Dicembre 4th, 2017 Riccardo Fucile
VITTORIO DI BATTISTA INSODDISFATTO DELLA PIEGA MODERATA PRESA DAL M5S: “AMAREGGIATO E INFASTIDITO”
Dal 2 dicembre scorso sulle bacheche di molti attivisti, gruppi ed ex candidati pentastellati gira un post attribuito a Vittorio Di Battista, il padre di Alessandro Di Battista, nel quale l’augusto e “fascista” genitore, già protagonista della lite in piazza con i Forconi a Montecitorio, si sarebbe dichiarato insoddisfatto dell’attuale “piega” moderata presa dal MoVimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni.
AMAREGGIATO E INFASTIDITO.
Concordo con l’analisi, anche se velenosa, di Ferruccio Sanza. Concordo e critico anch’io, senza veleni e senza spocchia. Col “vaffanculo” e con l’apriscatole, abbiamo fatto irruzione nella palude di merda, abbiamo mescolato le carte, abbiamo terrorizzato i nemici, quelli pavidi, quelli più abbarbicati, quelli più pericolosi e perfino quelli sordi, rinnegati ed emeriti. E’ stato veramente uno tsounami, il nostro, che li ha costretti alla fuga precipitosa, al nascondersi e al pensare a come reagire per salvarsi. Ma a pensarci siamo stati noi.
Dal primo intervento, ottimo, in Parlamento, quello sui marò sacrificati agli interessi di qualcuno, non abbiamo più incalzato, minacciato, urlato ed impedito agli altri di riprendere fiato.
Subito siamo diventati osservanti delle regole, rispettosi delle istituzioni, timorosi di venire rimproverati ed espulsi.
Merda
Il tonno è rimasto nella scatoletta, ci hanno dato il contentino di cambiare qualche goccia di olio rancido ma il tonno è sempre lì
Vittorio Di Battista
Nella prima parte del post si parla del pezzo di Ferruccio Sansa uscito sui blog del Fatto Quotidiano
Siamo stati “rivoluzionari” per qualche settimana, “incomprensibili” per qualche mese, “preoccupanti” per qualche semestre.
Poi la sottomissione alle regole, il timore di venir criticati, la scelta di essere “per bene” e di comportarsi da persone per bene
Ma loro NON sono per bene, loro sguazzano nel male, nella corruzione, nelle ruberie e nel disprezzo della gente, dei cittadini e della legalità
Sono amareggiato perchè abbiamo perso la spinta, abbiamo perso la speranza degli esclusi, la convinzione che per cambiare bisogna ripartire e rivoltare tutto, tutti ed il Paese intero.
In fondo al tunnel non c’è luce, c’è il buio che ancora avvolgerà gli onesti, i normali e gli esclusi.
Mi torna in mente il “grido” di Dario Fo a Milano, “noi non ci siamo riusciti, provateci voi” e sono amareggiato, disilluso e, temo, tradito. E poi sono infastidito dalla sudditanza tecnica e linguistica che abbiamo adottato. Ho visto il manifestino che annuncia la prossima manifestazione di Verona, ho letto di “activism”, di “call to action”, di “sharing”, di “learning” e di “open day”.
Ecco, questo manifestino di Verona mi resuscita il “vaffanculo”, questo rivolto agli appassionati di “english language and usage”. Sarà perchè per me “USA ” vuol dire usa e getta o perchè io, di Verona, ho il ricordo di un altro manifesto?
In più, si segnala nel post che però, per le regole sulla privacy di Facebook, non compare sul profilo di Di Battista senior, se non in quanto taggato da altre persone.
Ma in altre occasioni alcuni scatti con Vittorio erano stati pubblicati su Facebook da attivisti taggando proprio quel profilo.
Il post attribuito a Vittorio Di Battista conclude la filippica per il bel M5S di una volta prendendosela con gli inglesismi eccessivi utilizzati dai grillini, evidentemente rapportandosi all’autarchia linguistica che è sempre stata un argomento polemico dei conservatori contro la Perfida Albione.
Gira poi anche un altro stamp di un altro post in cui l’account si dichiara soddisfatto per il dibattito suscitato dal primo.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 4th, 2017 Riccardo Fucile
POCHE REGOLE E ANCOR MENO TUTELE… ALTRO CHE JOBS ACT, SIAMO ALLO SFRUTTAMENTO DI INTERE CATEGORIE DI LAVORATORI
La Stampa riepiloga oggi in una tabella quali sono i mestieri da schiavi, ovvero le
professioni meno pagate incrociando ultimi studi ufficiali, dati sui minimi di settore, interviste con sindacati e lavoratori.
