Destra di Popolo.net

“ERAVAMO TERRORIZZATI, MAI PENSATO DI FARE MALE A NESSUNO”: LE TESTIMONIANZE DEI PROFUGHI SBARCATI DALLA DICIOTTI

Luglio 13th, 2018 Riccardo Fucile

“ERAVAMO DISPOSTI A TUFFARCI IN MARE PIUTTOSTO CHE TORNARE NEI LAGER LIBICI”…A BORDO UN RAGAZZO A CUI I LIBICI HANNO MOZZATO UN DITO…   LA PROCURA DI TRAPANI: “SEGUIAMO LE REGOLE, NON CI MUOVIAMO SULLA SPINTA DI DICHIARAZIONI POLITICHE”

“Non abbiamo aggredito nessuno ci sono stati 5-10 minuti di grande confusione e paura, ma non volevamo fare del male ad alcuno. Eravamo terrorizzati non volevano tornare in Libia. Eravamo pronti a tuffarci in mare e a rischiare la vita piuttosto che ritornare a terra”, a riportare le voci dei migranti sbarcati dalla nave Diciotti della Guardia costiera italiana è Sahar Ibrahim, l’operatrice italo-egiziana di Unicef/InterSos a bordo dalla nave della Guardia costiera italiana.
Tra loro c’è anche Mohamed, che è egiziano e ha solo 17 anni. Per tre anni ha vissuto in Libia. Un’esperienza terribile la sua: è stato derubato e rapito, sono arrivati persino a mozzargli un dito per darli “una lezione da non dimenticare”.
Ma, sostiene: “sogno ancora di cambiare la mia vita e quella della mia famiglia”.
Suo padre è morto quando aveva 9 anni e lui – come ha raccontato agli operatori di Intersos – ha scelto di venire in Italia per aiutare la sua mamma e le sue sorelle. Ecco perchè era terrorizzato, come i suoi compagni di viaggio, quando, una volta soccorso dal mercantile Vos Thalassa, temeva di essere consegnato ai libici.
Sulle dichiarazioni di Salvini è intervenuta la procura di Trapani: “Nulla è mutato rispetto a ieri e certamente non ci muoviamo sulla spinta delle dichiarazioni politiche, ma sulla base dell’attività  di polizia giudiziaria. Seguiamo le regole”, hanno affermato i magistrati.
La condotta dei migranti sulla Vos Thalassa per la procura non è configurabile con minacce e tentato impossessamento della nave. Nessun fermo dunque. Nè sono stati ancora individuati al momento gli scafisti, che rappresentano un capitolo a parte, e comunque un aspetto legato alla prassi di ogni sbarco.

(da agenzie)

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BONAFEDE HA FATTO FARE L’AFFARONE ALL’AMICO DI TARANTINI NELLA VICENDA DEL TRIBUNALE DI BARI

Luglio 13th, 2018 Riccardo Fucile

L’EDIFICIO COMPRATO A 4 MILIONI E AFFITTATO A 7 MILIONI

Dopo la prima appassionante puntata che risale a ieri, emergono nuovi e interessanti particolari sull’immobile che il ministero della Giustizia ha affittato per usarlo come sede del tribunale di Bari e di proprietà  di Giuseppe Settanni, amico di Gianpi Tarantini che ha versato centinaia di migliaia di euro all’imprenditore Michele Labellarte, che si è scoperto fosse il cassiere del clan Parisi, il più pericoloso della città .
Il ministero sceglie la Sopraf e il ministro Bonafede annuncia, trionfale, la risoluzione del “caso Bari” in una diretta Facebook. Magistrati e avvocati storcono il naso (il palazzo è piccolo e non può ospitare tutti gli uffici).
E soprattutto, come documentano gli atti di cui Repubblica è in possesso, ci sono varie circostanze singolari. Sopraf acquista il palazzo il 27 aprile del 2018, un mese prima della gara.
La proprietà  era del Fip, il Fondo immobiliare pubblico, il cui presidente è Gianpiero Nattino, a cui il Mef negli scorsi anni ha ceduto una serie di immobili da cartolarizzare.
Per Settanni, secondo tutti gli analisti, è un grande affare: quattro milioni e 100mila euro più Iva, a fronte di una rendita catastale da dieci milioni.
Un mese dopo l’acquisto dell’immobile arriva la nuova ricerca di mercato. A cui la Sopraf, grazie alla variazione, può partecipare: non si cercano più immobili minimo di 15mila metri quadrati. Ma anche da 5mila vanno bene.
E così l’ex Inpdap, 223 vani, 7.100 metri quadrati più i garage, come da visura catastale, è della partita. Anzi la vince.
Assicurando così ai suoi proprietari 7,2 milioni per i prossimi sei anni. Il doppio quasi del prezzo a cui lo avevano appena acquistato.

