Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
IL FISCO PERDE 42 MILIARDI, POI CI SI LAMENTA PERCHE’ AIUTARE I RICHIEDENTI ASILO COSTA 3 MILIARDI… E I CONTROLLI SONO DIMINUITI
Secondo le stime elaborate dall’Ufficio studi della Cgia, l’esercito di irregolari genera 77,3 miliardi di
fatturato in nero l’anno, sottraendo al fisco un gettito di 42,6 miliardi. Un importo, questo, pari a oltre il 40% dell’evasione di imposta annua stimata dal Mef
In Italia ci sono 3,3 milioni di “lavoratori invisibili” che generano 77,3 mld di fatturato in nero all’anno, sottraendo al fisco 42,6 mld.
Un importo, questo, pari a oltre il 40% dell’evasione di imposta annua stimata dal Mef.
La regione più a “rischio” è la Calabria con 146 mila ‘irregolari’, ma un’incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil regionale pari al 9,9%.
Un risultato che è quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (5,2%).
Questa situazione, per la Cgia, si traduce in quasi 1,6 mld di mancate entrate per lo Stato dalla Calabria.
Segue la Campania che con 382.900 irregolari “produce” un Pil in “nero” che pesa su quello ufficiale per l’8,8%.
Le tasse che mediamente vengono a mancare in Campania ammontano a 4,4 mld all’anno.
Terza è la Sicilia: con 312.600 irregolari e un peso dell’ economia sommersa su quella complessiva pari all’8,1%, le imposte e i contributi non versati sfiorano i 3,5 mld di euro all’anno.
Il territorio meno interessato dalla presenza dell’economia sommersa è il Veneto: i 199.400 lavoratori in nero “causano” 5,2 mld di euro di valore aggiunto sommerso (pari al 3,8% del Pil regionale) che sottraggono al fisco quasi 2,9 mld di euro.
A rimetterci non sono solo le casse dell’erario, ma anche le tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
PARTE LA MARATONA PER LA SEGRETERIA PD… ZINGARETTI ‘UNICO SICURO, I RENZIANI PROVANO A CONVINCERE DELRIO… IL TERZO NOME EMILIANO O BOCCIA
Maurizio Martina è il nuovo segretario del Pd ma oggi all’hotel Ergife di Roma è partita già la corsa alle primarie che si svolgeranno l’anno prossimo, entro le elezioni Europee, per scegliere il suo successore.
Sarà una corsa a tre, come nel 2017, ma di uno solo dei contendenti si conosce il nome: Nicola Zingaretti.
Il governatore del Lazio lancia la sfida, è pronto a costruire un’alleanza alternativa all’esperienza renziana, promette che con lui la sinistra tornerà a vincere. In discontinuità con Renzi, fanno sapere i delegati di Fronte Dem, l’area di Michele Emiliano scenderà in campo o con lo stesso presidente della Puglia o con Francesco Boccia. Gli ‘sfidati’, i renziani, non hanno ancora un nome.
L’idea di Matteo Renzi è quella di puntare su Graziano Delrio, attuale capogruppo del Pd alla Camera, ma per ora l’ex segretario ha trovato un muro.
L’interessato ha smentito ieri personalmente e smentisce oggi per bocca del suo staff. Le ragioni sono personali e politiche. Ma Renzi insiste. Ai suoi dice che “alla fine Delrio si dovrà sacrificare” forse anche per tranquillizzarli visto che non è esaltante per coloro che ritengono di rappresentare la maggioranza del partito non avere un candidato nel giorno in cui l’assemblea approva un ordine del giorno che “avvia il percorso congressuale i cui passaggi conclusivi verranno definiti dall’assemblea entro fine anno, in vista delle elezioni europee 2019”.
La mediazione sul dispositivo che segna i passaggi da qui alle primarie è faticosa, va avanti tutto il tempo dell’assemblea, provando a raggruppare tutte le anime dem.
Alla fine lo firmano Matteo Orfini, Andrea Orlando, Marina Sereni, Lorenzo Guerini. Resta fuori l’area di Emiliano che non lo vota. “Troppo generico, non si parla di discontinuità rispetto alla gestione Renzi, lui oggi ci ha attaccato frontalmente”, spiega Boccia.
