Destra di Popolo.net

IL M5S NON SI E’ SPOSTATO A DESTRA, HA SEMPRE RAPPRESENTATO UNA CERTA DESTRA REAZIONARIA E AUTORITARIA

Ottobre 28th, 2017 Riccardo Fucile

LE CONVINZIONI DI GRILLO E CASALEGGIO, LA CONVENIENZA A CAVALCARE I PEGGIORI UMORI DEGLI ITALIANI, L’UNIFORMARSI AI SONDAGGI, IL PARTITO AZIENDA… DEL M5S DELLE ORIGINI E’ RESTATO BEN POCO

Se è difficile etichettare compiutamente il Movimento cinque stelle sull’asse destra-sinistra, è innegabile che nel corso degli anni, su due temi in particolare, la connotazione a destra della creatura di Casaleggio e Beppe Grillo si è fatta via via più evidente: non fosse altro che per le posizioni sull’immigrazione, e la sempre più percepibile vicinanza geopolitica con Vladimir Putin (ancor più che con Nigel Farage), e persino col pensiero “rosso-bruno” di Aleksandr Dugin, anti-Nato ed “eurasiano”.
Ogni volta che avete letto di “svolta a destra del Movimento” (sui migranti) vi siete trovati, insomma, dinanzi a un titolo fuorviante: semplicemente perchè non c’è stata nessuna svolta.
Il Movimento, se parliamo della sua cellula fondativa – la Casaleggio associati, e il suo fondatore Gianroberto Casaleggio – non è mai stato strutturalmente orientato a sinistra. Anzi.
Nasce con un forte spirito polemico contro la sinistra, identificata con la piaga del politically correct. Casaleggio senior raccontava ai suoi dipendenti che il Movimento doveva essere una rete, ma anche andare a stare nei luoghi fisici, un po’ come Umberto Bossi e la Lega delle origini nei bar delle valli padane.
C’erano quattro gatti a sentirlo, diceva sempre Casaleggio, «e ve lo dico perchè uno di quei quattro ero io».
Peraltro, se è vero che – almeno alle origini – l’elettorato grillino è stato molto trasversale, è anche un dato – mostrato da tanti sondaggi, e confermato dall’ultima analisi del Mulino di Piergiorgio Corbetta – che si sono assottigliati notevolmente gli elettori di sinistra, mentre quelli di destra sono cresciuti, o almeno rimasti stabili: chiara conseguenza di alcune precise scelte politiche cinque stelle.
Sui migranti, per dire: a ottobre del 2013 il gruppo parlamentare era a favore dell’abolizione del reato di immigrazione clandestina, Casaleggio senior e Grillo rimisero pesantemente in riga i senatori con un post sul blog – scritto di suo pugno da Gianroberto – in cui si diceva: «Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità , presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico».
L’inclinazione a destra è stata dunque un mix tra le convinzioni dei due fondatori, e le convenienze di un partito (il Movimento è sempre più diventato un partito) costruito da e su un’agenzia di marketing, dunque una forza politica costantemente governata sulla base di sondaggi, umori, “sentiment”.
Quando il sentimento dominante diventerà  anti-migranti, nessuna sorpresa nel vedere il candidato Luigi Di Maio cavalcare la campagna contro le Ong.
Nessuna “svolta”. Come nessuna sorpresa deve destare Grillo che definisce Trump e Putin (al Journal du Dimanche) «uomini di stato forti di cui la politica internazionale ha bisogno».
La verticalità  proprietaria del Movimento è un altro elemento che rimanda – foss’anche nella memoria collettiva italiana – al conflitto d’interessi che abbiamo a lungo sperimentato nel centrodestra italiano di Silvio Berlusconi.
Il tutto con un elemento di infingimento in più, la negazione di ciò che stava avvenendo: come successo anche per gli incontri – numerosi – dei cinque stelle con gli emissari di Vladimir Putin, e la sempre più smaccata propaganda pro Russia nella macchina social pro Movimento.
Tutto questo è compiutamente destra, o è una nuova, più sfuggente forma di populismo autoritario?
In attesa di rispondere in maniera definitiva, sfogliamo inquieti l’album di famiglia, le foto di Grillo con Farage, la predilezioni russe alla Casaleggio, la fine di un Movimento che era nato inneggiando ad Anna Politkovskaja.

