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DA FINI A SALVINI, PASSANDO PER PASSERA: LA TRISTE FINE DI GIULIA BONGIORNO

Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile

COME SI RINNEGANO ANNI DI BATTAGLIE PER I DIRITTI … “SE NON ORA, QUANDO?” FORSE ERA RIFERITO ALLA POLTRONA

Era entrata in Parlamento nel 2006 con Alleanza Nazionale e poi con il Pdl, grazie a una intuizione dell’allora presidente Gianfranco Fini, per poi seguirlo nell’avventura di Futuro e Libertà , dove ha rappresentato il riferimento femminile nella battaglia dei diritti civili, della tutela delle donne e delle minoranze, del “volto umano e moderno” della destra laica, del suo senso di giustizia contro l’arroganza del potere e del sistema dei privilegi dei politicanti.
Finita l’era futurista, i primi segnali di confusione politica, con l’adesione al movimento di Corrado Passera, naufragato nel nulla.
Ora ha accettato di fare da “cavallo di Troia”   di una forza xenofoba in cerca di volti presentabili al Centro-sud, in nome di una società  dei muri, delle barriere, delle discriminazioni razziali e religiose, dell’imbarbarimento della lotta politica, dove vengono candidati   personaggi riciclati e trombati in cerca di poltrone.
A differenza di altri, noi non riteniamo Giulia Bongiorno una riciclata mossa da mero interesse, anche se lei stessa ha ammesso che stare lontano dal Parlamento comporta avere meno voce in capitolo.
Giulia Bongiorno è semplicemente una che ha tradito l’Italia, gli ideali per i quali ha combattuto per anni, mutuando a sua convenienza lo slogan “se non ora quando” che l’aveva vista protagonista nella battaglia trasversale per il riscatto della donna nel nostro Paese.
Giulia Bongiorno ha preferito seguire il vento della moda, rinnegando tante lotte per i diritti e l’uguaglianza di genere, la giustizia giusta e la solidarietà , accompagnandosi e mettendo a disposizione la sua immagine “datata” delle forze più reazionarie, becere, maschiliste e razziste del nostro Paese.
Fa sorridere che oggi abbia giustificato la sua scelta con la necessità  di “sanzioni, regole e meno contumaci”.
Bene, potrebbe cominciare con il far versare alla Lega i 48 milioni di euro di contributi elettorali dei contribuenti italiani che si sono fottuti spendendoli per usi personali e per i quali esiste una sentenza esecutiva e i più disparati tentativi legali di impedirne la riscossione.
Ma faccia presto.
Perchè il Bongiorno si vede dal mattino…

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NAVALNY DENUNCIA: “LEGAMI IRRITANTI DI PUTIN CON LEGA E M5S”

Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile

IL BLOGGER, FIERO OPPOSITORE DEL REGIME IMPERIALISTA: “PUTIN STA DESTABILIZZANDO L’EUROPA APPOGGIANDO   FORZE POPULISTE DI ESTREMA DESTRA E SINISTRA”

