Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
SONO 27 GLI OBBLIGHI PREVISTI, COMPRESO QUELLO IN CONTRASTO CON L’ART 67 DELLA COSTITUZIONE
Obbligo di votare sempre la fiducia ai governi presieduti da un premier M5S, divieto di conferire incarichi a conviventi, affini o parenti fino al secondo grado, obbligo di rendicontazione di tutte le spese e rinuncia a “ogni trattamento pensionistico privilegiato”. In vista delle elezioni del 4 marzo, il Movimento 5 Stelle vara nel nuovo Codice etico una lunga lista di obblighi: se ne contano 27 specifici per gli eletti in Parlamento.
L’obbligo di votare sempre la fiducia, in particolare, stride con l’articolo 67 della Costituzione secondo cui “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Gli indagati potranno candidarsi a meno che, nell’inchiesta in cui sono coinvolti, non emergano elementi idonei a far ritenere la condotta lesiva dei valori, dei principi o dell’immagine del MoVimento 5 Stelle, “a prescindere dall’esito e dagli sviluppi del procedimento penale accettando, ora per allora, le determinazioni che sul punto gli Organi dell’Associazione a ciò deputati riterranno di esprimere”.
Inoltre, nel regolamento si prevede che “costituisce condotta grave ed incompatibile con la candidatura la condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo”.
Sparisce l’obbligo a non associarsi con altri partiti per gli eletti del M5S.
I futuri parlamentari, infatti, stando sempre al nuovo Codice etico, devono “compiere ogni atto funzionale all’attuazione e realizzazione del programma del M5S e ad astenersi da comportamenti che possano risultare di ostacolo per l’attuazione del programma ” ma per loro sparisce l’obbligo, previsto nel Codice di comportamento del 2013, a non associarsi con altri partiti o gruppi. Punto, questo, che rimuove un ostacolo regolamentare alla possibilità del M5S di fare alleanze.
I 5 Stelle hanno varato anche il nuovo Statuto con la costituzione di una nuova associazione (MoVimento 5 Stelle).
A ricoprire il ruolo di Garante resta Beppe Grillo, Luigi Di Maio è il capo politico e il tesoriere. Previsti poi un Comitato di garanzia (composto da Vito Crimi, Carlo Giovanni Cancelleri e Roberta Lombardi) e un Collegio dei probiviri (Nunzia Catalfo, Paola Carinelli e Riccardo Fraccaro).
Il capo politico può essere sfiduciato dal Garante, cioè Grillo, o da una delibera approvata dalla maggioranza dei componenti del Comitato di garanzia.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
SI INTRODUCE IL CRITERIO (SOGGETTIVO) SE L’OPERATO “ABBIA DANNEGGIATO L’IMMAGINE DEL M5S”… CON GLI ALTRI PARTITI ORA CI SI PUO’ ALLEARE… ALTRA NORMA ILLECITA: “OBBLIGO DI VOTARE LA FIDUCIA A GOVERNI ESPRESSIONE DEL M5S”
I candidati del Movimento 5 Stelle devono “rinunciare alla propria candidatura nel caso
in cui, avuta notizia dell’esistenza di un procedimento penale a proprio carico, emergano elementi idonei a far ritenere la condotta lesiva dei valori, dei principi o dell’immagine del Movimento 5 Stelle, a prescindere dall’esito e dagli sviluppi del procedimento penale accettando, ora per allora, le determinazioni che sul punto gli Organi dell’Associazione a ciò deputati riterranno di esprimere”.
È quanto si legge nel codice etico varato dal M5s e presentato sul Blog di Beppe Grillo. Cambia dunque la ‘disciplina’ rispetto al passato, quando un avviso di garanzia (basti pensare anche al caso del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti) era sufficiente a determinare l’obbligo di dimissioni dell’amministratore indagato.
Per blindare il sentimento di appartenenza al gruppo parlamentare e alla propria maggioranza, oltre alla pesante multa prevista per chi cambia casacca (teorica, perchè incostituzionale), il nuovo codice interno prevede anche l’obbligo, per gli eletti in Parlamento, di “votare la fiducia, ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del Consiglio dei ministri espressione del MoVimento 5 Stelle”.
