Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
MATTARELLA FACCIA RISPETTARE LA COSTITUZIONE E ORDINI L’ARRESTO DEI FIRMATARI DEL CONTRATTO
La bozza di “contratto” in cui quell’Arca di Noè della futura maggioranza Lega -5Stelle sta
distillando, come Faust, il suo programma di governo, prevede -fra le varie altre porcate – l’esclusione dagli sgravi fiscali per l’iscrizione e la frequenza agli asili nido dei bambini -sottolineo BAMBINI- appartenenti “alle famiglie di non cittadini ancorchè stabilmente residenti in Italia”, perfino se “da almeno 5 anni”.
Orbene, questa futuribile “norma” viola, in un colpo solo le seguenti disposizioni costituzionali:
L’art. 2 (diritti inviolabili dell’uomo)
l’art. 3 (principio di non discriminazione e canone di ragionevolezza normativa)
l’art. 10 (condizione giuridica dello straniero conforme ai trattati internazionali e all’effettivo esercizio delle libertà democratiche)
l’art. 29 (diritti della famiglia)
l’art. 30 (diritto-dovere universale all’educazione)
l’art. 31 (dovere dello Stato al favor familiae, tutela universale della maternità , dell’infanzia, della gioventù)
l’art. 34 (diritto universale all’istruzione nella scuola che è “aperta a tutti”)
l’art. 37 (dovere universale alla tutela della lavoratrice madre e tutela della speciale posizione familiare della madre e del bambino in ambito lavorativo)
l’art. 41 (tutela della dignità umana in relazione agli oneri derivati dalla libera iniziativa economica).
Viola, soprattutto, il senso del pudore e di quell’etica primaria -conosciuta e praticata perfino ai tempi di Neanderthal- che dovrebbe impedire di fare dei bambini oggetto e bersaglio di politiche gratuitamente discriminatorie e prive di qualsivoglia concreta plausibilità o necessità .
(da agenzie)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
CI HANNO PROIETTATO NELLA NOSTRA DIMENSIONE PIU’ AUTENTICA, QUELLA DELLA COMMEDIA ALL’ITALIANA
Anche Massimo Gramellini sul Corriere della Sera di oggi infierisce sulle trattative Lega-M5S e sul contratto di governo non ancora definitivo dopo la quindicesima bozza e assente di coperture, ma soprattutto sull’accordo non ancora raggiunto riguardo chi deve andare a Palazzo Chigi tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, dipinti come Totò e Peppino nell’atto di scrivere la lettera sulla morìa delle vacche con tanti punti e punti e virgola perchè è meglio abbondare:
Sono bastate due settimane di trattative lega-stellate per riproiettarci nella nostra dimensione più autentica, la commedia all’italiana. Se Berlusconi vi interpretava la maschera del Cumenda, i nuovi leader indossano quelle di Totò e Peppino – punto, due punti, fai vedere che abbondiamo – con i contratti intestati al signor Di Maio e al signor Salvini, le sparate adolescenziali sul debito, le candidature a pera per la presidenza del Consiglio che ricordano la scena in cui Fantozzi entra nella cabina del comandante e lo trova alle prese con il manuale «Come si pilota un aereo»
Forze paradossali, le irride l’insopportabile Macron.
Ma lui è cresciuto in un Paese dove per meritarti il potere arrivando dal nulla devi essere come minimo laureato.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
MONTANARI ATTACCA SULLA CULTURA: “L’ARTE NON E’ IL PETROLIO DA SFRUTTARE, QUESTO NON E’ IL PROGRAMMA DI UNA DESTRA SOCIALE MA DI UNA DESTRA DELLA FINANZA”
Milena Gabanelli in un contributo sul Fatto Quotidiano boccia oggi il programma Lega-
M5S sull’immigrazione:
Escludendo la questione “moschee”, che da quanto capisco deve ancora essere vagliata, tutti gli altri sono propositi condivisibili, ma giusto propositi, poichè non intravedo una linea operativa chiara. La gestione dell’accoglienza passerà in mano pubblica? Sarebbe ora, ma il progetto qual è? Un piano vero di accoglienza (che quindi definisce in tempi brevi chi ha diritto a restare e chi no, faccia i corsi di lingua, di formazione ed educazione alle regole della democrazia) prevede l’assunzione di personale dedicato, e questo crea lavoro per gli italiani; l’utilizzo e quindi il ripristino di immobili pubblici.
Una simile organizzazione favorisce l’integrazione, rassicura la popolazione. Tutto questo necessita di risorse, da pretendere, almeno in parte, da Bruxelles.
Leggo che invece si intende dirottare risorse per agevolare i rimpatri. Temo che chi ha definito la “bozza” non conosca bene il fenomeno.
Nel giro di opinioni sul contratto di governo Lega-M5S affonda il coltello anche Tomaso Montanari, che già aveva manifestato rumorosamente il suo dissenso rispetto all’accordo con il Carroccio:
Mi colpisce quanto sia difforme il contratto con la Lega rispetto al programma originale dei 5 Stelle sul patrimonio culturale. Lì si diceva esplicitamente che le riforme di Franceschini sarebbero state abrogate, che si sarebbe dovuto puntare sulla tutela, sulle sovrintendenze, su tutto quello che in questi anni è stato massacrato. Invece qui si parla solo di valorizzazione, si usa la parola sfruttamento più volte.
Si tratta il patrimonio culturale come se fosse il petrolio d’Italia.
