Febbraio 6th, 2018 Riccardo Fucile
CECCONI E MARTELLI SEGNALATI PER UN RITARDO NEI VERSAMENTI… MA ALLORA PERCHE’ NON E’ STATO SEGNALATO ANCHE DI MAIO CHE SOLO A DICEMBRE HA VERSATO LA QUOTA DI GIUGNO?
Emanuele Dessì, il candidato M5S di Frascati che ha fatto tanto parlare di sè per il video con Domenico Spada, la casa popolare a sette euro al mese e le botte ai rumeni ha annunciato di aver firmato un modulo per la rinuncia alla candidatura, ma di non averne capito il significato.
Il modulo, approntato dal giovane costituzionalista Luigi Di Maio. prevede la “rinuncia alla candidatura da parte del candidato del collegio”. Una volta eletto, secondo la fantasiosa interpretazione della legge a 5 Stelle, Dessì potrà quindi dimettersi senza causare ulteriore imbarazzo nel MoVimento.
Naturalmente si tratta di carta straccia, perchè l’articolo 66 della Costituzione stabilisce che: “Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità ”.
In poche parole sarà l’aula del Senato a decidere sulle dimissioni di Dessì. A quanto pare però l’ex consigliere comunale M5S non sarebbe l’unico ad aver firmato il famigerato modulo inventato da Di Maio.
Stando a quanto riporta Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano di oggi anche due parlamentari uscenti avrebbero firmato il modulo di rinuncia.
Secondo le indiscrezioni si tratta del deputato Andrea Cecconi, recordman di preferenze alle Parlamentarie nelle Marche e del senatore Carlo Martelli.
Per entrambi nei giorni scorsi il M5S aveva annunciato la segnalazione al Collegio dei probiviri.
Il blog del MoVimento riferiva infatti che “a seguito di alcune segnalazioni” dalle verifiche sulle rendicontazioni di Cecconi e Martelli è emerso che i due non erano in regola con le restituzioni.
Secondo il Corriere della Sera ci sarebbero alcune indiscrezioni su un non meglio precisato servizio tv sulle rendicontazioni dei portavoce pentastellati.
Il M5S faceva sapere che i parlamentari “hanno immediatamente proceduto a effettuare il versamento al Fondo per il Microcredito” e che nel frattempo i Probiviri decideranno sul provvedimento disciplinare da avviare nei loro confronti.
Secondo De Carolis si potrebbe trattare appunto di una richiesta di farsi da parte una volta eletti. Il problema è lo stesso di Dessì, i due non sono vincolati a dare seguito a quella richiesta e del resto è possibile che le camere respingano la richiesta di dimissioni, come è successo per cinque volte al senatore Giuseppe Vacciano, eletto con il MoVimento 5 Stelle, che per tutta la Legislatura non è riuscito a uscire dal Parlamento.
Andando a spulciare le rendicontazioni sul sito TiRendinconto non si riesce a capire il motivo della decisione del M5S.
§Nel caso di Carlo Martelli ad esempio il senatore è in regola con la presentazione degli scontrini (anche se in nome della trasparenza nessuno ha mai visto questi scontrini) fino a dicembre 2017.
Diverso il caso di Cecconi i cui rendiconti si fermano a giugno. C’è da dire che gli uffici a 5 Stelle della Camera sembrano lavorare più lentamente visto che sono pochi i deputati che hanno rendicontato le spese di dicembre.
Inoltre ci sono un paio di deputati (come ad esempio Brugnerotto e Colonnese) che sono fermi ad agosto mentre l’ultima rendicontazione dell’onorevole Silvia Giordano risale addirittura a maggio 2017.
Guardando le date dei bonifici delle restituzioni risulta invece che Martelli abbia effettuato il 29 dicembre 2017 due bonifici di restituzione (da circa 4mila euro l’uno) relativi a settembre e ottobre 2017 mentre quelli di novembre e dicembre sono stati pagati l’8 e il 18 gennaio 2018.
I pagamenti, seppur a cadenza bimestrale, sembrano in regola.
Per Cecconi invece i versamenti di settembre e ottobre (da circa 1.900 euro) risalgono agli inizi di dicembre.
Ma c’è da dire che questo ritardo nei versamenti sembra essere la prassi.
Ad esempio Alessandro Di Battista (le cui rendicontazioni si fermano a settembre) ha effettuato i versamenti per agosto e settembre a fine novembre.
Addirittura Luigi Di Maio (anche lui fermo a settembre) ha regolato la sua posizione sulle restituzioni di giugno, luglio, agosto e settembre 2017 con quattro distinti bonifici in data 13 dicembre 2017 (Di Maio aveva pagato maggio 2017 ad ottobre).
Non sappiamo se in quella data Di Maio ha versato le restituzioni dei restanti mesi del 2017, se così fosse a dicembre il Capo Politico del M5S era indietro di sette mesi con i versamenti.
Insomma se davvero ci sono stati dei ritardi nei versamenti dei bonifici questi non sembrano essere una particolarità di Cecconi e Mattelli.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 6th, 2018 Riccardo Fucile
UN SISTEMA DI CORRUZIONE PER INVENTARE COMPLOTTI, SCREDITARE COLLEGHI, SCIPPARE DOSSIER AD ALTRE PROCURE PER POI ARCHIVIARE INDAGINI
Un’associazione a delinquere di stampo giudiziario, con avvocati e pubblici ministeri che si sarebbero
coalizzati per inventare complotti, screditare e minacciare i colleghi, scippare ad altre Procure o simulare, per poi archiviare, indagini su fatti delicati di livello internazionale.
Una maxi-inchiesta su un sistema di corruzione dentro i palazzi di giustizia mette insieme tre Procure, Messina, Roma e Milano, per spezzare una trama da spy-story. Nel mirino pure l’Eni.
