Destra di Popolo.net

GOVERNO DEL “CAMBIANIENTE”: ENTUSIASMO DEI GIALLI, MALUMORI TRA I VERDI

Maggio 24th, 2018 Riccardo Fucile

COSI’ SUI SOCIAL I GRILLINI COMMENTANO L’INCARICO A CONTE DIMENTICANDO LE BALLE SUL CURRICULUM… I LEGHISTI SONO INVECE CRITICI VERSO SALVINI ED EMERGONO I SOLITI DELINQUENTI CHE MINACCIANO LA FORNERO

Oltre che l’avvocato, «Giuseppe è un amico del popolo italiano. Una persona che conosciamo, individuato come colui che deve far volare questo Paese. È la persona giusta. È una grande giornata».
Luigi Di Maio celebra la nascita della Terza Repubblica in diretta su Facebook, a seguire circa 50mila commenti. Difficile analizzarli uno per uno, ma a dominare è un assoluto entusiamo.
Siete dei miti, grandissimi, forza ragazzi, ottimo lavoro, avanti così, abbiamo sempre creduto in voi. Insomma un plebiscito da più di 57mila mi piace, oltre 15mila cuoricini e mezzo milione di visualizzazioni.
Sulla pagina del leader del Movimento Cinque Stelle non c’è nessun commento sul curriculum di Conte, più che altro si rincorrono le accuse a «giornalai e cattiva editoria» e ai «miseri tentativi» fatti per bloccare la sua candidatura.
In linea con la descrizione che ha dato dell’affaire il blog del Movimento,
I commenti insomma non sono per i suoi errori nella stesura del curriculum, ma per quelli degli altri, dalle esperienze professionali di Matteo Renzi alle condanne di Berlusconi.
L’esultanza del popolo giallo, non si ritrova però in quello verde.
Anche il leader della Lega Nord Matteo Salvini ama le dirette su Facebook, e forse è per questo che ieri si è limitato a un post. Al netto dei commenti che se la prendono con «l’Europa Massonica» e la «legge Fornero», chi auspica il ritorno della Ruspa e della leva militare, si respira un’aria decisamente diversa.
In molti dicono di aver votato per il centrodestra e chiedono rassicurazioni. C’è chi è deluso, chi invece chiede che la Lega «si prenda almeno qualche ministro, che il premier è andato a loro».
Considerato che la pagina di Salvini ha quasi mezzo milione di seguaci in più, si deve accontentare di 47mila mi piace, 2mila miseri cuoricini e una quota minoritaria ma del tutto assente dalla pagina di Maio di faccine stupite.
Sui social Salvini anche ieri è andato con i temi di sempre, che ci sia oppure no un nuovo governo.
Un video con le maestre di Parma accusate di aver picchiato due bambini e un altro di Elsa Fornero, con a seguire commenti irripetibili e violenti.
Il primo, per dire, è un reato: «Caro Salvini, mi auguro che il primo provvedimento da Ministro dell’Interno sia la REVOCA della scorta alla Prof.ssa Fornero! In questo caso la vedremmo piangere sinceramente…..».
Ed evitiamo di riportare gli altri, perchè più si avanti più si peggiora.

(da “La Stampa“)

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BOCCIATA LA LEGGE RAZZISTA DELLA REGIONE LIGURIA: DISCRIMINAVA GLI STRANIERI NELL’ASSEGNAZIONE DELLE CASE POPOLARI

Maggio 24th, 2018 Riccardo Fucile

SOLITA FIGURA DI MERDA DELLA GIUNTA LEGHISTA: L’ART 4 E’ INCOSTITUZIONALE “PER IRRAGIONEVOLEZZA E MANCANZA DI PROPORZIONALITA'”

