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PIPPO CIVATI DENUNCIA L’INCHIESTA TAROCCO DEL “TEMPO”: “IO UN RIFUGIATO L’HO OSPITATO”

Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile

SAREBBE INTERESSANTE FARE UN’INCHIESTA SU QUANTI VIP E GIORNALISTI SOVRANISTI OSPITANO A CASA LORO UN SENZATETTO ITALIANO

“Alle 19.53 di sabato, mentre ero al PolitiCamp di Reggio Emilia dove discutevo con Leonardo Becchetti e in attesa che ci raggiungesse Pierpaolo Capovilla, mi arriva questo messaggio su WhatsApp da un numero che non conosco: ‘Buonasera, mi scusi il disturbo, sono un operatore di una organizzazione non governativa. Avevo provato a contattarla ieri, ed anche oggi, per chiederle se intendeva aderire ad una grande iniziativa avviata per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’immigrazione. In tale contesto, proprio per dare una risposta alle politiche non inclusive del governo, le chiedevamo se era disponibile ad ospitare uno o più migranti. La ringrazio (Giovanni Russo)’.
Alle 20.39, rispondo: ‘Possiamo sentirci domattina? Mi scusi ma ora non riesco. Come si chiama la sua Ong?’ Invece di ricevere dettagli in merito e attendendo una telefonata da Giovanni Russo mi sono ritrovato su Il Tempo in un articolo in cui si dice che i vip e gli intellettuali (entrambe categorie a cui peraltro non appartengo) rifiutano la proposta di una finta Ong'”.
Lo afferma Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, ricostruendo come è andata la vicenda che ha portato a un articolo scritto da su ‘vip e intellettuali’ che avrebbero rifiutato di ospitare ‘profughi’.
“Finta l’Ong e finta l’informazione – aggiunge Civati – all’insegna della solita, immancabile fake news. Ricordo che in passato, interpellato da Le Iene, ospitai nel monolocale in cui mi trovavo in affitto a Roma quello che mi fu presentato al telefono come rifugiato. Un ragazzo del Gambia. E non mi sono limitato a ospitare solo per il periodo in cui le Iene dovevano fare la trasmissione, ma ho sostenuto e seguito per mesi, fino a quando non ha deciso di lasciare il nostro Paese per raggiungere alcune persone con cui era in contatto. Ora si trova in Germania, lavora regolarmente e ci sentiamo, come vecchi amici”.
“Ne parlo – conclude il fondatore di Possibile – anche nel mio libro ‘Voi sapete’. Se qualche giornalista, non anonimo, pseudonimo o, per sua stessa ammissione, ‘finto’ volesse scriverne, ne sarei felicissimo. Pur non essendo nè un vip nè un intellettuale, ho ospitato un rifugiato. Ed è stata una bella esperienza, che ricordo ancora con affetto e partecipazione”.

(da Globalist)

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DE MASI: “DELUSO DAL M5S, LA DISOCCUPAZIONE SI VINCE RIDUCENDO L’ORARIO E AUMENTANDO LA PRODUTTIVITA'”

Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile

IL SOCIOLOGO, CONSULENTE DEI GRILLINI SUI TEMPI DEL LAVORO, SI AVVICINA A LEU

“Cerco la sinistra dove spero di trovarla, con la stessa curiosità  che mi spinse a cercare nei 5 stelle”.
Così il sociologo Domenico De Masi, conversando con l’ANSA, parla della sua delusione per il Movimento 5 Stelle – del quale è stato consulente – dopo l’accordo con la Lega e la decisione di entrare nel Comitato promotore che definirà  il profilo di Liberi e Uguali (LeU) in vista della trasformazione da lista elettorale a partito.
“Sono di sinistra e la sinistra è al punto più basso di sempre, anche perchè una sua parte molto importante ha sposato il neoliberismo economico – ha detto De Masi -. Ho accettato l’invito di Pietro Grasso perchè voglio ascoltare e capire con chi mi sento in sintonia e quale contributo posso dare”.
Secondo il sociologo, specializzato sui temi del lavoro, “la disoccupazione si vince solo riducendo l’orario e aumentando la produttività , ma nessuno si è battuto per questo in questi anni, preferendo invece la flessibilità , che produce più disoccupazione”.
“Il decreto Dignità  di Di Maio? Un timidissimo tentativo di contrastare il Jobs Act – dice De Masi -. È bastato per scatenare l’ira di dio a destra, dove sono attentissimi alle proprie conquiste, non come la sinistra con lo Statuto dei lavoratori”.

