Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
QUESTA SAREBBE LA DESTRA DELLA LEGALITA’: “IL BASTARDO NIGERIANO NON E’ STATO ACCUSATO DI OMICIDIO, VOGLIO SPERARE CHE SIA SOLO UNA SCELTA PROCEDURALE E CHE SIA FORMALIZZATA IN SEGUITO”…MA ALLORA HA ASSISTITO AI FATTI CHE SA COSA E’ ACCADUTO? SI PRESENTI SUBITO ALLA PROCURA A TESTIMONIARE
Il clima che si respira a Macerata lo descrive bene De Angelis su Huffingtonpost:
“C’è tutta la precarietà di un’ultima barriera che rischia di essere travolta nel gesto e nelle parole del guardasigilli Andrea Orlando. Il quale è andato in procura a Macerata a ribadire ciò che ovvio pare non essere più: “Bisogna garantire ai magistrati di questa realtà di poter lavorare con la giusta serenità nell’interesse della giustizia e della verità “. È evidente che questa serenità non c’è più. E la pressione sta diventando troppo alta su una piccola procura della provincia italiana, abituata a reati ordinari che finiscono sulla nera dei giornali locali. Non si tratta solo dell’ansia (comprensibile) di verità dell’opinione pubblica scossa nel profondo. Si tratta della voglia di processi sommari: la giustizia come vendetta, il giudice come giustiziere, il colpevole da dare in pasto all’opinione pubblica assetata di sangue pur non sapendo quale sia il reato e, in definitiva, la verità dell’accaduto. Perchè il “colpevole” non è un “colpevole” come tutti gli altri che si macchiano di analoghi crimini. In questo caso è, al tempo stesso, una razza, un colore, simbolo di ciò che non siamo e da cui proteggerci, in quest’orgia di intolleranza e xenofobia.
Balbetta il Partito democratico che teme, sulla sicurezza, di perdere consensi. Evidentemente ad accezione del suo guardasigilli, unico ad aver espresso parole di sostegno alla magistratura. E unico del governo ad essere andato a trovare uno dei feriti della “strage” di Macerata: un ghanese, cattolico, integrato nella comunità locale e ferito mentre andava al barbiere per mettersi in ordine in vista della domenica. Gesti che sfidano l’impopolarità oggi, ma anche domani se il verdetto della procura non soddisferà l’ansia dell’opinione pubblica.
Perchè il clima è questo: urlano gli impresari della paura, con slogan violenti, ancor di più dopo la violenza perchè Macerata è un business elettorale che porta ricchezza facile speculando sulla paura di una società spaventata dalla crisi, dalla globalizzazione, dall’immigrazione.
Andate a vedere i siti di Casa Pound, dove si inneggia alla pena di morte. O di Forza Nuova che organizza una manifestazione a Macerata proprio domani. Anche Giorgia Meloni scrive su facebook: “Il bastardo spacciatore nigeriano che ha fatto a pezzi Pamela non è stato accusato di omicidio in fase di conferma dell’arresto. Voglio sperare che sia solo una scelta procedurale dei magistrati che formalizzeranno l’accusa di omicidio in seguito”.
Ecco la pressione sulla procura mentre l’indagine è in corso. Ed in questa situazione che il procuratore di Macerata Giovanni Giorgio ha dovuto precisare che comunque non c’è nessuna ipotesi di scarcerazione per Oseghale, altra fake news messa in giro ad arte dai giornali di destra secondo la tesi spericolata che Dell’Utri è in carcere ingiustamente e qui si rischia la scarcerazione.
Leggete qui l’house organ berlusconiano: “Oseghale è in carcere, ma potrebbe uscire presto, perchè il gip riconosce solo i reati di vilipendio e occultamento di cadavere. L’omicidio no”.
E invece l’ipotesi di scarcerazione non c’è perchè è complicato dare i domiciliari a un senza fissa dimora e perchè sussistono tutti i presupposti per convalidare il fermo, a partire dal pericolo di fuga. Ma anche in questo caso è il gran falò della strumentalizzazione politica che brucia il tanto declamato garantismo che, da quelle parti, vale molto per il ceto politico fino al terzo grado e anche oltre, quando una sentenza spiacevole viene bollata come sentenza politica. In questo caso la sentenza “politica” si chiede prima: prima del primo grado, prima di appurare la verità , possibilmente prima del voto.