È incostituzionale per «irragionevolezza e mancanza di proporzionalità » la norma della Regione Liguria del 2017 che ha stabilito che gli stranieri, per poter partecipare all’assegnazione di alloggi di edilizia pubblica, debbano essere «regolarmente residenti da almeno dieci anni consecutivi nel territorio nazionale».
Lo ha deciso la Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo l’art. 4 della legge regionale 13/2017, accogliendo il ricorso della Presidenza del Consiglio.
Le disposizioni comunitarie, recepite dall’Italia, riconoscono infatti lo status di soggiornante di lungo periodo ai cittadini di paesi terzi che risiedano regolarmente in uno Stato membro da almeno cinque anni, equiparandoli ai cittadini del paese in cui si trovano ai fini, tra l’altro, del godimento dei servizi e delle prestazioni sociali.
Nella sentenza – la 106, depositata oggi, relatore il giudice Rosario Morelli – la Consulta sottolinea, richiamando precedenti pronunce, che «le politiche sociali delle Regioni ben possono richiedere un radicamento territoriale continuativo e ulteriore rispetto alla sola residenza»; inoltre «l’accesso a un bene di primaria importanza e a godimento tendenzialmente duraturo, come l’abitazione, per un verso, si colloca a conclusione del percorso di integrazione della persona presso la comunità  locale e, per altro verso, può richiedere garanzie di stabilità , che, nell’ambito dell’assegnazione di alloggi pubblici in locazione, scongiurino avvicendamenti troppo ravvicinati tra conduttori, aggravando l’azione amministrativa e riducendone l’efficacia».
Purchè si resti, però,«entro limiti non arbitrari e irragionevoli».

(da “il Secolo XIX”)

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SANREMO, RAGAZZINO SALVA LA SORELLINA DI 11 MESI PORTANDOLA IN BRACCIO DI CORSA ALLA CROCE ROSSA

Maggio 24th, 2018 Riccardo Fucile

NON RESPIRAVA, SALVATA IN RIANIMAZIONE… SAMIR HA 11 ANNI, E’ UN PICCOLO PROFUGO, MA HA DIMOSTRATO COSA VUOL DIRE ESSERE UOMINI… IMPARATE, MERDE RAZZISTE

Samir ha undici anni e ha salvato a vita alla sua sorellina di dodici mesi.
Quando ha visto che faticava a respirare, tanto, troppo, non è rimasto ad aspettare l’ambulanza che aveva chiamato la mamma.
L’ha presa in braccio e ha corso a perdifiato fino alla sede della Croce Rossa.
I volontari in servizio l’hanno visto comparire dal buio con quella bimba e si sono immediatamente mobilitati. «Non respira – ha detto un filo di voce Samir – fate qualcosa voi per favore, presto».
E le terapie rianimatorie, quelle salvavita, hanno consentito alla bimba di riprendere a respirare. Una volta all’ospedale, superata l’emergenza, si è scoperto che era stato un improvviso attacco epilettico a mettere a repentaglio l’esistenza di quella piccolina.
«La porto io»
È successo l’altra sera in centro a Sanremo, intorno alle 23. Samir (nome di fantasia), un bimbo-migrante, vive con la mamma e due sorelline in un appartamento sociale in via Volta.
Quando la sera la piccola si è sentita male la madre ha chiamato il 112 e poi è scesa in strada ad aspettare l’ambulanza.
Erano in quattro: lei, la piccola che non respirava, un’altra bimba di pochi mesi e Samir. Preoccupata, in stato di choc, ha visto Samir scappare via sotto i lampioni con stretta al petto la figlioletta che non respirava quasi più.
«La porto alla Croce Rossa» – le ha detto – poi ha iniziato a correre veloce come il vento, come può correre un ragazzino di undici anni che tiene in braccio la sorellina e che ha paura che il suo cuoricino possa smettere di battere da un momento all’altro. Ad ogni passo sempre più vicino alla speranza di non arrivare troppo tardi.
Quei quattrocento metri Samir li ha divorati ed è arrivato in pochi minuti in via Pisacane, alle porte della sede della Cri, stremato. Ha teso le braccia e affidato la piccolina a chi poi ha saputo porre rimedio a quella grave crisi respiratoria legata ad un male insidioso che si è manifestato per la prima volta.
Sull’ambulanza
Poco dopo Samir è salito sull’ambulanza ed è stato portato in ospedale di Sanremo insieme alla sorellina. Al «Borea» ha si è ricongiunto con la mamma e con l’altra sorellina neonata. Era in stato di choc.
Nel frattempo le avevano raccolte in mezzo alla strada i miti di un’altra ambulanza (quella della chiamata al 112) che era corsa in ospedale senza capirci molto di quello che era accaduto.
I complimenti
Hanno passato la notte tutti in ospedale, con la storia della sorellina salvata dal fratello undicenne che ha preso corpo con il passare delle ore e che dal pronto soccorso ha fatto a poco a poco il giro dei reparti. Ha visto per lui sorrisi, carezze e quello che si può trovare in posto difficile un ospedale per dire a un ragazzo che ha fatto una cosa grande, da una caramella, una tazza di cioccolata ad un guanto di lattice gonfiato, annodato trasformato in un pesce palla con la complicità  di qualche nodo e di tratti di pennarello. In pediatria si sono tanti giochi per i bambini, giornaletti, ma lui è rimasto nella camera della sua sorellina, con la mamma, a vegliare su di loro.
Un bimbo che, con tutto quello che ha passato per arrivare in Italia, probabilmente era già  diventato uomo prima del tempo.
E che l’altra notte ha capito prima di tutti che era venuto il momento di dimostrarlo, per il bene della sua sorellina.

