Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
“IL NOSTRO COMPITO E’ SOSTENERE UNA TESI ACCUSATORIA ADEGUATA ALLE PROVE, NULLA DI PIU'”
Alle sue spalle, sul muro, c’è la foto di Giovanni Falcone. Sulla scrivania una montagna di carte. 
Giovanni Giorgio è seduto nel suo ufficio al quarto piano della procura di Macerata, lavora ai due casi che hanno sconvolto la città marchigiana e che sono entrati di prepotenza nel dibattito politico pre elettorale: prima la morte di Pamela trovata fatta a pezzi in un trolley, poi gli spari di Luca Traini contro gli immigrati come se fosse un tiro al bersaglio.
“Ci auguriamo che si abbassi questa pressione fortissima che sta diventando un po’ esasperata”. E poi ancora: “È chiaro che sentiamo addosso questa pressione che è esasperata”, dice il procuratore il cui telefono non fa altro che squillare.
Solo ieri è venuto a trovarlo il ministro della Giustizia Andrea Orlando per lanciare da qui un messaggio: “Lasciate tranquilla la procura di Macerata”.
Il procuratore Giorgio, oggi, dice: “Abbiamo apprezzato l’arrivo di Orlando. Noi dobbiamo fare queste indagini e sostenere una tesi accusatoria adeguata. Questo e solo questo è il nostro compito, tutto il resto non mi interessa”.
Su questi uffici della procura di Macerata, non abituata a così tanto clamore mediatico, è piombata la campagna elettorale tutta basata sui temi dell’immigrazione con Forza Nuova e Lega Nord che ieri annunciavano la rivolta se Innocent Oseghale, l’uomo accusato di aver fatto a pezzi il cadavere di Pamela e di averlo nascosto, dovesse essere scarcerato.
“Non so chi ha messo in giro queste false notizie. La scarcerazione è una sciocchezza. I reati per cui è accusato intanto prevedono una custodia cautelare di un massimo di sei mesi. Ne consegue che se non c’è la prova che è stato lui a uccidere Pamela farò richiesta di giudizio immediato. Questo al di là della polemica politica è l’iter che viene trattato in maniera ordinata”.
La polemica politica però non si fa ferma e questa sera nella piazza blindata di Macerata arriveranno i militanti di Forza Nuova guidati da Roberto Fiore.
Mentre sabato è in programma una manifestazione contro il razzismo, nonostante l’appello del sindaco di sospendere ogni iniziativa.
“Io voto ma non mi interessa la polemica dei partiti. Lo ripeto – sottolinea il procuratore Giorgio – il nostro compito è sostenere una tesi accusatoria adeguata”.
Il telefono nella sua stanza continua a squillare: “Sto ricevendo duemila telefonate”. Sintomo della pressione piombata su queste stanze.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
I GRILLINI NON SANNO COME GESTIRE GLI SGOMBERATI E LITIGANO TRA LORO… SULLO SFONDO L’ETERNA LOTTA TRA RAGGI E LOMBARDI
Monica Lozzi e Roberta Della Casa sono presidenti rispettivamente del VII e del IV Municipio a Roma, zone in cui si trovano molti stabili occupati.
E, racconta oggi il Messaggero, sono ormai arrivate sull’orlo dello scontro con l’assessorato alla Casa gestito da Rosalba Castiglione. Il motivo? Gli sgomberi.
Il Comune vorrebbe infatti sgomberare al più presto possibile due stabili.
Quello del “Salaam Palace”, alla Romanina, è il caso più complicato: 800 occupanti, a quanto pare nessuno in regola. E poi ci sono tutti gli ex stabili industriali sulla Tiburtina e le palazzine del Comune, a San Basilio, occupate da famiglie italiane.
E spesso gestite dal racket dei clan locali.
Castiglione, in linea con i desideri del Comune e della sindaca Virginia Raggi, vuole che le case siano assegnate soltanto a chi ne ha diritto.
Lozzi concorda su questa linea ma aggiunge un altro pezzo di ragionamento: occorre prevedere delle «situazioni ponte» per chi viene mandato via dagli stabili occupati e ha i requisiti per entrare nelle graduatorie.
Altrimenti, fa capire la grillina, si ritrova tutti per strada. «Si potrebbe pensare alle case confiscate alla mafia, per esempio».
Secondo Lozzi, l’assessore Castiglione non ne vuol sentir parlare. «Lei dice che si occupa solo delle occupazioni nei palazzi comunali, il resto secondo lei sono affari dell’assessorato ai Servizi sociali: si sbaglia».
Anche Roberta Della Casa ha lo stesso problema al Tiburtino: .«Qui il mio problema è un altro — spiega la grillina — queste persone avrebbero diritto agli alloggi Erp sulla carta, ma dal momento che entrano negli appartamenti illegalmente perdono tutti i requisiti, appena li sgomberiamo ci scoppia il caso. Dove li mettiamo? Ecco, l’assessore Castiglione dovrebbero aiutarci a risolvere questo problema. La mia non è nè una critica nè una stoccata: siamo tutti in linea con Virginia Raggi e la sua voglia di legalità , ma queste faccende sono molto complesse»
La questione si interseca con quella della linea politica della Capitale e nell’eterna lotta (soprattutto di chiacchiere) tra Roberta Lombardi e Virginia Raggi.
