Luglio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
L’ENNESIMA BUFALA VEICOLATA SUL WEB E’ TALMENTE FINTA CHE NON INGANNEREBBE NEANCHE UN BAMBINO… BASTA VEDERE LE FOTO DI QUANDO E’ STATA RECUPERATA IN MARE
L’ultima bufala diffusa dai razzisti è che Josefa, che ha trascorso 48 ore aggrappata a una
tavola di legno dopo il naufragio del barcone su cui viaggava, è che non è vero nulla: altro che migrante, Josefa è un’attrice al soldo delle Ong per screditare il Ministro Salvini. La prova incontrovertibile? In alcune foto si vede Josefa con lo smalto per unghie.
Ora, una persona con una media intelligenza fiuterebbe la bufala lontano chilometri, ma ai razzisti le cose vanno spiegate passo per passo: nelle foto, le centinaia di foto che circolano sul web e che sono state twittate in diretta dai volontari di Open Arms, Josefa – ovviamente – non ha nessuno smalto alle unghie.
L’altra versione della storia è che lo smalto la donna lo avrebbe avuto in Spagna, dove è sbarcata dove il suo salvataggio.
E quindi? Fosse anche che queste foto non siano bufale come quelle di prima, costruite ad arte, se in quelle lunghe ore trascorse in mare un volontario o una volontaria, forse per distrarre Josefa dal ricordo di quelle 48 ore in mare, le avesse messo lo smalto, questa sarebbe la prova che le Ong hanno inventato tutto?
I complottari razzisti devono decisamente impegnarsi di più. Anche se, come si vede dai tweet, basta anche questa notizia clamorosamente falsa per farli crogiolare nella loro coscienza marcia.
(da Globalist)
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Luglio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
RAPPORTO OPENPOLIS-AGI: LE ENTRATE DEL PD SCESE DEL 53%… LA LEGA PASSATA DA 12,5 MILIONI A 2,9… L’OASI DORATA DEI GRUPPI PARLAMENTARI
Quasi 13 milioni di euro in meno per il Pd. Quasi 10 milioni in meno per la Lega.
Una media negli ultimi cinque anni del 60% di entrante in meno.
Per i partiti italiani è crisi finanziaria. E’ quanto emerge dai dati di “Partiti in crisi – analisi dei bilanci dei partiti tra il 2013 e il 2017”, realizzato da Openpolis e Agi. Una contrazione derivante soprattutto dal taglio dei rimborsi elettorali operato dai governi Monti-Letta.
Nel dettaglio la situazione delle singole forze politiche emerge che, nel 2013, il Pd rendicontava entrate per 37,6 milioni di euro, di cui 24,7 milioni dai rimborsi elettorali (il 2×1000 ancora non era stato introdotto).
Nel 2017 i proventi della gestione caratteristica per i democratici ammontano a 17,7 milioni (-53%). I rimborsi elettorali, ormai eliminati, non contribuiscono più a questa cifra e il 2×1000 incassato dal Pd vale circa 8 milioni, un terzo di quanto offrivano i rimborsi nel 2013.
Altro esempio degli effetti del taglio del finanziamento pubblico lo si osserva con la Lega Nord. Nel 2013 incassava 12,5 milioni di euro: nel 2017 le entrate si riducono a 2,9 milioni.
Donazioni private, che flop.
E la contrazione si si giustifica anche con un sostanziale ‘flop’ nelle donazioni. Uno degli obiettivi delle riforme degli anni 2012-14 era quello di spingere i partiti a finanziarsi attraverso donazioni private. A questo scopo erano state previste dalla stessa legge delle agevolazioni fiscali quantificate in 27,4 milioni di euro per l’anno 2015 e in 15,65 milioni dal 2016 in poi, ipotizzando quindi donazioni molto superiori. Ma la realtà è diversa: l’andamento discendente delle donazioni è stato netto tra 2013 e 2016. Il 2013 è stato l’anno record nei 5 esercizi considerati, con 38,45 milioni di euro da persone fisiche e 2,46 milioni da persone giuridiche.
