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“COME E’ STATO UCCISO IL MOVIMENTO CINQUESTELLE”

Settembre 19th, 2016 Riccardo Fucile

L’INTRODUZIONE AL LIBRO “SUPERNOVA”… “UN GRANDE RAGGIRO DI MASSA”

Pubblichiamo in anteprima l’introduzione al libro Supernova, il volume che racconta «come è stato ucciso il Movimento», scritto da Nicola Biondo e Marco Canestrari. §
Il libro uscirà  tra due mesi, sul sito www.supernova5stelle.it e sarà  finanziato non da un editore tradizionale, ma attraverso la piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso. Biondo è l’ex capo della comunicazione del M5S alla Camera. Canestrari è stato per quattro anni nella Casaleggio Associati.
Italia, 2005.
Un Paese stremato da due decenni di berlusconismo, con un’opposizione inesistente e complice.   Un comico a fine carriera apre un blog, per gridare contro tutto   quello che non va. Inizia una rivoluzione.   E’ un percorso lento, ma contagioso, che in poco tempo mobilita decine di migliaia di persone desiderose di un reale cambiamento.
Italia, 8 Settembre 2007.
Il blog da virtuale diventa reale: a Bologna si tiene il primo V Day. V sta per Vaffanculo. La piazza è allegra, senza bandiere, ci sono migliaia di persone, sentono finalmente un profumo nuovo, come di pulito, in mezzo al pantano che è l’Italia. Questa è la vera storia del primo vincente esperimento politico mai nato in Rete.
Ma anche la storia del più grande raggiro di massa mai messo in atto in una democrazia occidentale.
Una rivoluzione allegra, pulita, sincera. Fallita nel più triste degli inganni, come un incubo che prende vita giorno dopo giorno.
Milano, Via Morone 6, secondo piano.
Casaleggio Associati. E’ un’azienda di strategie digitali.   I vaffa, i post, l’uno vale uno, lo streaming, la piattaforma, il   meetup, il non statuto:   tutto nasce, si sviluppa, viene deciso lì.   Tutto accade, lì. Noi ci siamo stati.   Abbiamo visto. Sappiamo. E adesso, raccontiamo.
Lo facciamo per quelle persone, tantissime, che hanno creduto   tanto a quello che poi si è rivelato un grande inganno. Uomini,   donne, tantissimi giovani che hanno investito in questo progetto   le migliori energie e i migliori anni della propria vita, rompendo amicizie, litigando con le proprie famiglie, mettendo in gioco   tutto.
Loro meritano di sapere come, perchè e da chi siano stati traditi.
Italia, fine 2016.
Meritano di saperlo tutti.

Nicola Biondo, Marco Canestrari
(da “La Stampa”)

argomento: Grillo | Commenta »

“BASTA, NON TI VOGLIO PIU’ SENTIRE”: COSI’ CASALEGGIO RUPPE CON GRILLO POCO PRIMA DI MORIRE

Settembre 19th, 2016 Riccardo Fucile

L’ULTIMA TELEFONATA RIVELATA DA DUE EX COLLABORATORI DEL GURU IN UN LIBRO … DISSENSO SULLA GESTIONE DEL BLOG E DEGENERAZIONE DEL M5S