La prima sarebbe più vicina alle presidenti dei municipi e cercherebbe una soluzione politica per gli sgomberati; la seconda vorrebbe innanzitutto che si rispettasse la legalità .
Probabilmente perchè il Comune, se non effettua gli sgomberi, rischia di ritrovarsi a sua volta nei guai con la legge.
Ma la legge prevede anche che per chi viene sgomberato l’ente locale trovi una nuova e dignitosa sistemazione in attesa della risoluzione dei problemi.
Gli sgomberi, decisi dal tavolo metropolitano che ha sede in Prefettura, sono fermi. La Castiglione dice che del problema delle nuove sistemazioni si deve occupare l’assessorato alle politiche sociali e non il suo. In mezzo le presidenti di municipio che cercano di mediare. In attesa di una soluzione che non sia uno scaricabarile.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
I DELIRI TERRORISTICI RAZZISTI NEL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI PORTANO ALLA RADICALIZZAZIONE… TRA POCO SI TORNA AGLI ANNI DI PIOMBO GRAZIE A RENZI. ORLANDO, MINNITI, A UNA DESTRA DA FOGNA E A CHI NON APPLICA LA LEGGE
Dopo la tentata strage di Macerata, sono più che raddoppiate le iscrizioni all’anagrafe antifascista,
lanciata dal sindaco di Stazzema Maurizio Verona lo scorso dicembre.
La città virtuale, che raccoglie oltre 18.200 abitanti da tutta Italia, è un corpo vivo. Reagisce alla cronaca nazionale. Che mercoledì sera ha registrato le parole di Matteo Salvini, proprio sul registro ideato nella cittadina toscana: “L’anagrafe antifascista di Sant’Anna di Stazzema? C’è quella canina“, ha detto il segretario della Lega a Firenze.
Così, tra sabato e lunedì, il sito creato apposta dal Comune di Stazzema ha registrato un vero e proprio boom di iscritti, che, con la loro adesione, ribadiscono di credere nei valori della democrazia, forse in risposta ai fatti di Macerata, dove sabato mattina un ex candidato della Lega, Luca Traini, ha sparato a vista contro gli immigrati, ferendone sei, e ha fatto il saluto fascista prima di essere arrestato.
Nella sua abitazione, gli investigatori hanno trovato una bandiera celtica e una copia del Mein Kampf.
“In media abbiamo 300 iscrizioni al giorno, ma sabato e domenica ne abbiamo registrate 700 al giorno e lunedì 600”, spiega Michele Morabito, responsabile dell’anagrafe e del Parco della Pace di Sant’Anna di Stazzema.
Nel paesino di montagna, a 10 minuti d’auto da Pietrasanta, il 12 agosto 1944 le SS, guidate dai fascisti locali, uccisero 560 civili, tra cui molte donne e bambini.
La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva appena 20 giorni: la ricorda una targa all’ingresso del paese.
Oggi Sant’Anna è un museo a cielo aperto, che racconta di una storia non ancora affidata al passato. Una storia indelebile, come il fumo delle case bruciate che, dall’alto, guardano le scolaresche che ogni giorno ravvivano il paese. Trascinate dai loro insegnanti a visitare il Museo della Resistenza, se ne vanno spesso in lacrime, dopo aver incontrato i superstiti, instancabili testimoni di quella mattina.
Non poteva che partire da qui, insomma, l’iniziativa di un’anagrafe antifascista. “Chi aderisce, accetta la Carta che abbiamo scritto e che non rappresenta una novità , è solo un richiamo ai valori già condivisi dalla nostra Costituzione”, spiega il sindaco Verona
La Toscana ha risposto in massa. Tra le province italiane da cui arrivano in assoluto maggiori adesioni, infatti, ci sono quelle di Firenze (circa 2000), Lucca (intorno a 1300) e poi Pisa, Livorno, Massa Carrara. “Ma abbiamo una bella adesione anche da Genova, Roma e Cagliari”, afferma Morabito.
I nomi sono soprattutto di semplici cittadini, ma non mancano alcune personalità , come il regista Leonardo Pieraccioni, il ct viareggino, campione del mondo, Marcello Lippi, gli scrittori Giampaolo Simi, Carlo Lucarelli, Loriano Macchiavelli.
E poi Gian Piero Alloisio, cantautore e autore per Guccini, il giornalista Andrea Scanzi, la sindacalista Susanna Camusso.
C’è pure qualche politico, regionale o parlamentare. Ma sono tutti di sinistra.
“Sembra che ci sia quasi un non volersi esporre” commenta Morabito. “Da destra non ha aderito nessuno. Per Gianni Alemanno, anzi, era una stupidata. Per carità , non è obbligatorio aderire, ma mi piacerebbe capire come giustificano la loro decisione. Macerata è un fatto grave ma non nuovo, purtroppo. Fa male — conclude — che non ci sia un coro unanime di condanna da parte della politica”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
AVEVA DETTO: “IN ROUSSEAU SONO VOLONTARIO, NON C’E’ CONFLITTO DI INTERESSI”… MA LA LETTERA DI DETTORI LO SMENTISCE
“Io ho un ruolo nella Casaleggio Associati perchè ci lavoro: in Rousseau presto attività come volontario: non vedo dove sia il conflitto di interessi”.