L’ufficio è incorniciato da grandi finestre angolari ed è inondato di luce – per quanta ce ne possa essere a Mosca in gennaio. Alexei Navalni, lo ‘zar’ degli oppositori russi, il nemico pubblico numero uno, l’uomo che Vladimir Putin non nomina neppure per nome e cognome, ci accoglie con grande cortesia.
Alle sue spalle un muro-lavagna molto hipster e una sfilza di libri accanto alla scrivania. Si parla di tutto. Ma quando si affronta il tema dei rapporti fra Russia e Italia le sue parole si fanno nette e precise: “Vorrei che il vostro Paese fosse un po’ più amico del nostro popolo e un po’ meno di oligarchi e corrotti”.
“L’Italia – sostiene in un’intervista esclusiva rilasciata all’ANSA, la prima a una testata italiana da quando la Corte Suprema lo ha ufficialmente escluso dalla corsa al Cremlino – è meta privilegiata dei soldi sporchi rubati qui in Russia: sono investimenti che portano con sè corruzione e criminalità  organizzata. Credo non ne abbiate bisogno, vi basta già  la vostra”. Un ragionamento che, politicamente, dovrebbe tradursi in una posizione più “attiva” sulle sanzioni individuali europee e americane contro ‘gli amici del circolo Putin’. Già , lo zar.
Quello vero. Secondo Navalni, ha voluto farsi “presidente a vita” e starebbe costruendo “un sistema feudale basato sui clan”, amici e figli di amici che ormai controllano “l’85% dell’economia russa”. È da qui che in un certo senso nasce la ‘fatwa’ putiniana nei suo confronti. “Noi vogliamo un’equa distribuzione delle risorse naturali russe, la separazione tra il potere esecutivo e quello giudiziario, una limitazione dei poteri del presidente: la mia è una posizione politica che definirei normale”. Ecco allora i guai giudiziari fabbricati ad arte – “la Corte di Strasburgo mi ha dato ragione – e l’esclusione da ogni processo politico. “Noi questo non lo accetteremo mai”.
La lotta dunque continua. Il prossimo 28 gennaio Navalni ha indetto un’altra grande mobilitazione pan-russa contro queste finte presidenziali. E se in Occidente Navalni è ormai una figura alquanto popolare, tale popolarità  il fondatore del Fondo Anti Corruzione non reputa si sia convertita in chissà  quale “sostegno”. “Vinco i ricorsi a Strasburgo, tutto qui”.
Al contrario, Navalni reputa “i legami esistenti tra il regime di Putin” e, ad esempio, “l’establishment italiano”, in particolare con partiti come “la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle” come “incomprensibili e irritanti”.
Nel caso della Lega – da lui definita di “estrema destra” – un punto di contrasto starebbe nella posizione di Putin sull’immigrazione “senza controllo” in Russia, in particolare dal Centro Asia.
“Ideologicamente dovrebbero avere posizioni inconciliabili”. Nel caso dei 5 Stelle, per i quali Navalni esprime “simpatia”, il rammarico sono le ripetute “aperture” alle posizione putiniane: “Sulla base di quel che affermano pubblicamente – dice – dovrebbero odiarlo”.
Quel che invece non fa una grinza è la strategia di Putin per l’Europa, ovvero destabilizzarla appoggiando indifferentemente movimenti di estrema destra e sinistra.
“Ed è quel che accade anche in Italia. Prove certe non ne ho, in particolar modo sui legami finanziari, non abbiamo effettuato indagini in quel senso. Ma per me è palese”. Peraltro è una strategia che costa poco.
“Con 1 miliardo di dollari si creano danni per 1000, con 20 milioni spesi in hacker si destabilizzano Paesi occidentali altrimenti stabili: queste operazioni sono avvenute, quanto siano state efficaci è da dimostrare. Ma a Putin piace che se ne parli, è parte della strategia”.
Navalni – ed è un aspetto forse inedito – si emoziona sinceramente quando si parla di Europa in generale e Unione Europea nello specifico. “Sì, si può dire che io mi ispiri politicamente all’Europa. Il modello americano è unico, difficilmente replicabile. I russi sono europei, lo dice la nostra identità , e la Russia dovrebbe diventare un Paese leader in Europa. L’Ue, pur con i suoi problemi, è stata capace di dare una vita stabile ai suoi cittadini. Questa visione terza dell’ideologia putiniana, una Russia diversa da Europa ed Asia, che deve svilupparsi autonomamente, è nociva, oltre che falsa.
Le elite russe hanno i loro figli studiano lì, è tutta una cortina fumogena per mascherare i loro veri interessi”. Ecco perchè Navalni dice che non “mollerà  mai”, nonostante chi fa politica in modo indipendente oggi in Russia “corra dei rischi”.
Le sue ultime parole sono dardi. “Come marito, padre e cittadino non posso accettare che un movimento che ha milioni di sostenitori venga escluso dalla costruzione del futuro del mio Paese: il consenso di Putin, davanti a candidati veri, si scioglie, mi creda”.

(da “Huffingtonpost”)