Quando Gianroberto Casaleggio muore, non si parla più da giorni con Beppe Grillo. L’ultima telefonata tra i due fu un’amara litigata che si concluse - ironia della storia – nello stesso modo in cui era iniziata l’avventura del Movimento: con un vaffa e la rabbia.
Solo che stavolta a esser mandato a quel paese era Grillo stesso: dal suo interlocutore.
È solo una delle rivelazioni di un libro, dal titolo Supernova , che uscirà  tra due mesi, sul sito www.supernova5stelle.it e sarà  finanziato non da un editore tradizionale, ma attraverso la piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso.
Il testo, di cui stamattina sarà  pubblicato online il primo capitolo che La Stampa può qui anticipare, è firmato da Nicola Biondo, ex capo della comunicazione del Movimento alla Camera, e da Marco Canestrari, per quattro anni, dal 2007 al 2010, vicinissimo a Gianroberto in Casaleggio associati.
Canestrari, tuttora iscritto al M5S, accompagnava Grillo nei Vday, creò e organizzò il coordinamento dei meet up, e ha mantenuto in azienda, anche dopo l’uscita, amicizie che non si cancellano.
L’ultima telefonata
«Vaffanculo! Non ti voglio più sentire», grida dunque al telefono Casaleggio a Grillo. Pochi giorni dopo muore, e Grillo piange, senza aver avuto possibilità  di un chiarimento con il suo amico.
Non è uno scontro casuale, però, quello tra i due: è una divergenza strutturale su ciò che sta accadendo al Movimento, e sulla strada da prendere. Grillo confida ai suoi: «mi girano le scatole» – scrivono Biondo e Canestrari – per cos’è diventato il Movimento.
Ha nostalgia degli inizi, naif ma puri. È estromesso da scelte di fondo che avvengono senza che lui le conosca: su tutte, la migrazione, cruciale, dal blog beppegrillo.it a ilblogdellestelle.it. Grillo non ne era stato informato, è un’altra rivelazione di Biondo e Canestrari: «Da Genova la cosa è stata presa male, perchè in questo modo non è più il blog di Beppe il motore propulsore del Movimento. Casaleggio sceglie di guardare oltre il vecchio sodale, tutelando da una parte la sua azienda, dall’altra accontentando le richieste dei parlamentari che fanno un pressing asfissiante perchè vogliono a tutti i costi un loro spazio che non sia all’ombra del blog di Grillo. E questo ovviamente al comico genovese non va giù».
Grillo deluso, e i «ragazzini cattivi»  
È da mesi del resto che il fondatore è insofferente, «da tempo si trova a disagio», si legge nel libro. Da molto prima della vicenda Raggi.
Già  a Imola il comico con gli amici è definitivo: «Non credo sia questo che la nostra gente vuole, io non mi riconosco in questa roba…».
Nel Movimento comandano sempre più gli scalpitanti leaderini romani. Casaleggio è malato, e delega ormai tutto al figlio da molto prima che La Stampa riveli l’abdicazione.