Mai, una volta, la semplice fiducia nella magistratura, architrave dello Stato di diritto.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
COME SI PERMETTE QUESTO SFIGATO DI ROVINARE ILTEATRINO DELL’ODIO RAZZISTA?
Jessica prima di essere uccisa ha cercato di difendersi, ma io “ho rigirato il coltello” che aveva in mano contro di lei e “l’ho colpita allo stomaco”.
È la spiegazione data al pm Cristiana Roveda e agli uomini della Squadra Mobile di Milano da Alessandro Garlaschi, il tranviere di 39 anni accusato di aver assassinato la 19enne Jessica Valentina Faoro e di aver cercato di bruciarne il corpo dopo che che la giovane aveva opposto resistenza ai suoi approcci.
Garlaschi, nei cui confronti il pm Roveda ha firmato un provvedimento di fermo, una trentina di pagine, dopo il primo colpo allo stomaco della ragazza ha inferto altre coltellate al petto.
Poi, è ricostruito nell’atto, le ha dato fuoco alla parte inferiore del corpo nel tentativo di sbarazzarsi del cadavere della giovane, mamma di una bimba che le è stata tolta dal Tribunale dei Minorenni, e che a casa dell’uomo e della moglie aiutava sbrigando alcune incombenze domestiche in cambio di un posto letto.
L’uomo è stato interrogato fin a notte fonda e poi è stato trasferito a San Vittore.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
“PER COMBATTERE LA FECCIA PUNTIAMO ALLA PREPARAZIONE FISICA”… IN UNA PALESTRA ROMANA LEZIONI DI ADDESTRAMENTO
Pugni, calci, testate. Arti marziali, ore passate in palestra, con il simbolo degli spartani appeso sulle
pareti. Addestramento, perchè prima o poi ci sarà “lo scontro, anche fisico”.
Il nemico? “I branchi di profughi, quella che qualcuno chiama feccia e di fatto alcuni di loro sono questo”.
Si chiama Generazione Identitaria, organizzazione nata in Francia cinque anni fa, con l’occupazione del cantiere di una moschea a Poitiers. Presente in Germania, Austria, Regno Unito. E Italia, dove conta qualche centinaia di militanti, 48 mila followers su Facebook, sezioni a Milano, Roma, Torino, Bergamo, Modena e Brescia.
Ad usare la parola “feccia”, a dipingere le città come invase da “branchi di migranti” e richiamare lo scontro anche fisico è Francesco Piane, responsabile della sezione romana di Generazione Identitaria.
Lo ha fatto lo scorso settembre durante una conferenza dell’organizzazione — in un albergo a pochi passi da Montecitorio, l’Hotel delle Nazioni — utilizzata come palco per il racconto della crociera estiva sulla C Star, la nave utilizzata tra luglio e agosto in una caccia surreale alle Ong impegnate nei salvataggi mare dei rifugiati in fuga dalla Libia.
Il video — pubblicato sul loro profilo Facebook — si apre con l’intervento di Piane, che annuncia l’apertura delle attività a Roma.
L’indirizzo della sede? E’ “riservato”, spiega Piane, solo chi fa parte dell’organizzazione lo può conoscere. Il gruppo romano basa gran parte della comunicazione sui social sulla preparazione fisica, nell’attesa di quel combattimento futuro. Tantissime le foto postate con i militanti impegnati in addestramenti, con guantoni indossati, tra calci e pugni.
“Ci troviamo in una situzione di estremo pericolo: branchi di profughi, feccia, che vengono in Italia per fare i propri comodi. Abbiamo deciso che generazione Identitaria si baserà sulla preparazione fisica”. La presentazione nella sede romana dell’organizzazione di estrema destra.
Il programma di Generazione Identitaria è radicale sul tema della migrazione: “Una società multiculturale alla lunga è completamente impossibile da attuare. L’integrazione non esiste, vorrebbe dire rinunciare all’identità ”, ha spiegato il presidente italiano dell’organizzazione Lorenzo Fiato nella trasmissione “M” di Michele Santoro lo scorso 25 gennaio.