(da “La Stampa”)

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EMMA BONINO E LE PROVE TECNICHE DI UNA “LISTA DI SCOPO”

Ottobre 28th, 2017 Riccardo Fucile

SOTTO GLI OCCHI ATTENTI DI ROBERTO SAVIANO…. “VEDIAMO SE ESISTE SPAZIO PER UNA NUOVA PROPOSTA POLITICA”

Lo spirito di Altiero Spinelli aleggia sull’albergo romano del “Nuovo inizio” radicale. Il titolo della due giorni sembra proiettare l’evento in un futuro ancora indefinibile: “Stati Uniti d’Europa: una nuova sfida radicale”. Ma la sfida più pressante, che già  bussa alle porte è quella che attende Emma Bonino e i Radicali italiani da qui a pochi mesi: le elezioni legislative.
Il meeting europeista apertosi nel pomeriggio all’Hotel Ergife segna l’inizio di un percorso politico-elettorale che guarda al mondo “oltre” il Pd ma non “contro” il Pd; un mondo che non s’identifica nella “Ditta” degli “scissionisti” di Articolo1-Mdp.
E’ un’avventura che i Radicali italiani non possono e, soprattutto, non vogliono, affrontare da soli. Domani sarà  Emma Bonino, nelle conclusioni della due giorni, a cui seguirà  nel pomeriggio il XVImo dei Ri che si concluderà  l’1 novembre, a indicare una possibile direzione di marcia.
Quella che potrebbe portare da una “lista di scopo” che metta a frutto l’esperienza di questi mesi di mobilitazione attorno alla campagna “Ero straniero-L’umanità  che fa bene”, che ha portato alla raccolta di 85mila firme a sostegno di una legge d’iniziativa popolare che, sottolineano i radicali, rappresenta “l’unica risposta politica organica, istituzionale e di governo del fenomeno per opporsi alla dilagante deriva populista”.
Si parte da lì, e dal manifesto dei valori che ha sostanziato la campagna, per delineare i contenuti programmatici, la visione ideale, il profilo progettuale di una lista che tenda ad unire laici e cattolici democratici, liberali e radicali, federalisti europei e associazioni che hanno fatto dei diritti umani il centro del proprio agire politico. Idealisti e non ideologici. Col coraggio di andare controcorrente, rilanciando il sogno degli Stati Uniti d’Europa nel tempo del risorgere delle piccole patrie, del secessionismo indipendentista (la Catalogna), delle Brexit e di un preoccupante sovranismo nazionalista.
Della partita intende essere il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e il suo neonato movimento “Forza Europa”, vicino all’afflato europeista è il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.
“Il nostro — spiega ad Huffington Post Riccardo Magi, il segretario dei Radicali italiani che ha aperto i lavori — è un tentativo di andare a vedere se esistano le condizioni per costruire una proposta politica ed elettorale che cambi radicalmente l’attuale assetto delle coalizioni così come si stanno definendo”.
Insomma, l’ambizione è quella di sparigliare le carte con una un’offerta elettorale diversa nella sostanza delle priorità  indicate e nelle modalità  di formazione: diritti di cittadinanza, superamento della Bossi-Fini, europeismo, riforma del welfare per combattere la povertà  assoluta.
E ancora: un pacchetto di leggi da porre al centro dell’agenda del prossimo Parlamento: Ius soli — “una legge per l’integrazione, su cui ricercare già  in questo fine legislatura una maggioranza parlamentare, come è stato fatto sulla legge elettorale” dice ad Hp Mario Giro -, il testamento biologico, la liberalizzazione della cannabis (sostenuta fortemente da Roberto Saviano, presente alla manifestazione, insieme a Guy Verhofstadt, Enrico Letta, Benedetto Della Vedova, Roberto Saviano e Calenda).
Non v’è dubbio che il volano principale di questa operazione politico-elettorale sia proprio lei, l’infaticabile Emma.
Il suo valore aggiunto non lo si misura solo in qualità  ma quantità : Secondo una recente ricerca di Demos & Demetra che non si è limitata a sondare soltanto i leader in campo, il 49% esprime fiducia in Paolo Gentiloni, mentre al secondo posto compare proprio lei, Emma Bonino, col 43%.
Personalmente sarebbe orientata a non candidarsi in prima persona, anche se sono in tanti in questi giorni a provare a farle cambiare idea, comunque, ribadisce Bonino, “ogni decisione sarà  presa dal Congresso, i radicali hanno ancora la vecchia, buona abitudine di ragionare in termini di ‘noi’ e non di ‘io’. E sarà  cosi anche stavolta. E poi, aspettate domani…”, rimandando al suo intervento conclusivo del meeting sull’Europa.
Prima, prenderà  la parola Giuliano Pisapia. Sono in tanti, e non solo all’Ergife, a lavorare alla costruzione di una “tenda comune” tra i due