(da “NextQuotidiano”)

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CASSESE RIPORTA ALLA REALTA’: “IL TAGLIO AI VITALIZI RETROATTIVO E’ UNA MISURA ILLEGITTIMA”

Luglio 13th, 2018 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE EMERITO DELLA CORTE COSTIZIONALE PREVEDE LA BOCCIATURA DA PARTE DELLA CONSULTA

«La misura adottata è illegittima e ingiusta. È dubbio che l’ufficio di presidenza avesse competenza. à‰ illegittimo il procedimento. Priva i destinatari del diritto di difesa davanti a una corte indipendente»: in un’intervista rilasciata oggi a Repubblica Sabino Cassese fa a pezzi la delibera sui vitalizi ieri approvata dall’ufficio legislativo della Camera.
Il giudice emerito della Corte Costituzionale, già  ministro del governo Ciampi, in un’intervista rilasciata a Maria Berlinguer
«L’assegno vitalizio per i parlamentari non esiste più dal 2012. Strano che si gioisca tanto. Per quel che si sa (la Camera non ha ancora messo sul sito la delibera), l’ufficio di presidenza della (sola) Camera dei deputati ha ora soltanto stabilito di ricalcolare con il metodo contributivo gli assegni vitalizi percepiti da coloro che non erano più deputati nel 2011 (1240 percettori, età  media di 76,5 anni). Una decisione che presta il fianco a molti dubbi. Si può dire giusta una giustizia retroattiva?
Non crea ingiustizie un provvedimento preso per gli ex deputati, ma non per tutti gli altri ex rappresentanti che godono di assegni detti vitalizi, come i consiglieri regionali e i senatori? Che succede a coloro che in passato sono stati prima deputati, poi senatori, o viceversa? È giusto il ricalcolo anche delle pensioni di reversibilità , spettanti a familiari degli ex deputati (per lo più in età  avanzata)?
È legittimo un provvedimento regolamentare dell’ufficio di presidenza adottato senza istruttoria in contraddittorio, non impugnabile davanti a un giudice e sottratta al sindacato costituzionale diretto?».
Gli ex parlamentari annunciano ricorsi e c’è chi parla di una class action. Hanno ragione?
«Penso di sì, anche se non è chiaro se vi siano rimedi giurisdizionali. Il problema è che si dovrebbe stabilire per legge che vanno ricalcolate tutte le pensioni o parti di pensioni che sono erogate con il metodo retributivo, adottando quello contributivo. E approvare misure draconiane anche nei confronti dei baby pensionati. Come si vede dai dubbi che ho espresso penso che l’intento punitivo o dimostrativo, dettato dalla esigenza del M5S di riprendersi una parte del palcoscenico, prevale sulla esigenza di giustizia».
C’è un problema sui diritti acquisiti
«I diritti acquisiti vanno rispettati, e possono essere limitati solo in maniera che sia ragionevole e proporzionale, al verificarsi di una situazione nuova che giustifichi il nuovo intervento. Se l’intervento è sproporzionato e non trova una spiegazione obiettiva in una situazione economica nuova, come può essere ritenuto legittimo?».

