Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
L’ANALISI DEI VOTI AI PARTITI RIVELA I VERI VINCITORI DELLE ELEZIONI SICILIANE: L’ALLEANZA SOVRANISTA E’ SOLO IL QUINTO E ULTIMO PARTITO DELLA COALIZIONE DI MUSUMECI
I risultati siciliani viaggiano coi tempi delle littorine e nel tardo pomeriggio siamo
ancora all’75% delle schede scrutinate, ma qualche dato va in controtendenza a quanto annunciato sui media con il clamor delle trombe.
Con 4000 sezioni scrutinate su 5.300, Musumeci è in testa con il 39,50% seguito da Cancelleri con il 34,90%, poi Micari con il 18,70% e Fava con 6,2%.
Ma è interessante vedere i voti dei partiti.
Nella coalizione di Musumeci la parte del leone la fa Forza Italia con il 16,3% dei voti ( aveva il 12,9% cinque anni fa), poi l’MpA di Lombardo con il 7,3%, quindi l’Udc di Cesa con il 7,1%, seguito da Diventerà Bellissima 5,8%, mentre è ancora al 5,1% Alleanza per la Sicilia di Fdi e Lega). Solo chi supera il 5% accede ai posti di consigliere regionale.
Il M5S raccoglie il 27%, ben otto punti in meno di quanto ha Cancelleri.
Infatti Micari con il suo 18,7% raccoglie otto punti in meno della coalizione che lo sorreggeva. Il Pd ha il 13,2% , la stessa percentiuale di 5 anni fa. Seguono Psi con il 6%, AP con il 4,2%, Arcipelago con il 2,1%.
Fava supera di un punto la lista “Cento passi” ferma al 5,3%
Da segnalare che la coalizione di centrodestra aveva ottenuto 5 anni fa il 41%, ma aveva perso perchè divisa tra due candidati, quindi è rimasta sotto quella percentuale.
E al suo interno è stato determinante l’apporto di Berlusconi, Lombardo e Cesa.
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
M5S CROLLA DAL 43,82% AL 30,28%
Dai 38.622 voti di giugno del 2016 ai 19.136 di oggi.
E’ in questi numeri, messi in fila dall’agenzia di stampa Dire, la performance elettorale del M5s nel X municipio di Roma, dove ieri si è votato dopo due anni di commissariamento in seguito allo scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Nel 2016 Virginia Raggi a Ostia prese addirittura 42.538 preferenze, più del doppio di quelle prese da Giuliana di Pillo, candidata pentastellata a presidente, arrivata a 19.777.
In termini percentuali il M5s è passato invece dal 43,82 al 30,28%.
Fratelli d’Italia perde qualcosa in termini percentuali, dal 9,99% al 9,68, ma perde in termini assoluti scendendo da 8.809 voti a 6.118.
Noi con Salvini cresce di poco dal 2,89 al 4,16% passando da 2.546 voti a 2.632.
Forza Italia sostenne Alfio Marchini ottenendo 4.925 Voti. Oggi, invece, tornando in coalizione passa a 5.355 preferenze, con un balzo in avanti dal 5,59 all’8,47%.
Il vero boom è di Casapound: nel 2016 con Simone di Stefano prese 1.750 Voti, pari all’1,99%, mentre oggi schizza a 4.862, il 7,69%.
Il candidato a presidente, Luca Marsella, arriva invece al 9,08% grazie anche alle altre due liste collegate per un totale di 5.944 preferenze sul suo nome.
Il Pd tiene, ma solo in termini percentuali, passando dal 13,84 al 13,74, ma perde se si guarda al numero delle preferenze, che scendono dalle 12.197 del 2016 alle 8.686 di ieri, 3.511 in meno.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
IL VOTO “UTILE” HA PENALIZZATO IL CENTROSINISTRA MA NON HA FATTO VINCERE UGUALMENTE CANCELLERI
Vale quanto un partito minore la fetta di elettorato che alle elezioni regionali in Sicilia
ha votato per la coalizione di centrosinistra ma non il suo candidato alla presidenza Fabrizio Micari.
Preferendo, a quest’ultimo, il candidato del Movimento 5 Stelle Giancarlo Cancelleri.