Prima fermata, Siracusa
La Procura di Messina, coordinata da Maurizio De Lucia (15 gli arresti ordinati dal Gip), si è mossa in parallelo a quella di Roma, coordinata dal maestro professionale di De Lucia, Giuseppe Pignatone, e d’intesa pure con Milano, con il procuratore Francesco Greco e l’aggiunto Fabio De Pasquale.
La competenza della Città dello Stretto nasce dal coinvolgimento di un magistrato del distretto di Catania, Giancarlo Longo, 48 anni, già in servizio a Siracusa e oggi giudice civile a Napoli, finito in carcere assieme agli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, di 48 e 38 anni, e all’imprenditore Alessandro Ferraro, di 46. Gli altri 12 sono ai domiciliari.
Anche Longo, come in precedenza i colleghi Ugo Rossi e Maurizio Musco (quest’ultimo di nuovo nella città aretusea, nonostante una condanna penale definitiva per abuso d’ufficio), era finito nel mirino della giustizia disciplinare. Per questo aveva ottenuto il trasferimento a richiesta.
Nel caso dell’ex procuratore Rossi e di Musco, adesso più volte intercettato con il collega Longo, le questioni ruotavano attorno a interessi prettamente economici e a presunti affari comuni con gli avvocati: ora invece è venuto fuori il “sistema”. Il cui scopo sarebbe stato quello di tentare di determinare, tra l’altro, fortune e malasorte dei vertici Eni.
L’affaire Eni e Wikipedia
L’inchiesta sul pm di Siracusa è nata dall’esposto di otto magistrati dello stesso ufficio e a fare la differenza col passato, nella prospettiva dell’accusa, è l’organizzazione meticolosa, puntuale, ramificata, estesa, un meccanismo praticamente perfetto, in cui Longo era un ingranaggio fondamentale, per la spregiudicatezza con cui, per limitarsi a un solo esempio, avrebbe finto di interrogare un sedicente teste-chiave della vicenda Eni-Nigeria, come il tecnico petrolifero Massimo Gaboardi.
Gli accertamenti tecnici sulle origini e sugli orari di creazione e ultima modifica del file hanno fatto emergere infatti che il verbale dell’1 marzo 2016, redatto apparentemente nel pomeriggio, era stato preconfezionato e consegnato al suo amico Longo dall’avvocato Calafiore, la mattina alle 9, per non essere più modificato.
Gaboardi, secondo quanto confessato dall’ex cognato, Alberto Castagnetti, costretto ad ammettere dopo essere stato intercettato, si sarebbe reso disponibile a firmare quelle accuse in cambio di soldi, uno stipendio mensile da cinquemila euro: «Mi disse — racconta Castagnetti — che quella sorta di emolumento gli veniva dato dal “ciccione” per rendere dichiarazioni e testimonianze finalizzate a “sponsorizzare” la sostituzione dell’amministratore delegato di Eni Descalzi a favore di un altro di cui io non ricordo il nome».
E il “ciccione” sarebbe stato Ferraro. Nello stesso verbale i consulenti dei pm avevano trovato un «riferimento ipertestuale»: in sostanza, per scoprire chi fosse il personaggio nigeriano oggetto delle dichiarazioni, l’autore del documento aveva interrogato Wikipedia.
Gli agenti nigeriani
Nel settembre scorso la collaborazione tra le Procure di Messina e Milano aveva fatto venire fuori che contro l’ad di Eni Claudio Descalzi in realtà la congiura era assai presunta.
Lui era infatti indagato da Greco e De Pasquale per affari poco chiari in Nigeria, con fatti di corruzione internazionale che vedevano implicato pure l’ex vertice della compagnia petrolifera di Stato, Paolo Scaroni.
Un contesto molto opaco: l’ipotesi degli inquirenti è che, per accreditare la tesi di un Descalzi vittima di trame oscure, sarebbero state in qualche modo utilizzate le Procure di Trani e Siracusa, destinatarie di esposti anonimi e «testimonianze» — come quella di Gaboardi — che avevano suggerito trame complesse quanto fumose, la presunta azione coordinata portata avanti da 007 nigeriani e imprenditori iraniani, l’asserito ruolo di complottisti di un pool di avvocati Telecom legati all’ex presidente Franco Bernabè, al petroliere (e ora banchiere di Carige) Gabriele Volpi e all’imprenditore Marco Bacci, indicato nelle carte come vicino all’ex premier Matteo Renzi.
Se però Trani era stata coinvolta senza che vi fosse alcuna complicità interna alla Procura (e difatti il procuratore, Carlo Capristo, aveva poi ceduto il passo), Siracusa sarebbe stata chiamata in causa in virtù di un presunto traffico di pietre preziose provenienti dalla Nigeria, che si sarebbe svolto proprio nella città siciliana.
Come nei film, Ferraro, in pieno agosto del 2015, sarebbe stato sequestrato per alcune ore da agenti nigeriani: dopo la sua denuncia, Longo, data l’assenza per le ferie del procuratore Francesco Paolo Giordano e del suo aggiunto, Fabio Scavone, si sarebbe autoassegnato il relativo procedimento. In realtà lo scopo ultimo sarebbe stato quello di fingere di approfondire per archiviare poi tutto.
Milano non ci sta
L’obiettivo di scippare o depistare Milano fu mancato miseramente. Secondo la ricostruzione del Gico e del Nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza, Longo, pilotato dall’avvocato Amara, consulente legale di Eni, avrebbe cercato di far credere che Descalzi e Scaroni fossero stati bersaglio dei loro avversari interni all’Eni, i consiglieri Luigi Zingales e Karina Litvack, ma pure di Umberto Vergine, ad della controllata Eni Saipem, che sarebbe stato interessato a subentrare a Descalzi.