(da “NextQuotidiano”)

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DAVIGO BACCHETTA SALVINI: “NON PUO’ FARE IL PM”

Luglio 13th, 2018 Riccardo Fucile

IL MAGISTRATO PIU’ VOTATO DEL NUOVO CSM INTERVIENE SUL CASO DICIOTTI

Due giorni dopo la sua elezione al Csm, il magistrato Piercamillo Davigo interviene sulla questione migranti e attacca Salvini sulla vicenda della nave Diciotti, che ha stazionato per ore nel porto di Trapani perchè il ministro dell’Interno non aveva autorizzato lo sbarco dei migranti a bordo.
Lo fa in un’intervista di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “La Costituzione della Repubblica riserva le decisioni sulla libertà  personale all’Autorità  giudiziaria, anche per convalida degli arresti – sostiene il magistrato – Escludo che un ministro possa dare ordini alla magistratura”.
Sul rilievo fatto anche da Armando Spataro, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, che ha avvertito il governo dell’illiceità  dei respingimenti in mare, Davigo spiega al direttore del Fatto che si tratta di un “problema complesso che tutti, da ogni fronte, pensano di risolvere con soluzioni semplici”.
Davigo dice che, intanto: “È assurdo il principio degli accordi di Dublino: se esiste un’Europa, i migranti non possono essere accollati al solo Paese dove sbarcano”.
Un riferimento poi al soccorso in mare: “È un obbligo inderogabile. Per troppi anni – aggiunge il magistrato – i nostri governi hanno alimentato la clandestinità  negando il visto a chi chiedeva alle nostre ambasciate di venire a lavorare qui, e poi facendo sanatorie per chi arrivava irregolarmente. E ogni condono genera altra illegalità . Sempre”.
E su quell’atteggiamento di Salvini interviene anche l’Associazione Nazionale Magistrati: “Il lavoro dei della Procura di Trapani venga lasciato proseguire senza interferenze”.
Ogni richiesta d’intervento è, si sottolinea, “ingiustificata e non in linea con i principi di autonomia e indipendenza fissati dalla Costituzione, cui tutti devono attenersi”.

(da agenzie)

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I RETROSCENA DELLA TRATTATIVA STATO-SALVINI SULLA DICIOTTI: LA PACCHIA E’ FINITA (MA PER SALVINI)