Poi la tendenza negativa negli anni successivi è stata chiara. In particolare tra 2014 e 2016, i contributi da persone fisiche sono calati del 38%, quelli da persone giuridiche del 67%.
Se non ci fossero i parlamentari.
Restano essenziali per la vita dei partiti i contributi di singoli parlamentari. Nel caso di Sel e della Lega Nord, la quasi totalità delle donazioni da persone fisiche nel 2017 è rappresentata dai contributi degli eletti.
A seguire, Scelta civica (83,9%), Fratelli d’Italia (72%), Alternativa popolare (70,7%). Per Partito democratico e Forza Italia la percentuale di incassi dagli eletti si aggira attorno ai due terzi delle donazioni da persone fisiche complessive (rispettivamente 67,3% e 66%).
La percentuale di contributi da eletti sul totale è inferiore al 50% nel caso del Partito socialista italiano (42%) e Rifondazione comunista (20,38%).
Tesseramento anno zero.
In media circa il 4,5% delle entrate dei partiti nel 2017 deriva dal tesseramento degli iscritti.
Tra i principali partiti a livello nazionale, solo per pochi le entrate dagli iscritti costituiscono una quota rilevante dei proventi.
Tra questi spicca Fratelli d’Italia, che nel 2017 ha raccolto dal tesseramento circa 380 mila euro, pari al 29,5% delle sue entrate caratteristiche.
Gli aderenti a Forza Italia hanno contribuito con le loro quote di iscrizione al 12% dei proventi (419 mila euro su quasi 3,5 milioni).
Da segnalare, tra i partiti minori, il caso del Psi che raccoglie quasi la metà delle sue entrate dal tesseramento (282 mila euro su 578 mila).
Colpisce che per due partiti maggiori, storicamente radicati come Pd e Lega Nord, la quota di proventi dagli iscritti sia così bassa, rispettivamente lo 0,29% e lo 0,26%. Peraltro i bilanci a questa voce presentano cifre irrisorie anche in valore assoluto (51mila euro il Pd, 7mila la Lega Nord).
La ragione dello scostamento è che entrambi i partiti adottano modelli di finanziamento in base ai quali sono le strutture locali (sezioni, circoli, federazioni provinciali ecc.) a trattenere gran parte dei proventi delle tessere.
Non ci sono i soldi per gli stipendi.
Complessivamente le spese dei partiti sono calate del 75%, passando da 129 a 31 milioni.
Il settore più colpito dai tagli è stato l’acquisti di beni, calato del 90% (da 4,2 milioni di euro a 300mila euro). Dimezzate le spese per il personale: da 19,6 a 9,4 milioni. Tra queste, la voce stipendi è stata quella più colpita. Nei 5 esercizi considerati è passata da 14,5 a meno di 7 milioni annui, una contrazione del 53%.
L’oasi: i gruppi parlamentari.
E mentre calano le spese per il personale dei partiti, crescono quella per il personale dei gruppi parlamentari: da 38,6 a 40,3 milioni di euro.
Non conosciamo ancora il dato 2017 per i gruppi, ma basandosi su una media degli anni precedenti dovrebbe collocarsi tra i 39 e i 40 milioni.
Perchè? I gruppi sono titolari di una forma di finanziamento pubblico che è rimasta piuttosto stabile negli anni, e che vale complessivamente attorno a 53 milioni di euro annui (circa 32 milioni di euro alla Camera e 21 al Senato).
E questi contributi vengono corrisposti da ciascun ramo del Parlamento ai gruppi, in parte in quota fissa, in parte in base al numero di deputati e Senatori.
In massima parte servono per pagare i dipendenti che si occupano di assistere il gruppo. Ma possono anche essere utilizzati per pagare servizi, attività di studio e per spese di comunicazione.