Sul finire del 2016 il fascicolo era passato di mano e da Siracusa era andato alla sua sede naturale, Milano, grazie all’intervento del procuratore Giordano. A Milano, Amara e Ferraro erano finiti indagati (con Gaboardi) per associazione a delinquere, messa su — sostiene l’accusa — per realizzare un «vero e proprio depistaggio, intralciando lo svolgimento dei processi in corso a Milano contro Eni e i suoi dirigenti» e per screditare Zingales, che si era dimesso, e Litvack, prima allontanata e poi richiamata dal gruppo. L’inchiesta va ancora avanti. E non più solo a Milano.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 6th, 2018 Riccardo Fucile
CONTINUA LA SCIENTIFICA PROPAGANDA DI CHI SEMINA ODIO, TANTO IN GALERA NON CI VA NESSUNO
Un altro fotomontaggio con protagonista Laura Boldrini, la cui testa è stretta da una sorta di cesoia tenuta in mano da un personaggio col volto insanguinato, è apparso sulla pagina dei Sentinelli di Milano, che avevano segnalato su Facebook il primo post di minacce contro la candidata di LeU.
“Giustizia per Pamela Mastropietro barbaramente uccisa e fatta a pezzi – è scritto sul fotomontaggio – da una risorsa nigeriana amica della Boldrini”.
“Questa è arrivata sulla nostra pagina stanotte – si legge sulla pagina social dei Sentinelli – È tempo di maldestri emuli, avvoltoi da social, disperati che provano, dispensando odio in rete, a essere considerati per cinque minuti”.
Contattato dall’ANSA Luca Paladini, portavoce dei Sentinelli, spiega di aver già provveduto a segnalare il post con nome e cognome di chi l’ha scritto alle autorità .
L’immagine usata è la locandina del violentissimo film ‘Spit on your grave’ del 2010, del genere horror ‘rape and revenge’.
Si tratta del remake del controverso film ‘Non violentate Jennifer’ del 1978.
Sulla pagina Facebook dei Sentinelli alcuni utenti hanno segnalato che la persona che aveva postato il fotomontaggio ha già cancellato il suo profilo social.
Altri hanno notato che il mittente si è presentato con lo stesso cognome del 58enne che aveva postato l’immagine sgozzata, e che è già stato denunciato dalla Polizia.
Ieri era stato identificato in Gianfranco Corsi il responsabile del post su Facebook con il fotomontaggio della testa decapitata e sanguinante della Boldrini. Secondo il procuratore, Mario Spagnuolo, “C’è un aumento massivo, con trend esponenziali, di questo tipo di reati, come se la rete fosse un far west, dove tutto è possibile”.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2018 Riccardo Fucile
CONVALIDATO L’ARRESTO MA SOLO PER OCCULTAMENTO E VILIPENDIO DI CADAVERE… LE SEI VITTIME DI TRAINI ORA POSSONO RINGRAZIARE CHI OTTERRA’ UN SEGGIO IN PARLAMENTO PER AVER ISTIGATO ALL’ODIO RAZZIALE SENZA MOTIVO
Occultamento e vilipendio di cadavere. 
Sono queste le sole accuse per cui il gip di Macerata Giovanni Maria Manzoni ha convalidato il fermo di Innocent Oseghale nell’inchiesta sulla morte di Pamela Mastropietro, la 18enne il cui corpo è stato ritrovato a pezzi in due valigie.
Il giudice, confermano fonti giudiziarie, ha ritenuto non vi fosse fosse prova certa per sostenere l’addebito di omicidio per il quale Oseghale resta indagato.
Un altro pusher nigeriano è invece indagato per la cessione dell’ultima dose di eroina alla studentessa romana.
L’uomo avrebbe poi aiutato Oseghale a comprare la candeggina per cancellare le tracce dell’orrore. Gli inquirenti lo stanno cercando.
Come anticipato da “Repubblica”, il messaggio inviato dal gip nella convalida del fermo è stato chiaro: impossibile per ora stabilire se a uccidere Pamela sia stata una lama o un’overdose dopo mesi di astinenza in comunità .
Come rivelato dal “Resto del Carlino”, sul braccio di Pamela era stata accertata una iniezione recente che, collegata all’acquisto di una siringa, hanno fatto ipotizzare la possibile morte per overdose.
Non è dato sapere se sono stati completati i risultati dell’autopsia sul corpo della ragazza, ma la decisione del Gip potrebbe essere motivata da qualche anticipazione degli stessi.
La famiglia di Pamela nei giorni scorsi aveva fatto un appello a fermare la violenza dopo il raid di Macerata — Luca Traini ha detto di aver agito per vendicare la ragazza — aveva invitato alla calma. “Chiediamo solamente giustizia — aveva dett la madre intervistata -. Condanniamo fermamente l’attacco, non siamo razzisti e anche Pamela se fosse ancora viva sarebbe inorridita per questo atto di odio”.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2018 Riccardo Fucile
LE DIMISSIONI DI UN DIRETTORE D’ORCHESTRA DI FAMA INTERNAZIONALE IN UNA GENOVA IN MANO A QUATTRO ARROGANTI INCOMPETENTI E CON UNA OPPOSIZIONE RIDICOLA
La figuraccia dell’assessora Serafini, che ha spinto Fabio Luisi, uno dei più importanti e stimati direttori d’orchestra, a rinunciare alla direzione artistica del Premio Paganini, e ha fatto perdere alla città il genovese oggi, con Renzo Piano, più conosciuto e prestigioso nel mondo, non fa neanche vergognare la colpevole, che procede imperterrita con l’arroganza della padrona e l’incoscienza dell’incompetente.
