Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
DUECENTO ABITANTI E HA ACCOLTO VENTI RIFUGIATI … FERMATO IL CALO DEMOGRAFICO, INTEGRAZIONE RIUSCITA E ITALIANI CONTENTI
Diego Bianchi e Pierfrancesco Citriniti sono andati a Petruro Irpino, uno dei paesi più piccoli d’Italia,
con una semplice telecamera e armati di curiosità umana per raccontarci una storia di inclusione. Oserei quasi dire per raccontarci una storia normale, se non fosse che storie come questa in genere non trovano facilmente spazio in televisione.
Un servizio andato in onda due venerdì fa su La7 a Propaganda Live , reperibile facilmente su YouTube e che vi consiglio di vedere.
Un servizio il cui costo complessivo credo sia quantificabile in benzina e autostrada Roma-Petruro Irpino perchè vitto e alloggio, a Diego e Pierfrancesco, sono stati offerti dagli abitanti del paese, 200 autoctoni e 20 immigrati.
Ed è proprio questa la storia che ci raccontano, quella di 220 persone che vivono in un paesino da sempre demitiano, nel quale il sindaco, visto il drammatico calo demografico, decide di avviare un programma di accoglienza per provare a salvare la sua terra da morte certa.
Eh sì, perchè anche un luogo può morire, e precisamente muore quando non c’è più nessuno che crede nelle sue potenzialità , quando i giovani vanno a dormire pensando di stare sprecando gli anni migliori della loro vita e si alzano ogni mattina con la stessa domanda nella testa: «Ma che cosa ci faccio ancora qua?».
Quindi il sindaco, senza indire alcuna assemblea cittadina perchè si sa, nel mucchio vincono le paure e perde il ragionamento, parla con gli abitanti del suo paese, uno a uno, e li convince che non c’è nulla da temere, chè gli immigrati non sono un pericolo per loro, ma una risorsa.
Quanto è usurata – starete pensando – questa espressione: gli immigrati non sono un pericolo ma una risorsa, e quanta poca fiducia vi è rimasta ormai nella capacità di accogliere gli stranieri che ha l’Italia senza lucrare, senza sperperare, senza togliere a chi già ha poco.
Ma se vi manca la fiducia non è colpa vostra; se vi manca la fiducia è solo perchè a mancare è quel segmento di informazione necessario, direi anzi fondamentale, per completare un quadro meno cupo di quanto non si creda.
Non concordo con chi dice: colpa vostra che non sapete, le informazioni esistono, dovete solo cercarle.
Le informazioni esistono, certo, ma la funzione di chi le produce e di chi può raccontarle è renderle chiare anche a chi non ha dimestichezza, per esempio, con i new media.
Saper fare un post su Facebook o su Instagram non significa saper valutare la veridicità di una notizia, e scorgo un certo malcelato classismo in chi dice: se stai sul web devi anche essere capace di orientarti.
Diego Bianchi e Pierfrancesco Citriniti (Zoro non ha bisogno di presentazioni, ma se non conoscete Pierfrancesco, vi perdete ragazzo corpulento e simpatico, un molisano giovane ma antico, che qualche mese fa durante un servizio a Grisciano, comune totalmente raso al suolo dal terremoto, si mise ad aggiustare caldaie in tutto il paese) ci danno quel segmento di informazione che mancava, quasi un frammento, ma fondamentale per capire noi italiani chi siamo.
E che non lo sappiamo chi siamo? Certo che sì, ma non capita anche a voi di sentirvi descrivere come mai avreste immaginato? Timorosi, chiusi, sospettosi, razzisti. Ecco, razzisti.
Ma voi davvero ce la fate a sentirvi descrivere come un popolo di razzisti? E allora, se non siamo razzisti, cosa siamo?
Siamo i figli, i nipoti o i pronipoti di uomini e donne che hanno sofferto gli stenti delle guerre. Di uomini e donne che hanno perso genitori, fratelli e sorelle, che hanno perso le case, che si sono dovuti rifugiare in gallerie o sulle montagne, in ricoveri di fortuna per scampare ai bombardamenti.
Noi questo siamo e non ce lo possiamo dimenticare: siamo eredi di questa sofferenza e quindi anche eredi di chi non può immaginare di abbandonare al proprio destino chi soffre ora, anche se questo dovesse significare condividere le nostre risorse.
I 200 abitanti di Petruro Irpino, dal 2016, ospitano un progetto Sprar destinato a 20 richiedenti asilo, di cui 14 posti per nuclei familiari e 6 per nuclei familiari monoparentali.
La vita del paese e dei suoi abitanti è cambiata in meglio.
Ecco, è questo il segmento che solitamente manca e cioè la seconda parte della narrazione: come stai dopo che hai accolto? Come cambia la vita della tua comunità ?
La risposta è sempre la stessa: meglio.