I due fondatori perdono progressivamente uomini nel direttorio. Solo Carla Ruocco e Roberto Fico, scrivono Biondo e Canestrari, rimangono a modo loro fedeli.
Ruocco, dopo la morte del cofondatore, si aprirà  con degli amici: «Gianroberto è morto, Beppe è isolato e io rimango in mezzo a quei ragazzini cattivi…».
I ragazzini cattivi sono quelli del direttorio. Specie i due apparentemente opposti, Di Maio e Di Battista, in piena ascesa romana.
Casaleggio «incattivito»  
Grillo avverte cosa sta succedendo, ma non è mai stato la mente. Casaleggio è fiaccato, e di fatto ha mollato. I rapporti tra i due, un tempo simbiotici, s’incrinano. Dopo la morte dell’amico, apprendiamo dal libro, Grillo commenterà  così con chi gli è vicino: «Negli ultimi tempi Gianroberto si era come incattivito. A volte stentavo a riconoscerlo. Mi spiace sia finita cosi…».
La partita per Rousseau e il simbolo  
Se Gianroberto Casaleggio è oggetto in vita di una scalata da parte dei giovani, Grillo viene messo sul piedistallo di padre nobile, ma Davide e Di Maio non gli dicono neanche più le cose: la partita attuale – scrivono Biondo e Canestrari – è: «Chi ha accesso agli iscritti al blog e alla piattaforma Rousseau, può mettere le mani sul Movimento. È un database sterminato, un asset determinante per una piccola azienda di marketing digitale, e allo stesso tempo indispensabile per chi voglia guidare il Movimento».
I «ragazzini cattivi» non hanno però fatto i conti con i colpi di coda del vecchio comico. A fine luglio salgono a Genova, per parlare di tante cose, ma soprattutto di simbolo e proprietà  del Movimento.
Grillo diserta, e manda suo nipote Enrico, avvocato e vicepresidente dell’associazione Movimento cinque stelle. Fico si lascia scappare: «Noi siamo in mezzo tra Beppe e Davide».
La frattura Grillo-Davide
Già , anche tra il fondatore e il figlio di Gianroberto le cose si sono guastate.
«I rapporti tra i due sono tesissimi», raccontano Biondo e Canestrari.
«L’indomani dell’incontro di Genova, i cinque del direttorio vanno a Milano proprio da Davide Casaleggio. E la frattura tra loro diventa pubblica per una forzatura di Casaleggio jr che poco dopo l’incontro con il direttorio pubblica un post: “Da domani si vota sul nuovo statuto”. È uno strappo. Ma a quell’annuncio non segue più nulla, il silenzio. Fino ad oggi».
Tanti parlamentari chiamano Grillo sgomenti: davvero vuoi lasciare il simbolo al direttorio? «State tranquilli – replica Beppe – non ci penso nemmeno».
Eppure la scalata non è finita. Se Imola è stata l’ultima festa di Gianroberto Casaleggio, Palermo, la kermesse M5S che si apre sabato «potrebbe essere davvero l’ultima festa di Beppe Grillo da leader del movimento».