Ma che l’interessata incassi il colpo con disinvoltura e anzi rilanci con improntitudine rientra nello stile inelegante e protervo dei nuovi politici.
Quello che è incomprensibile è che l’opinione pubblica non misuri l’enormità della cosa, prenda per buona l’interpretazione dell’assessora, che presenta come rinnovamento una politica che induce ad andarsene, per non trovarsi in cattiva compagnia e non avere più a che fare con amministratori così ineducati e impreparati, una persona integerrima e di altissimo livello professionale come il Maestro Luisi.
Il sindaco, in genere così pronto ad alzare la voce e a marcare la sua presunta differenza dal baraccone degli assessori, dirà qualcosa? E Toti?
In realtà non parlerà nessuno della destra regionale, dove la cultura non va oltre i tappeti rossi e la pesca a casaccio di star vere o supposte e l’ultima cosa che può creare disagio è che la giunta comunale genovese costringa alle dimissioni un grande direttore d’orchestra che il mondo ci invidia e che gratuitamente dirigeva e dava lustro al vecchio Premio Paganini.
E la sinistra, dove milita un buon conoscitore di musica come Cofferati, cosa dice? E il Pd? C’ è da temere che esca anche stavolta una Paita o un Regazzoni ad applaudire alla bellezza del rinnovamento culturale.
Speriamo che, anche a prescindere dall’uso elettorale dell’episodio, il Pd se ne serva per capire e interpretare la sensibilità e le attese del suo elettorato. Una cosa infatti è certa: se qualche cittadino si scandalizza, questo non è un elettore del centro destra, ma del centro sinistra. Se un fatto del genere fosse stato provocato da un assessore di centrosinistra i primi a sparargli addosso sarebbero stati i suoi elettori. Da destra nessuno batte ciglio.
Dall’area dei sempre più disperati elettori di centrosinistra arriva invece l’accorato sms del mite e colto signore che mi esorta a chiedere pubblicamente alla Serafini di vergognarsi e rendere alla città il prezioso servizio di andarsene: cosa che faccio senza speranza ma con molta convinzione.
A volte ho l’impressione che Renzi sottovaluti la qualità civile e intellettuale del suo elettorato. Chi dirige il partito dovrebbe esserne cosciente e ricordarsi che l’atteggiamento e il pensiero dei suoi elettori non coincidono necessariamente con le misurazioni interne di congressi e altri riti “aziendali”.
Tra i superstiti elettori del Pd c’è un alto tasso di gente non solo in grado, per stare al caso specifico, di sapere chi è Fabio Luisi, apprezzarne il valore, amare la grande musica ecc., ma anche di misurare l’inaccettabilità di una politica e di politici così maldestri e balordi nello stile e disastrosi nei risultati.
Chi resiste a votare perfino un Renzi ormai troppo innamorato delle sue battute è gente che ha ben chiaro che il governo degli incompetenti prima o poi porta nel baratro, come già si è visto con l’ultimo di Berlusconi; non parliamo poi se gli incompetenti non hanno neppure l’intelligenza dell’umiltà che serve a riconoscere i propri limiti e quindi a cercare di porvi rimedio senza presunzione.
Se il Pd non raccoglie più la voce di gente come il signore del messaggino perde ben più che un certo numero di voti. Perde elettori di qualità , moderati ma aperti, non faziosi, e sino a un certo punto anche pazienti; loro sono la sua vera e maggior forza, da blindare molto più della blindatissima Boschi; a loro deve la sua residua autorevolezza nella società civile.
Il caso Luisi interpella soprattutto la sinistra e il Pd perchè il loro elettorato non tollera che uno scandalo del genere sia minimizzato e neppure capito da chi lo ha fatto.
Se la politica avesse un più alto grado di signorilità , la Serafini sarebbe andata in ginocchio da Luisi per farlo tornare o si sarebbe dimessa di sua iniziativa, senza aspettare l’invito di uno sgomento e pacato cittadino.
Vediamo se glielo chiederà il Pd.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
E CI MERAVIGLIAMO? AVETE FATTO ANDARE ISTIGATORI A DELINQUERE IN TV PER ANNI, NON AVETE PERSEGUITO REATI SUI SOCIAL, NON AVETE APPLICATO LA LEGGE VIGENTE, ORA GODETEVI I RAZZISTI E PREPARATEVI A CONTARE I MORTI CHE VERRANNO
“Politicamente c’è un problema”. 
A parlare è Giancarlo Giulianelli, l’avvocato di Luca Traini. “Mi ferma la gente a Macerata per darmi messaggi di solidarietà nei confronti di Luca. E’ allarmante, ma ci dà la misura di quello che sta succedendo”.
Per il legale, che definisce il raid xenofobo del suo assistito “un’azione scellerata”, la vicinanza espressa da qualche cittadino è il segnale del fallimento della classe politica.
“Destra, sinistra, centro, come ha trattato il problema dei migranti? Se questo è il risultato – spiega – Luca è la punta di un iceberg, la più eclatante e da condannare, ma la base è molto più vasta. Ci sono persone che non condividono il modo di gestire i migranti. La politica non ha dato una risposta al problema – ha concluso Giulianelli – la destra l’ha strumentalizzato, la sinistra l’ha ignorato e sottovalutato”.
Il legale, Giancarlo Giulianelli, ha concluso che Traini “non ha dato segni di pentimento e non risulta “che fosse in cura da uno psichiatra”.
Diciamo subito che l’avv. Giulianelli segnala un atteggiamento esistente, in buona parte fondato sul concetto di quello che viene percepito.