(da agenzie)

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LE CAUSALI DEL DECRETO DIGNITA’ E IL RISCHIO DI PERDERE POSTI DI LAVORO

Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile

633.000 CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO IN SCADENZA A FINE ANNO RISCHIANO DI NON ESSERE RINNOVATI

Il nodo della causale è il centro del decreto dignità .
Secondo le nuove regole i contratti a termine potranno durare al massimo 24 mesi (e non più 36); il primo potrà  essere senza causali, purchè non superi 12 mesi; eventuali rinnovi (al massimo 4 e non più 5) dovranno essere motivati da precise causali e saranno gravati ogni volta da un contributo aggiuntivo dello 0,5% sull’imponibile previdenziale.
La motivazione dietro questa scelta è evidente: evitare il proliferare di contratti a termine e rendere più difficoltoso il continuo rinnovo degli stessi.
L’allarme lanciato dalle organizzazioni datoriali però è altrettanto chiaro: «633 mila contratti a tempo determinato in scadenza a fine anno rischiano di non essere rinnovati», dei quali 277mila solo nel settore del commercio.
Spiega il Corriere della Sera:
Le aziende, esaurito il primo contratto a termine che resta libero da causali (purchè non superi i 12 mesi), potrebbero pensarci due volte prima di rinnovare il contratto, visto che le disposizioni del decreto si applicano anche ai rinnovi dei contratti in corso.
Più facile che chiamino un’altra persona a fare lo stesso lavoro (soprattutto se esso non richiede particolari professionalità ), evitando così costi aggiuntivi e il rischio di contenzioso sulle causali.
Per esempio, osservano gli addetti ai lavori: il decreto, fra le motivazioni per il rinnovo del contratto, contempla le esigenze non programmabili.
Come la mettiamo con i saldi, che ci sono ogni anno e quindi sono programmabili?
Il Sole 24 Ore oggi pubblica esempi di casi pratici in cui l’utilizzo delle causali può essere o no ammesso in aziende tipiche.
Un esempio è quello di un’azienda produttrice di scarpe:
Un’azienda che produce scarpe ottiene una commessa da un nuovo cliente, per un articolo. È richiesta la produzione di un ingente quantitativo, per soli sei mesi. Pur trattandosi di un’esigenza connessa all’attività  ordinaria, la causale sussiste, perchè l’incremento di lavoro è “temporaneo”, “non programmabile” (con il nuovo cliente non ci sono stati rapporti lavorativi precedenti, nè erano in corso trattative commerciali) e “significativo” nei volumi prodotti.
Un caso diverso è invece quello della gestione di un nuovo magazzino per aziende che si occupano di logistica:
Un’impresa che si occupa di logistica deve far fronte alla gestione di un nuovo magazzino, affidatole da un cliente “storico”. La trattativa si è protratta per alcuni mesi e la commessa, pur essendo temporanea, richiede qualche giorno al mese di attività  da parte di due addetti, sui 100 totali occupati dall’azienda. Non è possibile assumere due lavoratori a termine per gestire l’incarico, perchè l’incremento non si configura come “significativo” e “non programmabile”.
E poi ci sono i casi limite, in cui il rischio di contenzioso è elevato:
Una ditta che vende prodotti per il giardinaggio decide, per il periodo estivo, di aggiungere un corner dedicato a condizionatori e ventilatori. La stessa strategia commerciale era stata seguita due anni fa. C’è bisogno di impiegare due addetti. L’esigenza è di certo “temporanea” e “oggettiva”, ma è difficile affermare la completa estraneità  rispetto all’attività  ordinaria (la stessa campagna era già  avvenuta): il lavoratore a termine potrebbe invocare la trasformazione a tempo indeterminato.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Lavoro | Commenta »

UN SOLO GIORNO DA MIGRANTE PER MATTEO SALVINI

Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile

INVECE DI RIFLETTERE SU CIO’ CHE DOVREMMO ESSERE, VOMITIAMO PAROLE ROTOLANDO NEL FANGO, INCOLPANDO GLI ALTRI DEGLI SCHIZZI CHE CI LORDANO IL VOLTO