Luglio 13th, 2018 Riccardo Fucile

SALVINI VOLEVA LA SOSPENSIONE DELLO STATO DI DIRITTO SOSTITUENDOSI AL POTERE GIUDIZIARIO, ANDAVA INCRIMINATO LUI

Ieri un paese democratico, il nostro, ha assistito ad una sceneggiata incredibile e imbarazzante.
Il ministro dell’Interno Matteo Salvini voleva imporre la sospensione dello stato di diritto sostituendosi al potere giudiziario. Il Segretario della Lega, a Innsbruck per il vertice UE, ha tenuto in scacco il governo   (il suo governo) e bloccato una nave della Guardia Costiera impedendo per tutta la giornata lo sbarco dei 67 migranti a bordo del pattugliatore Diciotti della Guardia Costiera. Salvini voleva, in spregio a tutte le norme giuridiche, che i due “facinorosi” colpevoli di dirottamento scendessero in manette
Questa volta la pacchia è finita, per Salvini
È dovuto intervenire il Presidente della Repubblica, vista anche l’inconsistenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha ricordato a Salvini la separazione tra i poteri dello Stato.
La trattativa con Salvini che fino dalla mattina si era asserragliato su Facebook tenendo in ostaggio i migranti, si è conclusa alle ore 21 e 15 di ieri sera quando un comunicato di Conte ha annunciato «Sta per iniziare lo sbarco. Sono state completate le procedure di identificazione delle persone che erano a bordo, con particolare riguardo a quelle a cui risulterebbero imputabili le condotte che configurano ipotesi di reato. Nei prossimi giorni proseguiranno gli accertamenti».
Salvini non ha ottenuto quello che voleva: l’immagine dei due migranti colpevoli a suo dire di dirottamento che scendevano in manette dalla Diciotti.
Quella foto probabilmente avrebbe risollevato la giornata del ministro dell’Interno che dal vertice di Innsbruck è tornato con le mani vuote.
Con i migranti in manette l’Italia non sarebbe diventata improvvisamente un paese più sicuro ma senza dubbio Salvini avrebbe potuto vendere quel — misero — successo spiegando che grazie alla Lega al governo ora tutti i criminali vengono puniti e nessun clandestino “facinoroso” se ne va in albergo a spese degli italiani.
Tutto questo non è successo. La giornata finisce con il Viminale che fa trapelare «lo stupore per l’intervento del Quirinale» e «il rammarico per il mancato intervento della Procura di Trapani perchè a bordo della nave c’era almeno uno scafista».
Su Facebook ai suoi fan Salvini invece racconta che la pacchia è finita «due indagati, scafisti individuati, tutti fermati e interrogati». Ma nessun arresto.
Per la Procura di Trapani non c’erano gli estremi per gli arresti. Per Salvini invece nessuno sarebbe potuto sbarcare senza che i responsabili dell’ammutinamento a bordo della Vos Thalassa fossero stati ammanettati. E possibilmente rispediti a casa senza processo, come ha sostenuto qualche commentatore televisivo spiegando che l’Italia non poteva permettersi di pagare l’avvocato d’ufficio.
La lunga giornata è iniziata ieri mattina intorno alle 8 quando la Diciotti arriva a Trapani. I migranti, salvati il 9 luglio dalla Vos Thalassa, sono da due giorni a bordo del pattugliatore della Guardia Costiera che però fino alla sera prima non aveva ancora ricevuto indicazioni in merito a quale sarebbe stato il porto di approdo.
Le operazioni di sbarco avrebbero dovuto iniziare alle 9, ma Salvini si impunta ribadendo quello che aveva detto già  il giorno prima: i violenti dirottatori avrebbero dovuto scendere in manette dalla Diciotti. Nel frattempo però il quadro della “rivolta” a bordo del rimorchiatore Vos Thalassa si era fatto più chiaro.
La società  armatrice aveva infatti fatto sapere che la situazione a bordo c’è stata sì una situazione di tensione quando i migranti hanno capito che l’imbarcazione stava facendo rotta verso Sud ma che non c’è stato alcun dirottamento o “ammutinamento”.
Lo dice da ministro e da papà ?
Salvini però continuava a negare l’autorizzazione all’attracco e allo sbarco. Solo alle tre del pomeriggio di ieri la Diciotti, da ore in rada a Trapani, ha potuto ormeggiare al molo Ronciglio. Per tutto il giorno il ministro dell’Interno ha continuato a fare la faccia cattiva, non dimenticandosi di rinfrancare l’umore dei suoi follower tra un proclama e una minaccia. Ad un certo punto si è divertito a sfottere una sentenza della Cassazione che ha stabilito che dire “andate via” può essere odio razziale. Nei commenti i sostenitori del Capitano fanno la ola.
Da ministro, da cittadino ma curiosamente non “da papà ”
Da ministro e da cittadino (stranamente non “da papà ”) scriveva ieri sera alle 21 Salvini “vorrei sapere di chi si tratta” prima di far sbarcare i migranti. I suoi fan erano d’accordo e molti   erano entusiasti: mai avuto un ministro così in Italia.
Ed in effetti non era mai successo che un ministro dell’Interno pretendesse di avere voce in capitolo su materie che riguardano la magistratura.
Piccolo ripasso di educazione civica: la magistratura è un potere indipendente dalla politica. Ma questo per gli elettori della Lega non è un problema.
I due “facinorosi” sbarcano a piede libero? In ogni caso hanno già  commesso un reato: quello di clandestinità  che secondo alcuni commentatori «andrebbe modificato e inasprito, senza pene pecuniarie che tanto non pagano, ma con i rimpatri e il divieto di rimettere piede sul suolo invaso clandestinamente».
Durante tutto il giorno nessuno nel governo (nè il premier, nè i ministri Trenta e Toninelli) sono stati in grado di imporre a Salvini di rientrare nei ranghi. C’è voluto, come detto, l’intervento di Mattarella.
Intervento che ovviamente non è piaciuto a Salvini, che però non si sente assolutamente messo all’angolo.   Anzi, scarica la responsabilità  sul ministro delle Infrastrutture: «se vogliamo dirla tutta, se i magistrati pensano che a bordo non sia successo nulla, allora smentiscono il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e la Guardia costiera che da lui dipende e che aveva parlato di rivolta: io a quello ero fermo. E gli elementi in mio possesso confermano altro. Se adesso è cambiato qualcosa…».
Insomma Salvini ritiene di aver fatto tutto il possibile per scongiurare lo sbarco dei “facinorosi”. Se poi i facinorosi non sono tali la colpa è dei magistrati e, in ultima istanza, di chi li ha definiti così: ovvero Toninelli.
Questa mattina a Rtl 102.5 Salvini ha spiegato di aver agito per garantire la sicurezza degli italiani. E ci sarebbe da chiedere che pericolo rappresentavano i due migranti che sono “insorti” solo perchè Salvini ha deciso di chiudere i porti e di rimandare tutti i migranti in Libia.
Anche sei i migranti sono sbarcati Salvini non si arrende e promette che sulla Diciotti «andrò fino in fondo fino a quando qualcuno non verrà  assicurato alla giustizia». Questo è il ministro dell’Interno.
Tanto inflessibile nel voler punire i colpevoli di una rissa tra disperati (sono indagati per violenza privata continuata ed aggravata) da non rispettare l’autonomia della magistratura quanto preoccupato dalla tenuta dell’ordine democratico per il sequestro dei conti della Lega da parte dei giudici.
Nel frattempo il ministro Toninelli ha scelto non evitare accuratamente la vicenda.
Il vicempremier Luigi Di Maio oggi ad Agorà  ha detto che se Salvini abbia «esagerato o meno, non me ne frega niente…» perchè «la cosa importante è che con l’intervento del Presidente Mattarella si è sbloccata la situazione».
Per Di Maio quindi è perfettamente normale che il ministro dell’Interno faccia il bello e il cattivo tempo, lui non ha seguito la vicenda perchè ieri era impegnato a fare altro (l’abolizione dei vitalizi).