1) Nella provincia di Macerata i dati parlano chiaro: il numeri degli immigrati, rispetto a 5 anni fa, è in diminuzione, quindo non esiste alcuna “invasione”, come non esiste in Italia. Un Paese che è la settima potenza economica mondiale e che non è in grado di gestire con umanità , organizzazione e fermezza l’accoglienza di appena 150.000 profughi è un Paese gestito da una classe politica ridicola.
2) Se esistono, come in altre città , immigrati irregolari dediti allo spaccio vanno perseguiti come tutti gli spacciatori, compresi quelli italiani. Basta chiamare le forze dell’ordine, il numero è facile da comporre.
3) Va ricordato che se non esistessero clienti italiani non esisterebbero spacciatori, quindi sarebbe ora che i maceratesi si preoccupassero anche di chi in famiglia si fa di coca e si va a rifornire da loro. Sarebbe un contributo serio alla riduzione dello spaccio.
4) Stesso discorso per l’eventuale presenza di “prostitute nigeriane” che non starebbero ore sul ciglio della strada se non si presentassero a contattarle quei bravi borghesi morigerati e padri di famiglia della zona che poi a casa o nei bar si mostrano indignati per il “degrado morale”.
5) A fronte di pochi dediti a reati, esiste la grande maggioranza di immigrati che lavorano, pagano le tasse e contribuiscono alla ricchezza del nostro Paese, come è stato per gli Italiani emigrati nelle Americhe o , in tempi diversi, in Germania, Svizzera e Belgio.
Come meritavano rispetto i nostri connazionali, lo stesso vale per coloro che sono venuti in Italia.
E passiamo alla seconda parte del problema: perchè si è diffuso il razzismo.
Sicuramente per ignoranza di chi vede nel “diverso” un pericolo, per paura di qualsiasi cosa che non si comprende perchè nessuno te lo spiega, per i messaggi fatti veicolare da accattoni della politica che altrimenti non raccoglierebbero neanche il voto dei familiari non rappresentando una mazza in termini di ideali e di etica, per stupidità di chi governa, per egoismo innato degli esseri umani che pensano solo alla propria convenienza.
Ricordate quando le famiglie erano nella merda perchè avevano i nonni infermi?
Allora le badanti venivano bene e persino il governo Berlusconi, attraverso Maroni, regolarizzo’ 500.000 immigrati, altrimenti i loro elettori della padagna sarebbero stati costretti a pulire il culo ai loro vecchi in prima persona.
Stesso discorso per le industrie del nord, non si trovavano più operai perchè i figli preferivano non fare una mazza e vivere alle spalle dei genitori, in attesa di un posto che permettesse di pagare la rata del Mercedes.
E gli albanesi? Prima erano tutti delinquenti, ora li chiamano per ristrutturare casa in nero.
E ci fermiamo qua.
Poi sono arrivati i profughi e allora fiato alle trombe razziste, nel silenzio complice della sedicente sinistra e delle istituzioni.
Con un governo incapace di un atto di coraggio: volete un esempio?
Sapete quanti profughi sono riusciti a varcare il confine di Francia, Svizzera e Austria l’anno scorso, per cercare di raggiungere familiari o amici?
Circa 70.000 persone, la metà di quelli sbarcati sulle nostre coste.
E ce li siamo fatti riconsegnare, quando bastava munirli di un permesso temporaneo e avremmo evitato di doverli riprendere in carico.
Era una semplice operazione che avrebbe dimostrato all’Europa che ci siamo rotti i coglioni del suo egoismo ed era legalmente fattibile, ma il governo Renzi ha dimostrato di essere composto di cacasotto e questo è il risultato.
Non solo: per combattere il razzismo lo Stato italiano ha una legislazione debole, ma esistente.
Basta distribuire bastonate giuridiche e vedi quanti leoni da tastiera vanno a leggere Tex al cesso, invece che rompere i coglioni al prossimo.
Il web è diventato una fogna, proliferano dementi che sfogano frustrazioni, candidati al Tso che diventano candidati in liste politiche, e il Viminale e il ministero della Giustizia dormono.
In altri Paesi i razzisti sarebbero in galera da tempo, molti ospedalizzati, certi partiti sciolti: in Italia li fanno andare in televisione a istigare altro odio razziale, etnico e religioso.
Gli avete dato una patente di legittimità , ora vi stupite che abbiano fatto proseliti?
Avete ribaltato persino le regole morali, infangando chi fa del bene (le Ong) per favorire chi stupra donne, sevizia esseri umani e dirige il traffico degli scafisti (il governo libico).
Avete permesso la diffusione di bufale come i 35 euro che andrebbero ai profughi, quando semmai creano lavoro per operatori italiani, visto che ai richiedenti asilo vanno solo 2,5 euro al giorno.
Avete consentito ai razzisti blocchi stradali e manifestazioni non autorizzate per impedire illecitamente arrivi nei centri di accoglienza quando bastava qualche carica e tutti avrebbero capito che era meglio andare a mangiare il minestrone di verdure a casa.
Uno Stato quando si assume una responsabilità deve farsi rispettare e soprattutto far rispettare la legalità .
Così non è stato e continua a non essere.
Avete coccolato i razzisti? Ora godeteveli e preparatevi a contare i morti che verranno.
Ma non parlate di destra: una destra vera e civile il problema dei razzisti in Italia lo risolverebbe in una notte.
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
INDAGINE DOXA RIVELA CHE IL 30-50% DI ITALIANI CREDE ANCORA A BUFALE GIA SMENTITE (DI CARATTERE RAZZISTA)
A meno di un mese dal voto del 4 marzo, il rischio che le fake news possano influenzare i comportamenti di voto resta molto alto.
Un sondaggio realizzato da Doxa per Findomestic svela un aspetto che rischia di neutralizzare gli sforzi per smascherare le bufale che circolano soprattutto in rete.