Oggi in conferenza stampa alla Camera Davide Casaleggio, lì per presentare le nuove funzionalità del “sistema operativo” del M5S, è stato chiarissimo nel delineare il suo ruolo di grillino, che già Luigi Di Maio aveva definito “un informatico” in una celebre intervista in tv.
Ma c’è un problema.
L’«informatico» che presta volontariamente attività a Rousseau, ovvero la piattaforma attraverso la quale il M5S sceglie i suoi parlamentari, fa parte della leadership del MoVimento 5 Stelle.
La lettera di Pietro Dettori su Cristina Belotti in cui si certifica che Casaleggio fa parte della leadership del M5S
Lo ha scritto Pietro Dettori, uno dei principali collaboratori di Beppe Grillo e Davide Casaleggio, in una lettera all’amministrazione del gruppo EFDD per coprire alcune missioni sospette di Belotti a nome del vertice del Movimento nella vicenda portata alla luce ieri da Repubblica: “Nelle date dal 16 novembre al 20 novembre Cristina Belotti, in qualità di Responsabile della Comunicazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, ha partecipato ad incontri natura privata con la leadership che si compone di Davide Casaleggio, Beppe Grillo e il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio“.
Ora, mentre sappiamo che il capo politico Luigi Di Maio è stato eletto nelle ormai famose Gigginarie in cui hanno votato 37mila persone e Beppe Grillo è il cofondatore (insieme a Gianroberto Casaleggio) del MoVimento 5 Stelle, sfugge ai più in che modo chi “presta attività come volontario” in Rousseau sia entrato a far parte della leadership del MoVimento 5 Stelle tanto da venire citato da Dettori nella rosa dei tre che compone la leadership e non come un semplice “informatico” (copyright: Luigi Di Maio) o “collaboratore volontario”.
Ma questi sono misteri poco gaudiosi.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
OGGI LA BUFALA COLPISCE LUI… DOPO CHE PER ANNI IL M5S HA AGITATO SOSPETTI CONTRO TUTTI PER DISCREDITARE GLI AVVERSARI
Oggi Lorenzo Fioramonti, esperto del M5S per le politiche economiche e candidato candidato a Roma
all’uninominale alla Camera, ha dovuto smentire con una nota di chiarimento alcune informazioni false che circolano sui social.
Secondo queste informazioni Fioramonti sarebbe “al soldo di fondi di investimento legati a Soros o alla famiglia Rothschild“. Una fregnaccia, dato che come spiega Fioramonti “la tesi complottista sembra scaturire da una foto mia presso la residenza di Bellagio della Fondazione Rockefeller“.
Come mai Fioramonti è accusato di essere un servo di massoni e illuminati?
In appena tre righe Fioramonti cita i tre principali spauracchi del complottismo finanziario più esasperato. Quelli insomma che credono che miliardari come Soros, Rockefeller e Rotschild stiano segretamente lavorando ad un piano per imporre ai cittadini di tutte le nazioni il Nuovo Ordine Mondiale.
Naturalmente c’è una spiegazione razionale. Fioramonti stava partecipando ad una serie di incontri organizzati dalla Fondazione e ad un convegno su Nuovi Modelli di Sviluppo. Niente di pericoloso per la democrazia pare di capire anche perchè a seguito di quel convegno “la Fondazione ha poi deciso di cancellare ogni suo investimento nelle fonti energetiche inquinanti” passando alle energie rinnovabili.
Il legame con Soros è dovuto al fatto che Fioramonti abbia scritto per parecchio tempo sulla piattaforma opendemocracy, che come è noto è finanziata dalla Open Society Foundation di George Soros.
Cosa c’entrano i Rothschild invece?
Fioramonti ammette che è poco chiaro, ma in Rete è possibile reperire immagini dove si spiega che il cancelliere dell’Università di Pretoria (dove insegna il pentastellato) è “chairman di Rotschild Sud Africa e che la London School di Evelyn Rotschild “ha recensito un suo libro”.
Come se le recensioni fossero prova di qualche strano rituale di affiliazione.
In fondo il trattamento riservato a Fioramonti è più o meno quello subito da Gabriele Del Grande accusato sui social di essere sul libro paga di Soros o da Roberto Burioni, che secondo il Fatto Quotidiano sarebbe un masssone.
Quando il M5S agitava sospetti su chiunque avesse contatti con Rockefeller, Rothscild e Soros
C’è da rilevare che non sono solo siti come questo o questo a rilanciare la tesi complottista di Fioramonti “a libro paga” dei potentati economici e finanziari di stampo demoplutogiudaicomassonico.
Ieri anche il Professor Paolo Becchi, ex ideologo del MoVimento 5 Stelle ha definito in un tweet Fioramonti un “Rotshild-Soros tascabile”.