(da “NextQuotidiano”)

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55 MILIARDI IN DUE MESI: LA FUGA DI CAPITALI DALL’ITALIA

Luglio 13th, 2018 Riccardo Fucile

IL GOVERNO RAZZISTA NON ISPIRA FIDUCIA NEGLI INVESTITORI ITALIANI

I dati raccolti dalla BCE a maggio, mese cruciale per la costruzione del nuovo governo gialloverde, indicano un appesantimento del saldo italiano di 38,6 miliardi; si è passati cioè da un saldo negativo di 426,1 miliardi a un saldo negativo di 464,7 miliardi.
Secondo la Reuters, che ha già  anticipato nei giorni scorsi i dati di giugno, il saldo è ulteriormente peggiorato di altri 16 miliardi.
In due mesi, maggio-giugno, il peggioramento ammonterebbe a 55 miliardi. Non una novità  per il nostro paese, visto che nel maggio 2017 le banche estere hanno tagliato la loro esposizione sull’Italia per oltre cento miliardi di euro negli ultimi nove mesi dell’anno scorso: una sforbiciata pari al 15% del totale dei capitali investiti.
Repubblica oggi spiega che documentano la nuova situazione anche alcune tendenze che emergono dai tradizionali dati della bilancia dei pagamenti pubblicati dalla Banca d’Italia.
Le attività  nette sull’estero degli italiani sono salite da 121,4 miliardi dell’aprile del 2017 a 143,6 miliardi dell’aprile di quest’anno: significa che gli italiani preferiscono comprare fondi esteri, bund tedeschi e azioni straniere.
Così il campanello d’allarme suona: nel solo mese di aprile, dopo le elezioni di 4 marzo, le attività  nette sull’estero degli italiani sono aumentate di 8,6 miliardi: l’aumento — spiega Bankitalia — ha riguardato in particolare titoli esteri (di cui 5,8 miliardi di fondi comuni e 2,7 azioni).
Un fenomeno con cui bisognerà  fare i conti a partire dall’estate.

(da agenzie)

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SCHIAFFO A SALVINI, LO SCERIFFO HA SPARATO SOLO SCOREGGE

Luglio 12th, 2018 Riccardo Fucile

PER 24 ORE HA TENUTO IN OSTAGGIO LA MARINA ITALIANA E LA PROCURA, MA ALLA FINE I PROFUGHI SBARCANO E NESSUNO VIENE ARRESTATO…   E IN SERATA IL PETOMANE SE LA PRENDE CON IL QUIRINALE E I GIUDICI