Di fatto negli ultimi anni sono andati sempre più ad effettuare attività (e spese) che tradizionalmente competevano ai partiti politici. Ad esempio in occasione del referendum costituzionale del 2016, i gruppi Pd e M5s hanno rendicontato spese per lo svolgimento della campagna referendaria.
(da “La Repubblica“)
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Luglio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
L’IMPEGNO IN UN COMIZIO A SAN FOCA IL 2 APRILE 2017… ORA NON HA PIU’ NULLA DA DIRE
O tempora o mores: in un meraviglioso estratto da un comizio di Alessandro Di Battista in
Puglia e precisamente a San Foca il 2 aprile 2017 si può notare la cifra politico-esistenziale del MoVimento 5 Stelle: l’ormai ex deputato grillino prometteva che con il MoVimento 5 Stelle al governo il TAP sarebbe stato bloccato in due settimane.
La stessa promessa è stata fatta da Barbara Lezzi, ministra per il Sud del governo Conte, nel giorno del ricevimento al Quirinale del nuovo esecutivo: soltanto qualche giorno dopo la ministra “scoprì” che l’iter autorizzativo del gasdotto era stato già completato.
Qualche giorno fa la ministra è stata contestata dai No TAP per la decisione del governo di confermare l’accordo per il gasdotto che passerà per la Puglia.
Il video è stato pubblicato da Telerama sulla sua pagina Facebook.
L’episodio è avvenuto nel campus urbano di UniSalento ad un incontro organizzato dai Cobas alla presenza anche del rettore, Vincenzo Zara. La ministra è arrivata alla guida della sua auto preceduta da una pattuglia della Digos. La ministra si è presentata a sorpresa all’Università di Lecce con il figlioletto di tre anni e ha fatto tutto il suo intervento in sala con il bimbo in braccio.
Il governo Lega-M5S ha confermato il TAP l’altro ieri durante una visita in Azerbaijan alla quale era presente anche il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.
Di Battista non pervenuto.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
OGNI FIUME E’ LIMPIDO SOLO ALLA SORGENTE
Aldo Grasso nella sua rubrica domenicale sul Corriere della Sera oggi torna sulla storia di Assunta Montanino detta Assia, amica di Luigi Di Maio oggi sua segretaria particolare al ministero dello Sviluppo, che ha aperto di fatto un caso sulla scelta del personale che il neoministro ha portato nei ministeri.
Per quei posti apicali, si dice così, ci vogliono persone di fiducia, chissenefrega del curriculum e della competenza. E poi Assia, 26 anni, ha in tasca una laurea triennale in Economia aziendale, è una gran lavoratrice impegnata 7 giorni su 7, senza limiti d’orario: «Lavoro al ministero del Lavoro come caposegreteria. Stesso ruolo ricoprirò a breve al ministero dello Sviluppo economico. Due ministeri, uno stipendio solo, pur avendo diritto a due stipendi». Vergognatevi, come dice il vicepremier, voi che fate illazioni! Dove la trovate una così? La sua unica fortuna è divenire dallo stesso paese di Di Maio. Punto e basta.
Punto e basta, sì. Però adesso finiamola per sempre con la fuffa dell’uno vale uno, della trasparenza, del curriculum, della democrazia diretta, dell’onestà .
Quando c’è da fare qualche scelta importante (Rai, Cdp, Ferrovie, segreterie particolari) i grillini si comportano come tutti gli altri.
Il mito dell’innocenza, se mai è esistito, è durato lo spazio di un mattino, giusto il tempo di salire al potere.
Poi, solo spartizioni legastellate, un po’ gialle, un po’ verdi (e un po’ nere).
Ogni fiume è limpido solo alla sorgente
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
ROLAND LANG, LEADER DI HEIMATBUND, EVOCA LO SPETTRO DEL RAZZISMO ITALIANO PER RILANCIARE LA LINEA SEPARATISTA
Nazionalismo contro nazionalismo. Due volti uguali e contrari: la Lega patria degli oltranzisti
sudtirolesi, Heimatbund, si è detta preoccupata per il sempre più evidente ritorno dei (sedicenti) fascisti in Italia
Lang si è detto preoccupato per le ripercussioni che questo fenomeno potrebbe avere in Alto Adige e ha osservato che “questo sviluppo è un pericolo per l’Alto Adige”. “Dire addio all’Italia sarebbe pertanto la migliore soluzione, per sfuggire ai nazionalisti italiani legati ad un funesto passato”, ha affermato Lang.
