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SCHULZ RINUNCIA AL MINISTERO DEGLI ESTERI PER NON METTERE A RISCHIO L’AVVIO DEL GOVERNO

Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile

UN ESEMPIO DI SENSO DELLO STATO DA CUI PRENDERE ESEMPIO… RINUNCIA A UN POSTO DI PRESTIGIO PER COMPORRE IL DISSENSO INTERNO AL PARTITO NELL’INTERESSE SUPERIORE DEL PAESE

Pressato dal partito, il leader dell’Spd, Martin Schulz, ha ufficializzato questa mattina la sua rinuncia alla carica di ministro degli Esteri nel prossimo governo Merkel.
La stampa tedesca da qualche ora raccontava di forti pressioni da parte della base del partito ma anche di esponenti di spicco del vertice socialdemoratico.
In particolare aveva destato scalpore l’esclusione dalla lista non ufficiale dei ministri di Sigmar Gabriel, attuale ministro degli Esteri, e uno dei politici più popolari in Germania, almeno secondo i sondaggi.
In una dichiarazione scritta, Schulz alla fine ha spiegato il suo gesto sottolineando che va chiuso il prima possibile il dibattito sulle nomine per non mettere a rischio il voto della base del partito sulla Grosse Koalition.
“Per questo – ha chiarito Schulz – rinuncio ad entrare nel governo e auspico di tutto cuore, allo stesso tempo, che con questo si ponga fine al dibattito interno alla Spd”.
Da mercoledì, nel partito della sinistra tedesca si erano alzate voci contrarie all’ingresso di Schulz nell’esecutivo.
Secondo la Bild, al presidente sarebbe stato posto un ultimatum dai vertici del partito, con la richiesta di rinunciare all’incarico.
All’interno dell’Spd, in queste ore, prende inoltre avvio la campagna per il referendum tra gli iscritti che dovranno accettare o no la Grosse Koalition con la Cdu di Angela Merkel e la Csu bavarese. Kevin Kuehnert, leader dell’ala giovanile della Spd, inizia infatti oggi a Lipsia la campagna con cui cercherà  di convincere i circa 460mila iscritti al partito a votare ‘no’ al programma di governo di Grande Coalizione concordato dalle delegazioni dei tre partiti, Cdu e Csu, oltre alla Spd.
Il voto, che si terrà  tra il 20 febbraio e il primo fine settimana di marzo, è vincolante. Il 4 marzo i risultati.
Sicuro di un esito della consultazione favorevole all’accordo è apparso invece il segretario generale del partito, Lars Klingbeil: “Abbiamo negoziato e raggiunto un buon risultato che presenta buoni contenuti. Sono sicuro che la maggioranza dei membri Spd riuscirà  e vederla anche in questo modo”. La rinuncia di Schulz, da questo punto di vista, potrebbe favorire la vittoria dei sì, almeno negli auspici dei vertici favorevoli alla GroKo, la Grosse Koalition.

(da agenzie)

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ULTIMI SONDAGGI SWG E PIEPOLI: CENTRODESTRA TRA 35,6% E 36,5%, CENTROSINISTRA TRA 28,5% E 29,8%, M5S TRA 27% E 28%

Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile

CENTRODESTRA IN FLESSIONE, LA BONINO AL 3%, NOI CON L’ITALIA NON CE LA FA, LIBERI E UGUALI AL 6,5%

L’effetto Macerata per ora non si misura nei sondaggi che però continuano a dare il centrodestra in vantaggio alle elezioni politiche 2018 del 4 marzo.
Due rilevazioni pubblicate oggi dal Messaggero e dalla Stampa ci rivelano che il centrodestra è ancora lontano dalla maggioranza.
Il trio Berlusconi-Salvini-Meloni ha perso qualcosa a causa di un piccolo calo dei tre partiti principali che si traduce in un -0,6% per la coalizione.
Anche il Partito Democratico è in calo ma i voti guadagnati dai suoi alleati portano complessivamente la coalizione a crescere dello 0,4% in una settimana.
Secondo SWG invece il MoVimento 5 Stelle perde lo 0,4% mentre Liberi e Uguali guadagna mezzo punto percentuale ed è il partito in maggiore crescita secondo questa rilevazione.
Nicola Piepoli invece spiega che nel suo sondaggio, che arriva dopo Macerata, le quote dei vari partiti in gara risultano piuttosto stabili, con qualche rilevanza positiva a favore delle coalizioni di centrodestra e di centrosinistra.
Ma non è certo con l’1% in più o in meno che le coalizioni possono pensare di prendere il piatto, ossia la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera dei Deputati e al Senato.
In questo momento e con le attuali quote di mercato, il limite a cui può arrivare il centrodestra è intorno ai 285 seggi, ben lontano dall’en plein dei 316 occorrenti per vincere alla Camera.
Il problema, spiega Piepoli, è che ci sono una trentina di seggi in bilico alla Camera: hanno tutti una presenza quasi vincente (ma non vincente) di un candidato del centrodestra, che in un terzo dei seggi affronta un competitor di centrosinistra e nei restanti due terzi un avversario del Movimento 5 Stelle.
In questa trentina di seggi la distanza che c’è fra il candidato favorito e lo sfidante più insidioso è dell’ordine di poche centinaia di voti.
Al centrodestra basterebbe quindi avere in media un paio di punti in più su tutto il territorio nazionale e questo «plus» distribuito fra tutti i seggi, conferirebbe alla coalizione guidata da Berlusconi e Salvini la vittoria per pochissimi voti.
Questa informazione deriva dalla lettura delle strisce elettorali corrispondenti ai 238 territori in cui si dividono i seggi uninominali della Camera. Basterebbero quindi 600 mila voti in più rispetto a quelli attribuiti oggi dai sondaggi per far sì che il centrodestra possa governare.
Il difficile sarà  conquistarli.

(da “NextQuotidiano”)

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QUANDO MARONI E LA LEGA SPENDEVANO 46 EURO AL GIORNO PER OGNI MIGRANTE SBARCATO IN ITALIA

Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile

ORA SALVINI TUONA CONTRO I 35 EURO MA QUANDO LA LEGA ERA AL GOVERNO L’ACCOGLIENZA COSTAVA DI PIU’