Tre persone su dieci, spiega Doxa, credono a notizie false anche se sono state palesemente certificate come tali.
È il caso, ad esempio, della finta sorella di Laura Boldrini che gestirebbe centinaia di cooperative che assistono immigrati.
Un falso certificato, ma il 30% degli intervistati lo crede ancora vero.
Stessa sorte per la bufala sulla bambina musulmana di 8 anni data in sposa a un 35enne a Padova: la finta notizia era circolata nel novembre del 2017, diventando subito virale.
E ancora oggi il 63% degli intervistati la crede vera.
Dal test risulta che in media oltre il 40% delle persone non riconosce notizie inventate e già smascherate.
Secondo l’80% degli intervistati le fake news condizionano l’opinione pubblica, mentre solo l’1,4% ritiene che non abbiano alcun tipo di influenza. Secondo lo studio realizzato da Doxa, oltre il 50% degli italiani ammette di essere caduto nel tranello delle fake news almeno una volta nell’arco dell’ultimo anno.
Addirittura il 13% confessa di aver «abboccato» a più di 5 notizie false.
Un dato che si spiega anche con il tipo di consumo di media che si è andato sviluppando. I siti Internet sono considerati i mezzi di informazione più attendibili da quasi tre persone su dieci (29,4%); seguono la televisione (26,5%), i blog e i forum (18,1%) e i quotidiani (10,1).
E i social network (7,7%) sono reputati più veritieri delle radio (6,3%).
Sono soprattutto i più giovani a fidarsi dei siti Internet: quasi il 36% nella fascia tra i 18 e i 24 anni. I quotidiani, invece, registrano il massimo tasso di credibilità (20,5%) tra gli over 60.
Fortunatamente, il 71,2%delle persone controlla se la notizia è riportata anche su altre fonti e il 66,6% valuta la fonte da cui proviene la notizia.
Nonostante la situazione sia critica, circa il 40% si dice contrario all’introduzione di controlli, per evitare ogni tipo di censure.
Mentre il 50% si esprime a favore di un «controllo esterno» (meglio se ad opera di un soggetto imparziale) che certifichi cosa è vero e cosa no.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
LO SCAMBIO DI LETTERE TRA IL PRESIDENTE DEL SAP E IL DIRETTORE DI ESTENSE.COM SUL RAGAZZO UCCISO E SULLA CANDIDATURA DEL SEGRETARIO DEL SAP AL SERVIZIO DI SALVINI
A proposito dei quattro poliziotti condannati a 3 anni e mezzo (diventati sei mesi grazie all’indulto) per
l’omicido colposo del ragazzo, Tonelli sostenne che “le vere vittime sono i nostri colleghi. Noi siamo e resteremo sempre dalle parte dei poliziotti accusati ingiustamente, anche occupandoci della loro tutela legale”.
Un mese dopo, a Rimini, il congresso nazionale del Sap da lui presieduto dedicò un’ovazione fatta di applausi ai colleghi che uccisero il diciottenne.
Nell’aprile del 2015 chiese la revisione del processo Aldrovandi, che si era ormai concluso con la sentenza passata in giudicato.
Atteggiamento simile lo tenne sul caso Cucchi, tanto da scatenare le reazioni sdegnate degli altri sindacati e lo sdegno anche del Siap di Ferrara, il cui segretario di allora Alessandro Chiarelli ‘invitava’ il collega del Sap a riconoscere le responsabilità dello Stato e a limitare i propri giudizi a quanto è dato sapere.
Forse anche a fronte di questi episodi Salvini ha trovato con il sindacalista un accordo per farlo correre a Bologna e non, come poteva sembrare in un primo momento, a Ferrara.
Per Roberto Traverso, segretario regionale Siap, “ora è tutto chiaro: la maglietta della polizia di stato regalata a Salvini aveva un obiettivo politico adesso ben chiaro. Ci prepariamo ad una campagna elettorale che vedrà sicurezza e lavoro tra le priorità dell’agenda sociale e politica — aggiunge Traverso -. Un rappresentante dei poliziotti tra le file di un partito che parla di sicurezza in termini di paura mirando alla pancia della gente, senza pensare minimamente ai problemi reali della nostra categoria”.
(da “Estense.com”)
Egregio Direttore
Sulla triste vicenda Aldrovandi si è ormai detto di tutto e i ferraresi certamente si sono fatti una loro opinione.
La vostra testata ha sempre seguito tutte le fasi e quindi dovrebbe ben sapere come sono andati i fatti ma nonostante ciò nella giornata di oggi leggiamo un approccio molto strumentale e con forte connotazione politica.
Le posizioni assunte da Tonelli hanno sempre ottenuto riscontro infatti da ultimo la giustizia amministrativa ha riconosciuto che non vi fosse di fatto responsabilità da parte dei miei colleghi e lo stesso avv. Anselmo ha dovuto riconoscere la responsabilità da parte del Dipartimento e dei protocolli operativi ed infine ha pure specificato che le sue difese risultavano vincenti proprio perchè caratterizzate dal coinvolgimento dell’opinione pubblica.
Inoltre, dovreste ben sapere che il decesso del ragazzo non è avvenuto per lesioni ma sostanzialmente per arresto cardiaco ed ancora che i famosi applausi trasmessi dalla rai non erano rivolti ai quattro agenti condannati ma ad un altro collega che era stato protagonista di un video appena trasmesso in sala.