Con gli occhi di un clochard. Così un titolo del Corriere della Sera sulla esperienza visiva di un uomo senza tetto e senza pane. Ha avuto in regalo dal fotografo del Papa una macchina fotografica per raccontare ciò che noi altri non vediamo.
Avremmo bisogno tutti di fare questa esperienza.
Usare la fotografia per ritrarre la realtà  in cui siamo immersi e che non vediamo più.
Il pane che si butta, l’acqua che scorre inutilmente, il condomino scostumato, il conoscente litigioso, l’impiegato fannullone.
Io vorrei fotografare i volti d’odio di quei parlamentari che usano i migranti per coprire le loro vergogne, per lanciare a noi affamati un bocconcino gustoso da addentare.
Vorrei fotografare Giorgia Meloni mentre si fa il selfie, lei che da più di un decennio gode di una busta paga che supera i tredicimila euro al mese, per irridere Gad Lerner ritratto con la maglietta rossa e il rolex al polso.
Vorrei ritrarre gli invidiosi e gli accidiosi, coloro che non fanno, non sanno ma parlano, commentano, giudicano.
Vorrei ritrarre Matteo Salvini mentre, solo per finta, si imbarca per l’America in cerca di fortuna, come ha fatto suo nonno, o un suo pro zio, o il nonno del più caro suo amico.
Vorrei ritrarre la nostra memoria, fotografarla come se fosse un cofanetto di   pietre preziose in modo da leggere noi cosa abbiamo cosa abbiamo fatto per gli altri, cosa abbiamo detto degli altri.
E poi, come un selfie tematico, cosa gli altri hanno detto e pensato e fatto per noi.
Avremmo così, tra le altre cose, l’esatta misura dell’ipocrisia, della viltà  che ci prende quando invece di riflettere su ciò che dovremmo essere, vomitiamo parole rotolando nel fango, incolpando poi gli altri degli schizzi che ci lordano il volto.

(da “il Fatto Quotidiano”)

argomento: Costume | Commenta »

SE LA LEGA E’ “PARTE LESA” PERCHE’ HA FATTO ELEGGERE IL “TRUFFATORE” BOSSI AL SENATO?

Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile

IL GIOCO DELLE PARTI NEL PRENDERE LE DISTANZE DALLA PASSATA GESTIONE SMENTITA DAI FATTI

Se voi scopriste un ladro in casa che rubando non solo commette un reato ma disonora tutta la famiglia, gli dareste un premio?
Se voi scopriste un poco di buono che delinque e vi fa vergognare e decidete di prendere pubblicamente le distanze dal suo operato gli affidereste la gestione del vostro stipendio
Perchè in tutta questa storia dei 49 milioni rubati dalla Lega allo Stato italiano (a proposito di ‘prima gli italiani’) c’è qualcosa che non torna: tutti a dare la colpa alla ‘vecchia gestione’ e tutti a presentarsi come parte lesa e come mammole e verginelle che non hanno alcuna responsabilità  per quanto avvenne durante l’epopea Bossi-Belsito-Trota, tra soldi, lauree in Albania, denari e dimanti in Tanzania e spese private con soldi pubblici
Si parla – e ci sono condanne non chiacchiere – di truffa ai danni dello Stato
Però c’è un però. Un grande però.
Se la matematica non è un’opinione, lo è altrettanto il fatto che Umberto Bossi, il colpevole, il cattivo, il truffatore dello Stato tramite la sua ‘vecchia gestione’ sia appena stato eletto per l’ennesima volta senatore della Repubblica nel gruppo della Lega Nord
E perchè se i leghisti oggi al governo non hanno nulla da spartire con l’Umberto padano e ne contestano le malefatte lo hanno messo nelle loro liste e riportato in Parlamento?
Se fosse vero quello che dicono avrebbero dovuto espellerlo. O quantomeno tenerlo lontano dal Senato.
Se così non è – e così non è – evidentemente vogliono recitare il di ruolo parte lesa mentre non sono altri che politicamente complici.
Sia come sia una cosa va detta: ridate agli italiani i soldi degli italiani.

