Destra di Popolo.net

IUS SOLI, PEGGIO DEL RAZZISMO C’E’ LA VIGLIACCHERIA, QUELLA DEL SENATO

Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

RISCHIARE QUALCOSA E’ TROPPO PER PERSONE COSI’ PICCOLE… DA UNA PARTE I RAZZISTI, DALL’ALTRA I CODARDI

Forse c’è qualcosa di peggio che essere cinici e razzisti: essere vigliacchi.
Questo è l’unico aggettivo che si meritano quei senatori che nel giorno in cui si poteva dimostrare il grado di civiltà  di un Paese, neppure hanno avuto il coraggio (e ce ne vuole davvero poco) di affrontare una discussione, sullo ius soli.
Una discussione che forse sarebbe finita comunque con una loro vittoria, ma per potersi attribuire una vittoria, bisogna prima almeno giocarla la partita, rischiare qualcosa.
No, troppo per persone così piccole.
Roberto Calderoli ha subito esultato con l’orgoglio dei codardi: «Lo ius soli è definitamente naufragato. Colpito e affondato. Morto e sepolto».
Per un esponente di quella Lega che si atteggia a partito antipolitico, anti-casta, è davvero una bella figura, quella di adottare i più biechi e bassi trucchi della peggior casta.
Non assomigliano nemmeno a quello spot del “ti piace vincere facile”, dove una squadra di centinaia di giocatori scende in campo contro una di undici.
Almeno nello spot scendono in campo. In Senato no.
E che dire dei colleghi del Pd, che sono vigliacchi due volte: la prima perchè hanno disertato come quelli di destra la votazione, la seconda perchè non hanno neppure il coraggio di sostenere che sono contro quella legge, proposta proprio dal loro partito. Sembra impossibile, ma si sono dimostrati ancora più meschini del loro avversari (avversari?).
Seggi vuoti anche tra i 5 stelle, che sulla questione migranti sembra una di quelle enormi sfere di metallo che venivano usate in passato per demolire gli edifici.
Oscillano pericolosamente e costantemente da un lato all’altro, senza mai fare una proposta, qualunque sia.
Si nascondono dietro il facile slogan: «Nè di destra, nè di sinistra», troppo facile e in più, falso.
Le scelte richiedono una visione delle cose che si ritiene essere giusta, non può essere nè-nè.
O si sta dalla parte dei diritti o li si nega.
Non è difficile.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL FLASH MOB DI “POTERE AL POPOLO” CONTRO IL LAVORO A NATALE: I MODELLI SONO CORBYN E MELENCHON

Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

E’ IL MOVIMENTO A SINISTRA DELLA SINISTRA NATO DOPO L’ANNULLAMENTO DELLA CONVOCAZIONE DEL BRANCACCIO … SI PRESENTERA’ CON UNA LISTA INDIPENDENTE ALLE ELEZIONI

Un flash mob di tanti Babbo Natale, con tanto di volantinaggio, alla stazione Termini contro l’apertura dei negozi nei giorni festivi.
Con l’invito al boicottaggio nei giorni di festa.
È quello messo in atto dai militanti del movimento Potere al Popolo nell’ambito della giornata nazionale di protesta.
In venti città  (Reggio Calabria, Cosenza, Lecce, Napoli, Roma, Torino, Pescara, Genova, Pavia, Padova, Bergamo, Molfetta, Mantova, Salerno, Milano, Livorno, Termoli, Piombino, Castelli Romani, Grosseto) si sono svolti volantinaggi e speakeraggi fuori ai maggiori centri commerciali aperti (solo per nominarne alcuni: Ikea, Carrefour, Auchan, Coop, Conad).
Nella grande stazione ferroviaria della Capitale è stata la galleria commerciale il teatro del flash mob.
I sostenitori di Potere al Popolo si sono presentati con abiti di Babbo Natale e i classici berretti rossi e hanno distribuito a passanti e viaggiatori volantini e donato regali che — dice un comunicato — “nessun Babbo Natale potrà  mai portare: diritti, tempo, articolo 18, ferie pagate, rispetto… tante cose che ai lavoratori sono state tolte o che vengono sempre più negate, e che Potere al Popolo, che si presenterà  con una lista indipendente alle prossime elezioni, mette al centro del proprio programma”, scritto “con il contributo di più di cento assemblee territoriali, la partecipazione di decine di associazioni, organizzazioni politiche e sociali e movimenti di base.
E oggi il movimento è finito sulle cronache dell’Independent, in un articolo firmato da Rosa Gilbert nel quale vengono raccontati come il frutto della trasformazione del Labour con Jeremy Corbyn.
Sulle orme del Labour di Corbyn
Potere al Popolo è stato fondato il mese scorso al Teatro Italia di Roma all’indomani dell’annullamento della convocazione del Brancaccio dopo la polemica aperta da Montanari sulle candidature e sulla scelta di Pietro Grasso leader.
La piattaforma elettorale di Potere al Popolo comprende sindacati come l’USB, che vanta 500mila iscritti soprattutto tra i lavoratori della logistica in Italia.
Il movimento è nato nel centro sociale Je So’ Pazzo a Napoli e, ricorda ancora l’Independent, è stato benedetto da Jean-Luc Mèlenchon di La France Insoumise.
”L’invito di oggi — fa sapere Potere al Popolo — è per costruire una campagna di opposizione consegnando alla cassa il volantino preparato per la giornata per dimostrare la solidarietà  alle migliaia di lavoratori e lavoratrici costretti sul luogo di lavoro anche in un giorno festivo come questo, che dovrebbe essere dedicato alla vita, agli affetti, al riposo”.