Era la dottrina di Gianni De Michelis negli anni 80, poi filo conduttore di tutte le politiche di privatizzazione del patrimonio culturale negli anni successivi. Non c’è una parola sulla valorizzazione della cultura, ma una declinazione puramente economicistica, liberista, di mercato.
È un programma di destra, ma la destra dell’austerity, non quella sociale.
I 5 Stelle protestavano contro Franceschini, con questo programma potrebbero tranquillamente confermarlo ministro.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
IL RISCHIO DI DOVER PAGARE UNA PENALE DI 2 MILIARDI FA CAMBIARE IDEA AGLI EROICI GRILLINI… EVVIVA LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA
La TAV irrompe nel contratto Lega-M5S.
Nelle prime versioni circolate l’Alta Velocità veniva considerata da fermare senza se e senza ma. Nell’ultima versione cambia tutto.
Sulla nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità , 57,5 chilometri di galleria tra Italia e Francia, dopo il monito dell’Unione Europea a rispettare gli impegni presi, e il rischio di pagare una penale fino a 2 miliardi di euro, l’iniziale chiusura sembra meno netta. Tanto che in serata la nuova versione dell’accordo circolata non parla più di sospendere i lavori, ma di “ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.
E così il NO diventa un NàŒ, con buone probabilità che quando si passerà ai fatti il nì diventi un sì, come è successo per lo Stadio della Roma a Tor di Valle e per le Olimpiadi a Torino.
Con buona pace di Laura Castelli, che come tutto il M5S piemontese sul No-TAV ha costruito una carriera politica.
La correzione dell’accordo è in controtendenza rispetto alle prime aspettative dei 5 Stelle a Torino e in Piemonte, già galvanizzati dall’impegno a stoppare i lavori esecutivi.
«Il Partito trasversale delle grandi opere trema all’ipotesi di sospendere i lavori e ridiscutere il progetto Tav», esultava in prima battuta Francesca Frediani, capogruppo del M5S in Consiglio regionale.
Quanto agli esponenti della Lega, in serata tiravano un mezzo respiro di sollievo. “Se si decide unilateralmente di sospendere il progetto, di chiudere il cantiere, ciò comporterebbe necessariamente la conseguenza che il Paese che si ritira rimborsi all’Europa e al suo partner francese le somme che hanno speso”, aveva detto ieri mattina all’ANSA Stephane Guggino, delegato generale del comitato della Transalpine, che promuove la linea ad alta velocità Lione-Torino.
Tra costi già sostenuti e fondi europei da rimborsare si parla di circa 2 miliardi di euro, senza contare gli oneri per ripristinare le zone cantierizzate e gli eventuali contenziosi con le aziende coinvolte nei lavori*
Due miliardi di buone ragioni per cambiare idea
Nella penultima versione del «contratto», M5S e Lega si impegnavano a «sospendere i lavori esecutivi e a ridiscuterne integralmente il progetto» della Torino-Lione.
Invece, nella bozza riveduta da Di Maio e da Salvini salta il blocco dei cantieri (e il pagamento delle penali): «Ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia», è infatti il compromesso partorito dai due leader che (per ora) permetterà il proseguimento dei lavori.
Il Sole 24 Ore oggi ricorda che la realizzazione è attualmente in corso sulla base di quattro trattati stipulati con la Francia nel 1996, 2001, 2012 e 2015, integrato nel 2016.
L’opera è lunga 65 chilometri di cui la parte principale è il tunnel di base del Moncenisio di 57,5 chilometri, di cui 45 in territorio francese e 12,5 in territorio italiano.
Il 21 marzo scorso il CIPE ha dato il via libera definitivo alla variante che prevede la realizzazione dell’opera da Chiomonte invece che da Susa. A oggi sono stati realizzati il 14% dei 160 chilometri previsti in galleria.
Entro il 2019 è previsto l’affidamento di appalti per 5,5 miliardi divisi in una ottantina di lotti
Terzo Valico delle mie brame
Nessun problema invece per il Terzo Valico, che anche nella seconda bozza del contratto Lega-M5S circolata non c’è lo stop, anche se verrà effettuata anche per questa infrastruttura una valutazione costi-benefici.
In ogni caso Giovanni Mondini di Confindustria Genova è già sul piede di guerra: «Per quanto riguarda il valico, parliamo di un’infrastruttura che è già stata interamente finanziata dal Cipe, per un totale di 6 miliardi, che fa parte del Piano strategico nazionale, ha 28 cantieri operativi aperti ed è a uno stato di avanzamento del 25%. Senza contare che, se qualcuno bloccasse l’opera, dovrebbe spiegare come pensa di risolvere il contenzioso miliardario che nascerà con le ditte degli appalti», dice al giornale di Confindustria.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
L’ANALISI DEL SOLE24ORE: LE TURBOLENZE CREATE SUL MERCATO DALLE BALLE SPARATE AMMONTANO GIA’ A UNA PERDITA DI 92 MILIONI DI EURO
Va bene che non bisogna sottomettersi alla dittatura dello spread, ma un Paese con oltre
2mila miliardi di debiti pubblici, sui mercati finanziari ci deve pur stare, spiega oggi Morya Longo sul Sole 24 Ore per introdurre il conto di quanto ci è costato, senza essere nemmeno in carica, il governo Lega-M5S a causa della bozza di contratto che conteneva l’ipotesi di voto sull’uscita dall’euro e la richiesta alla BCE di cancellare 250 miliardi di obbligazioni in pancia alla Banca d’Italia.
