Maggio 27th, 2018 Riccardo Fucile
LA COMMISSIONE DEL BUNDESTAG SUI SERVIZI MONITORA EVENTUALI SVILUPPI
“Nessun allarme”, ma “inquietudine”, “nessun panico”, ma un esame attento degli sviluppi in Italia in queste ore per capire se l’eventuale nuovo governo realizzerà la minaccia di mettersi di traverso sulle sanzioni Ue contro la Russia.
È questo il clima che si respira nella commissione parlamentare che vigila sui servizi segreti in Germania, secondo un articolo apparso oggi sull’edizione domenicale della Faz. Una sorta di preallerta, forse anche prevedibile visti gli sviluppi inquietanti in Italia.
Com’è noto, per rinnovare le sanzioni c’è bisogno dell’unanimità in Europa, ed è normale che un Paese che è sempre stato in prima fila su questo dossier come la Germania tenti di capire se c’è il pericolo di una rottura. Ma nessuno per ora sta pensando a contromisure come l’interruzione dello scambio di informazioni o altre misure estreme.
Lo stesso articolo fa notare che la Germania è abituata a trattare con Paesi difficili – basti pensare a un partner della Nato cruciale come la Turchia
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2018 Riccardo Fucile
L’ETERNO PARTENTE ORA RIMANE, IN DISCUSSIONE LA LEADERSHIP DI DI MAIO
«Le dico una cosa che non ho mai detto prima. Se questo governo salta, io mi ricandido. Ci metto la
faccia».
Alessandro Di Battista fornisce un motivo ai grillini per tifare no al governo Conte e sì a elezioni il prima possibile: il suo ritorno.
Annunciata in tv da Gramellini, la ridiscesa in campo dell’ex deputato che doveva andare in America movimenta la serata del MoVimento impegnato in una difficile mediazione con Mattarella e Salvini.
E offre anche un nuovo motivo di discussione interna ed esterna al M5S, perchè un Di Battista in campo vorrebbe dire una discussione aperta sulla leadership di Luigi Di Maio, del quale già si annunciava la riconferma come candidato presidente del Consiglio insieme all’intero blocco di candidati del 4 marzo per un eventuale ritorno alle urne.
Con Di Battista dentro i conti bisogna rifarli dall’inizio, magari con un voto su Rousseau per il candidato che stavolta non si preannuncia come una farsa ma come una sfida vera per la leadership.
D’altro canto lo stesso Alessandro Di Battista nei giorni scorsi aveva abbattuto al bar alcuni ministri proposti da Salvini-Di Maio e quindi un’influenza politica sulle scelte del M5S ha continuato ad esercitarla, anche se solo in forma di moral suasion.
E soprattutto, le nuove elezioni potrebbero costituire un ballottaggio all’ultimo voto tra grillini e leghisti — se sceglieranno di marciare divisi per poi colpire uniti, come alle ultime elezioni — oppure la nascita di un nuovo bipolarismo, con sovranisti da una parte ed europeisti dall’altra.
E chi meglio di lui potrebbe incarnare la leadership?
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 27th, 2018 Riccardo Fucile
NON SOLO PIETRO DETTORI, MA ANCHE ROCCO CASALINO, MARIA CHIARA RICCIUTI E CRISTINA BELOTTI SBARCHERANNO A PALAZZO CHIGI
Non solo Pietro Dettori. Appena il governo Lega-M5S nascerà , il Giglio ormai appassito che per quattro anni ha dettato legge a Palazzo Chigi verrà sostituito dalla “Rete Magica”, in omaggio al totem dell’azienda informatica da cui tutto discende e al tramaglio congegnato per imbrigliare «l’avvocato del popolo».
Giovanna Vitale su Repubblica ci spiega oggi come la Casaleggio entrerà a Palazzo Chigi. A partire da Rocco Casalino:
Quando Di Maio scala il Movimento, lui diventa la sua ombra. Scivolando alle spalle di Conte – con cui condivide un incidente di curriculum: il vantato master americano in Economia è stato smentito dall’università di Winchester – appena l’asse pentaleghista si salda sul nome del professore. A cui Casalino scrive il suo primo discorso da capo del governo incaricato.
