Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
IL RICERCATORE DI FISICA DELL’UNIVERSITA’ DI CATANIA AFFETTO DA TETRAPARESI SPASTICA NON RICEVE IL SUSSIDIO REGIONALE PER FAR FRONTE ALLE SPESE DI ASSISTENZA
Fulvio Frisone è un fisico nucleare, ricercatore dell’Università di Catania. Ha un
solo problema, e non è la tetraparesi spastica da cui è affetto dalla nascita.
Il problema di Fulvio Frisone è che la Regione Siciliana ha smesso di erogare i contributi per l’assistenza. Frisone infatti ha bisogno di assistenza 24 ore su 24 e la Regione dovrebbe farsi carico dei costi ed erogare un sostegno economico per consentirgli di partecipare ai congressi internazionali.
Ad oggi però Frisone non ha ancora ricevuto alcun contributo per il 2017.
A garantire il sostegno al ricercatore catanese — in ragione della sua disabilità e della sua attività di ricerca — è la Legge regionale n.5 del 19.5.2005.
A causa della sua sua disabilità Frisone necessita di cinque assistenti qualificati che lo aiutano durante tutta la giornata. A causa della riduzione dei fondi e della sospensione delle erogazioni per il momento Frisone si sta “arrangiando” riducendo l’assistenza a sole sedici ore al giorno. La notte Frisone rimane senza assistenza, con tutti i problemi che comporta una situazione del genere.
Qualcuno potrà pensare che in fondo sono “tante” o “sufficienti”. Ma quel qualcuno probabilmente è una persona che non è affetta da disabilità e che può godere della libertà di movimento e di azione 24 ore su 24.
Il problema di Frisone è che con il suo stipendio da ricercatore (2.400 euro al mese) non è in grado di sostenere i costi dell’assistenza medica che, mensilmente, viene a costare il doppio.
Inizialmente la legge regionale — che prevede uno stanziamento annuale che quindi deve essere rinnovato ogni anno — aveva previsto lo stanziamento di 160mila euro l’anno. Lo scorso anno però Frisone ne ha ricevuti appena 36mila e per quest’anno ancora nulla visto che la Regione non ha erogato un centesimo.
Come mai la Regione non ha ancora erogato i fondi?
A complicare la situazione c’è il fatto che la madre di Frisone, che lo ha assistito per tutta la vita, è ormai molto anziana.
Ad 87 anni anche la signora necessità ormai di assistenza e non ha le forze per prendersi cura del figlio come potrebbero farlo gli operatori specializzati che potrebbe pagare se solo la Regione stanziasse i fondi.
La pensione della madre inoltre non è sufficiente a “tamponare” le mancanze della Regione Siciliana. A risentirne non è solo la vita quotidiana di Fulvio Frisone ma anche la sua attività accademica.
Senza il contributo regionale Frisone ha dovuto rinunciare a partecipare a molti convegni internazionali.
E per chi fa ricerca scientifica poter prendere parte ai convegni è un’attività fondamentale.
La questione a quanto pare è burocratica. Non è chiaro infatti quale sia il comune competente per l’erogazione dei fondi assistenziali.
E così Frisone viene rimpallato tra il comune di Acireale ed il Comune di Aci Catena in attesa che i due Enti Locali riescano a venire a capo della questione.
Per cercare di sbloccare la situazione — nella quale oltre a Frisone versano molti disabili siciliani — il ricercatore ha deciso di iniziare uno sciopero della fame ad oltranza. Frisone non è l’unico a protestare per questa situazione.
Qualche giorno fa il comitato “Siamo handicappati no cretini” ha lanciato l’allarme sul rischio che se i decreti di stanziamento economico per l’assegno di cura non arrivassero entro il limite di legge del 31 dicembre tutti i disabili gravissimi già censiti rischiano di vedersi bloccati i fondi.
Per questo motivo il comitato ha chiesto al Presidente Nello Musumeci un incontro urgente per risolvere al più presto una situazione che è già drammatica ma che potrebbe addirittura peggiorare.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
POCHI GIORNI FA UN UOMO FREDDATO SUL PIANEROTTOLO… REGGIO EMILIA BRUCIA, LA ‘NDRANGHETA REGOLA I CONTI, MA MINNITI DEVE PENSARE A RESPINGERE I PROFUGHI
Reggio Emilia brucia. Un’altra auto a fuoco nella notte in provincia nel comune di Cadelbosco, ancora una volta per cause dolose. E’ una Mercedes Classe A che secondo le prime informazioni appartiene alla cognata di Antonio Crivaro, imputato nel rito ordinario del primo maxi-processo Aemilia per ‘ndrangheta che si sta celebrando in questi mesi proprio a Reggio Emilia.