Dopo quarantott’ore assurde, rimane impresso su pellicola il film di un governo diviso sull’approdo di una nave facente parte di un corpo della sua stessa marina militare, che si è rimpallato le responsabilità  e ha avallato l’una o l’altra ricostruzione dei fatti a seconda della convenienza del momento.
Di un presidente del Consiglio del tutto silente. E di un Capo dello Stato che, di fronte a un caos a tratti inspiegabile, ha sentito il dovere di intervenire.
Per riavvolgere la bobina, occorre dirigersi verso sud.
La fortuna del porto di Trapani fu dovuta al commercio del sale. Quello estratto nelle saline dell’entroterra, quello del mare che bagna la Sicilia.
E da oggi quello con cui Matteo Salvini ha lastricato la strada verso l’approdo della nave della Guardia Costieri Diciotti e del suo carico di 67 vite umane.
Una giornata infinita, con l’imbarcazione che già  ieri aveva fatto scendere i giri del motore, rallentando in previsione di uno stallo, e che quando stamattina è arrivata in porto è stata invitata a riallontanarsi in rada, per poi approdare poco prima delle 15.00.
Odissea finita? Tutt’altro. Perchè da Innsbruck, dove ha partecipato al vertice europeo dei ministri dell’Interno, Matteo Salvini ha tuonato: “Non autorizzo nessuno a scendere dalla Diciotti”.
Tuoni senza lampi. Perchè non solo il carico di migranti che il titolare del Viminale voleva respingere è arrivato in Italia. Ma il pugno duro sventolato davanti all’opinione pubblica è rimasto con un pugno di mosche in mano.
Il tutto alla fine di lunghissime ore convulse. Con tre direttrici che hanno continuato a intersecarsi, sbattere e rincorrersi per tutto il corso della giornata.
La prima, quella che porta alle pendici delle montagne austriache. Con il ministro dell’Interno che per tutto il giorno ha continuato a volere soddisfazione. Dopo la forzatura del ministero delle Infrastrutture che ha indirizzato la prua della Diciotti verso Trapani, ha preteso che i presunti dirottatori della Vos Thalassa scendessero in manette, condizione sine qua non per autorizzare lo sbarco di tutte le persone a bordo.
La seconda bussa alle porte della procura di Trapani. Dove è andato in scena un lunghissimo vertice per decidere il da farsi.
Decidere, cioè, se ci fossero i presupposti per un fermo cautelare nei confronti dei due migranti (Ibrahim Bushara, sudanese e Hamid Ibrahim, ghanese) che sarebbero andati in escandescenze sul rimorchiatore privato che ha passato il proprio carico di vite umane al corpo della marina militare.
Circostanza sulla quale verifiche e smentite si sono susseguite senza soluzione di continuità , tra gli estremi dell’ammutinamento vero e proprio, da un lato, e il procurato allarme, dall’altro.
Su quel che è successo a bordo i pm sono stati cauti. Indagando sì per violenza continuata ed aggravata nei confronti dell’equipaggio della Vos Thalassa i sospetti, ma non rilevando gli estremi per un fermo.
Niente sbarco in manette, dunque, e ulteriori “approfondimenti investigativi” delegati alla Squadra mobile della città .
Circostanza che di fatto ha sbloccato lo stallo, imponendo lo sbarco ai migranti a bordo che dovranno essere interrogati come persone informate dei fatti.
La terza strada entrava nella capitale. Dove per tutto il giorno Danilo Toninelli ha monitorato la situazione. In costante contatto con Luigi Di Maio, ieri ha forzato la mano identificando il porto di sbarco, oggi si è chiamato fuori dal tira e molla sullo sbarco. “Già  abbiamo fatto più di quel che ci competeva — il ragionamento che si faceva nelle stanze del ministero delle Infrastrutture — ora decida Salvini”.
“Se il pericolo paventato a bordo della Vos Thalassa non corrispondesse al vero, lo dirà  la magistratura”, ha specificato in serata, dopo che da Innsbruck era trapelata una certa irritazione sulla possibilità  che la denuncia dell’equipaggio fosse stata una forzatura per “scaricare” il problema, forzatura alla quale, secondo questa ipotesi, il Mit avrebbe abboccato.
Sulla dinamica di quanto successo indagherà  l’autorità  giudiziaria. Ma di fronte all’impazzimento quasi surreale della situazione politica si è mosso Sergio Mattarella, che ha monitorato per tutto il giorno la vicenda e di fronte a una nave militare bloccata dall’esecutivo e il coinvolgimento della magistratura come parte in causa nel caos della giornata ha contattato Giuseppe Conte per capire gli sviluppi della situazione.
Il tutto per 67 vite umane ospitate non nella pancia di una nave pirata, ma in un’imbarcazione della Guardia Costiera che ha svolto, come tante altre volte prima di questa, il proprio dovere.
Non esattamente un’invasione.