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LO STRIPMEN CANDIDATO ALLE PARLAMENTARIE M5S

Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile

ATTIVISTI STORICI DEL FOGGIANO ESCLUSI, LUI DICE DI AVERCELA FATTA

Luigi Di Maio ha annunciato oggi ai microfoni di Radio 24 che i partecipanti alle Parlamentarie del MoVimento 5 Stelle sono stati diecimila.
Di Maio ha anche accennato al fatto che “i candidati sono stati selezionati in maniera ferrea”. Lo Staff ha fatto insomma un lavoro incredibile scremando migliaia di candidature in pochissimo tempo e garantendo che solo il meglio del meglio degli attivisti a 5 Stelle possa essere votato ed eventualmente candidato alle politiche del 4 marzo.
Curiosamente però la selezione ferrea ha lasciato passare attivisti che avevano pensato di candidarsi ma che poi hanno rinunciato oppure che non hanno inviato la documentazione necessaria.
In altri casi lo Staff ha candidato “a loro insaputa” persone che non avevano alcuna intenzione di autocandidarsi. C’è stato chi ha rifiutato invitando amici e parenti a non votare e chi invece ha accettato con entusiasmo e senso del dovere la decisione del M5S. Gli esclusi invece protestano, chiedono l’annullamento del voto e parlano di democrazia ferita e vilipesa.
Quasi nessuno ha compreso come funziona il filtro di qualità  del MoVimento 5 Stelle.
A Foggia ad esempio si chiedono come mai siano stati esclusi degli attivisti storici e candidati altri. Uno di coloro che sono riusciti a superare il filtro è Domenico Impagliatelli in arte “Costantino Strapmen“.
Intrattenitore, attore, cantante, ballerino devoto di Padre Pio e della Madonna di Fatima e — stando a quanto scrive su uno dei suoi tanti profili — stripmen. Anzi: “Stripmen….indimenticabile e….misterioso…scoprilo tu!” come recita una pagina Facebook dove garantisce “professionalità  e passione”. Passione che a quanto pare è anche passione politica.
A confermare l’identità  — non proprio segreta — di Strapmen è lui stesso in un post in cui invita i suoi amici a votare per lui, ovvero per Domenico Impagliatelli.
In un altro post Strapmen/Impagliatelli ringrazia lo Staff del MoVimento 5 Stelle e Luigi Di Maio per aver creduto in lui: «superare il filtro di qualità  non è stato facile» ammette. Aggiungendo: «Io lo dico sempre durante le mie esibizioni nei locali: il talento prima o poi esce “fuori”».
Domenico/Costantino chiede “con tutto il rispetto” ai suoi amici di votarlo. Lui è un “ragazzo molto onesto nella vita”. E si sa che l’onestà  è il principio cardine e la prima stella, la stella polare per così dire, che guida la strada di un candidato a 5 Stelle.
Qualcuno però dubita dell’attivismo di Strapmen/Impagliatelli. Cosa ha fatto per il MoVimento? Ha partecipato a banchetti per la raccolta firme? Gazebo per fare volantinaggio? Riunioni del MeetUp locale? Non è dato di saperlo.
E anche il nostro stripman non sembra molto interessato a farlo sapere; ciò che conta è che lui crede nel suo attivismo, Sarà  un successo amici di 5 Stelle. Strapmen sarà  “un senatore di tutto il Gargano”, lui è un “ragazzo di poche parole” (visto il lavoro che fa è chiaro) che si fa capire e crede “nel successo di movimento 5 stelle cambiare il governo farà  bene a tanti politici”.
Leggendo il profilo di Costantino non sembra di trovarsi di fronte ad un possibile candidato, o ad un candidabile che abbia davvero superato il filtro qualità .
Si dirà  che lo Staff non poteva certo essere a conoscenza dell’utilizzo di questo alias. L’Url del profilo però è chiarissimo: “domenico.impagliatelli.7”.
Ieri un post sul Blog di Grillo ha fatto un po’ di chiarezza sulle motivazioni che hanno portato alcuni candidati ad essere esclusi.
In particolare si legge che «era richiesto ai sensi dello Statuto e del Codice Etico di astenersi da comportamenti che possano pregiudicare l’immagine o l’azione politica del MoVimento 5 Stelle e attenersi a criteri di lealtà  e correttezza nei confronti degli altri iscritti, di mantenere comportamenti eticamente ineccepibili, anche a prescindere dalla rilevanza penale degli stessi». Fare lo stripman è un lavoro come un altro e la categoria merita di essere rappresentata in Parlamento e questo punto ci auguriamo che Impagliatelli diventi davvero senatore.
Quello che viene alla luce qui però è che se questi sono gli attivisti che l’hanno superata la selezione forse non è stata così ferrea.

(da “NextQuotidiano”)

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CARLO RIENZI DEL CODACONS ESCLUSO DALLE PARLAMENTARIE M5S ANNUNCIA RICORSO

Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile

E DENUNCIA: “IN CALABRIA HANNO AMMESSO UN PERSONAGGIO VICINO ALLA ‘NDRANGHETA”

Il presidente del Codacons Carlo Rienzi denuncia “il flop delle parlamentarie” del M5s e l’esclusione della sua candidatura avanzata attraverso la piattaforma Rousseau. “Nonostante i vari tentativi di iscrizione secondo la procedura indicata dal Movimento, ad oggi non si ha alcuna conferma della mia candidatura — spiega Rienzi — Una situazione di incertezza intollerabile per un movimento che fa della trasparenza il proprio cavallo di battaglia. Non sappiamo se gli ostacoli alla mia partecipazione alle parlamentarie siano da attribuire a problemi tecnici del sito, agli hacker o ad una precisa volontà  del movimento di escludere una associazione come il Codacons e i sui esponenti i quali, doverosamente e nel rispetto dei cittadini, hanno dovuto criticare o denunciare i vari sindaci grillini, al pari dei sindaci di altre forze politiche”.
“Ciò che è certo è che, in mancanza di risposte certe, sarà  inevitabile un ricorso in Tribunale per bloccare la procedura relativa alle parlamentarie del M5S — conclude Rienzi.
“All’associazione è inoltre giunta una segnalazione secondo cui, tra i candidati alle parlamentarie in Calabria, figurerebbe un soggetto balzato agli oneri delle cronache per vicende legate alla ‘ndrangheta. Un fatto che, se confermato, dimostrerebbe il caos che regna attorno alle parlamentarie del M5s”, chiude il comunicato.
Probabilmente l’eliminazione di Rienzi è dovuta al fatto che era candidato contro Raggi alle amministrative 2016.

