere la Turchia e poi finire in Grecia per rifornire l’Europa, probabilmente non si farà . E Mosca, che ha già  dovuto rinunciare al South Stream, ne sarà  danneggiata, perdendo buona parte della propria capacità  di condizionare l’Europa. Anche se rimarrà  comunque il controverso Nord Stream, che serve principalmente la Germania. Subiremo quindi delle conseguenze negative anche noi, specialmente nel caso in cui rivalità  tra Turchia ed Iran impedissero di portare il greggio di Teheran nel Mediterraneo”.

Gianni Rosini
(da “il Fatto Quotidiano”)

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“LA TURCHIA FA AFFARI CON IL PETROLIO DELL’ISIS”: L’ACCUSA DI MEDVEDEV A ERDOGAN

Novembre 25th, 2015 Riccardo Fucile

IL PREMIER RUSSO CONDANNA “INGIUSTIFICABILE ESCALATION NATO” E “INTERESSI FINANZIARI TURCHI”

Resta altissima la tensione tra Mosca e Ankara all’indomani dell’abbattimento – da parte della Turchia – di un jet da guerra russo al confine siriano.
Questa mattina la Russia ha parlato apertamente di una “pericolosa escalation con la Nato”.
“Le azioni sconsiderate e criminali delle autorità  turche hanno causato una pericolosa escalation nelle relazioni tra Russia e Nato, che non è giustificabile da alcun interesse, nemmeno dalla protezione dei confini statali”, ha dichiarato il premier russo Dmitry Medvedev da Lekaterinburg.
Secondo Mosca, con le sue azioni “la Turchia ha dimostrato di proteggere i militanti dell’Isis”.
“Questo non sorprende – ha aggiunto Medvedev – considerando le informazioni [in nostro possesso] sugli interessi finanziari diretti di certi dirigenti turchi nella fornitura di prodotti petroliferi realizzati dagli impianti dell’Isis”.
In una telefonata con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il presidente americano Barack Obama ha provato a calmare le acque.
Obama, infatti, ha sì espresso “il sostegno di Usa e Nato al diritto della Turchia di difendere la sua sovranità “, ma al tempo stesso ha sottolineato la necessità  di una de-escalation delle tensioni con la Russia. Un messaggio che Erdogan, almeno a parole, sembra aver recepito.
La Turchia – ha infatti assicurato Erdogan – vuole evitare qualunque escalation di dissapori con la Russia.
“Non abbiamo assolutamente alcuna intenzione di provocare una escalation dopo questa vicenda”, ha detto il leader turco parlando a un forum di paesi musulmani riunito a Istanbul. “Difendiamo solamente la nostra sicurezza e i diritti del nostro popolo”, ha aggiunto, precisando che alcune parti del jet russo abbattuto ieri dagli F-16 di Ankara sono cadute in territorio turco, ferendo due persone.
Mosca, però, continua a insistere sulle “conseguenze” di quella che considera a tutti gli effetti “una pugnalata alle spalle”.
Stamattina il presidente Vladimir Putin è tornato a sconsigliare i viaggi in Turchia. Dopo l’abbattimento del caccia – ha dichiarato – “non possiamo escludere altri incidenti e i nostri connazionali possono ritrovarsi in situazione di pericolo”.
Il premier russo ha elencato, tra le possibili conseguenze dell’abbattimento del jet, la cancellazione di alcuni importanti progetti con la Turchia.
Secondo Medvedev, alcune compagnie turche potrebbero perdere partecipazioni sul mercato russo. Per questo “il ministero degli Esteri fa bene a sconsigliare i viaggi in Turchia […]. Siamo costretti a prendere tale misura”.
Con l’abbattimento del jet russo – ha rincarato Medvedev- “le lunghe relazioni di buon vicinato tra Russia e Turchia sono state minate”.
Le “conseguenze dirette” potrebbero essere “la rinuncia a una serie di importanti progetti comuni e la perdita di posizione nel mercato russo da parte delle compagnie turche. “Le lunghe relazioni di buon vicinato tra Russia e Turchia sono state minate, in particolare nella sfera economica e umanitaria” e “questo danno sarà  duro da riparare”, ha osservato il capo del governo russo.
Le aziende turche sono molto presenti nel mercato russo, in particolare nell’ortofrutta, nei beni di consumo, nell’edilizia. Quanto ai progetti comuni, si spazia dalla costruzione di una centrale nucleare al gasdotto Turkish Stream.