(da “La Stampa”)

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L’AEREO DELLA MALAYSIA AIRLINES NEI CIELI DI UCRAINA FU ABBATTUTO DALLE FORZE ARMATE RUSSE

Maggio 24th, 2018 Riccardo Fucile

LE CONCLUSIONI DEGLI INVESTIGATORI INTERNAZIONALI INDIPENDENTI INCHIODANO GLI ASSASSINI DEI 298 PASSEGGERI A BORDO… E POI QUALCHE INFAME SOVRANISTA (RUSSO) DISCUTE ANCORA LE SANZIONI

Il missile Buk che abbattè il volo della Malaysia Airlines nei cieli dell’Ucraina orientale nel 2014 proviene dalla 53esima Brigata missilistica antiaerea delle forze armate russe.
È la conclusione dell’inchiesta internazionale condotta dal Joint Investigative Team (Jit) a guida olandese che include anche specialisti di Australia, Belgio, Malaysia e Ucraina.
Lo ha annunciato in conferenza stampa a Utrecht Wilbert Paulissen, confermando gli esiti delle indagini del team indipendente di ricercatori Bellingcat.
Il volo Mh17 fu abbattuto nella regione separatista di Donetsk, in Est Ucraina, il 17 luglio di quattro anni fa.
Morirono tutte le 298 persone a bordo. Il Jit aveva già  determinate nel 2016 che l’aereo era stato abbattuto da un sistema missilistico anti-aereo Buk. Ora ha determinato che il missile faceva parte della brigata russa di stanza a Kursk, in Russia occidentale.
Secondo il Jit, il Buk fu portato in Est Ucraina passando per Krasnodon e poi riportato indietro in Russia subito dopo l’abbattimento aereo.
Domani, 25 maggio, all’Aja è prevista una conferenza stampa del team di ricercatori Bellingcat su un nuovo rapporto sul disastro aereo.
Lo scorso dicembre Bellingcat aveva identificato la “figura d’interesse” nell’abbattimento del volo nel colonello generale russo in pensione Nikolaj Tkaciov, oggi capo ispettore del Distretto militare centrale russo, soprannominato nelle comunicazioni intercettate come “Delfino”.
Tkaciov ha sempre negato di essere “Delfino” o di essersi mai trovato in Est Ucraina nel 2014.