Nel documento non c’è la data del 24 febbraio che ieri era stata ipotizzata durante la riunione al Nazareno tra le varie correnti con Maurizio Martina, qualche renziano esegeta delle formule fa notare che non c’è scritto un perentorio “entro le europee” ma un più generico “in vista di”.
Questioni che paiono di lana caprina nel giorno in cui le spaccature nel partito sono apparse in tutta la loro evidenza nonostante l’accordo sul nome di Martina.
Da un lato Renzi che chiude all’alleanza con M5s, non crede all’anima di sinistra di Roberto Fico, i pentastellati per lui sono una corrente della Lega, il suo riferimento europeo è Macron, è lui il leader di un’alleanza contro i populismi in Europa, il Pd deve guardare al ceto medio.
Dall’altro chi non ci sta, chi crede ancora nelle esperienze del socialismo europeo citando le esperienze di Spagna e Portogallo, nel dialogo con una parte dei 5 stelle e nell’apertura a chi è andato via dal Pd, nella lotta alle disuguaglianze come il cuore dell’azione politica. Tra loro Andrea Orlando, Gianni Cuperlo, Francesco Boccia. Zingaretti punta a catalizzare tutto questo fronte e a costruire un’alternativa sul modello che lo ha fatto vincere due volte nel Lazio.
Contro di lui il fuoco di fila è già partito. “La ripartenza non è un simil Pds o una simil Unione”, dice Renzi dal palco. E Matteo Orfini lo segue: “Il progetto di Nicola non mi convince, mi sembra un ritorno al passato, l’idea che rifacendo l’Unione si vincono le elezioni. Non ero entusiasta allora, figuriamoci a un decennio di distanza non ha nulla di nuovo”.
Non si schiera per ora Dario Franceschini. La sua corrente ha appoggiato la candidatura di Martina, Marina Sereni si è anche occupata di raccogliere le firme oggi e ha firmato l’odg finale. L’ex ministro della Cultura non interviene, nessuno dei suoi lo fa, sta seduto in platea, evita i taccuini dei giornalisti.
Intanto martedì comincia il lavoro del neo segretario. Nascerà la sua squadra, la nuova segreteria del Pd. Sarà condivisa visto che tutte le correnti lo hanno votato, dentro saranno presenti tutte le anime.
Tra i nomi come suo vice circola quello di Teresa Bellanova ma qualcuno la vedrebbe anche bene come candidata renziani alle prossime primarie.
Martina poi su mandato dell’assemblea di oggi dovrà istituire una commissione nazionale sul rinnovamento del progetto e della forma organizzativa, verificando anche le possibili riforme allo statuto utili al percorso congressuale.
Debora Serracchiani chiede di abolire la norma per cui il segretario è anche il candidato premier. A ottobre a Milano ci sarà un Forum nazionale a Milano su temi e programmi, un momento di ascolto e confronto. A ottobre si terrà anche la Leopolda. Si vedrà se l’appuntamento renziano rubera’ la scena.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
UN FRAMMENTO DEL FEROCE MONOLOGO DI GIULIO CAVALLI PER RACCONTARE IL DRAMMA DELL’IMMIGRAZIONE
Giulio Cavalli è un artista di rara sensibilità . Attore, autore. L’altra sera con il giornalista di Avvenire
Nello Scavo, che ha raccontato sul suo giornale gli orrori dei lager libici, è stato protagonista di una testimonianza forte e sentita presso la Casa internazionale delle donne dove ha ricevuto un premio per il suo impegno a raccontare il dramma delle migrazioni.
Questo è un frammento di una pièce teatrale scritta, appunto, con Nello Scavo e realizzata per Bottega dei Mestieri Teatrali.
Si intitola “A casa loro”.