C’è solo da capire, a proposito di nazionalismo, cosa sia Heimatbund, ossia l’organizzazione politica degli oltranzisti sud-tirolesi?
L’altra faccia del nazionalismo.
Quello di linguia tedesca.
(da Globalist)
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Luglio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
PUR DI CRIMINALIZZARE LE ONG DICONO CAZZATE: IL GOLFO DI ADEN E’ A RISCHIO PERSINO ALLE NAVI MILITARI… COMUNQUE SE SONO PREOCCUPATI PER QUEI PROFUGHI POSSONO DARE L’ESEMPIO E ANDARCI LORO
Il Giornale e Libero sostengono che le Ong fanno solo propaganda anti-salviniana, dato che non gliene frega nulla di salvare i 160 migranti annegati al largo dello Yemen la scorsa settimana, notizia passata sotto silenzio.
Ora, a parte il fatto che tutti i giornali hanno riportato la notizia, le dichiarazioni sono false e criminose, divulgate con l’assoluta consapevolezza che chi legge non sa nulla del mondo in cui viviamo.
E non c’è da meravigliarsi, dato che hanno eletto ministro dell’Interno uno che su twitter dice che in Yemen non c’è una guerra, quando da sei anni in quella terra si combatte uno dei conflitti più sanguinosi al momento in corso.
Ma tornando a noi: Le Ong operano nel Mediterraneo.
Ora, sappiamo che per i razzisti e i sovranisti l’Africa è tutta un’enorme mucchio di neri tutti uguali, ma lo Yemen si trova nelle vicinanza del Golfo di Aden, precisamente al confine Sud del Mar Rosso. Come vediamo dalla cartina qui sotto, tra il Mediterraneo e Aden c’è un intero continente e per arrivarci le Ong dovrebbero attraversare il Canale di Suez, al confine tra Egitto ed Israele, autorizzazione che non otterranno mai.
Non solo: il golfo di Aden, da sempre, è noto per il gravissimo problema della pirateria somala. Ed è stupefacente che Il Giornale e Libero facciano gli gnorri, quando è esattamente su una nave anti-pirateria a sud dell’India che prestavano servizio i due marò Latorre e Girone, protagonisti indiscussi di una campagna di propaganda nazionalista a partire dal 2012. Il Golfo è una zona ben conosciuta dai militari per essere uno dei tratti di mare più pericolosi al mondo.
Le Ong non hanno armi e i loro equipaggi sono composti da volontari. Come pensano, i sovranisti amici di Salvini, che possano sopravvivere in quelle acque quando nemmeno le navi militari sono al sicuro?
(da Globalist)
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Luglio 21st, 2018 Riccardo Fucile
L’IDEATORE DI DON CAMILLO E PEPPONE ERA UN TIPO TOSTO, LO DIMOSTRO’ ANCHE QUANDO SI RITROVO’ INTERNATO IN UN LAGER NAZISTA…QUELLA VOLTA CHE SI PRESENTO’ DA SOLO A REGGIO EMILIA IN UN TEATRO PIENO DI MILITANTI COMUNISTI CHE, AMMIRATI DAL SUO CORAGGIO, ESPLOSERO IN UN APPLAUSO
Per me Don Camillo e l’Eur, da ragazzo, mi facevano lo stesso effetto: ne ero attratto, però la
mia cultura non me lo faceva ammettere.
Mi piaceva il Palazzo della Civiltà del Lavoro, che noi romani avevamo ribattezzato “il Colosseo quadrato”, mi piaceva il Palazzo dei Congressi, mi piacevano le larghe vie con i portici che ti davano la sensazione di essere in una città irreale, quasi avveniristica, ripresa da un quadro di De Chirico.