E’ la settima autovettura che finisce in fiamme in provincia dall’otto agosto ad oggi. Solo cinque giorni fa il rogo all’ora di cena della Volkwagen Golf della moglie di Francesco Citro, 31enne ucciso qualche ora più tardi a colpi di pistola sul pianerottolo d’ingresso della propria abitazione a Villanova di Reggiolo.
Pochi elementi sull’ultimo incendio: vigili del fuoco e carabinieri sono arrivati a Cadelbosco Sotto, frazione di Cadelbosco Sopra, poco dopo mezzanotte ed hanno accertato l’origine dolosa delle fiamme. L’auto era in via Landi nel parcheggio sotto casa dei proprietari, parenti di Antonio Crivaro, cutrese arrestato la notte del 28 gennaio 2015 con l’accusa prevista dal 416 bis: associazione di stampo mafioso. Per la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna era esperto di operazioni finanziarie e fideiussioni, ed operava a stretto contatto con Antonio Gualtieri, ritenuto uno dei sei capi della cosca emiliana.
A processo è anche Salvatore Silipo, come Crivaro originario di Cutro, che nella notte di domenica 6 agosto aveva visto andare a fuoco sotto casa la Fiat Punto della moglie in via Zambonini a Reggio.
In quel caso gli autori dell’incendio avevano lasciato una tanica di benzina vicino all’autovettura; il collaboratore di giustizia Salvatore Muto lo indica come un segno di intimidazione, una firma per spaventare la vittima.
Il 9 ottobre invece a Castelnovo Sotto, a tre chilometri di distanza dal rogo di questa notte, era bruciata un’Opel Antara intestata ad una concessionaria mantovana, utilizzata da un cittadino del paese nativo di Milano. La benzina in quel caso era stata usata per impregnare gli interni dell’auto.
Il 14 ottobre nel quartiere San Prospero Strinati di Reggio Emilia bruciava verso mezzanotte la BMW X5 di un imprenditore edile di 45 anni, Francesco Ranieri, per il quale vale la regola del “non c’è due senza tre”: le altre due auto di sua proprietà erano finite in fiamme a Cutro e ancora a Reggio.
Meno di 24 ore dopo a Sant’Ilario, ai confini con Parma, andava a fuoco la Golf di una donna di 48 anni originaria di Catanzaro. Prima le hanno danneggiato l’auto, poi l’hanno bruciata.
E infine arriviamo a novembre, con il record che spetta al comune di Reggiolo: tre incendi dolosi ad altrettante auto nel giro di una settimana. L’ultimo venerdì scorso, con l’epilogo tragico dell’attentato che non ha lasciato scampo all’autista di camion Francesco Citro.
Cosa sta succedendo? Se lo chiedono gli investigatori e se lo chiede la gente.
Le indagini non hanno per ora svelato un possibile movente sull’omicidio di Reggiolo e si continua a guardare in tutte le direzioni, attraverso un lavoro congiunto della Procura Antimafia di Bologna e di quella ordinaria di Reggio Emilia.
La preoccupazione è palpabile in provincia e una riunione dei Comuni della Bassa Reggiana, inizialmente prevista a Novellara, è stata spostata a Reggiolo dove è avvenuto l’omicidio.
Cgil Cisl e Uil segnalano un possibile collegamento con il processo in corso: “Il rischio che l’associazione di stampo mafioso alzi il tiro contro la legalità e la democrazia, mentre il processo Aemilia sta svelando tutti gli affari illeciti e i delitti commessi dalla cosca reggiana, è sempre presente”.
In aula, il collaboratore di giustizia Salvatore Muto continua a raccontare fatti dettagliati e ad accostarli agli imputati.
Le violenze in carcere, i tentativi di condizionare i testimoni con messaggi registrati su schede micro sd che entrano ed escono tranquillamente dalle case circondariali, la creazione di nuovi gruppi che non ricalcano i precedenti organigrammi della Famiglia reggiana di ‘ndrangheta, sono segnali che fanno pensare ad un momento di svolta, con il palpabile nervosismo di chi è dietro le sbarre o ascolta dall’aula in libertà vigilata. La preoccupazione in città è che la tensione generi nuova violenza; l’omicidio della scorsa settimana e le auto che “non bruciano da sole” aggiungono nuovi motivi di paura.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
FAKE NEWS E DELINQUENTI DEL WEB: PARLA UNA VITTIMA DELLE BUFALE
“Una fake news mi ha rovinato la vita: ho venduto la mia attività , mi sono lasciato
con mia moglie e sono senza lavoro”.
Immaginate cosa succederebbe se una mattina vi svegliaste e trovaste una notizia inventata, definite oggi “Fake News”,che vi accusa di pedofilia.