(da “Huffingtonpost”)

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“IL COMIZIO DI RENZI IN CHIESA A PAESTUM? NEANCHE LA DC ERA ARRIVATA A TANTO”

Ottobre 28th, 2017 Riccardo Fucile

IL VICEPRESIDENTE DELLA CEI, MONS. RASPANTI: “MI SEMBRA TUTTO MOLTO STRANO”

“In una chiesa dove si celebra regolarmente non si possono fare comizi dall’altare. Nemmeno la Democrazia Cristiana lo faceva, anche perchè non ne aveva bisogno dato che a volte erano proprio i preti a dare chiare indicazioni di voto durante l’omelia”.
Lo ha detto il monsignor Antonino Raspanti, vicepresidente della Cei per il Sud e vescovo di Acireale interpellato dal Fattoquotidiano.it.
Dopo le critiche, raccolta da HuffPost, del parroco della Chiesa paleocristiana di Paestum, don Johny Kaitharath per il comizio improvvisato dal segretario del Pd Matteo Renzi nella sua parrocchia, arrivano i rilievi dell’esponente della Conferenza episcopale italiana per il Sud.
Breve riassunto: il segretario Pd, a bordo del suo trenino in giro per l’Italia, il 25 ottobre si ferma a Paestum. Qui la chiesa si è prestata per un evento culturale, la Borsa mediterranea per il turismo archeologico, non politico.
Eppure l’ex premier si fa largo e guadagna il pulpito dal quale attacca i suoi avversari politici e sponsorizza i risultati del suo governo. Insomma, un comizio in chiesa, di cui nè il vescovo nè tantomeno il parroco sapevano nulla.
“Siamo turbati”, ha detto il prete all’HuffPost, “la diocesi non sapeva nulla, se avesse saputo non avrebbe dato il permesso per la propaganda del partito”.
Al fatto.it, Monsignor Raspanti ha sottolineato di “non comprendere come Renzi si sia convinto ad andare a fare un comizio dall’altare. Mi sembra tutto molto strano. Si tratta di un’iniziativa quanto meno sopra le righe. Sicuramente la vicenda è scappata di mano. Comprendiamo tutti con un po’ di buon senso che il comizio di un eminente segretario di partito in un luogo di culto non è opportuno”.
Secondo il presule le occasioni di confronto politico in chiesa non sono da escludere, ma si devono realizzare con modalità  diverse: “Si potrebbe, invece, immaginare un incontro in un altro spazio della chiesa, per esempio il salone parrocchiale, visto anche che non siamo ancora in campagna elettorale. Oggi talvolta accade che nel teatrino parrocchiale il politico di turno chieda di poter incontrare i cittadini. La prassi è differenziata: c’è chi lo concede a chiunque lo chieda e chi invece lo nega. Generalmente sarebbe sempre meglio non farlo in campagna elettorale”.

(da “Huffingtonpost”)

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IN ITALIA CI SONO 117.000 POSTI DI LAVORO VACANTI

Ottobre 28th, 2017 Riccardo Fucile

MANCANO PIZZAIOLI, BAGNINI, SARTE E PERSINO MEDICI… IL 10% DELLE RICHIESTE DI LAVORO RIMANE INEVASO… NELLL’INFORMATICA MANCANO 4.400 LAUREATI