Due scherzetti puntualmente rimangiati il giorno dopo ma che hanno causato un conto extra di 92 milioni da pagare: le conseguenti turbolenze hanno fatto alzare la cedola minima allo 0,55%.
Non che sia stato un collocamento semplice. Perchè mercoledì (il terzo e ultimo giorno riservato alle richieste del pubblico retail) sul mercato secondario italiano è tornata un po’ di tensione, dopo che sono iniziate a circolare le prime bozze (in parte smentite) sul contratto di governo elaborato da Lega e Movimento 5 Stelle.
Alcuni riferimenti anti-europeisti hanno preoccupato gli investitori alimentando la speculazione sul debito pubblico, nonostante sia ancora “coperto” dal quantitative easing della Banca centrale europea (al momento fino a settembre).
Per tutta risposta i rendimenti sono balzati su tutte le scadenze: il BTp a 10 anni è salito ampiamente sopra il 2% mentre quello a 8 anni (la stessa durata del BTp Italia) si è portato a ridosso dell’1,7%, 35 punti base in più rispetto a una settimana prima e oltre 20 punti rispetto all’11 maggio, quando il Tesoro ha comunicato per il nuovo BTp un tasso minimo reale dello 0,4%.
La turbolenza sul mercato secondario però potrebbe, numeri alla mano, aver causato qualche effetto collaterale frenando il pubblico retail nell’ultimo giorno.
Se infatti la domanda dei piccoli risparmiatori nelle prime due sedute è stata pari a 3,3 miliardi, nel terzo giorno (proprio mentre sul secondario si intensificavano le vendite sui titoli di Stato impennandone i rendimenti) le richieste sono calate a 333 milion
Il Tesoro al termine dell’emissione ha alzato di 15 punti base il tasso minimo reale (a cui aggiungere poi di volta in volta l’inflazione italiana per arrivare al tasso finale nominale) portandolo allo 0,55%.
I 15 punti base in più di ieri — che certo tutelano i risparmiatori perchè adeguano il BTp Italia alle mutate condizioni di mercato delle ultime sedute — costeranno però alle casse dello Stato (e indirettamente ai contribuenti) circa 92 milioni.
Non una gran cifra, ma l’appetito vien mangiando.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2018 Riccardo Fucile
CONDANNATI A RISARCIMENTO DANNI CON PROVVISIONALE DI 40.000 EURO A TESTA
Il giudice monocratico di Monza Bianchetti ha condannato Vittorio Sgarbi a sei mesi di reclusione per avere diffamato, sul Il Giornale, il magistrato palermitano Nino Di Matteo.
A tre mesi, per omesso controllo, è stato condannato il direttore del quotidiano Alessandro Sallusti.
Entrambi hanno avuto la sospensione della pena. L’articolo ritenuto diffamatorio è stato pubblicato nella rubrica Sgarbi Quotidiani il 2 gennaio del 2014.
Di Matteo aveva sostenuto, avviando la querela, che “dopo la pubblicazione successiva al deposito processuale delle intercettazioni di numerose conversazioni nelle quali Riina ripetutamente si riferisce alla mia persona, anche manifestando la sua volontà di uccidermi, paradossalmente è iniziata quella che ritengo una vera e propria campagna di stampa che, partendo dal chiaro travisamento dei fatti, tende ad accreditare versioni che mi indicano quale autore di condotte e comportamenti che non ho mai tenuto. Non posso accettare che — aveva sostenuto Di Matteo — si continui a speculare impunemente perfino su vicende che tanto incidono anche sulla mia vita personale e familiare”.
Entrambi dovranno risarcire i danni al pm, ora in servizio alla Direzione Nazionale Antimafia, da liquidarsi in sede civile.
Il giudice ha comunque concesso a Di Matteo, difeso dall’avvocato Roberta Pezzano, una provvisionale immediatamente esecutiva di 40 mila euro.
Sia Sgarbi che Sallusti hanno avuto il riconoscimento delle attenuanti generiche. Nell’articolo incriminato, intitolato “Quando la mafia si combatte soltanto a parole”, Sgarbi scriveva: “Riina non è, se non nelle intenzioni, nemico di Di Matteo. Nei fatti è suo complice. Ne garantisce il peso e la considerazione”.
E ancora: ” c’è qualcosa di inquietante nella vocazione al martirio (del magistrato ndr)” e “gli unici complici che ha Riina sono i magistrati”.
(da agenzie)
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Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
STRAVOLTO IL COMITATO DI CONCILIAZIONE, SCOMPAIONO L’USCITA DALL’EURO E LA CANCELLAZIONE DI 250 MILIARDI DI DEBITO… FORNERO, FLAT TAX E REDDITO CITTADINANZA SENZA CITARE LE COPERTURE… STATO DI POLIZIA E SOLITE CAZZATE RAZZISTE SULL’IMMIGRAZIONE
La prima bozza era deflagrata sul tavolo della trattativa fra Lega e M5S. 
Due giorni dopo, il Contratto per il governo del cambiamento cambia versione.
Tre su tutte: il Comitato di conciliazione parallelo al Consiglio dei ministri, le modalità di uscita dall’euro, la richiesta di cancellazione di 250 miliardi di debito pubblico.
Non c’è più nulla di tutto questo. Un libro dei sogni secondo alcuni. Un vademecum che dovrebbe accompagnare M5S e Lega per i prossimi cinque anni di legislatura per ridurre drasticamente le tasse, rivedere il welfare e le pensioni, ridurre il peso dell’immigrazione, proteggere i confini nazionale, riscrivere il rapporto con l’Europa.