(da agenzie)

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PREMIER SPUTTANATO: “CONTE A CAMBRIDGE CI ANDAVA, MA PER FARE VISITA ALLA SUA RAGAZZA”

Maggio 24th, 2018 Riccardo Fucile

L’AVV DE BENETTI E’ STATO TESTIMONE OCULARE DELLA SEDICENTE “ATTIVITA’ DI STUDIO” NEL 2001

Massimiliano De Benetti, classe ’78, avvocato con studio legale a Padova e a Roma, intervistato oggi da Giovanna Vitale su Repubblica racconta di essere stato testimone oculare di quello che nel suo curriculum il professor Giuseppe Conte definisce attività  di studio “nel settembre 2001, presso il Girton College, Cambridge University, ove ha svolto attività  di ricerca scientifica”.
Quello che racconta è molto divertente:
«Lui nel suo curriculum scrive, leggo testuale, di aver “studiato, nel settembre 2001, presso il Girton College, Cambridge University, ove ha svolto attività  di ricerca scientifica”. Ma, a parte che al Girton non si fa ricerca – è solo uno dei 31 college della città  inglese, con attività , docenti e studenti separati e distinti dall’università  – l’unico corso in quel periodo era tenuto lì da un provider esterno, il Cambridge Law Studio, in Legal English. Che io ho frequentato».
E Conte invece no?
«No. C’era però la sua fidanzata dell’epoca, una ragazza bionda molto in gamba. Eravamo una quindicina, solo tre italiani, ho anche una foto insieme. E Conte l’ho conosciuto perchè, durante le tre settimane di corso, era venuto a trovarla per un weekend lungo».
Come fa a esserne così certo?
«Noi studenti ci vedevamo praticamente tutte le sere, dopo aver studiato per ottenere il Toles, una della massime certificazioni in inglese giuridico. Di solito si andava in un pub in centro e la fidanzata parlava molto di questo Giuseppe, che poi io ho incrociato perchè andammo a bere una cosa insieme. Ricordo che da squattrinato studente in Legge pensai subito: caspita, a 37 anni è già  professore associato, lavora allo studio Alpa, uno dei più prestigiosi di Roma, e ha pure un ottimo reddito».

(da “NextQuotidiano”)

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LA CASALEGGIO ASSOCIATI HA GIA’ COMMISSARIATO LA COMUNICAZIONE DI CONTE