(da “Huffingtonpost“)

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RUSSIA SOSPENDE FORNITURE DI GAS ALL’UCRAINA: SERI RISCHI PER L’EUROPA

Novembre 25th, 2015 Riccardo Fucile

IN PERICOLO IL TRANSITO DI GAS RUSSO VERSO GLI ALTRI PAESI EUROPEI

Dopo i moniti dei giorni scorsi, il colosso energetico russo Gazprom ha interrotto le forniture di gas all’Ucraina finchè non arriveranno nuovi pre-pagamenti.
Lo rende noto l’amministratore delegato Alexei Miller, precisando che oggi è stato consegnato a Kiev tutto il metano già  pagato e che non sono giunte nuove richieste.
“La rinuncia da parte di Kiev di acquistare il gas russo crea seri rischi per il transito affidabile del gas in Europa attraverso il territorio ucraino e anche per la fornitura di gas ai consumatori ucraini per il prossimo inverno” ha detto il manager
Questo ennesimo episodio della disputa del gas tra Mosca e Kiev si inserisce nelle rinnovate tensioni di questi giorni sul sabotaggio di linee elettriche che ha lasciato al buio la penisola di Crimea annessa alla Russia nel marzo 2014.
Dopo un’altra interruzione durante l’estate, le forniture di gas russo verso l’Ucraina avevano ripreso il 12 ottobre con un accordo in base al quale Kiev avrebbe pagato in anticipo i volumi richiesti.
Gazprom, di fronte al mancato pagamento, ha interrotto le forniture ed ha lanciato l’allarme di riserve “insufficienti” sul territorio dell’Ucraina per garantire il transito di gas russo verso l’Europa.

(da “Huffingtonpost”)

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COLPO DA 80 EURO: NELLA GUERRA TRA ILLUSIONISTI, RENZI SCIPPA AL CENTRODESTRA LA FELPA DELLE FORZE DELL’ORDINE

Novembre 24th, 2015 Riccardo Fucile

“BONUS 80 EURO ESTESO A TUTTI GLI AGENTI, 2 MILIARDI IN PIU’ PER SICUREZZA E CULTURA”…E PER FARE BUON PESO APPENA COMPI 18 ANNI ECCOTI 500 EURO, COSI’ SAI PER CHI VOTARE… AL CENTRODESTRA SI SGONFIA LA GOMMA DELLA GAZZELLA