Nel loro manifesto — che chiamano “dichiarazione di guerra” – l’immigrazione viene definita “meticciato imposto”. “Abbiamo smesso di credere che Kader potesse essere nostro fratello, il pianeta il nostro villaggio e l’umanità la nostra famiglia”, spiegano nel video-manifesto. Per poi proseguire: “La nostra sola eredità è la nostra terra, il nostro sangue, la nostra identità ”. Il programma sul tema dell’immigrazione è più radicale di Forza Nuova e Casapound. Prevede “l’abolizione di qualsiasi tipo di ricongiungimento familiare” e la creazione di un “alto commissariato per la remigrazione”, ovvero l’espulsione di tutti i migranti dal nostro paese.
Fin dalla nascita il movimento — che si presenta come costola giovanile del partito di estrema destra francese “Bloc identitaire”, legato a doppio filo con la Lega, soprattutto attraverso stretti legami con Mario Borghezio — ha sposato appieno le tesi di Renaud Camus, scrittore francese autore della tesi sulla “grande sostituzione”, la teoria della migrazione come complotto per la mutazione della popolazione europea sostenuta in Italia da Matteo Salvini.
Camus è stato condannato , nell’aprile del 2014, a 4 mila euro di multa per “istigazione alla violenza e all’odio” (link: ). Secondo un documento del “Service de l’information gènèrale (Sdig)”, organo di sicurezza francese, citato dal quotidiano francese Libèration , almeno venti membri del movimento erano già segnalati già prima del 2012 con la “Fiche S” (lettera che sta per “sicurezza dello Stato”) e ritenuti attivisti di estrema destra con diversi precedenti di violenza.
Lo scorso anno cinque militanti francesi di Generazione Identitaria sono stati condannati ad un anno di reclusione per l’invasione del cantiere della Moschea di Poitiers, prima azione pubblica della sigla di estrema destra.
L’associazione a sua volta è stata condannata al pagamento di quasi 40 mila euro tra multa e risarcimento dei danni.
Quindici giorni prima una loro manifestazione europea — che aveva visto la partecipazione anche dei militanti italiani — era stata vietata dalle autorità di Parigi.
(da “L’Espresso”)
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Febbraio 8th, 2018 Riccardo Fucile
CALO FISIOLOGICO MA UN PUNTO IN PIU’ DELL’ANNO SCORSO
Il pubblico continua a premiare il festival di Sanremo. Dopo gli ottimi risultati del primo appuntamento, ieri la seconda serata è stata vista da 9 milioni 687 mila telespettatori con uno share del 47,7%, percentuale superiore dunque all’edizione 2017: un anno fa la seconda serata aveva raccolto una media di 10 milioni 367 mila spettatori ma la media di share era stata del 46,58%.
Stasera tornano sul palco altri dieci dei venti Campioni in gara, c’è attesa per gli sviluppi della vicenda Meta-Moro: i due artisti avrebbero dovuto riesibirsi ieri ma l’organizzazione ha deciso di rinviarli in attesa di ulteriori verifiche in merito all’ipotesi che abbiano violato l regolamento del festival con il loro brano Non mi avete fatto niente.
In ordine alfabetico, i Campioni di stasera saranno Enzo Avitabile con Peppe Servillo (Il coraggio di ogni giorno), Luca Barbarossa (Passame er sale), Mario Biondi (Rivederti), Giovanni Caccamo (Eterno), Roby Facchinetti e Riccardo Fogli (Il segreto del tempo), Max Gazzè (La leggenda di Cristalda e Pizzomunno), Lo Stato Sociale (Una vita in vacanza), Noemi (Non smettere mai di cercarmi), Renzo Rubino (Custodire), The Kolors (Frida – Mai mai mai).
In gara anche le altre quattro Nuove proposte, dopo le prime quattro che hanno debuttato ieri. Eva (Cosa ti salverà ), Leonardo Monteiro (Bianca), Mudimbi (“l mago) e Ultimo (Il ballo delle incertezze).