(da “L’Espresso”)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
IL “PRIMA NOI” PORTERA’ AI REGOLAMENTI DI CONTI PERSINO NEL PROPRIO CONDOMINIO… I DAZI DISTRUGGERANNO LE NOSTRE ESPORTAZIONI… MA I CAZZARI PENSANO CON LA LINGUA LUNGA DI COPRIRE IL VUOTO DI IDEE
Un’Italia all’americana che comincia da Macerata.
Il “prima noi”, oltre che stupido e autolesionista, contiene un tarlo strutturale, che è proprio quella parola: “prima”.
Come primato, ma anche come primati.
C’è una regressione e un veleno nelle parole che progressivamente si fa mentalità , canalizza la frustrazione o i disagi, veri o semplicemente personali e indipendenti dal resto.
Prima si fa violenza diffusa, come a Roma e in molte città dove non finiscono più nemmeno sui giornali le aggressioni di gruppo verso stranieri alle fermate degli autobus, gli insulti e le risse o punizioni e minacce sugli autobus, confermata dalla crescita di movimenti politici estremi.
Sarebbe banale ricordare che non ci sta un gruppo prima e un gruppo sociale o etnico “dopo”. Questo è ormai degradato a “buonismo”, colpevole del fatto di “attirare” immigrati che sono brutalizzati dalla guerra e dalle persecuzioni o che semplicemente vorrebbero una vita migliore dopo carestie e altre mancanze fondamentali.
La lingua lunga arriva a essere contagiosa e fa dire a persone che consideriamo bonarie e moderate che ci sono 600 mila immigrati da mandare via perchè causa dell’odio sociale.
La lingua lunga copre il vuoto di idee.
Parla solo degli altri, i capri espiatori, dando l’idea che parla di te, per difendere te.
I dazi sulle importazioni brutalizzerebbero tutte le aziende italiane in crescita e innovative, e tutti gli italiani, perchè l’Italia esporta molto di più di quello che importa
L’idea è proprio stupida. “Prima noi”, “Prima gli italiani.
Diventa poi: “prima i lombardi”, poi “prima i lombardi di città e non quelli di paese”, poi “prima quelli della Bovisa e non di Brera e di Sesto San Giovanni”, e poi “prima il mio palazzo e non quelli che lasciano la mondezza del palazzo vicino”, e poi “prima la mia famiglia e non quelli del mio palazzo”.
Ma anche a casa tutto questo è destinato a diventare “prima noi finchè siamo giovani”, ma quando siamo anziani a noi tocca l’istituto e “prima” sono i figli e i nipoti cresciuti così. Se il “moderato” che ha possibilità reali di guidare la Regione Lombardia trova conveniente non ritirare frasi da ku klux clan siamo oltre la soglia di rischio.
La frammentazione umana e sociale, l’assenza di memoria figlia anche di una non “buona scuola”, stanno dando frutti amari.
È una battaglia, quella della ricostruzione che deve cominciare da dentro la crisi, e in questa campagna elettorale ci siamo fino al collo.
Coinvolge anche i media. Giusto il fact checking. Ma anche conduttori che non debbono accettare sommariamente affermazioni visibilmente false o inaccettabili. Non è contro la par condicio. È nella natura del lavoro di un bravo giornalista. Non si perde di equilibrio.
Ma c’è un grande lavoro di ricostruzione culturale. Non solo un lavoro difensivo. Un flusso di informazione e fatti di lungo periodo, costante, il minimo indispensabile per chi insegna e chi informa, da diffondere.
Cioè che i profughi non arrivano perchè l’Italia “li chiama e li paga”, visto che fuggono da tutto e che i 35 euro al giorno, quasi tutti soldi europei, vanno tutti agli italiani e non ai profughi (2,5 euro al giorno soltanto).
Che il 10 per cento del fatturato nazionale è di imprese di immigrati che lavorano e che non se ne vanno via, nonostante niente cittadinanza nè per loro, nè per i figli e questo clima inquinato dalla diffidenza.
Che gli stranieri versano ogni anno in Italia 3 miliardi e mezzo in più di quello che costano in servizi, istruzione, sanità .
Che a Roma è sparita una impresa su 10 negli ultimi 7 anni, ma che il saldo negativo è solo del 2 per cento grazie alle imprese di immigrati.
E la rozzezza e volgarità che purtroppo sfigurano bianchi, neri e gialli.
Per raddrizzare quella che oggi troppi spacciano come una ovvietà e che invece è una drammatica fesseria, pericolosa, all’origine di tutti i pogrom: che è il bersaglio che fa sparare, e non chi ha in mano l’arma.
Che sono i profughi che alimentano il razzismo. Che “la barca è piena”, come dicevano in Svizzera durante la Shoah per respingere gli ebrei italiani e europei.