(da “Huffingtonpost”)

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MATTARELLA SBLOCCA IL DELIRIO RAZZISTA: INIZIATO LO SBARCO DA DICIOTTI, NESSUN ARRESTO

Luglio 12th, 2018 Riccardo Fucile

IL COMICO SALVINI ORA DICE : “SPERO SCENDANO AL PIU PRESTO”

“Sta per iniziare lo sbarco dei migranti che sono a bordo della nave Diciotti”. A darne l’annuncio il premier Giuseppe Conte, dopo una giornata convulsa e i contatti avuti anche con il capo dello Stato.
Il premier fa sapere che è stata completata l’identificazione delle persone a bordo “con particolare riguardo a quelle a cui risulterebbero imputabili le condotte che configurano ipotesi di reato”. Nei prossimi giorni proseguiranno gli accertamenti e l’ascolto di tutti i testimoni.
Appena rientrato a Roma da Bruxelles, il premier Giuseppe Conte ha ricevuto la chiamata del presidente Mattarella sulla vicenda della nave Diciotti.
Subito dopo ha chiamato Salvini e Toninelli per risolvere la situazione.
Pronta l’inversione di marcia anche dello stesso ministro dell’Interno che per tutta la giornata aveva negato il via libera allo sbarco: i migranti   potrebbero sbarcare “nelle prossime ore, mi auguro in nottata”, ha detto arrivando alla festa della Lega a Barzago, ribadendo che lo sbarco avverrà  “appena raccolti tutti gli elementi che permetteranno   di indagare e poi di arrestare chi ha commesso episodi di violenza”. Anche perchè “prima scendono, prima testimoniano”.
Non ci saranno arresti e in ogni caso lui non ha alcun potere di farlo.
Due migranti indagati. E solo per il più lieve dei tre reati ipotizzati nel rapporto presentato alla Procura di Trapani dagli investigatori dello Sco e della squadra Mobile ,violenza privata in concorso. Nessun arresto.

(da agenzie)

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CONTE GIUDICE DEL CONCORSO ALL’UNIVERSITA’: E LA SUA ALLIEVA LO VINCE

Luglio 12th, 2018 Riccardo Fucile

IL PREMIER, INSIEME AL SUO MAESTRO ALPA, E’ STATO COMMISSARIO PER L’ASSEGNAZIONE DI UNA CATTEDRA CHE E’ ANDATA A UNA COLLABORATRICE DI LUNGO CORSO DEI DUE… MA NON ERA QUESTO IL GOVERNO CHE DOVEVA COMBATTERE IL NEPOTISMO?

