Dicembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
“SONO DEGLI IPOCRITI”… UN ALTRO CHE SE NE E’ ACCORTO SOLO ORA
«La cosa più amara di questo periodo è l’ipocrisia di fondo che c’è in questo rifiuto. Mi si
dice “no perchè da noi non si può vivere di politica”; però poi mi vengono offerti incarichi di nomina: assessore, persino capo di gabinetto di un importante ente pubblico»: come spesso succede, Fabio Fucci si è improvvisamente accorto dell’ipocrisia del MoVimento 5 Stelle non appena è stato lui a doverla subire.
Il sindaco uscente di Pomezia ieri ha annunciato che si candiderà per un secondo mandato da primo cittadino senza i grillini nella ridente cittadina laziale dove i suoi però hanno già scelto chi dovrà corrergli contro, ovvero il presidente del Consiglio comunale Adriano Zuccalà .
Una situazione che potrebbe portare i grillini a perdere il comune, oppure a lasciare via libera sempre a Fucci nel ballottaggio in caso di exploit della lista civica del sindaco, che però poi magari dovrebbe avere l’appoggio del M5S per trovarsi una maggioranza in consiglio comunale.
Come d’abitudine nel M5S, sulla sua pagina Facebook Fucci non ha affrontato la questione della ricandidatura ma a chi nei commenti gli chiede conto della scelta risponde dicendo che il suo primo mandato da consigliere è durato troppo poco.
Poi, in un’intervista al Corriere, parla delle offerte che gli sarebbero state fatte per non ricandidarsi, senza però fare nomi e cognomi di chi gliele avrebbe fatte e donando alla sua presunta “denuncia” tutta quell’ipocrisia di cui accusa gli altri.
Fucci ha parlato per la prima volta della sua ricandidatura durante un convegno in cui erano presenti Elena Fattori e Valentina Corrado, la consigliera regionale che lui ha sponsorizzato per la corsa a candidata governatrice nel Lazio rimediando una pesante sconfitta politica, visto che è arrivata terza dopo Roberta Lombardi e Davide Barillari.Ma ora il sindaco è pronto ad essere espulso?
Lui al Fatto replica così: “Non sono io che esco, e poi ho dato tanto al Movimento”. Dai 5Stelle nessuna reazione ufficiale, per ora. “Per provvedimenti bisognerà attendere le mosse ufficiali di Fucci”, si limitano a dire al quotidiano di Travaglio. Intanto Valentina Corrado si dissocia con parole molto forti da lui
E Luigi Di Maio dice che Fucci si è messo fuori dal MoVimento 5 Stelle.
(da “NextQuotidiano“)
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Dicembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
SALVINI E’ NERVOSO PERCHE’, CROLLANDO NEI SONDAGGI, NON PUO’ PIU’ CHIEDERE IL 70% DEL COLLEGI AL NORD… E SILVIO HA BUON GIOCO A FARE IL PADRE DELLA PATRIA
A guardarli superficialmente, Berlusconi e Salvini sembrano i capponi di Renzo “che tanto s’ingegnavano a beccarsi”.
Ma mentre i pollastri del Manzoni litigavano inconsapevoli della triste fine che li attendeva, a giudicare dai sondaggi altri protagonisti della politica sarebbero destinati a finire spennati.
Perchè allora i promessi sposi del centrodestra s’azzuffano? In realtà è soprattutto Salvini a beccare Berlusconi, ad accusarlo d’eresia su questa e quella proposta di legge o addirittura d’intelligenza col nemico, quando il Cavaliere scopre l’acqua calda dicendo che se dalle elezioni di marzo non uscisse una maggioranza, Gentiloni dovrebbe restare al governo per i mesi necessari a bandire la successiva campagna elettorale.
Berlusconi incassa senza reagire, dice che Matteo è un bravo ragazzo, impulsivo ma alla fine ragionevole, come ha spiegato ad Angela Merkel spaventata come altri leader per una possibile presa di potere da parte del M5S.
E tira dritto sulla strada che si è imposto: un Padre della Patria ottuagenario che non alza la voce, ha smesso di polemizzare con i “comunisti” e vorrebbe portare tranquillamente per la quarta volta in 24 anni i moderati al governo.