In altre parole, il voto “utile” e disgiunto si è riversato sull’esponente grillino, tutto a danno del candidato della coalizione targata Partito Democratico.
In numeri, stando alle ultime proiezioni tanto di Emg/La7 quanto Piepoli/Rai, su una copertura del 40% circa (e margine d’errore del 2,8%), Micari risulta aver preso quasi l’8% in meno come candidato rispetto alla somma dei voti presi dai partiti che lo hanno sostenuto.
La coalizione Micari Presidente ha quindi ottenuto, secondo i dati provvisori ma in via di consolidamento, circa il 26,1% mentre i consensi andati al rettore di Palermo come presidente della Regione si fermano intorno al 18%.
Dove sono finiti questi voti? A naso, tutti o quasi su Cancelleri che ha ottenuto il 36% circa dei voti mentre la sua lista Movimento 5 Stelle si è fermata al 28,8%.
Il voto disgiunto è una pratica che spesso emerge nelle elezioni che prevedono un secondo turno, il cosiddetto ballottaggio.
La tendenza stavolta assume un peso già rilevante perchè avviene in una elezione aperta a più candidati e senza ballottaggio.
È quindi sintomo di diversi fattori.
In primis: gli elettori della coalizione del centrosinistra hanno percepito la sfida per la Regione come una corsa a due in via esclusiva: da una parte il candidato del centrodestra Nello Musumeci, dall’altro il grillino Cancelleri.
Non solo: è evidente che i sostenitori di centrosinistra non hanno riconosciuto nel rettore di Palermo Micari una candidatura forte in grado di avere un quid spendibile nella corsa per Palazzo d’Orleans. No chance. E allora tanto vale orientarsi sul candidato grillino per arginare la destra.
Ancora: la coalizione di centrodestra ha dimostrato che quando c’è un accordo su un nome unitario, i partiti coalizzati fanno la loro parte senza dèfaillance: Musumeci si avvia alla presidenza della Regione Sicilia con il 38% delle preferenze, mentre la coalizione che lo ha sostenuto orbita intorno al 37,4%.
Detta ancora diversamente, nessuno ha fatto mancare i suoi voti.
Stesso discorso, ma su numeri ridotti, per Claudio Fava (7%) in linea con le preferenze raccolte dalla sua lista, i Cento Passi (7,1%).
Il voto disgiunto penalizza quindi il Partito Democratico e il suo candidato.
Non a caso, Davide Faraone, sottosegretario alla Salute ma pure uomo forte dei dem in Sicilia, ha sottolineato come sia “un dato inquietante: se avessimo avuto una coalizione unita probabilmente questa polarizzazione non sarebbe avvenuta”.
Al momento, pare di capire, la lettura che viene data dai dem sul voto disgiunto attribuisce alla doppia candidatura presentata dalla sinistra, quella di Micari (sostenuto anche da Angelino Alfano) e quella di Fava (sostenuto da Mdp, Sinistra Italiana e Possibile), la responsabilità del cattivo risultato del rettore palermitano.
Voto “utile” ma alla fine “inutile”, dal momento che il supporto arrivato dagli elettori di centrosinistra al candidato del Movimento 5 Stelle non è riuscito a farlo prevalere su Musumeci. Magra consolazione per il candidato del Pd.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DI TG LA7 ATTACCA DI MAIO: “NON E’ MAI UN CALCOLO VINCENTE”
Di Maio rinuncia al confronto tv con Renzi?
“Non credo che sia particolarmente felice”.
Enrico Mentana, direttore del Tg la7 risponde così all’Ansa. “Premetto che so che qualsiasi cosa io dica in questo momento può sembrare una reazione al fatto che La7 ha perso la possibilità di ospitare il confronto – dice- Ma io so che direi le stesse parole anche se il confronto fosse stato cancellato da un altra rete. Non è cosi che si fa in generale”.
Sarà Alessandro Di Battista, a quanto si apprende da fonti M5S, ad andare in tv a diMartedì al posto di Luigi Di Maio che, domani sera, avrebbe dovuto confrontarsi con Matteo Renzi.