Matteo Renzi mette sul piatto 2 miliardi in più per sicurezza e cultura nella legge di stabilità  e annuncia un’estensione del bonus 80 euro per le forze dell’ordine.
È questa la proposta annunciata questo pomeriggio dal presidente del Consiglio, dopo che nei giorni scorsi il premier aveva anticipato nuove misure da mettere in campo per rafforzare la sicurezza dopo gli attenatati di Parifi.
“Il governo proporrà  di spostare al 2017 la diminuzione dell’Ires e impiegheremo 2 mld per i professionisti della sicurezza e dell’educazione. Un miliardo andrà  alla sicurezza e un miliardo sulla nostra identità  culturale”, ha spiegato Renzi, sottolineando che “per un euro in più investito nella sicurezza ci deve essere un euro in più investito in cultura. Non può essere solo sicuritaria la risposta dell’Italia”.
Per quanto riguarda il capitolo sicurezza “cinquecento milioni di euro” saranno spesi “per la difesa italiana, con investimenti efficaci finalizzati a dare una risposta immediata alle esigenze strategiche, non a quelle quotidiane e organizzative”.
Il premier ha annunciato “un investimento di 150 milioni di euro su cyber security”, mentre “50 milioni” saranno utilizzati “per migliorare la strumentazione delle forze dell’ordine a fronte di chiarezza e riorganizzazione”.
Inoltre arrivano “500 milioni di euro alle città  metropolitane per progetti di intervento per le periferie con interventi, cito Renzo Piano, di ‘rammendo'”.
Sul fronte della cultura Renzi ha illustrato le nuove misure. “Investiremo 150 milioni di euro per donare a tutti i cittadini che lo vorranno la possibilità  di donare il 2 per mille a una associazione specifica. Oggi si possono dare solo ai partiti. Ciò che è possibile per i partiti deve essere possibile anche per le associazioni della cultura, come i teatri di quartiere”, ha detto. ”
“Cinquanta milioni di euro – ha aggiunto – vanno alle borse di studio, chi è meritevole di studiare non può essere fermato per questioni di reddito, anche questo è un pezzo della risposta al terrore”.
Buone notizie anche per i futuri maggiorenni. “Estendiamo ai diciottenni la misura prevista per i professori. Da quest’anno abbiamo stabilito una carta bonus da 500 euro per i professori, i 550 mila italiani che compiono 18 anni tutti gli anni riceveranno questa carta”.
Per finanziare queste misure, il governo dovrebbe utilizzare la maggiore flessibilità  invocata già  in precedenza per finanziare il taglio dell’Ires.
“Abbiamo dei margini stretti a causa del patto di stabilità . Noi rispettiamo le regole anche quando non le condividiamo. Restiamo dunque nei limiti delle regole europee ma diciamo all’europa che c’è da rispettare un patto di umanità  che vale di più del patto di stabilità “.

(da agenzie)

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LA BATTAGLIA DI ALI CHE PEDALA PER POTER STUDIARE

Novembre 24th, 2015 Riccardo Fucile

IL COMUNE NON GLI CONCEDE LO SCUOLABUS E LUI FA OGNI GIORNO 20 KM IN BICI: “VOGLIO LAUREARMI”