Tragica non-verità ieri. Colpevole non-verità oggi, perchè ci sarebbe anche l’elaborazione della memoria per farci diversi da animali selvatici.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
IN 15 ANNI TRIPLICATE LE LICENZE A USO SPORTIVO, COSI’ I PISTOLERI AGGIRANO LA NORMATIVA… BASTEREBBE RECEPIRE LA DIRETTIVA UE SULLE ARMI DA FUOCO
Il fermo immagine, tratto dal video delle telecamere di sorveglianza del bar H7 di Casette Verdini e
pubblicato da Cronache Maceratesi TV, mostra Luca Triani mentre fa fuoco in una delle tappe del raid razzista a Macerata.
La strumentalizzazione politica e il clima da campagna elettorale che continuano a fare da contorno alla gravissima vicenda di Macerata, dove violenza e razzismo diventano la faccia della stessa medaglia, non possono farci dimenticare che in Italia esiste da tempo, come ho più volte denunciato, un problema di crescita e diffusione delle armi.
Un fenomeno che andrebbe studiato seriamente allo scopo di individuare ogni utile soluzione ad un tema che presenta numerose caratteristiche di criticità e le cui derive – qualora non sapientemente governate secondo principi del nostro diritto – rischiano di ripercuotersi, in negativo, sull’intera nostra società .
Nelle gravi accuse rivolte a Luca Traini, infatti, oltre alla tentata strage con l’aggravante del razzismo, troviamo anche una denuncia per porto abusivo di armi.
A quel che si apprende, il 28enne con un simbolo nazista tatuato sulla tempia era titolare di una licenza per uso sportivo.
Poteva quindi trasportare le armi in suo possesso fuori dalla proprietà privata senza averne la disponibilità all’uso ovviamente con le modalità previste per tutti coloro che – e qui nessuno deve strumentalizzare negativamente una cosa che nulla ha a che vedere con quanto accaduto – sono veri e propri appassionati di tiro.
Qui sta il cuore del problema: a fronte di una diminuzione costante delle licenze concesse per difesa personale, negli anni si è assistito a un’esplosione di quelle per uso sportivo.
Queste ultime sono più che triplicate: erano poco più di 125.000 nel 2002, sono cresciute fino a 455.000 nel 2016. I dati 2017 vanno in questa direzione, da quel che risulta.
La nostra normativa, molto rigida, prevede che solo i titolari delle licenze di porto d’armi per difesa personale possano portare la pistola per farne uso, pur con le limitazioni di legge.
I titolari di porto di fucile uso caccia sono ovviamente legittimati a farlo solo per andare a caccia. Il porto d’armi per uso sportivo permette di tenere in casa 3 armi comuni da sparo, 6 classificate ad uso sportivo sia lunghe che corte.
Vi è inoltre la possibilità , in questo panorama di detentori e collezionisti, di ottenere anche un numero illimitato di fucili e carabine senza contare le armi antiche, le munizioni e la polvere da sparo: una vera e propria santabarbara facile da avere, con la quasi certezza che per 6 anni non vi saranno controlli.
La licenza per difesa personale, come è noto, viene invece sottoposta a controllo dei requisiti ogni anno.
Il certificato anamnestico necessario, poi, viene rilasciato dal medico di base e non c’è alcun controllo sull’uso, per esempio, di sostanze stupefacenti nè una visita da parte di uno psicologo.
A meno che l’autorità di polizia non ne venga a conoscenza autonomamente e intervenga di conseguenza; sospensioni dei titoli in questione sono altresì previste, a seguito di un iter particolare, qualora risultino denunce a carico dei titolari o si venga sorpresi a guidare in stato di ebbrezza.
Detti provvedimenti si concludono con la revoca definitiva del titolo oppure con l’archiviazione. Di certo molte persone non hanno alcun interesse a svolgere attività di tipo sportivo e spesso si ricorre a questa licenza anche per il solo fatto di poter detenere un’arma presso la propria abitazione, vista la difficoltà a diventare possessori di porto d’armi per difesa personale.
Credo che continuare a chiudere gli occhi davanti a simili problemi – in tal senso sarebbe già utile recepire la direttiva Ue su acquisizione e detenzione delle armi emanata a marzo 2017 – farà sì che, prima o poi, ci ritroveremo presto in un Far West destinato a facilitare i Traini di turno nei loro assurdi e ingiustificati propositi di giustizia fai da te.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
A OTTO E MEZZO IL GRILLINO RIMEDIA UNA BRUTTA FIGURA: NON SPIEGA LE COPERTURE DEL PROGRAMMA M5S E NON DICE QUANTI SARANNO I LICENZIAMENTI NELLA PA
Lorenzo Fioramonti, consulente del MoVimento 5 Stelle per le politiche economiche e candidato a Roma all’uninominale alla Camera, è stato ospite sabato di Lilli Gruber a Otto e Mezzo.
