Gennaio 19th, 2018 Riccardo Fucile
PARCHEGGIATA NELLO SPAZIO RISERVATO ALLA FERMATA DEL BUS: FORSE CONTA SUL FATTO CHE ANCHE I BUS A ROMA NE CIRCOLANO SEMPRE MENO
Il giornalista del Foglio Salvatore Merlo, un evidente cattivone, ha pubblicato questa
foto su Twitter in cui si vede un’automobile con il simbolo del MoVimento 5 Stelle parcheggiata davanti al Viminale proprio nello spazio riservato alla fermata dell’autobus. Da ciò Merlo si chiede se sia più grave che siano parcheggiati lì o che ancora non sia venuto un vigile urbano a fare una multa.
Merlo, evidentemente, non si rende conto che la frequenza degli autobus a Roma permette invece tranquillamente a quell’automobile di rimanere parcheggiata quanto vuole.
Con comodo, con calma, senza fretta.
E comunque nel nuovo regolamento grillino il divieto non c’è!
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 19th, 2018 Riccardo Fucile
“IL FATTO” RACCONTA LA STORIA DELLA FIGLIA DI UNA PM CHE AVEVA SOLLECITATO L’ASSOLUZIONE PER RENZI E ASSUNTA IN COMUNE DOPO ESSERE STATA RESPINTA A UN CONCORSO
Il Fatto Quotidiano oggi parla della vicenda di Celeste Oranges, figlia di Acheropita Mondera Oranges, assunta al Comune di Firenze dopo essere stata respinta in un concorso. Davide Vecchi racconta che la madre aveva chiesto l’archiviazione per Matteo Renzi in un procedimento.
Nel 2014, infatti, formulò la richiesta d’archiviazione spiegando che “il danno erariale era da attribuire agli amministratori e non ai vertici politici, eppure fu Renzi a nominare ben quattro dirigenti per sostituirne uno, portando i costi da 3,5 milioni di euro del 2006 a 4,2 milioni”.
Il 26 ottobre, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha assunto negli uffici della Città Metropolitana la 28enne Celeste Oranges, priva di esperienza professionale e con in tasca una laurea magistrale in Legge. Incidentalmente, Celeste è la figlia di Acheropita Mondera Oranges, che guida la Procura della Corte dei Conti della Toscana dopo esserne stata a lungo viceprocuratore generale e soprattutto dopo aver richiesto, nel 2014, l’archiviazione per Matteo Renzi in un procedimento aperto a suo carico.
Ma non basta. La sorte, a volte, si accanisce. E a queste casualità , pubblicate ieri dal Fatto, ne ha aggiunta un’altra: il 7 settembre 2017, un mese prima di ricevere l’incarico per chiamata diretta in Città Metropolitana, la 28enne Celeste Oranges aveva partecipato a un concorso pubblico del Comune di Firenze per 48 posti di istruttore direttivo amministrativo. Un bando al quale risposero tremila candidati. Alla seconda prova sarebbero passati i primi 500. Oranges si è piazzata al 627esimo posto. Quindi, fuori sin dalla prima selezione: nessun incarico nell’amministrazione. Non attraverso il concorso.
È bene ricordare che la richiesta di archiviazione è appunto una richiesta, sulla quale poi decide un altro giudice. I
l Fatto spiega che Nardella non ha voluto replicare alcunchè riguardo la vicenda:
La sua prova deve aver colpito Nardella che, dopo poche settimane, l’ha voluta nell’ufficio per il “patto per la giustizia della città metropolitana diFirenze”, ritenendola —si legge nel decreto di nomina — “una figura specializzata in ambito giuridico”.
Contattato telefonicamente, il sindaco ha preferito non rispondere. Ha poi chiesto di scrivergli un messaggio: “Prima della nomina lei conosceva Celeste Oranges? Le è stata segnalata? Come è stata selezionata?”.
Neanche questo sms ha ricevuto alcuna risposta.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 19th, 2018 Riccardo Fucile
IL FONDATORE RISPONDE ALLE CRITICHE DELL’INGEGNERE
Eugenio Scalfari risponde a Carlo De Benedetti attraverso una intervista pubblicata su
Repubblica. L’Ingegnere, presidente onorario del Gruppo Gedi, in un’intervista rilasciata a Lilli Gruber aveva criticato il fondatore di Repubblica dandogli dell’ingrato.
Sulla disapprovazione ricevuta per aver detto che tra Luigi Di Maio e Silvio Berlusconi sceglierebbe quest’ultimo, Scalfari commenta:
“È un giudizio politico che si può non condividere. Ma il vanitoso è chi si gloria di qualcosa che ha fatto o peggio non ha fatto; chi si attribuisce meriti che non ha. Che cosa c’entra la vanità con la scelta tra Berlusconi e Di Maio? Mi spiace dirlo, ma è invece da vanitoso definirsi fondatore di un giornale che non hai nè fondato nè cofondato.”