(da agenzie)

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ACCUSO’ DI STUPRO GIOVANE ROMENO, SI ERA INVENTATA TUTTO

Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile

L’UOMO ERA STATO ARRESTATO E RESTO’ 45 GIORNI IN CARCERE, SCAGIONATO DAL DNA: LA 87ENNE PADANA SI ERA INVENTATA LA VIOLENZA PER ALLONTANARLO DALLA PALAZZINA

Rimase 45 giorni in carcere, ma dopo oltre un anno la sua posizione è stata definitivamente archiviato.
La procura di Brescia ha deciso di non procedere nell’inchiesta su Saint Petrisor, un giovane romeno accusato di stupro dalla vicina di casa 87enne.
I fatti risalgono all’ottobre del 2016, quando la donna aveva denunciato l’uomo, raccontando di essere stata minacciata con un coltello e poi abusata.
Subito dopo la denuncia della donna — fatta con tanto di riconoscimento — il 32enne romeno, era stato arrestato e portato in carcere, dove rimase per 45 giorni.
Ma in seguito, grazie alla prova del Dna, l’uomo fu scagionato: le tracce biologiche trovate sulle lenzuola non erano dello straniero, ma di un altro vicino di casa, che aveva una relazione con l’anziana.
Non c’era stato quindi alcuno stupro da parte di Petrisor.
Dalle indagini è emerso che il giovane è stato “vittima” della donna, che lo ha incolpato di violenza sessuale per allontanarlo dalla palazzina, teatro dell’intera vicenda.
Tra i due infatti ci sarebbero stati degli screzi in passato. “Non so perchè si è inventata la violenza, ma la perdono e la rispetto vista l’età ”, ha commentato l’uomo sottolineando come senza l’esame del Dna “sarei rimasto in carcere”.

(da agenzie)

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PARLAMENTARIE M5S: IL PARTITO DEL VAFFA CHE TI ESCLUDE PER TURPILOQUIO

Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile

ATTIVISTI STORICI FATTI FUORI SENZA ALCUNA SPIEGAZIONE, NESSUN DIBATTITO INTERNO, NESSUNA POSSIBILITA’ DI REPLICA, SCELTE DALL’ALTO…E’ LA DEMOCRAZIA “DIRETTA” DA GRILLO E CASALEGGIO