La misura è così spiegata e articolata: “In considerazione del fatto che gli oneri per l’attività politica e le campagne elettorali sono integralmente a carico del MoVimento 5 Stelle, ciascun parlamentare, in caso di: – espulsione dal Gruppo Parlamentare del MoVimento 5 Stelle e/o dal MoVimento 5 Stelle; – abbandono del Gruppo Parlamentare del MoVimento 5 Stelle e/o iscrizione ad altro Gruppo Parlamentare; – dimissioni anticipate dalla carica non determinate da gravi ragioni personali e/o di salute ma da motivi di dissenso politico; sarà obbligato pagare al MoVimento 5 Stelle, entro dieci giorni dalla data di accadimento di uno degli eventi sopra indicati, a titolo di penale, la somma di 100.000,00 quale indennizzo per gli oneri sopra indicati per l’elezione del parlamentare stesso” ((tipica norma tarocco, già dichiarata illecita in precedenti cause)
OBBLIGO DIMISSIONI SE ESPULSI
Inoltre, i futuri eletti M5S in Parlamento o in altra competizione elettorale “in caso di espulsione del MoVimento 5 Stelle, sono obbligati a dimettersi dalla carica”.
SPARISCE DIVIETO ASSOCIAZIONE AD ALTRI PARTITI
Sparisce anche l’obbligo a non associarsi con altri partiti per gli eletti del M5S. I futuri parlamentari, infatti, stando al nuovo Codice Etico, devono “compiere ogni atto funzionale all’attuazione e realizzazione del programma del M5S e ad astenersi da comportamenti che possano risultare di ostacolo per l’attuazione del programma”, ma per loro sparisce l’obbligo, previsto nel Codice di comportamento del 2013, a non associarsi con altri partiti o gruppi. Punto, questo, che rimuove un ostacolo regolamentare alla possibilità del M5S di fare alleanze.
DEROGA A TETTO 40 ANNI PER DEPUTATI USCENTI
Le novità non finiscono qui: i deputati uscenti potranno ricandidarsi alla Camera anche se ultraquarantenni, dice il nuovo regolamento per le parlamentarie, in merito al tetto dell’età : “Chi avrà compiuto 40 anni di età alla data del 1 gennaio 2018 – si legge nel testo – potrà proporre la propria candidatura esclusivamente al Senato. Tale obbligo non è previsto per coloro che ricoprono attualmente l’incarico di portavoce alla Camera”. Il candidato alle parlamentarie, inoltre, “non dovrà avere assolto in precedenza più di un mandato elettorale, a livello centrale o locale, a prescindere dalla circoscrizione nella quale presenta la propria candidatura; dovrà essere iscritto all’Associazione MoVimento 5 Stelle con sede in Roma (l’iscrizione si ritiene completa con la certificazione dell’identità ), non dovrà esser iscritti a nessun altro partito”. Resta, quindi il tetto dei due mandati anche se “coloro che ricoprono una carica elettiva con scadenza (prevista o effettiva) nella primavera 2018, possono avanzare la loro candidatura”.
NIENTE INCARICHI A FAMILIARI E CONVIVENTI
Assolutamente vietato, ai parlamentari M5S, “conferire alcun incarico come assistente a conviventi, affini o persone con rapporto di parentela fino al secondo grado di qualunque altro portavoce eletto nel medesimo consesso (intendendosi come tale il Parlamento nelle sue articolazioni), anche a titolo gratuito”.
E ancora: i parlamentari M5s dovranno “astenersi dal chiedere o dall’esigere o accettare da concessionari o da gestori di pubblici servizi, ovvero da soggetti che hanno in corso rapporti di natura contrattuale con enti ed amministrazioni pubbliche l’esecuzione di, o l’astensione da, qualsiasi atto da cui possa derivargli un vantaggio personale diretto o indiretto, o che assicuri ad altri soggetti – compresi i parenti o affini entro il quarto grado di parentela – od organizzazioni, analogo vantaggio in termini di natura economica”.
