Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
CENTRODESTRA AL 38,5%, CENTROSINISTRA AL 25,2%, M5S AL 26.,9%
Il Partito Democratico perde in un mese il 2,3% di consenso nei sondaggi espressi da Tecnè: gli stessi voti, in pratica, sono quelli conquistati da Liberi e Uguali dopo la discesa in campo di Pietro Grasso.
Un +2,2% che esprime la crisi del centrosinistra renziano e la buona forma elettorale della Sinistra in quota Mdp, Sinistra Italiana e Possibile di Civati.
Il bordino espresso dai sondaggi Tecnè mostra anche la sostanziale crescita lenta ma costante del Centrodestra e il continuo calo (anche qui di pochi punti percentuali) del Movimento 5 Stelle.
In termini numerici, Forza Italia, LegaNord, Fratelli d’Italia e altri di centrodestra raccolgono ad oggi il 38,5% dei consensi (+0,1% rispetto ad un mese fa), mentre il Partito Democratico e gli altri di csx non vanno oltre il 25,2% su scala nazionale.
7,9% totale per Liberi e Uguli, e infine un 26,9% dei grillini che si confermano prima lista ma non prima forza, visto lo strumento praticamente decisivo della coalizione.
PIEPOLI, IL “PRODOTTO” GENTILONI SODDISFA
Guardando lo strano sondaggio di Piepoli pare di trovarsi in una indagine di mercato: e infatti lo scopo della rilevazione è proprio questa, provare ad applicare alla politica i metodi e le indagini di mercato per provare a intercettare l’elettore sotto un altro aspetto, più imprevedibile. Ebbene, alla domanda sulla particolare “soddisfazione del prodotto”, i leader politici esposti fungono da altrettanti “prodotti” pronti per essere giudicati. Insomma, soddisfatti o rimborsati: tranne il secondo elemento – purtroppo per gli elettori – il primo punto è stato risposto a dovere.
E Paolo Gentiloni risultato il prodotto, ops, il politico più scelto con il 44% dei consensi: segue subito dietro Pietro Grasso con il 43%, mentre al terzo posto troviamo Dario Franceschini, ministro della Cultura e anche lui finito davanti al suo stesso segretario col 38% dei consensi. Già , Matteo Renzi: il segretario Pd non viene visto come “sinonimo” di soddisfazione con grande vigoria: al quinto posto, con il 30%, battuto addirittura dalla Presidente della Camera Laura Boldrini. In vista delle prossime elezioni, chissà se i “prodotti” sapranno anche dare qualche certezza in più rispetto alle solite “promesse” contenute negli spot elettorali, molto simili su questo punto alle pubblicità dei prodotti commerciali..-
IPSOS, LEADER & FIDUCIA: DA CHI CI SI ASPETTA “BRUTTE SORPRESE”?
È ovvio che l’immagine dell’articolo già vi frega la suspense creata dalla domanda del titolo: ce ne dispiace, ma del resto il nostro tentativo di dissimulare non poteva durare molto. I sondaggi politici espressi da Ipsos hanno provato a sondare il terreno tra gli elettori con una domanda insolita ma assai interessante in vista del dopo elezioni, soprattutto. «Da quale tra questi leader lei potrebbe aspettarsi una brutta sorpresa….?»: bella domanda, volta al tradimento, al cambio casacca, al cambio programma e alle possibili alleanze con partiti non previsti in campagna elettorale dei principali leader italiani. Ebbene, Silvio Berlusconi è il più “prossimo” al tradimento (e non c’entrano le moglie questa volta, ndr): il 24% degli italiani lo ritiene il più “papabile” per una brutta sorpresa dopo le elezioni, seguito dal suo “erede ideologico-politico” Matteo Renzi (19%), al terzo posto Matteo Salvini al 16%. Per il grillino Di Maio il 14%, mentre il più fidato risulta Pietro Grasso con il solo 3% degli elettori che si aspetta brutte novità e possibili tradimenti politici dall’attuale presidente del Senato.
(da “Sussidiario.net”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
L’EX ATTACCANTE DEL MILAN AL BALLOTTAGGIO CON IL VICEPRESIDENTE BOAKAI
In attesa dei risultati provvisori delle presidenziali in Liberia, la radio di Stato – in via
ufficiosa – indica che l’ex star del Milan George Weah sarebbe in vantaggio sul vicepresidente uscente Joseph Boakai in diverse contee.