(da Globalist)

argomento: Giustizia | Commenta »

LA GITA DI SALVINI IN RUSSIA PER LA FINALE DEI MONDIALI PAGATA DAI CONTRIBUENTI ITALIANI

Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile

“NELL’OCCASIONE INCONTRERO’ PUTIN”… MA MOSCA LO SMENTISCE: “NESSUN INCONTRO IN PROGRAMMA”

Ieri il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha fatto sapere durante un comizio ad Adro, nel Bresciano, che la prossima domenica, «se riesco», sarà  «a Mosca per la finale dei Mondiali» (dove il vicepremier spera solo – dice con una battuta – «che non vinca una squadra delle quattro che sono in semifinale…», ovvero la Francia, “nemica” a causa dell’antipatia nei confronti di Macron).
Poi ha annunciato di voler vedere il suo omologo russo «per parlare di azioni contro il terrorismo islamico, che sembra sconfitto ma non lo è» e che   andrà  «a incontrare Putin», il presidente russo.
«Di uomini come lui», ha detto Salvini, «che fanno gli interessi dei propri cittadini, ce ne vorrebbero a decine in questo Paese».
Poco dopo Mosca ha fatto sapere che non è in programma alcun incontro tra Salvini e Putin.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

PRIMA GLI ITALIANI: SEQUESTRATE CENTINAIA DI AUTO A UN ITALIANO, USATE PER RAPINE E SPACCIO IN TUTTA EUROPA

Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile

OFFRIVA UNA “FLOTTA” TRANSNAZIONALE DEL CRIMINE

I carabinieri di Venezia, su disposizione del tribunale di Milano, hanno sequestrato 386 veicoli, del valore di circa tre milioni di euro, intestati a un prestanome e usati da criminali per compiere truffe, furti, rapine e spaccio di droga.
I sequestri delle auto sono avvenuti in vari paesi europei, eseguiti con la collaborazione di diverse polizie straniere.
Il prestanome, un 28enne italiano indagato, residente a Sala Baganza (Parma), è risultato titolare di partita Iva per il commercio di veicoli e in questo modo mascherava la sua vera attività  di “testa di legno” per una serie di bande che usavano le sue auto per aggredire anziani per strada o per trasportare carichi di stupefacente.
Il cittadino parmense è stato denunciato per falsità  ideologica continuata del pubblico ufficiale per errore determinato dall’altrui inganno.
I malviventi che usufruivano dei mezzi erano particolarmente mobili: infatti alcuni veicoli sono stati “scovati” e sequestrati in Spagna, Germania (5), Francia (2), Ungheria (3), Bulgaria, Svizzera. Interessate dall’operazione le province di Milano, Reggio Emilia, Pistoia, Pavia, Parma, Venezia, Firenze, Torino, Massa Carrara, Como, Bologna.
In un caso un’auto segnalata nel veneziano 24 ore più tardi si trovava già  nella penisola iberica.
Le indagini sono iniziate a fine 2017 in occasione di alcuni furti e raggiri ai danni di anziani sul litorale del veneziano: testimoni avevano segnalato sempre la stessa auto, la cui targa conduceva al 28enne parmense che, a dispetto delle vorticose intestazioni d’auto, non dichiarava alcunchè al fisco.
Il nome dell’indagato è tornato d’attualità  anche nei mesi successivi per altri reati. A quel punto la decisione di analizzare, ad ampio raggio, le segnalazioni di vittime e testimoni, riuscendo a chiudere il cerchio di un’inchiesta che ora potrebbe continuare attraverso diversi rivoli.
L’attività  investigativa (denominata Ghost cars) nasce a seguito di accertamenti svolti su alcune auto utilizzate per commettere reati in danno di anziani nella provincia veneziana e ha permesso ai carabinieri di accertare come le stesse venissero utilizzate anche per commettere furti, borseggi, rapine, spaccio di stupefacenti e truffe alle assicurazioni in Italia e all’estero.
L’operazione – sottolinea l’Arma – assume significativa importanza poichè colpisce un gran numero di gruppi criminali privandoli dei mezzi necessari ai loro spostamenti in totale anonimato in Italia ed Europa, molti dei quali risultati essere auto di grossa cilindrata riferibili alle più note case automobilistiche di pregio.

