Aprile 6th, 2016 Riccardo Fucile
OLTRE UN MILIONE I MINORI IN POVERTA’ ASSOLUTA, PARI AL 10% DEL TOTALE
Tra il 2007 e il 2014 la povertà tra la popolazione italiana è raddoppiata passando dal 3% al 7% della popolazione con oltre un milione di minori in povertà assoluta (il 10% del totale).
Lo afferma la Banca d’Italia in una audizione alla Camera sul ddl di contrasto alla povertà che «prospetta innovazioni sostanziali e appare un passo importante nella giusta direzione» dato che nel nostro Paese non esiste ancora un strumento universale di contrasto alla povertà .
Il contenuto del ddl
Quelle contenute nel disegno di legge delega – si legge nell’audizione della Banca d’Italia – «sono innovazioni sostanziali e in grado di superare molte delle criticità delineate. Si adotta un approccio organico, prevedendo di combinare presa in carico e attivazione delle famiglie in difficoltà e trasferimenti monetari. Questi andranno definiti sulla base dell’Isee e tenendo quindi conto della situazione reddituale e patrimoniale complessiva della famiglia, in una logica universalistica e non più categoriale. Pur gradualmente, si destina alla lotta alla povertà un ammontare non trascurabile di risorse». Nel disegno e nella attuazione della nuova misura universale «molti sono gli elementi su cui appuntare l’attenzione: la verifica delle condizioni di accesso, la capacità di porre in essere adeguati servizi in aggiunta ai trasferimenti monetari, la necessità di limitare i possibili incentivi a permanere indefinitamente nel programma. La gradualità con cui, anche attesi i vincoli di risorse su cui poter contare, si è previsto operare dovrà essere sfruttata al meglio per valutare, in itinere, l’efficacia delle soluzioni adottate».
Secondo la Banca d’Italia «la prevenzione e la repressione delle possibili frodi, legate anche alla diffusa presenza del lavoro sommerso, specie in alcune aree del Paese, è essenziale, anche alla luce del fatto che la misura che necessariamente comporterà un certa redistribuzione di risorse a livello territoriale.
È fondamentale – sostiene l’Istituto – rafforzare il buon funzionamento della banca dati dell’Isee – intensificando ulteriormente i controlli incrociati su di essa condotti negli ultimi anni». In concomitanza con l’introduzione del nuovo Isee e dei controlli da esso previsti,ricorda Bankitalia, nel primo semestre del 2015 le dichiarazioni caratterizzate da patrimonio nullo sono passate da circa il 75% del totale al 25%.
Michelangelo Borrillo
(da “il Corriere della Sera“)
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Aprile 6th, 2016 Riccardo Fucile
QUALI POSSONO ESSERE LE “RISPOSTE ADEGUATE” ALL’OMICIDIO DI REGENI… I PRECEDENTI DI GRAN BRETAGNA E RUSSIA… IL TURISMO EGIZIANO E’ AL TRACOLLO: DIMINUITO DEL 50%
Quali potrebbero essere le misure «proporzionate» nei confronti dell’Egitto, evocate dal il
ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in Parlamento, nel caso in cui non ci fosse l’auspicato cambio di marcia sul caso Regeni?
Ogni Paese dispone di una vasta panoplia di azioni diplomatiche, politiche ed economiche, con cui stigmatizzare i comportamenti di un governo considerato amico, in un crescendo che va da gesti simbolici fino a concrete misure punitive.
Ma quali che siano le scelte del governo italiano in questa vicenda, se l’Egitto continuasse a opporre il suo vergognoso muro di gomma sull’assassinio del nostro ricercatore, la mossa iniziale sarebbe sempre la stessa: il richiamo in Italia per consultazioni del nostro ambasciatore al Cairo.
Potrebbe durare giorni o settimane, ma è questo il preambolo di ogni eventuale escalation.
E’ una misura temporanea, molto significativa nel linguaggio della diplomazia, che farebbe da preludio alla prima ondata di decisioni.
Difficile, in questo caso, non immaginare che possano riguardare in primo luogo gli scambi culturali: l’Italia potrebbe per esempio «sconsigliare» i nostri ricercatori che intendono recarsi per un periodo di studi in Egitto dal farlo e allo stesso tempo consigliare alle decine che ci sono già di ritornare.
Il passo immediatamente successivo sarebbe un divieto esplicito, cioè il blocco degli scambi.
Un primo aspetto punitivo prenderebbe invece l’annuncio formale, da parte del nostro ministero degli Esteri, che dichiarasse l’Egitto Paese non sicuro per il turismo.
È quello che hanno fatto gli inglesi, dopo la vicenda del jet turistico britannico con 180 passeggeri sfiorato da un missile sparato per errore dall’esercito egiziano nell’agosto dello scorso anno.
Più grave ancora la misura decisa da Mosca in novembre, dopo l’esplosione nei cieli sopra Sharm El Sheikh di un charter con 224 persone a bordo: di fronte all’ostinato rifiuto delle autorità egiziane di ammettere perfino la palese origine terroristica del disastro, la Russia ha proibito tutti i voli per e dall’Egitto.
Ma su questo fronte il danno all’economia egiziana, dove il turismo rappresenta il 12% del Pil, è già in atto: tra febbraio 2015 e febbraio 2016 il numero dei turisti arrivati in Egitto è sceso da 640 mila a 346 mila, una diminuzione del 46%. Un eventuale annuncio italiano farebbe da ulteriore acceleratore.