Sul fatto che De Benedetti lo abbia descritto come ingrato “perchè gli ho dato un pacco di miliardi”, il fondatore di Repubblica commenta:
I soldi che diede non legittimano la parola fondatore. E aggiungo che è la prima volta che glielo sento dire. Repubblica è figlia dell’Espresso che fu fondato da Adriano Olivetti, Carlo Caracciolo ed Eugenio Scalfari. Non ce ne solo altri. Ha contribuito con cinquanta milioni ad un capitale di 5 miliardi. Non sono abituato a fissare i prezzi della gratitudine. Sicuramente ce ne siamo ricordati quando poi gli abbiamo venduto Repubblica, ma quello dell’editore è un mestiere che non ha mai fatto.
Scalfari riconosce a De Benedetti di essere stato rispettoso della libertà del giornale:
Diciamo che l’ha onorata. E però non so se quel che adesso va dicendo in tv e sui giornali sia compatibile con la carica di presidente onorario, non so se la onori.
E difende Repubblica:
Non è vero che ha perduto l’identità e che non aggredisce la politica, lui sì, sta aggredendo l’identità del giornale di cui, come ho già detto, era stato a lungo il rispettoso proprietario. La ama, ma vuole liberarsene. La ama come quegli ex che provano a sfregiare la donna che hanno amato male e che non amano più.
(da “Huffingtontpost”)
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Gennaio 19th, 2018 Riccardo Fucile
TRE ANNI FA DISSE A RENZI: “STAI ATTENTO A CIO’ CHE FAI CON I PENSIONATI”
“Già dalle prossime ore altre personalità potranno accettare la nostra richiesta di darci una mano nella prossima legislatura. Tra queste abbiamo chiesto a Carla Cantone. E lei ha accettato”. È Matteo Renzi ad annunciare alla Direzione del Pd che l’ex numero uno dello Spi-Cigl, ora alla guida del sindacato dei pensionati europei, sarà candidata nelle liste dei dem.
Carla Cantone arriva alla candidatura dopo un rapporto travagliato con Renzi. Nel 2013, l’indicazione che lo Spi-Cgil dà ai suoi iscritti è di votare Gianni Cuperlo alle primarie del Pd a cui parteciparono anche Renzi e Pippo Civati.
Nel 2015, intervistata da Huffpost, Cantone andò giù durissimo contro l’allora premier: “Renzi, stai attento a ciò che fai con i pensionati. Altrimenti risponderemo con le ‘armi’ che sono a nostra disposizione”.
Il sindacato chiedeva risposte sulla restituzione degli arretrati ai pensionati e Cantone accusava Renzi di essere troppo attendista, dando “un colpo al cerchio e uno alla botte”. Poi il disgelo. E ora arriva la candidatura con il Pd.
Perchè il Pd ha scelto di puntare su una rappresentante del mondo dei pensionati?
Un sondaggio di Ixè per Huffpost spiega bene come il Pd registri l’appeal più alto tra gli over-55, mostrando invece una scarsa penetrazione tra gli under 45.
Tra gli over 65 raccoglie addirittura oltre 1/3 degli elettori. I pensionati, dunque, sono un bacino elettorale molto appetibile per il Pd.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2018 Riccardo Fucile
UNO DI LORO INTERCETTATO DICEVA ANCORA ALLA MOGLIE: “GIURO SU NOSTRO FIGLIO CHE NON C’ENTRO NULLA”… LA VIOLENZA ERA STATA PREMEDITATA
Una tecnica collaudata, che in passato aveva permesso loro di farla franca. Questa volta,
però, i tre uomini di 47, 29 e 22 anni autori dello stupro di una donna di 22 anni sono stati scoperti e arrestati.
Il loro modus operandi è stato terribilmente semplice da attuare: l’hanno invitata in un bar di via Crema, il Next, per offrirle da bere. Era la notte tra il 13 e 14 aprile 2017 e il 29enne le offre da bere, versando per ben 3 volte del benzodiazepine nel bicchiere, fino a renderla incosciente.
Lo stupefacente, oltre a rendere la vittima stordita e inerte durante lo stupro, cancella anche i ricordi recenti. Ma la 23enne, a distanza di tempo, è riuscita a ricordare qualcosa, molte delle scene dello stupro consumato in un appartamento di Bellusco, in provincia di Monza e Brianza.
Poche ore dopo il ritorno a casa, la 22enne ha iniziato ad avere dolore fisico e alcuni flash della notte. Alla clinica Mangiagalli hanno confermato la violenza e dalle analisi è emerso che la ragazza aveva un livello di benzodiazepine superiore di oltre quattro volte quello massimo. Dal certificato si legge che erano superiori a 900 a fronte di una positività superiore a 200. Le tracce di dna hanno incastrato il 22enne e il 29enne, il coinvolgimento del terzo è emerso durante delle intercettazioni.
“Ma amore, lo chiedi proprio a me? Io non ho fatto niente… te lo giuro su Dio, te lo giuro sul bambino… te lo giuro… “. Inizia con queste parole l’intercettazione telefonica- riportata dal Corriere della Sera- tra Mario C., l’uomo accusato di aver stuprato la ragazzina di 22 anni la notte del 13 aprile 2017 nel pub milanese “Why Not Next”, e sua moglie.