(da agenzie)

argomento: criminalità | Commenta »

IL CALDO A GENOVA FA UNA PRIMA VITTIMA: LA CAPOGRUPPO DELLA LEGA

Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile

“NON LASCIAMO GLI ANZIANI IN BALIA DEI PROFUGHI”: IL DELIRIO DI LORELLA FONTANA CHE ATTACCA LA SUA STESSA GIUNTA LEGHISTA PER AVER COINVOLTO I RICHIEDENTI ASILO NEL PIANO ANTI-CALDO

Siamo al delirio.
Il coinvolgimento dei richiedenti asilo nelle azioni a supporto degli anziani, previsto nel piano anti-caldo del Comune di Genova retto da una maggioranza leghista sarebbe “un grave errore, un razzismo al contrario”.
L’accusa non arriva dall’opposizione ma dalla capogruppo della Lega, in consiglio comunale, Lorella Fontana, che apre dunque una crisi di maggioranza, visto che ad autorizzare la collaborazione dei migranti è stata la giunta, con una delibera ad hoc.
E la consigliera leghista Francesca Corso dice: “La Lega non ci sta”, toccando il tempo al governo della città  e di fatto imponendo, indirettamente, alla giunta – alimentata dal cordone ombelicale leghista – a una retromarcia.
“Riteniamo che dare una corsia preferenziale a richiedenti asilo nel coinvolgimento attivo del piano anti caldo della Asl 3 genovese sia un grave errore, un atto di razzismo al contrario nei confronti dei tanti giovani e meno giovani genovesi, disoccupati, che potrebbero essere impiegati nell’assistenza dei nostri anziani durante la stagione estiva”, dice la capogruppo del Carroccio, Fontana.
E dove sarebbero questi “giovani ariani” pronti a soccorrere gratuitamente i vecchietti?
Forse tra le famiglie borghesi genovesi, tanto care ai leghisti, che d’estate se ne fottono dei congiunti anziani e li lasciano al loro destino?
Invece di ringraziare che il Comune si interessa a loro, attraverso il coordinamento con le Asl e il convolgimento delle associazioni che seguono l’integrazione dei profughi, i razzistelli seminano odio e paura.
“Non possiamo lasciare in balia di presunti profughi, i nostri anziani” dicono le leghiste e arrivano a diffamare i richiedenti asilo che “non sappiamo che fedina penale” hanno.
Preoccupatevi dela fedina penale di Bossi, Belsito e Borghezio e copritevi la testa che i colpi di sole sono pericolosi.

(da agenzie)

argomento: Razzismo | Commenta »

LA MINISTRA DELLA DIFESA TRENTA SMASCHERA LA PROPAGANDA DI SALVINI

Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile

EUNAVFOR MED E’ VITALE PER IL RUOLO DELL’ITALIA, LE CHIACCHIERE XENOFOBE DI SALVINI NON HANNO PRODOTTO UN BEL NULLA… CONTE NON CONTA UNA MAZZA

