Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
C’E’ PURE L’EX DIRIGENTE LICENZIATO IN TRONCO
C’è chi, come Claudia Mazzola, è stata attaccata per i suoi “servizietti” contro il M5S. E chi invece
dalla Rai è stato licenziato in tronco con l’accusa di aver diffuso all’esterno informazioni riservate interne all’azienda del servizio pubblico, come Paolo Favale, ex numero 3 dell’ufficio legale di Viale Mazzini.
In tutto sono cinque i nomi dei possibili candidati del Movimento 5 Stelle al cda Rai, che saranno votati martedì sulla piattaforma Rousseau
Tra questi, due fanno più notizia di altri. Mazzola, infatti, è già stata oggetto d’attenzione del Movimento 5 Stelle, in passato: nata a Perugia il 28 agosto 1971, giornalista in forza alla redazione politica del Tg1 dal 2012, ha lavorato precedentemente per i settimanali di Rai Parlamento e per il programma Telecamere. Ha seguito, tra l’altro, le iniziative del Parlamento europeo e della Commissione per i diritti umani del Senato con reportage da Ungheria, Turchia e Sudan.
Nell’estate del 2014 fu duramente attaccata dal blog di Beppe Grillo con un post firmato da Rocco Casalino, attualmente portavoce del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e all’epoca a capo della comunicazione del gruppo M5S al Senato. Due giorni dopo alcuni parlamentari grillini chiesero le dimissioni della giornalista del Tg1.
La ragione? “Siamo stanchi di assistere all’ennesimo servizio fazioso del tg1”, scriveva Rocco Casalino sul blog di Grillo. “Ieri sera a fare disinformazione è stata la giornalista Claudia Mazzola: nel suo servizio dedica 15 secondi al videomessaggio di Beppe Grillo, riportando solo le parole rivolte a Renzi e oscurando completamente la parte importante del videomessaggio, quella in cui Grillo parla della crisi economica e dello stato drammatico del nostro Paese, temi evidentemente scomodi per la propaganda del governo e che è meglio tenere nascosti agli italiani. Il resto del servizio, invece, ruota tutto su una meschina bugia costruita ad arte per infangare il MoVimento 5 Stelle sostenendo che Di Battista sia a favore dei terroristi. E per rafforzare la menzogna, si dà largo spazio alle dichiarazioni altrettanto false e bugiarde dei vari politici di turno. La vera vergogna è una tv pubblica che non è più in grado di raccontare la realtà , ma che sa solo deformarla e fare disinformazione”.
Il post, che prendeva di mira il “servizietto” della Mazzola, riportava le polemiche politiche nei confronti ella posizione dell’ex deputato Di Battista sull’uccisione da parte dell’Isis del giornalista americano Foley.
L’altro nome “noto” della rosa dei cinque proposta dal M5S alla base è quello di Paolo Favale: nato a Roma il 22 dicembre 1958, è un avvocato con esperienza decennale nella direzione Affari Legali della Rai, dove ha lavorato fino al 2014. In particolare negli ultimi anni è stato responsabile della struttura Societario e Legislativo.
Ha esperienza anche in studi legali attivi nel settore telecomunicazioni.
È considerato uno dei massimi esperti nel suo campo, ma la sua competenza non gli ha evitato il licenziamento in tronco in epoca Gubitosi per aver violato, secondo i vertici di Viale Mazzini, gli obblighi di riservatezza redigendo un documento relativo all’applicazione all’ufficio legale della RAI della nuova legge professionale n. 247\12 e del Regolamento degli uffici legali di enti pubblici, utilizzando notizie riservate e diffondendo, o contribuendo a diffondere, tale documento, alla stampa.
Solo pochi giorni fa è stata pubblicata la sentenza emanata a maggio dalla Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso presentato da Favale contro il suo licenziamento e riconoscendo nell’operato dell’ex dirigente agli affari legali della Rai il carattere sindacale.