Anche questa sera gli ospiti musicali saranno protagonisti dell’omaggio che Baglioni ha voluto tributare, per tutta la durata del festival, alla grande musica italiana e ai suoi autori e interpreti per ricordare Fabrizio De Andrè e Umberto Bindi saranno all’Ariston Gino Paoli e Danilo Rea.
Attesa anche per i Negramaro, che dall’album Amore che torni porteranno al pubblico La prima volta, ma c’è in programma anche un duetto Sangiorgi-Baglioni in cui si prevedono grandi virtuosismi per una rivisitazione di Poster.
Attesa anche per l’altro duetto, quello che vedrà protagonista una leggenda della musica americana, James Taylor, e la voce di Giorgia (You’ve got a friend); ma Taylor debutterà all’Ariston anche con due minuti di Rigoletto, La donna è mobile eseguita alla chitarra.
Attesi anche Claudia Pandolfi e Claudio Santamaria che presenteranno la seconda stagione della fiction E’ arrivata la felicità , in onda dal 20 febbraio su RaiUno. Nel paterre di ospiti anche Nino Frassica, che questa mattina ha confermato la propria presenza con un tweet.
Si conferma anche per la terza serata del festival il meccanismo di voto, con il mix di televoto (40%), giuria demoscopica (30%) e sala stampa (30%).
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
ED EPURATOR FA FUORI ALEMANNO DALLA CHAT “W PIROZZI”
Volano gli stracci tra i due ex pesi massimi all’interno del Movimento nazionale per la sovranità , Gianni
Alemanno e Francesco Storace.
Ad accendere la miccia la situazione esplosiva rappresentata dalla corsa alla presidenza della Regione Lazio, con la doppia candidatura a destra di Sergio Pirozzi e Stefano Parisi, il primo appoggiato da Storace e il secondo da Alemanno con il resto della coalizione, a partire dalla Lega di Matteo Salvini dove l’ex sindaco di Roma ha trovato una nuova casa politica.
Sono alcune chat interne a raccontare lo scontro tra i due.
In particolare Storace avrebbe attaccato Alemanno per la sua decisione di appoggiare Parisi.
L’ex primo cittadino della Capitale avrebbe risposto di essersi semplicemente allineato alle scelte della Lega e della coalizione e si sarebbe difeso accusando l’ex presidente della Regione di aver in precedenza appoggiato Pirozzi “senza mandato del partito”.
Durissima, a quanto sembra, la controrisposta di Storace: “Ti avrei dovuto lasciare per strada”. Più diplomatica la difesa finale di Alemanno: “Sai solo offendere”
Lo scontro tra Francesco Storace e Gianni Alemanno si arricchisce oggi del ‘capitolo due’
Dopo la lite furiosa che si è manifestata ieri in una chat, durante la quale Storace ha attaccato l’ex sindaco di Roma per aver seguito le indicazioni del centrodestra e della Lega e di avere quindi deciso di appoggiare Stefano Parisi alle regionali, e non Sergio Pirozzi, oggi l’ex presidente della Regione Lazio ha tagliato definitivamente i ponti virtuali con il suo ex alleato.
La chat interna, prima di oggi denominata Mns Roma (Movimento nazionale sovranista), è stata ribattezzata “W Pirozzi”. Storace, in modalità ‘epurator’, ha poi eliminato dal gruppo alcuni ex compagni di avventura: Gianni Alemanno per primo, e poi altri esponenti come Brian Carelli e Giorgio Ciardi oltre al profilo di “Azione nazionale”. Un addio definitivo, a quanto sembra.
Almeno fino alla prossima chat.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
NON SI ASSOCIA IL SIMBOLO DELLA PATRIA A UN INFAME TERRORISTA CHE DISONORA L’ITALIA
La vicenda di Macerata deborda dai suoi confini territoriali e pone interrogativi che non possono rimanere senza risposta.
La provincia italiana è spesso foriera di fatti di cronaca che poi assumono rilievo nazionale ed internazionale, proprio come le fiction in cui accade di tutto ma sembrano ambientate in sonnolenti territori dove tutto sembra immobile.