Le stesse fonti sottolineano come quello tra Di Battista e Renzi non sarà un faccia a faccia ma un un “confronto indiretto” in cui i due saranno intervistati separatamente e in due momenti diversi.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
ELSA FORNERO DICE LA SUA SULLE MOSSE DEL GOVERNO
Mentre il governo lavora sulla pensione a 67 anni e sulle categorie da escludere
dall’innalzamento e sembra tramontata l’ipotesi di un rinvio di sei mesi per l’adeguamento, Elsa Fornero, madre della riforma all’epoca del governo Monti, in un’intervista a Repubblica firmata da Roberto Mania esorta la politica a non essere vigliacca e a non cercare di ingannare i cittadini:
Hanno fatto bene il premier Gentiloni e il ministro Padoan a impedire il blocco dell’aumento dell’età pensionabile dopo che l’Istat ha certificato l’incremento della speranza di vita di cinque mesi?
«Direi proprio di sì perchè è una scelta che risponde a un’esigenza di medio periodo nell’interesse generale e non, appunto, elettorale. Si è evitato di scaricare sui giovani il costo di un’operazione che avvantaggerebbe solo le generazioni più mature».
L’obiezione che viene fatta a questo ragionamento, così come alla sua legge che portò bruscamente a 65 anni l’età per la pensione, è che lasciando i più anziani al lavoro non si liberano i posti per i giovani
«Questo è un luogo comune, frutto di un’interpretazione eccessivamente rigida sul funzionamento di un’economia e del suo mercato del lavoro. Sottende l’idea che ci sia una quantità fissa di posti di lavoro. È lo stesso ragionamento che negli anni è stato adottato nei confronti delle donne al lavoro e si è visto che non è così. Statisticamente è dimostrato che i Paesi che hanno avuto anche durante la crisi un basso tasso di disoccupazione giovanile sono quelli che hanno un alto tasso di occupazione tra i lavoratori più anziani. Vale per la Germania, per i Paesi scandinavi, per l’Olanda. Il ragionamento va capovolto: vanno create le occasioni di lavoro, anche attraverso le politiche attive per il lavoro rispetto alle quali siamo a dir poco impreparati, e non pensare che al lavoro si acceda cacciando qualcun altro».
Ma perchè bisogna continuare ad alzare l’età quando un sistema pensionistico contributivo presuppone flessibilità in uscita con penalizzazioni sull’assegno a carico di chi lascia prima il lavoro?
«Solo dal 2012 tutte le pensioni sono pro rata calcolate con il metodo contributivo. Ci vorrà ancora una ventina d’anni perchè le pensioni siano interamente contributive. Da allora in poi potranno scattare i meccanismi di flessibilità ».
Poichè non è uguale lavorare fino a 67 anni quando si fa il facchino o l’impiegato si sta pensando di allargare le maglie dell’anticipo pensionistico sociale. Come considera questa ipotesi?
«Mi pare la strada giusta. Osservo che il governo Monti dovette realizzare la riforma in venti giorni mentre sono passati più di cinque anni senza che sia stato introdotto questo giusto correttivo. Dunque penso che sia una buona innovazione che può permettere a categorie sfortunate di non subire l’effetto dell’indicizzazione senza mettere a repentaglio la sostenibilità del sistema previdenziale. È un intervento sociale che per la prima volta realizza la separazione tra assistenza e previdenza».
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
E IL SEGRETARIO DEL PD LO SFOTTE: “HA FATTO TUTTO LUI E ORA SCAPPA, NON E’ DEGNO DI ESSERE UN LEADER”
Luigi Di Maio su Facebook ha pubblicato poco fa un lungo post in cui ha fatto il punto sulle elezioni in Sicilia e ad Ostia. La parte più interessante del post però è quella in cui parla del confronto tv con Matteo Renzi, che era stato programmato a DiMartedì da Giovanni Floris il 7 novembre.
Di Maio infatti sembra non voler più fare il confronto, visto che — sostiene — il candidato premier del Partito Democratico non è più il segretario del PD:
Il Pd è politicamente defunto. A quello che leggo oggi sui giornali in interviste di esponenti Pd, non sappiamo neanche se Renzi sarà il candidato premier del centro sinistra. Anzi, secondo le ultime indiscrezioni riportate dai media, a breve ci sarà una direzione del Pd dove il suo ruolo sarà messo in discussione. Il nostro competitor non è più Renzi o il Pd. Combattiamo contro l’indifferenza che genera l’astensione.