Cambia il Comitato di conciliazione, non si sa più come è composto
Il rischio di un organo politico in grado di affiancare e comandare sul Consiglio dei ministri ha consigliato alcuni accorgimenti, per non finire nel cestino delle incostituzionalità .
Scompare dal testo la composizione del Comitato di conciliazione, rimandata “all’accordo fra le parti”. Nella prima bozza il Comitato era composto da presidente del Consiglio, leader e capigruppo delle due forze politiche, oltre al ministro competente per questione.
Scompare inoltre la sospensione per almeno 10 giorni delle azioni sui temi controversi. Via anche la delibera a maggioranza qualificata dei due terzi.
Cosa resta? La funzione di dirimere le controversie resta, come quella di suggerire soluzioni. Viene meno però la centralità dell’organo nella fase deliberante e allentata la morsa di un’intesa di largo respiro per sbrigliare gli affari più ostici e divisivi.
Euro, torna l’amore. Ridiscutere i trattati Ue
L’altra bomba da disinnescare erano i rapporti con l’Unione Europea. Sono stati al centro della discussione fra Matteo Salvini e Luigi Di Maio fino all’ultimo. Alla fine è prevalsa la linea di quest’ultimo: scompare ogni riferimento all’uscita dall’euro, che aveva fatto allarmare i mercati finanziari e sobbalzare le cancellerie di mezza Europa e certamente anche il Quirinale.
Eliminato ogni riferimento alla “sovranità monetaria”, a procedura di uscita dalla moneta unica e a referendum consultivi.
Si parla dello “spirito di ritornare all’impostazione pre-Maastricht in cui gli Stati Ue erano mossi da un genuino intento di pace, fratellanza, cooperazione e solidarietà ” e si muove da esso per chiedere di “rivedere, insieme ai partner europei, l’impianto della governance economica europea (politica monetaria, Patto di Stabilità e crescita, Fiscal compact, Mes, etc) attualmente basato sul predominio del mercato e sul rispetto di vincoli stringenti dal punto di vista economico e sociale”.
Nel nuovo testo non si mette in discussione quindi l’irreversibilità dell’euro e la politica monetaria unica; si punta inoltre l’accento sulla necessità di riforme condivise, da attuare insieme ai partner europei.
L’ultima bozza include tre novità : la richiesta più netta di superare gli effetti della direttiva Bolkenstein, l’opposizione ai trattati di libero commercio, e l’affermazione per cui l’Italia, in quanto confine esterno d’Europa, “va adeguatamente protetto anche per garantire e tutelare il supremo principio della libera circolazione delle persone e delle merci”.
Si torna a spendere in deficit. L’idea dei due debiti pubblici
Dove si trovano le coperture per finanziare il mastodontico programma economico che va dal reddito di cittadinanza alla flat tax, passando per l’abolizione della Fornero? Semplice, facendo più deficit.
Nel contratto c’è scritto chiaro e tondo, pur specificando che il ricorso alle spese senza coperture debba essere “appropriato”.
Lega e M5S però non si fermano qui: chiederanno alla Ue anche di scorporare la spesa per investimenti pubblici dal deficit corrente di bilancio: un escamotage contabile per spendere senza dover preoccuparsi di dove prendere i soldi.
Due misure che — c’è da scommettere — non piaceranno a Bruxelles e alle altre capitali europee.
Così come piacerà poco a Francoforte un altro dei cavalli di battaglia del leghista Borghi: chiedere alla Bce di “sterilizzare” contabilmente i titoli di stato comprati finora dalla Bce per evitare che i tassi italiani schizzassero alle stelle.
Anche se c’è da dire che quanto meno rispetto alla prima bozza la formulazione è più prudente: non si parla di cancellazione vera e propria dei titoli di Stato, ma solo contabile ed è stato tolto qualsiasi riferimento a cifre precise.
In ogni caso, ci troviamo di fronte a una misura infattibile, che verrà rigettata senza dubbio dall’istituto guidato da Mario Draghi.
Due aliquote per la flat tax. Condono e carcere vero per gli evasori: un ossimoro
La Lega vede vinta la sua battaglia: la flat tax sarà l’architrave delle riforme messe in cantiere dai gialloverdi, anche se le aliquote fisse saranno due: al 15 e al 20 per cento sia per persone fisiche che imprese.
Neanche una riga invece per le necessarie coperture, stimate in una sessantina di miliardi da diversi istituti economici.
Leghisti e pentastellati hanno comunque un approccio abbastanza diverso sul concetto di evasione fiscale, si sa.
Tanto che nel contratto ci sono due misure abbastanza divergenti fra loro. Da una parte la ricerca della “pace fiscale” tanto cara a Salvini, con un condono “saldo e stralcio” delle cartelle Equitalia, dall’altra il classico proclama “manette agli evasori”, cifra dei 5 stelle, tradotto con un perentorio “inasprimento dell’esistente quadro sanzionatorio, amministrativo e penale, per assicurare il carcere vero per i grandi evasori”.
Tornano i voucher e stop alla legge Fornero
Salvini e Di Maio sembra che si siano accorti che “la cancellazione dei voucher ha creato non pochi disagi ai tanti settori per i quali questo mezzo di pagamento rappresenta uno strumento indispensabile”.
E quindi ne promettono una reintroduzione anche se con un nome diverso: “Bisogna introdurre un apposito strumento, agile ma chiaro e semplice, che non si presti ad abusi per la gestione dei rapporti di lavoro accessorio”.