La scelta di Tonelli di accettare la candidatura offerta dalla Lega è dovuta al fatto che le numerose lacune presenti nell’apparato di sicurezza del nostro paese non sono efficacemente risolvibili se non si interviene con competenza nelle sedi opportune legislative e amministrative del nostro paese. Si pensi ad esempio alla proposta del SAP di dotare di telecamere tutti gli agenti, tutte le auto di servizio e tutti gli ambienti in cui operiamo. Una proposta semplice che ci porrebbe in una campana di cristallo per garantire a tutti massima trasparenza e tutele, senza considerare il risparmio conseguente alla semplificazione dei processi penali in quanto tutto quanto sarebbe ben visionabile.
Stefano Paoloni
(Presidente SAP)
Egregio Presidente,
Mi dice che sulla “triste vicenda Aldrovandi si è ormai detto di tutto e i ferraresi certamente si sono fatti una loro opinione”.
Si duole del fatto che nei giorni scorsi abbiamo riportato un articolo relativo alla candidatura del vostro segretario nazionale Gianni Tonelli tra le fila della Lega Nord con “un approccio molto strumentale e con forte connotazione politica”.
Faccio umilmente notare che non comprendiamo il motivo per cui il presidente nazionale di un sindacato di polizia debba intervenire in difesa di un candidato di un partito politico.
La connotazione di sindacato è per sua natura autonoma da quella di fazione politica. Le sue considerazioni mi fanno quindi immaginare concetti nuovi per quanto riguarda il rapporto tra Sap e Lega Nord. Grato di questa illuminazione, vengo ai punti toccati dalla sua lettera.
Mi dice che “le posizioni assunte da Tonelli hanno sempre ottenuto riscontro infatti da ultimo la giustizia amministrativa ha riconosciuto che non vi fosse di fatto responsabilità da parte dei miei colleghi”. Sì, la giustizia amministrativa ha contemplato circostanze attenuanti in favore dei suoi colleghi per quanto riguarda il risarcimento al Ministero.
Un concetto molto lontano dalla responsabilità penale (sottolineo penale) derivante dall’essersi accaniti in quattro su un ragazzo di 18 anni ormai immobilizzato con manette ai polsi e in posizione prona. Altrettanto lontana dall’avere rotto due manganelli su un corpo che risulterà – cito la perizia medico legale che lei ovviamente avrà letto — affetto da 54 lesioni, ognuna meritevole (secondo il giudice di primo grado Francesco Caruso) di un processo autonomo.
Altrettanto lontana dall’aver cercato, con il contributo di colleghi (anch’essi condannati con sentenze definitive), di occultare l’omicidio, facendolo passare inizialmente per una overdose, poi per la conseguenza ineluttabile di un tentativo di calmare “un energumeno” dalla forza sovrumana che riusciva a lanciare per aria — citazione dalle udienze del processo — gli sventurati poliziotti.
Quanto invece alla corrispondenza tra riscontri giudiziari e posizioni di Tonelli, ecco che ci troviamo a una distanza siderale. Mi basti citare la reazione del suddetto alla sentenze dei tribunali italiani che hanno decretato la colpevolezza dei colleghi: per il neocandidato leghista le vere vittime erano i poliziotti (vivi e in servizio, mentre il “carnefice”, per seguire il suo ragionamento, era due metri sotto terra).
Vengo al “decesso del ragazzo avvenuto non per le lesioni ma per arresto cardiaco”. Sapendo che ovviamente Lei ha seguito il caso e ha letto consulenze perizie e sentenze, la mia convinzione è che voglia fare il mattacchione. Aldrovandi è morto per una concomitanza di cause, tra cui le lesioni. Sicuramente lo scroto tumefatto rientra tra queste. Rientrano probabilmente anche i calci che uno dei suoi colleghi allungava sul cranio del ragazzo ormai impotente. Si ricorda quel via vai dalla testa del giovane alla volante per sentire la centrale radio? Sono sicuro di sì.
Parliamo ora del decesso per arresto cardiaco da raccontare a chi preferisce non conoscere la realtà perchè vivere in un mondo di favole è meno greve. La causa ultima del decesso di Federico va ricondotta nello schiacciamento del fascio di His. Il prof. Thiene, nel processo che ovviamente Lei ha seguito, spiegò che quella piccola connessione elettrica del cuore si interruppe letalmente per un colpo o un peso che gravava sulla schiena del ragazzo schiacciato a terra. E lei ovviamente si ricorda chi gravava, anzi quanti gravavano, sul corpo del ragazzo ormai ammanettato vero?
Veniamo ai “famosi applausi trasmessi dalla rai” che “non erano rivolti ai quattro agenti condannati ma ad un altro collega che era stato protagonista di un video appena trasmesso in sala”.
Ecco, caro Paoloni, io non so con quali giornalisti lei abbia quotidianamente a che fare, ma con me non funziona giocare con le parole. Il Sap ha contestato che gli applausi trasmessi da Rai Tre fossero gli stessi applausi indirizzati ai poliziotti che uccisero Aldrovandi. Ma nessuno, tantomeno Tonelli, ha mai messo in dubbio che quegli applausi ci siano stati.
Nulla di nuovo, d’altronde, visto che Già un anno fa i sindacalisti del Sap avevano applaudito a scena aperta Enzo Pontani all’uscita del tribunale di sorveglianza di Bologna.
Per quanto riguarda infine i principi compulsivi della candidatura di Tonelli (“lacune presenti nell’apparato di sicurezza del nostro paese che non sono efficacemente risolvibili se non si interviene con competenza nelle sedi opportune legislative e amministrative del nostro paese”), posso garantire che il segretario candidato avrà come tutti gli altri candidati la massima visibilità su questo giornale.
Purchè si parli di verità e non di menzogne.
Marco Zavagli
(direttore di Estense.com)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
A SCARSO DI ARGOMENTI, XENOFOBI E SPECIALISTI DELLA BUFALA ORA CONVERGONO SUL COMPLOTTO
Vittorio Feltri questa mattina si affannava a spiegare in televisione che la strage di Macerata è avvenuta per colpa dell’immigrazione incontrollata e che era destino che prima o poi qualcuno agisse.