Le autorità preposte alla sorveglianza del voto – il primo democratico da 70 anni nel paese africano – hanno però invitato le parti a «smettere di lanciarsi in pronunciamenti prematuri».
Il presidente uscente subentrerà a Ellen Johnson Sirleaf il prossimo 22 gennaio.
Dalla chiusura delle urne si susseguono valutazioni positive delle operazioni elettorali, appelli alla calma e al rispetto delle regole democratiche, così come messaggi di speranza per il futuro del paese. Tuttavia la Commissione elettorale non ha ancora comunicato una scadenza precisa per l’annuncio dei risultati.
«Finora tutto si è svolto in modo ordinato. Ci sono stati progressi rispetto al 10 ottobre. Abbiamo riscontrato solo un numero limitato di incidenti, tra cui il caso di un uomo fermato in possesso di due schede» ha riferito Jerome Korkoya, presidente della Nec.
Rivolgendosi ai due candidati, l’ex-star del calcio George Weah e il vicepresidente George Boakai, Korkoya ha chiesto «dopo un voto pacifico, di astenersi dal rivendicare la vittoria prima della pubblicazione dei risultati ufficiali».
Il secondo turno si è svolto «nel rispetto del processo elettorale e nel corso della giornata ai seggi abbiamo visto affluire sempre più persone» ha detto l’europarlamentare Maria Arena, alla guida della missione di 81 osservatori dell’Unione europea.
Per la Liberia si tratta della prima transizione democratica dal 1944, dopo un processo elettorale travagliato, segnato da contestazioni per irregolarità e rinvio del ballottaggio, inizialmente previsto per lo scorso 7 novembre.
Alle urne erano attese circa 2,2 milioni di aventi diritto e, dai primi dati in circolazione l’affluenza sarebbe stata inferiore al primo turno del 10 ottobre, quando i liberiani hanno votato anche per le legislative.
Pur dicendosi pronti ad «accettare il verdetto delle urne», i due contendenti sono entrambi sicuri della propria vittoria.
«È una giornata storica. Sono sicuro di vincere» ha dichiarato Weah dopo la votazione.
Leader di opposizione eletto senatore dal 2014, è molto popolare tra i giovani che vedono il lui l’uomo del cambiamento. Per `Mister George’, nato 51 anni anni fa in una bidonville di Monrovia, leader della Coalizione per il cambiamento democratico, si tratta del terzo tentativo di raggiungere la presidenza, dopo le sconfitte ai ballottaggi del 2005 e del 2011.
Questa volta Weah parte in vantaggio, forte del 38,4% ottenuto al primo turno, e del sostegno del senatore Prince Johnson, l’ex-capo milizia già votato dall’8,2% dei liberiani.
Oltre che sui voti della provincia più popolosa della Liberia, quella di Montserrado, dove si trova la capitale Monrovia, l’ex pallone d’Oro africano può anche contare sui sostenitori dell’influente senatrice della regione di Bong, la sua vice Jewel Howard-Taylor, ex-moglie dell’ex-presidente Charles Taylor (1997-2003), ancora popolare nonostante la condanna a 50 anni di carcere per crimini di guerra e contro l’umanità .
Dall’altra parte c’è la stessa convinzione di una vittoria a portata di mano. «Vinceremo perchè il popolo crede in noi e sa che siamo i migliori!» ha sottolineato Boakai, 73 anni, vicepresidente della Liberia, uomo politico dal lungo corso appoggiato dal potente Partito per l’Unità .
«Accetteremo il risultato a patto che rispetti tutte le norme elettorali e democratiche» ha precisato il vice della Sirleaf, personalità molto preparata e rispettata, scelto dal 28,8% dei liberiani al primo turno.
«Questa transizione è cruciale. Se la Liberia ne esce vittoriosa, sarà una vittoria anche per i paesi dell’Africa occidentale e per l’Africa in generale» ha dichiarato l’ex-presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, capo degli osservatori elettorali del National Democratic Institute (NDI), con sede negli Stati Uniti.
La Liberia è reduce di una guerra civile, conclusa 14 anni fa con 250.000 vittime, e di una recente epidemia di ebola.