Ali va veloce. Spinge sui pedali. Schiena in avanti, inghiotte cemento e nebbia con il sorriso leggero dei suoi vent’anni.
Formiche di sudore sulla pelle. Le asciuga con l’avambraccio, poi riparte con la fierezza di chi ha lo zainetto in spalla.
Ogni mattina insegue lo scuolabus per 10 chilometri all’andata e 10 al ritorno, seguito dai sorrisi affettuosi e commossi dei suoi compagni di scuola.
Su quel pullman che ogni giorno porta gli studenti della sua classe all’istituto Andriano di Castelnuovo Don Bosco, nell’Astigiano, lui non può salire. Vietato.
Il comune di Passerano Marmorito, il paese dove abita da quando è arrivato dal Bangladesh un anno fa, spiega, appellandosi al regolamento (che parla chiaro) : chi frequenta le scuole dell’obbligo ha diritto allo scuolabus ma solo se è minorenne.
Il comune di Piova Massaia, invece, dove Ali fa il volontario, è favorevole all’eccezione. Basterebbe far salire il ragazzo sullo scuolabus come «accompagnatore».
Ma su questo escamotage il comune di Passerano, al momento, non prende posizione.
Ma Ali non frena. Il desiderio di studiare è troppo forte.
Come chi immerge il remo nel fondo del fiume e forza, forza verso l’altra sponda. Non aspetta una “fune salvatrice”, non ci crede più. L’unica mano che può sollevare l’orizzonte è la sua.
«Quando diventerò un uomo con la laurea e tornerò nel mio Paese a lottare per la libertà  del mio popolo, porterò con me questa bicicletta.
Se posso studiare lo devo anche a lei» commenta ticchettando con le dita la punta del sellino. Abbozza un sorriso di malcelata amarezza, e aggiunge: «La cosa che conta per me è poter studiare. Solo così potrò cambiare il mondo. E’ il mio traguardo».
Un traguardo verticale, come la porta d’ingresso della scuola. Quella che molti suoi coetanei varcano con l’annoiata rassegnazione di chi non può esimersi, per lui è un podio. Il gradino più alto.
«Ali è l’unico richiedente asilo a voler andare a scuola — commenta Elisabetta Serra, responsabile dell’associazione Bma che si occupa di circa cento richiedenti asilo e che si sta battendo da mesi perchè Ali possa andare a scuola con il bus, come tutti gli altri -. In un anno ha imparato perfettamente l’italiano, preso il diploma di terza media con “nove” e si è iscritto alle superiori per conseguire il diploma come Operatore Socio Assistenziale. Non solo: nel tempo libero fa il volontario nei comuni di Piovà  Massaia e Passerano e aiuta la nostra associazione come interprete. Da un anno vive in una famiglia che lo ospita a titolo gratuito e ripaga la accoglienza con piccoli lavori domestici».
Insomma, Ali può salire sui mezzi del Comune per andare a spazzare le foglie del cimitero, ma non ha diritto ai servizi di trasporto pubblico.
«Esatto. Come Novello Rosa Parks che nell’America degli anni ’50 venne arrestata perchè si sedette su un bus riservato ai bianchi, anche Ali si scontra contro un “caso politico” di chi teme che si “possa creare un precedente”. La vera paura è che alcune famiglie possano non gradire che i loro bambini viaggino con un profugo».
Quando la neve, il ghiaccio, la burocrazia o una macchina troppo veloce gli impediranno di andare a scuola, si ritirerà  e dirà  addio al suo sogno di studiare.
In Bangladesh gli è stato negato il Diritto allo studio per motivi politici.
Dopo un periodo di lotta al fianco del movimento “blogger del Bangladesh”, affrontato dal governo locale a colpi di machete in testa (15 blogger tra i 16 e i 40 anni uccisi in un triennio), è fuggito.
«Lui rischia di fare la stessa fine se non otterrà  un permesso di soggiorno — conclude Serra — Ha già  ricevuto un primo diniego dalla commissione di Torino».
A gennaio se nulla cambierà  Ali dovrà  tornare in Bangladesh.
Dove la strada liquida, fatta d’acqua e fango, lo costringerà  a scendere dalla bici.

Laura Secci
(da “La Stampa”)

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MANTOVANI MANDATO AI DOMICILIARI PER EVITARE PELLEGRINAGGIO DI POLITICI IN CARCERE

Novembre 24th, 2015 Riccardo Fucile

“E’ UN PARADOSSO, MA COSI’ AVRA’ MENO CONTATTI FUORI DA OGNI CONTROLLO”