Per quanto riguarda la legge Fornero, invece, si stanziano solo 5 miliardi “per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse”.
In particolare, la ricetta utilizzata è quella presente nel programma elettorale pentastellato. “Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti”. Si stanzia però solo un terzo della cifra necessaria…
Reddito ma anche pensione di cittadinanza
Sul reddito di cittadinanza l’impronta è chiaramente a 5 stelle. Qui si addensano quei pochi numeri presenti nel contratto. Si parla di 780 euro mensili, per i quali è previsto uno stanziamento di 17 miliardi annui.
La cosa interessante è che nell’ultima versione del contratto è stata aggiunta anche la “pensione di cittadinanza”. In particolare, si legge nel contratto, “la nostra proposta è rappresentata da un’integrazione per un pensionato che ha un assegno inferiore ai 780 euro mensili, secondo i medesimi parametri previsti per il reddito di cittadinanza”.
Dove si trovano i soldi? Non si sa.
Un patto contro i voltagabbana in Parlamento, niente sgambetti
Lega e M5S si giurano “leale cooperazione” sul Contratto di governo, ma eliminano nell’ultima versione del documento la parte che vincolava le forze politiche sia nel Consiglio dei ministri, sia in Parlamento. Compare invece un impegno reciproco a garantire la compattezza dei gruppi al momento delle votazioni sui provvedimenti che fanno parte del programma: una sorta di patto contro i voltagabbana. Vietati gli sgambetti in Aula invece, su provvedimenti non ricompresi nel contratto, ma ritenuti “fondamentali” da uno dei due partiti.
Nel testo si legge: “Impegno a non mettere in minoranza l’altra parte in questioni che per essa sono di fondamentale importanza”. Gli accordi hanno una durata di 5 anni, per tutta la XVIII legislatura, con una verifica fissata nel mezzo del cammino. Altro accordo sancito nero su bianco è il patto di non belligeranza fra Lega e M5S nelle competizioni elettorali nazionali e locali.
Fedeltà alla Nato, via le sanzioni alla Russia: un colpo al cerchio, uno alla botte
Poche limature nell’ultima versione del contratto sulla politica estera. Le linee guida restano la fedeltà alla Nato e una politica di amicizia verso la Russia. Gli Usa restano “alleato privilegiato”, ma la Lega ottiene da M5S l’impegno a una “apertura alla Russia”, a partire dal “ritiro immediato delle sanzioni”.
Spending review delle spese militari, vendere le caserme
Nessuna modifica in materia di Difesa, con un “più efficace impiego” del personale delle forze armate, l’impegno alla “tutela dell’industria italiana”, in particolare “progettazione e costruzione di navi” (Fincantieri) “aeromobili e sistemistica high tech” (Leonardo Finmeccanica), la previsione di “nuove assunzioni nelle forze dell’ordine”. Lega e M5S prevedono una rivalutazione della presenza dei militari italiani in missione all’estero. Anche in questa ottica, nel nuovo testo si aggiunge l’impegno a una spending review per “razionalizzare lo spreco di risorse nelle spese militari anche con riferimento alla riforma del patrimonio immobiliare dismesso”.
Tagli delle pensioni d’oro e ricalcolo dei vitalizi
Ricalcolo delle pensioni sulla base del sistema contributivo per tutti i parlamentari, i consiglieri regionali e tutti i dipendenti degli organi costituzionali “anche per il passato”. Quanto alle pensioni d’oro, viene previsto un taglio di quelle superiori ai 5mila euro “non giustificate dai contributi versati”. Stretta sulle auto blu e sulle scorte.
Codice etico, via i massoni
Rivista in corso d’opera la parte sui soggetti che possono entrare a far parte del governo. Sono esclusi coloro che hanno riportato condanne penali, anche non definitive, per i reati dolori di cui alla Legge Severino, per i reati di riciclaggio, autoriciclaggio e falso in bilancio; i soggetti sotto processo per reati gravi, come mafia o corruzione; gli appartenenti alla massoneria e coloro che si trovino in conflitto di interessi. Vengono richieste “tempestive informazioni” da parte di coloro che siano a conoscenza di indagini o procedimenti penali a proprio carico.
Conflitto di interessi e giustizia
Non cambia molto nel fluire delle bozze. Il programma gialloverde ripropone le parole d’ordine portate avanti dai 5 stelle in questi ultimi anni. Cosa si intende per conflitto d’interessi? Ecco la risposta nero su bianco: “Riteniamo che debba qualificarsi come possibile conflitto di interessi l’interferenza tra un interesse pubblico e un altro interesse, pubblico o privato, che possa influenzare l’esercizio obiettivo, indipendente e imparziale, di una funzione pubblica, non solo quando questo possa portare a un vantaggio economico a chi esercita la funzione pubblica e sia in condizione di un possibile conflitto di interessi, ma anche in assenza di un vantaggio immediatamente qualificabile come monetario”. È sicuramente questa, come già scritto, la parte più riconducibile a Silvio Berlusconi, sia pur formulata in modo generico.
Anche il secondo passaggio marca l’impronta “populista” dell’alleanza, rimanendo comunque nel vago: “Intendiamo inoltre estendere la disciplina a incarichi non governativi ossia a tutti quei soggetti che, pur non ricoprendo ruoli governativi, hanno potere e capacità di influenzare decisioni politiche o che riguardano la gestione della cosa pubblica, come ad esempio i sindaci delle grandi città o i dirigenti delle società partecipate dallo Stato”.