“Eunavfor Med è una missione europea ai livelli Esteri e Difesa, non Interni. Quel che vanno cambiate sono le regole di ingaggio della missione e per farlo occorre farlo nelle sede competenti, non a Innsbruck“: con queste poche righe rilasciate ieri alle agenzie di stampa arriva il primo stop politico a Matteo Salvini dal governo Conte.
A muoversi è la ministra della Difesa Elisabetta Trenta e il suo obiettivo è proprio il ministro dell’Interno.
La causa scatenante è il pattugliatore militare irlandese Samuel Beckett, che ieri è entrato nel porto di Messina con 106 profughi a bordo trovati nelle acque della cosiddetta SAR libica e tratti in salvo il 5 luglio.
Si tratta di 93 uomini, 11 minori e 2 donne incinte, prevalentemente di nazionalità  sudanese.
Tutti, secondo quanto riferito dal Giornale di Sicilia, avrebbero pagato circa 3000 dinari libici ai trafficanti, compresi i bambini. Le operazioni di primo soccorso e assistenza sono state coordinate dalla prefettura di Messina, garantite dal personale della Capitaneria di porto e dalle altre forze di polizia, nonchè dal personale sanitario della Croce Rossa e associazioni di volontari.
L’obiettivo della replica del ministero della Difesa è proprio Salvini, che aveva detto ieri di essere pronto a portare il tema delle navi militari al tavolo di Innsbruck dei ministri dell’Interno con Austria e Germania, dove però si parlerà  di tutt’altro e comunque senza alcuna competenza riguardo la questione delle navi militari, che è appannaggio del ministero della Difesa.
Di qui la risposta piccata della ministra Trenta che suona come un invito a Salvini a evitare invasioni di campo. L’azione, sottolineano le fonti della difesa, “deve essere coordinata a livello governativo, altrimenti l’Italia non ottiene nulla oltre a qualche titolo sui giornali, fermo restando che la guida italiana per noi è motivo di orgoglio“.
Per quanto riguarda la nave militare Samuel Beckett, sembra che il primo soccorso dell’imbarcazione libica sia avvenuto nella notte fra il 4 e il 5 luglio, poche ore dopo che il gommone di disperati in fuga dal conflitto sudanese — che ha fatto 100mila morti e messo in fuga due milioni di persone — era partito da Garabulli, uno dei principali centri libici della tratta di uomini.
Il pattugliatore irlandese ha chiesto il permesso di sbarcare i migranti: il Viminale ha indicato Messina.
Racconta oggi Repubblica che già  l’anno scorso l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti aveva chiesto la modifica delle regole d’ingaggio delle missioni internazionali con l’apertura degli altri porti europei alle navi militari almeno in caso di “flussi massicci” ma l’unica parziale (e peraltro inattuata) modifica che riuscì ad ottenere fu che le navi della nuova operazione Themis sbarcassero i migranti non per forza in Italia ma nel porto più vicino al punto del soccorso, un accordo sempre contestato da Malta.
Ad alzare i muri furono proprio i Paesi del blocco di Visegrad ai quali ora Salvini strizza l’occhio e che, di certo, non gli faranno da spalla nella sua richiesta di rinegoziazione degli accordi vigenti ancora validi per le navi dell’operazione Sophia. Accordi che, di fatto, giovedì hanno subito risolto il braccio di ferro virtuale con Malta.
Pur avendo coordinato il soccorso avvenuto nella sua zona Sar e pur essendo il porto sicuro più vicino, le autorità  de La Valletta si sono guardate bene dall’aprire il loro porto alla nave militare e hanno girato la richiesta a Roma che si è vista costretta ad indicare il porto sicuro.
Prima dell’uscita del ministero della Difesa aveva parlato anche il responsabile delle infrastrutture (e dei porti) Danilo Toninelli su Twitter, allineandosi perfettamente — come è suo costume — a Matteo Salvini.
Ma le ragioni dell’arrabbiatura di Trenta sono perfettamente comprensibili. Spiega infatti il Corriere della Sera che la missione internazionale Sophia, che ha al comando l’ammiraglio Enrico Credendino, è stata concordata tre anni fa in sede europea e aderiscono tutti gli stati dell’Unione tranne Danimarca e Slovacchia.
Il comando consente di trattare in sede ONU su tutto quello che accade in quel tratto di mare e quindi di avere un potere superiore a quello degli altri stati nella zona.
Farla saltare, è il ragionamento, vorrebbe dire perdere il controllo di quello che succede in quel tratto di Mediterraneo.
Commenta oggi Stefano Cappellini su Repubblica:
Ora Trenta dice che il re sovranista è nudo. E che le chiacchiere fin qui mulinate, a parte vellicare gli istinti xenofobi quando non apertamente razzisti di un pezzo di opinione pubblica, hanno prodotto meno che niente. Anzi, con queste premesse, potranno produrre solo ulteriori arretramenti, dato che la minaccia già  brandita dall’Austria nei confronti dell’Italia è accettare i diktat o subire una dolorosissima (per l’economia, oltre che per l’ideale europeista) sospensione di Schengen.
Infine, un ultimo aspetto da sottolineare. Se questo Paese avesse un premier di fatto oltre che di nome, non dovrebbe essere un comunicato della Difesa a mettere nero su bianco che in Europa si va con una linea strategica e non con una sacca di “mi piace” rastrellati su Facebook.

(da “NextQuotidiano”)

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