“La pletora di parlamentari, esponenti di partito, colleghi e consiglieri regionali che rendono visita pressochè quotidianamente all’indagato Mantovani, al di fuori del controllo dell’autorità  giudiziaria, rende paradossalmente la situazione degli arresti domiciliari, più tutelata sotto il profilo del controllo dei contatti dello stesso Mantovani”.
Il “paradosso ” che mette nero su bianco il pm Giovanni Polizzi, titolare dell’inchiesta sugli appalti pilotati, manda così ai domicilari l’ex vicepresidente ed ex assessore alla Sanità  in Regione.
“Ora dimostrerò la mia innocenza”, dice subito dopo la scarcerazione Mantovani, recluso a San Vittore dal 13 ottobre con il suo segretario Giacomo Di Capua e il funzionario del Provveditorato alle opere pubbliche, Angelo Bianchi, per corruzione, concussione e turbativa d’asta.
Lo scorso venerdì, il pm Polizzi consegna al gip Stefania Pepe, che aveva già  respinto altre richieste di scarcerazione per il politico, il proprio consenso alla modifica della misura cautelare. Il gip chiede però alla procura quali siano i fatti nuovi che rendono adeguati i domiciliari.
E il pm spiega che “il consulente tecnico e il Nucleo di Polizia tributaria della Gdf” hanno accertato “che la documentazione digitale e cartacea raccolta deve ritenersi esaustiva”. Resta invece, scrive il pm, “il rischio di concertazioni di versioni difensive che, insieme col pericolo di reiterazione dei reati motiva la necessità  di mantere la misura custodiale”. Ed è a questo punto che è rappresentato il paradosso: per evitare che vengano “concertate strumentali versioni difensive” tra gli indagati, per Mantovani sono meglio gli arresti domiciliari del carcere.
Da quando è a San Vittore, infatti, il politico ha ricevuto la visita di “una pletora di parlamentari, esponenti di partito, colleghi e consiglieri regionali”.
Tra i più recenti, il consigliere regionale Annalisa Baroni (Forza Italia) e l’esponente in Regione della Lista Maroni, Carolina Toia.
Qualcuno è tornato dall’ex senatore anche più di una volta. È il caso di Luca Squeri, che entra in carcere il giorno dopo gli arresti e torna da Mantovani lo scorso 7 novembre. Squeri si era dimesso da coordinatore provinciale di Forza Italia in polemica con la coordinatrice regionale di Forza Italia, Maria Stella Gelmini, che aveva chiesto “più trasparenza ” all’interno del partito dopo l’esplosione dell’inchiesta. Dimissioni poi rientrate.
Ben tre visite vengono invece registrate all’ingresso di San Vittore per Sante Zuffada, senatore di Forza Italia.
La prima, anche per lui, il giorno dopo gli arresti, le altre due il 5 e l’8 novembre. A trovare Mantovani anche un esponente del Partito Democratico, Fabio Pizzul (membro, come Toia, della commissione regionale Carceri), lo scorso 6 novembre.
Nelle ventiquattrore successive agli arresti, a San Vittore c’è un vero via vai di politici in visita.
I primi sono Matteo Salvini, leader della Lega, e Claudio Pedrazzini, consigliere e presidente del gruppo di Forza Italia al Pirellone, che dopo l’incontro con l’ex senatore si ferma anche con Di Capua.
Proprio a Pedrazzini, Mantovani aveva confidato i suoi timori sull’esistenza di un’indagine, dopo le perquisizioni di luglio.
I due ne parlano, intercettati, il 14 luglio 2014, pochi giorni dopo la visita della Gdf negli uffici dell’architetto di fiducia di Mantovani, Gianluca Parotti, indagato. “Arriveranno anche a me, ti ricordi che sono andati dal mio architetto?” gli dice Mantovani.
“Che cosa vogliono questi qua, è una roba pazzesca. Io ho portato da sindaco 11 milioni di investimenti. Questo mio architetto ha avuto quattro mila euro”.
Le numerose visite, sottolinea il pm, si svolgono “fuori dal controllo dell’autorità  giudiziaria “.
E per questo, i domiciliari, con “divieto di comunicazione con qualsiasi mezzo con persone diverse dagli stretti familiari “, diventa una misura che dà  maggiori garanzie per “il controllo dei contatti di Mantovani “.

Sandro De Riccardis
(da “La Repubblica”)

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INTERVISTA A BASSOLINO: “NON PENSO A LISTE CIVICHE, RESTO CANDIDATO ALLE PRIMARIE”

Novembre 24th, 2015 Riccardo Fucile

“UNO INTELLIGENTE COME RENZI NON CAMBIA LE REGOLE DEL GIOCO QUANDO IL TRENO E’ PARTITO”