(da “La Stampa”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
COME TRASFORMARE NOVANTA STAZIONI DELLA METRO IN UNA GALLERIA D’ARTE SITE-SPECIFIC… POI CI CHIEDIAMO PERCHE’ IN ITALIA SIAMO RIDOTTI COSI’ MALE
Una galleria d’arte sotterranea. Non una qualsiasi ma la «più lunga» del mondo.
A detenere questo record è la metropolitana di Stoccolma: oltre 90 delle sue 110 stazioni espongono opere d’arte.
*E non parliamo di semplici quadri ma di creazioni site-specific anche di dimensioni notevoli, proprio come quella che ha trasformato Solna Centrum nella bocca dell’inferno, colorando di rosso fuoco i soffitti cavernosi.
Una metafora per parlare dei pericoli per l’ambiente derivanti dall’industrializzazione, filo conduttore di tutte le opere presenti a quella fermata della linea blu, fra cui una foresta di abeti «lunga» un chilometro.
Le pareti della stazione centrale T-centralen sono coperte di piastrelle degli Anni 50 mentre all’uscita della stazione di Kungstradgarden è stato allestito uno scavo archeologico con tanto di colonne romane.
Molte stazioni sembrano delle caverne, proprio perchè al momento della loro costruzione si è scelto di non coprire le pareti dei tunnel ma di esaltare l’effetto ondulato naturalmente offerto da madre natura.
Una scelta azzeccata, esaltata poi con colori e forme insolite, dagli arcobaleni multicolor a sculture futuristiche che fanno sembrare un viaggio in metro una esperienza spaziale.
La prima linea della capitale svedese è stata inaugurata nel 1950 mentre la prima trasformazione di una stazione in una galleria d’arte è avvenuta nel 1957.
In questi 60 anni, 150 artisti hanno preso parte a questa incredibile «conversione», rendendo ogni viaggio un’esperienza culturale.
L’unica cosa che serve per visitare la galleria d’arte più lunga del mondo è quindi il biglietto della metro.
Ne esistono diverse formule, anche «ad ore» e in certi periodi dell’anno sono anche previsti dei tour guidati.
(da “La Stampa”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
MA QUANDO UNICEF CONTRATTACCA I SOVRANISTI COMINCIANO A FRIGNARE E PARLANO DI “MANCANZA DI RISPETTO DELLE IDEE ALTRUI”
Qualche giorno prima di Natale il Senato ha definitivamente affossato la legge sullo Ius
Soli. Una legge giusta, che non avrebbe tolto alcun diritto agli italiani figli di italiani e che ne avrebbe dati un po’ di più a quelli che in Italia ci sono nati ma che hanno dei genitori stranieri.
Dal momento che i diritti non sono un bene scarso non c’è alcun motivo per non estenderli a quante più persone possibili.
Questo vale sia per i diritti degli omosessuali che per quelli dei figli di stranieri nati e cresciuti nel nostro Paese.
Ed è interessante che il principale motivo contro la proposta di legge per concedere la cittadinanza ai figli di stranieri regolarmente residenti in Italia che hanno compiuto un ciclo di studi nel nostro Paese sia una bufala.
I politici che hanno affossato lo Ius Soli sono convinti che esista e sia in atto un piano per la sostituzione del Popolo italiano con stranieri provenienti da altre parti del Mondo. Sarebbe in atto, secondo costoro, un’invasione organizzata dalle famigerate èlite mondialiste (e da Laura Boldrini) con la collaborazione delle ONG (che a loro volta sono in combutta con gli scafisti).
E non è un caso che ieri Matteo Salvini abbia attaccato l’Unicef accusandola di essere composta non da VOLONTARI VERI (?) ma da persone che insultano.
Già che c’era Salvini non ha rinunciato a paragonare l’Unicef alla Boldrini (che si sa, serve sempre a fare propaganda elettorale).
Ma perchè Salvini ce l’ha con l’Unicef? Non solo perchè è a favore dello Ius Soli (come Salvini del resto) ma per quello che è successo su Twitter (e su Facebook) negli ultimi giorni.
Tra i tanti che hanno espresso la propria delusione per il modo in cui il Senato ha sepolto la legge sullo Ius Soli c’è stata infatti Unicef Italia.