300 € DI CONTRIBUTO A SOSTEGNO DELLA RETE
Il nuovo Codice Etico prevede, per gli eletti del Movimento, un contributo di 300 euro al mese per la complessa struttura web del Movimento ovvero per le “piattaforme tecnologiche che supportano l’attività dei gruppi e dei singoli parlamentari”. Il sostegno servirà anche al “finanziamento del cd. “Scudo della Rete” (ovvero il fondo per gli oneri necessari per la tutela legale)”.
…E NIENTE VITALIZI
Inoltre, “ciascun parlamentare italiano, europeo e Consigliere Regionale eletto all’esito di una competizione elettorale nella quale si sia presentato sotto il simbolo del MoVimento 5 Stelle si obbliga a rinunciare ad ogni trattamento pensionistico privilegiato e all’assegno di fine mandato, a doppie indennità e a doppi rimborsi”, stabilisce il nuovo testo per gli eletti del M5S che obbliga, così, alla rinuncia dei vitalizi, “storico avversario” del Movimento.
CANDIDATURE ENTRO 3 GENNAIO
Chi vorrà candidarsi alle primarie online, ha tempo fino al 3 gennaio: è quanto annuncia il blog di Beppe Grillo: “A partire dalle ore 15:15 di oggi, sabato 30 dicembre 2017, e fino al termine perentorio delle ore 12 di mercoledì 3 gennaio, gli iscritti al MoVimento 5 Stelle possono presentare la propria autocandidatura per le parlamentarie che si svolgeranno secondo le modalità previste dal Regolamento”.
Gli aspiranti dovranno essere iscritti alla nuova Associazione del M5S definita dal nuovo Statuto.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
A MILANO SONO QUASI TREMILA, LA MAGGIOR PARTE UOMINI
È sempre lì, giorno e notte, da anni. Un’”istituzione” ai piedi della stazione centrale, che tutti conoscono e salutano. Dorino, romeno di 56 anni, in strada da 12, è uno degli invisibili che popolano Milano.
«Sono tra i 2500 e i 2800, secondo i censimenti più recenti. Per il 68 per cento stranieri e per il 32 italiani, soprattutto uomini», dice l’assessore comunale alle politiche sociali, Pierfrancesco Majorino.
«Un numero cresciuto negli anni, come quello dei posti letto messi a disposizione nei 13 dormitori sparsi in città : da 1248 nel 2011, si è passati a 2780».
Ma, come Dorino, in almeno 400 preferiscono dormire sotto le stelle. «Ho provato ad andare in un dormitorio, ma non tornerò: sono stato derubato non posso più perdere i documenti. A gennaio torno in Romania per qualche giorno, da mia sorella e mia nipote».
Un grande cappello di lana copre il volto di Dorino, segnato dagli anni e dal freddo. Parla l’italiano perfettamente. Dice di conoscere anche l’inglese, il francese e il serbo. Faceva il cameriere prima di diventare un passeur e girare l’Europa.
Una scelta che gli è costata 8 mesi di galera e la famiglia: da allora la ex, che abita a Verona, lo ha allontanato dalla figlia, oggi 21enne. Rimasto senza futuro, vive qui, si scalda con un bicchiere di vino e una coperta, tra una chiacchiera e l’altra con passanti e tassisti. Alle 13.30, due signore gli portano un panino: «Non sono le sole: in tanti mi danno una mano».
Gli «irriducibili» in strada di notte sono 125 solo tra il duomo e San Babila, sotto le vetrine dei negozi addobbati a festa, tra la gente che corre a cercare gli ultimi acquisti per Capodanno.
Altre zone “calde” sono Lampugnano, Garibaldi e la stazione centrale.
Bobby ha 50 anni e viene dalla Bulgaria. In Italia faceva il manovale fino al 2008, «poi la ditta è fallita e sono finito qui. Chi mi fa lavorare alla mia età ?».
È avvolto in un piumino celeste a pochi passi dalla Rinascente. «Ogni tanto un volontario mi porta un the caldo e una brioche, ma nei dormitori non metto piede. Passo la notte a San Babila con 5 amici: nessuno mi ruba i documenti e ci guardiamo le spalle a vicenda».
Ad assegnare i posti nei dormitori è il Centro aiuto stazione centrale (Casc), che interviene su segnalazione dei cittadini (al numero di telefono 0288447645/6/7/8/9) e delle unità di strada delle associazioni, o su richiesta degli interessati.