Nei commenti al post di Fioramonti i suoi sostenitori se la prendono con le “fake news” messe in giro dal Partito Democratico.
Ma quegli utenti, probabilmente elettori a 5 Stelle forse farebbero bene a guardarsi in casa. Non solo per l’uscita di Becchi, che per lungo tempo è stato uno di coloro che hanno maggiormente influenzato la linea politica e la visione della realtà del M5S.
Ma anche perchè spesso e volentieri è stato proprio il MoVimento 5 Stelle a utilizzare legami (veri o presunti) con i vari Soros e Rockefeller, come argomento per gettare discredito sugli avversari politici.
Ad esempio in un post del 2016 Carlo Sibilia prendeva di mira Maria Elena Boschi per essersi seduta al tavolo della Commissione Trilatelare “ideata da David Rockefeller”.
L’anno prima Sibilia, assieme al collega Paolo Bernini, aveva cercato di avvicinarsi al meeting dei potentissimi Bilderberg, cosa che avevano cercato di fare anche nel 2013, sempre senza successo.
Sempre nel 2016 Sibilia pubblicava un lungo elenco per dimostrare che “quelli che ci governano vengono poi assunti dalle banche d’affari” e che “le banche d’affari finanziano i partiti, i media o grandi aziende”.
Tra i nomi figurano quelli di De Benedetti e Luisa Todini, indicati come membri del consiglio di sorveglianza di Rothschild, e Paolo Scaroni “deputy chariman Rothscild”.
In poche parole Fioramonti è vittima di un sistema di credenze che per lungo tempo è stato alimentato da persone che sono (o sono state, come Becchi o Paolo Messora) legate al MoVimento e che vedono in Rockefeller o Rotschild la somma di tutti i mali.
Nel caso di George Soros poi non si deve nemmeno scavare troppo nel passato o andare a cercare le dichiarazioni degli “ex”.
Nel maggio 2017 il deputato Danilo Toninelli rilevava come “stranamente” Soros fosse andato a colloquio con Gentiloni proprio mentre scoppiava il caso ONG. Tra coloro che si erano spaventati per l’arrivo di Soros troviamo un altro candidato all’uninominale per il M5S: Elio Lannutti di Adusbef che chiedeva “un mandato di cattura internazionale” nei confronti del miliardario ungherese.
Non è un mistero che Soros sia stato accusato da più parti di essere tra i finanziatori occulti della sostituzione etnica che starebbe avvenendo grazie alla presunta “invasione” da parte degli extracomunitari.
Proprio in quel periodo Luigi Di Maio aveva sollevato i sospetti — poi negati nei giorni scorsi — sul fatto che le ONG fossero dei “taxi del mare” che operavano in connivenza con gli scafisti.
In quei giorni mentre Beppe Grillo ipotizzava sul suo blog che Soros fosse venuto in Italia per lamentarsi “per l’inchiesta del procuratore Zuccaro sulle ONG che agirebbero come taxi del Mediterraneo e che sono finanziate con milioni di dollari ogni anno da Soros stesso? Le ha chiesto di intervenire per bloccare l’inchiesta? E lei invece: le ha chiesto conto dei danni arrecati all’Italia 25 anni fa? Le ha chiesto conto dell’attività delle ONG da lui finanziate nel Mediterraneo?”.
Ed oggi è terribilmente divertente che un candidato del M5S come Fioramonti si stupisca di come mai certe sue frequentazioni diano adito ad ipotesi complottistiche.
Il professore prima di accusare i “social” dovrebbe andare a fare un paio di domande a chi per anni ha agitato lo spauracchio di Soros, Rockefeller e dei Rothscild.
Non sono stati solo i 5 Stelle, chiaro, ma è innegabile che per lungo tempo il M5S abbia rimestato la melma di questi complottismi.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
NEL CONFRONTO IL NEOGRILLINO HA DIMOSTRATO DI NON SAPERE NEANCHE COME VIENE DATA LA FIDUCIA A UN GOVERNO, HA CONFUSO SIMBOLI NAZISTI CON FASCISTI E SUI PLAGI AL PROGRAMMA SI E’ ARRAMPICATO SUGLI SPECCHI
Entusiasmante debutto dell’ex Iena Dino Giarrusso ieri a Otto e Mezzo da Lilli Gruber. Al di fuori del suo ambiente naturale, senza i tagli e il montaggio serrato che rende ogni servizio del programma Mediaset un’esaltante cavalcata verso lo “scoop” Giarrusso è apparso proprio come quei politici spesso sbeffeggiati e dileggiati dal programma per cui ha lavorato per quattro anni.
Chi si ricorda le imboscate degli inviati delle Iene fuori dal Parlamento sa di cosa parliamo.
Deputati e senatori che danno risposte goffe, impacciate, che dimostrano di avere scarsa cultura e — cosa assai grave — non conoscono la Costituzione sulla quale hanno giurato.
Ieri sera a Otto e Mezzo Giarrusso, che si confrontava con il renzianissimo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Gozi, ha dato proprio l’impressione di non essere una Iena ma un politico come tanti.
Di quelli che annaspano e si arrampicano sugli specchi quando sono messi in difficoltà , che dicono cose banali e perchè no, populiste.