C’è poi Paolo Cellini che ha lavorato in Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Israele in multinazionali americane come Microsoft e Disney e in Italia come ad e dg e componente del cda di aziende pubbliche e private nei settori media/high tech e retail. Oggi insegna Economia digitale alla Luiss e ha al suo attivo diverse pubblicazioni e libri sulla materia. Beatrice Coletti, invece, è nata a Milano il 25 gennaio 1969, ha al suo attivo ruoli da ad e direttore di canali tv e 26 anni di esperienza in diversi comparti del settore.
E’ stata tra l’altro capo delle produzioni del Gruppo Fox e si è occupata delle startup dei canali italiani e della creazione dei canali Fox Crime e Fox Life; dirigente di TI Media come responsabile delle produzioni News e Sport di La7 Televisioni. Guida le produzioni di Fremantle Media Italia ed è consulente di Sky.
Infine c’è Enrico Ventrice, nato a Roma il 14 settembre 1974, è documentarista e produttore televisivo. Negli ultimi 12 anni, fino a marzo 2018, ha lavorato per l’azienda americana Global Vision Group Newsnet, che si occupa di news e produzioni televisive.
Dal gennaio 2015 allo scorso marzo si è occupato della gestione del personale tecnico e dell’organizzazione della produzione per la sede Rai di New York, seguendo tra l’altro le presidenziali Usa del 2016.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
A SUO PARERE OCCORRE TROVARE “QUALCHE AITANTE GIOVANE LOCALE”
Sulle spiagge di San Vincenzo, in provincia di Livorno, quest’estate ci saranno bagnini reclutati direttamente dalla Sicilia.
Una decisione, quella del Comune toscano, che non è andata giù al consigliere regionale della Lega, Roberto Biasci, che ora chiede approfondimenti.
“Sono rimasto quantomeno perplesso nell’apprendere che il servizio di salvataggio è stato affidato a bagnini provenienti da Mazara del Vallo, località in provincia di Trapani – commenta Biasci – Possibile che non si sia trovata la disponibilità di qualche aitante giovane locale che potesse avere le giuste caratteristiche per svolgere questa attività ?” “Con tanti giovani in cerca di occupazione, anche stagionale – si domanda Biasci – si è fatto davvero il massimo per non dovere far addirittura risalire la penisola ai prescelti siciliani?”.
Il consigliere non si ferma qui. “Forse ci si doveva muovere per tempo – continua – considerato che il servizio doveva partire a metà giugno e solo ora, almeno per quel che ci risulta, sarà pienamente operativo”. La vicenda, secondo l’esponente del Carroccio, è “abbastanza particolare”. “Comunque ci auguriamo che i bagnini in trasferta vengano chiamati in causa il meno possibile – aggiunge – ciò vorrà dire che i bagnanti non si sono trovati in situazioni di emergenza e pericolo”.
Domani il consigliere leghista sarà in Regione e chiederà ulteriori spiegazioni anche sui costi dell’operazione, che si assestano sui 50mila euro: “Noi siamo aperti a tutti sia chiaro, i giovani che provengono dal Sud devono lavorare proprio come i nostri – ci tiene a precisare – quel che voglio capire, però, è se davvero si è fatto lo sforzo di dare la precedenza ai giovani locali. Se non ci sono bagnini toscani disponibili e se ci troviamo in emergenza, va bene che vengano chiamati rinforzi da tutta Italia”.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
“PRONTO A DIMOSTRARE LA MIA ASSOLUTA ESTRANEITA’ AI FATTI”
Rinviato a giudizio per riciclaggio l’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini. È quanto ha deciso
il gup di Roma che ha mandato a processo anche la compagna di Fini, Elisabetta Tulliani, il padre e il fratello di quest’ultima, Sergio e Giancarlo, e il “re delle slot” Francesco Corallo. Il processo è stato fissato per il 30 novembre davanti alla quarta sezione penale del Tribunale di Roma.
“Il gup ha rinviato tutti a giudizio – è il commento dei suoi legali, Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno – ritenendo che la vicenda, così complessa e articolata, anche alla luce di quanto argomentato da noi difensori in sede di discussione, sia meritevole di essere sottoposta al vaglio del tribunale”.