C’è poi qualche centro diurno che accompagna gruppi ristretti di persone nel reinserimento sociale, come quello gestito da Ronda carità e solidarietà in via Picozzi, zona Casoretto, con 25 posti assegnati soprattutto a giovani e minori non accompagnati, selezionati dai servizi sociali.
«Nel 2017, a esclusione di chi ha abbandonato il percorso, 16 dei nostri ospiti hanno provato a rimettersi in gioco, con tirocini e borse-lavoro», dichiara la presidente Magda Baietta.
Ci sono anche centri aperti h24, come il «Progetto futuro» di via San Marco, in Brera, gestito dalla Fondazione Arca che accoglie 24 clochard: «Uno spazio autogestito dagli utenti, che si occupano di tutto, dalla cucina alle pulizie, per costruire il proprio futuro».
E anche qui i risultati ci sono, spiega il responsabile Stefano Galliani: «Più di un terzo di queste persone ha trovato una collocazione: 2 nella casa di famiglia, da cui erano state allontanate, qualcuna in altre strutture o nei nostri alloggi di housing sociale, dove provare a completare il percorso di reinserimento».
Certo, centri di questo tipo sono ancora pochi rispetto al numero dei possibili utenti che, senza un sostegno concreto, difficilmente avranno un’altra possibilità .
(da “La Stampa”)
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Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
UNA L’HA CACCIATA DI CASA, L’ALTRO L’HA LASCIATA IN STRADA, NESSUNO E’ ANDATO A PRENDERLA IN OSPEDALE.. EVVIVA I “VALORI DELLA FAMIGLIA” DA TUTELARE DAGLI INVASORI
Il termometro segnava -3° la notte del 21 dicembre a Gattatico (Reggio Emilia), quando
una donna di 76 anni è stata messa alla porta dalla figlia di 53 anni che la ospitava.
E lì lasciata al freddo anche da un altro figlio, 46enne, che le aveva fatto credere di passare a prenderla con la macchina.
Ma dopo almeno un’ora di inutile attesa è stato un vicino a prendersi cura dell’anziana, che ha difficoltà motorie.
L’uomo l’ha accolta in macchina e riscaldata con delle coperte, poi ha chiamato il 118 che ha inviato un’ambulanza.
Dopo le visite in ospedale per la donna è stato deciso un “ricovero sociale”, perchè nessun parente si è presentato al momento delle dimissioni.
I carabinieri di Gattatico, dopo molti tentativi, sono riusciti a convincere un altro figlio a occuparsi della madre.
La vicenda si è conclusa poi con la denuncia per abbandono di incapace dei figli di 53 e 46 anni, quella che l’ha “invitata” ad andarsene con tutte le sue cose e quello che l’ha fatta attendere invano in strada.
(da agenzie)
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Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE BONACCINI: “SOLO PER QUANTITA’ LIMITATE E PER UN TEMPO PRESTABILITO”…IL MINISTRO GALLETTI: “ORA ROMA TROVI UNA SOLUZIONE”
Quantità limitate e prestabilite, tassativamente non superabili e non reiterabili, inferiori rispetto ad analoghi interventi passati, e per un periodo limitato, poco più di 40 giorni effettivi. “Per solidarietà istituzionale e senso di responsabilità verso i cittadini e la collettività romana e per l’immagine del Paese a livello internazionale, visto che si parla della Capitale”.
L’Emilia-Romagna ha deciso di accogliere la richiesta della Regione Lazio legata all’emergenza rifiuti a Roma. In una propria delibera, la Giunta ha fissato limiti rigidi quanto a tempi e quantitativi: saranno i termovalorizzatori di Parma, Modena e Granarolo nel bolognese, individuati d’intesa con gli amministratori locali, a smaltire non più di 15mila tonnellate complessive (5mila per ogni impianto) di rifiuti indifferenziati provenienti dalla Capitale.
Quantità che rientrano nelle capacità termiche già programmate per singoli impianti: vista la necessità espressa da Roma, smaltire 350 tonnellate giornaliere, l’impegno per l’Emilia-Romagna non supererà i 43 giorni pieni.
