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MA QUANTO CI COSTA L’ENNESIMO SALVATAGGIO DI ALITALIA?

Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile

FINORA BUTTATI DALLA FINESTRA 7,7 MILIARDI, ORA M5S E LEGA VORREBBERO REGALARE ALTRI 4 MILIARDI DEI CONTRIBUENTI

Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha annunciato la volontà  del governo di avviare una ri-pubblicizzazione di Alitalia con il 51% in mano allo Stato e il restante 49% in mano a un partner privato.
Questo, avranno già  notato i più scaltri, significa che il socio privato dovrebbe entrare senza avere potere decisionale e lasciando le scelte industriali allo Stato.
E questo nonostante il salvataggio dell’ex-compagnia di bandiera sia già  costato ai contribuenti — fino al crac di maggio 2017 — circa 7,7 miliardi, 128,3 euro a testa ultracentenari e bebè compresi.
Il Belpaese sperava di aver chiuso i conti con la sanguisuga volante nel 2009, quando il governo aveva passato il cerino ai privati. Ettore Livini su Repubblica fa i conti del nuovo salvataggio:
I conti sono semplici: il prestito ponte da 900 milioni — soldi pubblici — rischia di andare in fumo, almeno in parte, La gestione commissariale (leggi la fiscalità  collettiva) ha accumulato 400 milioni di perdite. Qualche decina di milioni se n’è andata in ammortizzatori sociali. Non solo: il rilancio, tra rinnovo della licenza e gli investimenti necessari per provare a mettere in rotta i conti, «costerà  almeno 4 miliardi», calcola Andrea Giuricin dell’istituto Bruno Leoni.
Assecondare la voglia di aereo di stato di M5s e Lega — anche tenendo presente un 49% a carico di soci privati — potrebbe costare così ai contribuenti altri 3,5 miliardi,. Un “prelievo forzoso” di 58 euro a testa. E fino a quando non si riuscirà  a riportare in utile la società , obiettivo che ad oggi rimane una chimera, saranno costretti a coprire pro-quota le perdite della compagnia
A questo si aggiungono i soldi bruciati negli ultimi anni nell’era della gestione privata, circa 400 milioni ogni 12 mesi. Dal 1974 al 2007 il vettore ha perso ai valori attuali circa 7,5 miliardi.

(da “NextQuotidiano”)

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ASSUNTA MONTANARINO, SALVATORE BARCA E LA “SEGRETARIOPOLI” GRILLINA

Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile

MENTRE “IL GIORNALE” CHIEDE IL CURRICULUM DELLA CONTERRANEA DI DI MAIO, “IL MATTINO” RIVELA UN LEGAME SENTIMENTALE DELLA STESSA CON IL SEGRETARIO PARTICOLARE DI DI MAIO CHE URTA CONTRO LA LOTTA AL “FAMILISMO” DEL M5S