(da agenzie)

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LA CASCINA COMASCA CHE ACCOGLIE I BIMBI DEL MONDO

Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

UNA RETE PER I BAMBINI IN AFFIDO… CI SONO SCUOLA, BAR , RISTORANTE E CENTRO PER L’AFFIDO

È uno dei primi pomeriggi di neve dell’inverno lombardo, i quattro bambini scendono dalla macchina non appena parcheggia e si buttano zaini in spalla nel cortile per fare a palle.
Una raggiunge in pieno Maria Grazia Figini che non aspetta altro, agguanta un po’ di neve e si mette a giocare con loro.
I bambini portano sul viso i tratti di tutti i continenti del mondo ed è impossibile capire chi sia figlio di chi.
Poi, con la stessa velocità  con cui sono arrivati, si dileguano nelle case intorno.
Cometa, l’associazione di famiglie affidatarie nata a Como intorno ai fratelli Figini (oltre a Maria Grazia ci sono Erasmo e Innocente), è così: un caos disciplinatissimo e allegro di volti e storie che si incontrano in uno spazio comune, sotto le parole del Vangelo dipinte in rosso sulle pareti di ogni stanza e con al centro i bambini.
La chiamata di don Giussani
Nel tempo questo spazio di accoglienza, nato su impulso del fondatore di Comunione e Liberazione don Luigi Giussani che a fine anni 80 chiamò Erasmo stilista di tessuti per l’arredamento oggi 69enne chiedendogli di prendersi cura di un bimbo sieropositivo abbandonato da tutti, è diventato così tante cose che è difficile definirlo in un modo solo. «Non ci siamo sviluppati seguendo un progetto organico, ma rispondendo di volta in volta a delle richieste» dice Erasmo.
L’isolamento
«Aprire la nostra casa a quel ragazzo ci ha cambiato. All’inizio è stato difficilissimo – spiega -, all’epoca la gente aveva paura e ci avevano isolati. Mi ha dato una mano solo mio fratello, che è oculista: prima dal punto di vista medico e poi su tutto il resto».
Quel bimbo, che adesso ha 35 anni e una vita «normale», è rientrato dopo qualche anno nella famiglia di origine, ma i fratelli Figini grazie all’esperienza con lui hanno deciso di fare dell’accoglienza una scelta di vita.
Hanno costruito sulle colline che guardano il lago di Como una grande casa dove sono andati a vivere con le loro famiglie: i figli naturali e quelli che via via hanno preso in affido. Tutti indistintamente chiamano i genitori «mamma» e «papà ».
Unire le esperienze
Nella cascina con loro adesso ci sono altre tre comunità  familiari (ogni coppia può prendere in affido massimo sei bambini) unite dalla stessa fede, accanto c’è la grande scuola professionale, un bar e un ristorante gestiti dai ragazzi che fanno formazione-lavoro, una struttura per l’affido diurno.
E poi ancora, in città , un centro per i bimbi con difficoltà  evolutive; lo spazio per le famiglie che sostiene i genitori in difficoltà  con psicologi e mediatori; la falegnameria e il centro tessile dover i ragazzi e le ragazze imparano un mestiere.
Sono 130 i minori dati dai servizi sociali in affido diurno a Cometa: bimbi e ragazzi che affollano, divisi per età  e le teste di tutti i colori chine sui libri, gli stanzoni del centro.
Il liceo del Lavoro
«Dopo la scuola pranzano qui – dice Erasmo – e dopo li assistiamo nello studio con volontari ed educatori». Lui sta per andare a dare le «commesse» agli studenti del «Liceo del lavoro»: incarichi in cui devono produrre veri lavori di falegnameria tessili.
«Abbiamo capito che per questi ragazzi fare era essenziale – racconta -: negli stage nelle aziende erano bravissimi, a scuola indisciplinati. Uno di loro mi spiegò perchè: “Lì è per davvero, in classe per finta”. Abbiamo deciso di fare sul serio anche qui».
La scuola è curata e progettata nei minimi dettagli proprio da Erasmo: «Essere circondati dalla bellezza fa sentire a questi ragazzi che hanno un valore» dice.
L’”adozione mite”
E restituire un valore centrale ai minori è la missione dichiarata di tutto il progetto Cometa. «È il punto che non dobbiamo mai perdere di vista, neppure nel dibattito su come migliorare le leggi – chiarisce il direttore di Cometa Alessandro Mele -. Spesso ci si divide tra i fautori dell’affido in famiglia e di quello in comunità : è sbagliato, bambini diversi hanno bisogno di soluzioni diverse in momenti diversi della loro vita». L’esperienza sul campo gli ha insegnato che non funziona neppure la distinzione netta tra affido e adozione: «Oggi possono essere adottati solo i bimbi in stato di abbandono. Ma spesso – dice – ci sono bambini che non sono soli ma hanno scarsissime probabilità  di rientrare in famiglia perchè i genitori sono in situazioni troppo compromesse. Per loro ci vorrebbe un’adozione mite, che mantenga un legame con la famiglia d’origine ma anche di avere dei genitori adottivi con cui crescere. Nella vita non bisogna mai tagliare i legami, è meglio aggiungerne».
L’importanza di far rete
Cometa è tra le associazioni che in Lombardia hanno spinto per una legge che riconosca le Reti di famiglie affidatarie, su cui sta lavorando la Regione. «Le reti sono fondamentali», dice Pasquale Addesso 37 anni, avvocato, che con la moglie Annalisa, anche lei 37enne è una delle 60 coppie affidatarie di Cometa (non ci sono single). «Negli affidi hai tante complicazioni pratiche che sembrano insormontabili se le affronti da solo ma superi se hai accanto qualcuno che ci è già  passato».
Progetto educativo
Fare rete – spiegano a Cometa – significa anche avere fondi comuni e poter pagare psicologi e specialisti che aiutino nel progetto educativo. Pasquale e Annalisa hanno preso in affido un 15enne straniero arrivato in Italia da solo, poi un neonato in pre-adozione e ora una coppia di fratellini. Nel frattempo hanno avuto due figli insieme. «Se c’è una cosa che questa esperienza ci ha insegnato – dice lui –- è che anche i bimbi che hai generato non sono “tuoi”. Ti sono affidati proprio come gli altri: devi accompagnarli tutti alla vita».