I motivi di inquietudine di Salvini un fondamento tuttavia lo hanno.
Fino a qualche settimana fa, la Lega era più forte di Forza Italia e Salvini si era illuso di poter fare man bassa dei collegi vincenti. Chi conosce le campagne elettorali del Cavaliere tuttavia non si meraviglia del suo recupero e mette perfino nel conto che al momento di formare le liste a fine gennaio il suo vantaggio attuale di un paio di punti possa crescere.
Di qui una diversa ripartizione dei collegi, nei quali occorre far posto alla strategica “quarta gamba” centrista e forse dare qualcosa in più a una Meloni in crescita.
Il secondo motivo d’inquietudine per Salvini è il dopo elezioni.
Il centrodestra potrà avvicinarsi molto al 40 per cento dei voti, ma non è facile aggiungervi una combinazione di seggi che gli garantisca la maggioranza assoluta. Quando ho chiesto a Berlusconi perchè non attacchi mai il Pd, la risposta è stata «perchè è troppo debole per essere un mio competitore».
In realtà il Cavaliere, con il presumibile assenso del Quirinale, vuole dare la sua disponibilità a una pausa istituzionale se la situazione fosse particolarmente intricata. L’Italia ha bisogno di una scossa e solo un governo forte può dargliela. Berlusconi e Salvini non aspettano altro.
Ma se i numeri fossero bloccati, meglio spolverare i bicchieri che distruggere la cristalleria.
Bruno Vespa
(da “Quotidiano.net“)
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Dicembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
“CAMBIO CASACCA E’ DENIGRATORIO, PROPORREI CAMBIO DI CANOTTIERA”
Un record difficile da battere. Luigi Compagna, 69 anni, è il re dei cambi di casacca in
Parlamento.
Eletto nell’allora Pdl, ha aderito poi al gruppo Misto, per poi passare a Gal, quindi ad Ap, tornare a Gal, ripassare in Ap, rientrare ancora in Gal, migrare a Cor (area di Raffaele Fitto), ripassare al gruppo Misto e infine approdare a Idea (formazione di Gaetano Quagliariello). Dieci passaggi che il senatore in una breve intervista al Messaggero spiega dicendo di essere stato “sempre coerente”:
“Nell’espressione cambio casacca c’è qualcosa di denigratorio. Io proporrei cambio di canottiera, poichè non son le magliette dei partiti veri che tra l’altro ho l’impressione non esistano più. In Parlamento una settimana sì e una no si vota la fiducia. I miei cambi di schieramento sono sempre stati all’interno del centrodestra, mai fatta una trasmigrazione dall’opposizione al Governo” […] “Mi dispiace per le banalità che si dicono, il principio non è la competenza, ma la rappresentanza. Se Compagna votasse per Renzi, dovrebbe essere sostituito”
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
IL MITICO DUO DELLA MOSSA DEL CAVALLO RIPARTE DA UNA SALA SEMIVUOTA
Alla fine La Mossa del Cavallo ha portato a una “Lista del Popolo” per la Costituzione.
Nella sala semi vuota dell’auditorium di via dei Frentani (teatro romano di tante costituenti della sinistra) Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia hanno dato via a un’altra gioiosa macchina da guerra che tremare il mondo farà , stavolta persino in diretta streaming.
“La Lista del Popolo appartiene a TUTTO il Popolo che ha come faro la Costituzione del 1948. Nessun partito, nessuna zavorra. Riprendiamoci la Sovranità !!!”, diceva la presentazione. Tommaso Rodano, che ha seguito per Il Fatto la presentazione, racconta che la platea che battezza la “Lista del popolo per la costituzione” è poco numerosa ma piuttosto variopinta. Molti dei presenti sono sovranisti. Ma sovranisti democratici, non nazionalisti.
“Non siamo degli eroi ma siamo coraggiosi. Siamo contro il sistema, un sistema politico-finanziario corrotto e mafioso. Contro il sistema dei partiti, tutti, che hanno paura di noi. Siamo gli unici a dire No all’Unione europea, alla Nato, alle lobby finanziarie e bancarie che dominano le nostre vite e affamano noi come popolo. Con audacia affrontiamo l’ultima battaglia dell’ultimo samurai, sull’ultima spiaggia”.