Nel frattempo, sempre nel caso in cui proseguisse la congiura del silenzio e tenendo conto che si tratterebbe di misure reversibili in qualsiasi momento, la «rappresaglia» potrebbe assumere anche una dimensione politica.
L’Italia potrebbe infatti decidere di degradare il livello dei contatti col Cairo, quindi non più ministri ma vice-ministri e sottosegretari parteciperebbero a visite e scambi già in programma o ancora da mettere in agenda.
Un’altra misura teoricamente possibile è il divieto di viaggio in Italia a personalità del regime, considerate in qualche modo politicamente responsabili del caso.
Ma sul piano politico, se nulla dovesse cambiare, qualcosa di più grosso è già nell’aria. Appare infatti molto difficile, in questa situazione, che venga mantenuto l’impegno, sottoscritto nel novembre 2014 da Matteo Renzi e Abd al-Fattah al-Sisi, di ripristinare la tradizione dei vertici intergovernativi annuali tra i due Paesi inaugurata al tempo di Berlusconi e Mubarak.
Quello del 2016 dovrebbe svolgersi al Cairo, una data non c’è ancora. Ma fin quando il caso Regeni non avrà una soluzione dignitosa e soddisfacente, non ci sono le condizioni perchè abbia luogo.
Nessuno comunque ha voglia di evocare misure estreme come le sanzioni economiche. Difficilmente infatti si arriverà a embarghi di sorta, che rischierebbero di mettere in discussione il ruolo dell’Italia come secondo partner commerciale dell’Egitto dopo la Germania, con un interscambio annuale complessivo di oltre 5 miliardi di dollari e un export previsto in forte crescita anche per i prossimi due anni.
Nei rapporti col Cairo, il sentiero tra gli interessi economici del nostro Paese e la difesa della dignità nazionale è strettissimo e molto scivoloso.
Paolo Valentino
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 6th, 2016 Riccardo Fucile
IL CENTRO AL NADEEM E’ L’ORGANIZZAZIONE PER I DIRITTI UMANI CHE HA FORNITO AL “CORRIERE DELLA SERA” L’ELENCO DI 500 VITTIME DEI SERVIZI SEGRETI DEL CAIRO
«Erano in quattro: un funzionario del ministero della Sanità e tre distrettuali. Tutti in borghese», dice al Corriere Aida Seif Al Dawla, direttrice del Centro El Nadeem per la Riabilitazione delle Vittime di Tortura, al Cairo.
«Erano aggressivi e determinati a chiudere la sede, ma noi abbiamo chiesto di vedere l’ordine ufficiale. Hanno risposto che non era un nostro diritto, che sapevamo comunque di cosa si trattava. Abbiamo spiegato che non ci saremmo mossi».
Il centro El Nadeem è una delle due Ong, insieme alla Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà , ad aver fornito al Corriere gli oltre 500 nomi, storie e fotografie di egiziani vittime di sparizioni forzate in Egitto negli ultimi otto mesi, pubblicati domenica scorsa.
È anche una clinica che cura pazienti che denunciano di essere stati torturati dalla polizia o dalle forze di sicurezza.
A febbraio, le autorità del Cairo avevano già emesso un ordine di chiusura contro il Centro El Nadeem, ma non l’avevano applicato.
Anche ieri lo scontro verbale si è concluso dopo che i funzionari della Sanità hanno chiamato il ministero dell’Interno, racconta la direttrice.
«Hanno detto al telefono: “I medici non ci lasciano eseguire l’ordine”. E poi se ne sono andati». Al Dawla sottolinea di non aver mai visto il documento ufficiale, nemmeno quando i funzionari si presentarono a febbraio, «ma un mese fa ci hanno spiegato che ci chiudevano perchè usiamo una clinica per attività per le quali non abbiamo la licenza, ovvero diffondere rapporti sui diritti umani».
Solidarietà
Scattato l’allarme via social media e chat, in solidarietà con il Centro Al Nadeem, ieri pomeriggio, sono subito arrivati una ventina di attivisti e avvocati, tra cui Mohamad Lotfy, ex ricercatore di Amnesty International, che ora dirige la Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà .
Della pubblicazione dei dati di queste due organizzazioni sul Corriere hanno scritto nei giorni scorsi diversi giornali e siti egiziani, tra cui Masry El Youm, Madamasr, El Gornal, e su Facebook i familiari di alcune vittime di sparizioni forzate hanno ringraziato «tutti coloro che hanno contribuito alla ricerca della verità e coloro che hanno fatto sentire la nostra voce».
«La visibilità è un’arma a doppio taglio, ma corriamo rischi lo stesso, tanto vale affrontarli così», aveva commentato Lotfy.
«Il centro è aperto, non l’abbiamo mai chiuso, e continueremo finchè siamo liberi – ci aveva detto Aida –. E se lo chiudono troveremo un altro modo per lavorare».
Le organizzazioni nel mirino
Il caso del Centro El Nadeem non è isolato. Nelle ultime settimane, altre organizzazioni per i diritti umani hanno visto il proprio staff interrogato e i fondi congelati con l’accusa di ricevere denaro dall’estero per destabilizzare il Paese.
Alcuni attivisti raccontano di lavorare da casa, temendo l’arresto.
Sono almeno sei, finora, le Ong finite nel mirino; mentre ad attivisti noti come Hossam Bahgat, fondatore dell’Iniziativa egiziana per i diritti personali, e Gamal Eid, del Network arabo per l’informazione sui diritti umani, è stato proibito di lasciare il Paese (e i conti sono congelati) in attesa di una decisione della magistratura il 20 aprile.
Viviana Mazza
(da “il Corriere della Sera”)
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