(da “il Corriere della Sera”)

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GLI ITALIANI LEGGONO SEMPRE MENO: SOLO IL 40,5% NEL 2016 HA LETTO ALMENO UN LIBRO

Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

IN CALO LA PERCENTUALE DEI GIOVANI… AUMENTANO LE COPIE DIGITALI E I COSTI

Gli italiani amano sempre di meno leggere, se non lo devono fare per lavoro o per studio. La tendenza registrata negli ultimi anni, nello specifico dal 2010, si conferma anche per il 2016.
Sette anni fa, infatti, è stato registrato il picco massimo dei lettori con il 46,8%, in crescita rispetto al 2000, quando la percentuale era stimata al 38,6%.
Dal 2010, però, c’è stata una costante flessione e l’anno scorso il dato registrato degli individui dai 6 anni in su che hanno letto almeno un libro nell’ultimo anno, per motivi non strettamente scolastici o professionali, è stato del 40,5%, lo stesso del 2001.
La fotografia è stata scattata dall’Istat, nell’indagine Produzione e lettura di libri in Italia, dalla quale emerge che la flessione ha interessato in modo particolare i più giovani.
La quota di lettori tra i 15 e i 17 anni è diminuita dal 53,9% del 2015 al 47,1% del 2016. Anche tra i 20 e i 24 anni si passa dal 48,9% di lettori al 44,7%.
Il divario tra uomini e donne nella propensione alla lettura si manifesta fin dal 1988, anno in cui si dichiaravano lettori il 39,3% delle donne rispetto al 33,7% degli uomini.
Nel 1998 la distanza aumenta: legge il 46,4% delle donne e il 36,7% degli uomini; infine nel 2016 la percentuale di lettrici sale al 47,1% e quella dei lettori scende al 33,5%.
In assoluto, il pubblico più affezionato alla lettura è rappresentato dalle ragazze tra gli 11 e i 19 anni (il 58,7% ha letto almeno un libro).
La quota di lettrici scende al di sotto del 50% dopo i 60 anni, per i maschi è sempre inferiore a tale valore in tutte le classi di età 
NORD-SUD
Persistono i divari territoriali: legge meno di una persona su tre nelle regioni del Sud (27,5%) mentre   in quelle del Nord-est si raggiunge la percentuale più elevata (48,7%). L’effetto della familiarità , inoltre, è forte nell’abitudine alla lettura. Il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 18 anni con entrambi i genitori lettori, infatti, legge libri contro il 30,8% tra i figli di genitori che non leggono.
Nell’opinione degli editori, infine, i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura in Italia sono il basso livello culturale della popolazione (39,7% delle risposte) e la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura (37,7%).
SEMPRE PIU’ LIBRI DIGITALI
Comunque negli ultimi anni si sta lentamente diffondendo il consumo di prodotti editoriali digitali. Nel 2016, circa 4,2 milioni di persone hanno letto e-book (7,3% della popolazione).
Se si aggiungono anche coloro che hanno scaricato libri online il numero sale a 6,3 milioni ossia l’11,1% della popolazione di 6 anni e più, in decisa crescita rispetto all’8,2% del 2015. L’attività  di lettura di questi prodotti riguarda una quota di persone che oscilla tra il 14,0% del Nord-ovest e l’8,1% del Sud.
Si confermano le differenze legate alla dimensione comunale: le attività  online di lettura e download di libri ed e-book risultano più diffuse nei comuni centro di aree metropolitane (15,3%), rispetto ai piccoli centri (8,7% nei comuni da 2001 a 10 mila abitanti).
POCHI VOLUMI IN CASA