In questo caso abbiamo un simbolo che subito conquista le prime pagine internazionali: la bandiera italiana, il tricolore annodato sulle spalle di Luca Traini, il protagonista della tragedia, che per sciatteria o involontaria circostanza viene posto sulle spalle per una foto scattata in caserma dopo il suo arresto.
Sarà la foto che si ritroverà su tutti i media, anche all’estero, utilizzata anche solo per contestualizzare il fatto di cronaca, cioè per dire con l’immagine, il fatto è accaduto in Italia.
Manna dal cielo per le redazioni, ma nota stridente sulla vicenda che ha visto le forze dell’ordine attente nell’intervenire prontamente ma ingenue nell’aver fatto uscire la foto di quella bandiera sulle spalle del Traini mentre era seduto sul divanetto rosso accanto al calendario tradizionale dell’Arma.
Una svista, ma anche un elemento rafforzativo a tutti quei messaggi per i quali Traini ha voluto compiere il suo gesto disumano.
Il saluto romano al monumento dei caduti, il tatuaggio che riprende il simbolo del reparto delle SS naziste, il suo annuncio nel bar e in autogrill del gesto folle che si accingeva a compiere.
Quella foto in caserma sul divanetto rosso ha generato immediatamente nel comune sentire un equivoco: quel tricolore con il ragazzotto di provincia simpatizzante della destra estrema già candidato nella Lega non ha nulla a che fare.
Quella bandiera non può appartenere a chi ha simpatie con i movimenti neonazisti che crescono in Europa ed in Italia e sparano 30 colpi contro inermi ragazzi di colore. Anche il reato di vilipendio alla bandiera dovrebbe essere contestato al Traini perchè ha associato il simbolo che ci unisce e ci rende unici nel mondo al suo gesto sconsiderato ed al suo tatuaggio.
Qui la bandiera è usata come talvolta si usano i simboli religiosi, ovvero per giustificare l’azione terroristica: ecco perchè possiamo parlare di terrorismo politico perchè la cosa ha determinato quel panico che la violenza estrema ed incontrollata scatena nei luoghi più comuni, provocando la sensazione che “accade dove anche io potrei essere”.
Stridono anche le modalità di trasporto dalla caserma al carcere di Traini, con quell’incauto ammanettamento davanti che il protocollo non prevede di utilizzare con soggetti di quella corporatura e con quella pericolosità accertata.
Ma a volte non si calcolano gli effetti collaterali che l’esposizione mediatica di un gesto oggi possa provocare.
Gli interrogativi permangono e rendono il caso Macerata inquietante ma allo stesso tempo macabro sintomo di un Paese che non riesce ancora ad elaborare la giusta distanza da xenofobia e razzismo nonostante le leggi, nonostante la Costituzione.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
UN’ANALISI SVELA CHE TRA LE FONTI NON CITATE VI SONO ANCHE WIKIPEDIA, REPUBBLICA E LEGAMBIENTE
Se a Sanremo la caccia al plagio è ormai divertissement da assuefatti, quanto affermato da Il Post
dovrebbe invece, condizionale obbligatorio, scuotere gli italiani e con essi la campagna elettorale che porta al voto del 4 marzo.
Suscitando ben altro dibattito rispetto all’opportunità di tenere in gara al Festival l’accoppiata Fabrizio Moro-Ermal Meta.
Perchè Il Post ha fatto le pulci al programma del Movimento 5 Stelle, la forza politica che della propria diversità nell’onestà ha fatto la bandiera, scoprendo che in realtà si tratta di un puzzle di idee e contributi altrui.
Ovvero, tutto tranne che il frutto di quello sforzo collettivo dal basso che avrebbe portato a un programma elettorale “scritto ed elaborato dagli attivisti tramite la cosiddetta piattaforma Rousseau”, il sito controllato da Davide Casaleggio su cui si svolgono le votazioni interne al partito.
Secondo Il Post, invece, un’attenta analisi di quel programma rivelerebbe che “molte sue parti, in alcuni casi intere pagine, sono state copiate da altri documenti di tutt’altra natura, senza alcuna indicazione della loro provenienza. Tra le fonti ricopiate ci sono studi scientifici, articoli di giornale, pagine di Wikipedia, oltre a numerosi dossier e documenti prodotti dal Parlamento, in alcuni casi scritti da esponenti di partiti avversari del Movimento 5 Stelle”.