È il partito del vaffanculo ma il turpiloquio nei confronti degli avversari politici può essere “ostativo ai fini della candidatura”.
Ieri il MoVimento 5 Stelle ha dichiarato concluse le Parlamentarie più pazze del mondo in un turbinio di annunci di ricorsi, candidature a propria insaputa e, soprattutto, lagne e lamentele da parte di iscritti che si erano proposti e sono stati esclusi senza sapere il perchè.
Tutto in pieno, totale e completo stile M5S, ma per molti la prima volta vissuta sulla propria pelle è stata sconvolgente
Eppure era tutto annunciato. La lista dei candidati a 5 Stelle per le elezioni politiche 2018 è provvisoria, per adesso la conoscono solo i vertici M5S, e dovrebbe essere annunciata domenica alla fine della kermesse di Pescara.
Ma fino al 29, giorno della presentazione definitiva delle liste, rimarrà  provvisoria perchè Beppe Grillo e Luigi Di Maio si riservano il diritto di selezione all’ingresso, come nelle discoteche ma per un motivo più nobile: non vogliono piantagrane e seguaci delle scie chimiche e li escluderanno ancora ove possibile, pure se gli scampati alla prima scrematura fatta dai collaboratori parlamentari su indirizzo di Rousseau avranno passato le forche del voto “popolare”.
E ieri un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo a proposito delle Parlamentarie ha rivelato i criteri che sono stati utilizzati per escludere i candidabili: «Per esempio anche il turpiloquio nei confronti degli avversari politici a mezzo social è stato considerato ostativo ai fini della candidatura. Inoltre era richiesto ai sensi dello Statuto e del Codice Etico di astenersi da comportamenti che possano pregiudicare l’immagine o l’azione politica del MoVimento 5 Stelle e attenersi a criteri di lealtà  e correttezza nei confronti degli altri iscritti, di mantenere comportamenti eticamente ineccepibili, anche a prescindere dalla rilevanza penale degli stessi».
E così sono rimasti fuori attivisti come la fiorentina Silvia Fossi o la romana Bianca Maria Zama, senza che nessuno abbia spiegato loro perchè.
Come del resto accade da anni nelle cose che riguardano Beppe Grillo, gli Amici di Beppe Grillo prima e il MoVimento 5 Stelle poi: nessun dibattito interno, nessuna spiegazione, nessuna possibilità  di replica, scelte dall’alto, decide Beppe.
Ciò nonostante, il M5S può giustamente bearsi del fatto — incontrovertibile — di aver fatto scegliere le sue candidature ai suoi iscritti, visto che il Partito Democratico non ha organizzato le primarie per deciderle e negli altri partiti non c’è questa abitudine. Non esattamente il “conoscere per deliberare” di Einaudi, visto che gli iscritti hanno avuto poco tempo per leggere e valutare le schede di presentazione dei candidati nel loro territorio (e per verificarne la correttezza) su una piattaforma, la Rousseau, che per l’ennesima volta ha dimostrato i suoi limiti tecnici. Ma sempre meglio di niente.
Ieri poi è stato pubblicato da Marco Canestrari, esponente della Casaleggio & Dissociati, su Youtube un file audio di Whatsapp in cui un eletto del MoVimento 5 Stelle si lamenta per le Parlamentarie.
A inviarlo sarebbero stati degli attivisti di Messina, si sente una persona che con accento catanese, e usando l’espressione “malacumparsa”, brutta figura, dice: «Sta succedendo un manicomio, il sistema è in tilt, chiedi di sospendere il voto anche a chi hai contattato per i clic».
L’audio è interessante soprattutto per la frase sui click e per quell’«Enrico» all’inizio che sembra il destinatario del messaggio.
“È molto grave — si legge in una nota in risposta inviata dallo staff comunicazione del M5S — che la stampa pubblichi un audio anonimo, non attribuibile a nessuno, probabilmente messo in giro ad arte, senza fare alcuna verifica neanche nel merito della veridicità  del contenuto. Si tratta di un atteggiamento irresponsabile e deontologicamente inaccettabile”.
Non è la prima volta che il partito che elogia il whistleblowing diffida e critica la pubblicazione di audio “anonimi”.
Il blog di Beppe Grillo nel febbraio 2015 pubblicava un dialogo tra due parlamentari, l’ex 5 Stelle Mara Mucci e Mariano Rabino di Scelta Civica, linkandolo dall’account M5S Camera Facebook (dove attualmente è ancora pubblicato).
Se è sbagliato pubblicare audio con registrazioni di parlamentari che parlano, perchè ciò non valeva per la Mucci?

(da “NextQuotidiano”)