Scrive Cavalli: “Partendo dalle coraggiose inchieste di un reporter internazionale, prova a raccontare quella parte del mondo che ci illudiamo di conoscere e di poter giudicare guardando le immagini dei profughi mentre invece ci viene nascosta nel buio delle notizie non date
A casa loro è anche la scelta di versare sul palco quel pezzo di mondo che ignoriamo per assolverci e invece la storia ce ne renderà conto perchè la solidarietà non sta nei regolamenti, nei trattati internazionali e nemmeno negli editoriali. E per questo forse anche uno spettacolo teatrale serve: i furbi parlano molto di solidarietà , ma ne parlano troppo con chi avrebbe bisogno di riceverla, piuttosto che parlarne con chi avrebbe bisogno di farla. Il Mediterraneo è il cimitero liquido dei nostri scheletri ma lì intorno, nelle regioni che scendono per l’Africa, quelle sulla rotta balcanica e nella zona impigliata tra i fili spinati della Turchia ci sono le persone. Persone, semplicemente, con il fardello delle loro storie che hanno l’odore di carne viva, senza valigie ma con quintali di paura, costretti al macabro destino di stare sulle pagine dei giornali o sulle bocche più feroci della politica e poi davvero non avere un posto dove stare
Il mare non uccide. Ad uccidere sono le persone, la povertà , le politiche sbagliate e le diseguaglianze che rendono il mondo un posto opposto dipendentemente dal nascere dalla parte giusta o sbagliata”.
(da Globalist”)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
LUCA PASQUARETTA E IL COMPENSO DI 5.000 EURO PER UNA CONSULENZA
Lo chiamavano pitbull proprio a causa di Chiara Appendino, che lo aveva chiamato così per la sua grinta nel mantenere i rapporti con la stampa.
Oggi Luca Pasquaretta è indagato per peculato insieme a Mario Montalcini, vicepresidente esecutivo della Fondazione per il libro, ente che organizza il Salone internazionale del libro.
Montalcini — a differenza di Pasquaretta — avrebbe ricevuto un invito a comparire in procura. A svolgere gli accertamenti sono stati il pm Gianfranco Colace e i carabinieri della squadra di polizia giudiziaria.
La fondazione, dopo essere stata messa in liquidazione, non solo non ha pagato i fornitori, ma non è riuscita a garantire gli stipendi nemmeno ai dipendenti.
Racconta Il Fatto:
Ha ottenuto cinquemila euro (poi restituiti) per un incarico di quindici giorni al fianco del presidente del Salone Massimo Bray, ma ci sono dubbi sulla regolarità del lavoro. Giovedì Montalcini ha ricevuto un invito a comparire in cui è menzionato Pasquaretta, che ieri ha dichiarato: “Ho lavorato pancia a terra senza risparmiarmi. Lo dirò al magistrato nella speranza di chiarire lamiaposizione”.
Il caso era stato sollevato dal capogruppo Pd Stefano Lo Russo e la sindaca aveva difeso il collaboratore affermando che l’incarico era stato autorizzato.
Tuttavia molti consiglieri, anche quelli del M5s, lo ritenevano inopportuno, soprattutto perchè era stato saldato a differenza di molti dipendenti e creditori della fondazione.
La procura vorrebbe inoltre chiarire se Pasquaretta abbia effettivamente lavorato e se lo abbia fatto dopo gli orari d’ufficio.
Pasquaretta è indagato nella vicenda di un evento collegato a Piazza San Carlo, che sta diventando ormai l’evento pubblico attorno al quale ruotano i destini dell’intera giunta grillina.
I pm hanno scoperto che quello di Parco Dora è stato un evento “fantasma”, messo in piedi senza chiedere nemmeno l’occupazione del suolo pubblico e a quanto risulta non ci fu neppure il sopralluogo della Commissione di vigilanza della prefettura, a differenza di quanto avvenne per piazza San Carlo, sebbene la proiezione sotto la tettoia dello strippaggio di Parco Dora fosse inserita nei comunicati ufficiali del Comune.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
L’AGENZIA DEL TERRITORIO OPERA UNA REVISIONE DEI CONFINI TRA BELLUNO E TRENTO, IL VENETO ANNUNCIA RICORSO
L’Agenzia del Territorio ha disposto una variazione dei confini settentrionali tra il Veneto e il Trentino-
Alto Adige, facendo passare l’intero ghiacciaio del gruppo montuoso della Marmolada, il più alto delle Dolomiti, dalla provincia di Belluno a quella autonoma di Trento.
La variazione è stata stabilita in base a un decreto presidenziale del 1982 firmato dall’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che però era stato superato da un protocollo di intesa firmato nel 2002 dall’allora presidente della provincia di Trento, Lorenzo Dellai, e dall’ex governatore veneto Giancarlo Galan.