Vergato poco prima di salire al Quirinale nella sede romana della Casaleggio, dove ha il domicilio l’altro dioscuro del futuro premier: Pietro Dettori. Destinato, lui, alla guida dell’Ufficio di Presidenza: nessun atto, decreto, mail o missiva potrà entrare o uscire senza che l’ex dipendente della srl meneghina lo veda. Figlio di un imprenditore sardo amico di Casaleggio senior, entra in azienda grazie alla sua abilità coi social. Il passaggio al blog di Grillo viene naturale: è Dettori a scrivere i post più virulenti.
Alla morte di Gianroberto, il figlio Davide lo vuole con sè nell’Associazione Rousseau, ma sarà l’uscita dell’eurodeputato David Borrelli a consentirgli la promozione a socio della piattaforma che gestisce le votazioni più importanti (da ultimo, l’accordo Lega-5S), i dati degli iscritti, le leggi condivise con i cittadini. Un fortino È di informazioni che dà un grande potere a chi lo controlla. E che ora si trasferisce armi e bagagli nel cuore dello Stato.
Dove approderà anche Maria Chiara Ricciuti, altra pedina fondamentale dello staff di Di Maio, che di Conte sarà il capo dell’ufficio stampa.
Trentenne romana ma di origini abruzzesi, «giornalista fuori tempo e fuori epoca» si definisce lei, ha lavorato per anni per l’Italia dei Valori, la prima forza politica ad avvalersi dei servigi della Casaleggio Associati.
Con lei, vestale dell’agenda di Conte, sbarcherà a Palazzo Chigi pure un’altra fedelissima del capo politico: Cristina Belotti, 29 anni, già responsabile Comunicazione del M5S in Europa (abbandonata dopo qualche problema sui rimborsi spese) e già in prima linea nel tour per le Regionali siciliane.
La Rete del premier è pronta. Casaleggio pure.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 27th, 2018 Riccardo Fucile
CARLO MESSINA: “580 MILIARDI SONO IN MANO A INVESTITORI INTERNAZIONALI, SERVONO FIGURE AUTOREVOLI NELLE POSIZIONI CHIAVE”
“Un Paese affidabile con un’economia forte ha le stesse prospettive di Germania, Francia e Spagna”.
Così l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, in un’intervista al Corriere della Sera, che invita a non sottovalutare il “problema Italia”.
E avverte: “Attenzione a non perdere la fiducia di chi sottoscrive il debito italiano”.
Spiega Messina:
“Dei 2.300 miliardi del nostro debito pubblico 580 miliardi sono in mano a investitori internazionali, dai fondi dello stato norvegese a quelli privati degli americani. La Borsa vede un capitale investito anche dall’estero di altri 6-700 miliardi. Sono tutte persone e società che hanno investito e quindi creduto nel nostro Paese. Fondano la loro fiducia sul fatto che l’Italia voglia continuare a crescere, svilupparsi, battere la disoccupazione, ridurre le diseguaglianze…”.
Continua l’ad di Intesa Sanpaolo:
“Soltanto quest’anno, ci sono ancora 93 miliardi di euro di titoli a breve termine da collocare, oltre a 88 miliardi di titoli a medio e lungo termine. L’anno prossimo ci sono scadenze per un totale di 340 miliardi. Sono risorse fondamentali. Servono appunto a pagare pensioni, sanità , stipendi. E riusciamo a farlo grazie a una completa interconnessione con i mercati finanziari mondiali, per questo preservare la fiducia guadagnata significa tutelare la nostra economia reale, la ricchezza delle nostre famiglie e delle imprese italiane”.