Fioramonti ha provato a rispondere alle domande, precise e puntuali, poste da Veronica De Romanis economista e docente della LUISS.
Punto principale del contendere sono state le coperture del programma economico del MoVimento i cui conti, come è stato detto da più parti, non tornano.
Fioramonti è docente all’Università di Pretoria dove dirige il Centre for the Study of Governance Innovationviene generalmente presentato come “economista”, ma non lo è dal momento che detiene un dottorato in Comparative and European Politics. Ciononostante in queste ultime settimane è stato Fioramonti a rispondere alle obiezioni sul programma economico del M5S spiegando il senso del documento sulle “coperture” pubblicato qualche tempo fa sul sito ufficiale del MoVimento per “mostrare” dove Di Maio e il suo governo reperiranno i fondi necessari per realizzare l’ambizioso programma enunciato nei “20 punti per la qualità della vita degli italiani”.
La Professoressa De Romanis ha lavorato con l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli e dal momento che proprio grazie ai tagli alla spesa il MoVimento sostiene di riuscire a recuperare buona parte delle risorse necessarie (dai 30 a i 34 miliardi di euro) è stato chiesto a Fioramonti dove intenda tagliare la spesa pubblica per recuperare il denaro necessario.
La risposta di Fioramonti è la classica preconfenzionata: «Noi abbiamo una storia, un partito che ha credibilità da questo punto di vista. Riduzione massiccia dei costi della politica. Lo abbiamo dimostrato già nel tempo e possiamo farlo. A differenza degli altri partiti non abbiamo clientele».
Ovvero quello che c’è scritto qui dove leggiamo che “basta avere le mani libere da condizionamenti di lobby e gruppi di interesse che finora hanno sempre prosperato in modo parassitario, attaccati alle gonne dello Stato”.
Il candidato pentastellato spiega poi che il M5S interverrà «su una serie di tassazioni che serviranno a indirizzare le scelte dei consumatori in modo più responsabile. Ad esempio il gioco d’azzardo, chi ha concessioni petrolifere, chi ha concessioni autostradali».
Rimane però senza risposta la questione dei tagli, dove intende tagliare e quanti posti di lavoro saranno tagliati?
Abolire gli enti inutili significa anche questo. Fioramonti però non lo dice.
E se proprio deve fare un esempio ne sceglie uno “innocuo” che piace senza dubbio agli elettori. Parla della proposta di eliminare “un ufficio che si occupa delle ristrutturazioni degli uffici dei presidenti della Camera e del Senato”.
Insomma l’emblema della casta, lavoratori del cui eventuale licenziamento gli elettori del M5S non si preoccuperanno. Ma è chiaro che si tratta di pochissime persone.
Il grosso dei tagli sarà altrove. Dove?
De Romanis: Nel vostro programma volete tagliare gli enti inutili, lo ha promesso anche Renzi e non lo ha fatto. Il vero costo però è il personale. Se togliamo i sussidi ai trasporti locali significa aumentare il costo del biglietto.
Fioramonti: C’è bisogno di svecchiare il contesto amministrativo italiano.
De Romanis: Ma lei pensa di licenziare le persone della pubblica amministrazione?
Fioramonti: Noi vogliamo addirittura creare il reddito di cittadinanza. Noi vogliamo creare un cuscinetto che eviterà che qualunque persona in Italia abbia meno di 780 euro.
È indicativo che Fioramonti non abbia mai risposto alla domanda precisa della De Romanis e abbia cambiato argomento cercando in qualche modo di “spiegare” che sarà il reddito di cittadinanza ad assorbire l’impatto dei licenziamenti.
O almeno così sembra che abbia detto perchè non lo ha detto esplicitamente.
In questo modo, ovvero pensando di coprire i costi dei licenziamenti fatti per tagliare la spesa pubblica con il RdC si amplierebbe la platea dei beneficiari e — di conseguenza — i costi. Come sarà possibile? Mistero. Senza contare che anche il costo per il taglio degli scaglioni Irpef.
Il MoVimento 5 Stelle ha spiegato che 70 miliardi (su 80-85 circa) saranno recuperati in due modi.
Il primo sono i tagli alla spesa individuati da Cottarelli. Il secondo grazie a circa 40 miliardi di tax expenditures.
Il documento del M5S (se così lo si può chiamare) è volutamente ambiguo perchè parla di “30 miliardi annui, a regime” nel primo caso e di “40 miliardi l’anno, a regime”.
Il che è curioso perchè o sono 30 miliardi l’anno o sono 30 miliardi a regime. Come abbiamo fatto notare qui Piano Cottarelli infatti parla di 34 miliardi l’anno, lordi, a regime su tre anni.
Questo significa che il primo anno qui 70 miliardi di euro non saranno disponibili.