Il Giornale torna a dedicare la prima pagina ad Assunta Montanino.
Il quotidiano racconta del rapporto tra Assunta Montanino e Salvatore Barca, consigliere di Di Maio:
In attesa di conoscere, nel rispetto di quel principio di trasparenza, cavallo di battaglia della propaganda grillina, il curriculum, spunterebbe-secondo quanto scrive Pino Neri sul Mattino — un presunto legame sentimentale con Salvatore Barca, braccio destro del ministro dello Sviluppo economico e Lavoro Di Maio e originario di Volla, località  a pochi chilometri da Pomigliano.
Secondo quanto racconta il Mattino — «Salvatore e Assunta convivono a Roma, la città  dove si sarebbero conosciuti: lei come stagista alla Camera dei Deputati, lui come capo della segreteria dell’ex vicepresidente di Montecitorio Di aio».
Poi il rapporto si sarebbe consolidato nel tempo, fino a diventare una relazione. Circostanza non smentita dai diretti interessati. Nulla di male, sia chiaro.
Tante coppie condividono politica, lavoro e amore, ma certo la circostanza stona con le passate battaglie grilline contro il familismo.
Altre conferme sul presunto legame nato nei saloni di Montecitorio arrivano dai grillini campani: «Ho conosciuto Assia all’evento Italia a 5 Stelle, mi è stata presentata da Barca come compagna» — racconta un attivista della provincia napoletana.
Ma il Giornale punta il dito oggi anche sul segretario del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, Daniele Longo, che era collaboratore di Giulia Di Vita prima che quest’ultima finisse nella storia delle firme false: a quel punto Longo è approdato da Bonafede che l’ha portato a via Arenula.
Il percorso universitario di Longo è stato piuttosto lungo. Si è iscritto a Giurisprudenza a Palermo nel 2002, a 19 anni, e dopo quattro anni passati nell’ateneo siciliano (e uno all’estero, a Vilnius, per l’Erasmus), Longo ha cambiato sede. E marcia. Iscrivendosi a Bologna e laureandosi tra 2007 e 2011, portandosi finalmente a casa — dopo nove anni — il «pezzo di carta», con la votazione di 103/110.
Da allora, dopo un annetto di pratica legale, è iniziato anche l’avvicinamento di Longo al M5s, e dopo le elezioni della scorsa legislatura anche i corsi e le summer school per collaboratori parlamentari, tra cui quello alla Link Campus
Il tutto mentre lavorava in commissione Affari Sociali, meritandosi persino, nel 2014, una «dedica» speciale da parte della Di Vita, che scrisse un post sul suo blog per elogiare Longo, definito il suo «alter ego»: «Non è del Movimento 5 Stelle, è un palermitano emigrato, come tanti, un ragazzo che ha passato gran parte della sua vita a studiare e faticare per costruirsi un futuro che altri gli hanno distrutto».
C’è altro? Sì.
Il Giornale ricorda anche tutte le polemiche del M5S contro le chiamate di amici e parenti nella PA all’epoca del governo Renzi: «Siamo stanchi di vedere nominare amici e parenti dei politici con incarichi di alta dirigenza nella Pubblica Amministrazione». Quindi l’attacco a Renzi, allora al governo: «Renzi non è stato da meno, nominando a Palazzo Chigi il capo dei vigili di Firenze». All’epoca il M5S chiedeva anche l’abolizione dello spoils system.

(da “NextQuotidiano”)

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CONTESTATA DAI NO TAP LA GRILLINA BARBARA LEZZI, MINISTRA PER IL SUD

Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile

ALL’UNIVERSITA’ DI LECCE SCOPPIA LA PROTESTA: “HAI TRADITO LE PROMESSE ELETTORALI, VERGOGNATI”

Un folto gruppo di attivisti no Tap, che si oppongono all’ approdo nel Salento del gasdotto, ha contestato la ministra per il Sud, Barbara Lezzi, durante un dibattito all’Università , accusandola di avere disatteso alle promesse fatte durante la campagna elettorale di bloccare la realizzazione del gasdotto.
A conclusione dell’intervento della ministra nel campus urbano di UniSalento il gruppo di attivisti presenti in aula ha manifestato ad alta voce contro la ministra del M5S.
“Melendugno e il Salento ti ringraziano Barbara – hanno gridato esibendo uno striscione -. Sei peggio della Bellanova. Vergognati”.
La breve protesta è poi continuata all’esterno quando la ministra in auto ha lasciato l’università  col figlioletto scortata dalle forze dell’ordine.

(da “Huffingtonpost”)

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DI MAIO PARLA DELL’ILVA ALL’AULA VUOTA: I GRILLINI SONO SCAPPATI A CASA

Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile

ACCUSAVANO GLI ALTRI DI LATITANZA E ASSENZE IN PARLAMENTO, SONO FINITI COME GLI ALTRI

Certo a Roma fa caldo, ma non come in un altoforno. Eppure i giovani deputati grillini, forgiati alla ferrea scuola di Casaleggio, non resistono: è venerdì, bisogna tornare a casa, portare le camicie alla mamma, far vedere la macchina dal meccanico di fiducia, pagare qualche bolletta, andare al mare dove hanno lasciato i compagni del bar.
Così i banchi di Montecitorio sono deserti: un paio di Cinque stelle bivaccano annoiati, mentre il loro ministro e leader Luigi Di Maio, interviene sui destini dell’Ilva, una delle vicende industriali più delicate del paese con problemi occupazionali e ambientali che meriterebbero ben altra attenzione.
Soprattutto da parte di chi ha sempre messo nel mirino la classe politica — insieme alla Lega ugualmente assente – accusandola di latitanza e aveva promesso di aprire il Parlamento come una scatola di sardine.
Se il mega apriscatole fosse usato in queste ore, sotto ci si troverebbe il nulla.
Un nulla sul quale potrebbe franare la Repubblica.