Sottolinea ancora Messina:
“Il nostro Paese deve darsi l’obiettivo di avere figure autorevoli nelle posizioni chiave a livello europeo ed internazionale per essere adeguatamente rappresentato nelle sedi decisionali. Penso al grande tema dei migranti rispetto al quale il nostro Paese ha raggiunto risultati importanti ma sia ben chiaro che è un problema dell’Europa tutta”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 26th, 2018 Riccardo Fucile
E PUBBLICA LA FOTO A ROMA CON GOETZ KUBITSCHEK CHE DEFINI’ UNA VERGOGNA IL MONUMENTO ALL’OLOCAUSTO A BERLINO … CI VOLEVA UN GIORNALE STRANIERO PER ROMPERE L’OMERTA’ DI CUI GODE LA ZECCA PADANA IN ITALIA… E ORA FUORI I RAPPORTI CON PUTIN PER DISTRUGGERE L’EUROPA
Lo Spiegel ha le prove che Matteo Salvini ha legami con l’estrema destra tedesca.
Per il settimanale di Amburgo, il leader leghista avrebbe avuto e manterrebbe tuttora rapporti con ambienti del partito euroscettico Alternative fà¼r Deutschland (Afd) e soprattutto di Pegida, il movimento neonazista tedesco che organizza proteste contro l’immigrazione la presunta islamizzazione del Paese.
“Il possibile ministro dell’Interno Matteo Salvini cura contatti politici con la Germania – scrive oggi lo Spiegel – ma non proprio con i democratici”.
Secondo il settimanale tedesco, l’europarlamentare Joerg Meuthen di Alternative fà¼r Deutschland fa notare resistenze nei confronti di Salvini proprio per i suoi presunti contatti con Pegida, movimento più estremista dell’AfD.
Questi contatti sarebbero documentati da una foto scattata nel 2015 a un convegno a Roma e pubblicata dal settimanale.
Nell’immagine c’è Salvini con l’editore della Sassonia-Anhalt, Goetz Kubitschek, “ospite fisso di Pegida e uomo di fiducia di Bjoern Hoecke”, altro esponente di Alternative fà¼r Deutschland.
Lo Spiegel non manca di ricordare che in passato Kubitschek ha avuto problemi col suo stesso partito.
In un’occasione, per esempio, ha definito il monumento dell’Olocausto a Berlino un “monumento della vergogna”.
Nella foto Salvini e Kubitschek reggono una bandiera di Wirmer, il vessillo che fu adottato dai congiurati anti-Hitler ma ora fatto proprio da Pegida.
La “cooperazione” è in corso “da anni”, e del resto il promotore delle manifestazioni Lutz Bachmann chiama i leghisti “amici” e “incrocia le dita per il suo lavoro contro i cosiddetti profughi”, su Facebook.
Kubitschek conferma “che i contatti sono in piedi ancora oggi”. Per settembre è in programma un grande congresso europeo, anche con ospiti dall’Italia.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2018 Riccardo Fucile
CONSULTAZIONI FALLITE, SALVINI PORTA IL PAESE ALLA CRISI, SI VOTERA’ IN AUTUNNO E GLI ITALIANI POTRANNO DECIDERE SE SUICIDARSI
È il salto di qualità della crisi più lunga della nostra storia, che ha già superato gli 83 giorni senza
governo.
Ringhia Matteo Salvini verso il Colle: “Io ho detto, o si parte o basta. Se salta il governo ci sarà una frattura con gli italiani”. Il sottinteso, neanche troppo, è che la colpa sarà scagliata contro il capo dello Stato, reo di non aver subito il diktat imposto dai partiti.
Al Quirinale accettare una cosa del genere equivarrebbe certificare che in Italia non c’è più la presidenza della Repubblica: il suo ruolo, le sue funzioni, la sua dignità istituzionale.
Perchè al capo dello Stato non è stato suggerito di nominare Paolo Savona, pur conoscendo le sue preoccupazioni e perplessità . È accaduto e sta accadendo ben altro. L’arbitro è stato schiaffeggiato, col tono protervo di chi dice “comandiamo noi, tu firmi”, con l’atteggiamento padronale di chi se ne infischia delle regole e delle prerogative stabilite dalla Costituzione.