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L’ULTIMO BLUFF DI MINNITI CONTRO LE FAKE NEWS

Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile

IL SERVIZIO DI SEGNALAZIONE NON SERVIRA’ A UNA MAZZA, E’ SOLO PROPAGANDA

Nessuno ha ancora capito come combattere le bufale e le fake news. Il problema principale sta naturalmente nella definizione del termine, fake news e bufale non sono la stessa cosa.
Perchè una bufala può ad esempio essere il messaggino che annuncia che “WhatsApp diventerà  presto a pagamento”.
Il termine fake news invece riguarda principalmente le notizie false, create ad arte, allo scopo di influenzare l’opinione pubblica su questi temi.
Le fake news non sono una prerogativa della comunicazione online o di Facebook. Illustri e blasonati quotidiani, ben prima di Internet, hanno diffuso notizie false.
Se poi prendiamo in considerazione la comunicazione politica, ovvero quello che i politici dicono agli elettori per convincerli a votare per loro è ancora più facile trovare una qualche forma di distorsione della realtà .
Prendiamo ad esempio chi parla di “invasione” da parte dei migranti o di “piano di sostituzione di popolo”.
I dati ci dicono che non c’è alcuna invasione organizzata e che la percentuale di stranieri arrivati in Italia con i barconi non è tale da giustificare l’utilizzo di un termine come “invasione”.
Più di recente Silvio Berlusconi ha affermato in televisione che era stato Renzi a sottoscrivere il trattato di Dublino. Un’informazione palesemente falsa, visto che il trattato è entrato in vigore nel 2003. Nessuno però in studio a Domenica Live ha battuto ciglio.
L’attenzione però è ultimamente tutta posta a quanto accade sui social network (dimenticando ad esempio che sui social sono molto attivi anche politici, giornalisti e altri professionisti dell’informazione).
Si è scatenata una caccia ai produttori di fake news. Quelli più o meno anonimi che gestiscono i temuti network di siti che spacciano notizie false a tutto spiano.
Poco si dice dei giornali o dei tg. Nulla dei politici che evidentemente esercitano il loro diritto a diffondere “alternative facts”.
Da oggi sarà  attivo il “nuovo servizio di segnalazione istantanea contro le fake news“. L’iniziativa di stampo governativo verrà  presentata oggi pomeriggio in conferenza stampa dal Ministro dell’Interno Marco Minniti e dal capo della Polizia Franco Gabrielli.
Poco si sa sul funzionamento di questo servizio, che sarà  affidato alle cure del Commissariato della Polizia di Stato Online, reparto che fa parte del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC). Sarà  insomma il Viminale ad occuparsi della questione, e per questo motivo c’è chi — come l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di oggi — parla apertamente di Ministero della Verità .
Travaglio giustamente mette in luce i limiti di un’azione di controllo del genere, qualora venisse esercitata solo sui contenuti pubblicati su Facebook:
Invece contro le balle dei giornaloni, che di solito si muovono a testuggine, ripresi poi da tutti i tg, nulla è previsto perchè per lorsignori il problema non esiste: e ci mancherebbe, visto che giornaloni e tg li controllano loro e spacciano solo le fake news   che vogliono loro.
Non sono solo i giornaloni a diffondere fake news. Anche il Fatto in qualche occasione ci è cascato, ad esempio quando ha tirato fuori la storia di Roberto Burioni massone. Una bufala di poco conto, si dirà , ma che dimostra come sia possibile per tutti incappare in una notizia falsa e darla per vera.
Il CNAIPIC è infatti alle dipendenze del Ministero e il timore è quello di trovarsi di fronte ad uno scenario orwelliano dove la Polizia interverrà  a censurare opinioni “non conformi” bollandole come fake news.
Non è chiaro fino a che punto potrà  spingersi l’attività  di controllo, se si limiterà  a segnalare, come fa già  ora sulla pagina Facebook Una vita da Social, messaggi spam, frodi e catene di Sant’Antonio (e magari le sempreverdi bufale su Laura Boldrini) oppure se avrà  il potere di intervenire anche a segnalare e indagare su quanto scritto sui giornali o il contenuto delle dichiarazioni dei politici.
Le prime sono facili da combattere, per le seconde invece nella migliore delle ipotesi la Polizia Postale dovrà  aprire una sezione apposita dedicata a debunking e fact-cheking.
Molto probabilmente il “nuovo servizio” si limiterà  a segnalare le bufale più “cretine”, quelle fatte con PhotoShop e magari create per prendere in giro chi diffonde fake news (un cortocircuito interessante).
Qualche tempo fa Facebook ha abbandonato l’arma delle segnalazioni nella battaglia contro le fake news oggi il Governo ritiene che sia utile.
Ci sarebbe da fare una domanda a Minniti e Gabrielli: cosa ne pensano della risposta data qualche settimana fa dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza in merito ai nuovi incarichi conferiti a Adriano Lauro e Gilberto Caldarozzi i funzionari di Polizia condannati per i fatti della scuola Diaz nel 2001?

(da “NextQuotidiano”)

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MISSIONE IN NIGER, PER FERMARE I MIGRANTI SERVONO OPPORTUNITA’, NON SOLDATI

Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile

I PROGETTI DI REINTEGRO COSTEREBBERO APPENA 10.000 EURO: LAVORO, CASA, ELETTRICITA’, RISCALDAMENTO… E NOI SIAMO SOLO CAPACI DI MANDARE SOLDATI, ALTRO CHE “AIUTARLI A CASA LORO”, FACCIAMO SOLO TRIPLICARE LE TARIFFE DEI TRAFFICANTI