Il portavoce di Unicef, Andrea Iacomini, ha parlato di una “vicenda incivile”. Secondo Iacomini a questo punto «saranno quei cittadini della società civile e delle associazioni che continueranno a lavorare seriamente ogni giorno per arginare i danni di questo ennesimo scempio parlamentare e faranno capire a questi 800mila minori quanto essi contino per gli adulti responsabili del Paese».
Dichiarazioni che però sono passate in secondo piano a causa dell’attacco sui social di coloro che ritengono che l’UNICEF sia un corpo estraneo al Paese, che porta avanti la tanto temuta agenda della sostituzione etnica.
Per alcuni la presa di posizione di Unicef Italia è inaccettabile. Perchè non si occupano di bambini che soffrono invece che intervenire in maniera indebita negli affari interni del nostro Paese? Del resto tutti sanno che l’Unicef è una costola dell’ONU, l’organizzazione mondialista per eccellenza.
Come spesso accade in questi casi molti utenti sono andati a commentare il Tweet per spiegare che quella dell’Unicef è “indebita ingerenza” e che l’agenzia ONU è “presenza ostile al paese”.
Sono persone che magari hanno tollerato le ingerenze della Chiesa (l’ultima sulla legge sul Biotestamento). A poco è servito il tweet di Unicef Italia che ricordava gentilmente che si tratta di un’organizzazione italiana, composta da cittadini italiani con pieno diritto di esprimersi su una vicenda che riguarda l’Italia e i bambini italiani.
L’utente “Porfirogenito” è allora ricorso all’argomentazione: a chi pagate l’Irpef? Ed anche qui la risposta arriva puntuale. Il tono è colloquiale e ma non c’è alcuna maleducazione.
L’assalto però continua, i provocatori non si arrendono. Sono le regole non scritte dell’attivismo digitale soprattutto quando si “dialoga” con un’entità ufficiale.
I “troll” hanno un solo scopo: irritare l’addetto alla comunicazione per farlo sbroccare.
Qualcuno prova pure a far passare il concetto che Unicef è in combutta con Renzi e che i soldi delle donazioni sono stati dirottati alla società della famiglia dell’ex Premier.
In quella vicenda giudiziaria però Unicef non è sotto indagine ma è parte lesa. Insomma Unicef non avrebbe rubato alcunchè.
Gli argomenti contro lo Ius Soli sono pretestuosi e non hanno alcuna logica. La cittadinanza è sinonimo di identità e appartenenza culturale e quindi gli stranieri sono un corpo estraneo. Ed è un peccato che in Italia ci siano già delle differenze culturali, tra Nord e Sud. E che non tutti i cittadini italiani siano cattolici. L’importante è evidentemente che i negri se ne stiano a casa loro.
A questo punto l’addetto alla comunicazione di Unicef Italia definisce “idiota” l’autore del commento.
Ed è vero, dire che una persona non può essere italiana perchè è culturalmente diversa dallo stereotipo di italiano (che all’estero è: “pizza, mafia e mandolino”) è idiota
Perchè è chiaro che chi vuole difendere la cultura in realtà sta difendendo soprattutto un’idea di “razza” italica.
Per altri invece “è palese: l’Italia è sotto attacco e dobbiamo difenderla da un manipolo di mondialisti che vuole distruggere la nostra Patria, la nostra cultura, la nostra storia”.
E chi glielo spiega che “la nostra storia” di cui va tanto orgoglioso è fatta di invasioni, di quelle vere, non di quelle inventate?
Apriti cielo. Maurizio Gasparri, che fino a qualche tempo prima festeggiava la morte dello Ius Soli annuncia provvedimenti contro Unicef italia per essersi espressa contro la decisione del Senato chiede “sanzioni penali, blocco dei fondi e rimozione dei capi”.
Ed è particolarmente interessante che la richiesta arrivi da Gasparri, uno a cui i nervi saltano facilmente e che su Twitter non ci pensa due volte prima di insultare un utente che non gli sta simpatico.
Ad un certo punto Unicef ha retwittato un post dell’utente Marta Ecca che esprimeva la sua solidarietà a Unicef e a chi si preoccupa “di proteggere le persone e non i confini”.
La risposta è stata questa: “se ti fai scopare dai negri, non è colpa di gasparri“.