In caso di giornate senza smaltimenti o con smaltimenti parziali, l’atto della Giunta fissa comunque in massimo 60 giorni effettivi l’impegno regionale a partire dal primo conferimento negli stabilimenti individuati.
“Una decisione non facile- affermano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore all’Ambiente, Paola Gazzolo – Abbiamo comunque scelto di raccogliere la richiesta arrivata dal governatore Zingaretti per senso di responsabilità di fronte a difficoltà e a una emergenza che non possono continuare a ricadere sui cittadini di Roma e per solidarietà istituzionale, specie di fronte all’appello a sindaci e Regioni arrivato dallo stesso Zingaretti. Negli ultimi due anni abbiamo dato una mano, una sola volta all’anno, a chi aveva bisogno e non ci tiriamo indietro nemmeno stavolta, con tempi e quantitativi certi e non superabili. Sia chiaro, però, che è ora di dire basta, di cambiare e adottare ovunque misure strutturali che portino a una svolta, senza dover ricorrere all’intervento di altri territori virtuosi.
In Emilia-Romagna siamo pienamente autosufficienti sullo smaltimento- proseguono Bonaccini e Gazzolo – e siamo tra le regioni più virtuose in Italia per la raccolta differenziata che quest’anno ha raggiunto il 62%. E con l’introduzione della tariffazione puntuale punteremo a superare il 70% nel 2020. Sono risultati frutto di scelte precise, a partire dalla legge per l’economia circolare che premia i comuni più virtuosi con sgravi sulle bollette. Nel 2018 aggiungeremo altri 2 milioni di euro per premiare ancora di più i cittadini che differenziano e per migliorare il rendimento dei territori, perchè vogliamo che il riciclo aumenti. Dunque, si può fare e bene: le amministrazioni locali ancora indietro, passino dalle parole ai fatti, per passare dall’emergenza all’autosufficienza”.
I costi di conferimento e le modalità di pagamento saranno pattuiti direttamente tra i gestori degli impianti di partenza e di arrivo dei rifiuti, in linea con i costi emiliano-romagnoli, con una quota “verde” aggiuntiva che sarà versata ai comuni di Parma da parte della società Iren Ambiente spa e di Modena e Granarolo (Bo) da parte della società Hera Ambiente spa, con il coinvolgimento diretto delle amministrazioni locali. Il trasporto dei rifiuti dovrà avvenire nel rispetto delle norme vigenti a salvaguardia dell’ambiente e sarà monitorato da Arpae, l’Agenzia
Sul tema è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: “La soluzione trovata, emergenziale e dunque necessariamente limitata nel tempo, è utile a scongiurare l’ennesima situazione di crisi per Roma: si usi questo tempo e questa apertura istituzionale per individuare le soluzioni strutturali che da tempo mancano a Roma quando si parla di chiusura del ciclo integrato dei rifiuti”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
DAI SACCHETTI BIODEGRADABILI AI PEDAGGI AUTOSTRADALI, PER I CONSUMATORI IL 2018 INIZIA IN SALITA
La luce, il gas, le autostrade. Ma anche la TARI, i ticket sanitari, le tariffe postali, i servizi
bancari.
Sarà un 2018 pieno di rincari quello che si apprestano a vivere i consumatori italiani: gli aumenti di luce e gas arrivano in qualche modo annunciati.
L’Autorità per l’energia elettrica e il gas ha annunciato aumenti che vanno dal 5,3% per l’elettricità al 5% per il gas a famiglia per il primo trimestre 2018.
Per l’energia elettrica l’aumento è dovuto, spiega l’Autorità , a vari fattori, tra cui la ripresa dei consumi (+1,6% la domanda elettrica nei primi undici mesi del 2017), ma anche alla «minore disponibilità della generazione idroelettrica nazionale per la scarsa idraulicità del periodo»: il 2017 è stato l’anno più arido degli ultimi 200 anni.
Per il gas, l’aumento invece è più «naturale», essendo legato alla stagione invernale. Ma tutto ciò si traduce in una spesa a famiglia di 535 euro (+7,5%) per l’elettricità e di 1.044 euro per il gas.