Accadrà così, con i due capi, Salvini e Di Maio, che faranno recapitare da Giuseppe Conte la lista a Sergio Mattarella.
Dal premier avvocato al premier postino, che salirà al Colle nella giornata di domani, almeno così pare al momento.
All’Economia c’è il nome di Paolo Savona, il teorico del piano B, di uscita dall’euro. Irrinunciabile per Salvini, anche se i Cinque Stelle hanno tentato qualche timida mediazione, proponendo di tenerlo nel governo, ma magari in un’altra casella.
Quel nome è imprescindibile per la Lega, perchè incarna la nuova politica economica sovranista: politiche in deficit, spread alle stelle, fino all’uscita dall’Euro.
È il motivo per cui il capo dello Stato eserciterà le sue prerogative, invitando a indicare un altro nome.
Quelle stabilite dalla Costituzione dove c’è scritto che i ministri li nomina il capo dello Stato, su proposta del premier. Significa che quantomeno deve esserci un minimo di condivisione.
Neanche Berlusconi arrivò a minacciare il ritorno al voto ululando contro il Quirinale quando Oscar Luigi Scalfaro si oppose alla nomina di Cesare Previti alla Giustizia, nel 1994, perchè ravvisava un caso di conflitto di interessi, essendo l’avvocato del Cavaliere.
Nè disse una sola parola Renzi quando Giorgio Napolitano non ritenne opportuna la nomina di Nicola Gratteri, perchè ritenne poco opportuno in base al principio di divisione dei poteri, che un esponente di un ordine dello Stato (la magistratura) andasse a ricoprire un prestigioso incarico di natura politica.
Questa volta il nome di Paolo Savona, a giudizio di Sergio Matterella, solleva più di una perplessità in relazione a quell’osservanza dei trattati internazionali, di cui si parla all’articolo 11 della Carta, perchè non sembra una bella dichiarazione in tal senso il paragone della Germania di oggi col Terzo Reich.
Ecco: Mattarella non si piega, consapevole che una nomina del genere farebbe scatenare l’apocalisse sui mercati. Salvini neanche, grande teorico del “tanto peggio tanto meglio”.
La verità è che, a questo punto, il leader della Lega ha smesso di puntare sul governo e sta puntando sul non governo, convinto che il ritorno al voto gli regalerà un balzo in avanti nei consensi.
Parliamoci chiaro, queste consultazioni sono già tecnicamente fallite. E, in attesa che si consumi l’ultimo atto, si torna a parlare di governo del presidente, per portare il paese al voto in autunno, perchè la finestra elettorale di luglio si è chiusa.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 26th, 2018 Riccardo Fucile
UN PIANO POLITICO PER USCIRE DALL’EURO: RITORNO ALLA LIRA, SVALUTAZIONE, INFLAZIONE A DUE CIFRE, STAMPARE MONETA FINO AL DEFAULT DEL PAESE… MA A QUEL PUNTO NON BASTERANNO LE BUCHE DI SADDAM HUSSEIN PER NASCONDERSI
Provate a domandare a fonti leghiste perchè, arrivati a questo punto, Salvini non indica all’Economia Giorgetti, tanto per fare un nome che non avrebbe problemi al Colle.
In una trattativa normale sarebbe la soluzione naturale. In fondo è pur sempre un leghista e consentirebbe la nascita del governo.
È accaduto più volte che la lista dei ministri, una volta approdata al Colle, ne uscisse cambiata, senza per questo che venisse scatenato l’inferno di un conflitto istituzionale, con i partner di governo che scaricano le responsabilità sul capo dello Stato e invocano le elezioni anticipate.
La risposta, alla ovvia domanda, è questa: “Giorgetti, o altri, sono troppo establishment”. Ecco troppo establishment.