Mi piaceva anche il Foro Italico, con i suoi stadi monumentali, i suoi pavimenti in mosaico e i palazzi dipinti in rosso pompeiano.
Mi piaceva Don Camillo e mi piaceva soprattutto Peppone, mi piaceva quella loro competizione infinita su cui riuscivano a trovare sempre un accordo di fondo.
Si faceva presto a capire che Don Camillo e Peppone erano due italiani, mossi dalle stesse passioni e dagli stessi sentimenti, divisi soltanto dalla politica
E mi era sembrato di capire che le simpatie di Guareschi andassero non al pretone prepotente ma al sindaco sanguigno e un po’ coglione, che sogna di fare nella Bassa Emiliana il paradiso dei proletari, come l’avevano fatto in Russia.
La stessa intuizione l’avevano avuta il regista e il produttore del film che avevano offerto, proprio a Guareschi, la parte di Peppone. Guareschi girò le prime scene, poi alzò le braccia e disse “recitare non è mestiere mio” e aprì la strada a quello straordinario attore che era Gino Cervi
Poi, quando mi sono maturato, mi sono detto: l’Eur con la sua architettura razionalista è bellissimo, è un capolavoro che si aggiunge ai millenni di storia dell’arte che convivono nella Città Eterna, così Don Camillo ci racconta una Italia unica e irripetibile, che cerca una sua unità e anche una sua concordia nazionale.
Oltre ai film, lessi i racconti e poi imparai a conoscere il personaggio Giovannino Guareschi, un tipo tosto, uno che non si arrendeva mai, neppure quando, da miliare italiano, si ritrovò internato in un lager nazista.
“Non muoio nemmeno se mi ammazzano” disse a se stesso e fu così perchè visse quel terribile periodo della sua vita da uomo libero, dentro. E quella esperienza ce la raccontò in un libro bellissimo, Diario clandestino
Oppure come quando fu sfidato dai compagni di Reggio a un pubblico dibattito. Giovannino si presentò solo nel teatro di Reggio, che brulicava di compagni e di bandiere rosse.
Quando i compagni lo videro, lo subissarono di applausi in onore al suo coraggio. Giovannino si commosse e le prime parole che pronunciò furono: “compagni mi avete fregato!”.
O quando, da direttore di Candido, si trovò a pubblicare lettere, risultate false, che calunniavano De Gasperi, prese la sua sacca e se ne andò in carcere a scontare la condanna, senza cercare di scusarsi, di chiedere grazia.
E nella storia d’Italia rimase l’unico giornalista ad andare in prigione per un reato a mezzo stampa.
Alla fine degli anni Settanta, gli anni di piombo e della follia politica, dove tanti, troppi, giocavano alla rivoluzione e alla controrivoluzione, mi ritrovai, insieme al mio amico e sodale Franco Bonvicini, il grande cartoonist che si celava dietro il nome di Bonvi, a leggere a Lucca, durante il Salone dei Comics, una recensione di Don Camillo, ripubblicato dopo diversi anni dalla Rizzoli, che incominciava così: “Prendere in mano questo libro è come averlo raccolto da una pozzanghera…”.
Bonvi e io, giovani di sinistra che avevano letto e apprezzato Guareschi, fino a quel momento quasi “clandestinamente”, decidemmo di uscire allo scoperto e proponemmo alla direzione del Salone di dedicare una grande mostra a Giovannino Guareschi, che era anche vignettista e disegnatore.
La nostra proposta cadde nel silenzio più imbarazzato e Bonvi ed io abbandonammo la riunione.
Oggi, dell’autore di quella recensione si è perso persino la memoria (io stesso non ricordo neppure il nome), mentre l’opera di Guareschi continua a vivere con i suoi libri e con i suoi film, che sono più replicati dei film della Walt Disney.