Maggio 24th, 2018 Riccardo Fucile

INCREDIBILE, UN PREMIER CHE VIENE GESTITO DA UN’AZIENDA PRIVATA

L’avvocato degli italiani, nonchè Presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte ha fatto ieri pomeriggio la sua comparsa ufficiale su Facebook.
La pagina, già  con la spunta blu, ha trasmesso in diretta la dichiarazione fatta dal professor Conte all’uscita del colloquio con Mattarella.
In copertina campeggia un tricolore e per il momento non c’è alcun simbolo politico, come si confà  ad un premier “tecnico” o terzo.
La creazione del premier-portavoce
La terzietà  del futuro Presidente del Consiglio ha molti aspetti che devono ancora essere chiariti. Sarà  un mero esecutore del Contratto di Governo stipulato tra Di Maio e Salvini o avrà  qualche margine di manovra?
Per valutare il grado di autonomia del primo ministro non si potrà  far altro che attendere che si metta al lavoro e che riveli al Paese i nomi dei membri della sua squadra di governo.
Nel frattempo quello che sappiamo è che il discorso pronunciato da Conte davanti ai giornalisti al Quirinale è stato concordato tra i due leader di M5S e Lega. In un momento del genere non c’è evidentemente molto margine per rivendicare di essere autonomi. Meglio invece hegelianamente rappresentare la sintesi tra le due istanze politiche che hanno formato il Governo del Cambiambenti.
La pagina Facebook ufficiale di Giuseppe Conte
Anche con il discorso già  pronto nulla è stato lasciato al caso. Repubblica racconta infatti che Conte è rimasto un’ora e mezza in un appartamento della Capitale assieme ai vertici della comunicazione del M5S.
Con lui c’erano il capo Rocco Casalino, Pietro Dettori (già  fidato collaboratore di Davide Casaleggio prima alla Casaleggio Associati poi a Rousseau) e Silvia Virgulti, nota alle cronache per essere stata la fidanzata di Luigi Di Maio.
Ma il ruolo della Virgulti all’interno del MoVimento 5 Stelle è un altro. Durante la scorsa legislatura è stata lei infatti a preparare — curandone lo stile comunicativo — i parlamentari che il MoVimento decideva di mandare in televisione nei talk show. All’incontro ha preso parte anche Dario Adamo l’uomo dei social (ha gestito i profili social ufficiali del M5S e le strategie digital) che probabilmente ha il compito di gestire la pagina Facebook di Conte.
Adamo è un altro veterano dello staff della comunicazione istituzionale pentastellata — anche lui proveniente dall’azienda di Casaleggio —   approdato alla Senato nel 2013 proprio assieme a Casalino e a Nik il Nero, il videomaker ufficiale del M5S
La Casaleggio Associati ha già  commissariato il Presidente del Consiglio?
Lo staff della comunicazione a 5 Stelle quindi si è messo al servizio del Premier incaricato. Un modo per affermare ulteriormente che Conte potrà  anche essere il Presidente del Consiglio di Lega e M5S ma che saranno i pentastellati a gestire il modo in cui il primo ministro dirà  le cose (e non invece lo staff della comunicazione leghista guidato da Luca Morisi).
In questo Conte sarà  un vero e proprio portavoce, così come intendevano il termine i 5 Stelle al momento del loro arrivo in Parlamento. Tant’è che il Messaggero riporta lo stralcio di una telefonata fatta da Conte mentre usciva dal Quirinale «Come sono andato?» ha chiesto il premier incaricato all’interlocutore.
Dopo aver creato Luigi Di Maio ora i 5 Stelle devono far diventare lo sconosciuto professor Giuseppe Conte il Premier eletto dal Popolo.
Anzi, come lui stesso ha detto (ma chissà  chi gliel’ha suggerito) l’avvocato del popolo.
Secondo La Stampa questo scenario si potrebbe completare con il trasferimento di Rocco Casalino a Palazzo Chigi assieme ad una pattuglia di fedelissimi che avrà  il compito di blindare la comunicazione del Presidente del Consiglio.
E se il contratto di governo è in molti passaggi sufficientemente vago da garantire l’impressione di un margine di manovra autonoma il commissariamento della comunicazione da parte dei 5 Stelle potrebbe essere la classica gabbia dorata costruita intorno al Presidente del Consiglio.
Rimane un unico dubbio: sarà  portavoce di Lega e M5S assieme oppure di uno solo dei due?

(da “NextQuotidiano”)