Sono i «settori con retribuzione media annua più bassa» censiti a novembre dall’Inps.
È la «paga minima oraria di settore in Italia», secondo le medie dei vari contratti del settore elaborate su dati Istat-Fls (per esempio, operaio manifatturiero 9,47 euro l’ora, lavoratore edile 8,55).
Ne è uscita la fotografia di un mondo con poche regole e ancora meno tutele.
Ma chi sono questi lavoratori a prezzi stracciati, nuovi schiavi del cosiddetto “turbocapitalismo”?
Li trovi al ristorante come lavapiatti o in casa, come fattorini.
Macinano chilometri in bici o sul furgone, spesso con contratti atipici, o con contratti regolari sulla carta ma di fatto svuotati nella pratica.
Sbarcare il lunario è una impresa. Sia Marco, cameriere di catering, sia Enrico, fattorino in bici, valgono meno di 7 euro l’ora.
E non c’è capacità o conoscenza che tenga. Anche chi fa un lavoro delicato come Dario, educatore in subappalto dai servizi sociali del Comune di Milano, non si muove dai mille euro al mese. §
Non solo perchè la paga è bassa. Ma perchè a volte è basso il numero di ore svolto. Oppure sono riconosciute meno ore di quelle effettivamente impiegate.
O peggio, nel caso di Luca, postino privato in Veneto, bisogna tagliare metà dello stipendio per mettere la benzina necessaria a consegnare 15 mila buste al mese.
«Non c’è solo il nero per pagare di meno — prosegue Garnero — Ci sono canali più sottili: basta non riconoscere mezz’ora di straordinario tutti i giorni».
E poi ci sono tanti trucchi per aggirare controlli e contratti.
Enrico, 30 anni, è un rider milanese di Deliveroo, il servizio a domicilio di pizza e kebab recapitato esclusivamente in bici. «Ho un contratto di collaborazione da 5 mila euro all’anno. Per tutti noi vale la stessa paga: 5,60 euro l’ora più un incentivo di 1,20 per ogni consegna. Tutto lordo. Anche la promessa di aprire la partita Iva per fare più consegne è un bluff: nei momenti di calma, la mattina o il pomeriggio, non vieni pagato».
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 4th, 2017 Riccardo Fucile
LA TRAVERSATA DI SAMI, IL SIRIANO SCAPPATO ALLE MILIZIE LIBICHE CHE TAGLIEGGIANO I NUOVI SCHIAVI
Un cambio di vestiti, datteri, cioccolato, una fotocamera, il suo iPad, un telefono. Non c’era altro sull’imbarcazione di Sami, l’infermiere siriano trovato a bordo di un piccolo gommone alla deriva nel Mediterraneo.
A salvarlo, l’equipaggio della Ong spagnola Proactiva Open Arms, che attraverso il suo responsabile delle operazioni, Riccardo Gatti, racconta a La Stampa:
“Stavamo lasciando l’area Sar per trasferire la nave a Malta per riparazioni quando un nostro volontario di vedetta ha visto qualcosa in mare a 3 miglia di distanza. Ci siamo avvicinati e, con nostra grande sorpresa, abbiamo visto quel minuscolo gommone con quell’unica persona a bordo”.
Sami ha raccontato di essere scappato quattro anni fa dall’inferno siriano, lasciando la sua fidanzata, oggi in Svezia, e la sua famiglia, in parte in Germania.
Da quel momento è rimasto intrappolato nel caos libico, dove negli ultimi anni si è scatenata la caccia delle milizie ai siriani, considerati “più ricchi” degli altri migranti.
Lì ha lavorato praticamente da schiavo, fino alla decisione di procurarsi la piccola imbarcazione e partire in solitaria. È rimasto nel Mediterraneo centrale per 20 ore, prima dell’avvistamento:
“Non sapete cosa c’è in Libia, meglio morire in mare”, ripeteva Sai ai ragazzi della Open Arms. E ha ringraziato i soccorritori con cioccolatini che aveva portato con sè come un piccolo segnale di vita. Che ora per lui ricomincia.
(da “Huffingtonpost”)
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