Con i nuovi confini – coincidenti con l’ex confine di Stato tra l’Impero Austro Ungarico e il Regno d’Italia – il massiccio della Marmolada passa quindi dal comune bellunese di Rocca Pietore a quelli trentini di Canazei e Vigo di Fassa; Rocca Pietore ha mantenuto solamente il perimetro della stazione di arrivo della funivia in Punta Rocca, a quota 3265 metri.
Il governatore del Veneto Luca Zaia ha contestato la variazione e ha dichiarato che ricorrerà in tutte le sedi per difendere il vecchio confine, gli impianti di risalita e le attività economiche venete presenti nel massiccio.
Zaia contesterà l’Agenzia del Territorio per aver effettuato la variazione il 24 maggio scorso, quando il nuovo governo non era ancora stato formato, e in presenza di un contenzioso ancora in corso tra Veneto e Trento presso il Consiglio di Stato.
Il sindaco di Canazei, Silvano Parmesani, ha detto invece: «È un successo per tutto il Trentino, ora si può cominciare una nuova fase. Se il Veneto ha compreso la decisione dell’Agenzia del Territorio e accetta che i confini siano quelli definiti dal decreto Pertini, allora possiamo sederci intorno a un tavolo in maniera tranquilla avendo sgomberato uno dei temi che ci hanno diviso».
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
“RIBALTERO’ LA LOGICA DELLO STAGE: VECCHI IN REDAZIONE A TITOLO AMATORIALE”
“È giunto per me il momento di fare qualcosa di tangibile: far nascere un quotidiano digitale realizzato solo da giovani regolarmente contrattualizzati, magari con la tutela redazionale di qualche ‘vecchio’ a titolo amatoriale (ribaltando la logica dello stage!) che possa riaprire il mercato della scrittura e della lettura giornalistica per le nuove generazioni”.
Lo annuncia su Facebook Enrico Mentana.
“Di mio – spiega – ci metterò una parte del finanziamento e il contributo quotidiano di scritti che fino a oggi ho postato su Facebook. Se con contributi economici e pubblicità si reggerà , bene. Se – come inevitabile almeno all’inizio – sarà in passivo, ci penserò io. Se – come spero – diventerà profittevole, tutto l’attivo sarà usato per nuove assunzioni e collaborazioni. Se per motivi loro ci saranno aziende o mecenati in grado di aiutare senza nulla pretendere saranno benvenuti.
“Per la raccolta pubblicitaria sarà scelto chi farà l’offerta migliore. Chiederò all’Ordine dei giornalisti e alla Fnsi quali possano essere le griglie normative e contributive più corrette e solo allora penserò a come avviare il reclutamento”.
Nel post sul suo profilo Facebook, Mentana ricorda di aver “detto e scritto tante volte che noi della generazione degli anni 50 e 60 abbiamo potuto realizzare il nostro sogno di fare i giornalisti, quel che è ormai precluso anche ai più bravi tra i giovani di oggi. Ho cercato di spiegare perchè si sia operata questa chiusura pressochè totale (peraltro simile a quella di tante altre professioni). Crisi della stampa tradizionale, crollo della pubblicità , abbattimento dei profitti per l’invalersi del web, costo sempre più alto del lavoro giornalistico già in essere in rapporto alle entrate degli editori, e tanto altro”.
“Il risultato però – sottolinea ancora il direttore del TgLa7 – è che noi siamo ancora seduti, tutelati da contratti che ci tutelano, ben pagati, con una cassa sanitaria autonoma e una pensione che ci aspetta. Fuori tanti giovani, potenzialmente più che meritevoli, aspettano in piedi e senza garanzie. E anche lettori e telespettatori sono come noi: del resto un prodotto fatto da sessantenni, con modalità novecentesche, è seguito per consuetudine, tradizione e simili coordinate politico-culturali da un pubblico in cui i giovani proprio non ci sono o quasi”.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
RACCOLTE 7.000 FIRME CHE CHIEDONO LE DIMISSIONI DI ANDREA BUSCEMI, NOMINATO ASSESSORE ALLA CULTURA
Davanti ai giudici aveva cercato di ribaltare la prospettiva: era lui calunniato dalla ex che lo aveva
denunciato per stalking. Ma i giudici della corte di Appello di Firenze non hanno creduto ad Andrea Buscemi, attore, regista teatrale e conduttore televisivo diventato ora assessore alla Cultura della giunta guidata da Michele Conti, la prima di centrodestra nella storia della città della Torre.