Come ha spiegato David Puente l’account di “andrea” è stato creato appositamente per andare a “blastare” Unicef.
Per Sinistra Cazzate e Libertà , una pagina che sostiene le ragioni dei sovranisti italici contro “il buonismo” quelli di Unicef sono “commenti strafottenti e ingiuriosi”.
Per evitare di essere smentiti nel merito (ovvero nei fatti) SCL ha proposto di abbassare il rating della pagina Facebook di Unicef Italia mettendo una stella alla pagina.
E questi sono quelli che prendono in giro i “compagni” che fanno le manifestazioni anti-terrorismo con i gessetti colorati.
Curatevi fino a che siete in tempo.
(da “NextQuotidiano“)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
LE STRANE ASSUNZIONI POCO PRIMA O POCO DOPO LE ELEZIONI… IL CASO DEL GRILLINO RANDAZZO LA CUI SOCIETA’ E’ DI PROPRIETA’ DI UNA COMMERCIALISTA INDICATA COME ASSESSORA IN CASO DI VITTORIA
Antonino Randazzo è un consigliere comunale del MoVimento 5 Stelle a Palermo ma anche consulente ambientale nel “settore rifiuti speciali e urbani” per la Crea Gest, una srl della quale lo stesso Randazzo è comproprietario: detiene un terzo delle quote.
Caterina Meli è anche lei consigliera comunale a Palermo oltre che dipendente del patronato Anmil.
Insieme a loro ci sono Marianna Caronia e Alessandro Anello, rispettivamente assunta dalla società dove il padre è amministratore delegato (APR) e dipendente di Sicilia Bella, di cui è comproprietario: gli ultimi due sono stati eletti con Fabrizio Ferrandelli ma tutti e quattro hanno una cosa in comune: le aziende che li hanno assunti percepiscono rimborsi per le assenze dal lavoro a causa delle sedute del consiglio comunale.
Le cifre che i quattro hanno fatto incassare alle loro aziende sono di tutto rispetto: 6199 euro per Randazzo, 3150 per Meli, 3849 per Caronia e 6225 per Anello.
Quest’ultimo e Meli sono però dipendenti delle aziende da qualche tempo prima (venti anni per Anello e dal novembre 2016 per Meli), mentre i casi di Randazzo e Caronia sono diversi.
L’eletta con Ferrandelli è stata infatti assunta dal 3 luglio del 2017, 23 giorni dopo essere stata eletta consigliera comunale. Randazzo è stato invece l’unico dipendente assunto dalla Crea Gest nel 2017, a partire dall’8 maggio: solo un mese dopo verrà eletto in Consiglio comunale a Palermo. Una coincidenza piuttosto curiosa.
Che va a sommarsi a un’altra coincidenza per quanto riguarda Randazzo: come racconta Sara Scarafia su Repubblica Palermo del 24 dicembre scorso, subito dopo essere stato eletto il Randazzo consigliere e dipendente ha presentato richiesta per far rimborsare al suo datore di lavoro, tra i quali il Randazzo che la Crea Gest l’ha creata con altri due soci, i soldi spesi per garantire il suo stipendio durante le assenze istituzionali.
«Non mi sono assunto da solo, mi ha assunto il legale rappresentante della società », prova a spiegare Randazzo. Che aggiunge: «Fino a marzo 2017 ero in mobilità a seguito di un licenziamento collettivo avvenuto a marzo 2016. A maggio 2017 sono stato assunto dalla Crea Gest, della quale sono socio con una quota del 33 per cento: mi offriva una opportunità di lavoro non avendo nessuna prospettiva di essere eletto».
Ma Randazzo, pur, pare, non credendoci, a Sala delle Lapidi ci è finito – è stato eletto con 494 preferenze – e da consigliere, nonchè comproprietario, ha subito deciso di usufruire delle opportunità che Palazzo delle Aquile riserva ai dipendenti.
Naturalmente è vero che nel momento in cui Randazzo è stato assunto non poteva assolutamente essere certo che sarebbe stato eletto in Consiglio comunale e quindi la sua situazione è diversa da quella di Caronia che è stata assunta dopo l’elezione.