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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INTERVISTA A FRANCA CIAMPI: “CARLO TEMEVA PER IL FUTURO DEI GIOVANI”

Settembre 19th, 2016 Riccardo Fucile

“SPOSATI PER 70 ANNI… E ADESSO COSA FARO’ SENZA DI LUI?”

«E adesso, cosa farò adesso, dopo che avremo portato Carlo a Livorno?»
Donna Franca va e viene con aria spossata, nella casa di via Anapo, e ogni tanto pronuncia questa domanda.
Intorno, tutti si sforzano di confortarla e cercano di evitarle lo stress di campanello e telefono, che suonano di continuo. C’è un piccolo assedio affettuoso, nella strada del quartiere Trieste dove abitano i Ciampi (non solo l’ex capo dello Stato, ma anche il figlio Claudio con la sua famiglia).
Tra la gente che passa, alcuni si fermano e gettano lo sguardo verso le finestre, nella speranza di distinguere dietro i vetri la moglie di uno dei capi dello Stato più amati dagli italiani. «Cosa farò adesso?», ripete ai pochi ammessi a salutarla, in un’altalena di dolore e stordimento. Poi torna subito a parlare di lui. Sempre al presente, a volte chiamandolo «papà ».
Signora Ciampi, com’è stata quest’ultima stagione del presidente? Lo abbiamo visto progressivamente segnato dall’età  e dalla malattia, mantenendo però a lungo la lucidità .
«Lei lo sa bene: sono dieci anni che Carlo patisce e può immaginare come è stato l’ultimo periodo. Abbiamo avuto momenti molto duri e io, nonostante cercassero di allontanarmi dal suo capezzale – per proteggermi, lo comprendevo – non ho potuto staccarmene mai. Sono vecchia, ho quasi 96 anni anch’io… e, sì, sono molto, molto provata. Stamattina, sfogliando i giornali, ho trovato tante riflessioni che mi hanno colpita. Sono grata a tutti. Ma mi ha davvero commossa vedere citati sul Corriere, nel suo commento sulla “neutralità  attiva” di Carlo, i versi delle Metamorfosi di Ovidio, che l’avevano ispirato nei passaggi critici della vita».
Allude ai versi in cui si racconta che il creatore ha fatto gli animali con il muso prono, verso il basso, ma ha voluto gli uomini con il viso rivolto in alto, verso il cielo e le stelle?
«Quelli, ed era appropriato rievocarli perchè per lui avevano un significato speciale. Carlo, il mio amatissimo Carlo, li citava spesso anche a me, in latino, fin dal giorno in cui, appena diciottenni, ci eravamo conosciuti a Pisa, all’università . Rileggerli me l’ha fatto sentire ancora così vivo e presente… Pensi che quando tra poche ore ci sarà  la messa funebre e lo porteremo a Livorno, il 19 settembre, cadrà  l’anniversario del nostro matrimonio. Settant’anni fa. Può comprendere quanto il cuore sia gonfio».
Riandiamo ai momenti belli. Ricorda quando chiesero a suo marito di accettare un secondo mandato al Quirinale e lei scattò obiettando che «no, pro patria mori proprio no», perchè aveva già  dato alla patria tutto ciò che poteva?
«La diplomazia non è il mio forte, ne dico tante e non sono mai riuscita a frenarmi… Comunque certo che ricordo la frase, tratta da Orazio pure quella, del resto: Dulci et decorum est pro patria mori… Di lui, e lo sostengo con convinzione e senza timori di esagerare, penso che sia morto proprio per la patria».
Ma per lui valeva sul serio lo sfiduciato giudizio riassunto nel suo ultimo libro, titolato «Non è il Paese che sognavo»?
«Questi ultimi anni, deve credermi, non li ha vissuti con molta serenità … Non vorrei sembrare una persona oppressa da visioni negative a priori, come in parecchi casi diventano i miei coetanei. Abbiamo attraversato fasi belle e meno belle, mio marito ed io. Come capita a tutti. Però le delusioni di quest’ultimo periodo sono state cocenti per entrambi».
Delusioni su quali fronti?
«Non voglio fare discorsi politici, non mi competono e sarebbero di cattivo gusto. La delusione maggiore di cui parlo riguarda il futuro dei nostri giovani, costretti ad andare all’estero se vogliono costruirsi qualcosa. Volevamo qualcosa di diverso, io e papà . Siamo bisnonni, e speravamo che finalmente si realizzassero prospettive meno complicate per chi verrà  dopo di noi, per i nostri bisnipoti…».
Insomma: la sua eredità , morale e di servitore dello Stato, è stata raccolta o no?
«Devo dire di sì, in fondo. E sono persuasa che l’affetto e la stima con cui oggi lo si commemora nascono forse anche dall’ansia di cancellare certe villanie e scatti d’inciviltà  che ha subìto. Ma lasciamo perdere. Conta una cosa, adesso, per me: sono sicura che papà  è in paradiso, perchè era molto buono e molto perbene. Non era uomo da battersi il petto e ostentare la propria fede: per lui Gesù era una cosa seria, come lo è per me. Abbiamo avuto tutti e due un’educazione cattolica e lui in particolare si è formato, fin da piccolo, dai gesuiti. Una scuola molto severa. Anche di vita, che insegna i doveri prima dei diritti».

(da “il Corriere della Sera”)

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LA BELLA VITA DEL PRESIDENTE ARRESTATO TRA PORSCHE E CASINO’

Settembre 19th, 2016 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI CASERTA DI COSTANZO (FORZA ITALIA) IN CARCERE PER APPALTI TRUCCATI: TANTI DEBITI DI GIOCO E UN’AUTO DA 87.000 EURO