In Italia non c’è gente disposta a fare il panettiere per 1.400 euro al mese?
Ed è realtà  o fantasia che la disoccupazione è figlia anche della poca propensione al lavoro o del fatto che i giovani sono troppo «choosy» (copyright dell’ex ministra Elsa Fornero)?
Volendo andare oltre le discussioni social, va registrato un dato oggettivo: in Italia i posti di lavoro effettivamente vacanti sono 117.000.
Non abbastanza, insomma, per cancellare l’emergenza disoccupazione ma che qualcosa comunque dicono a proposito dell’incomunicabilità  tra chi cerca e chi propone un impiego.
Mancano sarte, bagnini e persino medici
Quello dei posti di lavoro rifiutati è tema che periodicamente torna a galla; a volte dando vita a leggende metropolitane, altre volte trovando riscontro nella realtà .
E’ accertato ad esempio che nel corso della stagione appena conclusasi gli esercenti romagnoli hanno fatto fatica a trovare personale per i loro stabilimenti balneari e che solo sull’Adriatico ben 1.000 posti hanno rischiato di rimanere scoperti.
E’ altrettanto vero che l’Azienda ospedaliera di Matera non riesce a trovare medici per alcune specialità , benchè offra una busta paga di 3.000 euro netti.
Anche alcuni settori del made in Italy però, faticano a trovare personale; ad esempio, le aziende del settore moda del Veneto sono alla disperata ricerca di sarte e ricamatrici: un’indagine a campione, su una piccola porzione di aziende ha rivelato un vuoto di 122 posizioni.
E molti ristoranti e pizzerie della penisola dovrebbero chiudere i battenti per mancanza di cuochi e pizzaioli che dobbiamo far arrivare dal Nord Africa.
Cercansi 4.400 laureati. In informatica
A sorpresa si scopre che persino un settore proiettato nel futuro come il mondo dei computer non riesce in Italia a tenere il passo con la ricerca di personale.
Una recente ricerca delle associazioni di categoria di Confindustria sostiene che nel settore ITC c’è un deficit di 4.400 laureati, deficit che si traduce in una difficoltà  di crescita per le aziende italiane del settore.
Che potrebbe tradursi entro il 2018 in 85mila nuovi posti di lavoro.
La sentenza definitiva però la scrive il rapporto Excelsior-UnionCamere che registra una difficoltà  nel reperire di circa il 10% di personale per nuove assunzioni pari a 117mila opportunità  di lavoro non coperte .
Secondo l’istituto McKinsey 65mila di queste potrebbero riguardare under 35 in cerca di lavoro.

(da “il Corriere della Sera“)

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“CHIESERO I VOTI DEI BOSS, PROCESSATELI”: A GIUDIZIO A GENOVA DUE EX AN

Ottobre 28th, 2017 Riccardo Fucile

L’EX CONS. REGIONALE SASO E L’EX CONS. COMUNALE PRATICO’ DOPO OTTO ANNI A PROCESSO PER PROMESSA ELETTORALE AGGRAVATA, LA PRESCRIZIONE NON SCATTA

Sapevano di avere di fronte gli emissari della ‘ndrangheta in Liguria, secondo la Procura, e a loro si sono presentati per chiedere voti, promettendo in cambio vantaggi. A sette anni dai fatti, la Direzione distrettuale antimafia di Genova chiude le indagini su Alessio Saso e Aldo Praticò, rispettivamente ex consigliere regionale del Pdl e consigliere comunale candidato (non eletto) alle elezioni regionali del 2010.
L’accusa nei loro confronti è di promessa elettorale, reato aggravato dall’aver favorito un’organizzazione mafiosa.
Non è solo un passaggio burocratico, ma il nodo che tiene in piedi le accuse: senza l’aggravante sarebbero già  prescritte; in questo modo l’orologio della prescrizione slitta al 2025.
La vicenda giudiziaria che vede coinvolti i due politici nasce con l’inchiesta antimafia «Maglio 3», coordinata dal pm Alberto Lari.
Un fascicolo che ha avuto esiti giudiziari controversi: gli imputati erano stati assolti in primo e secondo grado; poi la Corte di Cassazione ha ribaltato quei due verdetti, e ha ordinato un nuovo appello.
Le posizioni dei due politici erano state separate, e sono rimaste formalmente ancora in indagine fino a pochi giorni fa.
A entrambi vengono contestati incontri con boss di spicco della ‘ndrangheta, come Mimmo Gangemi, condannato in Calabria a 19 anni e 6mesi perchè ritenuto il rappresentante delle cosche in Liguria:
«Mimmo – diceva Praticò, in un’intercettazione con Gangemi – spiegagli bene come fare la ics sul mio nome… ti portassero dentro l’urna…». «Alessio, Alessio, Alessio – dice a Saso Vincenzo La Rosa, procacciatore di voti considerato vicino ai clan del Ponente – dalla nostra collaborazione escono mille voti, garantito al limone…».
E ancora: «Io – risponde Saso a La Rosa – nel mondo che conoscete anche voi, sono conosciuto anche come una persona affidabile. Se io dico una cosa, cerco di mantenere le promesse».
Aldo Praticò ha abbandonato la politica e oggi fa il broker assicurativo.
La sua replica arriva attraverso l’avvocato Giuseppe Maria Gallo: «Siamo molto stupiti da queste contestazioni. All’epoca dei fatti non esisteva un’associazione criminale riconosciuta sotto il profilo giudiziario a Genova».
Alessio Saso, difeso da Sabrina Franzone, dal 2015 è ritornato al suo lavoro di dipendente della Provincia di Imperia: «Dopo tutto questo tempo non so cosa dire, ho un ricordo sfumato di quegli episodi, non so nemmeno come mi difenderò. Questa vicenda mi perseguita. Come ho già  detto in passato, sono stato un ingenuo, ma non sono mai stato colluso. Ho lasciato la politica anche per gli strascichi di questa vicenda, e i rischi che ho capito ».