C’è di più: la proclamazione di Randazzo, come ha spiegato lui stesso, è arrivata il 22 luglio; in base ai risultati ufficiosi dell’11 giugno erano stati eletti 5 consiglieri e lui risultava soltanto settimo in graduatoria. Ma nei gruppi grillini c’è un bel po’ di maretta anche a causa dei soci di Randazzo:
La società , infatti, è controllata solo al 33 per cento da Randazzo: un’altra quota analoga è nelle mani di Maria Alessandra Costantino, la commercialista che il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, Ugo Forello, aveva scelto come assessora designata alle Aziende partecipate. Al momento Costantino è una delle esponenti più ascoltati del gruppo palermitano del Movimento 5 Stelle, tanto che fra i grillini circola con insistenza il suo nome per una candidatura alle “Parlamentarie”, le primarie online che di qui a breve il movimento terrà per scegliere i candidati alle Politiche.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
ADRIANO LAURO NOMINATO QUESTORE DI PESARO… I PRECEDENTI DEL G8
Dopo il caso di Gilberto Caldarozzi, condannato per la Diaz arrivato ai vertici
dell’Antimafia grazie a una nomina del ministro Marco Minniti, Repubblica solleva oggi in un articolo a firma di Matteo Pucciarelli quello di Adriano Lauro, che è stato nominato il 6 dicembre scorso questore di Pesaro.
Lauro è il poliziotto che a Piazza Alimonda venne immortalato dalle telecamere mentre urlava a un manifestante, riferendosi a Carlo Giuliani a terra, “lo hai ammazzato tu, sei stato tu con le pietre, pezzo di m….”.
Naturalmente non era vero. Ma la fine della storia, stranamente meno pubblicizzata, venne però scritta durante il processo ai black block nel 2005, dove Lauro andò a testimoniare
Prende la parola l’ avvocato Emanuele Tambuscio: «Nella fase di fronteggiamento in via Caffa — chiede al teste Lauro — lei ha visto qualcuno dei suoi uomini lanciare sassi contro i manifestanti?»
«No — è la risposta del funzionario di polizia — perlomeno io non ne ho visti» .
A quel punto l’ avvocato Tambuscio chiede la visione di un filmato. è stato girato nella zona di via Caffa, un reparto di agenti controlla a distanza dei manifestanti.
Ad un certo punto si vede chiaramente un uomo in divisa con il casco blu lanciare una pietra. «Vede l’ agente?», chiede Tambuscio. Lauro risponde positivamente.
Subito dopo l’ avvocato chiede se lo conosce. E Lauro è costretto a rispondere di nuovo affermativamente: «Sì sono io» .
Tambuscio comunica che ha finito e nell’aula scende un silenzio imbarazzato che dura circa un minuto.
Ciò nonostante il 54enne Lauro, protagonista anche a San Nicola nel 2015 negli scontri con Casapound, oggi grazie al ministro dell’Interno Marco Minniti va a fare il questore a Pesaro.
All’epoca dei processi ai poliziotti di Genova i vertici della polizia e del ministero dell’Interno dissero che servivano a restituire credibilità alle istituzioni.
Evidentemente le promozioni successive servono a non farci credere troppo.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
SI PARLA DI SPESE EXTRA DI 952 EURO A FAMIGLIA… PREZZO DEL GAS + 5%
Aumentano bollette, pedaggi e tariffe.
L’Adusbef si lancia in una stima di 591 euro di rincari che scattano con il nuovo anno, che salgono a 952 euro per la famiglia italiana media aggiungendo le spese extra per i prodotti di consumo
“Dalle bollette della luce, destinate ad aumentare, come segnalato al Governo e dall’Autorità per l’energia per 22 milioni di famiglie dal 1 gennaio 2018, in previsione del processo di riforma delle tariffe, che penalizza gli utenti con minori consumi, specie se residenti, quantificati in 22 milioni di abitazioni su 29 totali, quindi con un potenziale impatto redistributivo tutt’altro che irrilevante, al gas, ai pedaggi autostradali, alle assicurazioni, ai servizi bancari, al caro assicurazioni, alla spesa alimentare, ai ticket sanitari, ai trasporti, servizi idrici, alla tassa sui rifiuti. Il nuovo anno è alle porte ma a giudicare dai primi segnali sul fronte dei prezzi nulla di buono aspetta i consumatori italiani, che nel 2018 subiranno la consueta stangata di prezzi e tariffe che toccherà quota +952 euro annui, per una famiglia media, con il traino verso l’alto di trasporti, alimentazione, Rc Auto, servizi bancari, Tari (invece di essere restituita dato l’errato calcolo), i prodotti per la casa, le spese per la scuola, le tariffe professionali”.