Il programma del M5s è composto di 20 punti tematici. Secondo Il Post, ben 11 conterrebbero tracce spurie di ben diversa provenienza rispetto a un sincero brainstorming della base. Il punto sullo “Sviluppo economico” ospiterebbe, ad esempio, una decina di paragrafi “copiati senza che sia specificata la provenienza”. Ci sono stralci “di un’interrogazione parlamentare fatta nel 2012 dal senatore Pd Giorgio Roilo, di uno studio IEFE Bocconi e di un articolo del 2010 scritto dall’economista Jean-Paul Fitoussi, le cui parole sono riprodotte come se fossero idee del M5S. C’è anche un’intera intervista di Carlo Sibilia all’attivista svedese Helena Norberg-Hodge, senza che però i nomi di Sibilia e Norberg-Hodge vengano segnalati da nessuna parte”.
“Il plagio più esteso – segnala ancora Il Post – si trova nel capitolo ‘Ambiente'”: due intere pagine copiate da un dossier di Legambiente e “quasi 300 parole copiate senza citazione da un articolo di Repubblica, eliminando i virgolettati e facendo così apparire le parole degli esperti intervistati dal giornale come idee e proposte del Movimento 5 Stelle”. Ci sarebbero ricopiature provenienti da documenti parlamentari, risoluzioni, dossier e altre relazioni anche nei capitoli “Agricoltura”, “Immigrazione”, “Telecomunicazioni”, “Giustizia”, “Sicurezza”, “Beni culturali”, “Trasporti”, “Turismo”. Mentre “diverse definizioni – rileva ancora Il Post – sono copiate da manuali di diritto o direttamente da Wikipedia”.
Curioso, poi, notare come “quando manca meno di un mese alle elezioni, alcuni capitoli del programma, come quello “Immigrazione” e quello “Giustizia”, sono ancora indicati come “parziali”, anche se ormai votati dagli iscritti, pubblicati online e usati per produrre” il documento in 20 punti “presentato ufficialmente e che Luigi Di Maio descrive da giorni come il programma del partito”.
“Non è facile” ammette Il Post, “risalire a chi abbia commesso i plagi”.
Il deputato pentastellato Manlio Di Stefano ha spiegato al Post “che non c’è un vero e proprio autore per ogni capitolo, ma soltanto dei responsabili che si sono occupati di mettere insieme i testi usciti dalle votazioni sul sistema operativo Rousseau, quelli prodotti da esperti e quelli prodotti dagli stessi parlamentari e dai loro staff”. L’analisi si conclude ricordando come non sia di certo la prima volta: le “Linee Programmatiche” per il Comune di Roma, presentate dalla sindaca Virginia Raggi poche settimane dopo l’elezione, “risultarono in parte sottratte ad altri documenti, tra cui una relazione dei Verdi ( allora alleati del Pd)”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
I FOMENTATORI DI ODIO SCONFITTI IN TRIBUNALE, DOVE SI SCOPRE CHE LE DEFECAZIONI “CLANDESTINE” DI 4.000 GENOVESI PROFUMANO ANCHE SE FINISCONO A CIELO APERTO
Questa che stiamo per raccontare è una storia di merda.
Non si scandalizzino i perbenisti, perchè quella che nei mesi scorsi ha agitato e scosso, o indignato a seconda dei punti di vista, i residenti di Multedo schierati su fronti opposti rispetto all’accoglienza di un pugno di giovani profughi, è proprio una storia di merda, in senso letterale.
Tutto è partito infatti dalla cacca di dieci ragazzi, ospitati nell’ex asilo Govone di via delle Ripe, gestito dalle Suore della Neve.
La defecazione dei migranti pare producesse miasmi intollerabili per un gruppo di agguerriti residenti di Multedo, assistiti dall’ineffabile avvocato Alberto Campanella, capogruppo di Fratelli d’Italia a Tursi.