“Sono pronto a chiarire davanti ai giudici e a dimostrare la mia assoluta estraneità dei fatti”, ha riferito Gianfranco Fini ai suoi difensori.
Tra le operazioni al centro dell’indagine anche la vendita della casa di Montecarlo, lasciata in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale, che sarebbe stata acquistata, secondo l’accusa, da Giancarlo Tulliani attraverso società offshore con i soldi dell’imprenditore Corallo, accusato già¡ di associazione a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio ed evasione fiscale.
Un’operazione effettuata nel 2008, per poco più di 300mila euro e che con la cessione dell’immobile nel 2015 fruttò un milione e 360mila dollari. Rinviati a giudizio anche altri cinque indagati tra i quali l’ex deputato di Forza Italia Amedeo Laboccetta.
I fatti risalgono al 2008 e nel fascicolo si parla di un giro di riciclaggio di oltre 7 milioni di euro.
A tanto ammonterebbero i profitti illeciti accumulati da Sergio e Giancarlo Tulliani, insieme alla moglie dell’ex presidente della Camera.
I Tulliani dopo aver ricevuto, attraverso le loro società offshore, enormi trasferimenti di denaro disposti da Corallo privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, avrebbero trasferito e occultato, con frazionamenti e movimentazioni ad hoc, il profitto illecito del gruppo utilizzando conti accesi in Italia e all’estero.
Oggetto di queste vorticose operazioni, tra l’altro, sarebbero stati 2,4 milioni di euro, che Sergio Tulliani avrebbe trasferito ai figli, Elisabetta e Giancarlo, dopo averli ricevuti da Corallo.
Secondo gli inquirenti, il denaro, reimpiegato in acquisizioni immobiliari a Roma e provincia, arrivò da Corallo in coincidenza dell’approvazione del decreto 78/2009 che rinnovò la disciplina del settore del gioco d’azzardo a vantaggio delle società finite nell’inchiesta.
Nell’inchiesta è finito anche il plusvalore, di oltre 1,2 milioni di euro, derivante dalla vendita dell’appartamento di Montecarlo, in boulevard Princesse Charlotte 14, già di proprietà di Alleanza Nazionale di cui erano divenuti proprietari, di fatto, i fratelli Tulliani, a spese di Corallo, che avrebbe anche provveduto alla creazione di società offshore riferite ai Tulliani.
A seconda delle posizioni la procura contesta i reati di associazione a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio e evasione fiscale. Secondo l’accusa, Corallo, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani, lo stesso Laboccetta, Rudolf Theodoo, Anna Baetsen e Lorenzo Lapi, avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere che, nell’evadere le tasse, era dedita al riciclaggio di centinaia di milioni di euro.
I soldi, una volta ripuliti, sarebbero stati utilizzati da Corallo per attività economiche e finanziarie, ma anche nell’acquisto di immobili che hanno coinvolto i membri della famiglia Tulliani.
Gli accertamenti del procuratore aggiunto Michele Prestipino e del pm Barbara Sargenti hanno riguardato anche l’immobile Boulevard Principesse Charlotte 14 finito nella disponibilità di Giancarlo Tulliani, attualmente libero su cauzione a Dubai. L’appartamento monegasco, secondo quanto accertato, sarebbe stato acquistato da Tulliani junior grazie ai soldi di Corallo attraverso due società (Printemps e Timara) costituite ad hoc.
Il coinvolgimento di Fini (che ascoltato dagli inquirenti il 16 novembre ha respinto tutte le accuse) nell’inchiesta è legato proprio al suo rapporto con Corallo.
Un rapporto, per la procura, che sarebbe alla base del patrimonio dei Tulliani.
I Tulliani, in base a quanto accertato dagli inquirenti, avrebbero ricevuto su propri conti correnti ingenti somme di danaro riconducibili a Corallo e destinati alle operazioni economico-finanziarie dell’imprenditore messe in atto tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia. I Tulliani, come del resto Fini, sono accusati solo di concorso in riciclaggio e non anche di associazione per delinquere.