Teoria ambivalente perchè varrebbe anche per chi considera passato da molto il limite di sopportazione nei confronti dei razzisti e domani potrebbe sparare pure lui.
Matteo Salvini invece continua a spiegarci che se non ci fosse un’invasione (che non c’è) Luca Traini non avrebbe preso la pistola e non avrebbe cercato di ammazzare nessuno (insomma è colpa delle vittime che è evidente che se la sono andata a cercare).
Come se succedesse qualcosa di simile a Salvini fuori dai confini della Padagna dove poteva rimanere invece che fare il clandestino del’umanità .
Altri invece percorrono strade diverse per spiegarci che il gesto di Traini non è quello di un terrorista o di un razzista
Perchè evidentemente non c’è nulla di male nell’essere un razzista.
Il campionato mondiale di arrampicata sugli specchi lo vincono però quelli che, senza alcuno straccio di prova, hanno già scoperto che è tutta una montatura.
Traini è quindi “un agente provocatore come se ne sono visti tanti in Italia”. A scriverlo senza arrossire il giorno stesso della strage è Alessandro Meluzzi, psichiatra, psicoterapeuta, criminologo e volto noto delle trasmissioni televisive.
Insomma, è un false flag.
A confermarlo è anche Rosario Marcianò nei commenti ad un suo articolo nel quale indaga (da Sanremo) sulle misteriose morte degli storni (a Roma).
Rispondendo ad un utente che parlava della “sceneggiata di Macerata” riferendosi all’omicidio di Pamela Mastropietro come di “spezzatino della tossica” spiega che il gesto di Traini è stato pianificato dai “massoni del PD” che hanno drogato e pagato l’uomo per far passare in secondo piano l’omicidio di Pamela.
Soprattutto su Twitter molti pensatori trovano “troppo casuale” la sequenza di eventi e il fatto che da una parte il colpevole sia un migrante mentre dall’altra ci sia un “nazionalista italiano”.
Il vignettista Alfio Krancic, indaga sul fatto che Traini fosse in possesso di un’arma da fuoco con porto d’armi per uso sportivo pur essendo considerato “un borderline”.
La sua conclusione è che «soltanto “entità ” al di sopra del poliziotto che accoglie la documentazione per la detenzione di un’arma in casa può dare il placet per il possesso di una pistola ad un borderline…Un’Entità che tutto può…».
Di quale entità sta parlando Kranic? La Gilda del Commercio? Il Nuovo Ordine dell’Impero Galattico?
Quando la pistola di Traini era ancora fumante Krancic aveva già scoperto tutto: il pistolero leghista con sei colpi di pistola “cancella il sangue di Pamela e soccorre la sx”, come del resto da prassi consolidata dei Servizi che fin dagli anni ’70 arruolano psicolabili di estrema destra per utilizzarli in attentati.
In poche parole Traini non è nè nazista (nonostante il simbolo delle SS tatuato sul sopracciglio), nè razzista (nonostante abbia sparato a dei neri) nè davvero contro l’immigrazione.
È il sistema ad averlo usato così per salvare la sinistra buonista.
Sono in molti a credere che la strage di cui è accusato Traini sia stata voluta dai buonisti di sinistra che avevano bisogno del MOSTRO per riequilibrare la “macellazione” della ragazza. Una logica ineccepibile. Le prove verranno fabbricate con calma, ma state certi che nessuno di costoro si farà avanti al processo per portare la propria fondamentale testimonianza.
È solo una coincidenza che Traini fosse anche leghista. Anzi, fosse stato addirittura candidato con la Lega Nord alle elezioni comunali. Ovviamente no, fa parte del copione. Copione che i nostri esperti di false flag hanno già letto in passato. Altre prove non sono necessarie.
L’unico elemento ricorrente è che Luca Traini incarna alla perfezione lo spauracchio dei buonisti: troppo perfetto, troppo cinematografico. Soprattutto per chi sa che in Italia non ci sono razzisti ma solo qualche picchiatello.
C’è chi porta alle estreme conseguenze il ragionamento cospirazionista. Non solo Luca Traini è il protagonista di un false flag ma anche l’omicidio di Pamela Mastropietro è una messinscena.
Entrambi i fatti, ci spiega un utente, “stanno servendo ai due estremi gruppi politici per fare ennesima propaganda e mantenere i goyim occupati”.
Cosa credevate, che il complotto demoplutogiudaico massonico non saltasse fuori? Avete dimenticato che è Soros a tirare le fila dell’invasione organizzata?
Sarebbe però ingiusto dire che i teorici del complotto non hanno nessuna prova. Ecco qui l’eroico Miami Bice che sfida i Poteri Forti smascherando i pixel degli artefatti JPEG e facendo notare che “il verde della bandiera di Traini sborda anche sul lobo dell’orecchio”.
Come da tradizione non poteva mancare l’analisi (via TCP/IP) degli elementi della scena del crimine. È successo a Parigi dopo l’attentato a Charlie Hebdo, e qualcuno ha scoperto la stessa identica cosa a Macerata.
Scrive un utente che “la macchina nera di Luca Traini è diventata bianca”. Quale prova migliore che è stata sostituita con un’altra dove sono state convenientemente trovate le prove della colpevolezza dell’autore della strage?
Come vedete è tutto connesso. Ora non resta solo che trovare la forza di andare all’ufficio di Polizia più vicino per portare le prove che dimostrano che c’è stato un complotto. Scommettiamo che nessuno di questi ispettori dell’Internet si esporrà in prima persona per difendere la verità ?
(da “NexQuotidiano”)
argomento: Razzismo | Commenta »