(da agenzie)

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INTERVISTA A ROBERTO SAVIANO: “CHI DISSENTE SARA’ PERSEGUITATO, REAGIAMO INSIEME”

Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile

“COLORO CHE NON NE POSSONO PIU’ DELLE MENZOGNE PERENNI DEVONO SMENTIRLE OVUNQUE: RITROVIAMO L’ORGOGLIO”… E’ QUELLO CHE ANCHE NOI FACCIAMO DA TEMPO

Salvini dice che la querela da ministro perchè le sue affermazioni sui legami tra la Lega e ‘ndrangheta danneggiano l’istituzione. È un motivo accettabile?
“Dei rapporti Lega-‘ndrangheta non parlo io ma la magistratura che ha dimostrato la presenza di ‘ndranghetisti ai comizi di Salvini; che Vincenzo Giuffrè, l’uomo come ha raccontato l’Espresso che ha determinato l’exploit di Salvini a Rosarno, è stato in società  con nomi dei clan Pesce e Bellocco. Ma di cosa stiamo parlando? Il tentativo di Salvini è uno solo: affermare con forza “il governo sono io””.
Il livello dello scontro si è alzato dopo la battutaccia del ministro sulla sua scorta. Lei l’ha definito ministro della malavita. Siete andati troppo sul personale?
“Ho sempre criticato e criticherò sempre le idee politiche di Salvini Chi ha interesse a metterla sul piano personale è lui. Sennò che senso avrebbe mettere baci, faccine, carezze, riferimenti all’essere padre come se stesse in una chat di whatsapp. Fa gesti autoritari poi cerca di condirli con il sorriso. Un modo di fare mellifluo che diventa ancora più violento e tenta di linciare sulla pubblica piazza dei social chi non la pensa come lui”.
L’uso della carta intestata del ministero è una mossa autoritaria?
“Serve a dire che il governo del cambiamento non tollera il dissenso e il dissenso sarà  oggetto di persecuzione”.
I toni si sono alzati un po’ troppo da tutte e due le parti?
“Il linguaggio di Salvini è di per sè una discesa agli inferi. Quando dice parlo da padre, ad esempio, lo fa con spietatezza e crudeltà  cercando di lavare la coscienza a tutti i suoi elettori e anche agli elettori 5S”.
Continuerà  a definirlo ministro della malavita?
“Assolutamente sì”.
Crede ci sia bisogno di una reazione collettiva contro il governo, contro la Lega?
“Una reazione collettiva non serve per difendere me. Saviano è la persona da colpire per educare tutti gli altri. Questo è un messaggio a tutti gli intellettuali che non stanno tra l’altro prendendo posizione con poche eccezioni. Se artisti, scrittori, intellettuali tacciono è perchè hanno paura dei picchetti social, delle allusioni sui loro beni, sulle loro proprietà . Ma oggi è sotto attacco lo stato di diritto. Prima i migranti, poi i rom, poi verrà  il turno della libertà  di espressione. Le libertà  sono cose che interessano solo le èlite: questo è messaggio che si vuol far passare. Al popolo che gliene importa? È quello che sta accadendo in Turchia con Erdogan. Può capitare anche da noi”.
Vede un’opposizione che reagisce o come dicono i sondaggi si avverte solo la sua assenza?
“Se è vero che il Pd ha invitato Luigi Di Maio, l’inventore della formula “taxi del mare”, penso che di sinistra riformista in questo paese possiamo parlare tranquillamente al passato. Bisogna ricostruire tempo e orgoglio, non battere in ritirata, boicottare le loro menzogne senza paura di essere accusati o di vedere la propria vita messa nelle mani degli haters. È un lavoro da fare lentamente senza scorciatoie. Il passato si è polverizzato ma non i valori per cui battersi. Ci vuole l’orgoglio non di vincere ma di convincere, recuperando tutte le forze che sono state messe ai margini dalla sinistra italiana. Chi non ne può più delle menzogne perenni deve smentirle dappertutto: a tavola, sui social, in ufficio, in autobus, in palestra. Si può ancora ricostruire qualcosa oltre il livore, contro il governo del risentimento che ha solo bisogno di bersagli”.
Come si spiega la sottomissione dei 5stelle alle politiche della Lega? C’è un tratto razzista anche in loro?
“I 5 stelle si sono piazzati al potere, lo hanno fatto le loro classi dirigenti, e non hanno alcuna intenzione di mollarlo. Anni per mostrarsi diversi dagli altri, giorni per diventare identici. Alleati di un’organizzazione politica che ha rubato, come dimostra l’inchiesta sui 49 milioni. Eppoi quando ascolto Toninelli tutta questa differenza con la Lega non la colgo”.