Legittima difesa, più carceri, certezza della pena.
Anche sul tema giustizia i temi non sono stati modificati rispetto alla prima bozza. Ecco i punti qualificanti: 1) riforma della prescrizione; 2) il potenziamento della legislazione anti-corruzione da realizzare “aumentando le pene per i reati contro la pubblica amministrazione”, introducendo il “Daspo per i corrotti e corruttori”, l’introduzione “dell’agente sotto copertura” e “dell’agente provocatore”; 3) il “potenziamento” delle intercettazioni. Più in generale, “per garantire il principio di certezza della pena è essenziale abrogare tutti i provvedimenti emanati nel corso della precedente legislatura, tesi unicamente a conseguire effetti deflattivi in termini processuali e carcerari a totale discapito della sicurezza della collettività “. Insomma, per avere maggiore giustizia ci vuole l’inasprimento delle pene, più carcere, meno misure alternative. E più tribunali, mettendo mano alla legge Severino che chiuse quelli piccoli.
Immigrazione: passa la linea dura
Sulla questione dell’immigrazione, il cavallo di battaglia di Salvini, nella prima bozza c’erano state le maggiori divergenze, tanto da evidenziare in giallo quasi l’intero capitolo. Nella versione attuale il giallo è scomparso ed è stato accolto quasi tutto. Insomma, una vittoria per il leader leghista che vuole per il suo partito il ministero dell’Interno.
Il preambolo recita: “La questione migratoria attuale risulta insostenibile per l’Italia, visti i costi da sopportare e il business connesso, alimentato da fondi pubblici nazionali spesso gestiti con poca trasparenza e permeabili alle infiltrazioni della criminalità organizzata”.
E ancora: “Il fallimento dell’attuale sistema di gestione dei flussi migratori rischia di mettere in discussione gli stessi accordi di Schengen”.
Ci si impegna affinchè “l’Italia svolga un ruolo determinante (nella prima bozza era “più decisivo”) ai tavoli dei negoziati europei” in particolare “per superare il regolamento di Dublino, attraverso il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra gli Stati membri dell’Ue”.
Ai migranti sono dedicate due pagine del programma dove si invoca il superamento del Regolamento di Dublino che impone al Paese di prima accoglienza di farsi carico dei richiedenti asilo, l’accelerazione dell’iter di verifica dello status di rifugiato, la revisione dell’attuale sistema di affidamento a privati dei centri.
Occorre poi creare almeno un Centro di permanenza per il rimpatrio in ogni regione. Cosa peraltro prevista dal decreto Minniti dello scorso anno: ma ad ora sono soltanto 5 attivi (Torino, Roma, Bari, Brindisi, Caltanissetta), per poche centinaia di posti rispetto ai complessivi 1.600 previsti a regime.
Altre strutture sono state individuate (da Iglesias a Bologna, da Potenza a Santa Maria Capua Vetere), ma non avviate. Due Regioni, Toscana e Veneto, hanno detto no ai Cpr. “Indifferibile e prioritaria” viene definita una “seria ed efficace politica dei rimpatri”, visto i “500 mila migranti irregolari presenti sul nostro territorio”.
Politica che passa anche dall’allungamento dei tempi di permanenza nei Cpr dagli attuali 90 giorni a 18 mesi, come ai tempi di Roberto Maroni ministro dell’Interno.
Il capitolo immigrazione tocca poi il tema dell’Islam indicando la necessità di istituire un registro dei ministri di culto e la tracciabilità dei finanziamenti per la costruzione delle moschee.
Per Salvini e Di Maio occorre disporre di strumenti adeguati per consentire il controllo e la chiusura immediata di tutte le associazioni islamiche radicali nonchè di moschee e di luoghi di culto, comunque denominati, che risultino irregolari”, ma scompare l’obbligo di prediche in italiano.
Per M5S e Lega, inoltre, bisogna consentire al maggior numero possibile di detenuti stranieri (sono 20mila) di scontare la propria condanna nel Paese d’origine attraverso l’attivazione di accordi bilaterali con gli Stati di provenienza.
Una strada in realtà già battuta con alterni risultati, perchè non sempre i Paesi collaborano pienamente. Solo sotto il ministero Orlando, sono stati siglati o perfezionati accordi per il trasferimento detenuti con Albania, Nigeria, Marocco, Senegal.
Chiusura dei campi rom
Un paragrafo è infine dedicato ai campi nomadi, divenuti un “grave problema sociale”. Bisogna arrivare, nell’intento di M5S e Lega, alla chiusura di tutti i campi irregolari “in attuazione delle direttive comunitarie”, ed obbligare i minori alla frequenza scolastica “pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della responsabilità potestà genitoriale”.
Sicurezza: più soldi alle forze dell’ordine
Anche nel capitolo “Sicurezza, legalità e forze dell’ordine”, quasi tutto evidenziato in giallo nella prima bozza e quindi oggetto di contrasto tra le due forze politiche, passa la linea leghista.
Quindi maggiori fondi per le forze dell’ordine e maggiori equipaggiamenti per contrastare gli attacchi terroristici. Nel contratto viene dedicato un punto alle occupazione abusive, dove viene indicata la necessità di velocizzare le procedure di sgombero attraverso l’azione ferma e tempestiva qualora non sussistano le condizioni di necessità certificate.
llva, Alitalia e Torino-Lione: tre nodi che non vengono al pettine.
Su tre paragrafi rilevanti, il contratto di Governo resta nel vago.