L’aumento della lettura in formato digitale è forse una delle cause della riduzione dei volumi in casa: nel 2016 circa una famiglia su dieci non ha alcun libro, dato ormai costante da quasi un ventennio. Anche nei casi in cui è presente una libreria domestica, il numero di libri disponibili è molto contenuto: il 28,2% delle famiglie possiede non più di 25 libri e il 63,2% ha una libreria con al massimo 100 titoli. Poco più del 25%, invece, possiede più di 100 volumi nella propria libreria.
Tra le persone che dichiarano di disporre di oltre 400 libri in casa, circa una su cinque (21,4%) non ne ha letto nemmeno uno e una quota equivalente (19,8%) ha dichiarato di leggere non più di tre libri all’anno; nel 36,0% dei casi si tratta invece di “lettori forti”. Sembra più evidente il legame tra l’abitudine alla lettura e altre forme di partecipazione
culturale.
Suddividendo la popolazione tra lettori e non lettori emerge che ben il 68,9% dei primi si è recato al cinema rispetto al 41,7% dei non lettori; il 34,7% dei lettori ha visto almeno uno spettacolo teatrale nell’anno rispetto al 10,2% di coloro che non leggono, così come la frequentazione di musei o mostre che è praticata dal 54,1% del primo gruppo rispetto al 15,8% del secondo.
PIU’ TITOLI, MENO COPIE
Tra tanti segni meno, ce n’è uno positivo: nel 2016 si rileva un lieve segnale di ripresa della produzione editoriale. I titoli pubblicati aumentano del 3,7% rispetto all’anno precedente; persiste invece la tendenza alla riduzione delle tirature (-7,1%). Le librerie indipendenti e gli store online sono considerati dagli editori i canali di distribuzione su cui puntare per accrescere la domanda e il pubblico dei lettori.
Nel 2016 oltre l’86% dei circa 1.500 editori attivi pubblica non più di 50 titoli all’anno – scrive l’Istat – e oltre la metà  (54,8%) sono “piccoli editori”, che producono al più 10 opere in un anno, e il 31,6% sono “medi” editori, che producono in un anno da 11 a 50 opere. I ‘grandi editori’, con una produzione libraria superiore alle 50 opere annue, rappresentano il 13,6% degli operatori attivi nel settore e pubblicano più di tre quarti (76,1%) dei titoli sul mercato, producendo quasi l’86% delle copie stampate.
Oltre il 50% degli editori attivi nel 2016 ha sede nel nord del Paese; la città  di Milano da sola ospita più di un quarto dei grandi marchi. L’editoria per ragazzi è in crescita rispetto al 2015: +4,5% i titoli e +6,6% le tirature; per l’editoria educativo-scolastica, a fronte di un aumento del numero di opere del 14,6%, si registra un forte decremento delle copie stampate (-19,6%).
PREZZI IN SALITA
Leggera crescita dei prezzi rispetto al 2015: nel complesso, i libri pubblicati nel 2016 hanno un prezzo di copertina pari a 20,21 euro, contro i 18,91 dell’anno precedente. L’aumento maggiore riguarda i titoli pubblicati dai piccoli editori (25,31 euro nel 2016 contro i 18,88 dell’anno precedente), mentre le opere pubblicate dai grandi editori presentano l’incremento di prezzo più contenuto (da 18,98 euro a 19,38).
Oltre un quarto dei titoli pubblicati nel 2016 (28,4%) ha un prezzo compreso tra 10 e 15 euro; in termini di tiratura, invece, oltre due terzi delle copie stampate (36,8%) hanno un prezzo non superiore a 10 euro.
Come per gli anni precedenti, anche nel 2016 più della metà  della produzione libraria è costituita da opere con un prezzo di copertina non superiore ai 15 euro: si tratta del 51,4% dei titoli e del 59,0% delle copie stampate (51,8% e 59,8% rispettivamente nel 2015). I prezzi dei testi scolastici sono relativamente più elevati: meno di un quarto (23,5%) ha un prezzo contenuto entro i 10 euro, quasi la metà  (48%) comporta una spesa superiore ai 20 euro

(da “La Repubblica”)