Avevo chiesto il confronto con Renzi qualche giorno fa, quando lui era il candidato premier di quella parte politica. Il terremoto del voto in Sicilia ha completamente cambiato questa prospettiva. Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier da quel partito o quella coalizione.
È bene chiarire che sebbene ci siano piani dei maggiorenti PD per un altro candidato premier, nulla di ufficiale è finora pervenuto ed è difficile che lo sia nei prossimi giorni visto che l’apertura ufficiale della campagna elettorale è ancora lontana.
Nella sfida lanciata da Di Maio a Renzi (e accettata dal segretario PD) non si faceva poi cenno al fatto che fosse il candidato premier.
Insomma, quella di Di Maio, se confermata in modo meno sibillino, sarebbe una ritirata strategica.
A quanto apprende l’Adnkronos, il Movimento 5 Stelle non intende lasciare la ‘sedia vuota’ domani sera a Di Martedì, la trasmissione di La7 condotta da Giovanni Floris.
Secondo quanto trapela dalla comunicazione pentastellata, sarà Alessandro Di Battista probabilmente a prendere il posto di Di Maio.
Ma il duello con Renzi sarà alternato, non diretto: stando alle ultime indiscrezioni, infatti, Renzi e Di Battista risponderanno in due momenti distinti alle domande del conduttore. Ovviamente in questo modo non sarebbe un confronto, ma due interviste distinte.
Matteo Renzi sfotte Di Maio per la rinuncia:
Luigi Di Maio mi ha sfidato a un confronto televisivo.
Ha scelto la data, dopo il 5 novembre.
Ha scelto la rete TV, La7
Ha scelto il conduttore, Floris.
Ha fatto tutto lui
Io ho semplicemente accettato perchè Di Maio è il leader del Movimento 5 stelle che in tutti i sondaggi se la batte con il Pd per il primo posto nel proporzionale. E siccome due milioni di italiani mi hanno chiesto sei mesi fa di guidare il Pd, ho pensato fosse un gesto di rispetto accettare un confronto pubblico e trasparente davanti agli italiani. Mi sembra un modo giusto e onesto di far politica.
Oggi Di Maio scappa.
Da giorni sapevamo che stavano litigando al loro interno dopo i precipitosi tweet dell’onorevole campano. Che avevano paura
Ma non credevamo che arrivassero al punto di fuggire così.
Mi spiace. Da padre prima che da politico. Di Maio potrebbe essere il nuovo presidente del consiglio, se vinceranno loro. Mi spiace per i miei figli pensare che gli italiani rischino di essere guidati da un leader che è senza coraggio. Che ha paura di confrontarsi. Che inventa scuse ridicole.
Chi è il leader del Pd lo decidono le primarie, cioè la democrazia interna. Non lo decidono le correnti, non lo decide il software di un’azienda privata, non lo decide Di Maio. Lo decide un popolo meraviglioso che viene ogni giorno insultato sul web da profili falsi e odiatori veri.
La loro fuga nasce dalla paura, tutto qui.
Avevo preso l’impegno con Giovanni Floris di partecipare a questa trasmissione. Io ci sarò, lo stesso.
E risponderemo su tutto, dalla Sicilia alle tasse, dai vaccini alle banche, dall’economia alla politica estera
So di giocare in trasferta.
Ma un leader che vuole governare l’Italia deve far fronte a enormi sfide: terrorismo internazionale, sicurezza globale, disoccupazione, lotta alla corruzione.
Se un leader che vuole governare l’Italia con queste sfide ha paura di uno studio televisivo, semplicemente non è un leader.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
PER LA NOTTE DI PIAZZA SAN CARLO AVVISI DI GARANZIA ANCHE A GIORDANA E AI RESPONSABILI DI TURISMO TORINO
È cominciata a Torino la notifica dei provvedimenti giudiziari nell’inchiesta sui fatti di
piazza San Carlo. Gli avvisi di garanzia sono stati consegnati anche alla sindaca di Torino Chiara Appendino e al questore Angelo Sanna.