La cosa è stata fatta notare anche dalla professoressa De Romanis che dopo che Fioramonti dice «Cottarelli dice che nell’arco di tre anni noi potremmo arrivare a regime a 34 miliardi di tagli» ribatte: «Però voi li chiamate annuali, parlate di “circa 30 miliardi annui” e poi parlate di “40 miliardi di tax expenditures annui” quindi sono 70 miliardi annui».
Fioramonti a quel punto è costretto a spiegare che “quel capitale è in alcuni casi annuale in alcuni casi su una legislatura”.
La De Romanis ribatte che è scritto nel documento ufficiale, confondendo però quello sui “20 punti” con quello sulle “coperture”. E Fioramonti spiega che “Io non so che documenti ha lei nelle mani, non è quello che ho visto io”. In realtà leggendo il documento sulle coperture è sempre scritto “annuo a regime”, ad eccezione della quantità di deficit, quella sì davvero annuale.
Tant’è che la settimana scorsa rispondendo a Repubblica Fioramonti è stato costretto ad ammettere che “Per quanto riguarda il piano Cottarelli, è vero che si tratta di 34 miliardi a regime e lordi”.
Questo significa solo una cosa: quei 70 miliardi “annui, a regime” il M5S non li avrà a disposizione ogni anno della legislatura ma solo a regime.
Questo significa quindi che per il primo anno (ma anche per il secondo) quelle coperture non ci sono.
Come farà quindi il M5S a finanziare il superamento della Fornero, i tagli delle aliquote fiscali e il reddito di cittadinanza? Altro mistero.
Anche perchè il M5S vuole fare più deficit e al tempo stesso abbassare il rapporto deficit/PIL di 40 punti in 10 anni.
La De Romanis fa notare che per farlo “serve un avanzo primario intorno al 5-6% mentre il M5S vuole sforare il 3%”.
Ci sono insomma nel programma del M5S cose che prese singolarmente possono anche avere senso ma che non possono razionalmente stare assieme l’una con l’altra. Fioramonti risponde che è possibile farlo “valorizzando” il patrimonio immobiliare pubblico (ovvero con dismissioni e privatizzazioni) e spiegando che saranno le famiglie italiane ad investire i loro risparmi negli immobili.
Non si spiega però quale famiglia italiana sia in grado di investire per l’acquisto, ad esempio, di una caserma dismessa.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
“MI HANNO FATTA SCOMPARIRE DAL COLLEGIO PUGLIA 1 ALLA CAMERA”
In un video postato sul suo profilo Facebook Alessia Lucia Cuppone accusa il MoVimento 5 Stelle di
averla fatta “sparire” dal collegio Puglia — 01 alla Camera dove si era candidata dopo che, secondo quanto afferma, si era classificata prima alle Parlamentarie:
Io, candidata alla camera nel collegio Puglia-02, con 389 voti, sarei dovuta essere LA PRIMA NEL LISTINO BLOCCATO. Nei risultati usciti ieri, non compaio nell’elenco. Esclusa 2.0 nonostante 389 persone, 389 iscritti, 389 teste pensanti mi avessero scelta. Chiedo solo spiegazioni, per poter chiedere scusa a chi aveva creduto in me. In attesa di risposte da dare a 389 elettori.
In effetti nel documento riepilogativo dei risultati delle Parlamentarie che finalmente il M5S ha messo online dopo settimane di promesse, compare, sotto la dicitura “Voti ricevuti dai candidati ritirati e/o non in possesso dei requisiti richiesti il numero 389.
«Quei voti sono i miei, anche perchè sono l’unica che manca dall’elenco del collegio ‘Puglia 2’. Ma non mi sono ritirata, nè ritengo di non essere in possesso dei requisiti», spiega Cuppone.
Ma non si capisce in che modo la candidata abbia saputo di aver preso i 389 voti, a meno che non abbia verificato di essere in elenco all’epoca dell’apertura del voto e che non abbia successivamente verificato che il suo è l’unico nome mancante nell’elenco.
In ogni caso anche per Cuppone, come per altri, non ci sarà altra strada che quella del tribunale per far valere le sue presunte ragioni.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
PIROZZI: “HA AVUTO QUALCHE POSTO NELLE LISTE DELLE POLITICHE ED E’ ANDATO CON CHI LO GIUDICAVA IMPRESENTABILE FINO A IERI”
“Ho appreso che Gianni Alemanno ha convocato una riunione locale per decidere l’atteggiamento alle regionali. Ma in rete ha già deciso da solo annunciando unilateralmente l’appoggio a Parisi senza alcun candidato nella lista di Roma. E’ una decisione grave e settaria, oltre che poco condivisa”.
Così in una nota il Vice Presidente del Consiglio regionale, Francesco Storace.