Un rapporto, quello tra l’ex vicepremier e Corallo, scriveva il gip Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza di arresto di Giancarlo Tulliani, maturato apparentemente solo dopo un’importante gara, bandita nel 2002, vinta dalla Rti del “re delle slot” in materia di giochi.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
POZZALLO, TUTTI A TERRA I 450 PROFUGHI, QUATTRO ANNEGATI NI MARE… “FINE DI UNA SOFFERENZA PROLUNGATA E INGIUSTA”
Sono tutti a terra i migranti a bordo della nave Monte Sperone della Finanza e della Protector di Frontex, ferme da sabato in rada a Pozzallo.
L’autorizzazione allo sbarco è arrivata dal Viminale poco prima della mezzanotte di ieri. Nella notte, sono scesi 128 minori non accompagnati, tre con i genitori, 44 donne e 272 uomini. In totale 447 persone di cui 291 proverrebbero dall’Eritrea e 92 dalla Somalia. Altri migranti vengono da Nigeria, Bangladesh, Algeria, Libia, Siria, Egitto. Venerdì le due imbarcazioni avevano intercettato e soccorso un barcone.
Ora gli uomini della prefettura e della questura sono al lavoro per lo smistamento dei migranti verso i 6 Paesi “volenterosi” della Ue (Francia, Malta, Germania, Spagna, Portogallo e, ultima arrivata, l’Irlanda che ha accettato di prenderne 20). A breve potrebbe aggiungersi anche il Belgio.
Quattro morti in mare per fame
Quattro giovani sarebbero morti durante la traversata, secondo le drammatiche testimonianze raccolte dagli operatori dell’Oim all’hotspot di Pozzallo. “Più persone ci hanno raccontato che sono partiti mercoledì da Zwara. Venerdì stavano per terminare le scorte di cibo e acqua, quando hanno visto una nave in lontananza. Ma l’imbarcazione era lontana e una trentina di persone si sono buttate in mare: quattro giovani sarebbero morti”, spiega Flavio Di Giacomo dell’Oim.
A testimoniarlo anche i parenti delle vittime, tutte di nazionalità somala; tra loro anche un ragazzo di 17 anni. La polizia di Ragusa sta verificando la notizia.
Un migrante con la polmonite
Uno dei migranti sbarcati, un ventenne eritreo, ha la polmonite ed è stato ricoverato nell’ospedale di Modica. All’hotspot di Pozzallo attualmente ci sono 447 migranti e una situazione sanitaria difficile.
I medici prima di dare il via libera ai trasferimenti devono verificare le condizioni di salute dei migranti. Difficile che oggi possano essere trasferiti i primi gruppi, perchè quasi il 90% ha la scabbia. Molte persone sono deperite ed hanno bisogno di riprendersi prima di rimettersi in viaggio, dicono i sanitari. I lunghi giorni in mare dopo mesi passati nelle prigioni libiche hanno debilitato soprattutto le donne e i minori.
Salvini come il mago Silvan: anche se non lo sono, basta rendere i porti libici sicuri.
Per il vicepremier Matteo Salvini “Dobbiamo cambiare la normativa e rendere i porti libici porti sicuri. C’è questa ipocrisia di fondo in Europa per cui si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia costiera ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro.
Peccato che dimentichi che è l’Italia con Minniti prima e lui dopo a dare soldi ai libici, a fornire motovedette e ad addestrare la Guardia Costiera libica, non l’Europa
Ma la Ue lo sconfessa: Libia non sicura
Una richiesta subito sconfessata dalla Ue: “Nessuna operazione europea o nave europea fa sbarchi in Libia perchè noi non consideriamo la Libia un porto sicuro”. Così una portavoce della Commissione europea.
“L’Italia da tempo – precisa la portavoce – chiede più cooperazione in materia di salvataggio e siamo contenti che questo weekend si sia trovata una soluzione sulle due navi, ma siamo convinti che soluzioni ad hoc non possano durare a lungo termine”.