E allora, si pone la domanda: ma davvero Salvini è disposto, o, a questo punto, vuole mandare tutto all’aria per Savona? La risposta è sì.
Non siamo di fronte a una semplice impuntatura, con le sue effervescenze, attorno a un nome della compagine di governo, in una casella sia pur importante come l’Economia, su cui il capo dello Stato, che ha il potere di “nomina”, esprime le sue perplessità che, normalmente, vengono recepite, indicando un altro nome, come accaduto svariate volte nella storia dell’Italia repubblicana.
La forte tensione, diciamo le cose come stanno, è di “sistema”. E per questo lo investe in tutti i suoi aspetti. Politici. Economici. Istituzionali, prefigurando un conflitto col Quirinale.
Perchè il punto non è il nome di Paolo Savona, ma una linea. E in questo caso il nome “è” una linea”. Anzi, una nuova linea di politica economica incarnata da Savona e da altri economisti euroscettici, fascinosamente presentata come l’inizio di una “era economica sovrana”.
Stiamo parlando di un impianto profondo, strutturato, su cui c’è tutta una letteratura sviluppatasi in questi anni, oltre all’ultimo libro di Savona sul “piano B”, ultimo denso esempio di un’ampia letteratura, italiana e internazionale.
Andando a scartabellare tra la produzione politico-intellettuale di riferimento dell’intellighenzia economica “sovranista” colpisce un documento dal titolo “Guida pratica all’uscita dall’euro”, presentato nell’ottobre del 2015 in un convegno presso la Link University Campus di Roma — l’università da cui lo stesso Di Maio ha attinto professionalità per la sua compagine di governo – e poi pubblicato da Scenarieconomici.it.
È pubblico, facilmente rintracciabile su internet. Documento alla cui elaborazione ha partecipato, tra gli altri Paolo Savona, che ne ha anche introdotto la presentazione
Siamo di fronte un progetto di politiche economiche alternative, che va ben oltre l’esigenza di essere pronti a tutte le eventualità , il famoso “piano B”.
Nella sua articolazione ha la natura di un vero e proprio “piano A”: una linea “alternativa di politica economica”, per favorire la quale l’uscita dall’euro è non una estrema necessità , ma un’occasione da cogliere per gestire la “nuova era economica sovrana” (slide 76). Una occasione.
L’assunto di fondo è che tutte le difficoltà dell’economia italiana sarebbero dovute all’adesione del paese all’Unione Monetaria (slide 3-11). Perchè il problema dell’Italia è che ha il cambio troppo forte e deve riguadagnare la competitività di prezzo persa con la Germania (slide 9). Il problema, secondo gli autori del documento, risolve il problema con svalutazione e inflazione. E dunque chiedendo l’uscita dall’Euro, considerata l’unica strada per rispettare il mandato costituzionale: “La costruzione dell’Ue attraverso la leva dell’articolo 11… rappresenta… una forzatura giuridica… Il riscatto della sovranità economica e monetaria e il ritorno alla situazione pregressa al divorzio Tesoro/Bankitalia (1981) sono, nei fatti, l’unica scelta compatibile con la Costituzione, la quale prevale sulle norme e sui trattati europei (slide 16).
È, di fatto, il ritorno all’Italia anni Settanta: si stampa moneta quanto più necessaria, con inflazione a due cifre.
Ecco le misure per realizzare il grande futuro alle spalle che, secondo altri economisti porta al default del paese.