Partiamo dal principio: tutti sanno che Giarrusso aveva annunciato la sua intenzione di partecipare alle Parlamentarie. Dopo attenta riflessione però la Iena decise di ritirarsi dalla corsa facendo sapere di volere continuare a fare il giornalista. Poi però è successa “la cosa dell’Ammiraglio“, come l’ha chiamata Giarrusso e si è liberato un posto.
Per chi non si ricorda “la cosa” è il fatto che dopo l’annuncio della candidatura di Rinaldo Veri si è scoperto che il candidato pentastellato è attualmente consigliere comunale a Ortona grazie ai voti di una coalizione a guida PD.
Ma perchè Giarrusso ha deciso di accettare l’offerta del MoVimento 5 Stelle quando all’inizio aveva detto di no?
La spiegazione è disarmante, nella sua semplicità . Spiega il pentastellato che c’era stato un contatto «purtroppo come a volte capita è uscita questa indiscrezione su Dagospia, chiaramente per il lavoro che faccio questa cosa ha accelerato i tempi non avevamo ancora parlato adeguatamente e devo dire che ho dovuto decidere in tempi molto brevi e anche per non fare le Parlamentarie da personaggio tra virgolette famoso e magari togliere il posto a uno che è militante da tanti anni, per varie ragioni avevo deciso di no».
Poi fortunatamente per i suoi elettori se ne è pentito perchè ha capito che “le elezioni sono decisive” e avrebbe sofferto a non esserci. Poi magari si vanno a guardare i risultati delle Parlamentarie e si trova il nominativo di tal “Giarrusso Dino Riccardo” candidato al Senato in Lazio che ha preso la bellezza di sette voti.
Poco dopo Giarrusso spiegherà che «le parlamentarie erano per i posti al proporzionale. All’Uninominale sono state proposte delle personalità di altissimo livello, di altissimo livello e io sono una di quelle personalità ». Che modestia.
Proprio ieri un articolo sul Post ha evidenziato come molte parti del programma del M5S siano state copiate di sana pianta. Ai più distratti ricordiamo che in teoria quel programma è “stato scritto in Rete”.
In realtà si è scoperto che è frutto di un impegnativo lavoro di copia-incolla dalle fonti più disparate. Si va da Wikipedia a brani di un’interrogazione parlamentare fatta nel 2012 dal senatore PD Giorgio Roilo.
Ma ci sono anche brani “liberamente tratti” da uno studio IEFE Bocconi, da articoli di Repubblico e anche uno scritto dall’economista Jean-Paul Fitoussi. Il comune denominatore è che tutti questi “inserti” del programma sono stati copiati senza citare la fonte. Si tratta quindi di plagio.
Oggi il MoVimento 5 Stelle ha dato una ridicola giustificazione a quei plagi. Ieri ad Otto e Mezzo Giarrusso è riuscito a fare ancora meglio spiegando che è falso che sia stato copiato, nel senso che è chiaro che quando vai a fare un programma elettorale, e per una volta c’è un programma in venti punti, bello, semplice che tutti possono comprendere e che comprende anche le coperture quindi è un caso più unico che raro. Però cerchiamo di chiarire questa cosa: quando si fa un programma si possono citare degli studi analitici, studi di settore, cose che stanno scritte da altre parti. Noi non abbiamo copiato nulla, abbiamo citato alcuni studi. Semmai è il PD che ha copiato alcune idee dal MoVimento 5 Stelle.
La confusione e l’impreparazione di Giarrusso sono palesi. Innanzitutto non si tratta del programma “in venti punti” (ovvero di questa cosa qui) ma del programma esaustivo.
Le coperture non c’entrano nulla, ma se Giarrusso un giorno vorrà spiegarle agli elettori siamo pronti ad ascoltarlo.
Dal momento che nessuno degli esperti o degli articoli “citati” è propriamente citato quindi mancando la citazione (ovvero l’attribuzione della paternità dello scritto) un lettore è portato a pensare che quegli scritti siano idee originali del M5S.
Per Giarrusso sembra quasi “una cosa di analfabetismo” perchè “citare degli studi all’interno di proposte politiche non significa copiare, significa citare uno studio che avalla una nostra proposta politica”. Giarrusso, come tutti i politici di mestiere (o peggio, gli intervistati delle Iene messi alle strette) finge di non sapere la differenza tra citare e plagiare.
Ma del resto Giarrusso ritiene che il reddito di cittadinanza sia un’idea del MoVimento 5 Stelle, un’idea che tutti cercano di copiare.
In realtà non è vero, perchè l’idea di un basic income universale, non è certo scaturita dal M5S. Semmai sarebbe più corretto dire che il M5S è stato uno di quei partiti (un altro è SEL) che hanno proposto di applicarlo anche nel nostro paese.
Poi Giarrusso ha tirato fuori la proposta di legge Richetti, arenatasi al Senato perchè il PD non ha saputo (o voluto) trovare la maggioranza per farla approvare. Una proposta di legge inutile, che avrebbe introdotto un risparmio minimo per le casse dello Stato, ma dal forte significato simbolico.