“Dopo le mie dimissioni dalla presidenza del partito, avevo sperato in un atteggiamento meno schizofrenico da parte di chi aveva detto di sostenere Pirozzi. Alemanno schiera se stesso con i partiti arrivati al settimo candidato, contro un uomo del popolo che giurava di voler sostenere. Per quel che mi riguarda è l’ultimo atto che segna la mia definitiva incompatibilità con Mns. Io non tradisco Sergio Pirozzi”.
“Ma il Gianni Alemanno che sostiene ufficialmente la candidatura di Stefano Parisi e che ha avuto dal “fu” centrodestra alcuni posti in lista alle politiche per suoi uomini è lo stesso Gianni Alemanno che veniva definito impresentabile e usato come motivazione da chi si opponeva alla mia candidatura unitaria, attribuendogli un inesistente vicinanza con me o si tratta di un caso di omonimia? La grande ammucchiata prende forma. So ragazzi”.
Così in una nota Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice e candidato alla presidenza della Regione Lazio.
(da agenzie)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
SALVATORE MAZZEI “RIFERIMENTO DELLA ‘NDRANGHETA”… ANCHE I GENERI CITATI NELLA RELAZIONE DELLA DDA DI CATANZARO… MA CHE BELLE LISTE “PULITE”
Un impero da 200 milioni di euro da oggi passa nelle mani dello Stato. 
Un tesoro strappato di mano al “re” della Salerno-Reggio Calabria, l’imprenditore calabrese Salvatore Mazzei che proprio ai lavori di rifacimento dell’autostrada ha legato la sua ascesa economica.
Un provvedimento che riguarda i beni di tutta la famiglia potrebbe avere ripercussioni anche a livello politico.
I due generi dell’imprenditore, infatti, sono entrambi candidati per le elezioni del prossimo 4 marzo.
Domenico Furgiuele correrà per la Camera per la lista “Noi con Salvini”, Massimo Cristiano invece è il candidato di Casapound per il collegio di Catanzaro.
Entrambi inoltre sono citati nella relazione sul recente scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme.
Per la Dda di Catanzaro Salvatore Mazzei avrebbe avuto un ruolo centrale nella realizzazione della nuova Autostrada del Mediterraneo.
Non solo era lui a fornire, per la gran parte dei cantieri, il cemento estratto dalla sua cava, un cratere che domina su Lamezia Terme, ma l’imprenditore sarebbe stato soprattutto parte integrante «di un vero e proprio sistema criminale finalizzato al controllo delle estorsioni, dei subappalti e delle forniture».
Mazzei e le sue imprese sarebbero stati per oltre un decennio il punto di «riferimento delle cosche mafiose dominanti nei territori calabresi interessati dall’esecuzione di costose opere pubbliche».
In pratica i clan della ‘ndrangheta avrebbero imposto alle grosse ditte vincitrici di subappaltare parte dei lavori e le forniture all’imprenditore lametino.
Nei cantieri dell’autostrada era così che si pagava il pizzo, grazie alle fatture gonfiate dalle imprese di Mazzei.
Un meccanismo di sovrafatturazione che permetteva guadagni sicuri e garantiva tranquillità ambientale.
Secondo quanto si legge nel decreto di confisca emesso dal Tribunale di Catanzaro, l’imprenditore ha fatto da tramite con «significativa sistematicità » tra «l’impresa aggiudicataria dell’appalto e le organizzazioni criminali territorialmente competenti all’imposizione e alla riscossione delle estorsioni».
Queste somme «inquinate», secondo la ricostruzione del Tribunale, sarebbero poi finite nelle aziende di famiglia di Mazzei e fatte fruttare anche grazie a una evasione fiscale a sei zero. Per i giudici l’intera galassia societaria sarebbe servita per una «programmata e colossale operazione di autoriciclaggio».
La confisca, è stata preceduta da un sequestro richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, diretta dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri e coordinata dall’aggiunto Giovanni Bombardieri nell’ambito di una precisa strategia investigativa, finalizzata alla sottrazione di beni riconducibili a soggetti collegati, o contigui, ad organizzazioni di ‘ndrangheta.
Questa mattina i carabinieri del Noe di Catanzaro, guidati dal maggiore Gerardo Lardieri, hanno apposto i sigilli a 26 società , 67 fabbricati, 176 appezzamenti di terreno, 13 autocarri, 5 autovetture, 10 macchine operatrici per cantiere e un motociclo.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
INVITI AD ARMARSI E A COMMETTERE CRIMINI CONTRO GLI IMMIGRATI: IL DELIRIO NAZISTA SUL WEB
“Onore al camerata catturato a Macerata”. “Questo è solo l’inizio della nostra vendetta: dobbiamo armarci e fare come lui”. “Riprendiamoci la nostra patria: sparate a vista a quelle bestie”.