(da “il Secolo XIX”)

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LA SCHEDA DEL ROSATELLUM E LE DUE POSSIBILITA’ DI VOTO

Ottobre 28th, 2017 Riccardo Fucile

PERCHE’ SI PUO’ VOTARE IN DUE MODI E COME FUNZIONA

Vi sono due possibilità  di voto date dal nuovo sistema.
Si può infatti mettere una croce sul nome del candidato di collegio e il voto si estende “pro quota” anche ai partiti collegati e contribuisce al risultato nella parte proporzionale; oppure si può mettere una croce sul simbolo di uno dei partiti (o del partito) collegati al candidato del collegio: in questo caso il voto si estende al candidato del collegio.
Nella simulazione dei risultati alla Camera pubblicati da “Repubblica”, a differenza di quelle pubblicate nei giorni scorsi, un’alleanza tra Partito Democratico e Alternativa Popolare porterebbe 180 seggi al centrosinistra e 168 al MoVimento 5 Stelle, mentre il centrodestra arriverebbe a 246, ben lontano dalla maggioranza necessaria a Montecitorio.
Il professor Roberto D’Alimonte aveva invece pubblicato una tabella qualche giorno fa sul sito del Centro Italiano Studi Elettorali della Luiss in cui i calcoli rendevano ancora più difficile la conquista della maggioranza alla Camera da parte di uno dei tre poli: «Se anche immaginassimo che uno dei contendenti arrivi al 40 per cento dei seggi proporzionali dovrebbe pur vincere il 70% dei seggi maggioritari per ottenere una maggioranza risicata di 317 seggi totali. Se invece ipotizziamo che uno dei tre competitori vinca il 55 per cento dei seggi maggioritari dovrebbe ottenere la percentuale straordinariamente elevata del 50 per cento dei seggi proporzionali per arrivare a 321 seggi totali. Pur nell’incertezza che caratterizza in questa fase il comportamento degli elettori queste combinazioni appaiono decisamente poco credibili».
E quindi, spiegava D’Alimonte, «il prossimo governo dovrà  necessariamente nascere dalla scomposizione delle coalizioni che si presenteranno davanti agli elettori in campagna elettorale e dalla loro ricomposizione in una maggioranza di governo che non corrisponderà  alle solenni promesse fatte agli elettori al momento del voto».

( da “NextQuotidiano”)

argomento: Parlamento | Commenta »

VIA LA PAROLA NORD E BOSSI APOSTROFA SALVINI: “FASCISTA”

Ottobre 28th, 2017 Riccardo Fucile

CALDEROLI “LASCIA” IL PARTITO PER IL BLOCCO DEI CONTI…. SI E’ DISSOLTO “NOI CON SALVINI”