Per quel che riguarda l’Ilva di Taranto, tutto resta immutato come nella prima versione: chiusura delle fonti inquinanti e bonifiche, e riconversione economica basata su energie rinnovabili.
Al tempo stesso si conferma l’intento di salvaguardare i 14mila dipendenti (più quelli dell’indotto) ma non viene specificato come, a fronte della chiusura dei forni.
Il timore che si vada verso la chiusura, come peraltro ha auspicato un deputato M5S pugliese nelle ultime ore dopo la morte di un giovane mentre lavorava nell’impianto siderurgico, resta concreto.
Rispetto alla prima bozza è stato introdotto il capitolo Alitalia: per il vettore attualmente commissariato e sul mercato, si legge che non va solo salvato ma “rilanciato nell’ambito di un piano strategico nazionale dei trasporti che non può prescindere dalla presenza di un vettore nazionale competitivo”.
Formula vaga che non dipana le ombre sul futuro di Alitalia e sulla trattativa con Lufthansa e altri. Il commissario Gubitosi intanto ha chiesto al Governo in pectore di “fare presto”. Infine, quanto alla Tav Torino-Lione, nell’ultima versione ci sono modifiche rispetto alle bozze circolate nei giorni scorsi: non c’è più la “sospensione” dei lavori, ma resta l’impegno a “ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.
Agricoltura: riforme per Pac, Agea e Sian. Lotta in Ue per i “fermi pesca”
Resta la richiesta all’Ue di riforma della Politica agricola comune. E resta la volontà di modificare l’Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura e il Sistema informativo di servizi del comparto. Rispetto alla prima bozza fa capolino la pesca: anche qui, lotta a Bruxelles per riconsiderare “vincoli e direttive” come “i fermi pesca” quando “non sono basati su criteri oggettivi”.
Un “classico” sulla Rai: stop alla lottizzazione
Rispetto alla prima versione del contratto, viene introdotto un paragrafo sul servizio pubblico. “Più trasparenza, eliminazione della lottizzazione politica e promozione della meritocrazia”, si legge nel contratto.
Vaccini sì, ma non si escludono i bambini
Nel capitolo dedicato alla Salute, resta lo stop al rapporto “arcaico” tra politici e dirigenti sanitari con riforma dei criteri di selezione e nomia dei direttori. Potenziamento dei Lea attraverso il recupero delle risorse tagliate negli anni precedenti. E garanzia per le coperture vaccinali ma con la chiosa che “va affrontata la tematica del giusto equilibrio tra il diritto all’istruzione e il diritto alla salute, tutelando i bambini che potrebbero essere a rischio esclusione sociale”.
Via alcuni paletti della Buona Scuola, più vigilanza del Governo sullo Sport
Confermato lo “smantellamento” di alcuni pilastri della Buona scuola: via la “chiamata diretta” dei dirigenti scolastici, riforma delle modalità di trasferimento dei docenti e revisione dell’alternanza scuola-lavoro. Lotta al precariato e aumento del monte ore dedicato alle attività motorie. Nel capitolo Sport resta il principio di una vigilanza più serrata del Governo sul Coni, con revisione delle sue competenze e maggiore attenzione e compartecipazione alle modalità di spesa e assegnazione delle risorse.
Sulla Cultura restano i (tanti) principi e le (poche) misure
Nulla di nuovo rispetto alla prima bozza: viene elencata una lunga serie di principi tanto condivisibili quanto vaghi. Unica misura annunciata è la riforma del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS) per modificare le modalità dei finanziamenti “che rimetta al centro la qualità dei progetti artistici”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
PER IL GARANTE DELLA PRIVACY IL VOTO TRASPARENTE E SICURO E’ ANCORA LONTANO
Il sito web Rousseau è ancora vulnerabile ad attacchi hacker e il voto online degli iscritti al Movimento 5 stelle non è sicuro.
Lo evidenzia, con un provvedimento datato 16 maggio, il Garante della Privacy Antonello Soro.
Uno scenario allarmante, se si considera che domani pomeriggio gli iscritti M5S saranno chiamati a decidere, con un voto vincolante su Rousseau, del contratto di governo su cui si regge l’asse tra Lega e Cinque stelle.
«Sarà un voto blindato e, come sempre, assicurato a tutti gli iscritti», diceva pochi giorni fa Davide Casaleggio, presidente della Casaleggio associati e dell’Associazione Rousseau in visita a Roma per presentare le nuove funzioni della sua piattaforma. Eppure, secondo quanto accerta Soro, proprio sulle questioni legate alla sicurezza informatica emergono lacune pericolose, nonostante qualche passo avanti sia stato fatto.
Tanto che, dai vertici del Movimento, sarebbero emerse negli ultimi giorni gravi preoccupazioni circa la possibilità di nuovi attacchi hacker, come già accaduto più volte nel corso dell’ultimo anno.
D’altronde, le password degli iscritti M5S — come si legge nel provvedimento del Garante – sarebbero ancora in larga parte prive delle più elementari protezioni: «Lunghezza delle password e controllo di qualità non possono essere limitate ai nuovi iscritti e agli interessati che spontaneamente modifichino la password».
Piuttosto, mette in guardia il Garante, «occorre intraprendere una campagna di invito alla modifica della password nei confronti degli interessati già iscritti, prevedendo l’obbligo di attuare tale modifica alla prima sessione di collegamento utile attivata con le credenziali (tuttora) deboli». Finora, dunque, le uniche migliorie apportate alla sicurezza dei dati degli utenti riguarderebbero gli iscritti più recenti e non quelli autenticati prima di gennaio 2018.