Luca Traini – il 28enne che a Macerata ha sparato contro un gruppo di immigrati dopo aver fatto il saluto romano – non aveva ancora neppure fatto in tempo a confessare davanti alle forze dell’ordine, sabato scorso, che già la galassia nera del web gridava a gran voce il suo nome.
Da quel momento, come l’Espresso ha avuto modo di vedere, i gruppi segreti che su Facebook incitano all’odio e alla violenza e che fanno proselitismo per conto dell’estrema destra non hanno ancora smesso di osannarlo
E soprattutto, la strage sfiorata di Macerata diventa il pretesto per incitare altri neofascisti a fare la stessa cosa, ad “armarsi e a sparare agli immigrati” per difendere “l’Italia e la nostra razza”.
Una potenziale polveriera pronta a esplodere. Perchè il collante che tiene insieme i nostalgici del Ventennio – spesso ragazzi giovanissimi – è composto da insoddisfazione sociale, frustrazione economica, odio verso gli stranieri e più semplicemente verso chi non condivide i valori ispirati al fascismo.
E allora accendere la miccia – da parte di chi istiga alla violenza – diventa fin troppo facile.
Il gruppo Facebook “Io non ho tradito”, per esempio, è fra i più scatenati. Gli utenti chiamano Luca Traini “un camerata”, “uno di noi”, e lo omaggiano con parole come “onore”, “capitano” in un profluvio di saluti romani e nazisti.
Nel gruppo “Benito Mussolini fece grande l’Italia” ci si spinge anche oltre: “I comandanti come noi non si saziano mai”, scrivono. “Non ci dobbiamo fermare, dobbiamo sparare a vista a morte agli sporchi immigrati”, è la minaccia di altri utenti che firmano con nome e cognome.
§“E’ l’inizio della fine degli essere inferiori”, scrive uno dei neofascisti nel gruppo Fascisti del Terzo millennio, “ognuno di noi avrebbe fatto la stessa cosa che ha fatto Luca”
Molti degli utenti non nascondono di fare propaganda politica per conto di Forza Nuova o Casa Pound. “Votate tutti compatti per CasaPound!”, scrive un utente nel gruppo Fascisti del Terzo Millennio.
Nelle ultime settimane, sui social network i gruppi e le pagine che inneggiano all’odio razziale e alla violenza sono aumentati a dismisura.
Molti di loro hanno alzato il tiro. Ispirandosi non solo al fascismo ma evocando, anche, lo spettro del nazismo con la pubblicazione di fotografie di Adolf Hitler.
Qui, gli utenti si augurano che per gli immigrati si arrivi a una “soluzione finale”, come fu per il popolo ebraico sotto il Terzo Reich.
I meccanismi di sicurezza interna di Facebook, però, non sempre sono efficaci. Se almeno una ventina di gruppi sono stati segnalati e chiusi nell’ultimo mese e mezzo solo in Italia – fanno sapere dal colosso americano – altrettanti ne sono stati aperti con un altro nome.
Spesso a gestirli sono persone con una militanza borderline in ambienti di estrema destra e con precedenti penali per apologia del fascismo o gravitanti in ambienti legati all’eversione nera.
Monitorare la galassia nera del web è difficile persino per le stesse forze dell’ordine, che non sempre riescono a entrare nei gruppi segreti. Al loro interno, infatti, alcuni utenti sono stati incaricati di controllare e verificare ogni nuovo account che accede alle loro pagine e di comunicare ogni eventuale infiltrato anche agli altri gruppi “amici”. Una rete di controllo capillare ed efficace. Quasi militare.
Per questo le denunce e le segnalazioni quasi quotidiane da parte di chi diventa bersaglio del loro odio spesso risultano lettera morta.
E così nelle stanze virtuali che inneggiano al nazi-fascismo si continua a predicare la violenza. E c’è chi richiama direttamente i cittadini “alle armi”, pubblicando foto di kalashnikov, facili da caccia e coltelli e incitando gli altri membri dei gruppi a usarli “per cominciare la caccia”.
Un invito perchè dalle parole si passi finalmente ai fatti. Come è stato – appunto – per Luca Traini.
(da “L’Espresso”)
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Febbraio 5th, 2018 Riccardo Fucile
LA SENTENZA CONFERMA L’ESISTENZA DI DUE DISTINTE ASSOCIAZIONI E LE CONDANNA ENTRAMBE… ALTRA VITTORIA DELL’AVV. BORRE’
Il giudice Francesco Remo Scerrato ha definitivamente deciso: il MoVimento 5 Stelle di Roma ha
espulso illegittimamente Roberto Motta, Antonio Caracciolo e Paolo Palleschi durante la corsa per le Comunarie di Roma del 2016 e dovrà pagare un totale di 30mila euro di sole spese di lite, in attesa della definizione dei danni per i due (Palleschi ha trovato un accordo giudiziale e si è ritirato) esclusi
La vicenda risale all’epoca della corsa di Virginia Raggi alla candidatura.