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GERMANIA TRATTATIVA LENTA PER IL NUOVO GOVERNO

Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

MA SE SI ANDASSE A VOTARE AUMENTEREBBERO SOLO LA MERKEL E I VERDI… IN CALO SPD, LIBERALI E RAZZISTI

Il 7 gennaio iniziano i colloqui esplorativi tra l’Unione (Cdu/Csu) e l’Spd per la formazione di un nuovo governo, che potranno sfociare in una riedizione della Grosse Koalition o di un governo di minoranza guidato da Angela Merkel.
Non si prevede comunque un governo prima di Pasqua.
In caso di fallimento dei colloqui, a meno di un improbabile ritorno di fiamma della coalizione Giamaica (Unione con Verdi e Liberali), si dovrebbe tornare alle urne.
Secondo i sondaggi in caso di elezioni l’Unione (Cdu/Csu) raccoglierebbe il 34% dei consensi contro il 32,9% che aveva ottenuto pochi mesi fa, l’Spd scenderebbe al 19% (alle scorse elezioni era al 20,5%), i liberali scenderebbero al 8% (erano al 10,7%), i Verdi crescerebbero arrivando al 12,6% (erano al 8,9%), mentre l’Afd sarebbe in lieve calo, con una flessione al 12% (erano al 12,6%).
Se da un lato i tedeschi sembrano un po’ spazientiti per la lungaggine nella formazione di un governo stabile, dall’altro se si andasse al voto aumenterebbero solo la Merkel e i Verdi, in calo socialisti, liberali e razzisti.

(da agenzie)

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SONDAGGIO TECNE’: LIBERI E UGUALI CRESCE AL 7,9% E TOGLIE VOTI AL PD

Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

CENTRODESTRA AL 38,5%, CENTROSINISTRA AL 25,2%, M5S AL 26.,9%

Il Partito Democratico perde in un mese il 2,3% di consenso nei sondaggi espressi da Tecnè: gli stessi voti, in pratica, sono quelli conquistati da Liberi e Uguali dopo la discesa in campo di Pietro Grasso.
Un +2,2% che esprime la crisi del centrosinistra renziano e la buona forma elettorale della Sinistra in quota Mdp, Sinistra Italiana e Possibile di Civati.
Il bordino espresso dai sondaggi Tecnè mostra anche la sostanziale crescita lenta ma costante del Centrodestra e il continuo calo (anche qui di pochi punti percentuali) del Movimento 5 Stelle.
In termini numerici, Forza Italia, LegaNord, Fratelli d’Italia e altri di centrodestra raccolgono ad oggi il 38,5% dei consensi (+0,1% rispetto ad un mese fa), mentre il Partito Democratico e gli altri di csx non vanno oltre il 25,2% su scala nazionale.
7,9% totale per Liberi e Uguli, e infine un 26,9% dei grillini che si confermano prima lista ma non prima forza, visto lo strumento praticamente decisivo della coalizione.
PIEPOLI, IL “PRODOTTO” GENTILONI SODDISFA
Guardando lo strano sondaggio di Piepoli pare di trovarsi in una indagine di mercato: e infatti lo scopo della rilevazione è proprio questa, provare ad applicare alla politica i metodi e le indagini di mercato per provare a intercettare l’elettore sotto un altro aspetto, più imprevedibile. Ebbene, alla domanda sulla particolare “soddisfazione del prodotto”, i leader politici esposti fungono da altrettanti “prodotti” pronti per essere giudicati. Insomma, soddisfatti o rimborsati: tranne il secondo elemento – purtroppo per gli elettori – il primo punto è stato risposto a dovere.
E Paolo Gentiloni risultato il prodotto, ops, il politico più scelto con il 44% dei consensi: segue subito dietro Pietro Grasso con il 43%, mentre al terzo posto troviamo Dario Franceschini, ministro della Cultura e anche lui finito davanti al suo stesso segretario col 38% dei consensi. Già , Matteo Renzi: il segretario Pd non viene visto come “sinonimo” di soddisfazione con grande vigoria: al quinto posto, con il 30%, battuto addirittura dalla Presidente della Camera Laura Boldrini. In vista delle prossime elezioni, chissà  se i “prodotti” sapranno anche dare qualche certezza in più rispetto alle solite “promesse” contenute negli spot elettorali, molto simili su questo punto alle pubblicità  dei prodotti commerciali..-
IPSOS, LEADER & FIDUCIA: DA CHI CI SI ASPETTA “BRUTTE SORPRESE”?
È ovvio che l’immagine dell’articolo già  vi frega la suspense creata dalla domanda del titolo: ce ne dispiace, ma del resto il nostro tentativo di dissimulare non poteva durare molto. I sondaggi politici espressi da Ipsos hanno provato a sondare il terreno tra gli elettori con una domanda insolita ma assai interessante in vista del dopo elezioni, soprattutto. «Da quale tra questi leader lei potrebbe aspettarsi una brutta sorpresa….?»: bella domanda, volta al tradimento, al cambio casacca, al cambio programma e alle possibili alleanze con partiti non previsti in campagna elettorale dei principali leader italiani. Ebbene, Silvio Berlusconi è il più “prossimo” al tradimento (e non c’entrano le moglie questa volta, ndr): il 24% degli italiani lo ritiene il più “papabile” per una brutta sorpresa dopo le elezioni, seguito dal suo “erede ideologico-politico” Matteo Renzi (19%), al terzo posto Matteo Salvini al 16%. Per il grillino Di Maio il 14%, mentre il più fidato risulta Pietro Grasso con il solo 3% degli elettori che si aspetta brutte novità  e possibili tradimenti politici dall’attuale presidente del Senato.