«Sei un nazionalista fascista». Umberto Bossi si rivolge a Matteo Salvini e va all’ultima battaglia, ma il consiglio federale della Lega lo lascia da solo.
A dirglielo è il governatore veneto, Luca Zaia: «Umberto, i tempi sono cambiati».
Il fatto è che Salvini l’altra sera aPiazzapulita su La7 ha detto che nel simbolo elettorale della Lega non ci sarà  la parola Nord: «Secondo voi vado a Taranto con la parola Nord? Che la Lega si chiamerà  solo Lega mi sembra chiaro da mesi. Sono tre anni che ci battiamo a livello nazionale per trasformare l’Italia in un Paese federale. I risultati ci premiano, e all’ultimo congresso la mia linea politica è passata con più dell’80%».
A breve, cambierà  soltanto il simbolo elettorale, la modifica del nome richiederebbe un congresso per il cambio dello Statuto.
In ogni caso, entro un mese dovrebbe essere presentato un nuovo logo blu che in alcune versioni è sotto test con la scritta «Salvini premier».
In via di superamento anche il simbolo «Noi con Salvini»: alle politiche non comparirà .
Il percorso è verso il definitivo addio al famoso articolo 1 dello Statuto con la Lega per «l’indipendenza della Padania».
L’umore bellicoso di Bossi
Ma la giornata di ieri prende un valore simbolico anche per un’altra decisione approvata all’unanimità : Roberto Calderoli, uno degli esponenti storici e più noti del movimento, lascerà  il gruppo leghista al Senato per approdare al gruppo misto.
Non un fatto ideologico o polemico nei confronti della Lega non più nordista. Va infatti messo in relazione con il blocco dei conti stabilito dal tribunale di Genova nel processo nel quale sono stati già  condannati Bossi e l’ex tesoriere Belsito.
Il federale era convocato soprattutto sul dopo-referendum per l’autonomia.
Sennonchè, mentre Zaia sta parlando, arriva Umberto Bossi.
Di umore bellicoso: «Non voglio rimanere in un partito in cui il segretario decide da solo il cambio del nome».
Secondo il fondatore, anzi, nel simbolo «la parola Nord andrebbe scritta più in grande».
A richiamarlo è proprio Luca Zaia. Che sottolinea il «risultato senza precedenti» del referendum e riprende Bossi, sia pure in modo definito affettuoso: «Umberto non devi andare via, quello di cui stiamo discutendo è il messaggio più adeguato al 2017».
Fava: «La battaglia nordista continuerà »
L’opposizione interna leghista, rappresentata dall’assessore lombardo Gianni Fava, promette che la battaglia nordista continuerà . Sul suo (e altri) profili Facebook dai ieri è comparsa la scrittà  «C’è chi dice Nord»: «Trovo la scelta di cancellare la parola Nord profondamente sbagliata. Mi adeguerò, come è sempre successo, ma non ne condivido le ragioni, proprio ora che il patrimonio storico della Lega è diventato patrimonio di tutti».

(da “Il Corriere della Sera”)

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SI E’ DIMESSO PAOLO GIORDANA, CAPO DI GABINETTO DI APPENDINO: AVEVA FATTO TOGLIERE LA MULTA A UN AMICO

Ottobre 28th, 2017 Riccardo Fucile

LA SINDACA: “MI DISPIACE, PRIMA VIENE L’INTERESSE DELLA CITTA'”

Paolo Giordana capo di gabinetto della sindaca di Torino Chiara Appendino si è dimesso dopo la pubblicazione delle intercettazioni delle telefonate in cui chiedeva al presidente di Gtt Ceresa di togliere una multa a un amico.
“Sono convinto della correttezza del mio operato e lo dimostrerò nelle sedi opportune. Mi preme, più che ogni altra cosa, tutelare la Città  di Torino e l’Amministrazione. Per questa ragione ho prontamente rassegnato le dimissioni nelle mani della Sindaca” ha dichiarato Giordana.
Chiara Appendino ha replicato “Accetto le dimissioni di Paolo Giordana, sono umanamente dispiaciuta per la persona, lo ringrazio di aver messo al primo posto l’interesse della Città ” Interpellato a margine della marcia per le Regionali il leader M5s Luigi Di Maio ai cronisti risponde: “Le dimissioni di Giordana? Si commentano da sole”. Chi fa errori come questo va fuori.
In mattinata Giordana era stato interrogato per oltre tre ore dai magistrati della Procura di Torino per un altro scandalo in cui è coinvolto la vicenda del non inserimento di un debito nei confronti di una società  la Ream nel bilancio del Comune di Torino per cui è indagato, insieme alla sindaca Chiara Appendino e all’assessore Sergio Rolando per concorso in falso in atto pubblico. Proprio nell’ambito di quello scandalo è stata intercettata la telefonata che ha portato alle sue dimissioni.
Dopo l’interrogatorio, in cui era assistito dall’avvocato Luigi Chiappero, Giordana è uscito da una porta laterale del Palazzo di Giustizia evitando i giornalisti

(da agenzie)