E ancora: “Stiamo lavorando su due linee guida – ha aggiunto – in primo luogo con i Paesi terzi ed il lavoro che si fa con l’Oim e l’Unhcr insieme ai partner internazionali”. Un lavoro che “richiederà tempo e credo che il consiglio europeo di ottobre servirà per sviluppare al meglio questa opzione”.
“Ue così agevola il lavoro degli scafisti”, la controreplica del vicepremier: ora anche la Ue è in combutta con gli scafisti, come no. siamo al delirio.
Il regalo di due bimbi italiani
Ieri sera era stato consentito lo sbarco di donne e bambini, alcuni in condizioni critiche per la prolungata esposizione al sole, insieme a chi aveva bisogno di assistenza medica e ad alcuni uomini, per evitare che le famiglie venissero divise.
Nel lungo pomeriggio di attesa, poco prima dello sbarco, nel porto di Pozzallo un manipolo di turisti, telefonini sguainati per riprendere il trasbordo. Fra loro una mamma con due figli, due gemellini con i capelli corti imbionditi dal sole, e in calzoncini corti, ma senza maglietta. I tre hanno cercato un responsabile delle procedure di sbarco e si sono fatti avanti: i due bambini hanno voluto regalare le loro magliette ai coetanei africani.
Il sindaco: “Incontro urgente con Salvini”
“Il viaggio martoriato dei migranti è finito, anche la macchina dell’hotspot ha funzionato ma la nostra capacità organizzativa è stata messa a dura prova”, dice Roberto Ammatuna, sindaco di Pozzallo, che ora chiede “un celere incontro con il ministro Salvini”.
Unhcr: “Sofferenza prolungata e ingiusta”
L’approdo a Pozzallo mette fine a “una sofferenza prolungata e ingiusta”, scrive in un tweet l’Unhcr Italia, il braccio italiano dell’agenzia Onu per i rifugiati. Nel tweet si indicano le due costanti dello sbarco: “1. Il sorriso che accoglie, sia del nostro team che di tutti gli altri operatori impegnati in turni diurni e notturni; 2. I corpi esili, i volti emaciati. Frutto di una sofferenza prolungata e ingiusta”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
DAL 2016 LA RICHIESTA NON HA STRANAMENTE RICEVUTO RISPOSTA… BASTA CHE CI DICANO CHE PARLARE DI “MAGISTRATURA SCHIFEZZA” NON E’ REATO
Il magistrato Armando Spataro nella veste di procuratore capo a Torino ha formalmente chiesto al
ministro della giustizia Alfredo Bonafede di pronunciarsi sulla richiesta di autorizzazione a procedere, inoltrata nel 2016, contro Matteo Salvini per vilipendio all’ordine giudiziario.
L’attuale ministro dell’Interno il 14 febbraio del 2016 durante un comizio a Collegno parlò di “magistratura schifezza” e il procuratore aveva aperto un fascicolo.
Per il reato di vilipendio all’ordine giudiziario è necessaria l’autorizzazione a procedere da parte del Guardasigilli e il precedente ministro, Andrea Orlando (Pd), nonostante tre sollecitazioni, non ha mai risposto.
La pronuncia del ministro della giustizia è indispensabile per stabilire quale deve essere la sorte del procedimento.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
A FEBBRAIO LA FIRMA DI SALVINI ALL’IMPEGNO CON IL COMITATO DIRETTIVA 477
L’11 febbraio scorso Matteo Salvini ha visitato la fiera delle armi di Vicenza e, nell’occasione, ha firmato un impegno con i rappresentanti della lobby delle armi per consultare il Comitato Direttiva 477 ogni volta che arrivano in discussione in Parlamento provvedimenti sulle armi.
