Dicembre 31st, 2017 Riccardo Fucile
MICCICHE PROPONE E MUSUMECI DISPONE: SICILIANI PRESI PER I FONDELLI, IL NEOGOVERNATORE IN CAMPAGNA ELETTORALE AVEVA PROMESSO CHE SAREBBE STATA ALLONTANATA
L’assessore dimissionario “per dignità ” Vincenzo Figuccia non ha peli sulla lingua: “Ormai è chiaro che Miccichè pensa che la Torre Pisana sia il posto migliore da dove prendere a schiaffi i siciliani . La nomina della dottoressa Patrizia Monterosso al vertice della Fondazione Federico II è l’ennesima beffa per i cittadini. Non resistono nemmeno le condanne della Corte dei Conti davanti alla volontà del presidente dell’Ars di far tornare indietro di venti anni la politica siciliana. Non bastava la sua rielezione e quella di altri evergreen con Savona alla commissione Bilancio, ora anche la discussa ex segretaria generale della Regione per la Federico II”
Anche il M5S all’Ars boccia senza mezzi termini la nomina dell’ex segretario generale della Regione Patrizia Monterosso ai vertici della Fondazione Federico II: “La Monterosso ai vertici della Federico II, ennesima vergogna del duo Miccichè — Musumeci”
“Riesce perfino difficile — afferma il cinquestelle Giancarlo Cancelleri, che in qualità di vicepresidente dell’Ars ha partecipato alla seduta nel corso della quale è stata comunicata la nomina — trovare un aggettivo per fotografare ad hoc questa nuova manovra di bassissimo profilo. La Monterosso praticamente esce dalla porta per rientrare dalla finestra, quando buon senso avrebbe imposto il suo allontanamento definitivo da qualsiasi poltrona collegata direttamente o indirettamente alla Regione. Proprio nei giorni scorsi il procuratore della Corte dei Conti Gianluca Albo ha chiesto alle giunte Lombardo e Crocetta un risarcimento di quasi un milione di euro per la nomina dell’ex segretario. Senza contare che la Monterosso è stata pure condannata, sempre dalla magistratura contabile, ad un risarcimento di quasi un milione e 300 mila euro per la questione degli extra-budget della formazione professionale e che sempre per questa questione è imputata per peculato con una richiesta di condanna a quattro anni”.
“La cosa gravissima — continua Cancelleri — è che questa nomina è avvenuta con l’avallo di Musumeci. Quando abbiamo chiesto spiegazioni a Miccichè, infatti, lui ci ha risposto che l’operazione è stata concordata col presidente della Regione, cioè con colui che in campagna elettorale aveva detto chiaramente che avrebbe allontanato la Monterosso. Se questo significava soltanto spostarla di poltrona avrebbe dovuto specificarlo ai siciliani cui ha chiesto il voto e che ancora una volta sono stati vergognosamente ingannati“.
(da agenzie)
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Dicembre 31st, 2017 Riccardo Fucile
“VINCERE SARA’ FACILISSIMO, NESSUN TRIBUNALE RICONOSCERA’ MAI LA MULTA DI 100.000 EURO, E’ INCOSTITUZIONALE”
L’avvocato Lorenzo Borrè ha già vinto diverse cause contro il Movimento 5 Stelle e adesso
si prepara a una nuova valanga di ricorsi: “Vincere sarà facilissimo. La multa di 100 mila euro è incostituzionale”.
Avvocato, nel nuovo regolamento M5s si prevede una penale pesantissima per gli eletti che non rispetteranno una lunga lista di obblighi. Crede che tanti verranno a chiedere un suo parere?
“È una norma in contrasto con l’articolo 67 della Costituzione perchè viola il principio della libertà di mandato del parlamentare. Quindi la multa non sarà mai applicata. E viola anche il principio dello statuto del parlamento europeo il quale sanziona con la nullità qualsiasi accordo mirante a ledere la libertà del parlamentare. Non credo che ci sia un tribunale della Repubblica che riconoscerà mai il diritto all’incasso di questa penale. Nè mi risulta che ad oggi sia mai stata accolta una richiesta del genere”.
Anche in caso di mancato voto di fiducia a un governo a guida M5S i parlamentari andranno incontro a una multa.
“Anche qui entra in ballo l’articolo 67 della Costituzione, anche perchè queste decisioni vengono prese dal gruppo parlamentare che decide se votare o meno la fiducia e un gruppo parlamentare è un ente distinto dall’associazione madre, quindi dal Movimento 5 Stelle, e decide in piena autonomia”.