L’Italia sbarca in Niger. La Camera in chiusura di questa XVIII legislatura ha approvato a larghe intese le nuove missioni all’estero del 2018. Al confine con la Libia meridionale saranno impiegati tra i 120 e i 470 soldati italiani. La base delle operazioni sarà  a Madama, dove già  ci sono i francesi con l’operazione Barkhane (antiterrorismo).
La missione in Niger è la seconda più costosa approvata dal governo: 30 milioni di euro, perchè il Niger (insieme a Libia e Tunisia) è la nuova area geografica «ritenuta di prioritario interesse strategico in relazione alle esigenze di sicurezza e difesa nazionali».
A settembre con Emanuele Piano, Riccardo Cremona eAà¯r-Info Agadez sono stata per Nemo — Nessuno Escluso in Niger, il paese di transito per tutti i migranti che sognano l’Europa.
Il Niger è un paese poverissimo, lo capisci subito appena atterri a Niamey: 187mo su 188 nell’indice mondiale di sviluppo. Ha 18 milioni di abitanti, 80% musulmani e il più alto tasso di crescita demografica del mondo, circa il 3%.
Ovunque bambini scalzi e sorridenti. I nigerini migrano pochissimo. L’87% vive di agricoltura, il 45% vive sotto la soglia di povertà . Nelle città  di frontiera si vive invece di migranti.
Agadez è la principale città  di frontiera da cui si transita per andare verso la Libia o l’Algeria. Da qui inizia il Sahara. Prima del mare, bisogna sopravvivere al deserto. Da Agadez alla frontiera con la Libia ci sono circa 1300km. 2-3 giorni di viaggio.
Prima erano i Tuareg ed i Toubou locali ad organizzare il trasporto, famiglie collegate da secoli fra Libia e Niger. Tutto alla luce del sole. Poi nel 2015, spinto dall’Europa e dalle promesse di aiuti economici, il Parlamento nigerino ha varato una nuova legge: trasportare i migranti è illegale.
La polizia ora arresta i passeur e confisca i veicoli. Chi è in transito è costretto a nascondersi. Il paradosso è che tutti i cittadini dei 15 paesi dell’area Ecowas — Comunità  Economica degli Stati dell’Africa Occidentale — non hanno bisogno di un visto per spostarsi. Anche la Libia fa parte di Ecowas. Questa per gli abitanti dell’Africa Occidentale è come la nostra area Schengen. Eppure oggi la polizia in Niger ha il compito di fermare chiunque è sospettato di voler andare in Europa.
Con la polizia nigerina a settembre scorso ho pattugliato per una notte intera un tratto a nord di Agadez. I poliziotti non erano della zona, venivano quasi tutti da Niamey, anche il capo. “Il governo non si fida dei locali — mi hanno confessato — qui tutti trasportavano migranti. Così hanno chiamato noi da fuori per i pattugliamenti notturni”.
Si capisce subito infatti che non conoscono la sabbia di questa zona. Si perdono facilmente. Hanno anche pochissimi mezzi. Le radiotrasmittenti non funzionano. Nemmeno il gps. Così nel cuore della notte restiamo per ore nel deserto ad attendere di essere recuperati da un’altra pattuglia.
Agadez oggi è il nuovo limbo per chi fugge, nuova terra di conquista per trafficanti spregiudicati. Basta pochissimo per finire nel circuito infernale del credito, che trasforma esseri umani in schiavi, prostitute, ostaggi, donatori involontari di organi nel sud della Libia.
Il Danish Refugee Council stima che il numero di migranti che muoiono prima di raggiungere le coste della Libia o dell’Egitto sia superiore a quello di coloro che periscono nel Mediterraneo.
Oggi le nuove regole non hanno fermato le partenze, hanno solo stravolto le rotte e le hanno rese clandestine: i costi sono triplicati. Più controlli, più pericoli e quindi più soldi a passeggero.
Si viaggia prevalentemente di notte per evitare i posti di blocco dei militari. I pic-up seguono rotte alternative, che aggirano le basi. Ci sono punti di raccolta in mezzo al deserto che cambiano spesso, a seconda delle informazioni sui controlli che i trafficanti riescono a reperire.
Il risultato è… molti più morti nel deserto! Decine. Tutti i giorni. Sepolti nella sabbia.
Dunque la repressione imposta per legge dal 2015 e finanziata dall’Unione Europea vista da Agadez non sembra aver fermato i traffici.
Questo deserto è grande quando l’Europa. I migranti muoiono molto prima di Madama. I trafficanti, alla vista del primo militare, o anche solo se rischiano di restare in panne, abbandonano nel deserto uomini e donne. Senza farsi alcuno scrupolo.
Come si convince un uomo in fuga lungo questa rotta a tornare indietro? L’ho chiesto a molti nel corso del mio viaggio. Quasi tutti mi hanno risposto che piuttosto preferirebbero la morte.
È impressionante l’età  della maggior parte di coloro che ho incontrato e intervistato: tra i 12 e i 25 anni. Hanno la determinazione negli occhi. Alle spalle non lasciano niente, nemmeno le famiglie. Molti sono orfani.
Nel 2017 però 18mila migranti hanno scelto di tornare indietro, con i rimpatri volontari gestiti dall’OIM. Chissà  quanti valuterebbero di non rischiare la vita nel deserto e di tornare a casa (ammesso che una casa ci sia) se avessero un’opportunità . Se fossero assistiti e affiancati per realizzare un lavoro sostenibile.
I progetti di reintegro costano appena 10-15mila euro, per finanziare una radio comunitaria, comprare un camion frigo o una barca da pesca, mettere su un alloggio pubblico.
Non tutti i problemi possono essere risolti così. Ma in questo viaggio, più che in altri, ho constatato che sono tantissimi i giovani che avendo un’opportunità  non partirebbero. Non stiamo parlando di assistenzialismo, nè di somministrazione di pasti o posti letto. Lavoro, casa, elettricità , riscaldamento. Autodeterminazione!
Amar vuole fare il contadino. Gli serve l’elettricità  e un sostegno economico. Molte storie potrebbero essere risolte così, in Africa.
“Aiutiamoli a casa loro” è solo uno slogan elettorale.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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MASSIMO D’ALEMA E IL FUTURO DIALOGO TRA PD E LIBERI E UGUALI

Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile

L’ESORTAZIONE A NON FARSI DEL MALE IN VISTA DI UN FUTURO GOVERNO DEL PRESIDENTE

Qualche giorno fa abbiamo spiegato che la linea delle alleanze di Liberi e Uguali in Lombardia e nel Lazio era perfettamente spiegabile come strategia elettorale perchè il nuovo partito di Bersani, D’Alema e Grasso deve distinguersi il più possibile dal Partito Democratico per avere la possibilità  di raccogliere voti.
Oggi Massimo D’Alema sul Corriere della Sera disegna la possibilità  di (e la disponibilità  di LeU a) un “governo del presidente” dopo le elezioni dal quale però, giocoforza, sarebbe impossibile escludere Forza Italia e Partito Democratico.
Già  che c’è, esorta Pd e Leu a non farsi del male:
«Per far perdere Renzi non era necessario fare un partito; bastava lasciarlo fare da solo. Il Pd ha perso tutte le elezioni, con noi o senza di noi, da Roma a Torino a Genova. Noi non nasciamo per provocare la sconfitta che c’è già  stata, ma come conseguenza della sconfitta; con l’obiettivo di riconquistare un pezzo dell’elettorato che non vota, o vota 5 Stelle, o persino Lega. Consiglierei al Pd di adottare una certa prudenza, anzichè continuare ad attaccarci».
Perchè non dovrebbe?
«Perchè attaccare noi non porta voti a loro, ma ai 5 Stelle. L’uso strumentale del voto utile per schiacciarci non funziona, ed è controproducente. Com’è accaduto in Sicilia, dove il candidato dem ha preso l’8% in meno delle liste che lo sostenevano: molti, convinti dal Pd della necessità  del voto utile, hanno votato 5 Stelle o destra. La competizione maggioritaria in gran parte del Paese avrà  questi due protagonisti. Il gruppo dirigente del Pd colleziona autogol: tra la legge elettorale, la commissione sulle banche, la campagna per il voto utile, dà  l’impressione di una certa mancanza di saggezza. Vorrei dire loro: non facciamoci del male; creiamo le condizioni per un dialogo futuro. Dopo il 4 marzo, viene il 5 marzo. Il Pd dovrebbe semmai dedicare la sua campagna a contrastare la destra».
Ad occhio insomma le dichiarazioni pubbliche di D’Alema sembrano andare in direzione ostinata e contraria rispetto alla pura logica di interesse elettorale per il partito di Grasso.
Cosa succederà  il 5 marzo?
«La classe dirigente ha il dovere di dire la verità  al Paese: questa legge è congegnata perchè nessuno abbia la maggioranza. Occorrerà  lo sforzo di garantire una ragionevole governabilità , mentre il Parlamento avrà  un compito costituente, a cominciare da una nuova legge elettorale. Il Paese pagherà  un prezzo alto al fallimento del renzismo, al modo disastroso, superficiale e arrogante con cui ha affrontato questioni delicatissime come le riforme».
Un governo del presidente?
«Per forza: una convergenza di tanti partiti diversi attorno a obiettivi molto limitati. E noi, che siamo una forza radicata nei valori democratici della Costituzione della solidarietà , dell’uguaglianza, del lavoro, daremo il nostro contributo, ponendo discriminanti di carattere programmatico per noi irrinunciabili».
Quali?
«Ci sono enormi istanze sociali non rappresentate. Sono cresciute le disuguaglianze, i frutti della ripresa vanno a pochi. La tragedia di Milano ci ricorda il tema drammatico della tutela della sicurezza dei lavoratori. Le scelte del governo Renzi volte a ridurre la forza contrattuale dei lavoratori li hanno indeboliti anche su questo fronte. Per un lavoratore che può essere licenziato senza giusta causa è più difficile alzare la voce per difendersi».

(da “NextQuotidiano”)

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