Il Comitato Direttiva 477, spiega il suo presidente Giulio Magnani, è «un’associazione che tutela i privati cittadini che hanno armi da fuoco. In Italia rappresentiamo la Firearms United (confederazione europea dei possessori di pistole, ndr) e collaboriamo con Anpam, Conarmi e Assoarmieri». Cioè le più importanti sigle dei fabbricanti di armi, un settore che vale più o meno lo 0,7 % del Pil (2.500 imprese, tra indotto e produzione, 92.000 occupati) e si rivolge a 1,3 milioni di titolari di licenza. Ne parlano oggi Marco Mensurati e Fabio Tonacci su Repubblica:
L’intestazione del foglio firmato da Salvini, in qualità di candidato premier e a nome dell’intera Lega, recita: «Assunzione pubblica di impegno a tutela dei detentori legali di armi, dei tiratori sportivi, dei cacciatori e dei collezionisti di armi». La firma è stata messa durante la sua partecipazione all’Hit Show di Vicenza, la più importante fiera delle armi del nostro Paese. Almeno altri 12 candidati (8 della Lega, 2 di Fratelli d’Italia e 2 di Forza Italia) hanno condiviso quel documento.
La cosa, però, è passata inosservata, perchè i media si sono concentrati sulla scelta di consentire ai bambini l’accesso ai padiglioni dove erano esposti fucili e pistole. Oggi però, torna di attualità .
E non solo per l’imminente discussione del disegno di legge della Lega sulla legittima difesa, il cui senso è già stato anticipato dal ministro dell’Interno («il cittadino che si difende non deve essere processato»). In agenda ci sono altre due scadenze fondamentali per la lobby delle armi
Con il documento (punto 8) Salvini si è vincolato «a tutelare prioritariamente il diritto dei cittadini vittime di reati a non essere perseguiti e danneggiati (anche economicamente ) dallo Stato e dai loro stessi aggressori».
È l’interesse di chi vuole difendersi in casa propria o nel proprio negozio, sparando. Il caso Stacchio, per capirci.
Il disegno di legge leghista depositato in Commissione Giustizia al Senato modifica l’articolo 52 del Codice penale, introducendo proprio la «presunzione di legittima difesa» a cui si può appellare «colui che compie un atto per respingere l’ingresso o l’intrusione mediante effrazione o contro la volontà del proprietario (…) con violenza o minaccia di uso di armi di una o più persone, con violazione di domicilio».
In soldoni, viene cancellata la necessità di dimostrare la proporzionalità tra difesa e offesa. Si spara, e poi si vede.
Casualmente, è ciò che ha chiesto il Comitato.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
OGGI E’ STATO ARRESTATO COME PERSONAGGIO CHIAVE DEI CLAN
Repubblica ha pubblicato oggi questa foto che ritrae Giuseppe Corona insieme a Luigi Di Maio e
Giancarlo Cancelleri durante la campagna elettorale del 2017 in Sicilia, nella Caffetteria Aurora.
Oggi Giuseppe Corona è stato arrestato con l’accusa di essere il personaggio chiave dell’ultima inchiesta della Dda di Palermo che ha portato in carcere 24 tra mafiosi, prestanomi ed estortori di diversi clan della città . Quattro persone sono finite ai domiciliari, tra loro un penalista palermitano.
Corona, spiega il comunicato della polizia, non è un insospettabile. Il suo nome spunta negli atti di un’inchiesta che, l’anno scorso, portò in carcere i vertici del clan mafioso di Resuttana da sempre guidato dai boss stragisti della famiglia Madonia. Condannato a 17 anni per un omicidio commesso dopo una banale lite per la restituzione di un braccialetto, figlio di un mafioso assassinato, di lui il capomafia Gregorio Palazzotto diceva “è mio fratello”. I Madonia gli avrebbero affidato il loro tesoro, tanti soldi da ripulire, e le scommesse dell’ippodromo, poi sequestrato per mafia.
Bar, tabacchi, immobili, Corona negli anni ha fatto molti investimenti. Col denaro delle cosche, secondo i pm.
Corona è ritenuto dagli inquirenti boss emergente, uno degli uomini forti della riorganizzazione mafiosa dopo la morte del boss mafioso Totò Riina.
Secondo la Dda di Palermo sarebbe stato lui a stabilire le strategie economiche di Cosa nostra.
Nel giugno 2017 — la foto con Di Maio e Cancelleri è di ottobre — un’inchiesta di Repubblicaaveva svelato chi era davvero Giuseppe Corona, il re delle scommesse all’ippodromo, come emergeva da alcune indagini della Direzione Distrettuale Antimafia.