Non solo. Secondo il provvedimento del Garante non sono nemmeno state assicurate delle «garanzie a tutela degli iscritti votanti, in accordo al principio di trasparenza che dovrebbe caratterizzare un sistema di e-voting».
A dicembre, infatti, il Garante aveva evidenziato nel suo primo provvedimento un grave problema di trasparenza interno: i voti degli iscritti erano identificabili perchè associati a un preciso numero di telefono.
«Questioni di sicurezza», si era giustificato Casaleggio. Per bilanciare questa opacità , però, Soro aveva considerato l’adozione di alcune misure, come la registrazione degli accessi e delle operazioni compiute sul database del sistema Rousseau.
Neanche queste, ad oggi, sarebbero arrivate.
Proprio l’Associazione Rousseau ha infatti chiesto e ottenuto dal Garante una proroga al 30 settembre. Finora è stata solo avviata una ricerca di mercato per individuare una società esterna che se ne occupi, ma sono sopravvenuti «rallentamenti in ragione della riorganizzazione associativa del Movimento e degli impegni connessi al recente periodo di campagna elettorale».
Insomma, il voto online «trasparente e sicuro» sognato dal Movimento 5 stelle sembra ancora lontano, mentre il voto per decidere del futuro governo è domani.
(da “La Stampa”)
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Maggio 17th, 2018 Riccardo Fucile
L’OPINIONE DI UN GIURISTA: “M5S E LEGA STANNO PRIVATIZZANDO LA POLITICA ITALIANA A DANNO DELLE ISTITUZIONI: UNA SCRITTURA PRIVATA TRA DUE SOGGETTI DI DIRITTO PRIVATO”
I negoziati per l’alleanza di governo M5s-Lega sono stati interpretati dagli stessi
protagonisti secondo una figura del diritto privato: il contratto.
Non abbiamo assistito a generici negoziati per un’alleanza di governo e i contenuti di un programma, ma a vere e proprie trattative per un contratto che — come si legge nella bozza disponibile – dovrà essere sottoscritto dalle parti con firme autenticate da un notaio.
Il fatto è nuovo, in quanto il contratto che cade in questione non è una figura della filosofia politica, una variante del “contratto sociale”, ma una scrittura privata tra due soggetti di diritto privato: un partito e un movimento politico.
La forma “contratto” è tuttavia utilizzata per un affare non economico ma politico, l’azione di governo. Lo strumento non è pensato per tutelare l’accordo in tribunale, ma per dare forma a un programma di governo del Paese. Lo scopo, si legge nel contratto, è di “incrementare il processo decisionale in Parlamento e la sua cooperazione con il Governo”.
Gli impegni, da eseguirsi in buona fede, riguardano tra l’altro “il completamento del programma di governo, la cooperazione tra forze politiche, il coordinamento all’interno del governo, anche in sede europea, e la verifica dei risultati conseguiti”.
Le parti assicurano “la convergenza delle posizioni assunte dai gruppi parlamentari”. Su queste premesse, il presidente del consiglio e i ministri sono chiamati non a decidere l’azione di governo, ma a eseguire il contratto concluso dalle due associazioni private.
Sul piano dei contenuti, la privatizzazione della politica (contrattualizzazione) è esaltata dalla previsione di un “Comitato di conciliazione” destinato a dirimere i conflitti sulla esecuzione del contratto.
Il comitato è composto dal presidente del Consiglio, dai presidenti dei gruppi parlamentari di M5s e Lega, dal ministro competente per materia e infine dai capi politici Salvini e Di Maio: che quindi risolvono questioni di governo insieme a esponenti del parlamento e al capo del governo
Conseguente a questa impostazione è la previsione, in modifica dell’art. 67 Cost., di un “vincolo di mandato popolare” per i parlamentari; che a quel punto non rappresenterebbero più la Nazione, ma i propri elettori.
La contrattualizzazione della politica consiste pertanto in una de-istituzionalizzazione. Il ruolo delle istituzioni – a partire dagli organi costituzionali — diventa subalterno a quello delle organizzazioni politiche, che raccolgono e amministrano il consenso popolare servendosi delle istituzioni.
Non solo il governo, ma anche il parlamento, in quanto istituzione, può ostacolare l’obiettivo. Ecco perchè l’accordo di governo è concluso dalle organizzazioni politiche. Persino il ruolo del presidente della Repubblica (che nomina il premier) risulta ridimensionato. Del resto, anche lui è una istituzione.
Nell’alleanza M5s-Lega il contratto svolge la funzione pratica di stabilire impegni il cui inadempimento potrà essere rinfacciato alla controparte, se non in tribunale, nei talk show.
In questo senso il contratto alimenta il discorso politico. Svolge però soprattutto la funzione simbolica di marginalizzare le istituzioni a vantaggio dell’espressione della volontà popolare.
Anche così può portarsi avanti un progetto di “democrazia diretta”. Ma non bisogna trascurare che nel mondo degli affari (a cui allude la nostra scrittura privata) il contratto non rappresenta il raggiungimento di un accordo che prelude ad una stagione di pace, ma la tregua provvisoria di un aspro confronto destinato a riaccendersi. Formalizzare accordi, autenticare sottoscrizioni, sacralizzare impegni, significa praticare onestamente e alla luce del sole la diffidenza e il sospetto verso la controparte.
Fabrizio Di Marzo
Consigliere di Cassazione
(da “la Repubblica”)
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