La mancanza di una maggioranza stabile durante questa legislatura è il pretesto per Giarrusso per ricordare che durante questa legislatura il PD si è alleato con partiti come NCD di Alfano e Lorenzin e che Renzi e Gentiloni “hanno fatto un governo con una coalizione che non era prevista da la coalizione PD più SEL che gli ha dato la maggioranza alla Camera hanno fatto un governo contro il volere degli italiani perchè quelli erano stati eletti con la destra“.
Gozi ha questo punto ha buon gioco a far notare che “c’è un momento di confusione costituzionale” perchè le maggioranze si fanno in Parlamento e il Parlamento ha dato una maggioranza ai Governi Letta, Renzi e Gentiloni. Avrebbe potuto darla ad un governo Bersani se il M5S avesse accettato di “tradire il volere degli italiani”?
Non lo sapremo mai. Quello che è certo è che oggi anche lo stesso Luigi Di Maio non esclude la possibilità che un suo governo possa ottenere l’appoggio di altre forze politiche. E anche Giarrusso, ovviamente, è d’accordo con Di Maio.
Per Giarrusso inoltre Renzi quando “era a capo dell’Unione Europea” (?) avrebbe potuto cambiare il Trattato di Dublino.
Ci sono poi anche altre cose divertenti, ad esempio Giarrusso dice « non sono assolutamente contrario ai vaccini obbligatori e penso che bisogna tutelare la salute dei cittadini» cosa che un giorno sì e uno no potrebbe essere in contrasto con la linea ufficiale del M5S. Dipende se quel giorno a dettarla è Roberta Lombardi o Elena Fattori.
Infine registriamo che per Giarrusso “la svastica tatuata sulla testa, il mein kampf a casa” di Luca Traini (era una runa delle SS ma facciamo finta di nulla) sono simboli fascisti e non nazisti.
Se il parlamentare Giarrusso fosse stato intervistato fuori dalla Camera da uno dei suoi colleghi delle Iene e avesse dato queste risposte sarebbero sicuramente partite le risate registrate.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
DAL LODO MONDADORI AL CASO SME: IL “CORRUTTORE PRIVATO” E’ LUI… LA SENTENZA COMPRATA DAL GIUDICE METTA E IL SOSTEGNO A DE GREGORIO
Ha comprato un senatore per fare cadere il governo di Romano Prodi. Ora annuncia il vincolo di
mandato per i suoi parlamentari.
Era “pienamente consapevole” che la sentenza a lui favorevole sul lodo Mondadori fosse stata “oggetto di mercimonio”. E dunque che il suo fidato avvocato, Cesare Previti, avesse corrotto il giudice Vittorio Metta. Ora, invece, s’indigna.
E definisce “deprecabile” e “disdicevole” “la magistratura che si fa corrompere“.
Lui, che è stato definito dai giudici della corte d’Appello di Napoli come “un privato corruttore“.
Non c’è solo l’ormai rituale annuncio di condoni edilizi e tombali nelle interviste di Silvio Berlusconi in vista delle elezioni politiche. Non si sono soltanto le tipiche specialità della casa — l’aumento delle pensioni minime, il milione di posti di lavoro, il Ponte sullo Stretto — tra le promesse snocciolate dal leader di Forza Italia per raccogliere voti il prossimo 4 marzo.
“Vincolo di mandato”. Ma comprò senatori
Nella sua ottava campagna elettorale, infatti, l’ex premier rilancia. Ormai da settimane, per esempio, annuncia di aver inserito il vincolo di mandato per i futuri parlamentari negli accordi stretti con gli alleati del centrodestra.
Per avere corrotto il senatore Sergio De Gregorio — uscito dall’Italia dei Valori e dunque dalla coalizione di centrosinistra che sosteneva il secondo governo Prodi — è stato già condannato nel 2015 a tre anni dai giudici del tribunale di Napoli.
Poi in appello la corte dichiarò prescritto quel reato, ma scrivendo nelle motivazioni che l’ex premier “agì come privato corruttore e non come parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni”.
I legali di Berlusconi — gli avvocati Niccolò Ghedini e Michele Cerabona — chiesero l’assoluzione sottolineando l’insindacabilità del voto dei parlamentari prevista dalla Costituzione: in pratica l’esatto opposto del vincolo di mandato auspicato adesso dal leader di Forza Italia.
“L’immagine del Senato è stata lesa ed ha subito un rilevantissimo danno dalla consapevolezza collettiva che la condotta di un suo membro è stata oggetto di mercimonio e l’alta funzione ricoperta è stata stravolta per fini egoistici ed utilitaristici”, scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza di secondo grado. Dove spiegano di ritenere “pacifico che Berlusconi abbia agito, direttamente o attraverso Valter Lavitola (condannato e prescritto pure lui ndr) con assoluta coscienza di corrompere un senatore della Repubblica, compensando la condotta del pubblico ufficiale contraria ai suoi doveri di parlamentare con l’ingente somma di tre milioni di euro”.