E non finisce qui.
C’è ad esempio l’introduzione a partire dal primo gennaio dei sacchetti della spesa a pagamento nei supermercati: non solo per questo, calcolano le associazioni di consumatori, costerà di più fare la spesa (+179 euro) ma anche mangiare fuori (+32 euro); riprenderà la corsa dei carburanti con effetti pari a +157 euro a famiglia, e da energia e benzina scaturiranno incrementi dei listini al dettaglio per complessivi 201 euro.
Per i trasporti (aerei, treni, taxi, mezzi pubblici, traghetti, ecc.) un nucleo familiare tipo dovrà affrontare una maggiore spesa pari a 75 euro; proseguiranno i rincari per i servizi bancari, già certificati nel corso del 2017, con un aggravio di 18 euro, e leggermente in salita risulterà anche l’rc auto (+13 euro).
Più caro anche mandare a scuola i figli, tra corredo, libri, mense e altri costi legati all’istruzione (+37 euro annui).
Ci sono poi le stime di Unintesa che riguardano la legge di bilancio.
Secondo i calcoli dell’associazione, nel 2019-2020 l’aumento delle aliquote Iva (quella ordinaria dal 22 al 25% e quella agevolata dal 10 all’11,5%) comporterà complessivamente un aumento del gettito tributario superiore a 30 miliardi di euro. Nel 2019, l’incremento sarà di 11,4 miliardi e nel 2020 di 19,1 miliardi per un totale di 30,5 miliardi.
E poi, prosegue Unimpresa, ci sono le 27 trappole fiscali, grazie alle quali lo Stato incasserà 29,6 miliardi aggiuntivi, cifra che porta il totale della stangata a 60,1 miliardi.
Nel dettaglio, per quanto riguarda le trappole, nel 2018 il gettito tributario complessivo salirà di 11,7 miliardi, nel 2019 crescerà di 9,5 miliardi e nel 2020 aumenterà di 8,3 miliardi.
Dalle misure sulla fatturazione elettronica derivano aumenti delle entrate per 202,2 milioni, 1,6 miliardi e 2,3 miliardi per un totale di 4,2 miliardi nel triennio.
La stretta sulle frodi nel commercio degli oli minerali “vale” 272,3 milioni, 434,3 milioni e 387 milioni per complessivi 1,09 miliardi.
La riduzione della soglia dei pagamenti della pubblica amministrazione a 5.000 euro frutta all’erario 145 milioni, 175 milioni e 175 milioni per complessivi 495 milioni. Dai nuovi limiti alla compensazione automatica dei versamenti fiscali derivano 239 milioni l’anno per tutto il triennio, con un totale di 717 milioni.
L’aumento dal 40 al 55% (per il 2018 e per il 2019) e al 70% (dal 2020) degli anticipi delle imposte sulle assicurazioni porteranno più entrate pari a 480 milioni nel 2018 e nel 2020 per 960 milioni complessivi.
Il ridimensionamento del fondo per la riduzione della pressione fiscale vale 377,9 milioni per il 2018, 377,9 milioni per il 2019 e 507,9 milioni per il 2020 per un totale di 1,2 miliardi.
Le nuove disposizioni in materi di giochi valgono in totale 421,2 milioni (rispettivamente 120 milioni 150,6 milioni e 150,6 milioni).
(da agenzie)
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Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
LA PROTESTA CONTRO ZAIA: “LA REGIONE HA VENDUTO LO STABILE PERCHE’ PENSA SOLO AI TURISTI”
A Venezia, una città dove spariscono case, uffici e negozi di vicinato – per i 54 mila residenti -, per lasciare il posto ad alberghi, b&b e ristoranti, per i 30 milioni di turisti annuali, una forma di resistenza urbana tenta di mettere in discussione questa logica.