Anche la Grecia nel 2015, sulla base delle stesse teorie, arrivò a un passo dal burrone, prima di produrre una brusca frenata. Eccole:
– va nazionalizzata Bankitalia (slide 68)
– va reintrodotta l’Iri (slide 72)
– la Banca d’Italia deve essere pronta a fornire una quantità di liquidità enorme al sistema bancario se necessario (slide 65 e 57)
– la Banca Italia deve assumere la funzione di prestatore di ultima istanza a supporto del fabbisogno pubblico e agendo sul cambio, con la revoca del divorzio e l’obbligo di intervento in asta (slide 68)
– vanno reintrodotti gli anticipi della Banca d’Italia sul cc di tesoreria per finanziare il fabbisogno (slide 72)
– è opportuno “agire per frenare una svalutazione eccessiva” (slide 44) avendo in mente un obiettivo di svalutazione del cambio (tra il 15 e il 20 per cento): nel frattempo bisogna “evitare di manipolare il valore della moneta e consentire il cambio libero” perchè “una stabilizzazione è nell’interesse delle nostre controparti esterne” (slide 45)
Dunque la Banca d’Italia, che torna a perdere la sua autonomia rispetto al Tesoro, metterebbe in atto una serie di misure diverse e incompatibili, con l’evidente rischio di sovrastimare ampiamente le conseguenze di una “exit” e a sottostimarne i costi.
Lo stesso accade con le proposte sulla gestione del debito pubblico:
– abolizione dell’articolo 81 della Costituzione
– il Mef, se necessario, interviene per la ricapitalizzazione delle banche e delle assicurazioni (slide 69)
– va attuata, se necessario, una moratoria sul servizio del debito pubblico e, successivamente, una sua ristrutturazione (slide 52)
È, di fatto, il default con stampa delle nuove banconote da completarsi entro 3-6 mesi dopo il D-Day.
Un progetto (slide 23-26) da gestire, nelle sue fasi preparatorie, nella massima “segretezza” affidandolo a un “fiduciario esterno alle istituzioni”.
La domanda nasce spontanea, in questa crisi in cui il professor Savona, è diventato il simbolo della tensione di sistema.
Perchè, da quando i mercati hanno ricominciato a “prezzare” il rischio Italia, letto il contratto di governo e il nome del possibile ministro dell’Economia, perchè, dicevamo, nè Salvini nè Di Maio hanno rilasciato una sola dichiarazione che rassicurasse sulla permanenza dell’Italia nell’Euro?
E perchè non l’ha fatta neanche il ministro dell’Economia in pectore che, invece, ha parlato dei “veti” quirinalizi sul suo nome?
Forse perchè non di “piano B” si sta parlando ma di un “piano A” i cui contorni e tempi devono, per ora, rimanere segreti finchè non partirà l’inflazione a due cifre e non si riusciranno a pagare gli stipendi pubblici?
Una risposta sarebbe opportuna, in questa orgia di retorica sulla sovranità popolare e sul suo rispetto.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 26th, 2018 Riccardo Fucile
SAVONA COME PRETESTO PER ANDARE AD ELEZIONI E LA FARSA SI CHIUDA
A questo punto le soluzioni sono due. 
O il governo Conte parte con Giancarlo Giorgetti all’Economia, o comunque con un altro leghista “politico” in questa fondamentale casella.
Oppure il premier incaricato oggi potrebbe rimettere clamorosamente il mandato. Ipotesi terze non ce ne sono, allo stato.
Sempre che stavolta il capo dello Stato mantenga la sua posizione sino alla fine.
La questione è quella che si trascina da domenica scorsa, precedente all’incarico arrivato mercoledì per il professore avvocato indicato dal M5S per Palazzo Chigi. Il Colle non vuole l’ottantenne Paolo Savona in via XX Settembre, sede del Mef. La nuova crisi di questo stallo infinito è maturata alle sei di ieri sera.
A quell’ora, Conte è salito al Quirinale per un colloquio informale con Sergio Mattarella. L’ennesimo strappo (o innovazione) della prassi costituzionale. Sinora non era mai accaduto.
Sul tavolo c’è l’intera lista dei ministri, ma oggetto della discussione sono soprattutto le quattro indicazioni “pesanti” su cui da tempo il capo dello Stato aveva fatto sapere di volere garanzie. Interno, Esteri, Difesa, Economia. Nell’ordine: Matteo Salvini; l’ambasciatore Luca Giansanti; la “militare” Elisabetta Trenta, grillina, alla Difesa; il famigerato Savona all’Economia.