Tra gennaio e febbraio di quell’anno vengono cacciati una serie di attivisti, tra cui Mario Canino che è stato depennato dopo aver vinto le primarie all’ultimo istante (anche per lui tra poco arriverà la decisione definitiva del tribunale).
Il caso della sentenza riguarda tre iscritti: Palleschi viene accusato di aver aderito a un altro partito, Motta di aver messo in dubbio la regolarità del sistema di voto del MoVimento 5 Stelle e Caracciolo di negazionismo dell’Olocausto, nonostante fosse stato assolto con formula piena da un’indagine della sua università . I tre sono assistiti dall’avvocato Lorenzo Borrè, che negli anni ha assestato molteplici bastonate giudiziarie ai grillini.
Nell’aprile 2016 il tribunale dà ragione ai tre ricorrenti decidendone la riammissione nell’Associazione del MoVimento 5 Stelle.
Il giudice, si raccontava all’epoca, “ha accolto la domanda di sospensiva delle espulsioni”, annullando dunque i cartellini rossi, “ma ha giudicato inammissibile” la richiesta di annullare le consultazioni online che hanno visto trionfare Virginia Raggi.
Oggi il tribunale ha definitivamente certificato che le motivazioni in base alle quali sono stati presi i provvedimenti disciplinari nei confronti di Motta e Caracciolo non erano valide.
Per quanto riguarda Motta, l’attivista veniva accusato di aver messo in dubbio la regolarità del sistema di voto del MoVimento 5 Stelle in base a un commento che si riferiva invece alla decisione di accorpare due forum grillini di Roma.
E in ogni caso Motta non era ancora iscritto al M5S quando ha scritto i commenti che la Lombardi ha portato come prova della necessità dell’espulsione.
Per quanto riguarda Caracciolo, «ritiene il Giudice che la contestazione mossa al ricorrente, basata su articoli di giornali, non prenda in debita considerazione, come del resto emerge anche dall’assoluzione davanti al Consiglio di disciplina universitario, la circostanza che il ricorrente avesse posto la questione in termini di libertà di ricerca storica e non tout court di negazione dell’Olocausto, rivendicando il diritto, quale studioso, che si potesse liberamente studiare anche le pagine buie della Storia»
La sentenza conferma inoltre l’esistenza di due distinte associazioni denominate MoVimento 5 Stelle e le ha condannate entrambe al pagamento delle spese legali.
Il tribunale ha poi dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse in ordine alla domanda di annullamento del regolamento del 2014 a causa della sopravvenuta approvazione del nuovo regolamento nel 2016: su questa decisione probabilmente si andrà in appello.
E, come succede nei tribunali civili, chi perde si trova a dover pagare le spese. Il tribunale dichiara la contumacia dell’associazione MoVimento 5 Stelle del 2009, dichiara ammissibile l’intervento della Movimento 5 Stelle del 2012, chiude la vicenda Palleschi ma rigetta per carenza di interesse l’impugnazione del regolamento del 2014 visto che ne è stato pubblicato un altro; infine però dichiara che Motta e Caracciolo “possedevano i requisiti per partecipare, sia sotto il profilo dell’elettorato attivo che di quello passivo, alla scelta dei candidati da inserire nella lista del M5S per le elezioni comunali di Roma Capitale e per concorrere alla candidatura alla carica di Sindaco per il M5S” e quindi “condanna in solido la convenuta contumace Associazione MoVimento 5 Stelle del 2009 e l’intervenuta Associazione Movimento 5 Stelle del 2012 al pagamento, in favore degli attori, delle spese di lite, ivi comprese quelle della fase cautelare, che liquida in 21.392,00 euro per compensi professionali e in 518,00 per spese, oltre rimborso forfettario, Cp ed Iva come per legge”.
La condanna al pagamento delle spese legali, in attesa dell’eventuale quantificazione del danno ricevuto da parte dei ricorrenti, è la plastica dimostrazione del torto marcio con cui il MoVimento 5 Stelle ha improntato la sua azione disciplinare nei territori.
In attesa delle decisioni definitive a Napoli e nelle altre guerre giudiziarie scatenate dalla scarsa democrazia interna dei grillini — la più importante è quella per nome e simbolo intentata dai 33 grillini contro Di Maio e Grillo — arriva la prima “punizione” al pagamento delle spese che qualcuno adesso dovrà liquidare, assumendosi così la responsabilità delle azioni proprie e di quelle dei propri fidati”. Chissà chi.
Ma soprattutto: questa sentenza non può che avere una grossa eco mentre le proteste per i candidati “scomparsi” alle Parlamentarie non si sono ancora placate.
(da “NextQuotidiano”)
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