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LA SCOMMESSA DEI LEADER: QUESTO GOVERNO NON MANGERA’ IL PANETTONE

Maggio 24th, 2018 Riccardo Fucile

PER UNA VOLTA TUTTI LA PENSANO ALLO STESSO MODO

Sarà  «il governo del panettone»: se Conte mangerà  il dolce natalizio a Palazzo Chigi, la coalizione giallo-verde sarà  destinata a durare l’intera legislatura, altrimenti cadrà  a cavallo del nuovo anno e porterà  il Paese alle urne in marzo.
Per una volta, da Di Maio a Berlusconi, da Salvini a Renzi, tutti i leader nei loro conversari la pensano allo stesso modo.
E tutti ritengono che l’eventuale crisi, semmai si verificasse, avverrebbe per la rottura del contratto – dovuto a fattori interni ed esterni all’alleanza – non certo per la mancanza di voti in Parlamento.
Anche al Senato infatti, dove i numeri sono risicati, la maggioranza potrà  contare su una «fascia di protezione» destinata giorno dopo giorno ad allargarsi.
«C’è la fila di forzisti alla nostra porta», dice un autorevole esponente leghista: «Ma per ora pratichiamo i respingimenti».
Fisiologiche scosse
La prova del «panettone» sarà  dunque un test politico. È un tema che il capo del Movimento e il segretario della Lega hanno affrontato in questi giorni di trattative.
E che hanno ripreso ieri, dopo l’affondo di Di Battista contro il Quirinale. I segnali che provengono dai rispettivi campi di appartenenza non sono solo fisiologiche scosse di assestamento: entrambi sanno che c’è chi ha puntato contro di loro, entrambi sono pronti allo show-down per tentare di consolidare il consenso nel 2019 e riproporsi più forti e senza più avversari.
Partita rischiosa, ma questa è la scommessa. Di Maio dovrà  fronteggiare un pezzo di grillismo, Salvini gestire la reazione di Berlusconi.
L’altra sera Giorgetti ha chiamato il Cavaliere per lamentarsi ad alta voce degli attacchi subiti in tv dai forzisti. Le rassicurazioni non hanno convinto. In effetti il leader azzurro ha chiesto ai suoi di mordersi la lingua fino a quando Conte non si presenterà  per la fiducia in Parlamento, e sarà  quello il momento in cui accusare formalmente l’alleato di «tradimento»: «Perchè proprio non capisco come Salvini possa stare in un governo così, diciamo, diverso…».
L’epitaffio di Meloni
In realtà  non si capisce su quali basi Berlusconi, ancora ieri, sostenesse con alcuni dirigenti del suo partito che il capo leghista «alla fine tornerà  indietro». «Dottore, ma…». «Datemi retta, l’ho sentito. Vedrete che all’ultimo momento farà  saltare tutto». Possibile? E c’entra forse la composizione del governo? In fondo, l’asse tra Salvini e Di Maio è solido: i due si stimano e hanno fiducia l’uno dell’altro. Ma degli altri non si fidano.
E proprio ieri il leader del Carroccio – rispondendo all’epitaffio di Giorgia Meloni sulla fine del centrodestra – ha tenuto a ribadire che «per me l’alleanza regge», e che se sta trattando per la nascita del governo con i grillini «è perchè Berlusconi ha dato il suo assenso».
Di quell’assenso il Cavaliere si è pentito: «Ho sbagliato a darlo», così dice ora. Sarà  una mossa tattica la sua, ma in fatto di tatticismo Salvini dimostra di non essere da meno. Se usa il «vincolo di coalizione» è per un duplice motivo: gli servirà  per rispondere alle accuse di Forza Italia appena nascerà  il governo, o come exit strategy nel caso in cui dovesse andare male con il governo.
Ad oggi è l’unico leader a disporre di un «doppio forno», che potrà  sfruttare come un boost o un paracadute a seconda delle circostanze. Per questo motivo (e solo per questo) Renzi si è espresso con parole di apprezzamento.
Possibili incidenti
Non proprio quelle adoperate da Mattarella, che quando ha ricevuto Salvini alle consultazioni gli ha fatto uno shampoo per le sortite «irresponsabili» di quanti parlano a ruota libera di banche.
Il segretario del Carroccio ha inteso il riferimento al «caso Mps» e il giorno dopo ha fatto lui lo shampoo all’autore della dichiarazione incriminata: Borghi.
La reazione testimonia la preoccupazione – condivisa da Di Maio – sui possibili incidenti di percorso che potrebbero sommarsi alle (numerose) difficoltà  di gestione e ai (numerosi) avversari del loro progetto. Con il rischio che salti.
Perciò le sorti del governo sono legate alla prova del «panettone». D’altronde le legislature che hanno accompagnato i cambi di sistema sono sempre state brevi: da quella che decretò la fine della Prima Repubblica, a quella che consacrò la «discesa in campo» di Berlusconi, fino a quella che segnò la fine dell’Ulivo e la nascita di Pd e Pdl. In quei casi durarono due anni, stavolta durerebbe dodici mesi.
A meno che Conte non riesca a festeggiare il Natale da premier in carica. Allora sì che cambierebbe tutto.