(da “La Repubblica”)

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IL MINISTRO DELL’ECONOMIA TRIA GIA’ A RISCHIO DIMISSIONI

Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile

TIENE TESTA A DI MAIO E SALVINI E QUINDI “O SI ADEGUA O QUELLA E’ LA PORTA”…SONO GRADITI SOLO I SERVI

Il posto di Giovanni Tria al ministero dell’Economia è già  a rischio. Un paio di mesi scarsi e il governo Lega-M5S è già  ai ferri corti con il titolare di via XX Settembre che è stato scelto e nominato su proposta di Salvini e Di Maio in quella che potrebbe essere un’avvisaglia di quello che succederà  quando ci sarà  da discutere la Legge di Bilancio.
Stavolta la pietra dello scandalo sono le nomine pubbliche.
Ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha infatti prima convocato e poi sconvocato un vertice con Tria, Di Maio e Salvini per parlare dei nomi per il consiglio di amministrazione e per la direzione di Cassa Depositi e Prestiti, che il ministro Toninelli vorrebbe utilizzare per ri-salvare Alitalia.
La Lega infatti ha fatto notare che il vertice convocato costituiva l’esatto contrario della procedura descritta dallo stesso Conte nell’intervista rilasciata a Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, che prevedeva prima la proposta di Tria e poi la mediazione di Conte con Di Maio e Salvini.
Qui si è compreso che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Le tensioni sono state negate da Salvini, che ha detto che per la Cassa i nomi dei vertici arriveranno il 24 luglio, ovvero il giorno in cui è stata rinviata per la terza volta la convocazione dell’assemblea degli azionisti.
Tommaso Ciriaco su Repubblica spiega che i veti chiarissimi: Dario Scannapieco, gradito a Tria, stimato dal Quirinale e Mario Draghi — così giurano dal Movimento e dalla Lega — non passa il vaglio di Salvini.
Lo stop alla “soluzione Palermo” (Fabrizio, che i gialloverdi vorrebbero al vertice), invece, diventa la ritorsione del Tesoro contro la guerriglia grillo-leghista.
«Tria sostiene sempre il contrario di quello che diciamo noi — si sfoga in Aula alla Camera Di Maio con i lombardi del Movimento, sostenendo quello che pubblicamente non può dire — O si allinea, o finiremo per dover chiedere un suo passo indietro»
«Giovanni Tria? Può anche andar via
Nei fatti il passo indietro viene già  chiesto in forma anonima: il tg di La7 riporta le parole di un sottosegretario M5S che preferisce rimanere anonimo, il quale fa sapere che o Tria si adegua o quella è la porta.
Per la CdP Salvini e Di Maio fanno sapere a Conte che se entro martedì il responsabile di via XX Settembre non accetta di trattare su un nome condiviso dalle due forze politiche oppure toccherà  al premier scegliere. Poi c’è il problema delle deleghe, che Tria non ha ancora assegnato a Laura Castelli la quale sarebbe furiosa, ma lei intanto ha già  deciso di farsi riconoscere alla Camera.
Tutti sono coscienti del fatto che CDP è solo l’ultimo episodio di un lungo e neanche tanto sotterraneo scontro tra il ministro del Lavoro, leader del primo partito della maggioranza, e l’economista, un tecnico scelto come ripiego dalla Lega dopo la bocciatura di Paolo Savona da parte del Colle.
Spiega La Stampa:
«O capisce che fa parte del governo del cambiamento oppure è meglio che si dimetta» si sfoga Di Maio con alcuni parlamentari tra il corridoio della Camera riservato al governo e l’aula. «Se pensa di terrorizzarci con lo spread non ha capito con chi ha a che fare. Non abbiamo paura di tornare al voto» spiega un deputato altrettanto spazientito: «Il problema con lui ormai è politico».
Il leader grillino dice di essere «stufo»: prima le dichiarazioni troppo prudenti sulle coperture del reddito di cittadinanza, poi i continui riferimenti al debito, le rassicurazioni all’Europa.
«Parla il linguaggio del passato, del sistema contro cui noi abbiamo vinto»: Di Maio sa poi che Tria non era tanto d’accordo ad approvare così rapidamente il decreto Dignità , avrebbe voluto aspettare, calcolare meglio gli effetti sull’occupazione.
Il caso della «manina» sulla relazione tecnica, le accuse lanciate alla Ragioneria prima dello scontro con il presidente dell’Inps , è stato l’ultimo round, prima di Cdp: i sospetti di Di Maio si sono concentrati subito su Tria, visto come troppo accomodante con i funzionari considerati vicini al suo predecessore Pier Carlo Padoan.