E si capisce, perchè l’asilo, a loro dire, non sarebbe stato allacciato alla rete fognaria comunale e le feci dei giovani sarebbero state scaricate in un rio, come si dice “a cielo aperto” con evidente rischio sanitario, puzze mefitiche e quant’altro.
Peccato, per gli anti-migranti, che alla prova tecnica dei fatti le acque
nere dell’asilo delle Suore siano risultate effettivamente allacciate alla fognatura. Mentre lo stesso non si può dire per un discreto gruppo di caseggiati, nelle immediate vicinanze dell’asilo, nei quali risiedono circa quattromila abitanti, i cui scarichi non sarebbero a norma e finirebbero, questi sì, nei rivi a cielo aperto.
Ironia della sorte, clandestinamente.
Ora, il punto è: la cacca di quattromila genovesi profuma, mentre quella di dieci profughi puzza terribilmente?
E se non è così, come suggeriscono l’esperienza e la chimica, perchè solo quando alla cacca dei quattromila residenti si è aggiunta quella dei dieci profughi si sono alzati miasmi intollerabili
Siccome questa è anche e soprattutto una storia di impegno civile e di carità cristiana, può venirci in aiuto una parafrasi del Vangelo (Matteo 7:3-5), liberamente adattata ai fatti di Multedo: “Perchè guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello mentre non scorgi il galuscio (parola di incerta etimologia ma a Genova dal forte significato semantico) che è nell’occhio tuo?”
Il fronte degli irriducibili anti-migranti, del resto, non si è limitato a una questione di liquami.
Ha evocato anche lo spettro del terrorismo internazionale, con argomentazioni forti.
Immaginate la scena: i profughi ospiti dell’ex asilo Govone di via delle Ripe si procurano un drone. Poi studiano su Internet come costruire una bomba (ci sono molti siti che spiegano come fare, trasformando in arma letale un banale fertilizzante), agganciano la bomba al drone, salgono sul tetto dell’asilo e da lì guidano con un telecomando il tremendo apparecchietto fino a raggiungere i depositi della Carmagnani.
Quindi sganciano la bomba e distruggono buona parte del Ponente genovese.
Con dovizia di particolari e adeguata competenza questa tesi è stata portata a conoscenza del sindaco Bucci da un esperto in chimica ed è stata esposta anche in Tribunale, dove finalmente, pochi giorni fa, il giudice Raffaella Gabriel ha messo fine a queste sceneggiate definendole “Mere illazioni, come tali prive di alcun valore”.
Anche in questo caso, le nostre menti sbalordite possono trovare conforto e sostegno in un passo del Vangelo (Luca:23,34): “Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno”. E neppure quello che dicono, evidentemente.
Pure, queste “illazioni” non sono soltanto parole in libertà che possono tutt’al più muovere al riso qualsiasi persona di buon senso, indipendentemente dalla fede politica.
Sono idiozie di questo tipo che nutrono rancore e desiderio di violenza nelle persone fragili e deboli, come il mentecatto che a Macerata ha preso la pistola, è salito in macchina e si è messo a sparare sugli immigrati.
Ma il protagonista in positivo della triste vicenda di Multedo, monsignor Giacomo Martino, per tutti semplicemente don Giuacomo, che ha portato i giovani migranti nell’asilo delle Suore di via delle Ripe, non intende farsi forte della sentenza del Tribunale.
Con spirito cristiano, vuole guardare avanti. E ne ha ben donde, perchè, dice, «Questa storia mi ha fatto perdere un sacco di tempo, e costretto a rimandare progetti importanti nel sostegno alle persone che assistiamo, Credo che il senso del nostro percorso sia dare un messaggio positivo, non togliersi sassolini dalle scarpe, una soddisfazione che non porta a nulla e ti fa mettere sullo stesso piano, sterile, di quelli che “parlano di pancia”.
E poi è pericoloso cedere alla tentazione del conflitto, della rissa, anche quando ti prudono le mani».