Tra gli altri indagati il nucleo di funzionari comunali che hanno avuto qualche ruolo nella gestione della notte del 3 giugno, dall’ex capo di gabinetto Paolo Giordana al direttore del settore, Paolo Lubbia.
E poi gli organizzatori materiali dell’evento, affidato a Turismo Torino: il presidente Maurizio Montagnese e il direttore Danilo Bessone, già indagati.
Infine, in terza battuta, le figure istituzionali che hanno gestito l’evento sotto il profilo della sicurezza nella serata del 3 giugno: il capo di gabinetto della Questura Michele Mollo e il dirigente del commissariato centro Alberto Bonzano.
A procedere è la Procura della Repubblica di Torino.
Nella serata del 3 giugno, durante la proiezione in piazza della finale di Champions League, un’ondata di panico provocò la morte di una donna e il ferimento di 1500 persone .
(da “La Stampa”)
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
INIZIA LA PROTESTA PER I 600 ESUBERI ANNUNCIATI
L’assemblea dei lavoratori dell’Ilva di Genova – convocata questa mattina dall’Rsu – ha deciso l’occupazione della fabbrica in attesa che il Governo convochi i sindacati sull’accordo di programma rispetto al quale al momento sono state solo convocate le istituzioni genovesi per mercoledì 8 novembre, nel pomeriggio. I lavoratori usciranno in corteo per le vie del ponente.
Davanti allo stabilimento Ilva di Cornigliano verrà montata una tenda rossa: “invitiamo tutti, cittadini e istituzioni a venirci a trovare per difendere Genova e l’accordo di programma” ha detto il segretario della Fiom Bruno Manganaro.
La protesta andrà avanti almeno fino a mercoledì in attesa dell’esito dell’incontro tra istituzioni e ministro Calenda al Mise.
Secondo la Fiom la trattativa non tiene conto, già in partenza, dell’accordo di programma del 2005 nel quale venivano esclusi gli esuberi. Nel piano della nuova proprietà , invece, sono previsti 600 esuberi. Una cifra importante, se si considera che i lavoratori attuali sono 1500.
Gli altri sindacati avevano preso le distanze dalla Cgil genovese, in attesa degli sviluppi della trattativa nazionale. La rappresentanza sindacale della fabbrica, però, ha scelto la linea dura.
“È l’inizio di una lunga settimana. Rivendichiamo l’accordo di programma, chiediamo un tavolo per Genova – ha detto Manganaro all’AdnKronos – Ci devono convocare, noi l’accordo di programma ce l’abbiamo, è giuridicamente valido e non ce lo possono scippare”
(da agenzie)
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
GIAN NICOLA ZANIN E’ STATO PER TRE MANDATI IN GIUNTA A COSTABISSARA (VI) E OGGI VIVE ALLA CARITAS… “IN VENETO NON C’E’ RISPETTO PER CHI E’ IN DIFFICOLTA'”
Quando Gian Nicola Zanin apre la porta della stanza, nella struttura gestita dalla
Caritas di Vicenza che lo ospita da circa un anno, accenna a un sorriso. Profuma di pulito, è luminosa. Calda.
Essenziale nell’ arredo ma è una reggia ai suoi occhi, una conquista dopo anni, a cercare il coraggio di chiedere aiuto dopo essersi ridotto a vivere per strada, a rinunciare anche a bere qualcosa di caldo dopo settimane a nutrirsi di acqua e zucchero pur di non incappare in qualche parente volontario della Croce Rossa. Proprio lui che ha passato 17 anni a fare politica in un comune dell’ hinterland di Vicenza, Costabissara – tre i mandati da vice sindaco e assessore – e una vita a prodigarsi per realtà sportive e di volontariato locale, quasi una vocazione dopo che aveva saputo accettare la sua disabilità dovuta ad emiparesi spastica che lo aveva colpito da bimbo.
Proprio lui che, racconta, negli anni ha cercato lavoro, dato ospitalità e pure residenza a giovani immigrati, si è ritrovato, dopo la fine di una convivenza poco felice, sfrattato da casa. E dopo un anno, senza residenza.