“Vergogna i giudici corrotti”. Il lodo Mondadori
Nel day after degli arresti ordinati dalle procure di Messina e Roma per i depistaggi delle inchieste milanesi sulle tangenti Eni, invece, il leader di Forza Italia si è addirittura indignato per il coinvolgimento dell’ex pm di Siracusa, Giancarlo Longo. Ed è tornato ad attaccare la magistratura.
Questa volta, però, niente “toghe rosse” o insulti ai giudici “antropologicamente diversi dalla razza umana”.
Al contrario, Berlusconi — intervistato da Sky Tg 24 — si dispiace perchè “leggere sui giornali di oggi le notizie di inchieste pilotate fa un effetto negativo da cittadino italiano”. E poi: “Sapere che c’è una magistratura che si fa corrompere non fa piacere a nessuno”.
E ancora: “Sapere che c’è una magistratura che fa interessi personali è deprecabile e disdicevole“. Già , magistrati corrotti.
Come Vittorio Metta, il giudice estensore della sentenza che nel 1991 consegna a Berlusconi la Mondadori “scippandola” a Carlo De Benedetti. Peccato che quella sentenza fosse stata comprata in cambio di 400 milioni di lire.
Lo stabilisce la Cassazione nel 2007 condannando in via definitiva a 2 anni e 9 mesi il giudice e a un anno e sei mesi Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora per corruzione in atti giudiziari. Inchiesta dalla quale Berlusconi si era già salvato: era accusato di corruzione semplice, reato che si era prescritto dopo la concessione delle attenuanti generiche.
Rendendo definitive le condanne per Metta e Previti, però, gli ermellini stabiliscono il diritto della Cir di De Benedetti ad essere risarcita dalla Fininvest in sede civile per il “lucro cessante” dello scippo della casa editrice. E anche se la posizione di Berlusconi si è prescritta, i giudici sostengono che è “ragionevole” e “logico” che il mandante della tangente a Metta fosse lui: “La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore“.
Il caso Sme
Interpretazione molto simile a quella data dai giudici nel 2004, quando dichiararono un’altra volta prescritto Berlusconi, accusato sempre di corruzione semplice, questa volta nei confronti del giudice Renato Squillante. ”Il quadro indiziario” a carico dell’ex premier per il versamento di 434 mila dollari del 6 marzo ’91 da un conto Fininvest a uno di Previti, e da questo a uno di Squillante, non consente, scrissero i magistrati, ”una pronuncia assolutoria nel merito”.
Quel denaro non può essere ricondotto a una tranche di ”maxiparcella” corrisposta a Previti per l’attività in Italia e all’estero (che pure i giudici riconoscono), e la movimentazione dei conti dimostra che l’operazione ”appare destinata, sin dall’inizio, al beneficiario” Squillante che ”l’ha prontamente utilizzata”.
In pratica la corte non aveva creduto che i dirigenti della Fininvest avessero ”in piena autonomia” effettuato un bonifico ”all’apparenza già predestinato a un giudice” con cui non avrebbero avuto alcun contatto. Anche lì vennero concesse al leader di Forza Italia le attenuanti generiche: l’accusa di corruzione finì prescritta.
E adesso Berlusconi può pure indignarsi per i giudici che si lasciano corrompere. Dagli altri.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
GRAZIE ALLA CANDIDATURA AL SENATO NELLA LEGA, I SOLDI RUBATI LI RESTITUIRANNO GLI ITALIANI
Umberto Bossi è stato condannato in primo grado a due anni e tre mesi con l’accusa di aver usato i soldi del partito per esigenze familiari.
Per questo i magistrati volevano sequestrargli i conti correnti allo scopo di ristorare almeno parzialmente i 49 milioni di euro del danno.
Ma il tribunale ha deciso che non si può perchè, racconta Sergio Rizzo su Repubblica, i suoi denari sono frutto del vitalizio che non è pignorabile.
Ma Bossi riceve anche una pensione da parlamentare europeo, della quale si può pignorare un quinto, come deciso dal tribunale del Riesame.
Ma, racconta Sergio Rizzo su Repubblica oggi, non è mica finita qui:
Poca roba, certo. Una vera miseria in confronto ai denari pubblici evaporati: l’anno scorso i giudici avevano disposto la confisca di 49 milioni. Ma piuttosto che niente, dice il proverbio, meglio piuttosto. Se non fosse per la beffa dietro l’angolo, con il risultato che alla fine l’erario non vedrà neppure un euro. E ora spieghiamo perchè.
Bossi senior è candidato al Senato in un collegio blindato, quello di Varese. «L’ho fatto per riconoscenza», ha spiegato Matteo Salvini (in realtà ha evitato che lo candidasse Berlusconi).
Senza però precisare che la sua riconoscente generosità sarà a carico nostro.
Con la sicura elezione a palazzo Madama Bossi si vedrà sospendere, oltre al vitalizio da ex parlamentare, anche la pensione da parlamentare europeo.
Così lo Stato perderà a sua volta il diritto a prelevarne un quinto: restando perciò con un palmo di naso.