Le inchieste sulla corruzione spesso scattano così, come 20 anni fa con Mario Chiesa e Mani Pulite a Milano, come oggi nella provincia di Caserta attraversata da uno scientifico sistema di tangenti e assunzioni clientelari sugli appalti dei rifiuti orchestrato dall’impresa Termotetti.
Iniziano denunciando una persona ufficialmente povera o piena di debiti che però fa la bella vita e sfoggia auto di lusso. Come nel caso del presidente della Provincia di Caserta, l’azzurro Angelo Di Costanzo.
Quando il tenore di vita è sospetto, qualcosa non quadra.
Lo immagina bene un imprenditore dell’igiene urbana, Rino Offredi. Il 22 luglio 2015 Offredi viene sentito dalla Guardia di Finanza come testimone per approfondire un esposto.
E dice in sintesi: “Ho perso in circostanze sospette la gara del comune di Alvignano, l’ha vinta la Termotetti, tutti conoscono i rapporti del sindaco Di Costanzo (poi presidente della Provincia di Caserta, ndr) con il titolare del gruppo, Luigi Imperadore, e dopo l’aggiudicazione della gara il sindaco ha cominciato a girare con una Porsche. Come fa a permettersela, se è notorio che versa in difficoltà  economiche e ha chiesto prestiti in giro a persone del paese”? E stiamo parlando di un macchinone, una Porsche Macan da 78.800 euro.
Di Costanzo firma il contratto di locazione finanziaria dell’autovettura poche settimane prima dell’aggiudicazione della gara.
Ne prende possesso il giorno prima: acconto di 16.000 euro e rate di locazione da 835 euro al mese per quattro anni, salvo poi decidere se riscattarla o meno.
Racconti a margine del ‘sistema Raucci’ descritto dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere guidata da Maria Antonietta Troncone. Il sistema che prende il nome di Francesco Raucci, l’uomo che tesseva i contatti tra Imperadore e le amministrazioni comunali e scriveva i bandi di gara su misura della Termotetti. Un sistema che ha consentito al gruppo di Imperadore di raccogliere appalti milionari a pioggia sul territorio dell’Alto Casertano.
Per il Gip di Santa Maria Capua Vetere Ivana Salvatore il capitolo sulle auto di lusso e la bella vita di Di Costanzo e di altri politici locali non indica con chiarezza la commissione di reati, in attesa degli approfondimenti investigativi disposti dai pm Giorgia De Ponte e Alessandro Di Vico.
Ma ostentare Porsche mentre si chiedono prestiti “tratteggia un’opacità  nello stile di vita di Di Costanzo” che lo renderebbe permeabile alle avance di persone senza scrupoli, e potrebbe spiegare che dietro gli appalti oggetto della corruzione non ci siano state soltanto alcune assunzioni di parenti e amici.
Di Costanzo era un forte giocatore d’azzardo, ricaricava dai 100 ai 200 euro alla volta sul suo conto Eurobet e almeno dal 2002 si recava periodicamente al Casinò di Venezia in compagnia di persone fidate, assessori e dirigenti comunali, dove ha movimentato assegni per 307.000 euro.
Le sue difficoltà  economiche dipendevano anche di debiti di gioco.
Gli investigatori della Finanza ipotizzano che la candidatura a presidente della Provincia sia in qualche modo collegata ai debiti da saldare.
Il Mattino ha scritto che Di Costanzo doveva una somma al fratello della senatrice di Forza Italia Maria Rosaria Rossi, a lungo plenipotenziaria delle casse del partito di Berlusconi e già  commissario azzurro a Caserta.
La Rossi avrebbe quindi designato Di Costanzo ‘a garanzia’ che il politico restituisse le somme al fratello. Circostanze da verificare, che l’ordinanza del Gip accenna senza fare nomi e precisare dettagli.
La bella vita del sindaco-presidente della Provincia emerge dai alcuni verbali di persone molto bene informate del suo vizio del gioco.
Dichiarazioni di Mario Bartolomeo, che in passato lo ha accompagnato a Venezia: “Di Costanzo si affidava a un procacciatore di clienti del Casinò, tale Roberto, per poter accedere a dei benefici. L’importo minimo da versare era di 15.000 euro: talvolta versava assegni, talvolta contanti. Come si può immaginare, cambiava contanti per riciclare denaro sporco”.
L’inchiesta vuole anche appurare come abbia fatto uno degli arrestati, il presidente del Pd di Caserta Vincenzo Cappello, sindaco di Piedimonte Matese, a permettersi le spese del college dei figli a Ginevra e i successivi studi bocconiani a Milano.
Sono stati tracciati bonifici di Cappello in Svizzera per cifre esorbitanti. Anche in questo caso il Gip sottolinea che non c’è gravità  indiziaria, Cappello viene arrestato per altre ragioni e altre circostanze.
Non ci sono nemmeno i riscontri della casa a Capri che Imperadore avrebbe comprato a Cappello come segno di riconoscenza per un appalto. Lo afferma un teste, forse è vero, forse sono solo chiacchiere. La bella vita, a prescindere da come la ottieni, le genera in automatico.

Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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