La vita in uno zaino
«Ero in giunta quando sono venuti a cercarmi i carabinieri – ricorda il 64enne – : pensavano avessi contatti con delinquenti, mi sono trovato 13 auto intestate e multe per 13mila euro. Io che la patente non l’ ho mai avuta».
Così la pensione da ex dipendente della Regione Veneto gli viene più che dimezzata, alla fine sono 600 euro. E pure bloccati per un mese dal giudice.
La strada diventa una scelta obbligata per Zanin. Il colore della sua pelle si fa rosso fuoco e i suoi occhi azzurri diventano un mare in tempesta mentre racconta della «terribile» esperienza.
«Sono caduto due volte, ma una terza volta no, non sarei in grado di reggerla, di sopravvivere» prosegue l’ ex politico riferendosi ai periodi del 2013 e 2016 in cui è stato costretto a chiudere la sua vita in un piccolo zaino, saccheggiato in più occasioni da altri spietati clochard, e a fare della «paura tremenda» una compagna fissa.
«Perchè vivere in strada o in stazione è duro, e la mia disabilità non mi ha agevolato: impari a dormire seduto e con un occhio semiaperto per paura di essere rapinato anche delle scarpe da altri nelle tue condizioni; o picchiato e coperto di sputi da un passante, come mi è capitato sotto i portici del santuario di Monte Berico. Perchè in Veneto non c’ è rispetto per chi è in difficoltà ».
Ora quella porta della piccola stanza di Casa beato Claudio Granzotto, struttura finanziata dall’ 8 per mille, per l’ ex politico è la porta verso una nuova vita.
Quella in cui «ho imparato a chiedere aiuto – racconta – : finora, ammetto, ho sbagliato io, mi sono isolato, non ho spiegato cosa mi stava accadendo, ma fai fatica a dire che sei caduto in basso. Facevo fatica anche a chiedere del cibo, quello che mi allungava qualche altro clochard, spesso straniero, più coraggioso di me».
Anche il sindaco di Vicenza, Achille Variati, sapeva della sua situazione.
«Era pronto a trovare una soluzione per me, ma io non mi sono mai presentato» chiosa il pensionato. E proprio Variati nella riunione dell’ Anci ha parlato del suo caso alla platea di sindaci, «perchè noi dobbiamo riuscire ad aiutare chi è in difficoltà » il commento.
Ed è questo che Zanin recrimina ai suoi ex colleghi: «Sui servizi sociali la politica comunale è debole: si tagliano i servizi senza pensare alle persone – dichiara – : ne fanno una questione di soldi, si guarda più alla quadra del bilancio, quando con la volontà le soluzioni si trovano, anche con costi minimi. E io lo so bene da ex amministratore ed è quello che cambierei se potessi tornare ad esserlo. Del resto chiedevo solo una stanza a pochi soldi».
Senza fissa dimora
E se per gli immigrati «la situazione è diversa è solo questione di cultura, non di discriminazione – sbotta il 64enne – : si pensa che gli italiani si possano arrangiare grazie a possibilità , parenti, agganci. Ma io sono prima di tutto una persona ed è con questo criterio che dovrebbero ragionare tutti».
Perchè diventare barbone, clochard o senza fissa dimora, comunque lo si voglia chiamare, può capitare a tutti. Basta poco, è questione di un attimo, di un imprevisto, di un inciampo, perchè tutte le certezze svaniscano.
«Quando è successo a me, quello che mi ha turbato è che le istituzioni mi hanno chiuso la porta in faccia – spiega Zanin – : Montecchio Maggiore, il comune in cui mi ero trasferito dopo la pensione, non ha previsto le vie anagrafiche, per dare residenza ai senza casa, e pure la “mia” Costabissara, che mi ha risposto picche. E del resto solo 53 Comuni vicentini su 121 le prevedono».
E senza residenza l’ ex vice sindaco ha perso il diritto all’ assistenza sanitaria, rischiando di pagarsi le spese del ricovero in ospedale.
«Solo la Caritas mi ha dato la residenza – singhiozza Zanin – : per fortuna c’ è il mondo del volontariato che tampona la grossa falla che la politica non riesce a colmare».
(da “Il Corriere della Sera”)
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