Quanto ci costa l’accoglienza dei migranti? Secondo Salvini e la Lega (non più Nord) spendiamo troppo.
È la solita litania dei 35 euro al giorno che lo Stato spende per ogni migrante accolto nel nostro Paese. Molti italiani pensano che quei 35 euro finiscano direttamente in tasca degli immigrati. Non è così: sui circa 35 euro pro-capite spesi per lo SPRAR, oltre un terzo va a coprire le retribuzioni di operatori e professionisti. Che generalmente sono italiani.
Ai migranti viene dato sì il cosiddetto “pocket money” ma non è che una piccola percentuale del costo totale dell’accoglienza.
È stata la Lega Nord a volere la creazione degli SPRAR
Per Matteo Salvini e i leghisti si tratta di lo stesso di troppi soldi. Prima gli italiani, è il moto della nuova Lega che per convenienza elettorale ha scoperto che l’unità  nazionale non è poi una brutta cosa.
Salvini, molto attivo nel denunciare i pericoli di questa “invasione” inesistente che prelude ad una “sostituzione etnica” vorrebbe chiudere i centri d’accoglienza e in passato ha proposto di bombardare i barconi, le coste della Libia o di lasciare gli immigranti al largo, in mezzo al mare. Perchè gli immigrati sono troppi, perchè costano troppo.
Matteo Salvini però evita sempre di parlare di chi abbia creato il sistema degli SPRAR, ovvero il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.
Ad istituire lo SPRAR che è coordinato dal Ministero dell’Interno in collaborazione con gli enti locali (comuni e regioni) è stata la legge n.189/2002 meglio nota come Legge Bossi-Fini.
Lo SPRAR è costituito dalla rete degli enti locali che — per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata — accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo.
Quel Bossi è Umberto Bossi, all’epoca segretario della Lega Nord e ministro per le Riforme istituzionali e devoluzione del secondo governo Berlusconi (e oggi candidato con la Lega a Varese).
Il 2002 fu un anno ricco di soddisfazioni per la Lega perchè come ci ricorda un documento dell’ISTAT in quel periodo, il governo dell’epoca si rese protagonista di un’altra iniziativa sulla quale i leghisti ebbero poco o nulla da eccepire: la regolarizzazione — nel 2002 — di 200.000 immigrati, la maggior parte dei quali nelle province e nelle regioni del Nord (per fare un paragone attualmente gli immigrati irregolari in Italia sono poco più di 400mila).
Vale la pena di ricordare che in quel governo la Lega Nord aveva altri due dicasteri di peso: quello della Giustizia, affidato a Roberto Castelli e quello del Lavoro, retto da Roberto Maroni.
Sempre durante quella legislatura, nel 2003, il Parlamento ratificò il trattato di Dublino, proprio quello che oggi la Lega Nord contesta duramente come causa “dell’invasione”.
Con la Lega al governo l’accoglienza costava 46 euro al giorno per migrante
Facciamo ora un piccolo salto avanti nel tempo.
È il 2011, al governo c’è ancora Berlusconi, al ministero dell’Interno c’è il leghista Roberto Maroni. Esplode la crisi dei migranti dovuta alle cosiddette primavere arabe; gli accordi stretti da Berlusconi con Gheddafi non reggono più perchè anche la Libia è travolta dalle proteste e il leader libico viene deposto e ucciso in seguito all’intervento militare occidentale.
Succede così che quei migranti che fino ad all’ora il Colonnello aveva semplicemente rinchiuso all’interno di veri e propri lager possano finalmente uscire e scappare dall’inferno libico.
Ne arriveranno 62.292, una cifra importante ma niente in confronto alle successive ondate migratorie di questi anni (nel 2014 ad esempio ne sbarcarono 170mila).
Per il governo è in ogni caso una situazione delicata tant’è che nell’aprile 2011 viene siglato l’ Accordo Stato-Regioni-Enti Locali per l’accoglienza diffusa a fronte emergenza umanitaria dal Nord Africa.
L’accordo prevede tata la di procedere ad una ripartizione regionale dei migranti richiedenti protezione internazionale, secondo criteri condivisi, al fine di perseguire una distribuzione omogenea sul territorio nazionale.
La stessa procedura che viene adottata ancora oggi e che oggi la Lega (non più Nord, ma è lo stesso partito) contesta. Tutti ricordano la sceneggiata di Salvini che va a dormire nel CARA di Mineo definendolo un «Centro commerciale di carne umana». Pochi invece ricordano che il CARA di Mineo è stato inaugurato il 24 marzo 2011, ovvero durante il mandato del leghista Roberto Maroni al ministero dell’Interno.
Ma veniamo ai costi, oggi Salvini si lamenta perchè spendiamo questi famosi 35 euro al giorno per i migranti.
Ma quanto è costata l’accoglienza gestita da Lega Nord e Forza Italia?
Il Rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia stima che durante l’emergenza nord Africa i costi dell’accoglienza fossero pari a 46 euro per gli adulti e ai 75 euro per i minori.
L’articolo 5 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3933 del 13 aprile 2011 autorizzava la corresponsione di un contributo ai Comuni per le spese relative all’accoglienza di minori non accompagnati, per complessivi 500 posti, ad un costo giornaliero pro capite non superiore a 80 euro. Ora il costo dell’accoglienza dei minori non accompagnati si aggira attorno ai 45 euro al giorno.
Le contraddizioni di Roberto Maroni che da ministro minacciava chi rifiutava l’accoglienza e da Governatore chi la accettava
Il problema dell’accoglienza diffusa era così serio che il 30 marzo 2011 Maroni rispondeva con questo intervento ad un’interrogazione parlamentare presentata da Pino Pisicchio. Maroni spiegava di aver proposto alle Regioni «un piano per la distribuzione equa, in tutte le regioni, con la sola esclusione dell’Abruzzo per i soliti motivi, dei rifugiati, con un criterio molto semplice, ossia in base al numero degli abitanti, alla popolazione. Sentirò oggi le regioni e mi auguro che vi sia quella solidarietà  di tutte le regioni che è stata invocata, da ultimo, dal Presidente della Repubblica»
Un paio di giorni prima, il 28 marzo, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera si rivolgeva così alle Regioni che rifiutavano di accogliere i profughi: «Accogliete i profughi o agiremo d’imperio».
Maroni utilizzava toni molto più duri e decisi di quelli che la Lega Nord di Salvini, appena un paio di anni dopo, criticava.
Nel 2013 Salvini annunciava che la Lombardia non avrebbe accolto altri migranti spiegando che «Noi leghisti non siamo cattivi, ma nemmeno coglioni».
Nel 2015 lo stesso Maroni che si preparava ad agire d’imperio nei confronti di coloro che rifiutavano l’accoglienza minacciava invece di tagliare i fondi ai sindaci che aderivano allo SPRAR.
Ma in fondo la Lega Nord è fatta così: qualche anno fa pagava profumatamente per l’accoglienza, oggi i costi inferiori sono considerati eccessivi.
Sempre con Maroni all’Interno finanziava con 30 milioni di euro l’anno la costruzione di Campi Rom nella Capitale, oggi Salvini vorrebbe usare la ruspa.
Gente meravigliosa, i padani, quando si tratta di soldi pubblici.