La Regione Veneto ha deciso di vendere l’Antico teatro dell’Anatomia Vida – uno stabile che risale al XVII secolo, che da cent’anni è vincolato dalla Soprintendenza – dopo aver valutato di non procedere con un progetto archivistico museale che l’avrebbe mantenuto aperto alla città . Quando la trattativa si è conclusa, a fine settembre, con l’aggiudicazione a un imprenditore che opera nel settore della ristorazione, la comunità locale l’ha «riaperto all’uso pubblico» con un atto di disobbedienza civile: approfittando di un sopralluogo dei tecnici regionali che stavano verificando lo stato dell’immobile prima della consegna all’aggiudicatario, semplici cittadini si sono introdotti nello stabile e non se ne sono più andati. Tra gli occupanti liberi professionisti, insegnanti, studenti e casalinghe. Tutti decisi a non farsi sottrarre l’ennesimo edificio pubblico a favore dell’invasione turistica.
E in tre mesi lo spazio ha cominciato a vivere: c’è una ludoteca, sono stati attivati cineforum per piccoli e adulti, laboratori, letture animate.
Poi, concerti, teatro, poesia, convegni e presentazioni. «La Vida diventa la “Casa della città ”, per incontrarsi, tessere relazioni, ragionare sul futuro di Venezia», dice Mario Santi, uno dei disobbedienti.
«La gestione di programmi e attività offre servizi urbani “rari” in una città dove tutto è in funzione del turismo – prosegue -. L’acquirente vorrebbe farne un ristorante, ma servirebbe variante al piano regolatore che ne cambiasse la destinazione d’uso e consiglieri di maggioranza e opposizione non la vogliono concedere, per difendere quello che definiscono un “baluardo di civiltà ».
In queste condizioni, il privato potrebbe legittimamente chiedere di annullare l’atto e rientrare dell’investimento. L’immobile era vincolato e per 60 giorni la stessa Regione, Ministero dei Beni Culturali e Comune avrebbero potuto esercitare il diritto di prelazione, ma non l’hanno fatto. Del resto, serviva un milione di euro per pareggiare l’offerta.
«Una conclusione amara – aggiunge Santi – malgrado gli inviti dei cittadini, che hanno proposto al Comune un regolamento sugli usi civici, per la gestione collettiva di beni pubblici».
Nel frattempo, la Regione ha tagliato l’erogazione di energia elettrica, «senza riuscire a fiaccare una comunità – rileva il portavoce -, che si sente attaccata quando sa che sta fornendo un servizio nuovo e mancante alla città ».
«Si è chiusa dietro un anacronistico “non tratto con abusivi fuori legge” – ricordano gli occupanti – e minaccia sgomberi e querele verso i singoli. Forse non sa che sono molte le esperienze di riaperture di “beni comuni emergenti”, valorizzati con il contributo dei cittadini». Secondo i cittadini di campo San Giacomo, nel sestiere di Santa Croce, oggi a Venezia le istituzioni pubbliche hanno due scelte: «Considerare le mamme e i papà della Vida pericolosi fuori legge o capire che sono cittadini che vorrebbero tornare a riscaldare e dare luce ad una ludoteca, riprendere i cineforum, fare in condizioni migliori spettacoli, incontri e conferenze che oggi continuano a portare avanti con una piccola stufa a gas e a lume di candela».
L’appello è rivolto a tutti: «La politica sa ancora ascoltare le domande che vengono dalla società ? – si interrogano i cittadini -. Il fatto che la Regione abbia citato uno degli “occupanti” per danni, convocandolo in udienza per il 9 gennaio, spinge a dubitarlo».
Ma gli abitanti reagiscono chiedendo con pazienza il riconoscimento della riapertura come fatto collettivo e sostenuto dalla città . «Noi non ce ne andiamo: la Vida è il paradigma di tutte le realtà italiane soffocate dal turismo».
Per dimostrarlo, trascorreranno nell’ex teatro dell’Anatomia il loro San Silvestro e il Capodanno.
(da agenzie)
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Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
IL PRIMATO ALL’INTER CON UNA MEDIA DI 57.000 PRESENZE, MA IL MILAN E’ LA SQUADRA CHE CRESCE DI PIU’
Incremento a doppia cifra per gli spettatori negli stadi nel campionato di serie A in corso.
Secondo un report elaborato da Osservatorio Calcio Italiano, al termine della 18/a giornata di serie A, la media spettatori è stata di 24.445, con una crescita del 10.1% rispetto al dato finale dello scorso campionato (22.217).