A proposito di associazione, è stata creata una nuova associazione M5S. È in contrasto con la precedente?
“Vi è un conflitto di interessi tra le due associazioni. Per rottamare la vecchia associazione serve una delibera, una votazione con voto favorevole dei tre quarti degli associati. I vertici indicano l’organigramma di una nuova associazione. È immaginabile che vi sia un contenzioso tra le due associazioni”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 31st, 2017 Riccardo Fucile
SENZA VOTI, DISCUSSIONI E ASSEMBLEE, GRILLO, CASALEGGIO E DI MAIO HANNO DECISO CHE NEL M5S POTRA’ CANDIDARSI CHIUNQUE E CHE UNA NUOVA ASSOCIAZIONE E’ PROPRIETARIA DEL SIMBOLO
Gli attivisti del MoVimento 5 Stelle si sono improvvisamente accorti che comanda qualcun altro.
Le nuove regole per le parlamentarie aprono alle alleanze, permettono di candidare gli indagati, non pretendono più che chi si candida non abbia avuto esperienze in altri partiti, permetteranno le candidature anche a chi non era iscritto fino a ieri.
§Ma soprattutto: forniscono una grande discrezionalità al candidato premier sull’ok alle candidature e sulla loro posizione e fanno nascere una nuova associazione senza alcun tipo di discussione assembleare e mandando in soffitta le vecchie dopo i tanti schiaffi presi in tribunale.
Una serie di regole che non sono state in alcun modo decise o votate dall’assemblea del MoVimento 5 Stelle, nè tantomeno discusse come da tradizione dell’Associazione MoVimento 5 Stelle, che ha sempre fatto calare le decisioni dall’alto raccontando di voler favorire l’associazione dal basso e l’uno vale uno.
Uno vale l’altro, invece.
E soprattutto, alla fine varrà quello che dice il tribunale: parlando con l’Adnkronos, l’avvocato Lorenzo Borrè — che ha seguito molti dei ricorsi contro le regole del M5s — ha spiegato che con il nuovo statuto dell’Associazione Movimento 5 Stelle “hanno rottamato la prima associazione. O meglio, vorrebbero rottamarla. Ma il risultato ora è che ci sono 3 associazioni. Con possibili problemi per quanto riguarda l’uso del simbolo”.
“La costituzione della nuova associazione — spiega Borrè — non è stata deliberata dall’assemblea e questo crea alcuni problemi. In primo luogo ritengono che con la nuova associazione venga meno quella vecchia, ma non è così, ora abbiamo 3 associazioni. E poi c’è la questione legata al simbolo: nell’articolo 1 del nuovo statuto si fa riferimento all’uso di un simbolo che è lo stesso del 2009. Grillo attribuirà alla nuova associazione il diritto all’uso dello stesso simbolo, ma non potrebbe farlo perchè il simbolo non è paragonabile a un marchio d’impresa: è come il nome e il cognome di una persona”. Questa situazione, secondo il legale, “crea un conflitto di interessi tra la prima associazione del 2009 e quella del 2017”: Grillo “intende togliere alla prima associazione il diritto all’uso del simbolo, concedendolo alla terza. Ma gli associati della prima associazione potrebbero ricorrere in tribunale contro la terza associazione per inibire l’uso del logo e del nome della prima”.
Per Borrè il varo del nuovo statuto rappresenta una “capitolazione” per i vertici M5S: “Riconoscono — osserva il legale — che a seguito dei ricorsi si era venuta a creare una situazione dalla quale non erano in grado di uscire. Per cui, hanno pensato come soluzione a una nuova associazione, nella quale non sono ammessi gli associati espulsi e poi reintegrati dai tribunali. E non solo loro, ma anche coloro a cui non stanno bene le nuove regole”.
L’avvocato fa riferimento a una comunicazione inviata agli iscritti di Rousseau nella quale “si fa presente che chi non si iscrive alla nuova associazione verrà cancellato dalla piattaforma, su cui fino a oggi ‘agivano’ gli iscritti della prima ora.
Ormai quello che faceva la vecchia associazione lo fa la nuova, siamo in un regime concorrenziale. E i candidati saranno quelli della nuova associazione”.
È significativo che, mentre sul web gli yes-men sono al lavoro per magnificare tutto quello che fino a ieri negavano sarebbe accaduto, ci sono meetup come quello di Napoli che protestano per quello che è accaduto.