Don Giacomo, di tempo ne ha poco di suo, perchè è parroco di San Tommaso, ma anche Aiuto Pastorale alle Grazie, ha la chiesa delle Scuole Pie, è Cappellano del carcere di Pontedecimo, Cappellano dei Sert e, buon peso, è impegnato anche nell’Ufficio Migrantes della Curia. Lui e i suoi collaboratori («senza di loro – dice – non riuscirei a fare nulla») assistono circa 350 profughi in diverse strutture sul territorio genovese
«Credo che il bene vada detto, senza suonare le trombe, ma va detto – spiega don Giacomo – Del resto, il Papa, nella sua esortazione apostolica Amoris Laetitia, scrive che chi nutre nel suo cuore sentimenti contro i poveri e contro i profughi non può fare la comunione. Sono parole pesanti, che in pratica equivalgono a una vera e propria scomunica della Chiesa nei confronti di queste persone. I ragazzi che ospitiamo sono spaventati, temono gli atteggiamenti aggressivi di chi vorrebbe rimandarli a casa, nell’orrore da cui sono fuggiti. Spesso sono tanto intelligenti quanto poco scolarizzati. Istruirli è il primo passo, insegnare loro l’italiano è fondamentale perchè senza la conoscenza della lingua non è neppure ipotizzabile un percorso di integrazione. Ed è faticoso, per noi e ancor più per loro. Pure, questi ragazzi hanno un patrimonio enorme di storia personale e possono dare tanto a noi che non abbiamo vissuto le loro enormi difficoltà . Li portiamo nelle scuole, e la reazione degli studenti genovesi è incredibile. Racconto solo un episodio: un giorno siamo andati al Bergese, c’era in classe un putiferio incredibile. Quando hanno preso la parola i nostri due giovani afghani e hanno raccontato la loro storia, si è creato un silenzio perfetto, assordante. È stata una “lezione” indimenticabile».
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
GENOVA, LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DEL RIESAME IN SEGUITO ALLA CONDANNA PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO
Il quinto della pensione da europarlamentare di Umberto Bossi può essere sequestrato anche in futuro. 
Lo hanno deciso i giudici del Tribunale del Riesame di Genova, che hanno respinto il ricorso presentato dal legale dell’ex leader del Carroccio, l’avvocato Domenico Mariani.
I giudici sostengono che è vero che non possono essere sequestrati beni futuri, ma il vitalizio percepito dal fondatore della Lega “è un diritto di credito già maturato, certo e incondizionato, corrisposto in rate mensili”.
I magistrati avevano iniziato a congelare i conti di Bossi, dell’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito e dei tre ex revisori contabili dopo la sentenza di condanna per la maxi truffa ai danni dello Stato per i rimborsi elettorali.
Nelle scorse settimane i pm genovesi avevano iniziato i sequestri dei depositi bancari, trovando poco più di due milioni di euro sui conti dei condannati in primo grado.
Era stato lo stesso Tribunale del Riesame a indicare ai magistrati di prelevare le somme alle persone fisiche, dopo lo stop dei sequestri sui conti del Carroccio.
Tutto era nato dopo la sentenza dello scorso luglio che ha portato alle condanne di Bossi a due anni e due mesi e dell’ex tesoriere Belsito a quattro anni e dieci mesi, oltre a quelle per altri cinque imputati, per la maxi truffa allo Stato sui rimborsi elettorali.
Il Tribunale aveva anche stabilito la confisca di quasi 49 milioni di euro dai conti della Lega, soldi di cui il partito avrebbe usufruito appunto grazie alla truffa in danno a Camera e Senato.
La Pocura aveva trovato quasi due milioni di euro su vari conti del Carroccio e aveva chiesto più volte di poter sequestrare anche le somme che in futuro sarebbero entrate. I giudici avevano negato tale possibilità .
Adesso pende un ricorso in Cassazione sulla vicenda e l’udienza è stata fissata per il prossimo 12 aprile.
Nel frattempo, il Riesame aveva consentito alla Procura di intaccare il patrimonio di Bossi e Belsito. Uno dei revisori contabili a dicembre aveva presentato un esposto, dopo i sequestri, dove denunciava un possibile reimpiego dei rimborsi “truffa”: i pm avevano aperto una inchiesta, a carico di ignoti, per riciclaggio
(da “il Secolo XIX”)
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