Con la sentenza di un anno fa lo avevano in parte assolto (perchè fino al febbraio 2009 la legge italiana non prevedeva un reato specifico per i fatti contestati) e in parte prescritto, condannandolo però a un risarcimento danni nei confronti della ex Patrizia Pagliaron (la cifra sarà determinata dal tribunale civile).
Così, quando due giorni fa il sindaco Conti ha presentato il suo nome tra quelli dei componenti della giunta, a Pisa è partita una petizione sostenuta dalla Casa della donna che in poco più di 48 ore ha superato quota 6mila sottoscrizioni per chiedere al primo cittadino di ritirare le deleghe affidate all’attore “perchè la sua condanna influenzerebbe negativamente l’immagine di Pisa e di tutti i pisani”.
Fino ad ora il sindaco Conti ha deciso di prendere tempo e vedere fino a dove arriverà la protesta: “Valuteremo” è stata la risposta laconica.
Intanto resta la petizione su change.org diretta al sindaco Conti: “Il primo cittadino della nostra città non può in nessun modo ignorare questi comportamenti — Si legge nella petizione firmata da Elisabetta Vanni — Se lo fa, viene meno la sua credibilità . Pisa è una città dalle profonde tradizioni culturali e con una visibilità di respiro internazionale. Noi vogliamo che i politici rispecchino le qualità etiche dei cittadini che rappresentano e che possano valorizzare le risorse culturali del nostro territorio. Chiediamo quindi che Andrea Buscemi non sieda in consiglio comunale e che non ricopra nessuna carica pubblica”.
Giovanna Zitiello del Centro antiviolenza di Pisa aggiunge: “Pensiamo che un uomo che abbia un trascorso di questo tipo non può fare l’assessore di una giunta che deve rappresentare tutta la città e lui di certo non rappresenta tutta quella parte di Pisa, donne e uomini, che ogni giorno combattono la violenza”.
Buscemi, che alle Comunali ha preso 172 preferenze, è uno dei volti più noti in città e non solo: regista teatrale e attore, conduttore televisivo sulla televisione pisana Canale 50, ha partecipato anche ad alcune fiction come la prima stagione di Un Medico in Famiglia e a commedie come Non c’è niente da fare al fianco di Giorgio Panariello, Amici miei-Come tutto ebbe inizio di Neri Parenti e Finalmente la felicità di Leonardo Pieraccioni.
Negli ultimi anni è diventato un fedelissimo della sindaca leghista di Cascina, Susanna Ceccardi, che nel 2016 lo ha chiamato a dirigere la Fondazione del teatro cittadino
La vicenda processuale di Buscemi è più che nota a tutti perchè è iniziata molto prima, quando nel 2009 quando l’ex fidanzata ha firmato la querela in cui accusa Buscemi di averla tormentata nei due anni precedenti con telefonate e messaggi anche notturni, atteggiamenti molesti e addirittura di averla fatta pedinare da un investigatore privato.
L’inchiesta e il processo sono partiti anche in ritardo perchè — come scrisse il Corriere della Sera — il fascicolo si perse tra i tanti della Procura.
Così Buscemi finisce a giudizio nel 2013 e nel frattempo contro-querela l’ex compagna annunciando che rinuncerà alla prescrizione e durante il dibattimento definisce “giochi di ruolo a sfondo sessuale” i pedinamenti perchè questo “eccitava” — a suo dire — l’allora fidanzata.
Tuttavia prima, nel 2015, il gip di Pisa dispone anche il divieto di avvicinamento di Buscemi nei confronti di due testimoni minacciate
Secondo i giudici, inoltre, la condotta di Buscemi “ha costituito un modo programmatico con cui l’imputato ha cercato di continuare a mantenere il controllo sulla compagna impedendole di affermare subito in modo netto la sua volontà di cessazione del rapporto” rendendola “ancora più lunga e penosa per lei”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
VERHOFSTADT: “NON C’E’ UNA CRISI MIGRATORIA, MA UNA CRISI POLITICA CHE SFRUTTA I MIGRANTI, E’ L’OPPORTUNISMO DI SALVINI CHE CI COSTRINGE A DISCUTERE DEL NULLA”
«Non c’è una crisi migratoria, ma una crisi politica che sfrutta i migranti. Basta guardare ai dati: è l’opportunismo di Salvini che ci costringe a discutere di questo tema».