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LA MULTA DA LEVARE ALL’AMICO DEL CAPO DI GABINETTO DELLA APPENDINO

Ottobre 28th, 2017 Riccardo Fucile

IN UNA INTERCETTAZIONE GIORDANA CHIEDE A CERESA DI INTERVENIRE PER UNA MULTA DA 90…. L’ALTRO ACCETTA ED ESEGUE

Nelle carte dell’inchiesta GTT c’è un’intercettazione che riguarda il capo di gabinetto della sindaca di Torino Chiara Appendino, ovvero Paolo Giordana.
Intercettato al telefono con l’amministratore delegato di Gtt, Walter Ceresa, Giordana gli chiede di togliere la multa fatta a un amico sul pullman.
La telefonata risale al 25 luglio 2017 e la conversazione si trova nelle carte dell’inchiesta per falso in bilancio: il capo di gabinetto, scrive il quotidiano, è intercettato.
La conversazione comincia con l’annuncio, da parte di Giordana, dell’approvazione della delibera straordinaria del piano di rientro dei debiti pregressi verso la società . Poi si arriva al clou:
Ma come gli stessi investigatori sottolineano, la reale ragione della telefonata era diversa. Mettere a conoscenza l’amministratore delegato di Gtt che un suo amico è stato multato sul pullman. Giordana chiede un favore, insomma, cosa si può fare per questa multa? «Senti, io ti chiamavo per una cosa molto più prosaica. C’è stato un increscioso, come dire, evento». Così il capo di gabinetto della sindaca Appendino cambia argomento durante la conversazione con l’amministratore delegato dell’azienda dei trasporti.
«Un mio amico. Per carità , i controllori sono tanto bravi però un po’ troppo, come dire, quadrati. Praticamente un mio amico era sul pullman che stava per timbrare il biglietto e il controllore l’ha fermato dicendogli “lo deve timbrare 5 minuti fa, 1 minuto fa, 30 secondi fa. Adesso le devo fare la multa”. Non è tanto carina come cosa. Cosa possiamo fare?».
L’ad di Gtt chiede cosa ha fatto l’amico e se ha la multa. E Giordana risponde che «ha la multa e il biglietto timbrato anche».
Paolo Giordana ha quindi telefonato per chiedere un favore approfittando evidentemente del suo ruolo di capo di gabinetto della sindaca.
L’altro acconsente e il giorno dopo conferma al capo di gabinetto della sindaca che l’amico è salvo:
Ceresa a questo punto dice: «Sì, manda. Posso… Me la puoi mandare? Che faccio io!» Tra i due uno scambio di battute per capire come passarsi il verbale.
Alla fine Giordana dice che gli invierà  la multa via whatsapp perchè «è più comodo, ce l’ho sul telefonino». E poi i convenevoli di chiusura, con un grazie mille da parte del capo di gabinetto all’amministratore delegato di Gtt.
Il 26 luglio Ceresa chiama il capo di gabinetto. Anche per questa telefonata i finanzieri rimandano le considerazioni del caso all’autorità  giudiziaria.
«Paolo, tutto a posto quella cosa che mi hai detto», dice Ceresa. Giordana risponde: «Quindi gli dico di stare tranquillo». La risposta di Ceresa è lapidaria: «Sì, sì, non gli arriverà  la multa».
Questo il testo dell’intercettazione:
Giordana: «Senti ma io ti chiamavo per una cosa molto più prosaica: c’è stato un increscioso, come dire, evento. Un mio amico, per carità  i controllori sono tanto bravi però sono un po’ troppo, come dire, quadrati. Praticamente un mio amico era sul pullman che stava per timbrare il biglietto e il controllore l’ha fermato dicendogli “no guardi lo doveva timbrare 5 minuti fa, 1 minuto fa, 30 secondi fa. Adesso le devo fare la multa” eh eh eh… come dire, non non è tanto carina come cosa. Ehm… Cosa possiamo fare?»
Ceresa: «Eh, ma lui cosa ha fatto? Ha la multa?»
Giordana: «Ha la multa e il biglietto timbrato anche».
Ceresa: «Si manda. Posso… Me lo puoi mandare? Che faccio io!».
Giordana: «Fai tu?
Ceresa: «Sì, sì
Giordana: «Cosa faccio? Mi faccio lasciare la multa e te la mando?».
Ceresa: «Si, si. Mandala pure a me». Giordana: «Guarda, io te la mando via whatsapp. Eh».”

(da “NextQuotidiano”)

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