E mi piace pensare che, se Peppone e Don Camillo avessero continuato a vivere anche nella realtà , il Comune di Brescello non sarebbe stato “commissariato per mafia”, come sciaguratamente è successo.
Giancarlo Governi
(da Globalist)
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Luglio 21st, 2018 Riccardo Fucile
FRASI MAI DETTE A LORO ATTRIBUITE: “E’ UN ESPERTO CON UNA STRATEGIA PRECISA”…ORA E’ IRRAGGIUNGIBILE… LO DICIAMO DA TEMPO, SIAMO DI FRONTE A UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DI CUI QUALCUNO TIRA LE FILA
Prima un post con una dichiarazione di Roberto Saviano in cui lo scrittore, durante un’intervista a ‘Che Tempo che fa’ avrebbe dichiarato “Sinceramente preferisco salvare i rifugiati e i miei fratelli clandestini, che aiutare qualche terremotato italiano piagnucolone e viziato”.
A distanza di poche ore, un altro intervento sui social per diffondere una frase che l’ex premier, Matteo Renzi, avrebbe proferito in merito ai migranti, ritenuti migliori degli italiani.
Poi è toccato all’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, essere protagonista di un meme in cui si riporta un attacco agli italiani ‘capaci solo di lamentarsi’, invece di lavorare.
Infine un post in cui, sotto la foto di Cecile Kyenge, appare il testo di una dichiarazione risalente al 2017 secondo cui l’ex ministro dell’Integrazione del governo Letta avrebbe espresso il desiderio di trasformare tutte le chiese cristiane in moschee.
E, nel giro di poche ore, tutti questi post di tale Lara Pedroni, hanno riscosso migliaia di condivisioni in Rete, diventando virali.
Peccato, però, che, come ha scoperto e riportato David Puente, nel suo blog di debunking, sono tutte ‘fake news’, costruite e diffuse ad arte su pagine web nelle quali reputarle vere non sarebbe stato difficile.
Il metodo utlizzato dall’autrice – ma è quasi sicuro che il nome ‘Lara Pedroni’ sia poco attendibile come le notizie riportate e le foto del profilo, ora cancellato – è stato lo stesso utilizzato in operazioni simili: una foto del protagonista, con sovrimpressa la frase incriminata, e l’invito a far girare la notizia il più possibile.
Detto – fatto: il post riguardante Saviano ha totalizzato più di 20mila condivisioni e anche gli altri sono stati molto visti.
“L’attività di diffusione è ben ponderata, infatti ‘Lara’ ha condiviso i meme nei gruppi Facebook adatti a quel tipo di contenuto”, spiega nel Blog Puente, che per smascherare la costruzione è andato a verificare cosa realmente avessero detto i politici e i personaggi presi di mira
FRASI MAI DETTE
Nella puntata del programma di Fabio Fazio, Saviano non ha mai rilasciato quella dichiarazione, come risultano falsi tutti i virgolettati successivi.
Ma l’attività di Puente è andata oltre: ha verificato anche il profilo di Lara Pedroni, smascherando le incongruenze delle foto e delle informazioni riportate: a quanto pare le immagini della ragazza mora sono di Jezebel Alice Stewart Ellwood, una modella inglese.
“La segnalazione del post su Saviano mi è arrivata da un amico su Facebook – spiega Puente – e mi sono subito attivato. A far scattar scattare il campanello d’allarme è stato il fatto che in poco tempo fossero pubblicati tutti i post su un profilo nel quale l’attività non era così frequente”.
VERIFICHE INCROCIATE
Puente ha verificato l’intervista di Saviano, cercando in rete il video e ha subito pubblicato sul suo blog la notizia della bufala. Poi ha approfondito l’indagine sull’autrice: “Mi è sembrato strano che tutte le immagini fossero del 12 settembre 2017 e ho notato che nelle foto qualcosa non andava”.
Esperto di grafica e velocissimo con il pc, Puente in 20 minuti ha verificato che i colori delle foto erano stati modificati per impedire di trovare gli originali in Rete e le immagini riflesse. Per intenderci, erano al contrario di come dovrebbe essere un selfile.