(da “NextQuotidiano”)

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ANONPLUS ALL’ATTACCO DI SALVINI: HACKER PRENDE POSSESSO DEI CANALI SOCIAL DEL LEGHISTA

Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile

E ANNUNCIA DI AVER SCARICATO LE SUE CONVERSAZIONI SU TELEGRAM E IL DATABASE… PUBBLICATO UN PRIMO BLOCCO DI DATI

Anonplus all’attacco di Matteo Salvini.
Stanotte il collettivo di hacker è entrato in uno dei siti e nei social network del Capitano della Lega e ha scaricato il database, dedicandosi poi all’invio di alcuni messaggi di scherno dalla pagina Facebook classici come fargli scrivere “Sono gay” oppure “Mi raso a zero se questo post raggiunge i 1000 like”.
Verso mezzanotte e mezza è uscita una rivendicazione sul sito internet del segretario della Lega Nord: “AnonPlus combatte i sopprusi, le inequità , le corruzioni”.
AnonPlus sostiene di aver sottratto anche il contenuto delle chat di Telegram del segretario.
Un primo blocco di dati, ancora da verificare, è stato pubblicato da AnonPlus con un link sul proprio profilo Twitter: “Prima trance del database scaricato non sono stati filtrati o controllati a voi l’onere e l’onore di farlo”. Poi il link è sparito.
Nel mirino è finita anche la prestigiosa iniziativa Vinci Salvini, che il responsabile della comunicazione della Lega Nord e del Capitano Luca Morisi aveva lanciato (Genio! Visionario!) regalando un incontro con il segretario della Lega a chi fosse stato più veloce a diffondere i suoi contenuti su internet:
Dopo un paio d’ore la Lega Nord è tornata in possesso degli account social e del sito internet. Lo stesso gruppo AnonPlus aveva nei giorni scorsi rivendicato la pubblicazione della lista completa degli iscritti al Partito democratico di Firenze, con nomi, cognomi. Nel documento c’era anche il vecchio numero di cellulare di Renzi.
Matteo Salvini dovrà  attendere adesso il rilascio del database e delle chat su Telegram per scoprire cosa abbiano preso gli hacker dal suo sito.
Lo spettacolo potrebbe essere già  finito.
Oppure, come nel caso di Casaleggio e Rousseau, potrebbe stare soltanto per cominciare.

(da “NextQuotidiano”)

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MACERATA: “SI AUTORIZZI LA MANIFESTAZIONE DI DOMANI”

Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile

ANPI E ARCI FANNO MARCIA INDIETRO E LE “MADRI PER ROMA CITTA’ APERTA” ATTACCANO MINNITI

Colpo di scena. Dopo le polemiche di questi giorni, l’Anpi nazionale fa marcia indietro. O almeno si ritaglia uno spazio di cuscinetto tra l’appello del sindaco di Macerata, Romano Carancini, ad annullare tutte le manifestazioni sui fatti della scorsa settimana e il diritto a scendere in piazza contro ogni fascismo e razzismo.
Poco dopo anche l’Arci nazionale fa la stessa scelta.
“L’Anpi nazionale invita le autorità  competenti ad autorizzare la manifestazione di domani e contestualmente invita tutti coloro che vi parteciperanno a far sì che essa si svolga in modo assolutamente pacifico”, recita una nota. Ma sulla manifestazione anti-razzista – confermata comunque da centri sociali, sezioni dell’Anpi e dell’Arci locali, Fiom, una parte di Leu e Potere al Popolo – prende parola con una lettera al sindaco di Macerata anche il comitato ‘Madri per Roma città  aperta’, associazione nata dopo la morte di Renato Biagetti, giovane ingegnere romano ucciso a coltellate da due giovani neofascisti nel 2006.
“Signor Sindaco, insieme al Ministro degli Interni, lei sta impedendo nella sua città  il libero manifestarsi delle idee antifasciste, riconosciute dalla nostra Costituzione”, scrivono le mamme di questo comitato. Ne fanno parte anche la madre di Dax, Davide Cesare, ucciso da giovani di ambienti di estrema destra a Milano nel 2003, e Heidi Giuliani, la madre di Carlo ucciso a Genova da un carabiniere negli scontri anti-G8 2001.
Quanto all’Anpi, le pressioni della base hanno prodotto questa nota:
L’ANPI Nazionale ha deciso di accogliere l’appello del Sindaco di Macerata per senso di responsabilità  e per sensibilità  nei confronti della comunità  cittadina. E’ stata una scelta sofferta, ma ponderata e libera.
Altra cosa è il divieto di tutte le manifestazioni, che metterebbe di fatto sullo stesso piano quelle fasciste e quelle antifasciste. Per di più, vietare la manifestazione prevista a Macerata per domani che comunque sarà  partecipata comporterebbe con ogni probabilità  tensioni e incidenti. Proprio ciò che il Sindaco voleva evitare con il suo appello.
Per questa ragione l’Anpi nazionale invita le autorità  competenti ad autorizzare la manifestazione di domani e contestualmente invita tutti coloro che vi parteciperanno a far sì che essa si svolga in modo assolutamente pacifico.
La presidente nazionale dell’Arci Francesca Chiavacci lancia un appello al ministro dell’Interno Minniti perchè la manifestazione che si terrà  domani a Macerata contro il fascismo e il razzismo venga autorizzata.
Si faccia di tutto per evitare che a un corteo promosso per condannare la sparatoria
contro sei giovani stranieri, per riaffermare i valori della nostra democrazia e della
Costituzione, venga impedito di sfilare. Tanto più dopo la presenza in città  ieri di Forza nuova e il giorno prima di esponenti di Casapound. Sono le forze neofasciste che devono essere condannate e fermate, non chi vi si oppone e vuole testimoniarlo pubblicamente.
Ora di fatto la palla passa al sindaco e al Viminale. Ieri il ministro Marco Minniti, in un’intervista a Repubblica, ha dichiarato:
Ringrazio l’Anpi per aver rinviato la manifestazione di sabato accogliendo l’appello del sindaco. Spero che facciano lo stesso le forze politiche. Se non succede, ci penserà  il Viminale a vietarle
La lettera delle ‘Madri per Roma città  aperta’ rivendica il diritto a manifestare domani a Macerata dopo i fatti della scorsa settimana: l’omicidio di Pamela e la sparatoria contro un gruppi di immigrati da parte dell’ex candidato della Lega, Luca Traini.
E arriva nel pieno delle polemiche per l’appello del sindaco Romano Carancini a non scendere in piazza per “farsi carico del dolore, delle ferite e dello smarrimento della mia città “.
L’appello è stato adottato da tutte le forze politiche – tranne una parte di Leu e Potere al Popolo – dalla dirigenza nazionale di Cgil, Anpi e Arci, ma non dalla Fiom, da moltissimi circoli locali dell’Arci, da alcuni dell’Anpi e dai centri sociali: che domani saranno in piazza.
Ecco cosa scrivono le ‘Madri per Roma città  aperta’:
Signor Sindaco di Macerata,
Renato Biagetti, ingegnere di 26 anni, il 27 agosto 2006 moriva a Roma assassinato da due giovanissimi fascisti con otto coltellate, mentre usciva da un concerto di musica reggae. Il giudice che li ha condannati ha evidenziato nella sentenza la gravità  del gesto perchè in esso c’era la rivendicazione di un territorio.”Questo quartiere è nostro tu sei un diverso e devi morire”.
Le parole che hanno decretato la morte di Renato hanno anticipato le parole che sono ogni giorno sulla bocca di cittadini, politici, media italiani ” L’Italia agli italiani” ” Fuori tutti gli immigrati”.
Signor Sindaco per un giudice queste parole sono un’aggravante di un reato. Lei non si è preoccupato che un suo cittadino con queste idee nella testa abbia tentato una strage di persone innocenti, la cui “colpa ” era solo quella di essere cittadini stranieri.
Lei non ha immediatamente raccolto i suoi cittadini intorno al dolore delle persone colpite, prendendo le distanze dal loro concittadino, dichiaratamente fascista e razzista, che li aveva feriti.
Signor Sindaco, il fascismo e il razzismo non sono opinioni che si possano manifestare liberamente nelle città  italiane. Sono un crimine condannato dalla nostra Storia di Liberazione e dalla Costituzione che lei serve come Istituzione. Lei, signor Sindaco, ha preferito pronunciare questo appello: “«È il tempo della comunità , della nostra comunità . Si fermino tutte le manifestazioni».
Signor Sindaco lei vuol forse farci intendere:   che la sua comunità  è più importante della Costituzione, dei suoi principi antifascisti e antirazzisti?
che la sua comunità  rimarrebbe turbata se i suoi concittadini antifascisti e antirazzisti, insieme ad altri cittadini antifascisti e antirazzisti riempissero le strade della sua città  per ripetere che l’Italia ripudia il fascismo e il razzismo e la violenza?
Signor Sindaco , insieme al Ministro degli Interni, lei sta impedendo nella sua città  il libero manifestarsi delle idee antifasciste, riconosciute dalla nostra Costituzione.
Signor Sindaco lei dovrebbe aver paura di quel silenzio che ha chiesto, non della voce degli antifascisti.