Secondo Adusbef, elettricità e metano ci costeranno 68 euro in più e l’acqua 45 euro in più. L’associazione calcola poi rincari medi di 25 euro per le assicurazioni auto, +40 sui pedaggi autostradali, +97 sugli altri costi di trasporto, +49 la Tari, +156 euro le tariffe professionali e artigianali, +55 euro i ticket sanitari, +18 le tariffe postali e +38 euro i costi bancari.
Nomisma Energia prevede un rincaro delle bollette. Stima un +5% nelle tariffe del gas dal mese di gennaio e un +3,5% in quelle della luce, come assaggio di un anno tutto in crescita per l’energia, inclusi i carburanti.
Spiega il presidente Tabarelli:
“Prevediamo un 2018 di greggio in rialzo e una forte carenza di petrolio sul mercato entro un anno o due. Negli anni di vacche magre fra il 2014 e il 2016 gli investimenti in trivellazioni sono scesi del 60% e questo causerà una crisi dell’offerta. Oltretutto la finanza torna a investire su petrolio e materie prime, che hanno prezzi bassi rispetto alle medie storiche, mentre le Borse sono ai massimi. In questo momento la finanza globale può investire solo in Bitcoin o in petrolio, e questo amplierà la fluttuazione al rialzo sul prezzo del barile”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
IL DEFINANZIAMENTO DEI PROGETTI PER LA CAPITALE
Qualche tempo fa avevamo spiegato come il Comune di Roma avesse fatto quadrare i conti
nel bilancio 2018 tagliando gli investimenti in trasporti e istruzione; questo perchè la spesa “rigida”, riassunta dalle due voci dedicate al personale e agli acquisti di beni e servizi, assorbe una quota sempre più grande delle energie finanziarie disponibili, lasciando le briciole al resto.
Oggi Il Messaggero lancia l’allarme su tutta una serie di progetti, in alcuni casi anche di manutenzione, che l’amministrazione a 5 Stelle ha definanziato per far quadrare i conti.
I beni culturali sono tra le “vittime” delle ristrettezze finanziarie in cui si deve muovere la giunta: nella liste dei progetti definanziati per il 2018 ci sono il consolidamento e restauro delle Mura Aureliane, compreso l’allestimento del museo nella Torre est, il recupero dell’ex Ospedale Germanico, il restauro della Villa di Plinio a Castel Fusano e quello che riguarda Porta del Popolo dove, in particolare, si sarebbero dovuti risistemare gli ambienti interni.
Salta quasi completamente, per i prossimi dodici mesi, la prevista realizzazione del nuovo svincolo e sottopasso del grande raccordo anulare, con tanto di corsie complanari, tra via Casilina e Tor Bella Monaca: dei sei milioni e passa di euro previsti per il progetto, quest’anno ne saranno a disposizione appena 600 mila.
Il resto, in gran parte, è stato iscritto nelle poste del 2020, saltando addirittura due anni: insomma, chi vivrà vedrà .
E ancora:
Se ne riparlerà nel 2019, salvo ulteriori complicazioni, anche per il restauro conservativo di ponte Risorgimento, che collega i quartieri Flaminio e Prati, del risanamento strutturale di ponte Flaminio (quello di corso Francia) e del viadotto della Magliana.
Ma il piano di maggior impatto sulla circolazione romana, tra quelli che saltano nel prossimo anno, è il rifacimento della tangenziale est: in particolare,sono slittati al 2019 e 2020 i lavori di messa in sicurezza delle barriere di protezione e di manutenzione straordinaria del fondo stradale lungo l’intero tratto compreso tra la galleria Giovanni XXIII e la nuova circonvallazione interna (ossia il tunnel Nomentana-Tiburtina).