È accaduto ad Alfredo Mascheroni, che ai microfoni di Radio Cusano Campus, alla trasmissione “Legge o Giustizia” condotta da Matteo Torrioli ed Edoardo Caianiello, ha raccontato l’inferno in cui è piombato a maggio di quest’anno.
“Una mattina esce una fake news su di me che dice che sarei un pedofilo. Da lì è successo di tutto: scritte sul mio bar, la gente non veniva più, i genitori non mandavano più i figli nella mia attività ed io sono stato costretto a venderla. Pensate che in tutto questo mi sono anche separato con mia moglie”.
Dopo la denuncia alla polizia postale, cosa è successo?
“Facebook non risponde alle leggi dell’Italia e non è tenuto a rispondere alle richieste. Bisognerebbe agire per rogatorie internazionali”
Ci sono state manifestazioni di vicinanza o solidarietà ?
“Non ho avuto nessun aiuto concreto in questa situazione. Ho avuto manifestazioni di vicinanza da parte anche di politici, come ad esempio Laura Boldrini, ma è stato solo un sostegno verbale. E’ facile per i politici, ma quando capita a chi non conta, non succede niente”.
Quando Alfredo Mascheroni ha presentato denuncia alla polizia postale, gli è stato spiegato che risalire al responsabile sembra complesso, perchè il suo nome è rimbalzato tra oltre 20mila utenti tra social e chat.
Messaggi gli sono arrivati da America Latina, Spagna, Germania e Regno Unito.
“Mi sono affidato ai legali. Gli articoli apparsi sui media e su diversi blog anti-bufale mi stanno dando una mano per riabilitare la mia immagine”.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
COME DICONO ALLA KNORR: IL DADO E’ TRATTO
Il dado è tratto, come dicono alla Knorr. Su Facebook ecco “la prima denuncia presentata a Palermo dal Generale Antonio Pappalardo contro i Parlamentari indegni e abusivi, i nostri militanti si stanno attivando in tutta Italia”.
La rivoluzione del generale, partita un po’ in sordina, è ormai pronta ad esplodere nelle strade, nelle città , in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
Nonostante i pranzi di necessità rivoluzionaria a Palazzo Madama, il Generale nel suo Labirinto diffida la magistratura a procedere all’arresto dei parlamentari:
Il Movimento “Liberazione Italia”, in persona del legale rappresentante ed amministratore Pro tempore, Sig. Pino Giuseppe con sede in 00186 Roma, Viale Vittorio Emanuele II n. 154 Piano 1°, dove elegge domicilio per ogni notificazione, cosi come rappresentato e difeso dallo Studio Legale Avv. Antonello Secchi del foro di Castrovillari (CS) con studio in Fano (PU), Via Roma 41/A, tel/fax 0721828546, email: avvocatosecchi@gmail.com pec: avvantonellosecchi@pec.giuffre.it
Con il presente documento inoltra formale
ATTO DI INFORMATIVA E/O DI ESPOSTO E DIFFIDA AD ADEMPIERE,
nonchè procedere agli arresti dei parlamentari ai sensi del disposto della Sentenza della Corte Costituzionale n. 1/2014, Udienza Pubblica del 03/12/2013; Decisione del 04/12/2013, Deposito del 13/01/2014; Pubblicazione in G. U. 15/01/2014 n. 3
Gli esponenti del Movimento Liberazione Italia guidati dalla mano ferma ma irascibile del generalissimo se ne sono andati per le questure di tutta la penisola allo scopo di denunciare i parlamentari.
Ormai è questione di giorni. Anzi, ore. Minuti?
(da “NextQuotidiano“)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
COMO, AZIONE INTIMIDATORIA DI NAZISKIN A PIEDE LIBERO GRAZIE A MINNITI CHE LEGGONO UN VOLANTINO: “NESSUN RISPETTO PER VOI”
Un gruppo di naziskin dell’associazione Veneto fronte skinhead, ha fatto irruzione
interrompendo l’assemblea della rete di associazioni Como senza frontiere.
Lo denuncia un video pubblicato sul canale di Ecoinformazione Arci.
“Un gruppo di nazisti ha fatto irruzione e ha obbligato la platea all’ascolto della lettura di un volantino delirante sul tema della cosiddetta ‘invasione’”.
L’incontro si stava tenendo al chiostrino di Sant’Eufemia.
“Da tempo — si legge nella nota dell’associazione — denunciamo una pericolosissima deriva di stampo razzista a Como, in Lombardia, in Italia ed in Europa e purtroppo sottovalutata dalle istituzioni”.
Non si sono registrati problemi di ordine pubblico, il gruppo ha lasciato il chiostrino pochi minuti dopo l’irruzione.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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