Roberto Fico è dipinto dai giornali come pronto a mollare e a non ricandidarsi, mentre il M5S in una nota sostiene che sia falso che adesso gli indagati possano ricandidarsi: «C’è scritto infatti nel codice etico che il portavoce dovrà ‘rinunciare alla propria candidatura nel caso in cui, avuta notizia dell`esistenza di un procedimento penale a proprio carico, emergano elementi idonei a far ritenere la condotta lesiva dei valori, dei principi o dell`immagine del MoVimento 5 Stelle, a prescindere dall`esito e dagli sviluppi del procedimento penale accettando, ora per allora, le determinazioni che sul punto gli Organi dell`Associazione a ciò deputati riterranno di esprimere».
Peccato che sia la regola stessa a smentirli: mentre prima era automatico, il lodo-indagati ora è sottoposto a un giudizio di terzi: quindi non c’è più alcun automatismo sugli indagati.
Il 20 dicembre scorso nello studio dell’avvocato Andrea Ciannavei si è infatti costituito il nuovo partito M5S, a totale insaputa degli attivisti: la nuova associazione con sede legale a Roma in via Nomentana diventa il nuovo punto di riferimento del M5S: per potersi candidare o continuare a far parte del M5S da semplice attivista bisognerà obbligatoriamente iscriversi alla nuova associazione e accettare le regole ieri presentate sul blog di Beppe Grillo; chi non lo fa verrà cancellato; chi si iscrive dovrà accettare l’assenso al trattamento dei propri dati personali.
Il tutto, come da tradizione, è accaduto senza che gli iscritti sapessero nulla di ciò che si stava decidendo e potessero dire la propria.
Ma quello che colpirà di più gli alfieri della retorica e dei banchetti è la decisione che da oggi ci si potrà iscrivere al M5S e candidare senza aver fatto un giorno di attivismo.
Sarà la base a votare i nuovi entrati? Vero, ma sarà il candidato premier a deciderne successivamente la collocazione in lista.
Scaldano i motori tutte quelle personalità che negli anni si sono avvicinati ai grillini e li hanno oggettivamente aiutati nell’attività parlamentare.
Magari saranno loro i volti conosciuti che sfideranno gli avversari nei collegi uninominali, magari per loro ci sarà un posto in lista che terrà fuori gli attivisti che per anni hanno tirato il carretto.
Il M5S ha finalmente spiegato ai suoi attivisti che uno non vale uno, ma che uno vale l’altro.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 31st, 2017 Riccardo Fucile
LA REGIONE EMILIA ROMAGNA ACCETTA DI PRENDERSI I RIFIUTI DI ROMA, MA A CARO PREZZO
La giunta Bonaccini (Pd) smaltirà 15mila tonnellate di immondizia proveniente da Roma,
che saranno divise nei termovalorizzatori di Parma, Modena e Granarolo (Bologna).
L’accordo tra la Regione Lazio e l’Emilia Romagna risolve l’ennesima emergenza nata durante il governo di quelli dei rifiuti zero, dopo i no di Umbria e Lazio e la telefonata mancata di Virginia Raggi a Federico Pizzarotti.
Roma ha chiesto di smaltire 350 tonnellate giornaliere e così sarà .
La disponibilità dell’Emilia Romagna non supererà però i 43 giorni pieni in lasso di tempo complessivo di 60 giorni. I costi e le modalità di pagamento saranno pattuiti tra i gestori degli impianti di partenza e di arrivo dei rifiuti, in linea coni costi emiliano-romagnoli.
La mancata auto-sufficienza costerà alle casse del Comune 300mila euro
Anche in questa occasione quindi un problema tutto romano viene risolto dagli altri enti locali, esattamente come è successo negli anni precedenti e negli ultimi mesi di governo (?) a 5 Stelle della città .
Con questo provvedimento, «tassativamente non reiterabile», spiega il governatore Bonaccini, Roma potrà uscire dall’emergenza di questi giorni.
Una lunga teoria di cartoline dei quartieri ricoperti dall’immondizia, da nord a sud, passando per Ostia, il litorale, dove da qualche giorno si registrano anche gli incendi ai cassonetti. Fotografia di un’emergenza che si ripete ciclicamente per le feste ma anche in estate.
Dimostrazione che le mosse adottate dall’Ama non hanno funzionato:impianti stracolmi, pochi camion a disposizione e troppo personale che alla fine è rimasto con le mani in mano.
(da “Huffingtonpost”)
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