(da “Sussidiario.net”)

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WEAH IN VANTAGGIO NELLE PRESIDENZIALI IN LIBERIA: DALLA BIDONVILLE DI MONROVIA A CAPO DELLO STATO

Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

L’EX ATTACCANTE DEL MILAN AL BALLOTTAGGIO CON IL VICEPRESIDENTE BOAKAI

In attesa dei risultati provvisori delle presidenziali in Liberia, la radio di Stato – in via ufficiosa – indica che l’ex star del Milan George Weah sarebbe in vantaggio sul vicepresidente uscente Joseph Boakai in diverse contee.
Le autorità  preposte alla sorveglianza del voto – il primo democratico da 70 anni nel paese africano – hanno però invitato le parti a «smettere di lanciarsi in pronunciamenti prematuri».
Il presidente uscente subentrerà  a Ellen Johnson Sirleaf il prossimo 22 gennaio.
Dalla chiusura delle urne si susseguono valutazioni positive delle operazioni elettorali, appelli alla calma e al rispetto delle regole democratiche, così come messaggi di speranza per il futuro del paese. Tuttavia la Commissione elettorale non ha ancora comunicato una scadenza precisa per l’annuncio dei risultati.
«Finora tutto si è svolto in modo ordinato. Ci sono stati progressi rispetto al 10 ottobre. Abbiamo riscontrato solo un numero limitato di incidenti, tra cui il caso di un uomo fermato in possesso di due schede» ha riferito Jerome Korkoya, presidente della Nec.
Rivolgendosi ai due candidati, l’ex-star del calcio George Weah e il vicepresidente George Boakai, Korkoya ha chiesto «dopo un voto pacifico, di astenersi dal rivendicare la vittoria prima della pubblicazione dei risultati ufficiali».
Il secondo turno si è svolto «nel rispetto del processo elettorale e nel corso della giornata ai seggi abbiamo visto affluire sempre più persone» ha detto l’europarlamentare Maria Arena, alla guida della missione di 81 osservatori dell’Unione europea.
Per la Liberia si tratta della prima transizione democratica dal 1944, dopo un processo elettorale travagliato, segnato da contestazioni per irregolarità  e rinvio del ballottaggio, inizialmente previsto per lo scorso 7 novembre.
Alle urne erano attese circa 2,2 milioni di aventi diritto e, dai primi dati in circolazione l’affluenza sarebbe stata inferiore al primo turno del 10 ottobre, quando i liberiani hanno votato anche per le legislative.
Pur dicendosi pronti ad «accettare il verdetto delle urne», i due contendenti sono entrambi sicuri della propria vittoria.
«È una giornata storica. Sono sicuro di vincere» ha dichiarato Weah dopo la votazione.
Leader di opposizione eletto senatore dal 2014, è molto popolare tra i giovani che vedono il lui l’uomo del cambiamento. Per `Mister George’, nato 51 anni anni fa in una bidonville di Monrovia, leader della Coalizione per il cambiamento democratico, si tratta del terzo tentativo di raggiungere la presidenza, dopo le sconfitte ai ballottaggi del 2005 e del 2011.
Questa volta Weah parte in vantaggio, forte del 38,4% ottenuto al primo turno, e del sostegno del senatore Prince Johnson, l’ex-capo milizia già  votato dall’8,2% dei liberiani.
Oltre che sui voti della provincia più popolosa della Liberia, quella di Montserrado, dove si trova la capitale Monrovia, l’ex pallone d’Oro africano può anche contare sui sostenitori dell’influente senatrice della regione di Bong, la sua vice Jewel Howard-Taylor, ex-moglie dell’ex-presidente Charles Taylor (1997-2003), ancora popolare nonostante la condanna a 50 anni di carcere per crimini di guerra e contro l’umanità .
Dall’altra parte c’è la stessa convinzione di una vittoria a portata di mano. «Vinceremo perchè il popolo crede in noi e sa che siamo i migliori!» ha sottolineato Boakai, 73 anni, vicepresidente della Liberia, uomo politico dal lungo corso appoggiato dal potente Partito per l’Unità .
«Accetteremo il risultato a patto che rispetti tutte le norme elettorali e democratiche» ha precisato il vice della Sirleaf, personalità  molto preparata e rispettata, scelto dal 28,8% dei liberiani al primo turno.
«Questa transizione è cruciale. Se la Liberia ne esce vittoriosa, sarà  una vittoria anche per i paesi dell’Africa occidentale e per l’Africa in generale» ha dichiarato l’ex-presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, capo degli osservatori elettorali del National Democratic Institute (NDI), con sede negli Stati Uniti.
La Liberia è reduce di una guerra civile, conclusa 14 anni fa con 250.000 vittime, e di una recente epidemia di ebola.