METODO A PROVA DI CLIC
Ma è stato il metodo di condivisione utilizzato a dare al blogger la certezza di aver individuato una fake news: “La modalità è quella che contesto: i post erano stati condivisi su siti pro Salvini, pro Putin e anche in pagine Facebook simpatizzanti con il Movimento 5 Stelle. In gruppi di questo tipo, postare notizie del genere agisce sull’emozione degli utenti e la reazione è immediata”.
UNA MANO ESPERTA DIETRO LE BUFALE
Non si può, però, pensare a uno scherzo: “Dietro a questa operazione – chiarisce Puente – è inimmaginabile ci sia un adolescente o un anziano inesperto. È tutto troppo studiato e calcolato per raggiungere un risultato, che è arrivato, dato quante condivisioni sono state raccolte”.
VIA DAL WEB
L’ultima attività di Lara Pedroni è stata quella di pubblicare un post relativo al deputato Khalid Chaouki, condiviso su quattro gruppi strategici. “Ho allertato gli utenti di quanto avevo scoperto e loro hanno iniziato a criticare duramente l’autrice dei post. Nel giro di pochi minuti tutte le attività di Lara sono scomparse e il suo account non è più raggiungibile”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 21st, 2018 Riccardo Fucile
DOPO ANNI DI OCCUPAZIONE GLI STRANIERI HANNO BUSTE PAGA PIU’ BASSE, MENTRE QUELLE DEGLI ITALIANI AUMENTANO
I migranti non rubano il lavoro agli italiani, svolgono le occupazioni che loro non vogliono più
fare e – anche dopo anni sul cantiere, in fabbrica o a rassettare le camere degli alberghi – guadagnano meno dei dipendenti locali.
Non solo: la loro presenza nel mercato del lavoro ha fatto gonfiare (anche se di poco) le buste paga di chi è nato in Italia.
Non è una serie di slogan messi in fila ma il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista “Economia Italiana” e riportato da Financial Community Hub.
I ricercatori hanno lavorato sui dati che l’Inps ha raccolto tra il 1995 e il 2015. Vengono presi come riferimento i dipendenti del settore non agricolo: si tiene conto dell’ingresso dei migranti nel mercato occupazionale, della loro disponibilità a muoversi sul territorio per cercare un’occupazione nuova e della reazione dei salari al loro arrivo nel mercato italiano.
Si legge su FCHub:
Su quest’ultimo punto l’analisi empirica dà un risultato che rovescia la vulgata, perchè in realtà la concorrenza dei migranti ha un effetto positivo — anche se piccolo – sul livello della paga del nativo.
Le conclusioni che gli studiosi hanno tratto smontano punto per punto la retorica del migrante che toglie il lavoro agli italiani. E hanno dimostrato come, invece, i dipendenti italiani continuino a guadagnare più degli stranieri.
La questione cruciale resta il rapporto tra i salari degli uni e degli altri. Qui i dati Inps, presso cui si registrano le retribuzioni lorde, testimoniano che i salari dei migranti subivano una penalizzazione del 30 per cento nel 1995, che con il tempo è aumentata fino al 40 per cento. La spiegazione — ragionano gli autori della ricerca – non è una recrudescenza dello sfruttamento, ma potrebbe dipendere dal fatto che i migranti sono lavoratori più giovani e meno qualificati.
Il fatto che gli stranieri guadagnino meno degli italiani non ha generato una concorrenza al ribasso ai danni di questi ultimi. Al contrario, ha contribuito a un leggero aumento dei loro salari.
I ricercatori scrivono:
“I risultati delle nostre analisi mostrano come l’ingresso dei migranti nei mercati locali del lavoro non indebolisce ma anzi aumenta, seppure in maniera molto lieve, i salari dei nativi: una variazione dell’offerta di lavoro migrante del 10% spinge i salari dei nativi in alto di 0,1%”
(da “Huffingtonpost”)
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