«Mi chiede se penso a una lista civica? E perchè? Io sono candidato alle primarie del centrosinistra. Io non mi faccio fuorviare. Io resto calmo. Anche perchè non credo che ci sia un politico bravo come Renzi dietro questa idea, singolare, di cambiare le regole del gioco quando il treno è già  partito. Le frasi della Serracchiani sono sbagliate, infatti. Penso davvero che la saggezza del segretario nazionale, che è un figlio delle primarie, alla fine imprima una correzione».
Le 17, buio, pioggia, periferia orientale di Napoli.
Ma nella ex fabbrica, oggi centro sociale invaso da ragazzini e volontari, dal quale Antonio Bassolino sceglie di far partire la sua terza campagna da candidato sindaco, arde fuoco vivo. Fiamme alte nel bel camino della onlus “Figli in famiglia”.
E nello scontro diretto con i vertici Pd
Bassolino, i vicesegretari nazionali le mandano a dire che non c’è posto per lei.
«Io penso che certe cose facciano un grave danno al Pd, non a me. Tanti incoraggiamenti: “sono autogol, ti rafforzano”. Invece io non gioisco di eventuali autogol. Perchè io ho a cuore questa creatura che è il Pd ,e che ho contibuito a fondare. Io non ci sono arrivato pochi mesi fa, nel partito. E perchè il Pd a Napoli sta già  messo davvero molto male, io mi augureri che non aggiungessimo altro male. Inoltre, bisogna avere rispetto per questa città ».
Andiamo al cuore del problema. La Serracchiani dice: la regola di non candidare ex sindaci varrebbe per tutti, anche per Renzi. Sarebbe un metodo per rinnovare.
«Francamente, leggevo il giornale e stentavo a credere che certe cose fossero state dette sul serio. Innanzitutto: se si volevano regole diverse, si aveva il dovere di discuterne e di deciderlo mesi fa. Prima che il treno si fosse messo in cammino. Poi: di cosa parliamo davvero? Il sindaco Bianco sta lì (a Catania). Il sindaco Orlando sta lì (a Palermo). Dice che varrebbe per gli ex sindaci, ma quali, quelli di ieri o di oggi? E che “anche Renzi non potrebbe candidarsi a Firenze”». Ride. «E meno male: sta a Palazzo Chigi». Poi tira fuori un foglietto. «Renzi, era solo qualche mese fa, ha detto: non cambieremo le regole delle primarie. Ecco la dichiarazione».
Però è stato subito chiaro che non fosse gradita la sua candidatura.
«Ma in quali termini? Facciamo chiarezza. Io attendo per mesi, rispettosamente, che la direzione provinciale maturi le sue decisioni, aspetto che vengano decise le primarie e fissate per il 7 febbraio. Questo accade venerdì scorso. Bene, il sabato mattina, io faccio una cosa che più renziana-bassoliniana non si potrebbe: cioè scrivo sui social “mi candido”. Gioco aperto, leale. Si facciano avanti gli altri. E a sera cosa succede? Che delle “fonti anonime” fanno sapere che io non sarei il candidato di Renzi? Ma le fonti anonime non sono roba di un grande partito. Se tu non condividi una proposta chiami un’agenzia, ti qualifichi: sono Gennaro Esposito e non sono d’accordo. E io dico: bravo. Ma le fonti anonime no. Avevamo i calzoni corti quando combattevamo contro le fonti anonime. Poi passa un altro giorno ed ecco l’idea di cambiare le regole» Il tema classe dirigente e rinnovamento resta. Il renziano Gennaro Migliore dice a Repubblica: «Non è tempo di Maradona, ci vuole un Sarri».
«Eccomi, sono io Sarri. Migliore diceva anche che io facevo “tattica”, nei mesi scorsi. Invece io aspettavo. Ma io sono Sarri. Come centravanti di sfondamento ho già  dato. Io voglio fare solo un mandato, se ci riesco. E poi largo ai ragazzi, ai giovani, alle forze nuove».
Possibile che non ci sia stato nessun contatto e confronto con Roma, in questi mesi in cui appariva evidente il suo ritorno in campo?
«Assolutamente no. E quando questa estate si parlava di nomi di candidati contattati dal partito, io mi chiedevo ma coloro che li contattano a nome di chi parlano? Di quale decisione unitaria del Pd?. Intanto, qualcuno si domandava perchè non chiamassero anche me. Se da Roma mi avessero chiesto una mano a cercare, io avrei detto: volentieri. Ma nessuno l’ha fatto. E mentre loro chiamavano altri, la città  ha chiamato me. Tanti sostenitori, anche di Renzi, come lo sono io d’altro canto, mi chiamavano per dirmi di non perdere tempo e buttati».
Lei avrà  contro parte del Pd, come l’area del governatore De Luca. Saranno ancora primarie al veleno?
«Io chiedo e sto lavorando perchè siano un gioco aperto, limpido, di vittoria democratica. E poi a me piace vincere. Mi dispiace per chi vuole perdere».
La sua candidatura imbarazza o fa paura?
«Nessuna delle due. Ma strano stia succedendo tutto questo: io non ero così inviso, a Napoli?»