Lorenzo Fioramonti ha preso il problema di petto. Appena insediato al ministero, il nuovo sottosegretario all’Istruzione ha promesso di combattere «la tradizione di autoreferenzialità , e in alcuni casi di vero e proprio nepotismo», dell’università  italiana. Parole forti, pronunciate in un’intervista pubblicata online da L’Espresso il 22 giugno .
L’economista eletto deputato con i Cinque Stelle probabilmente sa già  come vanno le cose dalle nostre parti, visto che ha lasciato l’Italia per trovare una cattedra a Pretoria, in Sudafrica.
Se però gli servisse un racconto in presa diretta   dei meccanismi di selezione nel mondo accademico, Fioramonti dispone di un esperto a portata di mano. Si chiama Giuseppe Conte. Proprio lui, il presidente del Consiglio, avvocato
con una brillante carriera universitaria alle spalle.
Conte, ordinario di diritto privato a Firenze, ha partecipato a diversi concorsi, prima come candidato e poi, più di recente, è stato chiamato a selezionare gli aspiranti docenti in alcune facoltà  giuridiche sparse per l’Italia.
Sulla base di documenti ufficiali, L’Espresso ha ricostruito una vicenda che chiama in causa il capo del governo e il suo maestro Guido Alpa, luminare del diritto con cattedra alla Sapienza   di Roma. Nel 2002, proprio Alpa presiedeva la commissione che   ha promosso Conte nel concorso   per professore ordinario bandito dall’università  Vanvitelli di Napoli.   In quello stesso anno, come si legge   nel suo sterminato curriculum, il futuro premier ha fondato insieme ad Alpa   lo studio legale che porta il nome   del famoso cattedratico.
La storia che L’Espresso è in grado di raccontare prende invece le mosse nel mese di marzo del 2016. A quell’epoca l’Università  San Raffaele di Roma, fondata e controllata dagli Angelucci, meglio noti come proprietari di cliniche nel Lazio, cercava un professore associato di diritto privato per il corso di laurea in “Scienze dell’organizzazione e dell’amministrazione”.
Al termine di un concorso la cattedra è stata assegnata a una studiosa (Giovanna Capilli)   con oltre 15 anni di esperienza come ricercatrice e docente universitaria,
che ha prevalso rispetto ad altri tre concorrenti.
Dagli atti depositati emerge però che almeno due dei tre commissari, cioè Alpa e Conte, avevano rapporti professionali di lunga data con la candidata che si è aggiudicata l’incarico. Già  nel 1999 Alpa era stato   il tutor della vincitrice del concorso, all’epoca neolaureata, quando quest’ultima, dopo gli studi a Messina, era approdata alla Sapienza con   una borsa di studio.
La collaborazione è proseguita anche negli anni successivi. Anni   in cui la futura professoressa dell’ateneo San Raffaele ha ottenuto molteplici incarichi di docenza e di ricerca in corsi universitari, master e seminari, tutti coordinati da Alpa.
In altre parole, gran parte della sua carriera si è svolta nella scia del famoso professore, con cui ha firmato anche numerose pubblicazioni.
Conte invece è entrato in scena nel 2007. In quell’anno, e fino al 2009, l’avvocato di origini pugliesi ha insegnato diritto privato presso la facoltà  di economia della Luiss, l’università  romana controllata da Confindustria.
E tra i suoi collaboratori, con un contratto integrativo di docenza, troviamo anche la giovane allieva di Alpa, che dopo una parentesi di qualche anno come professoressa all’Università  Giustino Fortunato di Benevento ha infine presentato la sua candidatura per l’incarico di associato all’ateneo romano degli Angelucci.
Dopo i preliminari di rito, ad aprile del 2016 l’università  San Raffaele bandisce il concorso per un posto di professore associato di diritto privato.
In base al regolamento interno dell’ateneo, la nomina dei commissari spetta al rettore Enrico Garaci, docente di lungo corso, negli anni Ottanta al vertice dell’università  di Tor Vergata, candidato sindaco capitolino per la Democrazia Cristiana e poi a lungo presidente dell’Istituto superiore di sanità . A norma di legge, la commissione deve essere formata da tre professori ordinari del «settore concorsuale oggetto della selezione», cioè, nel caso specifico,   il diritto privato.
La platea dei potenziali commissari è quindi amplissima, popolata da decine di nomi. Eppure, Garaci sceglie proprio   i due docenti che più a lungo hanno lavorato con uno dei candidati.
A ben guardare, poi, anche il terzo e ultimo commissario, l’avvocato genovese Fabio Toriello, associato a Sassari, fa parte della scuderia degli allievi di Alpa.
Il concorso, come è norma in questi casi, si è poi svolto per intero sulla carta. Nessun colloquio con i candidati. La valutazione è avvenuta in base alle pubblicazioni scientifiche, del curriculum e dell’attività  didattica dei quattro aspiranti docenti.
All’atto della nomina i tre componenti della commissione sono stati chiamati
a sottoscrivere una dichiarazione in cui affermano che «non sussistono situazioni di incompatibilità  (…) con i candidati e con gli altri commissari». Tutti firmano. Nessuno, quindi, si è visto costretto ad astenersi dal giudizio per conflitto d’interessi.
Le maglie della legge in materia sono larghe quanto basta per garantire la regolarità  formale della procedura nonostante l’evidente rapporto di vicinanza professionale tra un candidato e almeno due componenti su tre della commissione.
Altra cosa, invece, è la tradizione di “autoreferenzialità ” se non di vero e proprio “nepotismo” che   il sottosegretario Fioramonti sostiene   di voler combattere.
Casi come quello   del concorso targato Alpa e Conte all’università  San Raffaele sembrano suggerire che non manchino davvero   gli spazi d’intervento per la riforma annunciata dal sottosegretario all’Istruzione in quota Cinque Stelle.

(da “L’Espresso”)

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