(da “NextQuotidiano”)

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IL MINISTRO SAVONA INDAGATO PER USURA BANCARIA

Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile

PER UN GOVERNO “CONTRO LE BANCHE” NON C’E’ MALE… ALLORA SAVONA ERA PRESIDENTE DI UNICREDIT… LA PM CHE SEGUE L’INCHIESTA ERA STATA INDICATA COME POSSIBILE CANDIDATA DEL M5S ALLE ELEZIONI IN MOLISE

Indagato a Campobasso il ministro degli Affari Europei, Paolo Savona, nell’inchiesta del pm Rossana Venditti che coinvolge altre 22 persone per presunta usura bancaria. Savona all’epoca dei fatti contestati era al vertice di Unicredit.
Il nome del ministro Savona risulta presente dell’atto della Procura della Repubblica di Campobasso relativo alla richiesta di proroga dei termini di durata delle indagini preliminari nell’inchiesta relativa ai parchi eolici di Molise, Puglia e Campania.
L’iscrizione del ministro nel registro degli indagati, resa pubblica dalla richiesta di proroga delle indagini fatta dal magistrato, sarebbe ‘un atto dovuto’.
Savona è indagato insieme ad altri manager e noti banchieri italiani che tra il 2005 e il 2013 ricoprivano ruoli chiave in Unicredit: oltre a quello di Savona, scrive il Corriere della Sera, ci sono i nomi di Alessandro Profumo, oggi amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica; Fabio Gallia, amministratore delegato e direttore generale di Cassa Depositi e prestiti; l’ex sindaco di Ravenna ed ex presidente di Unicredit Aristide Canosani; Franco Bellei, 22 anni al timone della Cassa di risparmio di Modena; Cesare Farsetti, del Cda della Banca agricola e commerciale; Luca Majocchi, ex Unicredit- Pagine gialle — Spencer Stuart; Roberto Nicastro; Edoardo Massaglia; Paolo Fiorentino; Alessandro Cataldo; Giovanni Chelo; Dieter Rampl; Giuseppe Vita; Federico Ghizzoni; Francesco Antonio Ricci; Antonio Ciarallo; Adolfo Toti; Giuseppe D’Onofrio; Nicolangelo Testa; Rosario Spatafora.
Una curiosità : nel luglio di un anno fa si parlava della giudice Rossana Venditti come possibile candidata del MoVimento 5 Stelle alle elezioni regionali del Molise.
L’avvio delle indagini
Le indagini sulla vicenda sono state avviate nel giugno 2017 dopo la denuncia di Pietro e Angelo Santoro della Engineering SRL, ex presidente dell’ACEM Molise e vice presidente dell’associazione nazionale imprese edili manifatturiere.
La società  di capitali, con un fatturato milionario fino a qualche anno fa, e sede legale a Campobasso, ha realizzato in passato diversi e importanti parchi eolici in Molise, Puglia e Campania. I vertici della banca (tra cui Savona) sono indagati perchè l’estensione della responsabilità  penale in questi casi è anche loro appannaggio, in virtù del loro ruolo di garanzia.
Savona è stato vicepresidente di Capitalia e poi presidente di Banca di Roma quando arrivò la fusione con Unicredit. “È un atto dovuto in quanto la Cassazione penale impone di indagare i vertici della banche per via del loro ruolo di controllo e garanzia”, spiega l’avvocato Luigi Iosa, legale della società  Engineering srl, all’ANSA.
Il ministro Savona tramite fonti del suo dicastero fa sapere che all’epoca il professore non aveva competenze sui tassi di interesse.