Lo ha detto il capogruppo dell’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa, Guy Verhofstadt, intervenendo al Parlamento europeo
Quella in corso «è una crisi politica alle spalle dei migranti», ha aggiunto Verhofstadt durante il dibattito sulla presidenza austriaca dell’Ue.
Il capogruppo dell’Alde ha sottolineato che gli ingressi di migranti sono crollati rispetto al 2015 e oggi rappresentano appena lo «0,07% di tutti i flussi migratori che esistono al mondo.
«Di cosa siamo parlando? Stiamo parlando di decisione per opportunismo di un ministro dell’Interno in Italia, Matteo Salvini, che ha creato questo problema», ha detto Verhofstadt.
«Quello di cui abbiamo bisogno è di un sistema legale per la migrazione economica – ha concluso il leader dell’Alde rivolgendosi a Kurz – su questo tema può contare sul sostegno di questo Parlamento».
(da Globalist)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
UNA PARROCCHIA DI INDIANAPOLIS DENUNCIA I CRIMINI DI TRUMP SULL’IMMIGRAZIONE
Proviamo a stendere un filo che unisca il borgo di Montevarchi, nell’aretino, a Indianapolis. Operazione
ardita, ma non tanto.
Montevarchi è il paese della madre di Piero della Francesca. Il maestro del Rinascimento in questo borgo, proprio in onore della madre, delle madri, realizzò la Madonna del Parto.
Opera straordinaria, rappresentazione altissima di una devozione diffusa, ieri come oggi, in un Paese, il nostro, che in questi giorni vede però oltraggiati anche i principi civili e di fede più solidi, quelli che si pensava potessero resistere anche alla più volgare delle barbarie. Ma anche la barbarie ha estremi insospettabili
Andiamo Oltreoceano, a Indianapolis.
Il figlio di Dio – a Montevarchi nel grembo della Madonna – qui è nato. Giuseppe, Maria e il loro piccolo Gesù sono in una gabbia. Gesù in gabbia, come tanti piccoli messicani strappati alla famiglia per ordine del nuovo Erode. “Ogni famiglia è santa”, ricorda il motto scelto dalla parrocchia di Indianapolis per denunciare e contrastare la “tolleranza zero” sull’immigrazione decisa da Donald Trump.
Sul prato che sta davanti alla Christ Churc Cathedral, a Monument Circle, c’è la gabbia con dentro Gesù e i suoi genitori in terra.
La Chiesa di Indianapolis ricorda che è peccato separare i bambini dai loro genitori migranti: 2.300 dal 5 maggio ad oggi. “Gesù, Maria e Giuseppe erano senzatetto e sono fuggiti chiedendo asilo – ha ricordato il decano della Chiesa, Stephen Carlsen – la Sacra Famiglia ci chiama oggi a sostenere le famiglie in cerca di sicurezza, di opportunità per i loro figli”. L’Italia e l’America. L’Italia di ieri, quella di oggi
L’America di sempre, consapevole che è nella ragione della sua esistenza il valore dei migranti.
Senza migranti l’America non ci sarebbe, e gli americani lo sanno. Per questo scendono a decine di migliaia in strada ogni qual volta la politica di Trump mette in discussione le radici e i principi del Paese.
Per questo l’indignazione non conosce colore ed origini, coi nomi dei manifestanti che riconducono all’Africa, all’Europa del Nord, ai Paesi del Mediterraneo, al Medio Oriente, all’Oriente estremo passando da India e Pakistan e tanti Paesi quanti sono i Paesi del Mondo.
Manifestazioni che coinvolgono artisti, intellettuali, operai, classe media, tantissime donne, tantissimi giovani. L’America è questa, l’Italia è quella seduta al pc con l’indignazione che stenta ad andare oltre i nostri post
Per quanto ancora ad Indianapolis resteranno in gabbia Giuseppe, Maria e Gesù? Alla domanda di un intervistatore il religioso che si è intestato l’iniziativa anti Trump ha risposto con una domanda: “Per quanto tempo ancora continueremo a tenere i bambini in gabbia?”
(da Globalist)
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