Si tratta, secondo l’Osservatorio, del miglior dato registrato nell’ultimo quinquennio: +10% rispetto al 2015/16, +10.8% rispetto al campionato 2014/15, +4.1% rispetto al 2013/14.
L’Inter conferma il primato degli spettatori durante le gare casalinghe (57.886) con un aumento del 24.2% rispetto al dato finale dello scorso campionato.
La segue il Milan (53.127, +31.7%), mentre il terzo gradino del podio è per il Napoli (45.871, +25.3%).
Nella top five anche Juventus (39.916) e Roma (37.790, +15.8%).
Dati positivi anche per la Lazio (24.714, +20.8%.
Nelle prime dieci posizioni in flessione Fiorentina (23.486, -11.3%) mentre crescono gli spettatori nelle gare casalinghe di Genoa (22.472, +5.3%), Bologna (22.114, +4.4%) e Sampdoria (20.218, +1.9%).
Numeri negativi per Torino (17.692, -8.4%), Udinese (16.725, -6.4%) e Sassuolo (10.822, -12.4%).
Trend in aumento invece per Atalanta (17.440, +2.3%) e Cagliari (14.141, +8.8%).
Il sold out dello stadio Meazza di Milan in occasione del derby Inter-Milan e dell’incontro Milan-Juventus registra il miglior dato stagionale di spettatori presenti (78.328). Terzo gradino del podio per il derby capitolino Roma-Lazio che ha collezionato 55.775 presenze all’Olimpico.
È la Juventus la compagine che richiama il maggior numero di spettatori avversari: con i bianconeri in campo si è registrato, finora, il miglior dato stagionale a Bergamo, Bologna, Milano (Milan), Napoli, Genova (Sampdoria), Mapei Stadium di Reggio Emilia (Sassuolo), Udine.
(da agenzie)
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Dicembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
LA NORMA E’ PALESEMENTE INCOSTITUZIONALE, SERVE SOLO PER ACCHIAPPARE I FESSI
C’era una volta Marco Affronte e c’erano una volta le minacce di Beppe Grillo. All’epoca in cui, con il grande fiuto politico che li contraddistingue, i grillini tentarono di allearsi con l’ALDE al Parlamento Europeo (finendo per essere rifiutati), l’eurodeputato annunciò il suo addio al MoVimento 5 Stelle Europa e il passaggio ai Verdi.
Nell’occasione, era l’11 gennaio 2017, Beppe Grillo pubblicò un post in cui richiedeva ad Affronte il pagamento di 250mila euro di multa, che Beppe — ovviamente — avrebbe nel caso devoluto ai terremotati (e già qui c’era un indizio sulla reale esigibilità di quei soldi)
Oggi tornano in auge le multe per i voltagabbana in occasione delle anticipazioni sulle nuove regole del M5S sulle candidature pubblicate dalla stampa: stavolta i grillini si accontentano di un centinaio di migliaia di euro mentre il famoso post dei 250mila chiesti ad Affronte non si trova più sul blog di Beppe (ma è ancora in cache).
In realtà la penale per i “traditori” viene considerata addirittura incostituzionale da Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte Costituzionale.
Ma soprattutto si tratta di una misura, già sperimentata dall’Italia dei Valori diversi anni fa che una volta in tribunale si è rivelata essere completamente inutile.
In pratica l’IdV non è mai riuscita ad ottenere un euro dai loro eletti che — pur avendo firmato il patto — avevano successivamente deciso di cambiare casacca. Eppure Beppe disse all’epoca di avere il dovere di chiedere la penale ad Affronte.
Purtroppo nessuno ci ha fatto sapere come sia finita quella vicenda, anche se la sparizione del post in cui Beppe chiedeva i soldi ad Affronte un indizio ce lo fornisce. In ogni caso, visto che il M5S è così sicuro della multa ai voltagabbana si potrebbe fare così: invece di promettere beneficenza successiva (cosa di cui sono capaci tutti), ogni volta che qualche deputato se ne va, Beppe o Casaleggio o Di Maio danno centomila euro ai terremotati.
Tanto poi glieli restituisce quello che se ne è andato, no?
(da “NextQuotidiano”)
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