(da “NextQuotidiano”)

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PERCHE’ LA QUERELA DI SALVINI A SAVIANO HA MOLTE PROBABILITA’ DI ESSERE ARCHIVIATA

Luglio 19th, 2018 Riccardo Fucile

E FORSE E’ QUELLO CHE SPERA ANCHE SALVINI

Salvini non ha molti precedenti favorevoli nelle cause intentate. Qualche esempio?
Ha querelato Davide Vecchi del Fatto Quotidiano che aveva scritto che “non ha mai lavorato” e che lo aveva accusato “di aver mandato a catafascio La Padania” e ha perso la causa davanti al tribunale di Bergamo.
Ha querelato il sindacalista Marco Bentivogli che lo aveva definito ” il più grande assenteista di Bruxelles” e ha perso anche davanti al tribunale di Milano.
Ha querelato il responsabile della Mostra d’Oltremare di Napoli e ha perso la causa.
Ha querelato Cecile Kyenge che aveva detto “la Lega è un partito razzista” e ha perso la causa al tribunale di Roma.
Ha querelato Peppino Caldarola di Lettera 43 che ha scritto “sembra uscito da una bottiglieria” e ha perso la causa.
Ora tocca a Saviano perchè politicamente rappresenta una spina nel fianco dei sovranisti per le sue prese di posizione e le sue denunce nei confronti della politica xenofoba in atto.
E qui sta il primo elemento non certo casuale: aver presentato la querela su carta intestata del Viminale.
Sembra un cosa marginale, ma non lo è.
Apparentemente l’intento è quello di sostenere che Saviano ha offeso la reputazione dell’Istituzione, qualcuno potrebbe vedere un tentativo di “nascondersi” dietro la tutela governativa, ma non è così.
Dato che Saviano non ha mai fatto riferimento alla struttura del Ministero, ma a Matteo Salvini politico, la querela avrebbe potuto (e dovuto) essere presentata dal cittadino Matteo Salvini, segretario della Lega.
Cosa cambia?
Che il giudice potrebbe tranquillamente archiviare in quanto il querelante doveva adire l’autorità  giudiziaria a titolo personale e non trincerandosi dietro un titolo che in questo caso non è indice di rappresentanza, in quanto non offeso dalle parole di Salvini.
In Italia sono migliaia le cause archiviate con motivazioni del genere, gli addetti ai lavori lo sanno, e non solo loro.
Salvini non vuole rischiare di perdere la   causa come segretario della Lega, mentre se la perde per un vizio formale potrà  sempre sostenere la parte della vittima della Magistratura che gli ha impedito di avere giustizia.
Il tempo ci dirà  se la nostra sensazione è fondata.

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SAVIANO REPLICA ALLA QUERELA DI SALVINI: “NON MI FAI PAURA”

Luglio 19th, 2018 Riccardo Fucile

“DIETRO L’ANGOLO C’E’ LA RUSSIA DI PUTIN”

“Il ministro della mala vita si è deciso a querelarmi. Non ho avuto alcuna comunicazione ufficiale, quindi non so ancora chi sia il magistrato incaricato delle indagini, ma posso assicurare che appena lo saprò chiederò di essere interrogato”.
Lo scrive su Facebook Roberto Saviano, commentando la querela del ministro dell’interno Matteo Salvini, di cui HuffPost ha pubblicato il documento integrale. “Tocca agli uomini di buona volontà  prendersi per mano e resistere all’avanzata dell’autoritarismo – continua lo scrittore – Anche di quello che, per fare più paura, usa la carta intestata di un ministero, impegnando l’intero governo contro uno scrittore. E sono sicuro che in questo ‘governo del non cambiamento’ nessuno fiaterà , aggrappati come sono tutti al potere. Io non ho paura”.
Oggi, aggiunge, “non bisogna arretrare di un passo davanti a un potere che ha il terrore delle voci critiche, che ha il terrore dei testimoni oculari delle nefandezze che si consumano ogni giorno nel mediterraneo e, in definitiva, ha il terrore di chi ogni giorno afferma con forza che incutere paura è l’arma nelle mani di chi vuole restringere le libertà  personali”.
“Non l’ho mai fatto, ma vi chiedo di essere oggi con me in questa battaglia: dietro l’angolo c’è la Russia di Vladimir Putin, modello del ministro della mala vita che, come è noto, ha spesso portato alle estreme conseguenze il contrasto al dissenso”.

(da agenzie)

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