(da “Huffingtonpost”)

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LA CASA VISTA COLOSSEO PER LUIGI DI MAIO

Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile

DA TRASTEVERE HA SPOSTATO IL DOMICILIO NELLA PRESTIGIOSA E COSTOSA VIA DEL COLOSSEO

Quando Di Maio sbarcò a Roma come neodeputato scelse pure una zona molto turistica e pittoresca: Trastevere. Ora invece il candidato premier del Movimento ha un altro domicilio
Il Messaggero racconta oggi che Luigi Di Maio ha scelto una location d’eccezione per la prossima legislatura: come suo domicilio ha dichiarato al ministero dell’Interno una casa in via del Colosseo, dalla quale affronterà  il duro lavoro che lo attende nella prossima legislatura:
Casa vista Colosseo e a due passi dai Fori Imperiali per il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio. Una location comoda per raggiungere a piedi il lavoro, si dirà . Quando Di Maio sbarcò a Roma come neodeputato scelse pure una zona molto turistica e pittoresca: Trastevere. Ora invece il candidato premier del Movimento ha un altro domicilio.
Stando alla dichiarazione di trasparenza depositata dal M5S al ministero dell’Interno lo scorso 19 gennaio, nella parte della dichiarazione in cui vengono descritte le funzioni del capo politico si legge che Di Maio «è domiciliato in Roma, in via del Colosseo».
L’indirizzo è anche lo stesso del «legale rappresentante» del Comitato M5S per le elezioni politiche indicato nel modulo per le donazioni sopra i 5 mila euro presente sul Blog delle Stelle.
Nell’atto di costituzione del Comitato elettorale citato dall’Adnkronos l’indirizzo di via del Colosseo viene indicato come domicilio per lo stesso atto del Comitato che è composto dai«promotori» Vincenzo Spadafora, candidato tra l’altro nel collegio uninominale di Casoria per la Camera e già  responsabile delle relazioni esterne di Di Maio, dal responsabile editoriale dell’associazione Rousseau Pietro Dettori e da Dario De Falco, tesoriere del comitato, originario di Pomigliano d’Arco e fedelissimo di Di Maio.

(da “NextQuotidiano”)

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PIROZZI INDAGATO PER OMICIDIO COLPOSO PER IL CROLLO DI UNA PALAZZINA AD AMATRICE

Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile

A CARICO DEL SINDACO ANCHE L’ACCUSA DI LESIONI PERSONALI COLPOSE

Sergio Pirozzi è indagato per omicidio colposo.
Il sindaco di Amatrice, candidato per le elezioni regionali del Lazio, è sotto inchiesta per il crollo di un edificio in Piazza Sagnotti al civico numero 1, distrutto dal sisma del 24 agosto 2016, nel quale persero la vita sette persone.
Tra le accuse a Pirozzi, formulate dai pm di Rieti Gustavo Francia e Rocco Maruotti, ci sono anche le lesioni colpose.
Sul registro degli indagati sono state iscritte in tutto 9 persone, tra cui il geometra Ivo Carloni, fratello dell’ex vicesindaco di Amatrice. “In cooperazione colposa tra loro, nelle rispettive qualità  e con le condotte commissive e omissive, non impedivano il crollo”.
L’edificio di Piazza Sagnotti era stato sgomberato dal precedente sindaco, Carlo Fedeli, il 16 aprile 2009 a causa dei danni riportati per il terremoto dell’Aquila: lesioni al piano terra, fessure ai piani superiori, “spanciamento” della zona seminterrata, dissesto alla struttura di fondazione, danni quindi che ne pregiudicavano l’agibilità . Secondo i magistrati, i lavori di ripristino (affidati per la progettazione e la direzione allo studio del geometra Carloni) non sono stati fatti seguendo le norme tecniche di costruzione in zone sismiche. Quindi il crollo del 24 agosto 2016.
A Pirozzi viene contestato questo: in qualità  di sindaco e responsabile della Protezione Civile, consentiva il rientro nella palazzina dopo il terremoto dell’Aquila: “Circostanza – si legge nell’atto di chiusura delle indagini preliminari – a lui nota avendo il comune di Amatrice rimborsato a varie strutture ricettive le spese di vitto e alloggio pari a 39 mila euro per l’ospitalità  concessa fino al luglio 2009 agli abitanti evacuati”.
Oltre a Pirozzi e Carloni, gli indagati sono: i dirigenti e funzionari dell’ufficio   del Genio civile di Rieti Giovanni Conti, Valerio Lucarelli, Maurizio Scacchi e Maurizio Peron; il comandante della polizia municipale di Amatrice Gianfranco Salvatore; la responsabile dell’ufficio tecnico comunale di Amatrice Virna Chiaretti.

(da agenzie)

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IL CASO RIMBORSI M5S FA SALTARE ALTRI DUE CANDIDATI, CECCONI E MARTELLI

Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile

“SE ELETTI RINUNCIAMO AL POSTO” …MA A LISTE IMMODIFICABILI DIVENTANO CANDIDATI FANTASMA

“I probiviri decideranno sul procedimento disciplinare nei miei confronti e sulla sanzione da comminare. Sono sereno e accetterò ciò che stabiliranno. Ho già  deciso di rinunciare alla mia elezione. Il 4 marzo cederò il passo e andranno avanti gli altri candidati”.
Lo annuncia, sul suo profilo Facebook, Andrea Cecconi, già  capogruppo del Movimento cinque stelle alla Camera, attualmente candidato nel collegio uninominale di Pesaro e nel plurinominale Marche Nord.
A spingere Cecconi alla rinuncia è il procedimento disciplinare al quale sarà  sottoposto davanti al collegio dei probiviri per irregolarità  nelle ‘restituzioni’ della quota dello stipendio da parlamentare.
La stessa decisione è stata annunciata poco dopo anche dal senatore Carlo Martelli, sotto ‘processo’ per gli stessi motivi e candidato al Senato in un collegio plurinominale in Piemonte.
Un nuovo caso che riguarda rimborsi dopo quello di Strasburgo che riguarda l’eurodeputata Cristina Belotti.
Ad attaccare Cecconi era stata stamattina Alessia Morani, deputata Pd, parlando di “tradimento dei tanto decantati valori del M5s da parte dei suoi più importanti esponenti che raccontano bugie sulla restituzione dello stipendio, falsificano documenti, copiano programmi e, quando vengono beccati, si danno alla macchia”. “Ultimo caso in ordine di tempo – ha detto Morani – è quello dell’on. Cecconi, sparito da giorni dopo che sono state messi in piazza dal blog i suoi mancati versamenti al Movimento. Chi l’ha visto il candidato Cecconi? Da giorni ha oscurato i profili social e non risponde al telefono. Si farà  eleggere in Parlamento senza più presentarsi ai cittadini? Di Maio cosa dice dell’onestà  smarrita nel M5s?”.
Il silenzio di Cecconi è stato interrotto dalla riattivazione del profilo Facebook del candidato e dal suo post: “Qualche giorno fa – si legge tra l’altro – ho proceduto a effettuare il versamento al Fondo per il Microcredito per mettermi in regola con le restituzioni pubblicate sul sito tirendiconto.it. Il ritardo è stato dovuto a motivi di natura personale, che penso che nessuno possa essere in grado di giudicare, e sui quali non mi dilungo”.
E ancora: “Non c’è nessuna legge che ci obbliga a dimezzarci lo stipendio. O meglio – scrive l’esponente grillino – ci sarebbe stata se gente come la Morani, che oggi parla a vanvera, avesse votato la legge che noi abbiamo proposto e che fissava lo stipendio dei parlamentari a 3.000 euro al mese”. Cecconi giudica la sua una “mancanza, seppur piccola” e aggiunge di avere la “coscienza pulitissima”.
“So di aver mancato nei confronti degli iscritti del M5s – dice invece Carlo Martelli – , anche se la mia coscienza è a posto perchè ho restituito fino all’ultimo centesimo. I probiviri decideranno sul mio caso in piena autonomia. In ogni caso ho già  espresso nei giorni scorsi l’intenzione di rinunciare alla mia elezione”. Sia Cecconi che Martelli annunciano che continueranno a fare campagna elettorale per il Movimento.
Oggi il Viminale ha pubblicato sul proprio sito l’elenco completo delle candidature collegio per collegio.
Con Cecconi e Martelli compare anche Emanuele Dessì, candidato M5s (in seconda posizione nel collegio plurinominale numero 3 del Lazio), costretto a firmare un atto di rinuncia all’elezione (un modulo che sarebbe stato già  firmato anche da Martelli) in seguito alle polemiche sulla casa popolare comunale nella quale vive pagando un fitto di 7,7 euro mensili.
I tre ora rappresentano dei “candidati fantasma” e un caso spinoso per il Movimento perchè restano comunque i candidati ufficiali M5s nei loro collegi – in quanto la legge elettorale non prevede che si possa rinunciare a una candidatura modificando le liste già  depositate – ma l’elettore cinquestelle sa in partenza che (se agli annunci seguiranno le rinunce) a Camera e Senato il suo voto manderà  qualcun altro.