(da “La Stampa”)

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NELLA METROPOLITANA DI STOCCOLMA SI E’ SPALANCATA LA BOCCA DELL’INFERNO

Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

COME TRASFORMARE NOVANTA STAZIONI DELLA METRO IN UNA GALLERIA D’ARTE SITE-SPECIFIC… POI CI CHIEDIAMO PERCHE’ IN ITALIA SIAMO RIDOTTI COSI’ MALE

Una galleria d’arte sotterranea. Non una qualsiasi ma la «più lunga» del mondo.
A detenere questo record è la metropolitana di Stoccolma: oltre 90 delle sue 110 stazioni espongono opere d’arte.
*E non parliamo di semplici quadri ma di creazioni site-specific anche di dimensioni notevoli, proprio come quella che ha trasformato Solna Centrum nella bocca dell’inferno, colorando di rosso fuoco i soffitti cavernosi.
Una metafora per parlare dei pericoli per l’ambiente derivanti dall’industrializzazione, filo conduttore di tutte le opere presenti a quella fermata della linea blu, fra cui una foresta di abeti «lunga» un chilometro.
Le pareti della stazione centrale T-centralen sono coperte di piastrelle degli Anni 50 mentre all’uscita della stazione di Kungstradgarden è stato allestito uno scavo archeologico con tanto di colonne romane.
Molte stazioni sembrano delle caverne, proprio perchè al momento della loro costruzione si è scelto di non coprire le pareti dei tunnel ma di esaltare l’effetto ondulato naturalmente offerto da madre natura.
Una scelta azzeccata, esaltata poi con colori e forme insolite, dagli arcobaleni multicolor a sculture futuristiche che fanno sembrare un viaggio in metro una esperienza spaziale.
La prima linea della capitale svedese è stata inaugurata nel 1950 mentre la prima trasformazione di una stazione in una galleria d’arte è avvenuta nel 1957.
In questi 60 anni, 150 artisti hanno preso parte a questa incredibile «conversione», rendendo ogni viaggio un’esperienza culturale.
L’unica cosa che serve per visitare la galleria d’arte più lunga del mondo è quindi il biglietto della metro.
Ne esistono diverse formule, anche «ad ore» e in certi periodi dell’anno sono anche previsti dei tour guidati.

(da “La Stampa”)

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RAZZISTI ALL’ASSALTO DI UNICEF ITALIA PER LO IUS SOLI: LIBERTA’ DI INSULTO CON LA REGIA DEL FANCAZZISTA

Dicembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

MA QUANDO UNICEF CONTRATTACCA I SOVRANISTI COMINCIANO A FRIGNARE E PARLANO DI “MANCANZA DI RISPETTO DELLE IDEE ALTRUI”