Una vicenda che aveva avuto grande clamore in città , per il provvedimento adottato dal prefetto di Palermo Antonella De Miro, un’interdittiva che ha bloccato la società di gestione dell’ippodromo, oggi chiuso per rischio di infiltrazioni mafiose. Ma la Caffetteria Aurora gestita dal “cassiere” Corona continuava a fare grandi affari.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
IL 68% PREFERISCE VINCERE CON L’APPORTO DEGLI EXTRA COMUNITARI
Dopo i grillini tocca a Casapound verificare l’importanza dell’ascolto dell’opinione pubblica attraverso un sondaggio sulla pagina satirica Casapound Memes sulla finale del Mondiale 2018 che ha visto la Francia battere la Croazia per 4 a 2.
La domanda è semplice, diretta e accattivante: “Ragazzi, voi preferireste arrivare” e le possibili risposte sono due: “Primi grazie alle risorse” oppure “non arrivare” e si riferisce al significato politico che in molti, tra cui il ministro dell’Interno Matteo Salvini, hanno voluto vedere la partita tra le due finaliste, con i francesi rappresentanti della società multirazziale e i croati invece simbolo della Vecchia Europa al netto delle foibe che non dovrebbe far vedere con grande simpatia agli italiani la squadra di Modric, autrice in ogni caso di un Mondiale fantastico.
Il problema è che anche il sondaggio di Casapound Memes non è finito come desideravano gli autori della “rilevazione”: il 68% dei votanti ha scelto di arrivare primo grazie alle risorse piuttosto che non arrivare, e probabilmente non è estraneo al risultato lo stesso fenomeno di trolling già sperimentato in occasione dei sondaggi dei 5 Stelle.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 16th, 2018 Riccardo Fucile
AL CARA DI MINEO DA QUASI UN ANNO LA QUOTA SI E’ AUTORIDOTTA
Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, nella sua crociata contro gli sbarchi di migranti, continua a
fornire il dato di «35 euro al giorno» spesi in Italia per ogni profugo «mantenuto».
La cifra è stata fornita anche ieri, nel corso di una diretta Facebook, durante la quale il leader della Lega ha annunciato l’obiettivo di un risparmio di 500 milioni l’anno. Eppure il nuovo appalto per il Cara di Mineo (Catania) assegna a chi lo gestirà una somma molto più bassa: 15,60 euro a ospite.
È quanto spiega Repubblica in un articolo a firma di Alessandra Ziniti.
I costi per l’accoglienza dei richiedenti asilo si è sensibilmente abbassato senza l’intervento del governo. Le aziende o i raggruppamenti di imprese che da settembre subentreranno alla gestione commissariale a Mineo riceveranno 15,60 euro a profugo per garantire vitto, alloggio, assistenza sanitaria e psicologica, pulizie e attività fondamentali per l’integrazione, dalle legioni di italiano ai corsi di formazione. Spiega Repubblica:
I cento milioni di euro dell’appaltone scandalo sono diventati 50 per tre anni nel nuovo capitolato d’appalto predisposto dalla prefettura di Catania secondo le linee guide emanate dal Viminale lo scorso anno, scesi ancora a poco più di 40 in virtù del ribasso medio dei quattro lotti sulla base d’asta. Appalto che dovrebbe essere aggiudicato a fine mese non appena gli uffici della prefettura di Catania avranno ultimato tutte le verifiche sulla certificazione antimafia delle imprese aggiudicatarie.
Il Cara di Mineo accoglie 2.400 profughi ed è il più grande centro per i richiedenti asilo d’Europa. L’appalto da 100 milioni era un tempo finito nelle mani degli amici di Mafia Capitale. Le singole voci dei capitolati d’appalto sono consultabili sul sito della Prefettura di Catania: si legge di 7,50 euro al giorno per tre pasti a testa, 95 centesimi per la biancheria e il vestiario, 70 centesimi per l’assistenza sanitaria e 30 centesimi per il trasporto.
(da agenzie)
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