Conchita Sannino
(da “La Repubblica”)

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CINQUESTELLE ROMA: “SENZA DI BATTISTA SI RISCHIA”, MA PER ALTRI “NON CI SERVE MARADONA, VINCE LA COERENZA”

Novembre 24th, 2015 Riccardo Fucile

DIVERSITA’ DI VEDUTE TRA SIMPATIZZANTI E ATTIVISTI GRILLINI

Il M5s può conquistare Roma? La Capitale è pronta all’invasione pentastellata?
Secondo gli attivisti il clima è cambiato, e la vittoria è imminente.
“Non c’è alternativa, ci auguriamo di fare la fine di Pomezia e Livorno” dicono i cittadini a Dragona, nella periferia romana a pochi chilometri da Ostia, dove i volontari del M5s si sono occupati della pulizia di un parco nella borgata.
E proprio da Ostia che è partito il boom dei 5 stelle a Roma. Oggi hanno una reale chance di vincere e la selezione del candidato diventa cruciale.
“Certo con un Di Battista è fatta, Roma ha bisogno di una faccia nota, senza si rischia”. Molti simpatizzanti farebbero questa scelta al volo. Ma gli attivisti compatti bocciano questa ipotesi. “Non serve un Maradona, ma una squadra” afferma un ragazzo.
Tra gli attivisti la discussione è animata su un altro fronte: chi sceglierà  il candidato romano. I giornali parlano di divisioni tra correnti e di un Casaleggio intenzionato a strappare la partita al locale per una votazione online nazionale con la partecipazione dei 100 mila iscritti.
“Non è giusto, cosa ne sa un milanese del territorio di Roma, dovrebbero scegliere gli attivisti romani come a Milano e Torino” dicono alcuni.
“E’ la Capitale, forse è corretto chiedere un parere nazionale” sostengono altri.
Qui a Roma gli attivisti punterebbero di sicuro su uno dei consiglieri uscenti, tra i quali la competizione è forte.
Per Marcello De Vito sono illazione e notizie fantasiose: “Ma quali correnti, il M5s romano è compatissimo, seguiremo le regole di sempre”.
Ma la deputata Roberta Lombardi conferma l’ipotesi in ballo di una votazione nazionale: “Abbiamo letto, è buon suggerimento, valuteremo” dice sorniona.
A Roma un De Vito può farcela o serve un nome blasonato, un big? “Perderemmo l’anima e diventeremmo come il Pd, non ci affidiamo a l’uomo solo al comando, non è nel nostro dna, il M5s è un progetto collettivo” replica la Lombardi.
“Non è più il momento di essere superficiali, votiamo il bel Marchini e poi? La politica marcia di questi anni è il risultato anche di questa logica” risponde un’attivista. E Grillo? Che ruolo deve avere alle prossime elezioni? Il leader di sicuro, dopo il cambio del logo, fa intuire di voler stare più nel retropalco.
“Casaleggio è inquietante e Grillo spaventa, i nostri parlamentari sono apprezzati, ma la gente diffida di loro e le sue bordate terrorizzano.
Senza Grillo il M5s stravince” afferma una signora. “A Grillo dobbiamo tanto, deve continuare a fare il ‘notaio’, è un nostro punto di riferimento” rispondono altri.”
Andrà  in tour in quei mesi è evidente il passo indietro, ora tocca a noi” aggiunge un’attivista. “ Non abbiamo paura di conquistare Roma, siamo consapevoli della mission possible che ci aspetta, il M5s deve e può vincere in questa città , dobbiamo fare una campagna elettorale onesta, basta prendere in giro i romani, questa amministrazione va capovolta, Grillo ha ragione”   chiosa la Lombardi.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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