Questo perchè, spiega Rizzo, Umberto Bossi incasserà lo stipendio da senatore che però non è pignorabile:
Condannato per aver impiegato a fini personali il denaro della collettività dopo aver raccolto consensi criticando «il malcostume del partiti tradizionali», stigmatizzano i giudici nelle motivazioni della sentenza di primo grado, avrà dalla stessa collettività perfino un aumento dell’appannaggio. Tutto legale, ovvio.
Ma questo paradosso, irritante per chiunque abbia a cuore una politica seria e moralmente decente, si sarebbe potuto evitare. Bastava non fare ciò che in nessun altro Paese civile avrebbero fatto: candidare alle elezioni per rappresentare il popolo chi aveva subito una condanna per un reato grave come aver sottratto denari allo Stato.
Che poi saremmo noi, cioè il popolo.
(da “NexQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
QUESTA SAREBBE LA DESTRA DELLA LEGALITA’: “IL BASTARDO NIGERIANO NON E’ STATO ACCUSATO DI OMICIDIO, VOGLIO SPERARE CHE SIA SOLO UNA SCELTA PROCEDURALE E CHE SIA FORMALIZZATA IN SEGUITO”…MA ALLORA HA ASSISTITO AI FATTI CHE SA COSA E’ ACCADUTO? SI PRESENTI SUBITO ALLA PROCURA A TESTIMONIARE
Il clima che si respira a Macerata lo descrive bene De Angelis su Huffingtonpost:
“C’è tutta la precarietà di un’ultima barriera che rischia di essere travolta nel gesto e nelle parole del guardasigilli Andrea Orlando. Il quale è andato in procura a Macerata a ribadire ciò che ovvio pare non essere più: “Bisogna garantire ai magistrati di questa realtà di poter lavorare con la giusta serenità nell’interesse della giustizia e della verità “. È evidente che questa serenità non c’è più. E la pressione sta diventando troppo alta su una piccola procura della provincia italiana, abituata a reati ordinari che finiscono sulla nera dei giornali locali. Non si tratta solo dell’ansia (comprensibile) di verità dell’opinione pubblica scossa nel profondo. Si tratta della voglia di processi sommari: la giustizia come vendetta, il giudice come giustiziere, il colpevole da dare in pasto all’opinione pubblica assetata di sangue pur non sapendo quale sia il reato e, in definitiva, la verità dell’accaduto. Perchè il “colpevole” non è un “colpevole” come tutti gli altri che si macchiano di analoghi crimini. In questo caso è, al tempo stesso, una razza, un colore, simbolo di ciò che non siamo e da cui proteggerci, in quest’orgia di intolleranza e xenofobia.
Balbetta il Partito democratico che teme, sulla sicurezza, di perdere consensi. Evidentemente ad accezione del suo guardasigilli, unico ad aver espresso parole di sostegno alla magistratura. E unico del governo ad essere andato a trovare uno dei feriti della “strage” di Macerata: un ghanese, cattolico, integrato nella comunità locale e ferito mentre andava al barbiere per mettersi in ordine in vista della domenica. Gesti che sfidano l’impopolarità oggi, ma anche domani se il verdetto della procura non soddisferà l’ansia dell’opinione pubblica.
Perchè il clima è questo: urlano gli impresari della paura, con slogan violenti, ancor di più dopo la violenza perchè Macerata è un business elettorale che porta ricchezza facile speculando sulla paura di una società spaventata dalla crisi, dalla globalizzazione, dall’immigrazione.
Andate a vedere i siti di Casa Pound, dove si inneggia alla pena di morte. O di Forza Nuova che organizza una manifestazione a Macerata proprio domani. Anche Giorgia Meloni scrive su facebook: “Il bastardo spacciatore nigeriano che ha fatto a pezzi Pamela non è stato accusato di omicidio in fase di conferma dell’arresto. Voglio sperare che sia solo una scelta procedurale dei magistrati che formalizzeranno l’accusa di omicidio in seguito”.
Ecco la pressione sulla procura mentre l’indagine è in corso. Ed in questa situazione che il procuratore di Macerata Giovanni Giorgio ha dovuto precisare che comunque non c’è nessuna ipotesi di scarcerazione per Oseghale, altra fake news messa in giro ad arte dai giornali di destra secondo la tesi spericolata che Dell’Utri è in carcere ingiustamente e qui si rischia la scarcerazione.
Leggete qui l’house organ berlusconiano: “Oseghale è in carcere, ma potrebbe uscire presto, perchè il gip riconosce solo i reati di vilipendio e occultamento di cadavere. L’omicidio no”.
E invece l’ipotesi di scarcerazione non c’è perchè è complicato dare i domiciliari a un senza fissa dimora e perchè sussistono tutti i presupposti per convalidare il fermo, a partire dal pericolo di fuga. Ma anche in questo caso è il gran falò della strumentalizzazione politica che brucia il tanto declamato garantismo che, da quelle parti, vale molto per il ceto politico fino al terzo grado e anche oltre, quando una sentenza spiacevole viene bollata come sentenza politica. In questo caso la sentenza “politica” si chiede prima: prima del primo grado, prima di appurare la verità , possibilmente prima del voto.
Mai, una volta, la semplice fiducia nella magistratura, architrave dello Stato di diritto.
(da “Huffingtonpost”)
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