(da “Il Corriere della Sera”)

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GOVERNO CONTE, LA PRIMA MISURA? IL CONDONO FISCALE AGLI EVASORI

Maggio 24th, 2018 Riccardo Fucile

SE L’AVESSE FATTO RENZI SAREBBE STATO UN “VERGOGNOSO CONDONO PER I LADRI”, ADESSO DIVENTA “PACE FISCALE”… LA MALAVITA FESTEGGIA

Non sono insieme, ma alle ore 13 Luigi Di Maio e Matteo Salvini tirano un respiro di sollievo all’unisono. È a quell’ora che dal Quirinale arriva l’attesa convocazione per l’«avvocato e professore» Giuseppe Conte.
In mattinata, dal Colle era partita una richiesta di conferma sul nome che nei due partiti del «governo del cambiamento», Movimento 5 Stelle e Lega, aveva suscitato più di qualche apprensione.
Ma, appunto, l’ansia svanisce con la convocazione.
Poi, finalmente, Conte sale al Colle e i due partiti, riuniti come il 4 marzo nelle rispettive war room, ne attendono le parole all’uscita in silenzio religioso.
Salvini coglie l’occasione per manifestare il suo malumore nei confronti del centrodestra: «Io gli alleati li sento tutti i giorni, ma se continuano a darmi del traditore…».
Per i leghisti, nel discorso del premierincaricato c’è una «parte recitata», quella che conferma «la collocazione europea e internazionale dell’Italia» con impegno «sui negoziati in corso, dal bilancio europeo al diritto d’asilo al completamento dell’unione bancaria».
E poi, una parte «espressiva», quella che fa riferimento al contratto di governo come base della fiducia che chiederà  alle Camere.
I due partiti già  iniziano a delineare quali saranno i primi provvedimenti, quelli di bandiera.
Per gli stellati, certamente, i tagli ai vitalizi e in generale alla politica. Per i leghisti, la «pace fiscale», il pagamento delle cartelle esattoriali pendenti in misura ridicola per chiudere il contenzioso con lo Stato.
Intanto Beppe Grillo benedice sul suo blog il premier incaricato: «Abbiamo portato di fronte al presidente della Repubblica un uomo che escludo ci farà  sfigurare nel mondo.
In effetti lo ha gia’ fatto senza neanche attendere di presentarsi.

(da agenzie)

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IL RETROSCENA DEL NO DI MATTARELLA A PAOLO SAVONA, UNA VITA AL SERVIZIO DELLA FINANZA E DEI POTERI FORTI

Maggio 24th, 2018 Riccardo Fucile

LA TEORIA CONFIDATA A TREMONTI: “VOGLIO PORTARE LO SPREAD A 600 PUNTI COSI’ L’EUROPA CAPISCE” (CHE NON RESTA CHE BUTTARSI DAL COLOSSEO)