Qualche giorno prima di Natale il Senato ha definitivamente affossato la legge sullo Ius Soli. Una legge giusta, che non avrebbe tolto alcun diritto agli italiani figli di italiani e che ne avrebbe dati un po’ di più a quelli che in Italia ci sono nati ma che hanno dei genitori stranieri.
Dal momento che i diritti non sono un bene scarso non c’è alcun motivo per non estenderli a quante più persone possibili.
Questo vale sia per i diritti degli omosessuali che per quelli dei figli di stranieri nati e cresciuti nel nostro Paese.
Ed è interessante che il principale motivo contro la proposta di legge per concedere la cittadinanza ai figli di stranieri regolarmente residenti in Italia che hanno compiuto un ciclo di studi nel nostro Paese sia una bufala.
I politici che hanno affossato lo Ius Soli sono convinti che esista e sia in atto un piano per la sostituzione del Popolo italiano con stranieri provenienti da altre parti del Mondo. Sarebbe in atto, secondo costoro, un’invasione organizzata dalle famigerate èlite mondialiste (e da Laura Boldrini) con la collaborazione delle ONG (che a loro volta sono in combutta con gli scafisti).
E non è un caso che ieri Matteo Salvini abbia attaccato l’Unicef accusandola di essere composta non da VOLONTARI VERI (?) ma da persone che insultano.
Già  che c’era Salvini non ha rinunciato a paragonare l’Unicef alla Boldrini (che si sa, serve sempre a fare propaganda elettorale).
Ma perchè Salvini ce l’ha con l’Unicef? Non solo perchè è a favore dello Ius Soli (come Salvini del resto) ma per quello che è successo su Twitter (e su Facebook) negli ultimi giorni.
Tra i tanti che hanno espresso la propria delusione per il modo in cui il Senato ha sepolto la legge sullo Ius Soli c’è stata infatti Unicef Italia.
Il portavoce di Unicef, Andrea Iacomini, ha parlato di una “vicenda incivile”. Secondo Iacomini a questo punto «saranno quei cittadini della società  civile e delle associazioni che continueranno a lavorare seriamente ogni giorno per arginare i danni di questo ennesimo scempio parlamentare e faranno capire a questi 800mila minori quanto essi contino per gli adulti responsabili del Paese».
Dichiarazioni che però sono passate in secondo piano a causa dell’attacco sui social di coloro che ritengono che l’UNICEF sia un corpo estraneo al Paese, che porta avanti la tanto temuta agenda della sostituzione etnica.
Per alcuni la presa di posizione di Unicef Italia è inaccettabile. Perchè non si occupano di bambini che soffrono invece che intervenire in maniera indebita negli affari interni del nostro Paese? Del resto tutti sanno che l’Unicef è una costola dell’ONU, l’organizzazione mondialista per eccellenza.
Come spesso accade in questi casi molti utenti sono andati a commentare il Tweet per spiegare che quella dell’Unicef è “indebita ingerenza” e che l’agenzia ONU è “presenza ostile al paese”.
Sono persone che magari hanno tollerato le ingerenze della Chiesa (l’ultima sulla legge sul Biotestamento). A poco è servito il tweet di Unicef Italia che ricordava gentilmente che si tratta di un’organizzazione italiana, composta da cittadini italiani con pieno diritto di esprimersi su una vicenda che riguarda l’Italia e i bambini italiani.
L’utente “Porfirogenito” è allora ricorso all’argomentazione: a chi pagate l’Irpef? Ed anche qui la risposta arriva puntuale. Il tono è colloquiale e ma non c’è alcuna maleducazione.
L’assalto però continua, i provocatori non si arrendono. Sono le regole non scritte dell’attivismo digitale soprattutto quando si “dialoga” con un’entità  ufficiale.
I “troll” hanno un solo scopo: irritare l’addetto alla comunicazione per farlo sbroccare.
Qualcuno prova pure a far passare il concetto che Unicef è in combutta con Renzi e che i soldi delle donazioni sono stati dirottati alla società  della famiglia dell’ex Premier.
In quella vicenda giudiziaria però Unicef non è sotto indagine ma è parte lesa. Insomma Unicef non avrebbe rubato alcunchè.
Gli argomenti contro lo Ius Soli sono pretestuosi e non hanno alcuna logica. La cittadinanza è sinonimo di identità  e appartenenza culturale e quindi gli stranieri sono un corpo estraneo. Ed è un peccato che in Italia ci siano già  delle differenze culturali, tra Nord e Sud. E che non tutti i cittadini italiani siano cattolici. L’importante è evidentemente che i negri se ne stiano a casa loro.
A questo punto l’addetto alla comunicazione di Unicef Italia definisce “idiota” l’autore del commento.
Ed è vero, dire che una persona non può essere italiana perchè è culturalmente diversa dallo stereotipo di italiano (che all’estero è: “pizza, mafia e mandolino”) è idiota
Perchè è chiaro che chi vuole difendere la cultura in realtà  sta difendendo soprattutto un’idea di “razza” italica.
Per altri invece “è palese: l’Italia è sotto attacco e dobbiamo difenderla da un manipolo di mondialisti che vuole distruggere la nostra Patria, la nostra cultura, la nostra storia”.
E chi glielo spiega che “la nostra storia” di cui va tanto orgoglioso è fatta di invasioni, di quelle vere, non di quelle inventate?
Apriti cielo. Maurizio Gasparri, che fino a qualche tempo prima festeggiava la morte dello Ius Soli annuncia provvedimenti contro Unicef italia per essersi espressa contro la decisione del Senato chiede “sanzioni penali, blocco dei fondi e rimozione dei capi”.
Ed è particolarmente interessante che la richiesta arrivi da Gasparri, uno a cui i nervi saltano facilmente e che su Twitter non ci pensa due volte prima di insultare un utente che non gli sta simpatico.
Ad un certo punto Unicef ha retwittato un post dell’utente Marta Ecca che esprimeva la sua solidarietà  a Unicef e a chi si preoccupa “di proteggere le persone e non i confini”.
La risposta è stata questa: “se ti fai scopare dai negri, non è colpa di gasparri“.
Come ha spiegato David Puente l’account di “andrea” è stato creato appositamente per andare a “blastare” Unicef.
Per Sinistra Cazzate e Libertà , una pagina che sostiene le ragioni dei sovranisti italici contro “il buonismo” quelli di Unicef sono “commenti strafottenti e ingiuriosi”.
Per evitare di essere smentiti nel merito (ovvero nei fatti) SCL ha proposto di abbassare il rating della pagina Facebook di Unicef Italia mettendo una stella alla pagina.
E questi sono quelli che prendono in giro i “compagni” che fanno le manifestazioni anti-terrorismo con i gessetti colorati.
Curatevi fino a che siete in tempo.

(da “NextQuotidiano“)

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