Stessa sorte per la manutenzione straordinaria di via Portuense (tre milioni di euro) e di via della Pineta Sacchetti (1,5 milioni). Nulla da fare, almeno nel 2018, per la sostituzione di scale mobili, tapis roulant e ascensori nelle stazioni metro B, la realizzazione dei parcheggi di scambio presso le stazioni ferroviarie di Villa Bonelli e Muratella, l’ampliamento di quello di Ponte Mammolo, i nuovi centri sportivi di Pietralata, Tor de’ Cenci e Cesano, la realizzazione del centro polifunzionale del mercato dell’Alberone, in via Appia Nuova.
Nei giorni scorsi amministratori e consiglieri comunali si erano vantati per l’approvazione a tempo di record del bilancio.
Chi ha seguito il dossier e non è così scemo da credere alla propaganda politica aveva già capito molto sul come si era arrivati al risultato.
Un vecchio detto recita: “Chi ama le salsicce e le leggi non dovrebbe sapere come sono fatte nè le une nè le altre”. Vale anche per i bilanci.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
UN QUESITO POSTO MALE, LA LEGGE DICE COSE BEN DIVERSE… E CHI E’ CONTRARIO NON SA NEANCHE DI COSA PARLA
Dopo il caso Boschi, a occupare le prime pagine dei giornali durante Natale è stata la morte definitiva dello ius soli, per il quale al Senato il 23 dicembre è mancato il numero legale per la discussione sulle pregiudiziali a causa delle molte assenze “tattiche”.
Il MoVimento 5 Stelle ha affidato al senatore Maurizio Buccarella la spiegazione (comica) delle ragioni della sua assenza, mentre per il PD, con la grazia tipica dell’elefante in una cristalleria, è stato Stefano Esposito a dire che lui ed altri se ne sono andati perchè il voto era inutile.
Il Messaggero però pubblica oggi i risultati di un sondaggio SWG sullo ius soli che avrebbe, secondo il racconto del quotidiano, orientato definitivamente il Partito Democratico a lasciar perdere quella che è sembrata una battaglia persa nel paese.
La rilevazione viene dall’azienda più ascoltata dal PD in questo ambito, e sosteneva che la maggioranza degli italiani (il 53%) fosse in disaccordo con il varo della legge mentre il 47% sarebbe favorevole.
Sia il quesito sia le motivazioni addotte per spiegare il dissenso, però, rappresentano e dimostrano che è stata invece la propaganda della becerodestra e la rinuncia totale della sinistrae dei Cinquestelle a combatterla il motivo che ha portato all’addio della legge.
Il quesito infatti chiedeva all’interrogato se fosse d’accordo con quanti sostengono che “tutti i bambini che sono nati in Italia, indipendentemente dalle loro origini, hanno il diritto di essere cittadini italiani”.
Questa è la filosofia dello ius soli propriamente detto, che nulla c’entra con la legge approvata alla Camera, nella quale si prevedeva che per far diventare cittadino italiano un minore è necessario che il padre abbia il diritto di soggiorno permanente, se si tratta di cittadini UE, o quello di lungo periodo per gli extra-Ue.
Il genitore deve aver soggiornato per almeno cinque anni in Italia se cittadino UE.
Se extracomunitario, deve anche dimostrare di avere un reddito, un alloggio idoneo e di conoscere la lingua. Solo se vengono soddisfatte tutte queste condizioni è possibile chiedere la cittadinanza.
E infatti anche le motivazioni fornite da chi è contrario nel sondaggio SWG non sono in linea con i dettami della legge: sostengono che la norma aumenterebbe l’afflusso di immigrati quando sappiamo che questo dipende dalle condizioni economiche e la legge serviva ai figli di chi si trova già in Italia da lungo periodo; oppure parlano dell’aumento di spesa pubblica — altra balla propagandistica messa in giro — che è semplicemente una bufala.
La verità è che il Partito Democratico ha rinunciato non oggi ma all’epoca dell’approvazione della legge alla Camera a combattere una battaglia di propaganda difficile ma non impossibile, che però necessitava di vere spiegazioni e grande impegno da ogni punto di vista.
Ha ragione il senatore Esposito a dire che lo ius soli è caduto perchè non c’erano i numeri per approvarlo. Ma quello che è accaduto il 23 dicembre al Senato è solo l’ultimo chiodo sulla bara di una morte che risale a molto tempo fa.
(da “NextQuotidiano”)
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