Finchè Giuseppe Conte non scioglierà  la riserva o l’interessato non si farà  sentire, il nome di Paolo Savona sarà  la pietra dello scandalo del governo Lega-M5S.
Gli accenti sull’Europa e la NATO contenuti nel discorso del presidente del Consiglio incaricato — modificato al Quirinale, secondo i retroscena — costituiscono un’avvisaglia del primo problema politico che il premier dovrà  risolvere.
Oggi a uscire allo scoperto è Vincenzo Visco, che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera definisce le idee di Paolo Savona come suicide e antitedesche: «La persona ha tutte le caratteristiche e la credibilità  per fare il ministro del Tesoro. Ma ha due problemi non da poco. Applicare un programma di governo che lui sa bene essere inattuabile nelle condizioni attuali, confrontarsi con l’Europa avendo Lega e M5S che prospettano una soluzione pericolosissima, l’uscita dall’euro».
E Visco ricorda anche un’altra particolarità  nell’impostazione di Savona: «Prima delle elezioni Savona chiedeva ai partiti di impegnarsi a non toccare le tasse per i prossimi cinque anni. Nè alzarle, nè ridurle. Era la cosa da fare, ma nel programma c’è scritta un’altra cosa
Il punto è che tutti i retroscena partono dalla convinzione che Mattarella non abbia intenzione di dare il suo avallo all’approdo di Savona in via XX Settembre. Anche le dimissioni dal fondo Euklid annunciate ieri per un incarico politico in Italia sono considerate un modo irrituale in una situazione come questa.
La Lega ieri ha ribadito con Matteo Salvini il suo appoggio al professore e smentito le tanto voci che davano per fatto un accordo al ribasso che prevedesse l’arrivo di Giancarlo Giorgetti al ministero dell’Economia e un dirottamento dello stesso Savona in un altro ministero economico o con gli Affari Europei.
Paolo Savona e Giulio Tremonti
Intanto Goffredo De Marchis su Repubblica dà  conto di una “indiscrezione allarmante” che vedrebbe protagonista lo stesso Savona:   l’economista vicino a Salvini avrebbe incontrato Giulio Tremonti qualche giorno fa confidandogli il suo piano: «Portare lo spread italiano a quota 600 in modo che l’Europa capisca che si fa sul serio e si cambiano i vincoli».
L’ultimo che ha avuto l’idea geniale di andare al conflitto con l’Europa con la raffinata strategia dell’Americano a Roma — “E se no vado ar Colosseo e me butto de sotto!” — alla fine si è buttato di sotto.
D’altro canto anche per Carmelo Lopapa su Savona si dibatterà  una questione di principio:
Salvini e Di Maio se lo dicono chiaramente nell’incontro di metà  giornata fuori da Montecitorio, secondo alcuni alla presenza del futuro premier Giuseppe Conte, nelle ore che precedono il faccia a faccia dell’incaricato allo Studio alla Vetrata. I due se lo ripeteranno in un ulteriore consulto telefonico in serata: Savona va difeso finchè sarà  possibile.
«Io e Salvini siamo d’accordo su tutto — racconta infatti il capo dei 5stelle lasciando la Camera alle 21.30 — Per entrambi Savona è una persona all’altezza della situazione». La barricata è eretta. Salvini ne fa una questione di bandiera, come annuncia agli ottanta tra deputati e senatori leghisti riuniti a Montecitorio nel pomeriggio. «Sui nostri uomini al governo non accettiamo veti, ne va della linea della Lega».
Le barricate del Quirinale e del Carroccio
Vista l’altezza delle barricate erette da una parte e dall’altra, è evidente che da come finirà  la partita su Paolo Savona avremo un’indicazione chiara sulla linea politica di questo governo.
E infatti sulla Stampa circola un’ipotesi alternativa sia al nome di Paolo Savona che al nome di Giancarlo Giorgetti:
Ieri, all’improvviso, è rispuntato il nome di Luigi Zingales, l’economista di estrazione liberista che verso i grillini ha sempre un po’ oscillato tra critiche sarcastiche e disponibilità . Da quanto si apprende, a marzo Zingales è stato sentito per un colloquio dal Movimento. Un incontro che raccontano essere andato molto bene, in cui il professore ha elogiato i 5 Stelle come forza del futuro.
Questo prima che qualcuno, all’interno del M5S, raccogliesse le tante dichiarazioni in cui si era smarcato dalle ricette economiche dei grillini.
Ma Zingales non è l’unico nuovo nome che circola per via XX settembre: un altro è quello di Geminello Alvi, già  membro del Consiglio degli esperti del Mef.
D’altronde nell’aprile scorso lo stesso Zingales voleva farsi promotore di “un dibattito serio sull’euro”, poi sviluppatosi sulle colonne del Sole 24 Ore.

(da “NextQuotidiano”)

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