Quando il presidente ha visto il nome di Savona ha comunicato subito il suo no. Secco. Ha visto svanire la speranza che Conte potesse arrivare con una lista senza il nome dell’economista che spaventa l’establishment con un piano B per uscire dall’euro.
Mattarella ha confidato invano nel professore senza storia politica, conosciuto appena pochi giorni prima, al momento dell’incarico. Per sostenerlo, giovedì, ha pure diramato una nota ufficiosa per ribadire, contro i diktat salviniani su Savona, l’autonomia non solo del capo dello Stato ma anche del presidente del Consiglio sulla scelta e sulla nomina dei ministri. Nulla da fare.
E così Conte è rimasto stritolato nello scontro tra Colle e i due alleati vincitori, Di Maio e Salvini, che sono rimasti uniti senza dividersi. Un’altra delusione per il presidente della Repubblica, che ha tentato di convincere il capo dei grillini a non morire per Savona.
Dopo l’incontro informale con Conte, il Quirinale tramite i suoi consiglieri ha imposto un “riserbo assoluto”, a conferma della gravità della situazione. Se infatti le cose fossero andate diversamente, in senso positivo, oggi il premier incaricato avrebbe consegnato ufficialmente la lista, per poi forse giurare, con l’intero governo, nel pomeriggio. Non solo. Altri due dettagli completano la scena tragica di ieri.
Mattarella avrebbe chiesto anche di parlare con Salvini, fanno filtrare dalla Lega, ma per tutta risposta il leader leghista è tornato a Milano per il compleanno della figlia.
Il secondo particolare, invece, fa a salire a due le perplessità sulla lista presentata da Conte. Oltre a Savona, ci sono stati seri dubbi sulla designazione dell’ambasciatore Luca Giansanti agli Esteri, considerata troppo “debole”. Un’erta salita, dunque, quella del Colle per il povero Conte. Arrivato a Borse chiuse, con lo spread in rialzo e Piazza Affari in calo, con una importante sofferenza dei “bancari”.
Cosa accadrà nelle prossime ore?
Il primo indizio è riconducibile a una sensazione formatasi da giorni al Quirinale e che ieri è diventata quasi una certezza. Si tratta innanzitutto di un interrogativo che rimbalza ossessivamente, ormai.
“Perchè Salvini vuole a tutti i costi Savona e non indica Giorgetti? Per lui non sarebbe mica una sconfitta”. Appunto.
La risposta non può essere che una. La Lega vuole tirarsi fuori all’ultimo minuto e per farlo usa come scudo il nome di Savona.
E il banco salterebbe per la paura di governare più che per un calcolo politico di convenienze.
Al Colle hanno colto questi timori già lunedì scorso, nel secondo giro delle consultazioni riservate solo a M5S e Lega. In ogni caso, quest’ultima crisi è diventata una sfida tra Mattarella e Salvini.
E se salta tutto, ritorna in pista l’esecutivo neutrale del presidente per andare al voto anticipato in autunno.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 26th, 2018 Riccardo Fucile
IL M5S SI E FATTO SFILARE IL MINISTERO DEGLI INTERNI, QUELLO DELL’ECONOMIA E IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA, RUOLI CHIAVE… PER AVERE UN CHIACCHIERATO PROFESSORE DI SERIE C SENZA ESPERIENZA COME PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E UN DI MAIO RIDIMENSIONATO? CHE GRANDE OPERAZIONE
Salvini è un ingordo: sta dando così in escandescenze perchè, forse Di Maio non se ne è accorto, costruendo nel governo un triangolo di ferro in effetti avrebbe in mano l’esecutivo: egli stesso agli Interni, Savona al MEF, Giorgetti Sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Ciò avverrebbe sia sul terreno della gestione del potere perchè i ministeri degli Interni e dell’Economia hanno un potere enorme nei rispettivi campi, sia sul piano politico.