(da “Huffingtonpost”)

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SCUOLA, FIRMATO IL CONTRATTO, AUMENTI DA 80 A 110 EURO

Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile

INTERESSA 1,2 MILIONI TRA DOCENTI E PERSONALE SCOLASTICO

E’ stato firmato all’Aran il primo contratto nazionale di lavoro del nuovo comparto Istruzione e Ricerca che interessa 1 milione e duecentomila tra docenti, personale ata, ricercatori, tecnologi, tecnici, amministrativi.
Gli aumenti salariali sono in linea con quanto stabilito dalle confederazioni con l’accordo del 30 novembre 2016; per la scuola da un minimo di 80,40 a un massimo di 110,70 euro; pienamente salvaguardato per le fasce retributive più basse il bonus fiscale di 80 euro.
Il contratto è stato firmato dopo 10 anni di blocco e secondo i sindacati Cgil Cisl e Ui della scuola “segna una svolta significativa sul terreno delle relazioni sindacali, riportando alla contrattazione materie importanti come la formazione e le risorse destinate alla valorizzazione professionale. Rafforzati tutti i livelli di contrattazione, a partire dai luoghi di lavoro, valorizzando in tal modo il ruolo delle RSU nell’imminenza del loro rinnovo”.
La vigenza triennale del contratto 2016-18 si concluderà  con l’anno in corso. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli commenta così: “Sono molto soddisfatta del rinnovo del contratto della scuola, dell’università , della ricerca e anche dell’alta formazione artistica e coreutica, un milione e 200 mila persone che finalmente dopo nove anni vedono un rinnovo del contratto che era un atto dovuto”. E il premier Gentiloni twitta: “L’impegno per il mondo dell’istruzione centrale per il Governo”.
Per quanto riguarda il personale docente della scuola, i sindacati precisano che “si è ottenuto di rinviare a una specifica sequenza contrattuale la definizione del codice disciplinare con l’obiettivo di una piena garanzia di tutela della libertà  di insegnamento. Riportando alla contrattazione le risorse finalizzate alla valorizzazione professionale, ripristinando la titolarità  di scuola, assumendo in modo esplicito un’identità  di scuola come comunità  educante si rafforza un modello che ne valorizza fortemente la dimensione partecipativa e la collegialità “.
“Firmato il nuovo #contratto della conoscenza, dalla scuola, alla ricerca, all’università , agli istituti artistici e musicali. Era giusto e doveroso”. Lo fa sapere la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, in un tweet seguito dagli hastag #valeriafedeli, #riforma Pa e un #Paese che cambia.

(da agenzie)

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