La donna lo incalza con domande insistenti su cosa abbia fatto quella notte in compagnia di Guido G. e Marco C., anche loro accusati dello stupro di gruppo ai danni della giovane, e se c’entri qualcosa.
“Non è un mio problema, non me ne frega un c…”
L’uomo è poi stato arrestato dai carabinieri insieme ai suoi due amici con l’accusa di violenza sessuale
Questi i dettagli agghiaccianti che emergono sulla terribile vicenda che ha sconvolto il capoluogo lombardo. La ragazzina conosceva il suo “carnefice”, come è emerso successivamente.
La terribile violenza era già stata progettata e il locale era stato scelto come il luogo in cui sarebbe avvenuto. A testimonianza della premeditazione le telecamere all’esterno del bar che hanno ripreso la scena
G. e C. escono e lasciano C. con la vittima. Gli sguardi si incrociano attraverso la vetrina. C. salta per l’esultanza, folle di gioia; G. e C. sorridono, soddisfatti. Quella ragazza, ormai totalmente stordita, è pronta. La accompagnano alla macchina in direzione di un indirizzo che porta fuori Milano, a Bellusco. È un appartamento di proprietà di C.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2018 Riccardo Fucile
IN TRE ANNI 10.000 MEDICI OSPEDALIERI TAGLIATI … NEGLI ULTIMI DIECI ANNI 10.000 POSTI LETTO IN MENO
Non siamo alla mazzetta da duemila euro richiesta a Padova per anticipare i tempi di un’operazione, ma poco ci manca.
Il dato che racconta la situazione è uno: più di un italiano su due, per l’esattezza il 59,2 per cento dei pazienti, preferisce pagare la visita a un medico specialista (ospedaliero o privato) per accorciare poi i tempi di ricoveri, analisi e accertamenti diagnostici.
Che ci sia qualcosa di opaco nel rapporto tra visite a pagamento e gestione delle liste d’attesa lo indica il Rapporto annuale sugli ospedali curato da Ermeneia per conto dell’Aiop, l’associazione delle cliniche private.
Solo nell’ottobre scorso l’Istat ha certificato che il 9,7 per cento delle famiglie, ossia due milioni e 700 assistiti, richiede una visita a pagamento prima affrontare terapie o operazioni chirurgiche.
Un modo per aggirare le liste d’attesa, perchè il medico che fa la visita a pagamento è poi in grado di agevolare gli interventi successivi.
Altrimenti i tempi sono lunghi, specie nei casi di risonanze, tac e mammografie per le quali si supera anche un anno.
Del resto lo stesso “mister anticorruzione”, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, pur sostenendo ieri che «quella delle mazzette non è la prassi», ha additato la scarsa trasparenza nella gestione delle liste d’attesa come una delle principali fonti di corruzione in sanità .
Che pagare in sanità non sia spesso una libera scelta lo dimostra un altro dato del rapporto Aiop: la prima causa, indicata dal 46,5 per cento degli assistiti, dei ben 40 miliardi di spesa sanitaria privata è da far risalire proprio alle attese troppo lunghe.
I manager di asl e ospedali interpellati ammettono che a volte nei reparti i primari conservano qualche letto libero per i propri pazienti privati.
Un po’ come fanno i ristoratori con i tavoli riservati per i loro clienti. Solo che qui parliamo di diritto alla salute, non di primo, secondo e coperto.
I diretti interessati puntano l’indice contro i tagli che hanno dilatato i tempi di attesa, ma ammettono che qualcosa non va.
«L’attività privata non è tutto un malaffare e aggirare le liste d’attesa è un reato, ma capita che un medico dia una mano a un proprio paziente privato trovando una motivazione clinica per accelerare i tempi», afferma Costantino Troise, segretario del principale sindacato dei camici bianchi ospedalieri, l’Anaao.
«Ma è chiaro che la gente si rivolga al privato se il pubblico arretra, perdendo in tre anni 10 mila medici e 70 mila posti letto nell’ultimo decennio».
Per arginare il fenomeno della visita privata “accorcia tempi” qualche regione in realtà s’è mossa.
L’Emilia Romagna non autorizza l’attività a pagamento dei medici ospedalieri quando in reparto non si rispettano i tempi massimi di attesa, che sono di 72 ore per le urgenze, 10 giorni per quelle un po’ meno gravi e rispettivamente di 30 e 60 giorni nel caso delle visite e accertamenti differibili.
Altrettanto ha annunciato di voler fare nel Lazio Nicola Zingaretti.
Una strada aperta dall’ex governatore della Toscana, Enrico Rossi, che con il cambio della guardia in Regione si è interrotta lì. Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato, indica come arma per arginare il fenomeno la gestione trasparente delle liste d’attesa.
«Prima di tutto bisogna porre fine al fenomeno illegale delle liste chiuse che non fanno accettare prenotazioni e che possono celare qualsiasi loro aggiramen
Un’indagine del Tribunale del malato ha poi dimostrato che per gli interventi oncologici non è così nel 13 per delle strutture del Nord, ma quasi nella metà di quelle del Centro e nel 55 in quelle del Sud.
Percentuali tra le quali è più facile far passare la spintarella.
(da “La Stampa”)
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