Il tutto con un presidente del Consiglio alle prime armi, privo di un’autonoma forza politica come è il prof. Giuseppe Conte.
Non parliamo poi del potere politico in mano a questi dicasteri.
Con il ministero degli Interni Salvini sarebbe il dominus su tutta la politica dell’immigrazione. Intendiamoci, come ha malignamente osservato Travaglio, avrebbe l’onore e l’onere di dimostrare che i suoi slogan sui respingimenti, sulle espulsioni, sul “ritorno a casa” non sono solo degli slogan, ma sono traducibili nella realtà .
Per parte sua Paolo Savona come ministro del Tesoro potrebbe tranquillamente bypassare il presidente del Consiglio stabilendo con l’Unione Europea questo rapporto di fondo: o si concorda il mutamento dei Trattati o si creano le condizioni dell’uscita dall’euro senza bisogno di referendum.
Il difetto di questa linea, però, è di essere eccessiva ed estremista sia rispetto all’Europa e specialmente ai mercati sia rispetto alla presidenza della Repubblica. Come è stato già osservato l’Unione Europea può alzare la voce, ma al massimo può aprire una procedura d’infrazione.
Il problema è che invece le società di rating, i mercati, gli speculatori possono fare ben altro.
Gli apprendisti stregoni (Salvini, Di Maio, Savona) stanno scherzando col fuoco e non se ne rendono conto perchè i mercati intervengono sugli spread, sulla compravendita dei titoli pubblici, sul bilancio dello Stato.
Di tutto ciò si rende ovviamente conto la presidenza della Repubblica e di altro ancora.
Parliamoci chiaro, Mattarella è già arrivato al limite accettando come presidente del Consiglio un signor nessuno qual è il prof. Conte.
I due consoli non gli hanno dato come presidente del Consiglio un leader politico, ma nemmeno un professore di serie A, bensì uno di serie C per cui si sono perfino posti i ben noti problemi riguardanti il curriculum.
Mattarella lo ha accettato in nome dei rapporti di forza politico-parlamentari ed elettorali. Se adesso però su Economia, Esteri, Difesa Mattarella accettasse perinde ac cadaver le indicazioni di Di Maio e Salvini si arrenderebbe ad un’operazione partitocratica che in un colpo solo “asfalterebbe” il ruolo sia della presidenza della Repubblica sia quello dello stesso presidente del Consiglio, ridotti allo stato di passacarte dai due segretari di partito.
Ciò a maggior ragione perchè sul tema del ministro del Tesoro sono evidenti già da oggi i pericoli che la situazione presenta dal punto di vista dei mercati.
Si tratta di una piena subalternità al potere finanziario?
Si tratta di una questione riguardante i rapporti di forza non solo politici, ma anche economici.
Un paese con il secondo debito pubblico del mondo ha un governo fondato su un “contratto” che presenta uno sforamento intorno ai 100 miliardi di euro e perdipiù pensa di mettere al Tesoro un insigne personaggio che però ha intenzione di lanciare una sfida alla Germania dimenticando anche verso quali paesi sono preferenzialmente rivolte le nostre esportazioni, non certo la Russia di Putin, ma la Germania e la Francia.
E’ evidente che il piano B di Salvini è quello di giocar la carta di elezioni anticipate rispetto alle quali è possibile anche una ricomposizione del centro-destra (e alcuni sintomi dal colloquio Salvini-Berlusconi alle bacchettate a Brunetta per l’attacco a Salvini lo farebbero pensare) e a quel punto Di Maio sarebbe giocato da tutti i punti di vista.
Il fatto è però che è una linea avventurosa anche quella di andare ad elezioni avendo sullo sfondo una tempesta finanziaria.
Del resto che Salvini sia un ingordo o un avventurista è dimostrato dal fatto che allo stato egli sta rifiutando perfino una ipotesi di mediazione che vedrebbe Giorgetti come ministro dell’Economia.
(da “Huffingtonpost”)
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