Ingroia e Chiesa tornano così alla ribalta per offrire un’alternativa politica che non sarà — giura l’ex magistrato — vicina a Rivoluzione Civile, il cui flop di cinque anni fa ancora brucia.
Quello era dipeso dai troppi politici che avevano tanta claque ma pochi voti coinvolti nel progetto. Qui sarà il popolo a incoronare l’esperienza dei due animatori della Lista del Popolo per la Costituzione.
E nel simbolo il cavallo ricorda quella Mossa del Cavallo da cui i due erano partiti. Chissà se arriveranno davvero da qualche parte.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
MANCA UN ATTO DEL COMUNE PER LA VARIAZIONE LAVORI, IL CAMPIDOGLIO TACE DA 5 MESI
La metro C a Roma è ferma e il Comune fa finta di niente. 
Ieri si è scoperto che da fine luglio che il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ha sollecitato Virginia Raggi ad autorizzare la rimodulazione delle risorse all’interno del quadro economico per la costruzione della metro C, già a suo tempo approvato per consentire il completamento dei lavori sino al Colosseo.
E sono cinque mesi che dal Campidoglio tutto tace. Lo Stato, che finanzia l’opera per il 70%, attraverso il ministero delle Infrastrutture ha detto sì; idem la Regione; da Palazzo Senatorio invece nessuna risposta.
Al pre-consiglio del CIPE convocato mercoledì pomeriggio al dicastero di Via XX Settembre per mettere a punto l’ordine del giorno della riunione che il Comitato interministeriale svolgerà tra Natale e Capodanno – l’ultima prima dello scioglimento delle Camere – l’aggiornamento del quadro economico relativo alla terza linea metropolitana di Roma è stata espunta dagli argomenti in discussione.
Per procedere è necessario l’ok di tutti e tre gli enti finanziatori: Per aprire la stazione di San Giovanni occorre completare il collaudo tecnico-amministrativo della linea che parte da Montecompatri. Per ottenerlo, bisogna che il quadro economico sia quello finale, comprensivo di tutti gli aggiustamenti intervenuti in corso d’opera. Ma il Cipe non può varare le modifiche in assenza del via libera del Comune.
Dopo l’articolo di Repubblica che raccontava lo stato dell’arte ieri l’assessora Linda Meleo si è improvvisamente risvegliata dal torpore per dettare una nota alle agenzie di stampa che è un capolavoro di omissioni: “Nessuna paralisi o immobilismo del Campidoglio su Metro C. Quest’Amministrazione ha sottoscritto nero su bianco il suo impegno tramite memoria di Giunta, approvata il 13 dicembre. Con quest’atto abbiamo confermato il valore strategico dell’opera e abbiamo affermato la volontà di procedere alla realizzazione della Linea C, secondo le risorse finanziarie che saranno rese disponibili”, ha detto l’assessora.
Il 13 dicembre è proprio il giorno in cui si è riunito il CIPE a cui gli atti del Comune servivano prima della riunione e non dopo.
Non solo: per l’approvazione non serve una memoria, bensì una delibera. “Come iter amministrativo si prevede anche la presentazione dell’atto all’Assemblea capitolina per approvare impegno di spesa. — ha aggiunto la nota, confermando quindi quanto scritto ieri: l’impegno di spesa non è stato approvato — Vogliamo veder realizzata quest’opera il prima possibile, un’infrastruttura strategica per Roma, e che significhera’ il completamento di una terza linea metropolitana per la Capitale, a garanzia del miglioramento del servizio”.
«Il Campidoglio doveva produrre una delibera di consiglio con un piano pluriennale di attuazione e relativa variazione di bilancio», fanno sapere a Repubblica Roma dal ministero dei Trasporti. «La memoria di giunta non è perciò sufficiente e gli era stato pure detto». Per cui pure la sua trasmissione al Mit, che pure c’è stata, è risultata perfettamente inutile. Non solo: l’Assemblea Capitolina è attualmente impegnata con il bilancio e quindi la variazione non potrà arrivare prima della chiusura dei lavori sui rendiconti. In ritardo per la riunione del CIPE prevista tra Natale e Capodanno.
Per approvare questo atto si andrà quindi alla prossima riunione del CIPE, che probabilmente arriverà dopo le elezioni previste per marzo e quindi quando gli equilibri politici saranno definitivamente cambiati. E il tutto va a inquadrarsi in una situazione già disastrata. Nel corso degli ultimi sette anni la programmazione del trasporto metropolitano non è stata quasi mai rispettata. Inoltre nel periodo gennaio-ottobre 2017 il servizio ha registrato uno scarto negativo del -15%.
Uno dei valori più bassi da quando è iniziato il monitoraggio del servizio della Metro. La regolarità del servizio, uno dei fattori di qualità più importanti, è stato costantemente al di sotto dello standard per la metropolitana. Secondo il rapporto dell’Agenzia a limitare il servizio (fermo restando che l’infrastruttura metropolitana e la produzione sono sottodimensionati rispetto alla popolazione) è il deficit manutentivo del materiale rotabile e degli impianti che limita il parco mezzi utilizzabile. Insomma è la solita storia dei ritardi e delle corse soppresse per “mancanza di materiale“.
I dati parlano da soli: nel 2016, il 45% delle corse perse è dovuto a problemi organizzativi (mancanza personale e adeguamento orario), un dato che è in diminuzione rispetto al 2015 (78%). Aumenta invece la perdita di corse per mancanza di materiale di ricambio (dall’8% al 37%). A differenza di quanto avviene per gli autobus, i guasti incidono marginalmente sulla soppressione delle corse (8%).
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
QUALCUNO AVVISI I CAZZARI ITALIANI CHE ANCORA PARLANO DI ABBANDONARE LA UE
I sudditi di Sua Maestà sembrano far marcia indietro sulla Brexit.
Il 51% degli elettori britannici si dice ora contrario all’addio all’Ue contro il 41% che voterebbe di nuovo per il divorzio: il distacco di 10 punti è il più grande mai registrato dal referendum del 23 giugno 2016.
È quanto emerge da un sondaggio esclusivo commissionato dal quotidiano britannico The Independent alla società demoscopica BMG Research.
Nel disegno di legge sull’uscita dall’Unione europea, il governo di May stabilisce la data della Brexit al 29 marzo 2019.
Una precisazione che non è piaciuta all’opposizione e a diversi parlamentari conservatori che ritengono che fissare una data in anticipo possa indebolire la posizione di Londra nei negoziati con Bruxelles, o addirittura impedire la conclusione di un accordo.
(da agenzie)
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Dicembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
L’IDEA E’ PARTITA DA UN GRUPPO DI MAMME EGIZIANE CHE FREQUENTANO IL DOPOSCUOLA
Di fatto lo hanno proposto loro: «Possiamo organizzare una merenda con i nostri dolci
tradizionali per scambiarci gli auguri di Natale?».
Loro sono donne egiziane, musulmane, con il velo in testa, mai del tutto a proprio agio al cospetto degli uomini (preti compresi), più disinvolte tra le altre donne.
Madri di bambini che frequentano il doposcuola della parrocchia del Santissimo Redentore, in via Palestrina.
Al pomeriggio si ritrovano, tra le altre mamme, al bar dell’oratorio, vicine ma ancora sedute a tavoli diversi.
Le stesse egiziane si dividono tra islamiche e copte. Però da un paio d’anni, complice il discreto e costante approccio di Monia Mazzotta, studentessa di pedagogia che coordina il doposcuola, è partita la piccola tradizione di un «saluto» collettivo prima delle vacanze di Natale.
«Sono state le donne egiziane a lanciare l’idea di una merenda preparata da loro stesse – racconta – so che ci hanno lavorato un giorno intero».
E venerdì pomeriggio, finita la lezione, piatti mediorientali, venivano offerti con lieve cerimoniosità e accompagnati da un augurio che non ha turbato nessuno: «Buon Natale». Insomma, altro che tenere sotto traccia la festa cristiana per non escludere: «Sterilizzarci non serve – dice don Alessandro Noseda – anzi, le feste sono sempre una bella occasione per raccontarci e per coinvolgere. E può funzionare anche con la fine del Ramadan».
(da “il Corriere della Sera”)
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